Un soffio di Primavera: il Tredesin de Marz

“C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi di antico: io vivo altrove e sento che sono intorno nate le viole” (G. Pascoli).

Manca ancora qualche giorno al suo arrivo ufficiale, ma a Porta Romana si sente già un soffio di Primavera.

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Anche quest’anno, infatti, el Tredesin de Marz farà spuntare, domenica 13, tanti fiori sulle bancarelle intorno a via Crema, facendoci pregustare l’inizio della bella stagione e donandoci quel certo nonsochè legato alla rinascita della Natura.

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ieri

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oggi

El Tredesin è una festa antica, un po’ pagana e un po’ cristiana, un po’ storia e un po’ leggenda, che forse lascia trasparire arcaiche memorie. Al centro di questa festa c’è il ritrovamento, a Milano, da parte di San Barnaba, di una pietra rotonda venerata dai Celti.

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Le pietre hanno sempre accompagnato il cammino dell’Uomo, dalla Preistoria alla… Silicon Valley, testimoni della nostra evoluzione.

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duomo di milano

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la valle del silicio!!!

Iniziamo la nostra passeggiata visitando la chiesa di Santa Maria al Paradiso, in corso di Porta Vigentina (M3 Crocetta).

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Qui è custodita, incastonata nel pavimento, una misteriosa pietra rotonda; è sempre esposta, tanto da passare a volte inosservata a chi percorre l’interno della chiesa. Perciò, anche se non possiamo recarci a guardarla il 13 marzo, fa lo stesso: la pietra è sempre lì, antica di millenni, con la “memoria” delle origini del Mondo.

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È una pietra tonda, con tredici raggi diseguali incisi.

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Secondo la leggenda, San Barnaba, arrivato a Milano il 13 marzo del 51 d.C., la vide al centro di un gruppo di pagani che la veneravano. Vi incise col dito tredici solchi per rendere indelebile la data dell’avvenimento e conficcò, al centro di essa, una croce di legno, iniziando così l’evangelizzazione della nostra città.

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Non sappiamo con certezza cosa rappresentasse questa pietra, ma molte pietre rotonde, forate al centro, sono presenti e venerate, fin da tempi antichissimi, in culture diverse e geograficamente molto lontane tra loro.

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Italia

nativi europei e australiani

Cina

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Asia

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fodero di spada – Celti

Alcune di queste pietre hanno inciso una croce, forse per indicare i quattro punti cardinali e tutte le direzioni possibili.

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Vichinghi

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Nativi americani

Così anche San Barnaba, conficcando la croce al centro della pietra, volle significare come il messaggio cristiano dovesse arrivare ovunque ed essere universale.

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Non solo: al passaggio del Santo, le statue pagane crollavano, la neve si scioglieva e spuntavano i fiori.

fiori e neve

Ed è forse per questo che, ancora oggi, si onora il 13 marzo a Porta Romana, poco lontano dalla chiesa, con un bel mercato di fiori, come se i raggi scolpiti nella pietra fossero quelli del sole che ritorna e fa rinascere.

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fiori

 Arrivederci al Tredesin de marz!

Street food a Porta Romana

Quando si parla di street food magari ci vengono in mente i veloci spuntini tipici degli States.

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Le varie trasmissioni televisive, poi, avallano queste credenze presentandoci Food Trucks che propongono piatti e panini american style.

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Anche all’Expo potremo gustarli!

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Nulla c’è di nuovo sotto il sole: mangiare velocemente per le strade è sempre stato necessario anche nell’antichità per chi, ad esempio, era in viaggio o al lavoro e non nuotava nell’oro.

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Visto che lo street food che proponiamo oggi si trova a Porta Romana, facciamo un brevissimo flash-back nell’antica Roma, dove si poteva pranzare, a prezzi modici, nelle Cauponae, sorta di ristoranti, nelle Tabernae, più simili a trattorie alla buona o acquistando cibi direttamente dagli ambulanti.

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Erano frequentati dai ceti meno abbienti ed i cibi venivano riscaldati e serviti sul momento e spesso mangiati per le strade.

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Uno dei più vecchi chioschi di cibi da strada di Milano è, senza dubbio, il mitico Giannasi, in piazza Buozzi, a pochi passi dalla fermata metro di Porta Romana.

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Nato nel 1967, ha partecipato a manifestazioni, come a quelle del Cibo di strada,  ed è segnalato anche da alcune guide o siti on-line turistici per la bontà e la varietà dei suoi prodotti ed i prezzi molto onesti.

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È un vero e proprio negozio all’aperto per molte famiglie, dove si possono acquistare sia piatti pronti da asporto (polli, lasagne, fritti, verdure grigliate) sia prodotti freschi da cucinare a casa.

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Se si desidera, invece, mangiare qualcosa di buono e tradizionale seduti su un muretto della piccola aiuola o appoggiati ai minuscoli tavolini del chiosco, si può fare, anche se la location è molto spartana.

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piazzetta e Giannasi

La freschezza dei prodotti è garantita dall’amplia clientela. L’eventuale invenduto viene proposto il giorno seguente a prezzi scontati. Tutto ciò è molto onesto: a tutti noi sarà capitato di fare acquisti in qualche gastronomia sentendo un gusto un po’ retro del piatto, pagato, però, da freschissimo.

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Il “Tredesin de Marz” a Porta Romana

Porta Romana è una delle due porte milanesi, l’altra è Porta Nuova, che non ha mai cambiato nome in secoli di storia.

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Arco di Porta Romana

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Porta Nuova di piazza Cavour

Non è la sua sola prerogativa: a Porta Romana la primavera arriva una settimana prima, cioè il 13 marzo. Per vedere la Festa del Tredesin de Marz (Tredesin, Tredicino, è il diminutivo affettuoso di Tredes, Tredici), che viene celebrata nella domenica più vicina al 13 marzo, quest’anno  bisogna aspettare domenica 15.

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Le strade intorno all’inizio di via Sabotino (fermata M3 Porta Romana), via Crema, piazza Buozzi si riempiono di bancarelle, un tempo solo di fiori e piante.

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È una tradizione antica, dalla quale si tornava col coeur come on giardin .

“E quî giornad del tredesin de Marz ?
Gh’era la fera, longa longhera, giò fina al dazi, coi banchitt de vioeur,
de girani, coi primm roeus, e tra el guardà, l’usmà, el toccà,
se vegneva via col coeur come on giardin, pensand al bell faccin de
Carolina che sotta al cappellin a la Pamela e col rosin sul sen
la pareva anca lee la primavera”.
(Emilio de Marchi)

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Cosa ricorda questa festa che anticipa la primavera?

Il 13 di marzo intorno al 50 d.C. (ma allora nessuno indicava così anni e giorni),  San Barnaba arrivò a Milano, piantò una croce di legno al centro di una pietra rotonda e vi tracciò con le dita tredici raggi per ricordare quel giorno: era l’inizio dell’evangelizzazione di Milano.

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Al suo passare la neve si scioglieva (come sono cambiate le stagioni!), i fiori sbocciavano e le statue degli dei pagani crollavano al suolo.

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Gli storici non sono d’accordo su molte cose: forse San Barnaba non è mai venuto a Milano; allora non si seguiva ancora il Calendario Gregoriano e le stagioni erano sfalsate rispetto alle date odierne. La leggenda, però, è diventata tradizione e la pietra rotonda è conservata incastonata nel pavimento della chiesa di Santa Maria del Paradiso, all’inizio di corso  di Porta Vigentina, partendo dalla Crocetta.

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chiesa di Santa Maria Paradiso

https://www.youtube.com/watch?v=LRxHnupwnKE

Come si può leggere sull’epigrafe posta accanto alla pietra, l’episodio della croce avvenne presso la Porta Orientale; la pietra fu conservata presso la Basilica di San Dionigi, una delle quattro fondate da Sant’Ambrogio, poi demolita per fare posto ai Giardini Pubblici e ai Bastioni.

scritta sotto la pietra rotonda

basilica di S Dionigi a Porta Orientale

I Padri Serviti, che custodivano la pietra, la portarono con loro quando furono trasferiti nella chiesa di Santa Maria del Paradiso, dove è sempre liberamente esposta ai fedeli ed ai visitatori.

Molti studiosi sostengono l’origine celtica, e un po’ misteriosa, della pietra. Incerto è il suo significato: forse era un oggetto di culto o un calendario lunare; secondo altre interpretazioni poteva essere una meridana o una mappa stellare.

pietra forata

Per saperne di più:

http://www.antikitera.net/articoli.asp?ID=117

Si racconta che San Barnaba avesse visto alcune persone in adorazione intorno  alla pietra. Col suo gesto fece diventare il luogo centro di preghiera cristiana. Accanto alla pietra misteriosa sembra ci fosse una fonte miracolosa…tutto questo era situato negli odierni Giardini Pubblici, più o meno dove si trova ora il Planetario. Quanti misteri vivono sotto il cielo stellato!

Planetario

A chi volesse visitare la chiesa di Santa Maria del Paradiso e fermarsi davanti alla pietra che custodisce tante memorie, consigliamo poi di dare un’occhiata al campanile: esso fu “accorciato” dagli austriaci perché temevano che servisse da osservatorio ai patrioti milanesi delle Cinque Giornate; inoltre, sopra di esso, all’inizio dell’Ottocento, fu installato il primo telegrafo che collegava Milano con Parigi.

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Una buona pasticceria, a fianco della chiesa, farà rispettare la tradizione di comprare qualche dolcetto insieme ai fiori del Tredesin.

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Ancora pochi passi dopo la chiesa, invece, e vedrete un oratorio settecentesco, Santa Maria al Portello Vigentino, che nel nome ricorda non una “Porta”, ma il Portello che si apriva sui Bastioni;  il Vigentino, infatti, non era un Sestiere e perciò non aveva una porta ufficiale.

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Portello Vigentino

Quasi accanto, al n.15, c’è un palazzo neoclassico nel cui interno vediamo ciò che resta dell’ elegante chiostro cinquecentesco: si tratta dell’antico monastero di S. Bernardo, diventato poi il collegio Calchi-Taeggi. Gli allievi e i professori parteciparono alle Cinque Giornate. Al ritorno degli austriaci, fu chiuso per  punizione e trasformato in caserma. Alla cacciata degli austriaci, fu un allievo di Brera, l’architetto Moraglia, a ristrutturarlo trasformandolo in scuola e convitto. E il Collegio rifiorì. Ultima destinazione, un istituto tecnico della Provincia. Tre piani di aule, abbandonati da tre anni. Ora si pensa di ospitarvi  Brera 2, la sede staccata dell’Accademia di viale Marche.

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chiostro del convento di S Bernardo porta vigentina

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resti chiesa di S. Bernardo

Un’ultima dritta: se volete far crescere i capelli più folti e robusti, tagliateli il 13 marzo: è una vecchia tradizione milanese, che, forse, non tutti conoscono….

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La famiglia Addams zio Fester

Porta Romana bella, Porta Romana… – (Parte Seconda)

In questo secondo tratto del corso di Porta Romana, da via Francesco Sforza a piazza Medaglie d’Oro, ci terrà compagnia la versione più tradizionale (e un po’ hard) di Porta Romana bella, quella, cioè, che si cantava nelle osterie, frequenti un tempo in questa zona.

https://www.youtube.com/watch?v=cVh3JSWOJD8

Ci troviamo davanti alla Farmacia Foglia, all’ angolo con via Santa Sofia dal 1835.

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Sulla facciata della casa vediamo i medaglioni con i profili di illustri chimici e fisici.

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Facciamo un salto indietro nel tempo: cosa staranno per acquistare queste gentili signorine?

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Certamente l’olio di ricino venduto da questa farmacia era considerato il migliore della città, ma forse le giovani donne desiderano acquistare i ciccolattinoni, dei dischetti in stoffa di taftà negher, come dice il Porta, imbevuti di chissà quale liquido medicinale da appoggiare sulle tempie contro il mal di testa…un Moment, insomma.

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Poi attraverseranno il corso, lanciando un’occhiata alla statua di San Giovanni Nepomuceno, protettore di chi cadeva in acqua, e qui c’erano il Naviglio e…parecchi ubriachi che uscivano dalle molte osterie.

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Corso di Porta Romana è stato sempre molto vivace e popolato; i marciapiedi hanno andamento un po’ irregolare, e si allargano improvvisamente per effetto dei successivi piani regolatori, che prevedevano l’ampliamento del corso.

In uno di questi slarghi,  in una simil-piazzetta, c’è una bella pescheria dove si può anche mangiare; di fronte un residence apre un passaggio verso la piccola zona di San Calimero, dove ci fermeremo in un altro articolo, per una visita, uno spuntino e una pausa davanti a dei bei murales.

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Sul nostro corso, prima di arrivare alla Crocetta, si alternano negozi, bar e uno storico teatro, il Carcano, edificato all’inizio dell’Ottocento e che ancora continua la sua lunga carriera. Accanto ad esso un bar, famoso per i suoi panini imbottitissimi,  dove ritrovarsi prima o dopo lo spettacolo.

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Sul marciapiede di fronte c’è lo storico negozio di ottica Chierichetti, che mostra nel suo interno vecchi oggetti e un visore stereoscopico che proietta le immagine della vecchia Milano.

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Ammiriamo le vetrine in cui è raccontata la ricetta del risotto, un’idea legata all’ EXPO  di allestire una serie di vetrine tematiche in cui raccontare le specialità tipiche della cucina milanese.

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Qualche negozio chiude, qualche altro apre, come un nuovo locale che propone frullati e cibi naturali.

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Qualche parola, ora, sulla Crocetta, sulla quale veglia la statua di San Calimero, oggi in restauro.

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Durante la peste di San Carlo, attorno al 1570, venivano erette delle croci dove le vie si intersecavano, per permettere ai fedeli di assistere alla Messa in luoghi aperti, riducendo i rischi di contagio.

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Di tutte queste crocette resta “la” nostra Crocetta, che ha dato il nome anche alla fermata della metropolitana. Ora la Crocetta vede, per fortuna, ben altri gruppi di persone. In questa zona, infatti, ci sono molte scuole, dagli asili alle superiori, e le voci di bimbi e di ragazzi con gli zainetti colorati riempiono il corso, diventato più vuoto da quando l’Area C ha tolto un po’ di auto.

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Proseguendo sul corso, i nomi delle vie ci ricordano il passato: via Orti, via dei Pellegrini, dove un antico ospizio, poco lontano dalla chiesetta di San Pietro e Paolo dei Pellegrini,  accoglieva i viandanti.

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Anche in questa parte del corso si alternano negozi e ristoranti.

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Siamo così giunti a piazza Medaglie d’Oro, che si apre improvvisamente in fondo a corso di Porta Romana, e subito si è subito colpiti dalla porta spagnola.

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Alla sua destra vediamo una costruzione ampia e bassa, oggi conosciuta come Terme di Milano.

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La sua storia molto ci dice della capacità ambrosiana di far vivere più vite allo stesso edificio: infatti era inizialmente la stazione dalla quale partivano i tram funebri dipinti di nero, soprannominati “la Gioconda”, che accompagnavano feretro e familiari ai cimiteri.

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Poi la nostra “stazione” si è data alla bella vita, diventando “Il Ragno d’Oro”, una grande sala da ballo; si è trasformata in seguito nel dopolavoro dell’Azienda Tranviaria ed ora ospita le Terme. Sarà finita così? Per ora godiamoci questa oasi nel centro di Milano.

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Infine la grande porta, costruita per celebrare l’ingresso in città di Margherita d’Austria, sposa di Filippo III di Spagna, e accanto quello che resta delle imponenti mura spagnole, ora diventate anche parte di cinte condominiali.

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Se guardassimo dall’alto, la porta sarebbe la punta di una specie di cuore formato dalle mura, come un pegno d’amore perenne.

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Margherita è anche ricordata da due bassorilievi raffiguranti due ostriche aperte che mostrano ciascuna una perla (in latino margarita significa perla).

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Anche Milano, a volte, sembra chiusa come un’ostrica, dall’aspetto ruvido e poco invitante. Poi se qualcuno si prende la briga di avvicinarla e di farla aprire, con stupore si trova davanti al tesoro che nasconde.

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E se invece non trovassimo la perla? Gustiamoci un paio di ostriche con un margarita!!!

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Porta Romana bella, Porta Romana… – (Parte Prima)

Ci accompagna in questo itinerario la canzone Porta Romana Bella, qua nella versione, più soft, di Giorgio Gaber.

La nostra passeggiata lungo il corso di Porta Romana inizia idealmente dalle antiche mura romane che correvano, probabilmente, lungo l’odierna via Paolo da Cannobio, a pochi passi da piazza Missori.

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All’angolo c’è un’antica coltelleria e, nella via, un incredibile negozio di perle, perline e articoli per creare o aggiustare da soli la propria bigiotteria.

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Nel periodo imperiale venne costruita la cosiddetta “via porticata”, all’esterno delle mura, che dalla porta raggiungeva l’odierna Crocetta.

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Questa imponente via di portici, probabilmente ricca di botteghe, rendeva più solenne l’ingresso a Milano, divenuta capitale dell’Impero.

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Se lungo la via Ticinese, infatti, entravano i Vescovi, lungo il corso di Porta Romana entravano Imperatori, regnanti e nobiltà delle varie dominazioni.

1814 truppe austriache

Subito, all’inizio del corso, vediamo fronteggiarsi due palazzi di famiglie nobili rivali tra loro, almeno nel cercare di rendere più bella e ricca la propria dimora: gli Acerbi (al numero civico 3) e gli Annoni (al numero 6).

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Palazzo Acerbi

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Palazzo Annoni

Guardiamo questi due palazzi, che minacciosamente ostentano sui portoni figure non proprio amichevoli.

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Palazzo Acerbi

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Palazzo Annoni

Andiamo un po’ oltre con i nostri scavi nelle leggende milanesi: si dice che, ai tempi della peste, a Palazzo Acerbi abitasse un Diavolo, il marchese Lodovico Acerbi, che era considerato un essere diabolico. Alto, elegante, “superbissimo” (così dicono le fonti), era sempre avvolto in un lungo mantello verde scuro e la sua nera carrozza era accompagnata da valletti in uniforme verde e oro.

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Il marchese dava feste e ricevimenti sontuosi, anche durante l’epidemia di peste. Ma, nè lui, nè alcuno dei suoi ospiti, nè la servitù furono mai contagiati dal morbo mortale.

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Una domestica disse che nel cortile del palazzo si vedevano strani fuochi, strane ombre e strane cerimonie, ma nulla mai si seppe di più. Dicerie? Senz’altro, ma la peste non fu mai ammessa a palazzo.

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Questa sorta di “immunità” continuò nei secoli successivi: se guardate il muro accanto al portone, si può vedere una piccola palla di cannone austriaca, risalente alle Cinque Giornate, fermata dal muro, dove è rimasta incastrata.

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Il Palazzo, poi, uscì indenne anche dai bombardamenti della seconda Guerra Mondiale. Il bellissimo cancello d’ingresso (ancora quello originale) è tuttora lì a proteggere la dimora del suo sconcertante proprietario.

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Quasi di fronte a questo palazzo c’è via Rugabella, dove si trova l’Ambulatorio ASL, che si chiama così perchè il Re Luigi XII di Francia, ammirando la bellezza dei palazzi questa via, avrebbe esclamato “voilà, une belle rue!”. Via Rugabella è ormai quasi tutt’uno con la piazzetta Erculea, lì accanto.

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Soffermiamoci un momento sulla facciata del numero 11: un altro esempio di come Milano riesca ad inserire l’antico nel contemporaneo.

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Purtroppo, però, molti dei bei negozi che erano in questa parte di via, hanno abbassato le saracinesche, come la libreria Mauro ed il bel bar all’angolo, oggi tristemente spento. Basta, però, alzare gli occhi e lo scorcio di stili diversi, con la Torre Velasca sullo sfondo, colpisce sempre.

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Restano in piena attività, lungo corso di Porta Romana, la pasticceria Giovanni Galli, che dal 1911 propone i famosi marroni canditi, preparati ancora oggi secondo la ricetta tradizionale ed il magazzino All’Incendio, con le merci esposte anche sulla strada, come al mercato.

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Di fronte un bel negozio di pietre dure, la storica merceria Guffanti ed un simpatico, piccolo e colorato negozio di caramelle, cioccolatini e bonbon.

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Proseguiamo la nostra camminata guardando le vetrine dei negozi e, magari, gettando un’occhiata anche ai Bersaglieri di pietra che montano la guardia a Palazzo Bettoni: una piccola curiosità risalente all’Unità d’Italia.

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Siamo giunti ad una piazzetta un po’ trascurata da chi passa velocemente, per vedere se “arriva il tram” o cerca di attraversare fuori dal semaforo: siamo di fronte all’antica Basilica di San Nazaro, o degli Apostoli, della quale ci occuperemo a parte.

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a presto…

Vi è venuto un po’ di appetito? Di fianco alla Basilica si possono assaggiare, in un piccolo take away indiano, le specialità di quella cucina.

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Se, invece, avete voglia di un dolcetto buono, in particolare un fragrante cannoncino, fermatevi da Panarello, che è anche caffetteria. L’azienda festeggia quest’anno i suoi primi 130 anni … Auguri!! Infine si può dare un’occhiata a Fornaro, uno storico negozio di casalinghi, piccolo fuori, ma grande dentro, meta classica per i milanesi di questa zona.

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PANARELLO

130 anni ! Buon compleanno

L’arrivo della primavera si può festeggiare anche con un “vasetto” di gelato alla gelateria Porta Romana, quasi all’incrocio. Anche i vegani e gli intolleranti sono invitati!

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Ed ora siamo giunti all’incrocio con Francesco Sforza e Santa Sofia. Qui c’erano le mura medievali e la Porta Romana comunale, dei tempi del Barbarossa. Qui fino alla fine degli anni Venti, scorreva il Naviglio e un ponte lo superava. Guardiamo com’era!

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ponte sul naviglio da S Calimero anni 20

continua

Il Barbarossa e le rinascite di Milano – (Tanto tempo fa)

Milano, nel corso dei secoli, è stata più volte conquistata e distrutta, ma altrettante volte è rinata.

Dopo la distruzione di Milano da parte degli Unni di Attila e quella dei Goti di Uraia, anche l’Imperatore tedesco Federico I Barbarossa, non si limitò a conquistare la nostra città, dopo un lungo assedio, ma, spinto e “aiutato” dai comuni lombardi suoi alleati e nemici dei milanesi, distrusse quanto più possibile, per affermare la propria supremazia e impedire che Milano potesse tornare potente.

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http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ba4c39fd-d605-400c-98d0-5e12dadc5aac.html

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-404e2a11-096f-4624-a16f-32162037e561.html#p=

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I principali edifici, tranne quelli religiosi, vennero rasi al suolo e tutti i milanesi furono costretti all’esilio. Siamo nel 1162, ma già cinque anni dopo, al loro ritorno, i nostri antichi concittadini, non solo ricostruirono la città, ma la cinsero di mura ben più solide e nel 1176 si batterono nella Lega Lombarda contro l’Imperatore, sconfiggendolo in modo definitivo a Legnano.

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https://www.youtube.com/watch?v=09TmaAkEgKY

Queste nuove mura furono costruite su una cinta più esterna di quella romana, con diverse porte che si aprivano verso l’esterno. Secondo il cronista Bonvesin da la Riva (della fine del 1200) le mura compivano un cerchio quasi perfetto attorno alla città.

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Porta Romana era una di queste, sull’antica via che conduceva verso Roma.

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Si trovava all’altezza dell’odierno incrocio tra corso di Porta Romana e le vie Santa Sofia e Francesco Sforza, che allora costituivano il fossato difensivo  che, col tempo, diventerà il Naviglio interno.

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Per ricordare l’esilio dei milanesi e l’epica impresa che portò all’autonomia comunale, su Porta Romana furono poste “illustrazioni di pietra” che riguardavano l’esilio ed il ritorno dei milanesi.

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Questi bassorilievi sono ora esposti al Civico Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco (sala 6), dove si trova anche una presunta immagine dell’Imperatore e dove mostra le sue nudità una figura femminile impudica, detta anche Sconcia Fanciulla.

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Secondo alcuni sarebbe una raffigurazione oltraggiosa di Beatrice di Borgogna, moglie del Barbarossa, nell’atteggiamento di radesi il pube, come facevano le prostitute; secondo altri, invece, ricorderebbe l’anonima ragazza che, durante l’assedio, salì su una torre e insultò con un gesto volgarmente derisorio le truppe tedesche. In ogni caso la lunga veste e l’acconciatura a corona non fanno pensare ad una prostituta.

Cosa resta oggi delle mura medievali? Ne rimane visibile un breve tratto in via San Damiano, con la targa celebrativa, diventato muro di cinta di un palazzo.

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Se guardate, inoltre, con attenzione in corso di Porta Romana, sul lato opposto alla Pasticceria Panarello, vedrete un piccolo tratto di strada con pietre diverse: non è un pessimo rattoppo stradale… ma indica dove si trovava una parte della porta medievale!!!

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Come si vede, a volte è difficile trovare i resti del passato di Milano, dato che numerose volte è ricresciuta, per così dire, su se stessa, trasformando e inglobando quello che era rimasto: un  esempio è la torre romana del Carrobbio, inserita ora in un ristorante.

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Un simbolo di questa vitalità e della voglia di trasformazione è il nostro più grande e rappresentativo “magazzino” che si chiama, appunto, La Rinascente, dal nome che Gabriele D’Annunzio volle dargli dopo che un incendio lo distrusse.

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Rinascente e contiguo Odeon 1950

La Rinascente fu distrutta e ricostruita più volte ed ora, ampliata e ristrutturata, è uno dei più importanti  e glamour general store europei.

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Istallazione Rinascente

bar Rinascente

A volte, infatti, sono i milanesi stessi che, ammalati di “progresso”, di “moderno” e di “nuovo”, distruggono e ricostruiscono parti della città, poi, ammalati di nostalgia, vorrebbero tornare all'”antico”: il caso dei Navigli è emblematico.

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Forse è anche per questo che Milano è la capitale della moda, che ogni anno propone novità e revival? Quest’anno si torna agli anni ’70!

moda anni 70

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anni 70

pantaloni a zampa elefante

Invettiva di Belisama contro il Barbarossa – (RaccontaMI)

Belisama e il dinosaurino si trovano a Porta Romana: qui il Barbarossa fu ferito da una freccia, durante l’assedio che portò alla distruzione di Milano.

_Tu hai distrutto la mia città, divenuta terra selvatica; tu hai ucciso i miei figli che chiedevano pietà; tu li hai scacciati in un esilio durato cinque anni; tu hai profanato e trafugato le spoglie dei Tre Re, che qui si erano fermati per il loro lungo riposo dopo il Santo Viaggio. Tu, cieco imperatore; tu, uomo senza pietà…_

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Il dinosaurino sentì ribollire dentro di sè il sangue dei suoi antenati, ma Belisama lo fermò.

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_No, le mie acque hanno già fatto giustizia e la sua armatura, ferraglia di guerre e di potere, lo ha perso e trascinato nell’abisso senza ritorno.(*)

MORTE DI bARBAROSSA

Si possono distruggere tutti i fiori, bruciare le gemme, abbattere gli alberi, ma non si può impedire alla primavera di tornare. E Milano riprese a vivere…_

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(*) Il Barbarossa, che distrusse Milano nel 1162, morì annegato nel fiume Göksu (oggi Saleph), in Turchia, trascinato a fondo dall’armatura che indossava, dopo essere caduto da cavallo.