Cartoline dal FuoriSalone 2026

Le Design Week è appena terminata: abbiamo visto antichi palazzi e chiese sconsacrate ospitare nuove creazioni e luoghi storici con avveniristiche installazioni, entrare sempre più chiese nel circuito del FuoriSalone, espandere lo spazio dedicato al food, crescere a dismisura le file interminabili e il numero di eventi e di feste per poter dire “io c’ero”.

Abbiamo pensato di raccontare questo FuoriSalone con alcune cartoline e di dare a ciascuna di queste il titolo di film famoso. Rispetto al grande numero di eventi, le nostre cartoline sono senz’altro poche, ma parlano della nostra città e di tutti noi. Per il FuoriSalone 2026 il nostro titolo è “Il Diavolo veste Prada”, immagine di stile e di stiletti.

La piscina Guido Romano. Siamo tornati a vedere questa piscina centenaria, entrata per la prima volta nella “geografia” del FuoriSalone.

Gli spazi espositivi hanno presentato oggettistica in vetro molto bello che richiamava la trasparenza dell’acqua mentre riflette i colori cisrcostanti.

Ma è stata soprattutto l’accogliente bellezza di questa piscina e del suo parco a farci venire voglia di estate, relax, calore e pensieri da sciogliere in un tuffo rinfrescante. “Sapore di mare”.

Santa Maria alla Fontana. Anche lo spazio che questa chiesa ha concesso per l’esposizione di elementi di arredo outdoor è una new entry da ricordare nel FuoriSalone 2026.

Le installazioni erano per lo più garbate anche se in una sala accanto al chiostro era stato allestito un bar del tutto simile a quelli della movida; in fondo ci troviamo all’Isola…

Non nascondiamo qualche perplessità: senza dubbio le nuove entrate faranno nascere e aiuteranno i progetti della parrocchia e forse faranno conoscere di più questo luogo di fede.

Durante il FuoriSalone nulla, però, parlava del santuario che rimaneva quasi estraneo. Il nostro titolo è “Quo vadis”

L’Università Statale. Sempre scenografiche e sorprendenti sono le installazioni della Statale che quest’anno fanno riflettere su alcuni temi e contraddizioni del nostro tempo.

Guardiamo con sgomento l’installazione con le macerie di alcune scuole ucraine, ma conserviamo un briciolo di speranza e di fiducia in questa nostra umanità perchè questi detriti di vita e di cultura possano diventare materiali da ricostruzione. “The Day After”

Ha fatto il suo ingresso alla Ca’ Granda anche il Food, in modo spettacolare e problematico insieme. Per la Mutti è stato costruito un tunnel fatto di lattine, dove il pubblico poteva passare sentendo anche il profumo della “passata” di pomodoro. Siamo forse anche noi tutti in “scatola” e abbiamo nostalgia del passato, del sugo della nonna? “Le vacanze intelligenti” episodio del film “Dove vai in vacanza?”.

Molto interessanti anche le “formone” di Parmigiano, frutto della nostra antica tradizione ed eccellenza del Made in Italy, conosciuta in tutto il mondo.

I visitatori potevano “entrare” in una struttura a forma di Parmigiano e vedere la bellissima scultura fatta da decine di grattugie, strumenti per “dividere” e godere con altri questo cibo. “Il pranzo di Babette”

In un angolo del Cortile d’Onore della Statale c’è un gorilla rosso dall’aspetto infuriato al centro di un evento.

All’angolo opposto si trova l’opera “Regeneration” con un altro gorilla, un capriolo e dei piccoli uccelli sopra un piedestallo fatto con materassi di chi vive tra i rifiuti del benessere. Le scimmie hanno forse sostituito una umanità estinta? “Il pianeta delle scimmie”

In un altro cortile vediamo una barca in costruzione tutta di tela bianca che sembra una simbolica arca di salvezza e di speranza rispetto ad un futuro incerto. “C’è ancora domani”.

A tutti un arrivederci al FuoriSalone 2027!

A presto…

Una cartolina in attesa del FuoriSalone: la piscina Guido Romano (o Ponzio)

Tra qualche giorno avrà inizio la Design Week, la settimana forse più scenografica e affollata della nostra città. Palazzi, giardini, edifici e luoghi vari si apriranno al pubblico per il FuoriSalone presentando oggetti e materiali per l’arredamento di alta gamma. Talora questi “contenitori” sono così belli (e non sempre visitabili) da rubare persino la scena ai “contenuti” esposti.

In questa edizione 2026 il FuoriSalone, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, proporrà per la prima volta al pubblico tra i “contenitori” anche la piscina “Guido Romano”, conosciuta dai milanesi come la “Ponzio”, dal nome della via dove si trova.

Come si trasformerà la piscina per questa occasione? In attesa di vedervi qualche spettacolare installazione, che sappiamo sarà dedicata al vetro, riscopriamone la storia ricordando anche il suo progettista, Luigi Lorenzo Secchi, uno dei più geniali e innovativi ingegneri del secolo scorso, al quale la nostra città deve molto. Di lui e del suo amore per Milano e la sua gente parleremo un’altra volta, riscoprendo altre sue opere diffuse in diverse zone periferiche al servizio della collettività.

La “Ponzio” ieri e oggi

Questa piscina compie quasi cent’anni. Venne, infatti, inaugurata nel luglio del 1929 su progetto del giovane ingegner Secchi, che lavorava per il Comune di Milano. Era (ed è ancora) una piscina all’aperto, circondata da ampi spazi per i bagni di sole e il tempo libero dei milanesi che restavano in città. Molto grande, poteva ospitare fino a 1500 persone.

C’erano due grandi vasche: una più grande e profonda, (di circa 100 per 40 metri) rettangolare ma con i bordi stondati agli angoli per evitare ristagni, riservata ai nuotatori, l’altra, realizzata in seguito, per i bambini, che con i loro costumini in lana sferruzzati da mamme e nonne, giocavano all’aperto, prendevano un po’ di sole e familiarizzavano con l’acqua.

Secondo il progetto dell’ingegner Secchi l’acqua per queste due vasche veniva prelevata direttamente dal sottosuolo, depurata e sterilizzata automaticamente. Intorno alle vasche c’erano cabine in muratura, un bel porticato, un’ampia zona a verde e per le sabbiature. Completavano la struttura tre begli edifici, riservati agli ingressi e ai servizi (anche docce calde).

Ora nella palazzina centrale, realizzata in un sobrio stile Novecento, che ci fa ricordare i dipinti di Sironi e De Chirico, ha sede un comando della Polizia Locale.

La Ponzio non fu l’unica piscina di Milano realizzata dal Secchi. Sue sono anche la Cozzi (allora la più grande piscina coperta d’Europa) e la Caimi (anch’essa all’aperto), oggi meglio conosciuta come i “Bagni Misteriosi” di via Pier Lombardo. Costruite in zone allora periferiche e dal pubblico (il Comune) per il pubblico, sono ancora belle, rivalorizzate e utilizzate.

Come è oggi la Ponzio? In questo momento è chiusa in attesa della riapertura estiva. Cercheremo di riscoprirla in occasione del prossimo FuoriSalone e, soprattutto, nelle calde giornate d’estate.

A presto…

Una Via Crucis contemporanea nel centro di Milano

La chiesa di San Raffaele, nella via omonima, fa parte di quella Milano che non ama apparire, ma che è presente per chi cerca un angolo di pace dove poter sostare per riflettere. Infatti, pur trovandosi accanto alla Rinascente, a due passi dai locali e dai negozi del centro, questa chiesa, luogo di grande spiritualità, resta in disparte, quasi a voler continuare a “proteggere” come un tempo la chiesa principale di Milano.

La chiesetta di San Raffaele era sorta nell’Alto Medioevo (nell’800 circa) vicino ad altre dedicate agli Arcangeli (Michele, Gabriele e Uriele) e a due battisteri (Santo Stefano e San Giovanni alle Fonti) quasi a vegliare su quella che potremmo considerare il Duomo di allora: Santa Maria Maggiore.

Nel tempo questi edifici sacri vennero demoliti tranne, appunto, San Raffaele rifatta in stile barocco per volontà di San Carlo Borromeo, che aveva affidato all’Alessi, che stava lavorando a Palazzo Marino, il progetto della chiesa. Se guardiamo la facciata, questa appare divisa a metà: la parte inferiore, barocca, risale al 1500, mentre quella superiore è stata costruita trecento anni dopo. La parte barocca è caratterizzata da erme barbute che sembrano proteggere con la loro severa austerità la spiritualità di questa chiesa.

Oltrepassati i portoni secenteschi, subito si è colpiti dal silenzio e dalla compostezza dei presenti, in adorazione del Santissimo, sempre esposto sull’altare maggiore. Piano piano, siamo riusciti ad avvicinarci per vedere l’ostensorio che, in puro stile ambrosiano (diverso da quello romano, a raggiera), ha la forma antica di un tempietto, che rappresenta il Santo Sepolcro con il Santissimo che ci parla di Resurrezione.

La chiesa, a tre navate, ha alcuni dipinti di autori importanti (Procaccini, Morazzone, Fiammenghino, Cerano) ma, nel contempo, è stata sempre aperta all’arte sacra contemporanea. Oggi, in occasione della prossima Pasqua, desideriamo segnalare la bellissima Via Crucis di Emily Jacir, una artista palestinese vivente, nata a Betlemme, che ha studiato a lungo la chiesa di San Raffaele per ambientarvi una Via Crucis mediterranea ed universale.

In quest’opera senza scene nè volti, il nome di Gesù è inciso, in caratteri latini o arabi, su tondi che ricordano il Santissimo esposto.

Sotto alcuni tondi ci sono piccole bacheche dove sono conservati oggetti, simboli del dolore e delle tragedie umane: reti da pesca e chiavi di chi ha dovuto abbandonare casa, lavoro e la propria terra, bossoli di proiettili, una corona di spine fatta con il filo spinato di chissà quale luogo proibito, una stoffa colorata che vestiva una donna.

In una bacheca più grande delle altre c’è il piccolo resto di una imbarcazione in legno: possiamo pensare ai tanti dolorosi viaggi dei migranti, ma anche alle odissee materiali e spirituali di ciascuno alla ricerca della propria Itaca.

Nelle chiesa non sono presenti indicazioni sull’artista nè su quest’opera che vale assolutamente una visita. Quando, però, si percorrono le navate per guardare queste drammatiche stazioni, non si può fare a meno di guardare verso il Santissimo al centro dell’altare, per affidarsi alla sua misericordia per la nostra pace.

A tutti un affettuoso augurio di una Pasqua serena.

A presto…