Buon Ferragosto 2020!

Tra l’asfalto di via Canonica, durante il lockdown, è spuntato e sta crescendo un alberello. Lo chiamano “ciliegio di Gerusalemme” ma è un parente del pomodoro, anche se i suoi frutti non sono commestibili.

 

A tutti, con questa immagine di rinascita e di speranza, pur tra qualche difficoltà, auguriamo di cuore

Buon Ferragosto!

A presto…

Cinque Giornate contro il virus… restando a casa

Oggi, 18 marzo, iniziano le Cinque Giornate di Milano e il coronavirus vorrebbe scatenare il suo attacco per raggiungere il picco di infezioni proprio in questi giorni. Come le Cinque Giornate sono state per Milano l’inizio del Risorgimento contro il nemico, così oggi dobbiamo combattere contro il Covid-19.

Ci siamo ricordati di alcuni canti che ci hanno tramandato i nostri nonni: “Varda Gyulai” e la “Bella Gigogin“.
Nella prima si ricorda al generale Gyulai, comandante delle truppe austro-ungariche in Lombardia, che: “Varda (guarda) Gyulai che ven la primavera“, la stagione della Libertà.

La “Bella Gigogin“, invece, scritta nel 1858 dal milanese Paolo Giorza, è un invito a Vittorio Emanuele II perchè “daghela avanti un passo” per la liberazione della Lombardia, che è rappresentata dalla Gigogin, una bella ragazza che non vuole mangiare polenta, gialla come la bandiera austriaca di allora.

Infine risentiamo la struggente “Ma mi“. di Giorgio Strehler, che parla di ben altri “quaranta dì, quaranta nott” rispetto al nostro restare chiusi in casa.

Volete sentirli? Questi canti si possono ascoltare su YouTube.

Mettiamocela tutta, verrà la primavera!

A presto…

Virus: Milano ne verrà fuori!

La Madonnina e il Biscione sono due simboli della nostra città,  fanno Milano. Il nostro primo pensiero è a Lei. Ora che anche il Duomo è chiuso, sopra la guglia più alta, all’aria aperta, protettiva e armata di alabarda, pronta a difenderci, la nostra “bela Madunina” veglia su questa città deserta e sui nostri giorni molto più soli.

E poi c’è lui: il Biscione, attorno al quale ruotano interpretazioni e leggende. Mentre stiamo preparando un articolo su questo nostro simbolo ci siamo chiesti se, invece di ingoiare un uomo, non lo stia sostenendo mentre rinasce.

Stiamo vivendo tutti un momento veramente molto difficile, ma siamo sicuri che anche questa volta Milano riuscirà a venirne fuori e a trovare la forza per ricominciare.

A presto…

PS: dato che i nostri passipermilano all’aria aperta sono vietati in questo periodo di quarantena, iniziamo una carrellata di brevi “Dove”, per ora solo da leggere, e da visitare poi, appena sarà possibile. È il nostro piccolo contributo per pensare già al futuro con fiducia.

Tredesin de Marz 2020

Quest’anno anche il nostro “Tredesin de Marz” è in quarantena. Vediamo la primavera solo dalle finestre o nei limitati tragitti casa/lavoro. Vogliamo festeggiare ugualmente il nostro tradizionale inizio della bella stagione con una foto scattata lo scorso anno nel Parco di Villa Finzi a Gorla.

A tutti un affettuoso augurio di tornare quanto prima a guardare la Primavera da vicino!

A presto…

 

Parte seconda – “Stile Milano” a Palazzo Morando: un viaggio attraverso la moda e l’eleganza della nostra città

Riprendiamo il viaggio all’interno della mostra “Stile Milano” dagli anni 50 ai giorni nostri, a Palazzo Morando. Avremmo voluto rivederla per fare altre foto, ma il decennio “ventiventi” ci è venuto incontro con la mascherina e i musei chiusi.

Le varie stanze della mostra sono dedicate, via via, ai diversi decenni di alta moda e oreficeria, mettendo in luce un’eleganza sobria che potrebbe, a volte, sembrare senza tempo, quasi al di là delle tendenze del momento.

In questo percorso di eleganza abbiamo incontrato abiti e gioielli di lusso. È stato un po’ come entrare in una sontuosa cabina-armadio per scegliere l’abito e il gioiello per una grande serata.

I pannelli alle pareti ci riportano ai decenni passati; non ci sono, però, foto del “come eravamo tutti i giorni”. Così abbiamo cercato in rete e nei nostri ricordi qualche immagine flashback.

Gli anni 60 sono stati anni di profondo cambiamento nella storia della società e del costume: sono iniziati coi giovani vestiti da adulti e terminati con gli adulti che hanno indossato gli abiti dei giovani e non li hanno più abbandonati.

Le ispirazioni della moda venivano dall’arte e dal design: pensiamo alla moda optical del bianco e nero. Le gonne si accorciano (Mary Quant) e il corpo della donna si assottiglia ridiventando quello di un’adolescente che deve ancora crescere.

Verso fine decennio Mila Schön crea completi sartoriali con pantaloni. Le donne “volevano i pantaloni”, li hanno messi e questi non usciranno più  dall’abbigliamento femminile, sportivo o elegante.

Gli anni 70 sono stati i tempi dell’austerity, degli anni di piombo e degli scontri in piazza. Per le strade trionfavano lo stile hippy e casual: lunghe gonnellone arricciate, un po’ zingaresche, nei cortei femministi, eskimo per i maschi, colletti a punta, jeans, tuniche etniche, indumenti fatti a crochet dalle nonne di casa. Ecco come l’alta moda ha interpretato questa tendenza.

A metà degli anni 70 nasce la prima collezione Armani e con lui un pret-a-porter di gran classe. Il suo stile è classico e innovativo insieme, sobrio ed elegante: un vero “stile Milano”.

Con una sua giacca, indossata da Richard Gere in “American gigolo” entriamo negli anni 80.

Le sartorie di lusso affrontano la concorrenza dei nuovi stilisti. Nel Quadrilatero della Moda cominciano ad arrivare via via le più famose firme alle quali si rivolgono non più solo le signore dell’alta borghesia, ma anche le donne che si affermano in proprio nel lavoro.

In questi anni alcuni marchi vengono scelti dai ragazzi della “Milano bene” dando luogo al fenomeno tutto milanese dei “paninari”.

Trionfano gli yuppies, giovani rampanti in carriera, mentre le donne vestono abiti dalle spalle oversize e mettono in evidenza corpo e capigliatura.

Negli anni 90, con la Guerra del Golfo, le stragi di mafia e lo scandalo Mani Pulite, finisce l’esuberante periodo precedente. Le grandi sartorie creano abiti unici e speciali per lo più per matrimoni e grandi eventi, come le prime della Scala.

I diversi stilisti consolidano la loro importanza. In questi anni Versace farà sfilare anche personaggi dello spettacolo e diventerà amico di icone del jet set, Prada inizierà la sua ascesa diventando un simbolo internazionale, Dolce e Gabbana porteranno la sicilianità nel mondo.

Prima di entrare nel nuovo millennio, fermiamoci davanti ai preziosi gioielli della mostra.

Anche l’oreficeria di lusso è cambiata nella seconda metà del Novecento. L’oro giallo, talvolta con pietre e smalti colorati, completa gli abiti di giorno, mentre gioielli di oro bianco e diamanti (o altre pietre preziose) illuminano la sera.

Le resine, nuovi materiali e molta creatività entrano nel mondo dorato dell’oreficeria. Molte Case oggi si ispirano a questi gioielli inarrivabili con creazioni più accessibili. Un vero lusso più vicino alla gente.

Infine, come una giacca Armani ci ha condotto nella decade dell’ottimismo, entriamo nel nuovo millennio con un abito Versace (“Jungle Dress”) indossato da Jennifer Lopez per la prima volta nel 2000 e ripresentato nelle sfilate di quest’anno. È un inno alla natura e al riciclo anche nel campo della moda.

Le Torri Gemelle, i fenomeni migratori, la ricerca di nuovi equilibri e il pericolo di qualche pandemia hanno segnato i giorni di questi primi vent’anni. Le distanze geografiche si sono ridotte, i movimenti per il clima e per la salvaguardia del pianeta sono fenomeni globali.

Anche la moda lancia un messaggio di sostenibilità con la ricerca di materiali ecofriendly; stilisti affermati e giovani designer credono nell’upcycling, un riciclo creativo per riutilizzare quanto sarebbe da buttare.

Armani, quest’anno, ha fatto sfilare a porte chiuse nella Settimana della Moda influenzata dal coronavirus. In una intervista ha parlato di libertà nel vestire (“corto, lungo, stretto, morbido per ridisegnare il corpo, esaltare i pregi e nascondere i difetti a qualsiasi età”) e di una linea, per Emporio, di riciclo dei tessuti.

Le sartorie di lusso forniscono pezzi unici, su misura, esplorando anche materiali inesplorati nella Moda. Ecco un incredibile abito di Federico Sangalli: 12 metri di organza, smerigliata a mano e “cablata” con elementi di fibra ottica ogni 50 centimetri. Il modello, creato per questa mostra, è stato realizzato a mano e con una macchina da cucire a pedali.

Anche nella moda vecchio e nuovo si legano insieme. Quante volte abbiamo detto, sfogliando qualche rivista di moda, “questo l’ho già visto”. Ecco qualche esempio: di ieri o di oggi o magari anche di domani.

Concludiamo questo viaggio nello Stile Milano con l’ “Ago, Filo e Nodo” in piazza Cadorna, un omaggio alla moda e alla creatività milanesi e alla nostra capacità di “cucire” insieme le varie anime della nostra città.


A presto…

“Stile Milano” a Palazzo Morando: un viaggio attraverso la moda e l’eleganza della nostra città

Quella 2020 sarà ricordata come la Fashion Week del coronavirus. Ci riscopriamo più fragili, ma dalle difficoltà si può imparare qualcosa per ricominciare e diventare migliori.

Rendiamo omaggio alla Settimana della Moda, uno degli elementi trainanti del Made in Italy e della nostra economia, parlando della bella mostra a Palazzo Morando, dedicata allo “Stile Milano, storie di eleganza”.

È sempre un piacere visitare questo palazzo che ospita una bella serie di quadri ed oggetti dedicati alla nostra città e alla sua storia. Tra questi c’è il famoso “rattin” che, correndo su un binario alla base della cupola della Galleria, ne accendeva le luci a gas.

Si dice che negli splendidi interni di Palazzo Morando (guardiamo, tra l’altro, anche i pavimenti con “gocce” di madreperla) torni ancora oggi il fantasma della contessa Lydia, ultima proprietaria e appassionata cultrice di scienze occulte, per verificare cosa avviene nella sua dimora. Un’altra storia misteriosa della nostra città.

Cosa penserà la nobildonna degli abiti e dei gioielli di lusso esposti, in questo periodo, nelle sale del suo palazzo? Per inciso, la collana del suo ritratto, dopo la morte della contessa, non fu mai più ritrovata. Ci piace pensare che l’abbia portata con sè, troppo bella per separarsene.

http://www.ilpontenotizie.it/archivio-file/2007/6-2007/articoli-6-2007/10-6-2007.htm

Gli abiti e i gioielli esposti nella mostra, che è un elogio allo stile milanese, fanno ripercorrere settant’anni di moda dagli anni Cinquanta ai giorni nostri.

Alle pareti alcuni pannelli illustrano il decennio che ha visto nascere i modelli di alta moda e oreficeria. Non solo vengono raccontati abiti e gioielli, ma anche i diversi stili al passo coi tempi, coi cambiamenti sociali e quindi anche femminili.

La mostra inizia con gli abiti degli anni Cinquanta, quando, abbandonati quelli dai toni scuri e dimessi del difficile periodo precedente, c’era voglia di benessere e di futuro.

Le signore dell’alta società e le star si vestivano ancora a Parigi, nelle maisons di Dior, Balenciaga, Givenchy, Chanel…

Le donne, in questo periodo, indossavano abiti per mettere in risalto un opulento fisico da pin-up (da noi si chiamavano”maggiorate”), oppure seducenti e sofisticati modelli bon-ton.

E Milano? Già verso la fine dell’Ottocento alcune sarte, come Rosa Genoni, erano andate a studiare moda nei grandi atellier di Parigi, affinando il gusto e la sartorialità, ma acquisendo, nel contempo, anche una certa dose di consapevolezza e di emancipazione.

Ci volle, però, il grande intuito di un imprenditore italiano, Giovanni Battista Giorgini, per portare, all’inizio degli anni Cinquanta, un assaggio della nostra moda, allora pressochè sconosciuta, nel mondo.

In uno dei filmati proiettati nelle sale della mostra, si vede come Giorgini, al termine delle sfilate di Parigi del 1951, abbia invitato, nella sua casa di Firenze, un gruppo di compratori e giornalisti di moda americani per assistere ad una sfilata con i modelli delle più rinomate sartorie italiane.

Fu un successo. Sfilata dopo sfilata gli atellier italiani conquistarono l’attenzione del pubblico internazionale anche del mondo dello spettacolo. Ecco, ad esempio, come la stilista milanese Biki sia riuscita a trasformare, negli abiti e nel modo di indossarli, la grande Maria Callas.

Quasi tutti gli atellier milanesi, raccolti nel Quadrilatero della Moda, avevano a disposizione sarte di alta artigianalità e tessuti di elevata qualità, riuscendo così a creare splendidi abiti per una clientela ricca e sofisticata. Una creatività spesso al femminile, dedicata ad altre donne: un vero Paradiso delle Signore.

Il percorso tra gli abiti e i gioielli della mostra continua tra poco.

A presto…

Epifania 2020 con i Magi di Artemisia Gentileschi

Iniziamo l’Anno Nuovo con una notizia di vent’anni fa ritrovata, quasi per caso, in questi giorni: dal 22 maggio 2000 Betlemme e Milano sono città gemellate.

Ci è venuto da pensare come entrambe possano essere considerate “Città dei Magi” con un legame sottile e misterioso lungo secoli.

La Stella che guidò i Tre Re fino a Betlemme è raffigurata sul bel campanile della chiesa di Sant’Eustorgio, fatta costruire, in onore dei Magi, per ospitare le loro reliquie donate alla nostra città, allora capitale dell’Impero Romano d’Occidente.

Esse vennero poi trafugate al tempo del Barbarossa e portate a Colonia. Infine, ad inizio Novecento, una piccola parte di queste tornò a casa, e, ancora oggi, nel giorno dell’Epifania, sono esposte alla venerazione dei fedeli.

Accanto al reliquiario si trova il sarcofago dove erano un tempo custodite e, per uno strano gioco di luci, quest’anno il suo “tetto” era azzurro e sembrava fatto di cielo.

Altre piccolissime reliquie dei Magi sono custodite nella chiesa di San Bartolomeo a Brugherio; donate alla sorella Santa Marcellina da Sant’Ambrogio in persona, sono “garantite” dal nostro Santo Patrono stesso e scampate a qualsiasi trafugamento.

Ogni anno, dal 1336, nel giorno dell’Epifania, Milano ricorda i Magi con un corteo in costume che da piazza Duomo arriva al Presepe vivente, allestito sul sagrato della basilica di Sant’Eustorgio, percorrendo le vie del centro tra tanta gente che. per un attimo, sembra dimenticare i saldi di via Torino e Porta Ticinese.

Infine, ecco un’altra occasione per riflettere sul messaggio dei Magi. Al Museo Diocesano, alle spalle di Sant’Eustorgio, è esposto, per la prima volta a Milano (fino al 26 gennaio) il dipinto “L’Adorazione dei Magi”, realizzato per la cattedrale di Pozzuoli, dalla grande Artemisia Gentileschi, unica donna ad aver ottenuto fama nella pittura italiana del Seicento.

Ecco in un bel video il commento della Direttrice del Museo Diocesano su questo capolavoro alla luce anche delle vicende umane della pittrice.

Come interpreta Artemisia l’Adorazione? In questa grande tela (metri 3,10 per 2,06), la figura della Madonna appare piccola di fronte a quelle maschili di San Giuseppe e dei Magi.

Il suo viso, molto mediterraneo, circondato da folti capelli ramati, ha occhi socchiusi, un soffuso rossore e labbra e sopracciglia piene e ben disegnate.

Maria, quasi ritraendosi, porge con grande dolcezza e consapevolezza il Bimbo ai Magi.

Il primo, con un dono accanto, ha uno sguardo insolito, pervaso da uno stupore quasi incredulo, mentre tocca il piedino di Gesù; alle sue spalle si trova un “Re”, con la corona ma senza dono, che rende omaggio con un inchino cavalleresco.

Ed ora un particolare molto intrigante: in penombra (forse anche per le conseguenze di un incendio che deteriorò il dipinto nella sua parte alta), si intravedono, tra le altre, le figure di un asiatico e di un moro con turbante che portano gli altri due doni. Ogni mago ha uno sguardo diverso come ogni uomo ha un atteggiamento differente verso il mistero.

Quanti sono i Magi di Artemisia? La stella sullo sfondo forse conosce il segreto di quanti siano gli uomini in cammino alla ricerca della Luce.

A presto…

Buon 2020!!!

Oggi nasce il Nuovo Anno. È giovane, scintillante, pieno di progetti e speranze, ma anche di ombre. Lo accogliamo con queste parole di Leonardo da Vinci che fanno da festone luminoso in via Ruffini, da finestra a finestra, da casa a casa.

Questa strada conduce alla chiesa di Santa Maria delle Grazie e al Cenacolo, grande capolavoro del Genio. Passo dopo passo possiamo riflettere su questa scritta e adoperarci perchè il 2020 cresca via via in “sapienza” per diventare un’ “opera” straordinaria di tutti noi.

A presto…

Natale 2019: torna la grande Magia

Sono briciole di tempo i giorni che mancano a Natale, dolci uvette succose in una bella fetta di panettone.

Mille corse, ogni giorno, tutti i giorni, tra impegni quotidiani, acquisti e saluti per augurare, si spera con cuore sincero, Buon Natale ad amici e parenti. Siamo come piccoli aiutanti di Babbo Natale e con lui cerchiamo di far tornare ogni anno la Magia.

Anche quest’anno siamo saliti consapevolmente, ma quasi senza accorgerci, sulla straordinaria giostra natalizia ricca di suoni, luci e colori.

L’atmosfera natalizia si è diffusa per la città: le luminarie fanno scendere il cielo sopra di noi e le stelle sembrano più vicine.

Anche i nostri Navigli e la Darsena fanno festa con giochi d’acqua e di luce e con una pista di pattinaggio sul ghiaccio.

Nelle vie dello shopping le vetrine addobbate e sempre illuminate sono un invito ad entrare… o solo a guardare.

I mercatini “finta montagna” e quelli solidali ci offrono idee per gli ultimi pensierini o per regali più importanti.

Milano, o per lo meno in certe zone, diventa quasi una strenna: piazze, strade, palazzi si vestono a festa con pennellate di luci e colori.

Se il Natale rappresenta la tradizione, come non iniziare da piazza Duomo, con il gigantesco albero innovativo e tecnologico curato da Esselunga?

È un albero urbi et orbi che raccoglie le radici di tutti; dedicato alla nostra città è quasi una nuova guglia luminosa.

Quest’albero è come un invito, ci si può anche entrare… In fondo al supermercato ci andiamo tutti, e chi vuole può  anche donare i “punti” accumulati per acquisti solidali.

Intorno un girotondo di alberi veri, quasi una risposta alla classica domanda: vero o artificiale?

Un tempo nelle case, accanto all’albero, c’era sempre il Presepe, con le statuine improbabili, il cielo di carta, i batuffoli di cotone come neve. Poi è passato un po’ di moda o è diventato più elegante, ma sempre pieno di significato e di poesia.

Quest’anno c’è un grandioso ritorno del Presepe. Le vetrine della Rinascente sono dedicate a quello napoletano più classico.

Il palazzo è una gigantesca scatola luminosa e il portico è un tripudio di luci, una cattedrale degli acquisti.

Anche Palazzo Marino ospita un Presepe d’autore che è possibile visitare fino al 6 gennaio.

In questa Natività napoletana del Settecento la “grotta” si trova all’aperto tra le rovine di un tempio pagano; è la città, però, coi suoi mille mestieri che entra con forza nel Presepe, diventandone di fatto la protagonista, rendendo nel contempo “attuale” la Sacra Rappresentazione.

A Porta Romana, una delle zone più tradizionali di Milano, è stato organizzato dalla parrocchia di Sant’Andrea, “El Bambinel”, un Presepe vivente nel cuore del quartiere.

Con immagini molto suggestive il Presepe entra nella città e la città entra nel Presepe.

Le “statuine” e gli spettatori hanno condiviso, nonostante la pioggia, lo spirito del Natale e l’amore per Milano, facendo rivivere vecchie immagini, antichi mestieri, sapori e profumi delle nostre tradizioni.

Oggi l’immagine del Bambinello è stata un po’ sostituita da quella di Babbo Natale che porta i doni; anche lui, comunque, invita i bambini -e anche noi?- ad un esame di coscienza, magari un po’ interessato, ma ricco di buoni propositi.

Alcuni amici ci hanno detto che Babbo Natale è una fake, che non esiste e che è una trovata della Coca Cola, ma noi siamo sempre riusciti ad avvistarlo ogni anno.

Certamente deve andare molto in fretta per arrivare ovunque senza dissolversi per il calore della sua velocità.

Forse fa il salto nell’iperspazio e ci auguriamo che la Morte Nera non riesca mai a vincere sul Natale.

Le “Guerre Stellari” sono il tema delle luminarie artistiche davanti al cinema Odeon, per l’uscita dell’ultimo film della saga, dell’eterna lotta tra Luce e Tenebre.

Babbo Natale, per difendere la Luce, ha radunato tante truppe che corrono in suo aiuto e ha molti aiutanti fidati sparsi nella città e anche nelle nostre case.

Forse i regali che ci porterà presto ce li dimenticheremo, ma cosa importa… I ricordi durano per sempre e la magia del Natale torna ogni anno in ciascuno di noi.

Buon Natale!!!

A presto…

Natale in jazz

Anche quest’anno il Conservatorio “Giuseppe Verdi” offre alla città un concerto di musiche e canti per festeggiare l’arrivo del Natale.

Sarà un “Natale in jazz” che ci ha fatto ricordare un insolito affresco lombardo della prima metà del Seicento in cui gli angeli suonano strumenti diversi, quasi un’orchestra celeste.

Chissà se il pittore ha voluto insinuare che ciascuno di noi possa suonare con gli altri, con strumenti diversi, per partecipare e contribuire all’armonia del Creato?

Il concerto, ad ingresso gratuito, sarà seguito da un brindisi augurale.

Come sempre a questa serata sarà presente la Fondazione AVSI per promuovere un’iniziativa di cultura e sviluppo in un’area dell’Amazzonia.

Spesso, quando si parla di Amazzonia, si pensa solo agli incendi e alla scomparsa, in mezzo secolo, di una foresta grande come due volte la Germania.

Questo grido di allarme ambientale lo sentiamo, però, nella consapevolezza che parte dell’ecosistema è ancora vitale e può essere una grande risorsa per chi ci vive e per tutti noi.

Il cuore amazzonico può e deve essere curato e una piccola dose della terapia è quella che viene praticata nella scuola agricola “Rainha dos Apostolos”, a nord di Manaus, sostenuta dall’AVSI.

Qui gruppi di ragazzi studiano e lavorano, applicando tecniche per coltivare il territorio in modo produttivo e responsabile.

Viene seguita la rotazione delle coltivazioni, come in un mandala green che fornisce cibo e conoscenza, nutrimento e cultura rispettando l’ambiente.

Arrivederci giovedì 19 dicembre, ore 20.30, per

“Natale in Jazz”.

Programma:  http://www.consmilano.it/it/concerto-di-natale-2019

A presto