Luigi Lorenzo Secchi, un ingegnere milanese da scoprire

La nostra città non è grande e la si può guardare quasi tutta da un grattacielo, la si può vedere e conoscere camminando (con l’aiuto, magari, di qualche mezzo pubblico, salvo scioperi) come fa il nostro “passipermilano”, la si può amare con il “coeur in man” e col lavoro, ricchi di fiducia e coraggio: così siamo tutti milanesi.

L’ingegner Luigi Lorenzo Secchi non era nato nella nostra città, ma lo ricordiamo come un grande milanese del secolo scorso. Nacque ad Avenza, al confine tra Liguria e Toscana, alla fine dell’Ottocento (1899) e frequentò l’Istituto Tecnico Fisico Matematico a La Spezia per qualche anno; poi fu chiamato alle armi come Ufficiale di complemento e nel 1918 venne gravemente ferito e dovette affrontare una lunghissima degenza a Bologna. Dopo qualche anno fu dimesso e riuscì a diplomarsi. Nel 1920 si trasferì con la famiglia a Milano, si iscrisse al Politecnico e divenne ingegnere.

Dopo una breve esperienza per alcuni progetti ad Alessandria d’Egitto, nel 1925 entrò nell’Ufficio Tecnico del Comune di Milano prima come “precario”, via via acquisendo nel tempo funzioni dirigenziali. Molto capace e schivo, come i milanesi autentici, amava la cultura, che entrò sempre nelle sue attività, e soprattutto la nostra città, dove si spense ultracentenario.

Gli Anni Venti, che videro gli inizi della carriera del nostro ingegnere, furono anni di grandi cambiamenti per la nostra città che stava crescendo. Nel 1883 era stato incorporato il Comune dei Corpi Santi, che rappresentava quasi una cintura intorno alla piccola Milano di allora, che si trovava tutta all’interno delle Mura Spagnole. Non bastava: nel 1923 entrarono a far parte di Milano altri comuni della fascia più esterna. Non fu una acquisizione facile e priva di problemi.

L’ingegner Secchi lavorava per il Comune e si occupava di architettura sociale per dare strutture decentrate nelle zone “nuove” della nostra città. Si occupò di scuole, progettate seguendo i nuovi orientamenti didattici; lavorò infatti per il Trotter e fece realizzare altre scuole come la G.B. Perasso a Crescenzago e la bella Leonardo da Vinci a Città Studi.

Negli Anni Venti, le poche strutture sportive milanesi erano spesso private e concentrate in zone centrali; via via, però, la gente aveva maggior tempo libero e desiderio di svago. Il Comune quindi pensò di realizzare più impianti sportivi e l’ingegner Secchi si occupò di rimodernare strutture già esistenti (ad esempio l’Arena Civica e il Campo Giuriati, per il quale fece realizzare le gradinate) e progettare nuovi campi di calcio in zone periferiche (via Pascal, via Fedro, via Iseo ad Affori) ma raggiungibili.

Chi viveva a Milano, spesso non aveva ancora la possibilità di fare vacanze al mare; ma cosa c’è di meglio di una bella nuotata? Quando andiamo alla piscina Ponzio (Guido Romano), alla Caimi (ora Bagni Misteriosi) e alla Cozzi, guardiamole e pensiamo che sono frutto dei progetti del Secchi. A proposito della piscina Cozzi, che venne realizzata in soli sei mesi nel 1934, ricordiamo che fu la più grande piscina coperta europea dell’epoca e che le sue gradinate, che affiancavano la vasca, rappresentarono una vera novità.

Verso la fine degli Anni Trenta fu impegnato nella progettazione del Comando dell’Aeronautica di piazza Novelli, della Caserma Pastrengo di via Marcora e della Casa del Mutilato di via Freguglia. Tutte queste costruzioni si caratterizzano per una struttura lineare interrotta da una torre (dove si trovano gli ingressi), secondo la tradizione italiana ripresa nell’epoca fascista.

Sempre dell’ingegner Secchi è il mercato rionale di viale Monza, sorto in una zona periferica, come molte delle sue opere, vicine a dove abitava la gente; in anticipo sui tempi, il sotterraneo consisteva in un locale riservato alle celle frigorifere.

Infine, come è stato già ricordato parlando della Scala, all’ingegnere si deve il salvataggio e la ricostruzione del nostro teatro, del quale è stato Architetto Conservatore per ben cinquanta anni (dal 1932 al 1982).

Lasciato il Comune nel dopoguerra, si occupò di edilizia privata realizzando diverse ristrutturazioni di palazzi (come, ad esempio, Palazzo Serbelloni) e di strutture produttive.

Per concludere, vogliamo ricordarlo con una sua piccola opera che testimonia la vasta cultura e versatilità dell’ingegnere. Nell’ultimo altare a sinistra della chiesa di San Fedele, c’è un “quadretto” in bronzo, dedicato ad Alessandro Manzoni, nel quale lo scrittore è rappresentato mentre riceve la Comunione appena prima della caduta sui gradini della chiesa che gli risulterà fatale.

Il disegno di questo momento intimo e toccante è di Luigi Lorenzo Secchi, un autore pressocchè sconosciuto ai più, come quest’opera.

A presto…

Una cartolina in attesa del FuoriSalone: la piscina Guido Romano (o Ponzio)

Tra qualche giorno avrà inizio la Design Week, la settimana forse più scenografica e affollata della nostra città. Palazzi, giardini, edifici e luoghi vari si apriranno al pubblico per il FuoriSalone presentando oggetti e materiali per l’arredamento di alta gamma. Talora questi “contenitori” sono così belli (e non sempre visitabili) da rubare persino la scena ai “contenuti” esposti.

In questa edizione 2026 il FuoriSalone, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, proporrà per la prima volta al pubblico tra i “contenitori” anche la piscina “Guido Romano”, conosciuta dai milanesi come la “Ponzio”, dal nome della via dove si trova.

Come si trasformerà la piscina per questa occasione? In attesa di vedervi qualche spettacolare installazione, che sappiamo sarà dedicata al vetro, riscopriamone la storia ricordando anche il suo progettista, Luigi Lorenzo Secchi, uno dei più geniali e innovativi ingegneri del secolo scorso, al quale la nostra città deve molto. Di lui e del suo amore per Milano e la sua gente parleremo un’altra volta, riscoprendo altre sue opere diffuse in diverse zone periferiche al servizio della collettività.

La “Ponzio” ieri e oggi

Questa piscina compie quasi cent’anni. Venne, infatti, inaugurata nel luglio del 1929 su progetto del giovane ingegner Secchi, che lavorava per il Comune di Milano. Era (ed è ancora) una piscina all’aperto, circondata da ampi spazi per i bagni di sole e il tempo libero dei milanesi che restavano in città. Molto grande, poteva ospitare fino a 1500 persone.

C’erano due grandi vasche: una più grande e profonda, (di circa 100 per 40 metri) rettangolare ma con i bordi stondati agli angoli per evitare ristagni, riservata ai nuotatori, l’altra, realizzata in seguito, per i bambini, che con i loro costumini in lana sferruzzati da mamme e nonne, giocavano all’aperto, prendevano un po’ di sole e familiarizzavano con l’acqua.

Secondo il progetto dell’ingegner Secchi l’acqua per queste due vasche veniva prelevata direttamente dal sottosuolo, depurata e sterilizzata automaticamente. Intorno alle vasche c’erano cabine in muratura, un bel porticato, un’ampia zona a verde e per le sabbiature. Completavano la struttura tre begli edifici, riservati agli ingressi e ai servizi (anche docce calde).

Ora nella palazzina centrale, realizzata in un sobrio stile Novecento, che ci fa ricordare i dipinti di Sironi e De Chirico, ha sede un comando della Polizia Locale.

La Ponzio non fu l’unica piscina di Milano realizzata dal Secchi. Sue sono anche la Cozzi (allora la più grande piscina coperta d’Europa) e la Caimi (anch’essa all’aperto), oggi meglio conosciuta come i “Bagni Misteriosi” di via Pier Lombardo. Costruite in zone allora periferiche e dal pubblico (il Comune) per il pubblico, sono ancora belle, rivalorizzate e utilizzate.

Come è oggi la Ponzio? In questo momento è chiusa in attesa della riapertura estiva. Cercheremo di riscoprirla in occasione del prossimo FuoriSalone e, soprattutto, nelle calde giornate d’estate.

A presto…