Buon mese di Maggio con un bouquet di mughetti

Ciao sono Francesca! Inizia oggi il mese di Maggio, tempo di fiori, di tradizioni e di feste. Ho trovato questa bella storia del mughetto. La riporto con infiniti auguri di pace, salute e prosperità da parte mia e da Passipermilano.

“LA LEGGENDA DEL MUGHETTO                  

Il  Mughetto è considerato sinonimo di felicità che ritorna e di portafortuna. Secondo la leggenda San Leonardo dovette combattere contro il demonio con sembianze di diavolo. Egli vinse, ma il combattimento fu difficile e le gocce del suo sangue sul terreno si trasformarono in bianchi campanellini. In Francia durante la festa del primo maggio si offre per buon augurio.

STORIA DEL MUGHETTO E DEL 1° GIORNO DI MAGGIO

Il primo maggio del 1561, Carlo IX introdusse la tradizione d’offrire un rametto di mughetto come porta fortuna. Tradizione ancora più antica, e del tutto pagana, era poi il celebrare l’arrivo della primavera offrendo tre rami di mughetto alla persona amata, agli amici, ed alle donne come segno d’amicizia. Nei tempi antichi poi questa era la data in cui i naviganti uscivano in mare. Per i Celtici, il 1° maggio era poi l’inizio della prima metà del loro anno. Nel Medio Evo col 1° maggio iniziava il mese dei fidanzamenti. Nel Rinascimento, il mughetto era un amuleto portafortuna associato alla celebrazione del Primo Maggio. Tenere in grande considerazione il primo giorno di Maggio dunque risale ad ancor prima che diventasse la festa del lavoro e dei lavoratori. Dal 1889 infine il 1° maggio è stato universalmente conosciuto come il Giorno della Festa del Lavoro. Il primo maggio del 1895, al cantante Mayol fu presentato un mughetto dalla sua amica Jenny Cook, e quella sera lo mise all’occhiello al posto della tradizionale camelia. Nel 1900, il primo maggio, il capo delle sartine offrì ai suoi clienti e lavoratori dei mughetti. Da allora la tradizione di associare mughetto, 1° maggio e Festa del Lavoro si è estesa in diversi paesi occidentali, ma resta diffusissima soprattutto in Francia e nei paesi francofoni.

PERCHE’ IL MUGHETTO?

Perché è sinonimo di ritorno della felicità e di portafortuna. Trasmette un messaggio d’amore perché fiorisce all’inizio della primavera e l’atto di cercarlo nelle foreste ombreggiate è un’opportunità per le prime passeggiate dell’anno per i boschi ed all’aperto.”

A presto…

Raccogliamo tulipani in due angoli d’Olanda vicini a Milano

Voglia di verde e di fiori? Se siete alla ricerca di qualche “parco” speciale dove si possano anche cogliere tulipani, è meglio affrettarsi e prenotare la visita a uno di questi due angoli d’Olanda “u-pick” vicini a Milano:
“Tulipani Italiani”- via Luraghi (di fronte al Centro) – Arese
“Garden Steflor”- via Pio La Torre 9 – Vimodrone

Abbiamo recentemente visitato il campo di Arese, dove si può passeggiare tra i filari di tulipani, raccogliere quelli che più ci piacciono e camminare in libertà. In quasi due ettari di terreno sono presenti circa 470.000 fiori, pronti ad accogliere gli appassionati della natura e della fotografia.

Ricorda un angolo di Olanda il garden di Vimodrone, a pochi passi dalla metropolitana. Diverse sono le varietà di tulipani presenti, un’esplosione di colori vivaci che sembrano aspettare un safari fotografico.

Poter raccogliere direttamente con le proprie mani i fiori è un piacere unico così come l’essere a contatto con la terra e la natura.

A noi piace molto “scavare”… e abbiamo raccolto, oltre ai tulipani, anche qualche curiosità legata a questi fiori.
I tulipani sono originari della Persia e la loro storia più antica è legata alla cultura mediorientale. “TULLBAND” è il loro nome che significa turbante, di cui ricorda la forma, e simboleggia l’amore. I petali venivano sparsi negli harem ai piedi della fanciulla prescelta dal sultano per la notte.

Una leggenda racconta che siano nati dalle lacrime e dal sangue di una ragazza che aveva attraversato a piedi il deserto per rivedere ancora una volta l’amato che se ne era andato in cerca di fortuna.

A metà ‘500 l’ambasciatore fiammingo nell’Impero Ottomano mandò alcuni bulbi in Europa. In meno di un secolo divennero uno status symbol tanto che i nobili e i ricchi mercanti sembravano letteralmente impazzire per questi fiori. Così Jan Brueghel il Giovane rappresenta il delirio di quei tempi.

I bulbi erano così preziosi da poter rappresentare la dote di una agiata fanciulla, in quanto anche uno solo valeva come tanti capi di bestiame. Sembra, addirittura, che il termine Borsa derivi dal nome del mercante fiammingo Van der Buerse, nel cui palazzo avvenivano le contrattazioni per questi bulbi.

E se volessimo coltivare questo fiore che fece impazzire il mondo sul nostro balcone? Niente di più facile e duraturo. Tra ottobre e dicembre si devono interrare i bulbi con la punta in su in una miscela di terra e sabbia; noi, però, abbiamo usato terriccio universale comune. Devono essere piantati alla profondità e alla distanza di 10 centimetri.

Lasciamoli all’aperto, bagnandoli pochissimo, e aspettiamo la primavera. Quando spunteranno i primi germogli, aumentiamo l’annaffiatura e, tra marzo e aprile, fioriranno sui nostri balconi.

Quando saranno sfioriti, togliamo i bulbi dalla terra e dopo averli un po’ ripuliti, facciamoli asciugare e mettiamoli in un sacchetto di carta o in una cassetta di sabbia fino al momento di ripiantarli nella prossima stagione. Più riciclo di così!

I colori dei tulipani sono molto diversi e possiamo sceglierli al momento di acquistare i bulbi. Rossi e gialli controllano la negatività e perciò si possono mettere vicino alla porta d’ingresso o a una finestra; bianchi purificano l’energia; se siamo alla ricerca dell’anima gemella preferiamo l’arancione; se cerchiamo il potere scegliamo il viola.

Infine ecco alcune idee per goderci i tulipani durante le nostre giornate o per donarli a qualche amica… impazzirà di gioia.

A presto…

Riciclando in verde: realizziamo un Kokedama per Natale

Già si accendono le prime luci del Natale 2021, che sembrano insicure nell’ombra del Covid che incombe sulle prossime feste.

Guardiamo sempre verso la luce e la speranza e pensiamo a cosa donare alle persone care per dimostrare la nostra affettuosa vicinanza. Magari può essere un piccolo dono, qualcosa fatto da noi, ricco di significato come un Kokedama, la piantina senza vaso che cresce in un piccolo spazio, anche avaro di luce.

Kokedama significa sfera di muschio ed è un antico metodo giapponese che risale al 1600. E’ nato, secondo la leggenda, dal desiderio di un contadino poverissimo che, non avendo la possibilità di comperare un vaso di coccio, creò con un po’ di terra e di muschio un contenitore dove far crescere delle piantine.
Questa composizione è infatti una piccola palla di terra, rivestita di muschio, dove cresce una piantina. Forse non avrà una vita lunghissima (ma chi lo sa?), ci insegna però ad accettare l’effimero, a vivere e afferrare il presente, sempre, fino in fondo, come ci insegnano le filosofie orientali.

Il Kokedama può essere appeso , creando un sicuro effetto wow, o appoggiato, da solo o vicino ad altri, alla luce non diretta del sole che farebbe asciugare troppo in fretta terra e muschio.

Ecco come si procede per realizzarlo.
Cosa ci serve. Piantina (succulente o piccole erbacee), terra, muschio, acqua, filo di canapa, cotone o juta, forbici, guanti, vassoio o piattino.

Come si fa. Se la piantina è in vaso, rimuoviamo delicatamente il terriccio dalle radici anche immergendole nell’acqua. Le avvolgiamo prima con un po’ di muschio, poi con la terra inumidita, compattandola per farne una sfera. Una volta pronta la palla, la rivestiamo con il muschio umido, in modo da coprirla bene tutta. Applicarlo è semplice, basta premerlo sulla superficie terrosa. Per fissare la composizione usiamo un filo di cotone o spago, lo giriamo più volte intorno alla palla e lo chiudiamo con un nodo. Appoggiamo il Kokedama su un piccolo vassoio decorato oppure lo leghiamo con un filo e lo appendiamo. Eccolo pronto per arredare ogni ambiente.

Come si cura. Per bagnarlo immergiamo la palla di muschio in una ciotola di acqua, dove saltuariamente si può aggiungere anche fertilizzante liquido. Utile di tanto in tanto nebulizzare la composizione … quasi un effetto rugiada.
Qualche consiglio: si può anche iniziare già da ora a preparare le piantine del nostro Kokedama facendo radicare qualche talea scegliendo preferibilmente piante facili che tutti abbiamo nel “nostro giardino in vaso” di casa.

Regalare un piccolo Kokedama a Natale ci sembra un’idea nuova, molto carina ed ecologica: sarà come donare un piccolo scampolo di natura da tenere accanto nell’angolo preferito della nostra casa dove rilassarsi.

Da Francesca un affettuoso …..

a presto…

Riciclando in verde: passeggiando per Orticola

Ed eccomi a raccontarvi un po’ di Orticola, che quest’anno ha avuto come sfondo un caldo colore settembrino (e qualche acquazzone) anziché il tenero verde di primavera.

Passeggiando tra i banchi di vivaisti e oggettistica green ai Giardini Montanelli, ho colto qua e là alcune immagini che raccontano la ricchezza e la varietà del mondo vegetale.

Spazio è stato dato anche alle varietà degli alberi da frutto in una girandola di specie diverse.

Ho anche assaggiato una leccornia vegana: il caviale di agrumi… è veramente buono e la sua pianta si può coltivare sul balcone di casa!

In questa edizione di Orticola, fiori e frutti sono andati a braccetto col riciclo. Guardate come molti oggetti “superati” sono stati reinterpretati e utilizzati con fantasia e creatività.
Quante idee mi stanno venendo…

Infine mi hanno colpito due piante in particolare: la rosa di Gerico e la Tillandsia con la quale si possono fare composizioni di grande effetto. Ci sto lavorando …

A presto…

Riciclando in verde: l'”Infiorata” di via Spiga

Da qualche giorno, passeggiando per la nostra città, stavo osservando come i balconi delle case, in questo periodo, siano ricchi di verde ma non di fiori.

Mentre pensavo al perchè (il lockdown ci ha fatto perdere forse anche la voglia di colore?), ho visto la notizia della “Semina e Infiorata di via della Spiga”. Me la potevo forse perdere e non condividerla con voi?

L’iniziativa, che si è tenuta lo scorso weekend, è stata promossa da una società immobiliare per “rilanciare” questa via del lusso con la ristrutturazione di alcuni palazzi storici e la “semina” di nuove attività.

Un tappeto di petali, lungo un centinaio di metri, suddiviso in tredici quadri, ha ricoperto parte di via Spiga. Realizzato dai maestri fiorai di Noto vuole dare un segnale di ottimismo e di ripartenza alla via e alla nostra città.

L'”Infiorata”, nata a Roma nel Seicento era stata “inventata” da due maestri fiorai, Benedetto e Pietro Drei, per la festa dei Santi Pietro e Paolo. I due artisti avevano creato ai piedi della scalinata della Basilica di San Pietro, dei mosaici unendo petali di colori diversi, vere opere d’arte la cui “tecnica” si diffuse poi in varie parti d’Italia. Anche Milano, in questi giorni, ha voluto la sua Infiorata.

Per realizzare i “quadri” di via Spiga, sono stati utilizzati ben 200.000 fiori tra garofani, gerbere e rose. Gli argomenti sono stati vari e legati a diverse attività, dalla moda al calcio, dalla cucina stellata all’editoria…

Un omaggio è stato riservato alla nostra Carla Fracci. Le sue scarpe da ballo sono il simbolo del duro lavoro, dell’impegno, del sacrificio, della costante dedizione necessari a trasformare l’abilità in arte e bellezza indimenticabili.

Forza Milano! Diamoci da fare e ripartiamo!

A presto…

Riciclando in verde: parliamo di ikebana

Per il nostro consueto appuntamento, prendiamo spunto dal giardino zen di piazza Piola e parliamo di ikebana, l’antica arte giapponese praticata in origine da nobili e monaci come offerta votiva e come forma di meditazione e di riflessione contemplativa.

Ikebana propriamente significa fiore (bana) che vive (ike) e dietro quest’arte è sottesa la filosofia orientale che porta l’uomo a recuperare un armonico rapporto con se stesso e la Natura. Più green di così!
Nel corso del tempo, l’ikebana ha dato luogo a diversi stili.

Oggi, specialmente in Occidente, si privilegia la creatività, l’uso di materiali vari e di elementi vegetali legati, se possibile, al ciclo delle stagioni.
Nelle composizioni, che richiamano l’idea di un triangolo, c’è sempre un elemento più alto che rappresenta il Cielo a cui tende quello intermedio, l’Uomo. Alla base, più in basso, c’è l’elemento Terra, generalmente posto davanti agli altri due.

Ne nasce una composizione asimmetrica, spesso con un elemento allungato che sembra “uscirne”, fatta di vuoto e di pieno, che dà l’idea di movimento, di dinamismo e di divenire.

Si possono usare rami, foglie, fiori, ognuno con un preciso significato. Il bambù, ad esempio, rappresenta la prosperità: ecco perché, per le festività di fine anno, troviamo composizioni con questo vegetale. Perché, con poca spesa, non tenerne in casa uno tutto l’anno?

Cosa occorre per realizzare una composizione? Tanto e poco. Infatti sono pochi i materiali richiesti: un ramo spoglio o con boccioli, foglie, qualche fiore, tutti ovviamente da tagliare ad altezze diverse per rappresentare cielo, uomo e terra.

Occorrono poi un paio di forbici, un supporto per mantenere la verticalità delle piante (va bene anche un po’ di spugna per fioristi oppure un pezzetto di rete per polli; i professionisti usano il kenzan), acqua, terra, un po’ di muschio come copertura. Infine serve un contenitore basso o un vaso a scelta.

E’ necessario veramente poco … e al tempo stesso moltissimo: nella composizione quello che conta davvero è mettere in gioco i nostri pensieri, concentrandoci solo su ciò che stiamo realizzando, lasciare spazio alla nostra creatività con il desiderio di partecipare e di rendere grazie all’armonia e alla bellezza del Creato.

 

A presto…

 

Riciclando in verde: i libri sono semi ….

La Biblioteca Sormani dedica uno spazio pieno di luce e di piante a libri sulle tematiche del verde e della sostenibilità.

E’ un angolo tutto green dove, insieme ad un libro preso in prestito, verrà donata una bustina di semi, i “semi di gioia”, per far germogliare nuovi pensieri.

I libri sono semi che fanno crescere in noi idee, storie, sentimenti, riflessioni … Ecco come ho pensato di “legare” piante e libri in una realizzazione che lascerà sbalorditi (anche se non troppo difficile).
Occorreranno:
– un libro letto, riletto, non germogliato, comprato su una bancarella per salvarlo dal macero
– colla vinilica, taglierino, righello, pennello, vaschetta di plastica più bassa del libro
– un po’ di argilla e di terra
– piccole piantine grasse o altre dall’apparato radicale ridotto
– una siringa per innaffiare

Procediamo passo a passo.
Incolliamo i bordi esterni del libro sui tre lati (escluso ovviamente la copertina) per farli diventare compatti (vedi foto). Un piccolo consiglio: facciamo molta attenzione alla pagina iniziale perché sarà quella che si vedrà a lavoro finito.
Prendiamo la misura della vaschetta e “centriamola” sulle pagine del libro lasciando un piccolo bordo intorno (vedi foto). Aiutandoci con un righello, incidiamo con il taglierino tutte le pagine poco alla volta.

Prepariamo la vaschetta portafiori: facciamo un piccolo strato di argilla e ricopriamolo di terra.
Mettiamo a dimora le piantine secondo il nostro gusto e l’effetto che si vuol ottenere.
Infine inseriamo la vaschetta nel libro e sistemiamo la pagina iniziale perchè sia bella da vedere (si può aggiungere del muschio per nascondere i bordi).
La composizione va bagnata ogni tanto con una siringa per evitare ristagni o muffe.

Vi è piaciuta? Se volete possiamo incontrarci il 15 maggio al mercatino degli hobbisti a Cologno Monzese.
Vi aspetto per far crescere qualcosa insieme.

A presto…

“Riciclando in verde”: realizziamo un terrarium

Il verde va forte a Milano. Tante sono le iniziative, pubbliche e private, che invitano ad un ambiente più sostenibile e green

Anche la Rinascente ha dedicato alle piante e alla loro cura una manifestazione che si chiuderà tra qualche giorno.

Ci sono diverse proposte di oggettistica e di giardinaggio, dalle più tradizionali a quelle più innovative, per avere uno spazio verde in ogni casa.

Tra gli articoli più interessanti c’è il terrarium, una sorta di “paesaggio in miniatura” dove si possono far crescere diverse piantine con poca spesa, molto successo e tantissimo piacere.
E’ una soluzione smart, giovane e di tendenza per aver nella nostra casa un punto verde come oggetto decorativo pieno di vita.

Il terrarium può essere chiuso o aperto. Oggi faremo quest’ultimo, molto più semplice da preparare e da curare.
Occorreranno:
– un vaso di vetro, meglio con un’imboccatura larga (può andar bene una vecchia boccia per i pesci, un contenitore per biscotti o pasta, un vaso Bormioli, la brocca di un vecchio servizio …)
– agriargilla da mettere sul fondo
– un po’ di terra di buona qualità
– ghiaia bianca o sabbia
– alcune piantine grasse a piacere (due o tre secondo la dimensione del vaso). Se scegliete altri tipi di piante preferite quelle che abbiano un apparato radicale ridotto e poche esigenze colturali.
– infine scegliete qualche piccolo oggetto decorativo, secondo la stagione, l’occasione e… la fantasia. Possono andar bene ciottoli, sassolini colorati, conchiglie, animaletti o piccoli fiori di ceramica …

Procediamo passo dopo passo: versiamo in maniera uniforme l’argilla sul fondo del vaso e disponiamoci sopra un po’ di ghiaia lungo la parete (foto due). Ricopriamo il tutto con la terra (uno strato di circa 3 cm), scavando delle piccole buche sufficientemente profonde da accogliere le zolle delle piante. Un piccolo trucco: prima di mettere a dimora le nostre piantine, mettiamole a bagno per qualche minuto. Resteranno più umide e non sarà poi necessario innaffiare molto la composizione.
Adagiamole nelle buche e interriamole leggermente. Infine aggiungiamo ghiaia fine, ciottoli, muschio o altro materiale decorativo.

Il terrarium è pronto; bastano poche gocce d’acqua una volta alla settimana e, soprattutto, dobbiamo imparare a guardarlo per capire i messaggi delle nostre piantine (per esempio verificare acqua e luce). Questo nostro verde ce ne sarà grato e continuerà a farci compagnia per molto tempo, anche se non abbiamo il pollice giusto.

A presto …..

Riciclando in verde: sostenibilità e creatività nei “mondi” di Piazza Duomo

Iniziamo nella nuova categoria “Riciclando in verde” una serie di articoli con Francesca, una giovane flower designer che terrà una rubrica su come trasformare le cose da gettare in qualcosa di nuovo e bello.

L’idea ci è venuta dall’iniziativa “WePlanet: 100 globi per un futuro sostenibile” realizzata per Pasqua in Piazza Duomo.

Sono stati esposti 50 “mondi” a cura di noti designer e di giovani studenti di Brera. L’evento vero e proprio si terrà tra il 27 agosto e il 27 novembre con l’esposizione di tutti i lavori …. si ricomincia? Speriamo!

La parola a Francesca: “In questi lunghi mesi di lockdown abbiamo visto come prenderci cura delle piantine di casa, fare una piccola passeggiata nei parchi, guardare lo scorrere del tempo sui cambiamenti degli alberi, ci abbiano dato momenti di serenità e benessere …. Eravamo in compagnia delle piante condividendo con loro l’energia della vita.

Passo dopo passo cercheremo di lasciare spazio alla creatività e alla fantasia, trasformando con le nostre mani qualcosa da buttare in qualcosa da guardare magari aggiungendo anche una piantina o piccoli fiori adatti alle creazioni.
Vi piace questo nuovo mondo?

A presto…