Ballate d’autore per raccontare l’Ortica

L’Ortica è uno dei quartieri più “cantati” di Milano, sia per le vecchie osterie dove i clienti, tra un bicchiere di vino e l’altro, facevano musica “live” intonando cori, sia per i diversi interpreti della canzone milanese che hanno composto delle ballate ambientate in questa zona.

Prendiamo spunto da quattro di queste per raccontare, in breve, un po’ di storia dell’Ortica.

“Faceva il palo nella banda dell’Ortica” (di Enzo Jannacci) è senza dubbio la ballata più nota che ricorda questo quartiere. Il povero balordo credeva che fare il “palo” fosse realmente “el so mestee” nella sgangherata banda di cui faceva parte.

Da dove nasce il nome Ortica? Nel nome un destino, dicevano gli antichi romani. Ed ecco la spiegazione di rito ambrosiano del nome del nostro quartiere: l’Ortica era un’osteria! E la tradizione continua …

Questo strano nome appare, infatti, la prima volta in un documento del 1696 tra le carte del Monastero di Santa Radegonda a Milano per indicare l’osteria che si trovava sui terreni di un abate, Cesare Gorani. di antica e nobile famiglia.

L’origine di questo borgo era però molto più antica (VI / VII secolo d.C.) ma allora si chiamava Cavriano, come risulta nelle mappe secentesche di Claricio. Era una zona di cascine, orti e ortaglie che forse avrebbero dato il nome all’osteria e successivamente a tutto il quartiere… o viceversa.

“Hanno ammazzato il Mario in bicicletta” (di Dario Fo) “...gli hanno sparato dal tram che va all’Ortica…“; un tram, il 24, anni fa collegava via Ripamonti con l’Ortica, che, nel 1923, era diventata parte del Comune di Milano, assieme a Lambrate, di cui era una frazione.

I mezzi di trasporto hanno segnato fortemente l’aspetto e la vita sociale di questo quartiere. Secoli fa ci passava la via consolare romana per Brescia; a metà dell’Ottocento fu poi costruita la ferrovia che collegava Milano con Venezia, le due capitali Lombardo-Veneto.

L’Ortica diventò via via sede di snodi ferroviari; i binari, sempre più numerosi, solcano, come rughe di espressione, il volto di questo quartiere.

La stazione, di fianco alla chiesa di San Faustino, è in disuso, ma è ancora lì in mezzo al quartiere; i muraglioni dei binari sono diventati affreschi, i sottopassi gallerie d’arte, le passerelle pedonali danno una pannellata di colore. Anche le rughe possono essere belle.

“Vincenzina e la fabbrica” (di Enzo Jannacci) Questa ballata è la colonna sonora del film di Monicelli “Romanzo popolare” (1974) girato per lo più a Sesto San Giovanni e all’Innocenti, al confine tra Lambrate e l’Ortica.

Nel dopoguerra il cuore agricolo dell’Ortica diventa industriale: sui campi crescono i capannoni della Richard Ginori e, al confine con Lambrate, quelli della Innocenti, dove è nata la mitica Lambretta.

Ci voleva più manodopera e tanta gente, come Vincenzina, ha lasciato il Sud e vede “solo la fabbrica”. È un’epoca di profondi cambiamenti sociali che investono tutti e tutto: ecco che la ragazza si toglie il foulard  (“…il foulard non si mette più…”)  e lascia i capelli liberi di muoversi.

E oggi? Le fabbriche ormai in disuso sono state trasformate in birrerie, locali, loft, abitazioni ristrutturate di grande pregio.

“La Rita de l’Ortiga” (di Nanni Svampa e Georges Brassens) è una ballata di origine francese rivista e ambientata all’Ortica.

…dopo el pont che va gio’ a l’Ortiga, dove ona volta gh’era on quaj praa, coi so’ pegor gh’era la Rita a faj pascolà…“. Giù dal cavalcavia Buccari, dove oggi ci sono altri murales, una ragazza pascolava le sue pecore attirando l’attenzione degli uomini del quartiere.

Siamo sulla via Cavriana nella zona ancora agricola dell’Ortica, dove si trova anche il centro sportivo Scarioni, nato nel 1925, sul cui muro di cinta sono immortalati tanti sportivi del Novecento.

Proseguiamo su questa via perchè ci aspetta una vera e propria sorpresa. Raggiunta la cascina Sant’Ambrogio, facciamo un tuffo nel passato così profondo che forse ci vuole una barca per non “perderci e naufragare”.

Anche qui c’è di mezzo il Barbarossa. In questa zona trovarono infatti rifugio le monache del Monastero di Santa Radegonda e sorsero cascine e una chiesa. L’abside romanica, che ancora rimane, è uno spettacolo di cui si può godere all’aperto in questi mesi di chiusura di musei e teatri.

Al suo interno, visitabile su appuntamento, ci sono dipinti murali molto deteriorati che rischiano di andare perduti.

https://artbonus.gov.it/116-8-restauro-abside-e-affresco-incoronazione-della-vergine-in-cascina-sant%E2%80%99ambrogio.html

C’è tanta voglia di fare però: la struttura, che appartiene al Comune di Milano, è stata affidata all’associazione di volontari “CasciNet” che si stanno occupando del recupero. Sono già presenti laboratori, un asilo, orti condivisi e spazi multifunzionali.

Per saperne di più:

Home

Anche sul muro di cinta della cascina è stato realizzato un murale che ben rappresenta lo spirito dell’associazione: un’ape laboriosa simbolo di natura e socialità.

A presto…

San Faustino, il santuario della Madonna delle Grazie all’Ortica

C’è una farfalla dal nome gentile di donna, Vanessa Io, che in primavera depone le uova sotto le foglie dell’ortica. Sulle sue ali sembra ci siano quattro occhi, ma quelli che vedono non sono questi.

Quando andiamo a visitare il quartiere dell’Ortica abbiamo bisogno di “più” occhi per guardarlo e capirlo meglio: i bellissimi murales contemporanei attraggono immediatamente il nostro sguardo, ma tante tracce, meno appariscenti e più nascoste, lasciano scoprire vecchie storie e le raccontano sottovoce.

Cercheremo, quindi, di conoscere l’Ortica sotto diversi punti di vista per scoprire le tante sorprese che ci riserva passo dopo passo. Iniziamo dal cuore del quartiere, la chiesetta dei Santi Faustino e Giovita, conosciuta anche come Santuario della Madonna delle Grazie.

Risale ai tempi delle lotte col Barbarossa e fu poi riaggiornata dal Cinquecento. È molto piccola (poco più di una ventina di metri di lunghezza per poco meno di dieci), ha il tetto a capanna e una semplice facciata; le fa compagnia un bel campanile del Quattrocento.

I milanesi, dopo la distruzione della nostra città da parte del Barbarossa, furono esiliati e molti trovarono rifugio in questa zona, dove già passava la via consolare romana per Brescia, città i cui Santi patroni sono appunto i Santi martiri Faustino e Giovita. Proprio oggi, 15 febbraio, si festeggia San Faustino, protettore dei single. Auguri a tutti i cuori solitari!

La chiesetta è un piccolo gioiello della nostra storia, ricca anche di qualche mistero forse non ancora del tutto svelato. L’abbiamo rivisitata qualche settimana fa accolti da un piccolo Presepe che aveva fatto il nido sull’albero davanti al sagrato.

L’interno ha un’unica navata con le piccole cappelle di San Giuseppe e della Madonna delle Grazie, un affresco di gusto bizantino realizzato non prima del XII secolo, ora circondato da una cornice dorata.

Ed eccoci al primo enigma. Nel 1979, per salvaguardalo dalle diverse infiltrazioni che lo stavano minacciando, l’affresco con la Madonna venne staccato. Sotto di esso apparve uno strano graffito, quasi un rebus o un messaggio cifrato. Esaminato da diversi studiosi, è stato interpretato come una supplica alla Vergine in “scrittura carolina”, usata a quei tempi dai monaci e, forse, anche da quel “Silanus” che sembra aver firmato l’opera. Ecco il graffito con la sua traduzione “Questa preghiera è del 12 aprile dell’anno 1182 per avere la clemenza divina”.

Furono esauditi. Infatti, con la Pace di Costanza del 1183,  il Barbarossa, già sconfitto nella battaglia di Legnano (1176), fu costretto a riconoscere la completa autonomia dei Comuni Lombardi. La chiesa dei Santi Faustino e Giovita fu chiamata da allora anche Madonna delle Grazie e divenne meta di pellegrinaggi. Quasi otto secoli dopo il Cardinale Martini, nel 1982, ha scritto, per questa chiesa, una preghiera di supplica che viene recitata il 12 di ogni mese in onore della Vergine.

Per saperne di più:

Santuario Madonna delle Grazie

L’interpretazione dei disegni di questo misterioso graffito, non esposto al pubblico, lascia molti dubbi. Secondo la versione più accreditata le immagini mostrerebbero questa zona come ricca di pesci, di cacciagione (anatre selvatiche), di acque che rendono fertile la terra, quasi un piccolo Eden. La porta sulla destra (Porta Orientale?) esprimerebbe il desiderio di tornare a Milano dopo l’esilio.

Affascinati da questo graffito, ne abbiamo guardato la foto con attenzione, ponendoci parecchie domande: perché il tratto grafico di alcuni disegni sembra così moderno?  Perché l’uomo (che potrebbe anche avere tre corna sul capo) sembra ingoiare un pesce dalla coda?  Perché le cosiddette “anatre” sono così strane, con un becco diverso da quello vero e una tiene in bocca un uccello più piccolo? Cosa rappresenta quella sorta di “S” capovolta che viene interpretata come un corso d’acqua ma che sembra nascere dal cielo sopra le montagne? Anche le date storiche non ci tornano troppo… Questo enigma non è elementare, Watson!

Anche sul lato destro della navata c’è un dipinto poco tradizionale.

Sotto l’affresco del Cristo che porta la Croce, vediamo un “Ecce Homo” (quindi prima della Crocifissione) che ha già i segni dei chiodi sulle mani. Forse un prequel artistico?

La chiesa ha altri affreschi, purtroppo gravemente deteriorati ma molto interessanti, alcuni dei quali attribuiti alla scuola leonardesca con l’influenza di altri big come Cesare da Sesto, Bernardino Luini  e Bramantino.

Lasciando questa chiesa per andare a visitare la zona sud dell’Ortica, oltrepassando la ferrovia e la strada principale, ci siamo ricordati della leggenda secondo la quale esisterebbe un passaggio sotterraneo segreto, “el passagg scappapret” che avrebbe collegato San Faustino con l’oratorio di Sant’Ambrogio nella cascina omonima, sulla strada Cavriana.

Sarebbe una bella scorciatoia, ma per questa volta, restiamo all’aperto, tanto è una bella giornata!

A presto…

 

 

Vecchio e nuovo si incontrano all’Ortica: il quartiere museo

Nell’immaginario comune, Milano è vista come la città del fashion (moda e design), della nuova architettura, dell’innovazione nei diversi campi, delle tante opportunità. C’è molto di vero… Ecco alcuni esempi, molto differenti tra loro, che confermano o ci spingono in questa direzione.

scheggia – Porta Nuova

piazzale Loreto

piazza Resistenza Partigiana

piazza Resistenza Partigiana

Molti di noi milanesi, però, amano leggere o rileggere anche le “pagine” meno conosciute della nostra città che, come un libro, lascia scoprire a poco a poco una trama ricca di tanti capitoli e mille personaggi.

Ora che la pandemia ci ha tolto così tanto, coltiviamo la nostra resilienza andando a vedere l’Ortica, un quartiere che ha saputo affrontare le sue difficoltà in modo creativa e vitale.

L’Ortica è oggi conosciuta come quartiere museo per i suoi murales colorati  dipinti su anonimi muri che si trasformano in “gallerie” da vedere.

La street art è ormai riconosciuta come elemento per rigenerare spazi urbani “invecchiati” e il progetto Or.Me. (Ortica Memoria) ha fatto di questo quartiere uno dei più importanti in Europa per la riqualificazione delle periferie con i murales d’autore. Ecco una delle loro opere “firmata”.

https://www.raicultura.it/arte/articoli/2020/01/Un-nuovo-museo-permanente-di-street-art-a-Milano-726f097e-503d-42c9-94e9-102d85fca0c8.html

I murales sono stati realizzati nell’ultimo decennio su facciate di edifici, muri di cinta, cavalcavia e sottopassaggi ferroviari dagli street artists “Ortica Noodles” con la partecipazione anche di studenti e abitanti della zona.

https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/18_novembre_20/noi-orticanoodles-maestri-dell-arte-strada-che-abbiamo-dipinto-maxi-murales-la-musica-mondo-942f6c8a-ec96-11e8-9cc0-d189758894d5.shtml

Camminando per l’Ortica, guardiamoci intorno: colori e immagini riempiono il quartiere parlando di cultura, impegno civile, temi sociali, sport.

Molto bello è il murale realizzato sulla facciata della scuola di via Trentacoste, dedicato alle donne che hanno fatto grande la Milano del Novecento.

Tra queste c’è anche la nostra Alessandrina Ravizza, alla quale è stato dedicato il parco omonimo, uno dei Giardini delle Donne, monumento vivo alla capacità rosa di generare non solo figli.

Vicino a questa scuola il verde è stato “riqualificato”. In via San Faustino è stato da poco realizzato un giardino condiviso e curato da diverse associazioni del quartiere. Un angolo verde in divenire, dove sarà bello, speriamo presto, sostare durante il nostro giro alla scoperta dell’Ortica.

La facciata di una casa del centro storico del quartiere è affrescata con un tripudio di fiori e piante che ci riporta a “orti”, origine del nome di questo territorio.

Infine, continuando i nostri quattopassi, andiamo in via Pitteri, appena prima della caserma e del complesso dei Martinitt, altra istituzione nel cuore di tutti noi, che ha permesso a grandi personaggi come Angelo Rizzoli, Leonardo Del Vecchio e Edoardo Bianchi (quello delle biciclette!) di studiare e porre le basi per il loro lavoro… e con quale successo. Ora è un campus universitario.

Sulla facciata laterale di un edificio ci appare improvvisamente una navata del Duomo. E’ in scala 1 a 2 e misura 23 metri di altezza contro i 46 di quella della nostra cattedrale.

In questo nuovo progetto di murales verranno dipinte anche guglie, vetrate e statue. La prima non poteva essere che Lei: la Madunina, grande e quasi moltiplicata in fasce verticali per espandersi e proteggere ancora di più la nostra città.

Un muro di cinta unisce i due murales e fa, per così dire, da copertina al  Fashion Factory Hub di Martino Midali. Moda e cultura vanno ancora una volta a braccetto.

Un tempo chi viveva all’Ortica diceva, prima di prendere il tram per andare in centro, “vado a Milano”. Ora ci sono anche visite guidate per andare a vedere questo vecchio e, nello stesso tempo, “nuovo” quartiere della città.

Ecco dove si trovano i murales:
via CavrianaAntifascisti e deportati; Sport
via OrticaLavoro e movimenti dei lavoratoriOrti dell’Ortica
via San Faustino –  Movimento cooperativo milanese; Musica popolare; Human, sulle orme dei migranti
via PitteriDuomo e Madonnina dell’Ortica
via TrentacosteDonne che hanno fatto grande il ‘900
via Rosso di San SecondoLegalità

All’Ortica, però, non ci sono solo i murales da vedere… Vi aspetto!

sottopasso via S. Faustino

In questo quartiere ci sono pagine che raccontano oltre mille anni di storia, dal Barbarossa alla peste, da una economia agricola a una industriale con le relative trasformazioni urbane e sociali. E poi un pizzico di mistero potrebbe mai mancare parlando di Milano?

A presto…

Ancora luci all’inizio del Nuovo Anno

Siamo tornati a guardare Milano dalle finestre di casa, accendendo le luci perché su queste Feste non regnasse tanto buio.

Qualcuno aveva previsto la nevicata e, pensando alla montagna, aveva creato qualche paesaggio bianco.

Ormai, speriamolo, è quasi il tempo delle primule e delle speranze che portano con loro.

Prima di lasciare questo periodo di Feste così diverso dal solito, diamo ancora un’occhiata alle luci che ci hanno accompagnato in questi giorni.

In particolare siamo andati a vedere due zone “nuove” e importanti di Milano: CityLife e Porta Nuova.

A CityLife siamo accolti dalla fontana delle Quattro Stagioni con luci e giochi d’acqua.

In un paesaggio quasi spaziale, in piazza Tre Torri troviamo un albero fatto con lamelle di alluminio riciclato (che non si possono toccare perchè taglienti) e un portale luminoso adatto soprattutto ai selfie, visto che è in mezzo ad una piazza grande e vuota.

Se lo si desidera si può lasciare un biglietto con le nostre speranze che sarà poi appeso all’albero.

Un’installazione spettacolare è quella realizzata alla Biblioteca degli Alberi a Porta Nuova.

Una foresta di torri e grattacieli è l’habitat di due orsi tutti sfaccettati che sembrano moltiplicare la luce e quasi scomparirvi.

Di questo paesaggio, che riporta l’attenzione sul tema ambientale, fa parte anche l’Albero dei Ghiacci, sponsorizzato ENEL, che sembra una piccola guglia di neve scesa dal cielo per venire a trovare quelle più alte.

Il ghiaccio, che ha cristallizzato la nevicata, si stava sciogliendo al sole di una giornata di fine dicembre.

Abbiamo guardato con tanti interrogativi questa nostra bella città, questo quartiere di storie e stili diversi, questo parco che accoglie piante provenienti da tutto il mondo, questi milanesi, grandi e piccoli, che sembrano cercarsi in un luogo simbolo, anche se devono stare a distanza.

Tra qualche giorno verranno tolti gli Alberi di Natale, le luminarie, le diverse installazioni, come il colonnato dietro la Scala, un “Abbraccio all’Umanità”.

Tiremm innanz… Rimbocchiamoci le maniche e, col cuore in mano come sempre, onoriamo la nostra città e il futuro di tutti noi, anche se le strade saranno, per qualche tempo, ancora ghiacciate.

Buon Anno!!!

A presto…

Canto di Natale 2020 o 2.0? (Parte Seconda – Oggi e… Domani)

Con quale “Spirito” Milano vive oggi il Natale, al tempo del Covid? Una tavola preparata solo per due?

La tradizione milanese fa iniziare il periodo natalizio dalla festa di Sant’Ambrogio, il 7 dicembre. Si accendono le luminarie per le strade, si addobba la casa, si gusta la prima fetta di panettone, si parla della Prima della Scala.

 

Intorno alla nostra Basilica un tempo c’era la Fiera degli “Oh bej – Oh bej”, piena di gente, colori e profumi, dove si acquistavano qualche regalo e il firun di castagne, un primo assaggio delle Feste.

Ricca di devozione è sempre stata la visita all’Altare d’oro, lampo di luce preziosa nella severità del romanico lombardo. Si va per rendere omaggio alle reliquie del nostro Santo Patrono e ascoltare le parole dell’Arcivescovo alla presenza delle autorità cittadine.

Molto è cambiato, specialmente nello spirito, in questo Natale incerto, tra divieti, permessi e contraddizioni nel tentativo di arginare la pandemia e le sue conseguenze. Nel suo discorso alla città, quest’anno, Monsignor Mario Delpini ha parlato di “smarrimento… di un atteggiamento più incline alla rinuncia che alla speranza, a lasciare la terra incolta che a predisporla alla semina”.

Come per aiutare Milano, in corso XXII Marzo, quasi di fronte alla chiesa di Santa Maria del Suffragio, è stato appena realizzato un murale d’autore in cui Sant’Ambrogio benedice la sua città che ha bisogno di speranza in questi tempi intimoriti e fragili,.

È rappresentato circondato da api che sciamano. Il Santo, che ha il volto di un vero apicoltore del Parco Ticino, sembra dirci che ama e avrà cura ogni giorno delle proprie api, simbolo della Milano attiva e laboriosa. Come non pensare alla sua esortazione:

Rimbocchiamoci le maniche e ripartiamo dalle nostre radici, dal nostro umanesimo lombardo un po’ schivo e un po’ bauscia, fatto di lavoro, aperto alle novità, ma sempre col cor in man. Ancora una volta, in piazza del Duomo, c’è l’Albero del Dono, dove si raccolgono offerte per chi ha bisogno. Milano è ancora viva.

Il 7 dicembre è anche da molti decenni il giorno della Prima della Scala, avvenimento culturale e mondano per eccellenza.

Con teatri, cinema e musei chiusi per la pandemia, la nostra città ha voluto ugualmente onorare la tradizione con una spettacolare antologia dal titolo “A riveder le stelle”. Non è stata un’opera intera, ma assaggi di lirica, danza, recitazione, alta moda, scenografia e tecnologia, senza la presenza del pubblico ma dedicati solo alla platea televisiva.

Innovazione e tradizione convivono in questo Natale 2.0. L’e-commerce affianca gli acquisti nei negozi, le risorse della tecnologia, e la necessità, trasformano in on-line manifestazioni, mercatini e iniziative culturali, tradizionali e solidali. Eccone alcuni.

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Invitati a mantenere il “distanziamento sociale”, siamo orfani del calore della gente, dei quattropassi per la città in festa, del piacere di guardare e scegliere (o anche solo guardare).

Questo Avvento ci mette più che mai di fronte alla culla vuota che attende la nuova nascita, al bisogno di una stella che ci indichi la strada, alla ricerca, interiore e scientifica, per rivedere la luce.

Se il Presepe rimane un simbolo più intimo e privato, è l’Albero il protagonista di questo Natale a Milano.

Infatti nel progetto “Il Natale degli Alberi, Natale si dirama casa dopo casa” questo simbolo tradizionale si veste, grazie anche a diversi sponsor, di nuovi significati, di LED, di decorazioni sempre più sostenibili e a tema.

https://www.yesmilano.it/natale-degli-alberi

Questi Alberi sono diffusi per la città, ma non si può non notare come quelli più importanti e dedicati si trovino quasi tutti in Centro e nelle zone o luoghi di prestigio.

Questi, soprattutto quelli del Centro, sono illuminati come gli anni scorsi, con edifici e vetrine ricchi di addobbi che ci spingono a partecipare alla grande “giostra” delle Festività.

E i quartieri dove vive la maggior parte della gente? Spesso sono spenti e solo alcuni balconi, negozi e esercizi della ristorazione illuminano con coraggio qua e là le strade buie.

Da dove può ripartire Milano? Da qualche vetrina dove la luce riesce ad uscire anche se imprigionata dalla saracinesca abbassata, da qualche casa come questa che riesce a portare il cielo al suo interno.

Ancora di più, quest’anno, dobbiamo avere la forza e la speranza di ripartire da ciascuno di noi e da noi insieme.

A volte bastano una stella luminosa, un filo di luce, qualche candela accesa, una vecchia sedia dipinta d’oro per dare un tocco di atmosfera e illuminare il nostro Natale magari con un sorriso in più.

Come sarà il Natale futuro? Ancora non lo sappiamo, dipende da tutti noi. Siamo certi, però, che Albero e Presepe ci saranno anche domani e ci aspetteranno sempre a braccia aperte!

Buon Natale a tutti!!!

A presto…

Canto di Natale 2020 o 2.0? (Parte Prima – Ieri)

Come sarà il Natale 2020? Ogni giorno, come in uno strano Calendario dell’Avvento, si apre una finestrella con un nuovo divieto o permesso per le prossime festività. Noi, intanto, mascherati, quasi per non farci riconoscere e contagiare da quel piccolo mostro a puntini rossi, cerchiamo di proteggere il Natale. E così fa anche lui.

Costretti a stare a distanza, ricorriamo sempre più alla tecnologia e alle sue tante opportunità. Ecco, ad esempio, due eventi importanti da vivere e rivivere in streaming sotto l’Albero di casa nostra.

https://www.yesmilano.it/calendario-avvento-2020

https://www.raiplay.it/programmi/arivederlestelle?wt_mc=2.social.tw.raiplay_arivederlestelle.&wt

Sarà un Natale 2.0? Certamente per molti di noi sarà diverso, un cambiamento di certe tradizioni, una pausa in attesa del ritorno della Luce.

In questo momento di confronto e riflessione, come non pensare allo Spirito del Natale Passato, a quelli del Presente e del Futuro descritti nel libro di Charles Dickens “A Christmas Carol”? (A proposito, il protagonista, Ebenezer Scrooge, ha ispirato il personaggio di Paperon de’ Paperoni, alias Scrooge McDuck).

Chi volesse ascoltarne alcuni passi e vedere una serie di tavole illustrative a cura del Teatro dell’Elfo, può collegarsi gratuitamente dalle ore 18 dell’11 dicembre fino al 31 dicembre al sito http://www.elfo.org

Abbiamo raccolto, pensando allo Spirito del Passato, alcune immagini di vecchi biglietti d’auguri che rappresentano diversi momenti del viaggio verso Natale. Sono poi così diversi da quelli di oggi?
Iniziamo con i simboli più classici: il Presepe e l’Albero.

Anche un tempo la casa si faceva bella per le festività con gli addobbi e i regali per tutti.

Le vetrine e i mercatini anche allora invitavano a comperare.

La corsa per gli acquisti non è sicuramente una novità.

Questo cestino conteneva forse la spesa a domicilio? In effetti ha il colore dei pacchi di Amazon.

Guardiamo questa vecchia immagine di epoca vittoriana, forse uno dei primi biglietti di auguri. Ha lo sfondo rosa (il rosso arriverà molto tempo dopo con la Coca-Cola) e rappresenta una bella tavolata che brinda, compresa la bimba in primo piano che si beve un goccetto. Ai lati non vengono dimenticati i meno fortunati con il dono di coperte e cibo.

Canti e cori risuonavano per le strade. A proposito, nei biglietti di auguri c’era sempre la neve… chissà che freddo! Per ora, invece, possiamo solo sentirli in steaming nel caldo delle nostre case.

Piste di pattinaggio e slittini per ora sono da rimandare; Babbo Natale, però, ha una deroga a vita per scivolare dai camini.

Due fidanzatini rubavano qualche attimo a distanza; magari già allora abitavano in due Comuni diversi?

E Babbo Natale? La slitta è da sempre la sua preferita, ma è un tipo che si aggiorna e qualche volta ha preso anche il treno per portare i doni,

Eccolo! Sta arrivando a tutta velocità in monopattino verso la Milano di Oggi.

A presto…

Una chiesetta antica in un quartiere sul Naviglio Pavese

La visita alla chiesetta che dà il nome al quartiere Chiesa Rossa, sul Naviglio Pavese, è stata per noi l’ultima prima del lockdown. La proponiamo adesso come augurio che questo periodo finalmente finisca e si possa andare a rivederla, magari con le luci del Natale. L’ingresso è in via San Domenico Savio.

Il titolo di questa chiesetta, fatta di mattoni a vista secondo la tradizione lombarda, è “Santa Maria alla Fonte”, anche se è chiamata comunemente anch’essa Chiesa Rossa, come quella antichissima di Crescenzago e la più nuova di via Montegani.

Più bassa della sede stradale che fiancheggia gli argini del Naviglio, sembra appartenere a due mondi diversi: la parte più alta si affaccia su una strada trafficata, poco lontano dai palazzoni del quartiere cresciutole accanto. La nostra chiesetta li sembra guardare con affetto come una nonna che si trova davanti ai nipoti diventati ormai molto più alti di lei.

La parte che invece si trova più in basso della strada ci riporta all’ambiente agricolo com’era un tempo.

Ora accanto alla chiesetta c’è un bel parco, l’antica stalla è diventata una biblioteca e i vecchi cascinali  luoghi di incontro per gli abitanti del quartiere.

In questa fotografia si può vedere come negli anni Cinquanta questa chiesa fosse stata divisa in altezza da un pavimento: al piano strada entravano i fedeli, mentre la parte al di sotto era diventata un magazzino. Oggi è tornata come prima.

La storia di questa chiesa inizia molto tempo fa. Il primo documento ufficiale che testimonia la sua presenza risale all’anno 998 quando viene citata come “Basilica Santa Maria ad Fonticulum”, per la presenza di rogge e fontanili che oggi sono ricordati da una fontana alimentata da piccoli “canali”.

Durante i restauri degli anni Sessanta, prima, e di inizio 2000 poi, sono però venuti alla luce reperti di epoca romana che hanno fatto pensare come in realtà la chiesetta sia sorta sopra i resti di una “domus”. Durante gli scavi è stata trovata, tra l’altro, anche la testa di una statua che raffigura probabilmente l’Imperatore Tiberio.

All’ingresso della chiesa alcuni pannelli raccontano la sua storia e i ritrovamenti avvenuti; verso l’altare, da alcune lastre di cristallo sul pavimento, possiamo vedere i resti di mosaici romani e longobardi. Purtroppo le nostre foto non sono chiarissime e sembrano un invito ad andare di persona a vederli.

Questa chiesetta ha vissuto la storia di Milano e ha visto passare tra gli altri il Barbarossa, i Visconti, gli Sforza. Ora è affidata ai Frati Cappuccini, che hanno raccontato arte e storia di Chiesa Rossa.

Probabilmente tutto l’interno era un tempo affrescato con opere anche della scuola di Giotto. Oggi non rimane molto: da alcune foto possiamo confrontare ieri e oggi, ma il fascino antico e la spiritualità di questo luogo restano intatti.

Anche all’esterno possiamo mettere a confronto ieri e oggi.

Sulla facciata appare un riquadro bianco dove, prima, c’era un bel dipinto accoglieva i fedeli.

Uguali nel tempo sono rimasti invece il campanile incompiuto e la campanella sulla sommità del tetto che sembra calamitare i nostri occhi e i nostri passi verso questo luogo antico e ancora vivo.

http://www.santamaria-allafonte.it/rilievi-archeologici

http://www.santamaria-allafonte.it/nuova-pagina

https://www.mumi-ecomuseo.it/infodiscs/view/16

A presto…

 

 

Il Banco Alimentare al tempo del covid

Quante volte ci siamo detti, per farci coraggio, “andrà tutto bene”? Le difficoltà, però, non solo sono rimaste, ma sono anche cresciute per tutti noi. Fra poco sarà Natale, un Natale diverso e forse lontano dagli affetti più cari, pensando a un domani difficile che per molti è già oggi.

Il Banco Alimentare, che da anni raccoglie prodotti da donare a chi ne ha bisogno, quest’anno, per rispettare le norme sanitarie anti-Covid, ha preparato delle gift-card da 2, 5, 10 Euro in vendita on-line o alle casse dei supermercati fino all’ 8 dicembre.

https://www.bancoalimentare.it/it

Al termine della raccolta, le card diventeranno pasta, olio, omogeneizzati, farina … per la tavola, sotto la cometa, di chi ha bisogno.

A presto…

Quadri di ieri per raccontare l’oggi

Ci mancano molto i nostri consueti passipermilano alla ricerca di qualche angolo o evento da raccontare. Siamo di nuovo in lockdown a guardare le nostra città dal balcone di casa.

I musei sono chiusi e, in attesa di poterli visitare di nuovo, abbiamo raccolto, come in una piccola galleria, le immagini di alcuni dipinti che sembrano raccontare anche le nostre esperienze di oggi. Sono opere di due pittori lombardi, Emilio Longoni e Amerino Cagnoni, che hanno lavorato e vissuto a Milano tra Ottocento e Novecento.

Emilio Longoni

Amerino Cagnoni

Erano ieri le passeggiate nei giardini (a proposito, recentemente sono nati altri due “Giardini delle Donne“), ieri le giornate all’aria aperta e la musica dell’estate, magari con molta più gente. Oggi è tornato il distanziamento.

Tutta colpa dell’estate vissuta troppo come “cicale” mentre il Coronavirus era in agguato?

Ora è autunno e il distanziamento potrebbe essere regolato anche dagli ombrelli aperti. Riconoscete piazza Cordusio con il tram giallo che la attraversa?

Lungo è il tempo sospeso intorno a noi che ciascuno vive a modo suo aspettando il ritorno delle belle giornate e la fine della pandemia.

Il Coronavirus ha portato dei cambiamenti nella nostra vita. Le scuole per i bambini più piccoli sono aperte, ma è la DAD la grande novità che fa discutere.

I negozi di alimentari e i mercati sono aperti, ma sempre di più vincono gli acquisti online e le consegne a domicilio.

I bar e i ristoranti sono invece chiusi, momenti di socialità accantonati per un po’. Ecco come alcuni di questi, aperti solo per l’asporto, si sono reinventati creando un’atmosfera molto piacevole.

In questo periodo c’è chi lavora per noi senza sosta; come non ricordare, guardando questo quadro, l’immagine dell’infermiera crollata per la stanchezza davanti al PC la scorsa primavera?

I tempi sono difficili per tutti ora come allora: si protesta o si teme per il futuro, come nei vari momenti critici di ogni epoca.

Ma quanta saggezza c’è in quest’uomo che sorride con fiducia alla nipotina impaziente di aprire il cancello per andare verso il nuovo mondo che la aspetta.

Buon Lockdown e a presto...

Foliage e lockdown: un po’ di rosso, di arancione e di giallo

È iniziato un nuovo lockdown che ha portato i colori naturali d’autunno nelle nostre Regioni. Ci sono, infatti, zone gialle, arancioni e rosse come le foglie che vediamo intorno a noi.

Abbiamo fotografato alcune foglie in un parco vicino a casa: alcune sono ancora sugli alberi, altre sono cadute o sembrano riposare su una panchina.

L’autunno è tempo di colori forti e vivaci, a volte velati da una nebbiolina leggera. Può quasi sembrare l’addio consapevole alla luce, l’ultimo sprazzo prima del buio e del gelo.

Le radici delle piante, però, non sono morte e stanno preparando la rinascita e i nuovi germogli dopo l’inverno. E le piante, che oggi vediamo incerte come le nostre giornate, in primavera torneranno a rifiorire.

Con queste foto speriamo di portare qualche attimo di bellezza e di colore nei momenti difficili di oggi.

Quest’anno non possiamo vagabondare per guardare il foliage e l'”assembramento” di foglie cadute nei giardini della nostra città. Possiamo, invece, camminare restando vicino a casa per riuscire a cogliere qualche immagine che magari non avremmo notato come quella di una foglia che sembra salutarci da un cancello, o quella di alcune bacche del colore della nostra “zona” al tempo del Coronavirus.

Sfogliamo queste foto e, se volete, mandateci le vostre. Buon lockdown… insieme.

A presto…