La chiesa di San Celso: un antico seme di fede, arte e vita milanese

È stata la bella mostra “Portraits” di Francesco Diluca, a farci rivisitare la chiesa di San Celso, in corso Italia. Nell’austero spazio di questa basilica, infatti, erano “presenti” una trentina di figure realizzate in filo di ferro, rame e oro zecchino.

In queste sculture l’uomo sembra nascere da radici; farfalle, foglie e fiori diventano organi, pelle, nuova vita in un richiamo all’energia vitale della natura.

Sono immagini piuttosto forti, che spiccano, ancora di più, nello spazio vuoto e spoglio di questa chiesa, diventata, dopo i restauri, quasi una galleria d’arte.

San Celso è antichissima e, nel corso dei secoli, ha cambiato più volte aspetto. Non è facile ricostruire come fosse in origine; ha, invece, una lunga storia di leggende, fede, miracoli come fosse un seme che, piantato da Sant’Ambrogio, ha fatto crescere nel tempo fiori e frutti.

Andiamo dunque un po’ a scavare nella storia, o per chi preferisce, nella leggenda. Il 10 maggio del 395 (o 396), Ambrogio, già Vescovo di Milano, ispirato da un segno divino, trovò in questa zona i corpi dei Santi Nazaro e Celso, che avevano subito il martirio nella nostra città, sembra, nel I secolo d.C.

Questo miracoloso ritrovamento, da parte di Sant’Ambrogio, era avvenuto in un periodo di lotte teologiche tra cristiani e ariani, questi ultimi sostenuti dall’Imperatrice Giustina.
Il Vescovo diede quindi alle reliquie dei martiri una grandissima importanza come simbolo di estremo sacrificio per la fede. Sempre seguendo segnali divini, ritrovò anche i corpi di Gervaso e Protaso, che ora gli si trovano accanto nella cripta della sua basilica.

 

Le reliquie di San Nazaro riposano nella basilica a lui dedicata a Porta Romana, una delle quattro volute da Sant’Ambrogio.

Il corpo di San Celso, invece, venne ospitato in una chiesetta della quale sappiamo poco e che si trovava dove ora sorge la chiesa attuale. Sul luogo del ritrovamento, invece, venne fatto costruire da Sant’Ambrogio un piccolo muro (forse una stele o una piccola edicola) con l’immagine della Madonna col Bambino, molto venerata dai fedeli e protetta, visto che probabilmente si trovava all’aperto, da un velo.

Se le notizie riguardanti la prima chiesetta sono piuttosto scarse, sappiamo invece che nel X secolo l’Arcivescovo Landolfo da Carcano fece ampliare la chiesa di San Celso che divenne a tre navate con la facciata in stile romanico. Accanto ad essa fece costruire il bellissimo campanile, uno dei più antichi di Milano, che vediamo ancora oggi.

È conosciuto come “campanile dei sospiri” perchè il suono delle sue campane ha raccolto le speranze e le emozioni delle giovani spose milanesi che per secoli qui portavano il loro bouquet per ottenere la benedizione delle proprie nozze. Oggi questo campanile è visitabile con visita guidata.

Il 30 dicembre 1485 avvenne un miracolo. Durante una terribile pestilenza, mentre i fedeli erano riuniti in preghiera, una donna, Caterina Galanti, scorse una luce provenire dal dipinto. Tutti i fedeli, poi, videro due angeli scostare il velo e la Madonna sporgersi per benedire i presenti. Il giorno successivo la peste cominciò a calare. La notizia del miracolo si diffuse e grandi folle giunsero per pregare la Madonna. Con le offerte raccolte si iniziò la costruzione del grande santuario, Santa Maria dei Miracoli presso San Celso.

Erano, e sono, due chiese affiancate. San Celso, poi, che aveva accanto un monastero benedettino, venne rifatta una prima volta a metà del XVII secolo in stile barocco. Due secoli dopo venne rimpicciolita e accorciata creando un cortile antistante dove sono inseriti reperti di epoche diverse.

Nella facciata, rifatta in stile romanico da Luigi Canonica a metà Ottocento, sono stati inseriti il portale originale, sul quale appare un bell’affresco del XVII secolo, il rosone e gli architravi sopra le porte, risalenti, pare, al XII secolo.

L’interno è spoglio e austero. Nella grande abside semicircolare come altare c’è un sarcofago che un tempo aveva contenuto le spoglie di San Celso, ora nella chiesa adiacente di Santa Maria.

Notevoli sono l’acquasantiera in pietra e, soprattutto, la Madonna con Bambino risalente al XI secolo.

Il nostro breve itinerario continuerà andando a visitare l’adiacente chiesa di Santa Maria dei Miracoli che, con San Celso, rappresenta uno dei luoghi più venerati e artisticamente interessanti della nostra città. Il seme gettato da Sant’Ambrogio secoli fa è ancora vivo.

A presto…

Arte e gusto alla Stazione Centrale: il Mercato e la Mostra di Bansky

Non solo treni alla Stazione. I nostri quattropassi ci portano questa volta a vedere due “nuovi arrivi”: il Mercato Centrale, inaugurato il 2 settembre 2021, e la mostra dedicata al grande Bansky, aperta dal 3 dicembre 2021 al 27 febbraio 2022. Arte e gusto si incontrano in un luogo insolito, aperto a tanta gente.

The World of Bansky. Saliamo al piano binari della stazione dove si trova l’ingresso di questa mostra, situata tra la Feltrinelli e Rosso Pomodoro.

Il misterioso artista di Bristol “torna” per così dire presso i binari di una ferrovia come quella dove aveva mosso i primi passi nella street art. In questa mostra sono state ambientate e riprodotte numerose opere rese ancora più interessanti dal momento che alcuni originali sono andati perduti.

Sono tutti lavori di grande impatto visivo, che affrontano in modo provocatorio, metaforico e ironico, alcune problematiche dell’uomo contemporaneo.

Ispirandoci a questa immagine dell’artista, scendiamo a piano terra per visitare l’altra new entry: il Mercato Centrale dedicato al buon cibo e al buon bere.

Mercato Centrale, A questa “stazione” del gusto si può accedere sia dall’interno della Centrale (piano terra sulla sinistra) sia dalla via Sammartini a fianco di piazza IV Novembre.

Questa piazza, anche se offre la bella vista del Pirellone e dell’hotel Gallia, è, in realtà, un capolinea di tram e bus. La via Sammartini, inoltre, dove si fermano i pullman da/per Malpensa, evidenzia anche i tanti problemi sociali della zona, con i vicini sottopassi diventati dormitori per disperati.

Questi tunnel sono stati per molto tempo la “missione urbana” di Fratel Ettore che, negli anni Settanta, aveva creato qui un rifugio per i “barboni”: Qui, nel 1994, nacquero anche i City Angels. Due piccoli tasselli del “fare bene” di Milano.

Per realizzare il Mercato Centrale sono stati riutilizzati spazi dismessi della stazione, mantenendo inalterati gli impianti originali in un progetto di riqualificazione “urban chic” che va di moda oggi.

Il grande spazio di circa 4500 metri quadrati è suddiviso su due livelli. Sui due lunghi corridoi si aprono una trentina di botteghe artigiane del gusto.

Vi si trova di tutto: da pani speciali a dolci, dal pesce a carni pregiate, bar, birreria, enoteca… Sono presenti anche botteghe etniche con ravioli cinesi, empanadas e si può assaggiare il famoso brisket di Joe Bastianich.

Si può mangiare o fare la spesa: troviamo prodotti bio, formaggi, tartufi, piatti della tradizione ligure o fiorentina e persino un angolo per acquistare fiori.

Nel grande dehor coperto o ai diversi tavolini si può leggere e anche connettersi; esiste poi uno spazio riservato a corsi o eventi.

I prezzi sono medio-alti, anche se si deve considerare la qualità dei prodotti. Purtroppo, però, il corridoio al piano terra, peraltro piuttosto stretto, ha diversi gradini lungo il percorso che lo rendono poco agevole per chi ha valigie o difficoltà. Per accedere al Mercato è necessario il Green Pass.

Alle pareti molte immagini catturano l’attenzione in modo piacevole e divertente.

Una, però, ci ha fatto riflettere: è proprio questa l’idea che vogliono dare della nostra città o è una provocazione?

A presto…