Il Cavallo di Leonardo, un sogno durato 500 anni – Parte Seconda, verso il nuovo millennio

Chissà dove vanno a dormire i sogni quando li dobbiamo lasciare e come fanno a risvegliarsi altrove dopo tanto tempo?

Realizzare il Cavallo era stato il sogno degli Sforza e di Leonardo che aveva cercato di materializzarlo. Le loro vite, poi, non lo avevano reso possibile e il sogno si era addormentato per circa cinquecento anni in un gomitolo rosso.

Madrid, 1964 –  Il fil rouge che avvolgeva il sogno inizia di nuovo il suo lungo cammino. Alla Biblioteca Nazionale vengono ritrovati alcuni manoscritti e annotazioni di Leonardo riguardanti il Cavallo e la sua fusione.

Allentown, Pennsylvania, 1977 – Charles Dent (1917 – 1994). figlio del proprietario di una fonderia, è un uomo che ama l’arte e il volo. È stato pilota civile ed è anche un collezionista appassionato di opere d’arte, in particolare del Rinascimento.

https://www.davincisciencecenter.org/about/leonardo-and-the-horse/biography-of-charles-c-dent/

Legge sul National Geographic un articolo che riguarda Leonardo e il Cavallo che “non fu mai”. Da allora la realizzazione di “the Horse” diventa il sogno al quale dedica tempo, amore e sostanze. Lo vuole regalare alla nostra città in segno di omaggio al Maestro e a Milano, dove il sogno era iniziato.

Charles organizza una Fondazione, incontra i più importanti studiosi del Rinascimento per verificare la fattibilità del progetto, raccoglie materiale e fondi, “fieno per il Cavallo”. Come Leonardo lavora a questo progetto per 17 anni, ma lo lascerà ad altri. Muore, infatti, nel 1994 con il sogno ancora da realizzare.

Michigan, 1994 – Il sogno di Charles passa ai suoi familiari e il Cavallo prosegue il suo lungo cammino. Il fil rouge arriva infine a Frederik Meijer, imprenditore americano, proprietario di una grande catena di supermercati. Anche lui impegna tempo, energie, passione e denaro per realizzare the Horse.

Beacon, NY, 1996 – Il filo rosso avvolge anche Nina Akamu, una scultrice americana di origine giapponese, che era stata incaricata di dare forma al sogno.. Appassionata di cavalli e dell’Italia, studia i progetti di Leonardo e infine riesce a realizzarne il calco. Nella fonderia Tallix di Beacon finalmente nasce il Cavallo made in USA.

http://www.studioequus.com/biography.html

Milano, 1999 – Il Cavallo, esattamente 500 anni dopo la distruzione del modello in argilla da parte dai francesi, giunge in dono a Milano. È veramente colossale (metri 7,20 di altezza, 8 di lunghezza, 15 tonnellate di peso) e fa bella mostra sopra un maxi piedistallo davanti alla tribuna dell’Ippodromo del Galoppo di San Siro.

Una curiosità: è stata effettuata recentemente una simulazione in 3D della fusione. E stato così  verificato che Leonardo, con le tecniche che aveva progettato, sarebbe stato in grado di realizzare la propria opera in meno di tre minuti.

https://www.museogalileo.it/it/biblioteca-e-istituto-di-ricerca/progetti/progetti-speciali/834-non-era-leggenda-il-leggendario-cavallo-di-leonardo.html

Per il trasporto dall’America, invece, il Cavallo è stato realizzato in otto pezzi separati da assemblare.

Il Cavallo di Leonardo ha anche un gemello americano, esposto nel parco di Grand Rapids nel Michigan del quale è  la principale attrazione.

Un terzo “fratello”, più piccolo, è stato donato, nel 2001, a Vinci, paese natale del Maestro.

Milano, 2019 – A vent’anni esatti dalla sua collocazione, defilato rispetto ai circuiti turistici e quasi sperduto tra i parcheggi dello Stadio, ci pare un po’ sottovalutato.

Attualmente è il logo del MIFF AWARDS, Festival di Film d’Autore, che si tiene ogni anno nella nostra città e lo vedremo sicuramente protagonista nelle varie celebrazioni per i cinquecento anni dalla morte di Leonardo.

Questo Cavallo non è “quello” di Leonardo da Vinci, come sostengono i critici. Questo progetto, però, ha attraversato e unito secoli e paesi. È il Cavallo di Leonardo, di Ludovico, di Charles, di Frederik, di Nina, un po’ di tutti coloro che, con tenacia, cercano di concretizzare un sogno e, se non ci riescono, lo lasciano alle generazioni future perchè possano continuare a sognare, a immaginare, a creare, e a operare per realizzarlo.

A presto…

Il Cavallo di Leonardo, un sogno durato 500 anni – Parte Prima, il periodo sforzesco

È un sogno durato oltre 500 anni, nato a Milano sotto gli Sforza e realizzato in America alla fine del Novecento. Questo fil rouge ci porta a San Siro, davanti all’Ippodromo, dove si trova il Cavallo di Leonardo.

Ecco la sua storia:

Milano, 1473 – Galeazzo Maria Sforza è Duca di Milano, dopo la morte del padre, il grande Francesco, avvenuta nel 1466.

Francesco Sforza, capitano di ventura in carriera, aveva sposato Bianca Maria Visconti, ereditando titolo e Ducato.

Il nuovo Duca vorrebbe dedicare al padre un monumento equestre in bronzo, anche come simbolo del potere della propria casata.

Incarica Bartolomeo Gadio, architetto capo del Castello, di cercare anche in altre città un artista capace di lavorare questo metallo, ma questo progetto rimane irrealizzato.

Il Duca, infatti, viene ucciso da congiurati nel giorno e nella chiesa di Santo Stefano il 26 dicembre 1476, lasciando un Ducato in stand by, la moglie Bona di Savoia e, come erede, il figlio Gian Galeazzo Maria di soli sette anni.

Milano, qualche anno dopo – Ludovico il Moro, fratello minore di Galeazzo Maria e “reggente” del Ducato in nome del nipote, chiede a Lorenzo il Magnifico, grande mecenate, di indicargli alcuni artisti per realizzare il monumento al padre Francesco.

Ludovico il Moro

corte di Lorenzo il Magnifico

Viene consultato anche il Pollaiolo, che realizzerà solo qualche disegno.

Firenze, 1482 – Leonardo da Vinci manda a Ludovico il proprio curriculum dove tra l’altro scrive: “… ancora si potrà dare opera al Cavallo, che sarà gloria immortale e onore… della inclita casa sforzesca… “. Aveva lavorato a bottega dal Verrocchio, da cui aveva imparato tra l’altro il metodo a “cera persa” per la fusione del bronzo.

Milano, qualche anno dopo – Leonardo è stato “assunto” e lavora ormai alla corte di Ludovico, studiando, dipingendo, facendo progetti e occupandosi delle più disparate cose, persino del food ducale. Del Cavallo nessuna traccia, solo molti studi e disegni.

Milano, 1489 – Il Moro, spazientito per il monumento che ancora non è iniziato, sollecita il Maestro. Leonardo batte cassa, ricordando di aver ricevuto dal Duca, fino ad allora, solo 50 ducati. Aveva perciò dovuto accettare incarichi anche da altri committenti, che gli avevano fatto ritardare il progetto del Cavallo. A questo ritardo dobbiamo la “Vergine delle Rocce“!

Louvre

Ludovico chiede ancora al Magnifico di proporgli altri artisti per realizzare il monumento tanto atteso; due poeti di corte, sollecitati dal Maestro, convincono, però, il Duca a lasciare l’incarico a Leonardo che avrebbe realizzato un’opera di dimensioni mai viste prima, addirittura “supra naturam”.

monumento a Leonardo – Milano, piazza della Scala

Milano, 23 aprile 1490 – “… ricominciai il cavallo”, scrive il Maestro. Non si tratta di un cavallo rampante, come si pensava all’inizio, ma di uno al passo, un vero colosso, il più grande mai realizzato in bronzo fuso.

Milano, 1493 – Il modello in argilla del Cavallo è terminato. Le sue dimensioni sono veramente colossali: 8 metri di altezza, quasi il doppio di quello di Donatello a Padova e ben più grande di quello del Verrocchio a Venezia.

Donatello – monumento al Gattamelata

Verrocchio – monumento al Colleoni

L’imponente monumento (ma di Francesco nessuna traccia) probabilmente avrebbe dovuto adornare una grande piazza davanti al Castello per onorare la potenza degli Sforza.

Restava il problema tecnico della fusione delle 70 tonnellate di bronzo da utilizzare per il monumento. La situazione politica, però, sta precipitando e il bronzo serve per fare cannoni.

Milano, 1499 – Forse Leonardo ha fatto trasferire il Cavallo in argilla nella sua vigna vicino alla chiesa di Santa Maria delle Grazie, per tentare di metterlo in salvo. Le truppe francesi, che avevano invaso il Ducato di Milano, però, si sistemano proprio in quella zona.

La soldataglia usa il Cavallo come bersaglio per balestrieri e arcieri. Non sappiamo se Leonardo abbia visto andare in frantumi il suo sogno durato oltre 15 anni. “Il Duca ha perso lo stato, la roba e la libertà e nessuna opera si finì per lui…” scrive Leonardo. In certe notti, si dice, il fantasma di Ludovico ancora fugge in sella ad un cavallo al galoppo. La lunga notte del Castello ha inizio, buia e senza sogni…

Amboise, 1519 – Leonardo muore nel castello vicino ad Amboise, ospite onorato del Re Francesco I. Due sono i sogni che, in punto di morte, rimpiange di non essere riuscito a realizzare: non aver mai volato e non aver finito il suo Cavallo.

Leonardo ha creato un ponte verso il futuro e i suoi sogni non moriranno con lui…

Continua…

Nella calza della Befana 2019 troviamo… la chiesetta dei Re Magi di via Palmanova

È tempo di Epifania che tutte le feste porta via. Il magico periodo del Natale sta per terminare e si torna alla vita e ai problemi di tutti i giorni.

Abbiamo trovato nella chiesa di Santo Stefano un quadro dolcemente emblematico: la Famigliola di Betlemme, dopo l’incanto della Natività e l’accorrere di uomini buoni e semplici, è costretta, dopo poco tempo, a lasciare le proprie cose per sfuggire alla crudeltà di Erode.

L’Epifania, però, è anche tempo di Magi, figure misteriose, e secondo noi molto moderne, che ci parlano del rapporto tra Scienza e Fede (erano studiosi ai massimi livelli) e ci fanno anche riflettere sul senso della nostra vita.

Milano è da sempre legata ai Magi che l’avevano “scelta”, secondo la tradizione, come luogo dove fermarsi per sempre. I buoi che trainavano il carro con le reliquie si erano impantanati dove sorge ora la Basilica di Sant’Eustorgio, che venne eretta per custodire le spoglie dei Tre Re.

I Magi, però, avevano il cammino nel proprio destino e le loro spoglie vennero trafugate dal Barbarossa e portate a Colonia.

Infine una piccola parte delle reliquie tornò a casa, a Sant’Eustorgio, mentre altre reliquie (alcune falangi delle dita, invece) non hanno mai lasciato Brugherio, dove viveva Santa Marcellina che le aveva ricevute in dono dal fratello Sant’Ambrogio.

Sant’Eustorgio – Milano

S. Bartolomeo – Brugherio

Alcuni piccoli suggerimenti: in questi giorni è esposta, in Sant’Eustorgio, la teca con le reliquie e, nella mattina dell’Epifania si svolge il tradizionale corteo in costume (risalente al Medioevo) da piazza Duomo.

http://www.santeustorgio.it/corteo_dei_magi.html

Inoltre in questo periodo si possono ammirare due opere famose a Palazzo Marino e al Museo Diocesano.

Palazzo Marino

Museo Diocesano

Non solo: abbiamo scoperto che nella nostra città esiste un’antica chiesetta dedicata proprio ai Santi Re Magi. Si trova in una zona a Nord Est di Milano, vicino all’antico borgo di Crescenzago, in una frazione chiamata Corte Regina.

Siamo in via Palmanova, anzi, per la precisione, in via Regina Teodolinda. Dolce e severa nel suo gotico lombardo, la chiesetta ha un aspetto semplice, quasi un mattoncino rosso tra il klinker dei palazzi.

Sul portone ci accoglie una formella con Madonna e Bambino sotto una finestra circolare.

Le diverse finestrelle sulle pareti laterali ci riportano a tempi e stili diversi, così come il campanile a base romanica.

L’interno della chiesetta è altrettanto semplice: ad una sola navata, ha mattoni a vista e, sospesa, un’immagine di Cristo di grande impatto espressivo.

Una targa ci racconta la storia di questa chiesetta che fu fatta edificare nel 1352 ai tempi della Signoria di Bernabò Visconti, probabilmente su una preesistente chiesa più antica, descritta già nel XII secolo. Un’ipotesi è che sia stata voluta dalla moglie di Bernabò, Regina Della Scala, alla quale si deve anche la chiesa demolita per costruire il nostro massimo teatro che ne tramanda il nome.

Un tempo la chiesa dei Magi era dedicata alla Vergine e aveva intorno un Lazzaretto per il ricovero degli appestati, prima che fosse costruito quello di viale Tunisia a Porta Orientale.

La storia ci dice che i Borromei, in successive visite pastorali alla chiesetta di Corte Regina, vi incontrarono delle monache devote ai Re Magi. Così successivamente la chiesa fu intitolata ufficialmente ai “Santi Re Magi in Corte Regina”. Oggi il nome della chiesa viene ricordato da un moderno affresco dietro l’altare.


Questa chiesetta incontrò molti ostacoli sul suo cammino. A fine Settecento passò al Demanio, venne sconsacrata e diventò abitazione e deposito per i contadini della zona. Anche le bombe della seconda guerra mondiale contribuirono al suo declino, tanto che si parlava di abbatterla, sacrificata allo sviluppo edilizio.

Ma i Magi fecero il miracolo; la chiesetta venne donata al parroco della vicina parrocchia di San Giuseppe, che, grazie ad offerte di fedeli e benefattori, la fece restaurare, riconsacrare e riaprire il 6 gennaio 1967.

https://www.sangiuseppe.info/la-chiesa-dei-santi-re-magi/

Purtroppo è un po’ difficile visitare questo piccolo tassello della storia di Milano. Viene aperta solo il sabato pomeriggio alle 17 e nei festivi alle 9.30 per le Sante Messe. Come i Magi mettiamoci in cammino e andiamo a visitarla.

A presto…

Tanti Auguri di Buon 2019!

Alla fine del 2018 Milano è stata dichiarata, da “Il Sole – 24 ore”, il capoluogo della provincia italiana dove si vive meglio.

Sono stati presi in considerazione diversi parametri che vanno dal lavoro alla sicurezza, dalla ricchezza all’ambiente, dalla cultura alla società.

Siamo veramente felici di questo risultato e crediamo che ciascuno di noi vi abbia contribuito e possa ancora fare e dare qualcosa di più per la nostra città. Che il traguardo raggiunto quest’anno sia al tempo stesso soddisfazione per il punto di arrivo e, insieme, punto di partenza per crescere ancora!

A tutti un meraviglioso 2019!

 

A presto…

Quattropassi aspettando Natale 2018 – seconda parte

Iniziamo la seconda parte dei nostri quattopassi verso il Natale 2018 con un incontro un po’ controcorrente: il vecchio, caro Sant’Ambrogio, che ci appare ancora più bello nella sua luce consueta.

Rimasto solo dopo il trasloco della tradizionale fiera degli Oh Bej – Oh Bej, è come un anziano amico, saggio e senza fronzoli, che ha capito ciò che conta veramente e osserva pacato, pronto ad accogliere in un abbraccio chi vive le inquietudini del nostro tempo.

Con un fantastico volo, grazie a due mezzi parcheggiati in attesa di un’altra festa, passiamo ora sopra Milano per vederne angoli illuminati da condividere.

Il Castello ha due volti: nel primo luci chiare sottolineano con eleganza l’architettura, nel secondo vivaci luci rosse e verdi propongono fantastiche scenografie.

Ecco alcune immagini dei Navigli; poi via Dante, piazza Cordusio, via Mercanti...

Infine arriviamo all’Ottagono della Galleria, splendido splendente con l’albero Swarovski e la cupola piena di luci.

Le vetrine intorno sfoggiano idee, classe e glamour.

Piazza della Scala e l’ingresso della Galleria quest’anno sono vestiti di rosso cupo per omaggiare lo sponsor, un profumo francese.

Anche Palazzo Marino è tutto rosso. Come da tradizione ospita un’opera d’arte che è possibile vedere gratuitamente e un bel Presepe umbro nel cortile.

Quasi infuocati, e poco natalizi, sono gli alberi intorno alla statua di Leonardo; anche gli gnomi del Quadrilatero sembrano alquanto perplessi.

Forse cercheranno rifugio sotto alberi più rassicuranti.

Palazzo Carmagnola

Darsena

piazza XXIV Maggio

CityLife

Ecco l’albero più alto di questo Natale 2018 a Milano. Quasi una cometa, con una stella dalla coda blu cielo, si trova sulla Torre Galfa, un grattacielo caduto in disgrazia e abbandonato, che ora si illumina e riprende vita, quasi un augurio per tutti noi.

Molti animali hanno letto della nostra Fotoarca e si sono fatti belli per essere fotografati.

Un dinosauro, alla Stazione Centrale, si è fermato solo pochi giorni. Sembra incavolato, ma anche lui ha avuto il suo attimo di celebrità.

Alcuni animali sono pronti a giocare con i bambini sul ghiaccio.

Milano, con le sue tante piste di pattinaggio, diventa un po’ il mondo incantato di Frozen.

Bagni Misteriosi

Palazzo Lombardia

In una di queste piste abbiamo trovato l’immagine del tradizionale dolcetto creato, secondo la leggenda, da un pasticcere per ricordare Nostro Signore: solido ma dolce , a forma di bastone da pastore che, capovolto, diventa la J di Jesus, bianco come la purezza, rosso come il sacrificio, con un pizzico di menta piperita perchè faccia memoria di una pianta anticamente usata per le purificazioni.

piazza Beccaria

Questi dolcetti si trovano spesso sulle bancarelle dei mercatini dove comprare qualche regalo o un ultimo pensierino. Come resistere?

Bagni Misteriosi

Bagni Misteriosi

piazza Duomo

San Celso

Milano ha il cuore grande e non dimentica chi è in difficoltà.

Diverse iniziative raccolgono offerte per chi sta vivendo un momento difficile. Ecco “Regalami”, alla Darsena, a favore dell’Ospedale Pediatrico Buzzi.

Questi nostri passipermilano non possono dimenticare i Presepi. Eccone alcuni molto diversi fra loro: uno fatto di pane, un altro di legno e carta del grande Londonio al Pirellone, il terzo esposto in una mostra di presepi etnici presso i Padri Cappuccini di piazzale Cimitero Maggiore. e l’ultimo di  moderno disegn.

Siamo tornati in piazza Duomo. davanti a noi c’è la nostra Cattedrale con la nuova illuminazione voluta dalla Veneranda Fabbrica. Che si accendano anche le nostre speranze, come tante luci!

Nella notte avvistato Babbo Natale venuto anche lui a guardare!

Buona Luce a tutti e Buon Natale!

A presto…

 

Concerto di Natale al Conservatorio

Il Conservatorio “Giuseppe Verdi” invita Milano al tradizionale Concerto di Natale che avrà luogo venerdì 21 dicembre alle ore 20.30 (via Conservatorio 12 – ingresso libero).

Nella Sala Verdi risuoneranno musiche di Giovanni Gabrieli e di Johan Sebastian Bach e sarà un altro momento per festeggiare il Natale 2018.

A questa serata sarà presente, come di consueto, l’AVSI, associazione no-profit che si dedica alla cura della popolazione siriana che vive tra guerre, miserie e malattie. C’è bisogno di speranza per continuare a vivere e gli ospedali che l’AVSI sostiene sono luoghi dove si può curare il corpo… ma non solo.

https://www.avsi.org/it/news/2018/10/29/tende-avsi-siria-tra-luce-e-fango/1642/

Sono stati realizzati piccoli oggetti che saranno messi in vendita come in uno scambio di doni e di auguri tra persone lontane che non si conoscono, ma che condividono lo stesso forte bisogno di Bene.

Sarà una serata-evento molto speciale… non manchiamo!

A presto…

Quattropassi aspettando il Natale 2018

Milano si sta via via accendendo di luci, colorando di alberi e vetrine addobbate, riempiendo di profumi e sapori che fanno Natale.

In questo periodo di attesa ci si incontra spesso con parenti, amici, colleghi per uno scambio di auguri o di un piccolo dono, in casa o in qualche locale vestiti a festa.

Abbiamo pensato a lungo se tutti questi incontri siano una divisione, quasi una festa fatta a pezzettini, o una moltiplicazione della gioia, un Natale vissuto tante volte. La soluzione era scritta sotto i nostri occhi, bastava vederla!

Natale è una vera moltiplicazione di feste e gesti di affetto. Se il vero significato della X è un altro, da cercare su Wikipedia, quello che viene dal cuore è pieno di auguri.

È bello stare insieme accanto ad un albero addobbato, fare una telefonata a chi è lontano, ritagliarsi un momento tutto per sè guardando la nostra Milano vestita a festa.

Per noi è anche bello fare quattropassi insieme a voi per guardare le prime luci del Natale 2018.

Ci sono luci e addobbi d’autore e altre più spontanee, nate dalla creatività di ciascuno. Ecco alcune foto di alberi e addobbi colti qua e là… magari ci viene qualche idea!

La nostra città ha uno spirito chic e pop. Ci sono addobbi raffinati e altri piuttosto kitsch, che conservano il gusto della tradizione e lo spirito magico dell’infanzia.

La realtà è lontana quando mettiamo nel nostro presepio statuine di pecorelle giganti accanto a quelle di piccoli omini. La fantasia ispira anche gli stilisti.

L’invito a sognare è un po’ dovunque: lo troviamo tra i mercatini che con le casette di legno ci portano lontano dalla città, tra le piste di pattinaggio accanto alle vie dello shopping o agli edifici d’autore.

Anche un venditore di caldarroste o di dolciumi sotto i grattacieli ci fa ricordare profumi e momenti di Natali di ieri e di oggi.

Per gustare i sapori del Natale, quante belle “tavole” sono esposte, quante idee per accogliere Re Panettone!

Il vecchio re, il Pan de’ Toni, nato centinaia di anni fa qui a Milano, torna nella sua città con diverse feste in suo onore, diventando sempre più buono e goloso.

Condividerlo è condividere gli auguri e la gioia di stare insieme. Maestri Pasticceri si contendono il primato del panettone da gourmet e il nostro dolce più tipico arriva anche sulle tavole di tutti i continenti.

È cominciato il conto alla rovescia. In piazza Duomo è stato acceso l’albero e il calendario dell’Avvento illumina e ci regala una melodia ogni giorno che passa.

Babbo Natale sta arrivando sulla nostra città!

Continua…

A presto…

Fotoarca di Passipermilano (seconda puntata: i cavalli)

Tra poco Milano si accenderà con le luci del Natale e diventerà il palcoscenico di tutti noi che, di corsa, come puledri, cavalli rampanti o ronzini stanchi faremo acquisti e porteremo pacchi e pacchetti, borse e borsoni, figlioletti o nipotini.

Con un sorriso dedichiamo i nostri quattropassi di fine novembre al cavallo, questo nobile animale che nei secoli al passo, al trotto o al galoppo ha trasportato uomini e cose. Lo cercheremo tra i monumenti della nostra città per la seconda puntata della Fotoarca di Passipermilano.

Iniziamo la nostra passeggiata dai Cavalli Alati, bianchi e giganteschi, “parcheggiati” sul tetto della Stazione Centrale. Alti quasi 8 metri, ci ricordano che qui si va veloci, si arriva e si parte quasi volando (forse i pendolari non sono sempre d’accordo). Due palafrenieri, Intelligenza e Progresso, tengono le loro redini.

I cavalli da sempre sono stati una delle “sedute” preferite da Re e generali, che amavano essere immortalati fieramente in groppa a destrieri. Nei monumenti antichi i cavalli sono di solito rappresentati, per motivi tecnici, per lo più al passo; se invece sono dipinti,  vengono raffigurati più liberamente al trotto, al galoppo o addirittura rampanti.

Vittorio Emanuele II forse è giunto al galoppo in piazza Duomo e deve frenare il suo cavallo, lanciato… verso il portone centrale della nostra cattedrale. Conflitto Stato – Chiesa?

Accanto al monumento si riunivano i tifosi quando una delle squadre milanesi vinceva lo scudetto… ahimè, da parecchi anni è il torinese Vittorio Emanuele che festeggia.

Un altro cavaliere illustre è Napoleone III che, al Parco Sempione, saluta chi passa, come un vecchio gentiluomo un po’ bislacco. Il suo cavallo lo accompagna con pazienza.

Un famoso quadro immortala l’Imperatore, con Vittorio Emanuele II, sotto lArco della Pace, mentre, vittoriosi, entrano in Milano liberata.

Una curiosità: i cavalli della sestiga sopra l’Arco, risalenti a Napoleone I, furono fatti ruotare di circa 180° dagli Austriaci, quando tornarono a Milano, perchè voltassero il fondoschiena alla Francia… e da allora sono rimasti così.

prima

dopo

In largo Cairoli il cavallo di Giuseppe Garibaldi è finalmente fermo dopo tante battaglie col suo cavaliere e ha un aspetto forte e fiero. Non così quello del generale Missori, nella omonima piazza, tanto accasciato da essere entrato in un modo di dire milanese: “te me paret el caval del Missori”. Il modello fu un povero cavallo da tiro, che oscurò, nel tempo, il suo cavaliere.

Un cavallo, invece, pieno di vigore è quello che salta un ostacolo nel monumento alle “Voloire” in piazzale Perrucchetti, davanti all’ex-caserma dell’Artiglieria a Cavallo.

Questa volta il cavaliere non è un illustre personaggio, ma il simbolo di chi ha rischiato o dato la vita in guerra. Chissà se il suo cavallo, fedele compagno di tante ore di battaglia o di solitudine, lo avrà dovuto vegliare “in un campo di grano… sotto mille papaveri rossi” come cantava Fabrizio De Andrè.

Due monumenti celebrativi ci riportano a secoli lontani. In piazza Mercanti, sul Broletto, ora in ristrutturazione, si trova  l’altorilievo di Oldrado da Trèsseno (podestà di Milano – 1233), che, nell’epigrafe, si vanta di aver fatto costruire il palazzo e di aver mandato al rogo i Catari.

Al Museo del Castello, invece, c’è il monumento funebre del feroce Bernabò Visconti, impettito in groppa al suo destriero. Gli animali avranno avuto più cuore dei loro padroni? Povere bestie…

Nei nostri passipermilano stiamo cercando di far vedere quanto la nostra città sia piuttosto insolita e misteriosa. A questo proposito abbiamo scoperto che a Milano c’è anche il monumento “I Quattro Cavalieri dell’Apocalisse e il Cavallo Bianco della Pace”. Ebbene, questo poco noto gruppo di cavalli e cavalieri si trova nel luogo più impensabile che si possa immaginare: i Giardini Pubblici “Indro Montanelli”.

Entrando da piazza Cavour, in una grande aiuola, vicino alla statua del giornalista, c’è un gruppo di stilizzate figure in bronzo, che passano quasi inosservate, forse perchè piuttosto basse e smilze. La scena rappresentata è molto drammatica, con cavalieri e cavalli in action.

 

Quasi in disparte c’è un cavallo bianco, senza cavaliere, che sta brucando, distante anni luce dagli altri: è il “Cavallo Bianco della Pace”.

Questo monumento, quasi sconosciuto e assolutamente da andare a vedere, è opera di Harry Rosenthal, uno scultore austriaco che ha attraversato il Novecento con i suoi tanti e contrastanti avvenimenti.

Infine ecco “IL” cavallo; senza cavaliere, imponente, maestoso ha un passato illustre e un presente che genera discussioni.

È conosciuto come “il Cavallo di Leonardo” e si trova davanti all’ippodromo del galoppo di San Siro, in una posizione con poca visibilità turistica, almeno per ora. L’anno prossimo, infatti, ci saranno le celebrazioni per i cinquecento anni dalla morte del Maestro e questo cavallo diventerà protagonista di eventi e manifestazioni. Ne parleremo anche noi tra qualche settimana.

A presto…

Il mistero della Fontana all’Isola

Siamo nel cuore dell’Isola, in via Thaon di Revel, dove si trova uno dei luoghi più belli della Milano sforzesca appena scivolata nel 1500 e nelle dominazioni straniere.

Il Santuario di Santa Maria alla Fontana è un intreccio di storia, arte, fede e mistero, situato in uno dei quartieri più vivaci della città, con i grattacieli accanto alle case di ringhiera, con il futuro che si impone e fa sognare, mentre il passato resta presente e si fa radice.

Dalla strada non si vede il Santuario, ma solo la “chiesona” dallo stesso titolo, che si affaccia sulla via.

Ancora una volta, anche per capire Milano, dobbiamo andare oltre la “prima vista”. Dalla Chiesa Superiore, a livello della strada, scendiamo con una scala in un avvallamento naturale dove si trova il Santuario, e poi ancora più sotto fino alla fonte da secoli considerata miracolosa, per confrontarci col mistero.

Andiamo con ordine, un passo, anzi, un gradino alla volta. La Chiesa Superiore è stata da sempre legata alla storia del Santuario e della città. Nel corso di oltre cinque secoli ha visto arrivi e partenze, ampliamenti e restauri fino a quelli di Griffini e Mezzanotte e agli ultimi della metà del Novecento.

Guardando la facciata, sulla destra, una scala ci invita a scendere e improvvisamente ci troviamo in pieno Rinascimento.

Passeggiando tra i chiostri che non ci si aspetta, guardando gli affreschi, la volta, i soffitti, la fonte con gli zampilli d’acqua, sentiamo di trovarci in uno dei luoghi più coinvolgenti di Milano.

Per raccontare la storia di questo Santuario, partiamo dalla pietra che indica l’inizio della costruzione, il 29 settembre 1507, e il committente,  Carlo II d’Amboise, governatore francese di Milano.

Questi soffriva di una grave malattia della vista e si volle recare qui dove c’era una fonte considerata da tempo miracolosa. Si bagnò gli occhi, guarì e come ringraziamento fece costruire questo santuario mariano. Un grande dipinto cinquecentesco dei fratelli Campi, sopra l’altare, ricorda il miracolo.

Chi fu l’artista incaricato da un committente così importante? Si è parlato del Bramante, del Bramantino e di Leonardo (in quel periodo a Milano), tanto legato alla famiglia dei D’Amboise, da essere poi ospitato, fino alla morte, in uno dei loro castelli in Francia. Oggi, infine, si propende per una collaborazione dell’Amadeo, secondo quanto ritrovato in un antico documento.

I dubbi restano molti; confrontando alcuni particolari dei doppi archi, si nota una forte somiglianza tra quelli del Santuario e alcuni disegni del Codice Atlantico di Leonardo.

Alle pareti della Cappella ammiriamo affreschi della scuola di Bernardino Luini, in parte danneggiati ma molto dolci e suggestivi.

Interessanti i particolari di due affreschi che riguardano l’ambiente dell’epoca. Nel “San Rocco” si vede una cascina tra i campi, mentre nella “Visitazione” siamo in un contesto cittadino, con una ricca porta di un palazzo e una piccola balaustra. Città e campagna fanno da sfondo alla Fede.

La grande volta a dodici spicchi (unica, sembra, in Italia) riproduce gli Apostoli (tranne Giuda) e San Paolo. Al centro un rilievo in legno e stucco dorato con Dio Padre benedicente circondato da raggi di luce e di calore.

Nel ricco soffitto a botte sopra l’altare ci sono raffinati disegni simbolici risalenti al XVI secolo: l’ibis (che indica la gratitudine), il sole raggiato, alcune fiaccole e il caduceo (simbolo da sempre della Medicina) che ricorda la doppia spirale del DNA, quasi un misterioso presagio di future scoperte.

Il colore rosso dei disegni indica l’Amore e rimanda anche alla Medicina: infatti questo Santuario fu uno dei poli sanitari milanesi come la Ca’ Granda e il Lazzaretto. Al centro di questo ospedale, fino a metà Ottocento, spiccava una grande vasca, come vediamo da alcune immagini.

Nella storia di questo Santuario ci furono, però, momenti difficili. Se un nobile francese lo aveva fatto costruire, un altro, Napoleone, dopo averlo utilizzato come ospedale per le proprie truppe, lo aveva trasformato in un deposito per quei carri che servivano a innaffiare le polverose vie della città, antenati di quei tram soprannominati “foca barbisa” che facevano parte della Milano dei nostri nonni.

Un grave disastro colpì, verso la fine dell’Ottocento, la fonte del nostro Santuario, quando un incendio in una vicina fabbrica di bitume inquinò la sorgente. Questo danno ambientale non fermò mai la devozione dei fedeli e l’acqua, oggi collegata all’acquedotto, sgorga ancora da undici beccucci posti su una lastra di pietra.

Abbiamo osservato a lungo la disposizione insolita dei beccucci e la lastra considerata quella originaria dell’antica fonte. C’è chi sostiene che la pietra sia carica di energia e che i fori formino misteriosi triangoli, così come l'”ammaccatura” nella parte superiore della pietra. E se fossero segnali di qualcosa di non conosciuto, ancora da scoprire?

Ci lasciamo qui, davanti a questa antica fonte piena di misteri, ognuno con i propri pensieri, per decidere se scendere e accostarci alla fonte o no…

A presto…

Passato e futuro nel quartiere Isola

Milano non è una città sul mare, né ha un grande fiume che la attraversa. Le sue acque, però, sono tante, ricche e vive, sotterranee o all’aperto, “laboriose” e in alcuni casi persino miracolose.

Nella nostra città c’è anche un’Isola, fatta e circondata da case, un’isola senza acqua intorno, insolita e speciale. Benvenuti all’Isola!

Era una zona “isolata” dalla città per la ferrovia che le separava, con un ponte che passava sopra i binari.

Nata e cresciuta dalla metà dell’Ottocento per chi lavorava nelle vicine fabbriche (Pirelli, Tecnomasio,…) con case popolari e di ringhiera, aveva visto sviluppare al suo interno un forte senso di appartenenza e un orgoglioso legame tra i suoi abitanti.

L’Isola ora è tra i quartieri più cool di Milano, con la movida tra le case di ringhiera e i palazzi famosi del Bosco Verticale e di Porta Nuova.

Un tempo l’Isola era un insieme di prati, boschi e fontanili intorno al Santuario di Santa Maria alla Fontana, dove si trova ancora oggi una fonte considerata miracolosa.

Racconteremo questo piccolo gioiello di architettura e fede tra qualche settimana. Nel frattempo facciamo quattropassi per l’Isola, iniziando proprio da via Thaon de Revel, dove si trova il Santuario.

Al numero 21 ci aspetta un altro luogo di grande interesse storico e, forse, poco noto: la Fonderia Napoleonica Eugenia, fondata nel 1806 e così chiamata in onore del vicerè del Regno Italico, Eugenio de Beauharnais, figliastro di Napoleone.

Oggi è sede di eventi, mostre e di un museo (da visitare su appuntamento) sulla fonderia che ha realizzato, tra l’altro, anche il monumento a Vittorio Emanuele II in piazza Duomo, quello ad Alessandro Manzoni in piazza San Fedele, la Sestiga sull’Arco della Pace e il Dante di New York.

Poco lontano dal Santuario e dalla Fonderia, l’Isola stupisce con un famoso locale per gli amanti delle moto, che unisce bar e caffetteria ad articoli per le due ruote, un bike district da non perdere, anche se si utilizzano altri mezzi di trasporto!

Tutta l’Isola è piena di locali dove è piacevole sostare per bere qualcosa, ascoltare musica, magari farsi dare un tocco hipster ai capelli o girare tra le bancarelle del vivacissimo mercato di martedì e sabato in piazzale Lagosta.

Qua e là troviamo tocchi di storia isolana: in piazzale Segrino c’è un monumento ai Caduti del quartiere durante la lotta partigiana, mentre in piazzale Lagosta, al numero 1, nel cortile di una casa, la lapide di Giuseppe Parini ricorda che qui si trovava il Cimitero della Mojazza, poi abbandonato quando venne costruito il Monumentale (1895).

Il grande senso di solidarietà attiva, tutta milanese, si respira anche nella chiesa del Sacro Volto in via Sebenico, dove riposa Don Eugenio Bussa, grande figura di sacerdote, dichiarato dal governo israeliano “Giusto tra le Nazioni” per aver salvato molti bambini ebrei durante l’Olocausto; e non solo questo: ha aiutato persone di ogni colore politico e tanti giovani disoccupati o in difficoltà.

Guardiamo sopra l’altare di questa chiesa un’insolita opera d’arte: non un dipinto, ma la fotografia del Sacro Volto della Sindone.

 

Giriamo ancora un po’ per le strade dell’Isola, dove vetrine popolari si trovano accanto ad altre molto chiccose creando quella mescolanza culturale un tantino pop tipica della nostra città.

Improvvisamente, arrivati in via De Castilla, l’Isola appare diversa: le case sembrano parte di rocce sedimentarie, testimonianza di tempi e stili diversi.

Questa via mostra come Milano sappia rinnovarsi. Sulla vecchia sede ferroviaria, che separava l’Isola dal resto della città, sono sorti palazzi pluripremiati, “cubi” che fanno cultura, vecchie palazzine diventate fondazioni, vaste aree verdi.

Gli alti grattacieli di archistar famosi non rendono buie le strade, ma sono collocati in ampi spazi a verde. In questa zona sta sorgendo la Biblioteca degli Alberi, ci sono passeggiate pedonali, piccoli orti, campi di bocce e giochi per bambini.

Vecchio e nuovo insieme, verde e cemento fianco a fianco… Abbiamo trovato in via Thaon de Revel questa piccola insegna un po’ meneghina, un po’ mondo. Che ne pensate?

A presto…