Itinerario Abbazia di Chiaravalle (Parte seconda – l’Interno)

L’Abbazia è bellissima e merita, se possibile, un’accurata visita, meglio se guidata.

L’Ingresso

I riquadri del bel portone centrale in legno, risalente al XVI secolo, ci raccontano le origini dell’Ordine Cistercense. In alto le cicogne, animali di palude, divenute un po’ simbolo dell’Abbazia di Chiaravalle.

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Negli altri riquadri sono scolpite le immagini dei principali santi all’origine dell’Ordine, tra i quali San Bernardo; gli altri sono forse meno noti, ma le loro storie ci raccontano trame sconosciute ancora da scoprire.

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Tra questi personaggi è raffigurato Santo Stefano Harding, un priore inglese del 1100, Abate di Citeaux (Cistercium in latino, da cui deriva Cistercensi). Studioso di testi ebraici  era legato ad alcuni esponenti dei Templari, i Monaci Guerrieri impegnati in Terrasanta.

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Egli organizzò nella sua Abbazia una sorta di brian storming. Per sei anni consecutivi riunì i migliori cervelli del suo Ordine e del mondo rabbinico per studiare antichi testi ebraici; fra i monaci c’era anche San Bernardo. Lavoravano su informazioni portate dai Templari relative ad arcani segreti e tesori custoditi in Terrasanta?

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Fu anche in seguito a questi studi che un nobile francese, Hugues de Payns, fondatore e Maestro dell’Ordine Templare, andò di nuovo in Terrasanta.

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Al suo rientro in patria, vennero donate all’Abate inglese delle terre. Perchè? Una donazione per le scoperte fatte? Su alcune di queste terre poi San Bernardo fece costruire l’Abbazia di Clairvaux e ne divenne l’Abate.

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San Bernardo consacrò l’Ordine Templare e ne divenne l’ideologo. I Monaci Guerrieri lo accompagnarono anche quando venne a Milano per dirimere una difficile questione tra Papa e antipapa.

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Sulle terre che gli erano state donate per gratitudine dai milanesi, San Bernardo fondò la nostra Abbazia di Chiaravalle, tutta da scoprire ancora oggi.

L’Interno

Entriamo. Si respira qualcosa di antico e di profondamente mistico entrando in Abbazia. Grandi colonne in mattoni scandiscono i volumi e ci spingono a guardare verso l’alto.

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Sulla destra un piccolo busto, risalente al 1600, di San Bernardo quasi si perde nello spazio.

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L’Abbazia non è molto ricca di decorazioni e di affreschi, ma quelli sulla controfacciata e nel transetto ci hanno fatto pensare a come le chiese in generale, siano diventate, nel corso dei secoli, una sorta di “cinema” per i fedeli con rappresentazioni di scene e di episodi sacri da “vedere” per conoscere oltre le parole.

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San Bernardo ci appare in un grande affresco dei Fiammenghini (1614) sulla controfacciata con l’immagine dell’Abbazia tra le mani. Sullo sfondo la Milano del tempo coi Bastioni Spagnoli e il Duomo ancora povero di guglie. La Milano del lavoro e del fare è rappresentata da alcuni muratori che stanno costruendo l’Abbazia.

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Altra affreschi sono presenti nel transetto. Sul lato di sinistra è rappresentato il sacrificio dei Martiri, tra cui l’eccidio, avvenuto in Polonia, delle monache cistercensi di Vittavia. È una scena di grande drammaticità  e movimento in contrasto con gli affreschi del transetto destro, sempre dei Fiammenghini, che raccontano episodi della storia dell’Ordine.

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Non perdiamoci, in cima alla scala che portava all’antico dormitorio, la cosiddetta “Madonna della Buonanotte”, uno dei primi dipinti di Bernardino Luini, immagine serena e protettiva alla quale i Monaci rivolgevano un’ultimo saluto prima di coricarsi dopo il lavoro e i travagli della giornata.

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Ecco altri assaggi di questo cibo per la mente che ci offre l’Abbazia; sono opere d’arte rese più stuzzicanti da un pizzico di mistero o di fantasy, se si preferisce. L’Angelo enigmatico di Manzù fa da custode all’ingresso del piccolo cimitero dei Monaci (cui si accede dal transetto sinistro) dove c’è la cappella dell’eretica, già venerata come santa, Guglielmina Boema.

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Soffermiamoci sull’ultima cappella di fronte all’Angelo, dedicata a Maria Maddalena.

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Sulle pareti e sulla piccola volta vediamo le immagini della Maddalena dai lunghi capelli e di altre sante, con un calice tra le mani.

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Il pittore di allora pensava forse alla coppa del Sang Real? Godiamoci il senso del mistero.

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Ad una storia di peccato e redenzione ci rimanda lo straordinario coro ligneo del XVII secolo, opera di un artista lombardo, Carlo Garavaglia. Di lui poco si sa, ma si racconta che avesse trovato asilo nell’Abbazia dopo aver ucciso un fratello.

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Come nella storia di San Pietro Martire di Sant’Eustorgio, l’assassino, per espiare le proprie colpe, si fece monaco. Chissà se, intagliando minuziosamente il legno e ascoltando i canti gregoriani dei Monaci seduti sugli scranni del suo coro, la sua anima avrà trovato pace? Anche noi, oggi, possiamo trovare un momento di pace in questa Abbazia che si fa musica per lo spirito.

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Il Chiostro 

Una piccola porta della navata destra ci introduce allo splendido chiostro. Probabilmente in origine era in legno; quello attuale fu in parte ricostruito a metà Ottocento utilizzando il materiale ritrovato in loco.

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Entrando nel chiostro un bell’affresco cinquecentesco della Madonna e San Bernardo che ci guardano ed una lapide antica ci raccontano un po’ di storia dell’Abbazia.

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Il chiostro rappresenta un percorso dello spirito, una sorta di itinerario molto, molto DOC.

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Il lato est e quello a sud simboleggiavano l’abbandono di sé e degli altri; quelli orientati a ovest e a nord l’amore degli altri e di Dio.

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Forse le tante colonnine presenti indicavano i passi verso una crescita spirituale.  

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E quelle annodate, coi loro intrecci, cosa simboleggiavano?

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Eccone una lettura religiosa: “ Esse esprimono il più grande mistero della fede:la Trinità di Dio. C’è un solo Dio in tre Persone uguali e distinte: Padre e Figlio espressi con le due colonnine annodate; e c’è lo Spirito Santo il cui simbolo è il nodo. ( Monsignor Valente Moretti).

La Sala Capitolare

Altro cibo da far assaporare alla nostra mente è la Sala Capitolare che si apre sul chiostro, coi graffiti di scuola bramantesca che ci rimandano alla Milano di un tempo e che servirono al nostro mitico Luca Beltrami per ricostruire la Torre del Filarete.

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Il Refettorio

Come non terminare il “buon cibo” di Chiaravalle con il Refettorio ancora oggi utilizzato dai Monaci e… non solo?

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L’Abbazia di Chiaravalle ha da sempre avuto la vocazione all’accoglienza e all’ospitalità. Situata tra la via Romana e la Vigentina ha accolto pellegrini e re come Francesco I, Carlo V e Federico Barbarossa. Vi si fermavano malati da risanare, gente da sfamare e aiutare, ma anche predoni che taglieggiavano e razziavano.

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Oggi è possibile essere ospitati per qualche notte in Abbazia, mangiando coi Monaci nel refettorio, per sperimentare il silenzio monastico, scandito dall’orologio delle preghiere invece che da un Rolex.

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Per informazioni e per chiedere ospitalità: http://www.monasterochiaravalle.it

Continua…

Il Cammino dei Monaci (Parte Quinta – l’Abbazia di Chiaravalle)

Riprendiamo i nostri passipermilano sul Cammino dei Monaci, raggiungendo l’Abbazia di Chiaravalle.

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È un itinerario DOC, lento e insolito, come quelli tornati di moda oggi, specialmente per una città considerata spesso, e a torto, frettolosa e povera di passato da riscoprire.

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Da San Lorenzo, seguendo il corso della Vettabbia. ripercoriamo i passi dei monaci e dei pellegrini verso Chiaravalle, un cammino fatto di prodotti da vendere e di spiritualità da conservare.

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Perchè non rifare questo Cammino ancora oggi, magari a tappe, con la bici o i mezzi pubblici, per ritrovare luoghi d’arte o per uscire dalla routine del solito giro in centro per negozi, concedendo a noi stessi il dono di un momento diverso a Km 0?

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L’Abbazia di Chiaravalle

Da qualunque strada proveniamo, l’alta torre nolare (metri 56,28), per i milanesi la “Ciribiciaccola” è come un faro tra i campi che indica la meta.

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Grande è il contrasto tra il paesaggio agricolo e questa torre imponente e leggera insieme.

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L’Abbazia venne fondata nel 1135 da Bernardo, un monaco francese di nobile origini, che già in Francia aveva dato vita ad altri monasteri, tra i quali quello di Clairvaux.

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Il nome Bernardo è familiare, ripreso in tanti contesti diversi: un’acqua minerale, due passi alpini, (uno dei quali sulla Via Francigena) la forte e bonaria tenerezza di una razza di cagnoloni con la borraccia da soccorso, e chissà quant’altro ancora… ma riguardano un altro San Bernardo!

Bernardo da Mentone

Bernardo d’Aosta

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via Francigena

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San Bernardo da Chiaravalle non fu un mite fraticello dedito solo al lavoro e alla preghiera; fu un grandissimo mistico, una personalità forte e potente, fra le più importanti e riconosciute del suo tempo in campo politico e religioso, che sarà anche guida di Dante negli ultimi tre canti del Paradiso.

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S. Bernardo predica la II Crociata

 

Giunse a Milano per risolvere una difficile questione scismatica tra Papa e antipapa, scortato nientemeno che da un gruppo di monaci-guerrieri, i Templari.

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Non solo: Bernardo fu anche, secondo alcuni, l’ideologo e l’ispiratore della Regola di quest’Ordine.

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http://novamilitiachristi.altervista.org/la-regola-di-san-bernardo.html

Rifiutata la carica di Arcivescovo, che i milanesi gli avevano offerto, fece erigere una Abbazia dell’ Ordine Cistercense, cui apparteneva, la prima in Italia, sui terreni di Rovegnano, tra le paludi e le sterpaglie, fuori le mura della città.

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Che siano i terreni di cui parla un documento del 1135, citato da più fonti, relativo alla donazione da parte di due cittadini milanesi all’Ordine Templare in località Rovegnano? Chissà se questa Abbazia sorge su terre templari? Su una porticina del cortile abbiamo trovato questa targa; ma i Templari abitano ancora qui?

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Non vi viene voglia di venire a vedere subito questa magnifica Abbazia che ci riserva molte sorprese?

A presto!

Itinerario Basilica di Sant’Ambrogio (Parte Prima – l’esterno)

Visitare la Basilica di Sant’Ambrogio è come fare un viaggio nel cuore di Milano e dei milanesi, ovunque siano nati. Ci sono austerità e mistero, severità e sorriso con un tantino di ironia in questa Basilica da scoprire piano piano, come sempre accade quando si voglia capire meglio la nostra città.

Già l’accesso può lasciare indifferenti ad un primo sguardo o stupiti e attoniti. Infatti ci appare come una piccola fortezza, con una pusterla  (antica porta medievale) che si presenta come un primo baluardo o come un invito ad entrare.

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Non dimentichiamo, infatti, che a fianco della nostra basilica, in mezzo alla vita della città, c’è la Colonna del Diavolo,  sotto la quale, secondo la leggenda, c’è un passaggio addirittura per l’Inferno.

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Dopo queste premesse che già introducono ad un mondo di realtà, leggende e mistero, varchiamo la soglia del cortile, l’Atrio di Ansperto.

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La Basilica ci appare costruita in mattoni, secondo l’uso di utilizzare materiale locale, con due logge sovrapposte, e già vediamo qualcosa di insolito: la Basilica ha due campanili, fatto poco comune nelle chiese italiane.

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Questi campanili, non coevi, di altezza diversa, sono frutto di una lunga bega di “condominio” tra Canonici e Monaci. Infatti il campanile più basso e tozzo, il più antico (IX secolo), era quello dei Monaci, mentre quello più alto, che risale all’ XI secolo, era quello dei Canonici.

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Soffermiamoci un momento nell’Atrio di Ansperto, che serviva per accogliere i pellegrini o chi non aveva ancora ricevuto il Battesimo; è ricco di lapidi, sarcofagi…

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Tutto “normale”? Sembrerebbe di no; infatti è pieno di elementi misteriosi e di varia interpretazione.

Se guardiamo i capitelli delle colonne del portico, vediamo scolpiti animali comuni, ma anche creature fantastiche come grifoni, draghi, centauri, ecc.

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Questo ricorda un po’ la statuaria del Duomo, dove viene rappresentato tutto il creato, nelle sue infinite varietà, con pericoli e tentazioni. Ma c’è un’altra interpretazione molto suggestiva e in clima con la Colonna del Diavolo. Queste figure sono forse immagini allegoriche della lotta del Bene contro il Male? La Croce che compare tra queste immagini è forse un baluardo in questa eterna lotta?

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Questa interpretazione ci porta anche a cercare di capire il significato della misteriosa scacchiera a rombo fatta di caselle bianche e rosse, posta sul lato destro della facciata della Basilica, accanto al portone principale.

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Non è l’unica, ce ne sono altre tre; una è all’esterno, alla base del campanile più basso, posta sopra tre misteriose linee bianche. e le altre due si trovano all’interno, in parte rovinate e di difficile individuazione.

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Sempre sulla facciata, ma vicino alla porta di sinistra, troviamo questa immagine, che secondo alcune interpretazioni, raffigurerebbe San Bernardo di Clairvaux, colui che scrisse la regola dei Templari; sotto il tondo si trova una croce che ricorda una croce patente, come quelle usate da quei cavalieri.

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Sappiamo che i Templari furono alloggiati nel chiostro di Sant’Ambrogio dopo il 1100, al ritorno dalla Terra Santa, e potrebbero aver fatto conoscere il gioco degli scacchi, di origine indiana. I pezzi della scacchiera sono bianchi e neri e i due “eserciti” sono in lotta tra loro per sconfiggere il re avversario.

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Cosa significano queste scacchiere poste all’ingresso della nostra Basilica e al suo interno? Non ci sono risposte, altrimenti che mistero sarebbe!