Incontriamo in via Rovello la “Dama con l’Ermellino”

Quando entriamo nel palazzo di via Rovello 2, per andare a teatro, bere un caffè o fare anche solo due passi, come non pensare che qui ha vissuto Cecilia Gallerani, amante di Ludovico il Moro, la “Dama con l’Ermellino” ritratta da Leonardo?

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Il suo bel viso non guarda il pubblico, lo sguardo è richiamato altrove, libero e forse un po’ audace; è il volto di una giovane donna dall’intelligenza viva e arguta, consapevole di ciò che vuole e le è consentito fare, non quello di una favorita che mette in mostra le sue grazie alle quali deve tutto.

cecilia

Più magra e più giovane della Gioconda, ha mani grandi e affusolate, posate, senza carezze o forti prese, su un grosso ermellino.

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ermellino

http://www.franuvolo.it/sito/doc/Rassegna/illustrati/ILL_60_72.jpg

Non è chiaro perchè Leonardo abbia dipinto Cecilia con un ermellino; c’è chi sostiene persino che si tratti di una donnola o di un furetto, più facile da addomesticare. Nuovi studi indicherebbero dei ripensamenti, da parte del Maestro, sull’immagine dell’animale.

dama_ermellino grigio

http://www.archeomatica.it/documentazione/nuova-tecnica-non-invasiva-indaga-la-dama-con-l-ermellino

Anche le interpretazioni sul significato dell’animale restano incerte: per alcuni indicherebbe la purezza, per altri richiamerebbe il cognome di Cecilia (in greco antico ermellino si dice galè), per altri ancora farebbe riferimento all’onorificenza di Cavaliere dell’Ermellino, ricevuta dal Moro; le diverse ipotesi si intrecciano e si confondono. D’altra parte il gusto di Leonardo per l’enigma e il mistero spinge continuamente a cercare risposte fuori e dentro di noi.

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Cecilia nacque a Milano nel 1473, figlia di un giurista senese che aveva fatto fortuna alla corte dei Visconti prima e di Francesco Sforza poi, che gli aveva concesso il grandissimo benefit di non pagare tasse.

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La bambina aveva ricevuto un’educazione di buon livello ed era bella, intelligente ed istruita.

cecilia babi

La morte del padre, però, lasciò la famiglia in gravissime difficoltà economiche. Le terre ed i beni vennero confiscati per i debiti e toccò al figlio maggiore recuperare il benessere di un tempo. Fece successivamente una petizione al Moro, divenuto Signore di Milano, per riavere i possedimenti perduti e alcuni studiosi ipotizzano che sia stata proprio la sedicenne Cecilia a sottoporla al Duca, che accettò la richiesta.

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Di fatto, però, non sappiamo quando Cecilia e Ludovico si incontrarono, ma non fu solo una delle tante storie d’amore del Duca. Fu un amore intenso, lungo forse tutta la vita, quello che ebbe inizio tra la ragazza ed il più maturo Signore di Milano, che aveva diciannove anni più di lei.

collana con ceci

La loro passione trapela dalle lettere che l’ambasciatore estense alla corte del Moro, Jacopo Trotti, scriveva ai suoi Signori, in attesa del matrimonio combinato tra Ludovico e la giovanissima Beatrice d’Este. “Si dice che il male del signor Ludovico è causato dal troppo coito di una sua puta [il termine veniva usato per indicare la giovanissima età] che prese presso di sè, molto bella, la quale gli va dietro dappertutto, e le vuole tutto il suo ben e gliene fa ogni dimostrazione”.

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La Gallerani visse a Corte come una regina, accanto a personalità come Leonardo, Bramante e Bandello, ai quali fu legata da amicizia e stima profonde.

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Cecilia sapeva che non avrebbe mai potuto essere la sposa del Signore e lo accettava. Era però la First Lady della Corte e partecipò accanto a Ludovico ad una delle più grandi feste mai date: “la Festa del Paradiso”, per la quale Leonardo curò le scenografie.

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Quattro mesi dopo questo evento vennero celebrate le sontuose nozze del Moro con Beatrice d’Este, nella raffinata e magnifica Corte milanese.

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La Gallerani aspettava un figlio, Cesare, che crebbe a Corte ed è raffigurato sulla Pala di Brera, assieme ai Duchi e al loro figlioletto.

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Cesare Sforza nella pala

Cecilia, dapprima, visse al Castello, tollerata da Beatrice: ma tutto ciò non poteva durare a lungo. Il Moro era un Signore munifico e capace, ricco e generoso, ma…solo un uomo può non capire che non si deve fare lo stesso regalo (un abito, poi!) a moglie e amante.

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La bomba scoppiò quando, infatti, il Moro fece confezionare due tuniche simili, ma di tessuti diversi: l’uno, più prezioso, per la moglie, l’altro, meno pregiato, per l’amante…alla quale però stava meglio.

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La camora, questo il nome del tipo di tunica, fece scatenare le ire di Beatrice, che ottenne l’allontanamento della rivale da Corte. Per farlo apparire definitivo il Moro diede a Cecilia una ricca dote, possedimenti ed un nobile marito, il conte Ludovico Carminati, uomo discreto e tranquillo, che permise a Cecilia di vivere una seconda vita lontana da Corte.

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Nel palazzo di via Rovello, donato dal Moro, vennero fatti lavori affidati a personalità come Leonardo e Bramante, che frequentavano anche i colti salotti della Gallerani, che divenne una delle più famose e stimate dame del Rinascimento lombardo.

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Alla morte di Beatrice, Cecilia tornò a Corte per stare vicina al Moro, ormai in crisi politica e personale. Tutto stava precipitando: il figlio Cesare, frutto del loro amore, morì e il re di Francia, Luigi XII, sconfisse Ludovico.

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Luigi XII

La contessa si ritirò nel suo castello di San Giovanni in Croce, nel cremonese, dove visse per lunghi anni, circondata da importanti e colte frequentazioni, studi e scambi epistolari anche col grande Leonardo che aveva reso immortale la sua bellezza.

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Secondo alcuni, in una pala della cappella del castello, è raffigurata una Cecilia ultraquarantenne un po’ più curvy.

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Morì a 63 anni e, probabilmente, fu sepolta nella cappella della famiglia Carminati, nella chiesa di San Zevedro, dove riposano due dei suoi figli.

chiesa di san zavedro sepoltura

E il vedovo? Sembra che si sia risposato con Lucrezia Crivelli, un’altra “ex” del Moro …..

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Del celebre ritratto di Cecilia, per molti secoli, non si seppe più nulla; venne acquistato infine da una principessa polacca. Dopo varie peripezie tutta la collezione della principessa fu depredata dai gerarchi nazisti e il quadro venne collocato nella residenza del governatore tedesco a Cracovia.

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Sul finire della guerra, questi lo fece portare in Baviera, ma qui fu recuperato dai Monuments Men americani e riconsegnato alla Polonia.

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Ora la “Dama con l’Ermellino” si trova a Cracovia, ma si dice che lo spirito di Cecilia torni spesso, in attesa del Moro, nel palazzo di via Rovello, nella sua indimenticata Milano.

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“Cecilia” di Igor Bitman

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