Vedi le triste che lasciaron l’ago,
la spuola e ’l fuso, e fecersi ’ndivine;
fecer malie con erbe e con imago.
Abbiamo ricordato questi versi (Dante, Inferno, Canto XX, 121/123) a proposito dell’8 marzo e della visita alla mostra “Le Alchimiste” in corso a Palazzo Reale.
Nella Sala delle Cariatidi, spazio quanto mai ricco di suggestioni, sono esposti i grandi teleri (tele di oltre 5 metri per 3) che Anselm Kiefer ha realizzato per celebrare alcune donne che, controcorrente per i loro tempi, hanno esplorato il mondo alchemico in diversi campi dalla ricerca della pietra filosofale ad altri processi chimici, dalla erboristica alla geologia, dalla farmacopea alla cosmesi, lavorando e sperimentando con alambicchi, fornelli e calderoni.
I teleri, sorretti da carrelli mobili, sono disposti come paraventi che uniscono e insieme dividono lo spazio.
I colori sono forti e vanno dal nero, al bianco, giallo, rosso fino ad arrivare all’oro, secondo il percorso alchemico. Inoltre, ai colori classici sono aggiunti sulle tele materiali diversi (paglia, argilla, erbe e piante…) che entrano nelle opere come materici elementi pittorici.
Alle pareti di questa grande e sontuosa sala espositiva, le Cariatidi, figure femminili in pietra provenienti dalla Storia (le donne di Carie) e dal Mito, sono granitici simboli degli oltraggi, soprusi, violenze subiti nel corso dei secoli dalle donne. In particolare le Cariatidi in questa sala portano sui loro corpi le ferite delle bombe che le hanno colpite nella seconda guerra mondiale, lasciate volutamente come erano.
In questa grandiosa scenografia hanno molta importanza anche la luce e gli specchi che riflettono le opere e gli spazi, frutto di un accurato studio dell’artista.
Leggiamo la bella introduzione all’ingresso della mostra.
I teleri di Kiefer rappresentano simbolicamente alcune alchimiste. Chi erano queste donne? Certamente erano di nobili origini, coltissime, che da sole o con familiari hanno “osato” affrontare percorsi diversi da quelli allora consueti. Eccone i nomi, molti dei quali sconosciuti che suscitano la voglia di scoprire qualcosa di più su di loro. Un pensiero va anche alle tante donne di ceto e di saperi popolari rimaste anonime, che, come “streghe“, hanno pagato con la vita le loro “magie”.
Iniziamo guardando i teleri di due donne milanesi, che furono anche alchimiste: Caterina Sforza e Isabella d’Aragona. Caterina era figlia di Galeazzo Maria e della sua amante, Lucrezia Landriani. Coltissima e spregiudicata era soprannominata “la Tigre” e venne definita da uno storico “donna fiera e crudele” per la sua vita intrisa di potere (era contessa di Forlì) e di amori.
Una piccola curiosità toponomastica: a Milano le è dedicato un viale (Caterina da Forlì) e al più famoso dei suoi figli, Giovanni dalle Bande Nere, anche una piazza e una stazione della metropolitana. Caterina si occupò anche di alchimia e di medicina (a lei si deve, sembra, una sorta di antenato del cloroformio e l’ “aqua celeste” per rinvigorire gli uomini anziani).
Isabella d’Aragona, consorte del Duca Gian Galeazzo Maria Sforza, forse amata da Leonardo da Vinci, si occupò di cosmesi e profumeria per ottenere, come andava di moda allora, pelle bianchissima e capelli biondi. Milano era già glamour!
Lungo il percorso quasi labirintico di questa mostra si incontrano teleri dedicati a donne, il cui nome è scritto in oro, di epoche diverse. Ci sono filosofe, scrittrici, “proto scienziate”… e anche due regine, come Barbara von Cilli, regina di Ungheria e Boemia, (1392-1451), definita la “Messalina di Germania” o la “Regina nera” per i suoi legami con la magia nera.
Altro tipo di donna e di regina fu Blanche di Navarra, consorte di Filippo VI di Francia. Siamo nel 1300 e questa donna, soprannominata “Bellezza suprema”, rimasta presto vedova, si occupò a tempo pieno di alchimia diventando, sembra, Gran Maestro del Priorato di Sion. Chapeau!
Le alchimiste più antiche (terzo/quarto secolo d.C.) furono la greca Cleopatra (da non confondere con la famosa regina d’Egitto!), e le alessandrine Theosebeia e Paphnutia. Cleopatra, in particolare, scrisse un papiro alchemico e si dice abbia inventato l’alambicco per la distillazione.
Alcune alchimiste furono condannate dai loro contemporanei come Marie de Bachimon (francese del 1600, che aveva coniato, col marito, false monete d’argento e ideata la cosiddetta “polvere dell’eredità”, cioè un potente veleno) e Anne Marie Ziegler (di nobile famiglia bretone, messa al rogo nel 1575 dopo una tragica vita).
Altre alchimiste condivisero con mariti e familiari studi e ricerche, come l’astronoma danese Sophie Brahe, la geologa Martine De Bertereau e Rebecca Vaughan che affiancò il marito Thomas, esponente dei Rosacroce e seguace di Paracelso.
Infine un breve cenno ad alcune alchimiste che dedicarono i propri studi a motivi umanitari come Marie Meurdrac, una chimica francese del 1600, paladina dell’istruzione femminile, che scrisse un trattato “facile” per spiegare ad altre donne i segreti e l’uso di rimedi per alcune cure; Susanna von Klememberg, invece, fu legata alla ricerca spirituale oltre che alchemica, prendendosi cura anche del piccolo Goethe, della cui madre era amica.
Grande alchimista fu anche Anne Mary Sidney Herbert, dama di Elisabetta I, che fu insigne poetessa e chimica, fondando anche diversi laboratori nei suoi castelli per i propri studi di farmacia.
In questa mostra non ci sono indicazioni per conoscere qualcosa di più delle opere e del percorso umano di queste donne, quasi le alchimiste facessero parte di un unico, più grande “Sapere” e si lascia al visitatore, se lo desidera, approfondire le loro vite e il loro pensiero.
In alcune alchimiste, pensiamo, grande è stata anche la ricerca interiore accanto a quella della trasmutazione della materia con una profonda riflessione sulla propria condizione umana. Concludiamo con i versi di una regina, la grande Elisabetta I:
I am and not, I freeze and yet am burned, Since from myself another self I turned.
(Io sono e non sono, gelo e tuttavia brucio, poiché da me stessa mi sono trasformata in un’ altra me stessa.)
A tutte e a tutti, Buon 8 Marzo!
A presto…















