Epifania 2020 con i Magi di Artemisia Gentileschi

Iniziamo l’Anno Nuovo con una notizia di vent’anni fa ritrovata, quasi per caso, in questi giorni: dal 22 maggio 2000 Betlemme e Milano sono città gemellate.

Ci è venuto da pensare come entrambe possano essere considerate “Città dei Magi” con un legame sottile e misterioso lungo secoli.

La Stella che guidò i Tre Re fino a Betlemme è raffigurata sul bel campanile della chiesa di Sant’Eustorgio, fatta costruire, in onore dei Magi, per ospitare le loro reliquie donate alla nostra città, allora capitale dell’Impero Romano d’Occidente.

Esse vennero poi trafugate al tempo del Barbarossa e portate a Colonia. Infine, ad inizio Novecento, una piccola parte di queste tornò a casa, e, ancora oggi, nel giorno dell’Epifania, sono esposte alla venerazione dei fedeli.

Accanto al reliquiario si trova il sarcofago dove erano un tempo custodite e, per uno strano gioco di luci, quest’anno il suo “tetto” era azzurro e sembrava fatto di cielo.

Altre piccolissime reliquie dei Magi sono custodite nella chiesa di San Bartolomeo a Brugherio; donate alla sorella Santa Marcellina da Sant’Ambrogio in persona, sono “garantite” dal nostro Santo Patrono stesso e scampate a qualsiasi trafugamento.

Ogni anno, dal 1336, nel giorno dell’Epifania, Milano ricorda i Magi con un corteo in costume che da piazza Duomo arriva al Presepe vivente, allestito sul sagrato della basilica di Sant’Eustorgio, percorrendo le vie del centro tra tanta gente che. per un attimo, sembra dimenticare i saldi di via Torino e Porta Ticinese.

Infine, ecco un’altra occasione per riflettere sul messaggio dei Magi. Al Museo Diocesano, alle spalle di Sant’Eustorgio, è esposto, per la prima volta a Milano (fino al 26 gennaio) il dipinto “L’Adorazione dei Magi”, realizzato per la cattedrale di Pozzuoli, dalla grande Artemisia Gentileschi, unica donna ad aver ottenuto fama nella pittura italiana del Seicento.

Ecco in un bel video il commento della Direttrice del Museo Diocesano su questo capolavoro alla luce anche delle vicende umane della pittrice.

Come interpreta Artemisia l’Adorazione? In questa grande tela (metri 3,10 per 2,06), la figura della Madonna appare piccola di fronte a quelle maschili di San Giuseppe e dei Magi.

Il suo viso, molto mediterraneo, circondato da folti capelli ramati, ha occhi socchiusi, un soffuso rossore e labbra e sopracciglia piene e ben disegnate.

Maria, quasi ritraendosi, porge con grande dolcezza e consapevolezza il Bimbo ai Magi.

Il primo, con un dono accanto, ha uno sguardo insolito, pervaso da uno stupore quasi incredulo, mentre tocca il piedino di Gesù; alle sue spalle si trova un “Re”, con la corona ma senza dono, che rende omaggio con un inchino cavalleresco.

Ed ora un particolare molto intrigante: in penombra (forse anche per le conseguenze di un incendio che deteriorò il dipinto nella sua parte alta), si intravedono, tra le altre, le figure di un asiatico e di un moro con turbante che portano gli altri due doni. Ogni mago ha uno sguardo diverso come ogni uomo ha un atteggiamento differente verso il mistero.

Quanti sono i Magi di Artemisia? La stella sullo sfondo forse conosce il segreto di quanti siano gli uomini in cammino alla ricerca della Luce.

A presto…

Buon 2020!!!

Oggi nasce il Nuovo Anno. È giovane, scintillante, pieno di progetti e speranze, ma anche di ombre. Lo accogliamo con queste parole di Leonardo da Vinci che fanno da festone luminoso in via Ruffini, da finestra a finestra, da casa a casa.

Questa strada conduce alla chiesa di Santa Maria delle Grazie e al Cenacolo, grande capolavoro del Genio. Passo dopo passo possiamo riflettere su questa scritta e adoperarci perchè il 2020 cresca via via in “sapienza” per diventare un’ “opera” straordinaria di tutti noi.

A presto…

Natale 2019: torna la grande Magia

Sono briciole di tempo i giorni che mancano a Natale, dolci uvette succose in una bella fetta di panettone.

Mille corse, ogni giorno, tutti i giorni, tra impegni quotidiani, acquisti e saluti per augurare, si spera con cuore sincero, Buon Natale ad amici e parenti. Siamo come piccoli aiutanti di Babbo Natale e con lui cerchiamo di far tornare ogni anno la Magia.

Anche quest’anno siamo saliti consapevolmente, ma quasi senza accorgerci, sulla straordinaria giostra natalizia ricca di suoni, luci e colori.

L’atmosfera natalizia si è diffusa per la città: le luminarie fanno scendere il cielo sopra di noi e le stelle sembrano più vicine.

Anche i nostri Navigli e la Darsena fanno festa con giochi d’acqua e di luce e con una pista di pattinaggio sul ghiaccio.

Nelle vie dello shopping le vetrine addobbate e sempre illuminate sono un invito ad entrare… o solo a guardare.

I mercatini “finta montagna” e quelli solidali ci offrono idee per gli ultimi pensierini o per regali più importanti.

Milano, o per lo meno in certe zone, diventa quasi una strenna: piazze, strade, palazzi si vestono a festa con pennellate di luci e colori.

Se il Natale rappresenta la tradizione, come non iniziare da piazza Duomo, con il gigantesco albero innovativo e tecnologico curato da Esselunga?

È un albero urbi et orbi che raccoglie le radici di tutti; dedicato alla nostra città è quasi una nuova guglia luminosa.

Quest’albero è come un invito, ci si può anche entrare… In fondo al supermercato ci andiamo tutti, e chi vuole può  anche donare i “punti” accumulati per acquisti solidali.

Intorno un girotondo di alberi veri, quasi una risposta alla classica domanda: vero o artificiale?

Un tempo nelle case, accanto all’albero, c’era sempre il Presepe, con le statuine improbabili, il cielo di carta, i batuffoli di cotone come neve. Poi è passato un po’ di moda o è diventato più elegante, ma sempre pieno di significato e di poesia.

Quest’anno c’è un grandioso ritorno del Presepe. Le vetrine della Rinascente sono dedicate a quello napoletano più classico.

Il palazzo è una gigantesca scatola luminosa e il portico è un tripudio di luci, una cattedrale degli acquisti.

Anche Palazzo Marino ospita un Presepe d’autore che è possibile visitare fino al 6 gennaio.

In questa Natività napoletana del Settecento la “grotta” si trova all’aperto tra le rovine di un tempio pagano; è la città, però, coi suoi mille mestieri che entra con forza nel Presepe, diventandone di fatto la protagonista, rendendo nel contempo “attuale” la Sacra Rappresentazione.

A Porta Romana, una delle zone più tradizionali di Milano, è stato organizzato dalla parrocchia di Sant’Andrea, “El Bambinel”, un Presepe vivente nel cuore del quartiere.

Con immagini molto suggestive il Presepe entra nella città e la città entra nel Presepe.

Le “statuine” e gli spettatori hanno condiviso, nonostante la pioggia, lo spirito del Natale e l’amore per Milano, facendo rivivere vecchie immagini, antichi mestieri, sapori e profumi delle nostre tradizioni.

Oggi l’immagine del Bambinello è stata un po’ sostituita da quella di Babbo Natale che porta i doni; anche lui, comunque, invita i bambini -e anche noi?- ad un esame di coscienza, magari un po’ interessato, ma ricco di buoni propositi.

Alcuni amici ci hanno detto che Babbo Natale è una fake, che non esiste e che è una trovata della Coca Cola, ma noi siamo sempre riusciti ad avvistarlo ogni anno.

Certamente deve andare molto in fretta per arrivare ovunque senza dissolversi per il calore della sua velocità.

Forse fa il salto nell’iperspazio e ci auguriamo che la Morte Nera non riesca mai a vincere sul Natale.

Le “Guerre Stellari” sono il tema delle luminarie artistiche davanti al cinema Odeon, per l’uscita dell’ultimo film della saga, dell’eterna lotta tra Luce e Tenebre.

Babbo Natale, per difendere la Luce, ha radunato tante truppe che corrono in suo aiuto e ha molti aiutanti fidati sparsi nella città e anche nelle nostre case.

Forse i regali che ci porterà presto ce li dimenticheremo, ma cosa importa… I ricordi durano per sempre e la magia del Natale torna ogni anno in ciascuno di noi.

Buon Natale!!!

A presto…

Natale in jazz

Anche quest’anno il Conservatorio “Giuseppe Verdi” offre alla città un concerto di musiche e canti per festeggiare l’arrivo del Natale.

Sarà un “Natale in jazz” che ci ha fatto ricordare un insolito affresco lombardo della prima metà del Seicento in cui gli angeli suonano strumenti diversi, quasi un’orchestra celeste.

Chissà se il pittore ha voluto insinuare che ciascuno di noi possa suonare con gli altri, con strumenti diversi, per partecipare e contribuire all’armonia del Creato?

Il concerto, ad ingresso gratuito, sarà seguito da un brindisi augurale.

Come sempre a questa serata sarà presente la Fondazione AVSI per promuovere un’iniziativa di cultura e sviluppo in un’area dell’Amazzonia.

Spesso, quando si parla di Amazzonia, si pensa solo agli incendi e alla scomparsa, in mezzo secolo, di una foresta grande come due volte la Germania.

Questo grido di allarme ambientale lo sentiamo, però, nella consapevolezza che parte dell’ecosistema è ancora vitale e può essere una grande risorsa per chi ci vive e per tutti noi.

Il cuore amazzonico può e deve essere curato e una piccola dose della terapia è quella che viene praticata nella scuola agricola “Rainha dos Apostolos”, a nord di Manaus, sostenuta dall’AVSI.

Qui gruppi di ragazzi studiano e lavorano, applicando tecniche per coltivare il territorio in modo produttivo e responsabile.

Viene seguita la rotazione delle coltivazioni, come in un mandala green che fornisce cibo e conoscenza, nutrimento e cultura rispettando l’ambiente.

Arrivederci giovedì 19 dicembre, ore 20.30, per

“Natale in Jazz”.

Programma:  http://www.consmilano.it/it/concerto-di-natale-2019

A presto

Il panettone: ieri, oggi e domani

Non c’è Natale senza scambiarsi gli auguri davanti ad una fetta di panettone.

Una prima novità nel calendario di eventi che ci porteranno alle Feste è stata la bella mostra-mercato che si è tenuta a fine novembre al Museo dei Navigli di via San Marco.

Immagini dei Navigli di una volta facevano da cornice ad artigiani, provenienti da varie regioni, che hanno offerto assaggi della loro golosa produzione.

Niente faceva più Milano di questo evento natalizio: Navigli e panettone!

Abbiamo scoperto che quest’anno si celebrano i cento anni del panettone Motta. Iniziamo così i nostri passipermilano  verso il Natale raccontando una bella storia milanese di oltre un secolo fa: “Angelo Motta, l’uomo che fece crescere il panettone”.

C’era una volta un bimbetto nato a Gessate nel 1890 in una modesta famiglia. Dopo la terza elementare era andato a bottega da un fornaio di Treviglio e a soli dieci anni venne a Milano per lavorare in un panificio.

Chi può sapere cosa sia passato nella mente di quel bambino che lavorava come un grande nelle notti piene di nebbia e di freddo della nostra città?

Era in gamba e di lì a pochi anni diventò capo-pasticciere in un bel bar di Milano; la prima guerra mondiale, però, lo chiamò sul Piave e sull’Isonzo, in mezzo a notti ancora peggiori, fatte di fuoco e di morte.

Angelo era uno di quegli uomini che sanno ricominciare. Tornato a Milano comperò una attrezzatura di seconda mano da un fornaio e, anche con l’aiuto dei piccoli risparmi di mamma Rosa, di lì a poco aprì un negozio in via della Chiusa.

In questa pasticceria, nel 1919, nacque il panettone alto e soffice come lo conosciamo oggi. Creato al tempo degli Sforza era, prima, un pane dolce, ricco, ma basso e poco lievitato.

Angelo migliorò gli ingredienti e inventò quel maxi-pirottino che fa crescere l’impasto verso l’alto, quasi un pasticcino per giganti golosi.

Ci mise la firma e la grande M di Motta divenne il logo che conosciamo, quasi un omaggio a Milano e al suo Duomo.

Gli affari andavano bene. Furono aperti altri negozi e, infine, negli anni Trenta, anche lo storico stabilimento di viale Corsica, che fece diventare il panettone un prodotto di largo consumo, il dolce di Natale.

Negli anni Cinquanta venivano sfornati quintali di panettoni e di altri prodotti, dando lavoro a tante persone.

Nel frattempo era nata la concorrenza con Gioacchino Alemagna, anche lui prima garzone di fornaio, poi imprenditore.

I due bei negozi di piazza Duomo, Motta e Alemagna, quasi si fronteggiavano e si contendevano i clienti, come in un Derby fatto di dolci cose buone.

Ancora oggi possiamo fermarci, come un tempo, allo storico caffè Motta in Galleria…

La réclame attenta e innovativa della Motta fece crescere consumi e produzione, portando il panettone sulle tavole natalizie degli italiani.

Angelo Motta morì per un infarto nel 1957, dopo una vita di lavoro, fatta di capacità, apertura al nuovo e generosità. Aveva, tra l’altro, istituito anche un premio “Bontà – Notte di Natale”, come riconoscimento per quelle persone comuni che avevano fatto del bene agli altri.

Il mondo stava cambiando e nel 1978 si spensero i forni di viale Corsica. Lo stabilimento venne demolito per costruire palazzi e giardini; rimane una piccola “fetta” dell’edificio che ora ospita lo Spazio WOW dedicato al fumetto d’autore.

Il dolce profumo che usciva dallo stabilimento è “arrivato” anche in altre regioni e tanti giovani pasticcieri continuano la tradizione del panettone innovandola coi gusti della propria terra, cercando di stupire con i diversi sapori, con un’idea che catturi l’attimo del cliente.

Il panettone resta oggi, come era ieri e come sarà domani, il dolce che fa Natale; in ogni sua fetta c’è anche un pezzetto di storia milanese accanto all’Albero e al Presepe.

A presto…

Foliage: hello autumn!

Ci voleva una delle poche e inaspettate giornate di sole novembrino, tra le continue piogge e i disastri che i cambiamenti climatici e le responsabilità umane hanno provocato, per cogliere la bellezza dell’autunno nella nostra Milano.

Quest’anno l’autunno è arrivato tardi e le piante si sono godute più a lungo il tepore delle belle giornate.

La pioggia continua, poi, ha fatto cadere le foglie e quasi ci ha impedito di alzare lo sguardo verso gli alberi e il cielo, intenti come eravamo a guardare per terra per non scivolare sul tappeto indistinto e sdrucciolevole delle foglie.

Finalmente una giornata di sole – o di non pioggia- ci ha fatto venire la voglia di uscire e di fare quattropassi nella nostra città, quasi vagabondando, per guardarci intorno e all’insù senza fretta.

La bellezza dell’autunno ci ha colto un po’ dovunque, guardando le piante sulle strade, tra le case, sulle terrazze, persino tra le sbarre di un balcone e su un muro di cinta.

Nei nostri passipermilano questa volta non siamo andati a cercare la “stabilità” di un monumento, di un palazzo, di un’opera d’arte fatti per restare. Abbiamo voluto, invece, passeggiare nei giardini, tra gli alberi con le foglie che segnano il ritmo della natura.

Nel nostro girovagare ci siamo fermati, quasi stupiti, a guardare le macchie di colore, gli alberi diversi uno di fianco all’altro, le foglie che esprimono sfumature diverse pur appartenendo alla stessa pianta.

I giorni del foliage autunnale fanno riflettere, da sempre, sulla fragilità, sulla caducità e sull’appassire della vita. Ecco, però, che in mezzo ad alberi che si spogliano vediamo un sempreverde, quasi un albero che aspetta le luci e le decorazioni del Natale.

Così, improvvisamente, le foglie ci sembrano essersi accese nella luce del sole autunnale per anticipare le Feste, per fare un tappeto di colori vivaci che sembra condurci ad affrontare il buio dell’inverno con la promessa della primavera.

I nostri passipermilano ci hanno riempito di nostalgia e di gioia e il foliage, col suo appassire, ci è sembrato non una fine, ma una nuova speranza. Non ci sono solo primavere ed estati, ma anche il buio e i rigori dell’inverno; l’autunno ci mostra la sfogliazione e il mutamento per essere pronti a ricominciare e a rinascere giorno per giorno.

Tra le tante poesie dedicate all’autunno, abbiamo scelto questo Haiku di Ito Shintoku “Plenilunio d’autunno:  – Illuminerà anche – i bambini che questa notte nasceranno”

A presto…

Ferragosto 2019

Buon Ferragosto!

 

Anzitutto un grazie di cuore a chi lavora anche oggi. A tutti il nostro  augurio affettuoso per qualche ora di relax, per guardare il cielo, il mare, la montagna e, magari, anche per qualche incontro piacevole!

A presto…

LEONews – Alla ricerca del vero volto di Leonardo

È di  questi  giorni  l’app  “Face Challenge”  che  ci  permette  di vedere come saremo da grandi.

Lavorando su Leonardo ci è venuto da pensare che conosciamo il volto del Maestro quasi solo da vecchio. Il suo più famoso autoritratto è stato, infatti, realizzato tra il 1515 e il 1517, quando aveva meno di 65 anni, un’età che oggi, peraltro, consideriamo quasi una seconda giovinezza.

In questo autoritratto, conservato a Torino alla Biblioteca Reale, la lunga barba e la folta capigliatura, un look eccentrico per l’epoca, fanno quasi da maschera al volto ma creano il personaggio.

Leonardo è un uomo di spettacolo, che svela e nasconde, illudendoci con le sue magie e i suoi enigmi. Anche Raffaello, qualche decennio dopo, lo dipinge come un vecchio saggio, un guru, facendogli interpretare Platone, in veste rossa, nella Scuola di Atene.

Come era Leonardo prima di diventare un vecchio Maestro? Ecco un presunto autoritratto del Genio durante gli anni della giovinezza, a Firenze. Era un bel giovane, con i lunghi capelli, eccentrico, provocatorio e persino già un po’ teatrale.

Abbiamo scavato ancora, cercando tra i presunti ritratti o suoi o di qualche suo apprendista che lo conosceva bene. Questa è la copia di un autoritratto del Maestro andato perduto. Realizzata da un suo discepolo, Francesco Melzi,  mostra un Leonardo maturo, di circa cinquant’anni.

In tempi recenti i Carabinieri dei RIS, con le tecniche usate per le proprie indagini, hanno ricostruito un identikit di Leonardo eseguendo un lifting al computer, spianando le rughe ma mantenendo le caratteristiche principali: un bell’uomo davvero.

Andiamo oltre per cercare lo sguardo di Leonardo. Sembra che nell’ “Adorazione dei Magi” (1481-82), l’artista si sia ritratto nel giovane sulla destra, quello che non guarda la scena.

Se lo osserviamo con attenzione troviamo qualche somiglianza col “Ritratto di Musico” e con l’ “Uomo vitruviano”. Che Leonardo, come Hitchcock, facesse delle “apparizioni” nelle proprie opere?

Recentemente una ricercatrice ha fatto una scoperta sensazionale. Analizzando il ritratto di fanciulla del foglio 399 v. del Codice Atlantico, conservato all’Ambrosiana, ha osservato come sotto l’ascella della giovane (forse Giovanna Bianca Sforza, primogenita del Moro) sia mimetizzato il profilo capovolto di Leonardo.

“Ogni dipintore dipinge sè” come si sosteneva nel Rinascimento oppure Leonardo aveva creato una sorta di automimetismo enigmatico come si ritiene oggi? In questo caso prenderebbe forza l’ipotesi di chi sostiene che quello della beffarda Gioconda sia un viso fusion con quello di Leonardo.

E ora, augurandovi Buone Vacanze, una piccola anticipazione. Nella Vergine delle Rocce di Affori, che stiamo preparando per la fine di agosto, si può intravvedere, mimetizzato tra le rocce…

A presto…

LEONews – Un Hair Stylist d’eccezione

Come porteremo i capelli questa estate? Meglio il raccolto o il riccio naturale? E il colore? Un biondo dorato o un castano caldo?

Chissà se le signore milanesi al tempo di Ludovico il Moro avranno avuto i nostri stessi “dilemmi”. Avevano a disposizione un Coiffeur “geniale”, il grande Leonardo che nella sua poliedrica attività si occupava anche di acconciature e tinture per capelli.

A Bologna, nel marzo scorso, si è tenuto il Cosmoprof, una manifestazione di cosmesi, quest’anno con uno spazio dedicato alla bellezza rinascimentale e agli studi di Leonardo su questo tema. A fine settembre, poi, anche a Milano si parlerà, nella sua vigna, la Casa degli Atellani, di vino e profumi. Un evento senza dubbio inebriante, a cui non mancare.

Com’era la bellezza ai tempi di Leonardo? Andava il viso naturale, senza alcuna traccia di rossetto e, ovviamente, senza abbronzatura. La pelle era trattata con cipria e idratata con creme spesso a base di bava di lumaca, un prodotto adatto anche a dare lucentezza alla chioma. Lo avrà usato anche Monna Lisa? La signora sorride ma non conferma.

E ora veniamo ai capelli. La fronte doveva restare scoperta senza frangia o ciuffo, con sopracciglia molto delicate o quasi inesistenti.

All’epoca erano di moda diverse sfumature dorate, ottenute con prodotti e miscele naturali: il biondo veneziano,  quello fiorentino e quello alla napoletana.

Nei suoi codici Leonardo parla di capelli “neri e gialli”; ama il tanè, un colore castano con sfumature che ricordano le castagne o il cuoio. Per le signore più “in”, come Cecilia Gallerani, sceglie acconciature raccolte che incorniciano il volto senza scoprire le orecchie.

Non manca, però, qualche vezzo sbarazzino o intrigante, come un gioiello sulla fronte. A noi ricorda un po’ il mondo hippy, ma qui ci sono lusso e potere. Una curiosità: da allora questo ornamento si chiama ancora ferronière.

Le dame talvolta raccoglievano i capelli in una grande treccia, ornata da un nastro.

Leonardo, però, nei suoi disegni amava i ricci, liberi, naturali, come mossi dal vento.

E come copricapo? Chissà se Grace Kelly, icona di stile, si è ispirata a questo disegno di Leonardo?

Bei visi di giovani donne hanno attraversato i secoli e ancora oggi mostrano con naturalezza semplici acconciature senza tempo uscite dal “salone” rinascimentale di Leonardo.

“Fa’ tu adunque alle tue teste i capelli scherzare col finto vento intorno ai giovanili volti e con diverso rivoltare graziosamente ornarli…”. In un’epoca di corpetti, gonnone e acconciature composte, Leonardo libera la femminilità della donna coi capelli e l’abito leggero mossi dal vento.

A presto…

LEONews – Il mistero di Caterina, la madre di Leonardo

Siamo in piena Leonardomania. Tutti parlano e scrivono del Genio, si fanno eventi e spettacoli su di lui. Anche noi faremo dei passiperMilano con Leonardo, raccontando delle LEONews, una miscellanea di notizie, curiosità e anche un po’ di gossip legati a questa celebrity e alla nostra città.

Il mondo di Leonardo ha spesso zone d’ombra, misteri non ancora risolti. Persino la sua origine ha ancora aspetti poco chiari.

Nacque sotto il segno di fuoco dell’Ariete e vulcanico lo fu davvero. Il nonno paterno, Antonio, attesta che nel 1452 “…nacque un mio nipote, figliuolo di Ser Piero mio figliuolo, a dì 15 aprile in sabato, a ore 3 di notte”.

Non sappiamo con certezza il luogo dove venne alla luce; non tutti, infatti, concordano sul casale di Anchiano, appena fuori Vinci.

Più preciso è invece il luogo del Battesimo, la chiesa di Santa Croce a Vinci. “…Battezzollo prete Piero di Bartolomeo da Vinci…” alla presenza di cinque padrini e cinque madrine, una cerimonia per un bimbo illegittimo nato dalla relazione tra Ser Piero e la misteriosa Caterina.

Il padre era un giovane notaio che fece carriera occupandosi anche degli affari della Signoria dei Medici; della madre, invece, poco si sa. Per alcuni storici Caterina era una giovane contadina, figlia, si dice, di un certo Meo Lippi, morto senza lasciare tracce sicure.

Per altri, invece, era una schiava al servizio di un anziano banchiere fiorentino del quale era ospite Piero. Il giovane notaio “riuscì” ad ottenere l’eredità del facoltoso cliente e anche Caterina, che portò a Vinci.

A quel tempo, a Firenze, vivevano diverse schiave catturate dalle navi genovesi e veneziane. Anche Cosimo de’ Medici aveva ricevuto in dono, dalla Repubblica di San Marco, Maddalena, una schiava circassa che divenne sua amante ufficiale e che influì non poco in campo artistico sul Signore.

Da dove proveniva dunque Caterina? Era una contadinella toscana, una schiava tatara, cinese o mediorientale? I segreti di Caterina non sono mai stati svelati. Non sappiamo neppure se Leonardo sia nato per insidia, per gioco o per amore.

Il ramo materno di Leonardo è un rebus ancora irrisolto. Un recente studio, compiuto da ricercatori dell’Università di Chieti, ha osservato come nell’esame di alcune impronte digitali di Leonardo, ricavate accuratamente da alcune sue opere, siano presenti caratteristiche proprie di popolazioni arabe. Il Genio è veramente planetario.

Dopo la nascita del figlio, Caterina ricevette dalla famiglia del notaio una piccola dote e venne fatta sposare, a Vinci, con Piero del Vacca detto “Attaccabriga”, probabilmente un ex soldato di ventura diventato artigiano. L’uomo, sembra, avrebbe mantenuto contatti di “lavoro” col notaio facendogli da “testimone” in diversi affari.

Caterina ebbe ben cinque figli dal marito, ma probabilmente continuò ad avere contatti con Leonardo, che viveva a Vinci nella casa dei nonni paterni con lo zio Francesco. Ci è balenata improvvisamente un’idea: anche gli arabi scrivono da destra a sinistra come Leonardo. Un altro mistero?

Ed ecco molti anni dopo un vero colpo di scena che ci porta a Milano. Sappiamo da un codice leonardesco che Caterina, il 16 luglio 1493, all’incirca sessantenne e ormai vedova, giunse nella nostra città.

Forse andò a vivere con il figlio quarantenne ormai affermato o trovò ospitalità in un convento; sappiamo comunque che Leonardo annota nei suoi taccuini le spese sostenute per Caterina e per la sua salute.

Quando un anno più tardi la donna morì, il Maestro si occupò anche del suo funerale che avvenne in modo molto decoroso, presso la chiesa di San Francesco Grande, a Porta Vercellina, per la quale aveva dipinto le due versioni della Vergine delle Rocce.

Quanti enigmi si nascondono dietro i loro sguardi indecifrabili ….

A presto…