La “gesetta di lusert”… restando a casa

Sullo spartitraffico all’inizio di via Lorenteggio troviamo una piccola chiesetta, poco più di una cappella, dalla storia millenaria e dalle tante leggende.

È dedicata a San Protaso, ottavo Vescovo di Milano (da non confondere con il Santo omonimo che, col gemello Gervaso, riposa nella cripta di Sant’Ambrogio), e risalirebbe a prima dell’anno Mille, quando la zona era aperta campagna, molte miglia lontano dalle mura di Milano. E’ da sempre conosciuta come la “gesetta di lusert” (ovvero “chiesetta delle lucertole”) per l’abitudine di questi animaletti di sostare sulle sue pareti a godersi il tepore del sole.

Si racconta che, durante l’assedio di Milano, mentre il suo esercito era accampato in questa zona ricca di acqua (una manna per i soldati e per i cavalli), l’Imperatore Federico Barbarossa andasse a pregare in questa chiesetta, per ottenere la vittoria. Purtroppo per Milano, fu esaudito, distrusse la città, ma risparmiò la piccola chiesa in segno di gratitudine.

Sembra poi che la gesetta sia stata frequentata dai Visconti, che qui avevano dei terreni di caccia e secoli dopo dai  Carbonari che si riunivano a cospirare, anche per la presenza, si dice, di un passaggio segreto che conduceva all’interno delle mura cittadine.

La piccola chiesa andò incontro poi ad anni difficili e, dopo essere stata incorporata in una cascina, successivamente divenne fienile e deposito degli attrezzi da lavoro dei contadini.

Dopo la seconda guerra mondiale, durante la ricostruzione della città, il Piano Regolatore decise che via Lorenteggio  dovesse essere allargata. La cascina fu abbattuta, ma si dice che la ruspa si sia guastata più volte senza riuscire a demolire la chiesetta! Considerato un segno del cielo, si decise di risparmiarla, allargando in quel punto lo spartitraffico della via, così come è ora.

Nella chiesetta si conservano alcuni affreschi, tra cui uno della Madonna del Divino Aiuto che, secondo la tradizione, sarebbe riapparso ben tre volte dopo essere stato ricoperto da intonaco. Interessante anche un altro bell’affresco del 1428, che raffigura Santa Caterina da Siena.

Accanto alla chiesa è stato ricollocato il vecchio cippo di confine tra il Comune di Lorenteggio e quello dei Corpi Santi che, fino alla metà dell’Ottocento, come una ciambella circondava la  Milano di allora.

La chiesetta, ridotta ad un rudere, fu restaurata e rinacque a nuova vita nel 1987 grazie agli abitanti del quartiere e alle loro associazioni. Oggi, purtroppo, è quasi sempre chiusa, anche se ben curata dai volontari. Viene aperta solo in occasione delle feste di via che si tengono nella prima domenica di maggio e nell’ultima di novembre. In queste occasioni vi si celebrano ancora alcune Messe.

Auguriamoci di poter andare, la prima domenica di maggio, a vedere, come ha scritto una poetessa dialettale, questo “bonbonin de gesa…

A presto…

Il talento di una donna per Mediolanum: Alda Levi e le sue scoperte

Il 2020 è stato dedicato da Milano a “I talenti delle donne” con una serie di iniziative ed eventi patrocinati dal Comune per rendere omaggio alle capacità femminili nei vari campi della vita e della cultura.

Al grande talento di Alda Levi, l’archeologa Sovraintendente ai musei e scavi in Lombardia negli anni Trenta, dobbiamo l’aver ridato a Milano un po’ della sua storia. Infatti, in una città in pieno rinnovamento, è riuscita a riscoprire e a far conservare alcuni resti di Mediolanum.

http://www.parcoanfiteatromilano.beniculturali.it/index.php?it/342/in-ricordo-di-alda-levi

Abbiamo già parlato di lei qualche anno fa con Fare jogging nell’Anfiteatro” vicino al piccolo museo, in via De Amicis 17, che porta il suo nome.

Incuriositi da alcuni articoli di giornale dell’anno scorso che parlavano di un “Anfiteatro della Natura”, di un “Colosseo Verde”, con alberi e siepi al posto delle pietre, siamo tornati a visitare il parco archeologico, per vedere a che punto è il progetto VIRIDARIUM.

L’anfiteatro non è certo una delle mete turistiche più gettonate della nostra città, anche per gli orari non sempre favorevoli, che coincidono con quelli del museo. Inoltre ci vuole moltissima “fantasia” per immaginarlo, visto il poco che ne resta, come era un tempo, enorme e maestoso stadio per oltre 20.000 spettatori.

Due file di cipressi e diverse siepi di bosso, mirto e ligustro dovrebbero “ricostruire” l’anfiteatro sostituendo le pietre che, sempre in movimento, sono state utilizzate nel tempo per “fare” la vicina basilica di San Lorenzo e alcune parti delle mura. Ecco alcuni bellissimi rendering che girano in rete.

Per ora i lavori sono rallentati da altri ritrovamenti in progress e c’è solo qualche vecchio albero che ha messo radici sul passato.

In attesa, diamo un’occhiata al piccolo Antiquarium “Alda Levi” e riguardiamoci, tra l’altro, la stele funeraria del giovane gladiatore Urbicus col suo cagnolino, che sembra aspettare di poter zampettare nel nuovo grande parco urbano tra natura e archeologia.

Il nostro esperto locale di Mediolanum, quell’Ausonio che ci guarda da piazza Mercanti, aveva parlato anche di un importante teatro. Dove si trovava?

I resti del teatro furono rinvenuti tra fine Ottocento e metà Novecento durante i lavori per la costruzione di diversi edifici tra via Meravigli e piazza Affari. Ancora una volta dobbiamo ad Alda Levi aver trovato e fatto conservare, per quanto possibile, i resti del grande teatro che poteva ospitare fino ad 8000 spettatori, una sorta di megaforum nel centro di Mediolanum.

Per “immaginare” questo teatro guardiamo la targa sul lato di Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa, verso via San Vittore al Teatro.

Cosa ne è stato di questo grande edificio? La sua storia è stata ricca e tormentata. Un Imperatore, Augusto, l’aveva fatto costruire e un altro Imperatore, il Barbarossa, come il “cattivo” di Star Wars, aveva distrutto, nel 1162, Milano e anche ciò che restava del teatro.

Nel tempo questo teatro non aveva ospitato solo spettacoli; infatti, intorno all’Anno Mille, i cittadini milanesi, nobili e plebei,  si riunivano sulle sue gradinate, per prendere “in comune” le decisioni per la città.

Era però già iniziato il lento declino dell’edificio e in quest’area erano sorti sedi di corporazioni artigianali ed edifici religiosi, come, tra l’altro, la chiesa di San Vittore al Teatro, oggi demolita, che ha dato il nome alla via.

Oggi i resti del teatro sono conservati nei sotterranei del Palazzo della Borsa e di quello della Camera di Commercio di via Meravigli, dove è possibile prenotare una visita guidata gratuita che consigliamo perchè veramente suggestiva.

Sarà come un andare a teatro viaggiando a ritroso e immergersi in uno spettacolo di secoli fa passeggiando su una passerella di cristallo sospesa tra luci, suoni e perfino odori (anche quello del sudore degli antichi spettatori!) oggi ricreati artificialmente.

Guardando lontano Alda Levi avrebbe voluto, già negli anni Trenta, creare un’area archeologica per Milano. Così scriveva: “… ai visitatori degli affollati ambienti dei piani superiori (Camera di Commercio e Borsa) sarà possibile scendere nei silenziosi scantinati, … [tra] le venerande vestigia del teatro romano. E ancora una volta, la febbrile attività di Milano creerà uno dei più singolari contrasti tra il vecchio e il nuovo, tra l’antica e la modernissima vita.”

Così le nostre solide radici, senza avvilupparci, ci lasciano crescere liberamente.

 

 

A presto…

 

La Milano romana: articoli collegati

Epifania 2020 con i Magi di Artemisia Gentileschi

Iniziamo l’Anno Nuovo con una notizia di vent’anni fa ritrovata, quasi per caso, in questi giorni: dal 22 maggio 2000 Betlemme e Milano sono città gemellate.

Ci è venuto da pensare come entrambe possano essere considerate “Città dei Magi” con un legame sottile e misterioso lungo secoli.

La Stella che guidò i Tre Re fino a Betlemme è raffigurata sul bel campanile della chiesa di Sant’Eustorgio, fatta costruire, in onore dei Magi, per ospitare le loro reliquie donate alla nostra città, allora capitale dell’Impero Romano d’Occidente.

Esse vennero poi trafugate al tempo del Barbarossa e portate a Colonia. Infine, ad inizio Novecento, una piccola parte di queste tornò a casa, e, ancora oggi, nel giorno dell’Epifania, sono esposte alla venerazione dei fedeli.

Accanto al reliquiario si trova il sarcofago dove erano un tempo custodite e, per uno strano gioco di luci, quest’anno il suo “tetto” era azzurro e sembrava fatto di cielo.

Altre piccolissime reliquie dei Magi sono custodite nella chiesa di San Bartolomeo a Brugherio; donate alla sorella Santa Marcellina da Sant’Ambrogio in persona, sono “garantite” dal nostro Santo Patrono stesso e scampate a qualsiasi trafugamento.

Ogni anno, dal 1336, nel giorno dell’Epifania, Milano ricorda i Magi con un corteo in costume che da piazza Duomo arriva al Presepe vivente, allestito sul sagrato della basilica di Sant’Eustorgio, percorrendo le vie del centro tra tanta gente che. per un attimo, sembra dimenticare i saldi di via Torino e Porta Ticinese.

Infine, ecco un’altra occasione per riflettere sul messaggio dei Magi. Al Museo Diocesano, alle spalle di Sant’Eustorgio, è esposto, per la prima volta a Milano (fino al 26 gennaio) il dipinto “L’Adorazione dei Magi”, realizzato per la cattedrale di Pozzuoli, dalla grande Artemisia Gentileschi, unica donna ad aver ottenuto fama nella pittura italiana del Seicento.

Ecco in un bel video il commento della Direttrice del Museo Diocesano su questo capolavoro alla luce anche delle vicende umane della pittrice.

Come interpreta Artemisia l’Adorazione? In questa grande tela (metri 3,10 per 2,06), la figura della Madonna appare piccola di fronte a quelle maschili di San Giuseppe e dei Magi.

Il suo viso, molto mediterraneo, circondato da folti capelli ramati, ha occhi socchiusi, un soffuso rossore e labbra e sopracciglia piene e ben disegnate.

Maria, quasi ritraendosi, porge con grande dolcezza e consapevolezza il Bimbo ai Magi.

Il primo, con un dono accanto, ha uno sguardo insolito, pervaso da uno stupore quasi incredulo, mentre tocca il piedino di Gesù; alle sue spalle si trova un “Re”, con la corona ma senza dono, che rende omaggio con un inchino cavalleresco.

Ed ora un particolare molto intrigante: in penombra (forse anche per le conseguenze di un incendio che deteriorò il dipinto nella sua parte alta), si intravedono, tra le altre, le figure di un asiatico e di un moro con turbante che portano gli altri due doni. Ogni mago ha uno sguardo diverso come ogni uomo ha un atteggiamento differente verso il mistero.

Quanti sono i Magi di Artemisia? La stella sullo sfondo forse conosce il segreto di quanti siano gli uomini in cammino alla ricerca della Luce.

A presto…

Nella calza della Befana 2019 troviamo… la chiesetta dei Re Magi di via Palmanova

È tempo di Epifania che tutte le feste porta via. Il magico periodo del Natale sta per terminare e si torna alla vita e ai problemi di tutti i giorni.

Abbiamo trovato nella chiesa di Santo Stefano un quadro dolcemente emblematico: la Famigliola di Betlemme, dopo l’incanto della Natività e l’accorrere di uomini buoni e semplici, è costretta, dopo poco tempo, a lasciare le proprie cose per sfuggire alla crudeltà di Erode.

L’Epifania, però, è anche tempo di Magi, figure misteriose, e secondo noi molto moderne, che ci parlano del rapporto tra Scienza e Fede (erano studiosi ai massimi livelli) e ci fanno anche riflettere sul senso della nostra vita.

Milano è da sempre legata ai Magi che l’avevano “scelta”, secondo la tradizione, come luogo dove fermarsi per sempre. I buoi che trainavano il carro con le reliquie si erano impantanati dove sorge ora la Basilica di Sant’Eustorgio, che venne eretta per custodire le spoglie dei Tre Re.

I Magi, però, avevano il cammino nel proprio destino e le loro spoglie vennero trafugate dal Barbarossa e portate a Colonia.

Infine una piccola parte delle reliquie tornò a casa, a Sant’Eustorgio, mentre altre reliquie (alcune falangi delle dita, invece) non hanno mai lasciato Brugherio, dove viveva Santa Marcellina che le aveva ricevute in dono dal fratello Sant’Ambrogio.

Sant’Eustorgio – Milano

S. Bartolomeo – Brugherio

Alcuni piccoli suggerimenti: in questi giorni è esposta, in Sant’Eustorgio, la teca con le reliquie e, nella mattina dell’Epifania si svolge il tradizionale corteo in costume (risalente al Medioevo) da piazza Duomo.

http://www.santeustorgio.it/corteo_dei_magi.html

Inoltre in questo periodo si possono ammirare due opere famose a Palazzo Marino e al Museo Diocesano.

Palazzo Marino

Museo Diocesano

Non solo: abbiamo scoperto che nella nostra città esiste un’antica chiesetta dedicata proprio ai Santi Re Magi. Si trova in una zona a Nord Est di Milano, vicino all’antico borgo di Crescenzago, in una frazione chiamata Corte Regina.

Siamo in via Palmanova, anzi, per la precisione, in via Regina Teodolinda. Dolce e severa nel suo gotico lombardo, la chiesetta ha un aspetto semplice, quasi un mattoncino rosso tra il klinker dei palazzi.

Sul portone ci accoglie una formella con Madonna e Bambino sotto una finestra circolare.

Le diverse finestrelle sulle pareti laterali ci riportano a tempi e stili diversi, così come il campanile a base romanica.

L’interno della chiesetta è altrettanto semplice: ad una sola navata, ha mattoni a vista e, sospesa, un’immagine di Cristo di grande impatto espressivo.

Una targa ci racconta la storia di questa chiesetta che fu fatta edificare nel 1352 ai tempi della Signoria di Bernabò Visconti, probabilmente su una preesistente chiesa più antica, descritta già nel XII secolo. Un’ipotesi è che sia stata voluta dalla moglie di Bernabò, Regina Della Scala, alla quale si deve anche la chiesa demolita per costruire il nostro massimo teatro che ne tramanda il nome.

Un tempo la chiesa dei Magi era dedicata alla Vergine e aveva intorno un Lazzaretto per il ricovero degli appestati, prima che fosse costruito quello di viale Tunisia a Porta Orientale.

La storia ci dice che i Borromei, in successive visite pastorali alla chiesetta di Corte Regina, vi incontrarono delle monache devote ai Re Magi. Così successivamente la chiesa fu intitolata ufficialmente ai “Santi Re Magi in Corte Regina”. Oggi il nome della chiesa viene ricordato da un moderno affresco dietro l’altare.


Questa chiesetta incontrò molti ostacoli sul suo cammino. A fine Settecento passò al Demanio, venne sconsacrata e diventò abitazione e deposito per i contadini della zona. Anche le bombe della seconda guerra mondiale contribuirono al suo declino, tanto che si parlava di abbatterla, sacrificata allo sviluppo edilizio.

Ma i Magi fecero il miracolo; la chiesetta venne donata al parroco della vicina parrocchia di San Giuseppe, che, grazie ad offerte di fedeli e benefattori, la fece restaurare, riconsacrare e riaprire il 6 gennaio 1967.

https://www.sangiuseppe.info/la-chiesa-dei-santi-re-magi/

Purtroppo è un po’ difficile visitare questo piccolo tassello della storia di Milano. Viene aperta solo il sabato pomeriggio alle 17 e nei festivi alle 9.30 per le Sante Messe. Come i Magi mettiamoci in cammino e andiamo a visitarla.

A presto…

Quanta storia tra le vetrine! Alla scoperta di via Torino (parte seconda – San Giorgio al Palazzo… e molto altro)

Cosa starà guardando questo piccione curioso per rinunciare alle briciole golose della vicina cioccolateria in piazza San Giorgio, angolo via Torino?

Per venire sin qui forse è passato a volo d’uccello (ops!) sul vicino Palazzo Stampa di Soncino e, magari, avrà avuto qualche timore per l’aquila in cima alla torre che si nasconde dietro le case.

Questo palazzo è un altro edificio monumentale, molto deteriorato, a dire il vero, di questa nostra via Torino dai tanti volti. Risale all’ultimissimo periodo degli Sforza e fu via via rimaneggiato e modificato nei secoli

Fu fatto costruire da Massimiliano Stampa, “governatore” del Castello Sforzesco; ne faceva parte una torre a tre piani in onore dell’Imperatore Carlo V, per ringraziarlo del titolo di Marchese di Soncino che gli aveva concesso.

A malapena riusciamo ora a vedere, da via Soncino, la torre, l’aquila con corona imperiale che sovrasta il globo e le “Colonne d’Ercole” dedicate alla potenza dell’Imperatore.

Nell’Ottocento la famiglia Stampa aveva aggiunto il cognome Casati e la cronaca rosa e nera del Novecento si è occupata di alcuni discendenti dell’antica casata.

Luisa Casati Stampa

i protagonisti del delitto Casati

Avrà fatto il nido sulla torre il nostro piccione che si è fermato a guardare la chiesa di San Giorgio al Palazzo nella omonima piazzetta?

Questa chiesa ha origini antichissime e probabilmente sorge su un tempio pagano di Mediolanum, capitale dell’Impero Romano d’Occidente. Nel 751 l’Arcivescovo Natale (le sue reliquie sono custodite sotto l’altare) la dedicò a San Giorgio. La vicinanza della chiesa al Palazzo Imperiale Romano fece sì che fosse conosciuta come San Giorgio al Palazzo. I secoli ci misero mano e la chiesa  venne rifatta e rimaneggiata più volte.

Settecento

 

Ottocento

oggi

L’eco della memoria più antica è presente nelle colonne di pietra romaniche addossate ai pilastri del transetto, nei capitelli diventati acquasantiere, nella targa che ricorda l’Editto di Milano, promulgato da Costantino nel vicino Palazzo.

Quante preghiere nel corso dei secoli si saranno levate in questa chiesa e davanti al Ciclo della Passione di Bernardino Luini?

Il disegno preparatorio è conservato al Louvre, ma noi possiamo guardare questa pala d’altare nella sua pienezza e nelle sue diverse scene.

Nel Cristo schernito, dipinto nella lunetta, c’è anche un po’ di Leonardo. L’espressione e i volti grotteschi dei due aguzzini risentono degli studi sulla fisiognomica del Maestro. Il fondo scuro del dipinto viene aperto alla speranza dal piede sinistro del Cristo che sembra uscire dal quadro per andare verso i fedeli.

La torre campanaria di questa chiesa era altissima e vi furono nascoste le reliquie dei Re Magi, dalla vicina Sant’Eustorgio, per salvarle dal Barbarossa. Tutto fu inutile; i resti vennero trafugati e portati a Colonia e la torre fu fatta mozzare dall’Imperatore.

Godiamoci un momento la piazzetta con l’acciottolato davanti alla chiesa, quasi un angolo da “fuori Milano” e andiamocene alla scoperta di un altro luogo nascosto nel labirinto di vie dietro via Torino.

In via San Sisto, in un piccolo slargo, ecco un’altra chiesa con tanta storia da raccontare.

Fondata da Desiderio, Re dei Longobardi, alla fine dell’VIII secolo, rifatta “baroccamente” da Federico Borromeo, la sua campana suonò per chiamare a raccolta gli insorti delle Cinque Giornate. In questa rivolta, però, fu svuotata degli arredi che divennero barricate.

Iniziò un lento declino e, ormai sconsacrata, divenne un magazzino militare, in attesa di essere abbattuta dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Fu salvata dall’Arte, quando lo scultore Francesco Messina la ottenne per usarla come studio e la fece restaurare, lasciandola poi alla città come museo delle sue opere… e non solo.

Fino a dicembre 2018 possiamo ammirare anche un grande “albero” che si snoda e si avvinghia alla facciata di questa chiesa. La suggestiva opera, intitolata “Radicamenti” è di Leonardo Nava.

Torniamo verso il Carrobbio, dove la nostra via Torino sembra aprirsi a raggiera, oggi come un tempo.

Questa zona è tra le più misteriose e inquietanti di Milano; qui si udivano (e si odono ancora?) i lamenti provenienti dal vicino lebbrosario e quelli delle vittime delle ordalie da parte dell’Inquisizione, qui era rimasto vivo il culto di Mitra, qui si diceva ci fosse un confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Torre dei Malsani, già Porta Ticinensis delle mura romane

Beh, non andiamo “oltre”… Non si sa mai…

A presto…

Il Cammino dei Monaci: itinerario di cultura, arte, verde e… buon cibo (Parte Seconda – la Chiesetta di Nosedo)

Molte possono essere le strade di Milano che ci hanno portato fino a qui e diversi i mezzi di trasporto utilizzati. Siamo in via San Dionigi 77, dove la città sfuma nella campagna, poco lontano da piazzale Corvetto e dalla statua del “Signurun.

via s.dionigi

Se guardiamo verso le case vediamo un angolo di periferia, se giriamo lo sguardo, invece, siamo in campagna, una strada con poco traffico, una pista ciclabile, campi, qualche cascina.

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Davanti a noi, sul sagrato di una piccola chiesa, una pianta ci dice che siamo alla porta del Parco Agricolo Sud di Milano. Accanto c’è una cascina rimessa a nuovo, dal volto ospitale, col cancello sempre aperto come un sorriso.

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borgo di Nosedo

Siamo sulla strada giusta, lungo il Cammino dei Monaci, che dal Parco delle Basiliche arriva sin qui, all’antico borgo di Nosedo, che l’Associazione Nocetum ha fatto e sta facendo rivivere.

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Ci troviamo a cinque chilometri da Mediolanum. Qui sorgeva un piccolo insediamento che deve il suo nome alla presenza di un antico bosco di noci, il Nocetum.

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È un altro dei luoghi di questa Milano al “plurale”, che riesce a stupirci coi grattacieli e il futuro e, improvvisamente, apre le porte ad un passato da vivere ancora.

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Nocetum è un borgo antico, carico di storia e di storie più recenti. Già presente nel primo secolo dopo Cristo, secondo alcuni reperti ritrovati in questa zona, diede rifugio ai Cristiani perseguitati, benessere ai cittadini mediolanensi cui erano state assegnate le terre da coltivare, ospitalità ai milanesi scacciati dal Barbarossa e, infine, anche all’imperatore stesso, che qui, in Burgo Noxeta, impiantò la sua zecca, dopo la distruzione di Milano del 1162.

Fai clic per accedere a uno_sconosciuto_denaro.pdf

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Quasi contemporaneamente i monaci cistercensi, poco lontano da qui, fondarono l’Abbazia di Chiaravalle e iniziarono a bonificare le terre paludose, facendole diventare tanto fertili da dare alimenti e foraggio più volte all’anno grazie alle marcite e ai fontanili.

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Intorno all’Abbazia i monaci realizzarono una rete di piccoli canali, strade di campagna, cascine (le “grange”), mulini, per il lavoro agricolo accanto alla preghiera.

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Su questo piccolo piazzale di via San Dionigi rivive l’antico spirito dei monaci. Si affacciano infatti una antica chiesetta e la cascina S. Giacomo, un tempo “grangia” dell’Abbazia di Chiaravalle. Si potrebbe dire, ancora oggi, “Ora et labora”…

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Questa zona, dimenticata fino a qualche decennio fa, è rinata grazie all’impegno e alla volontà dell’Associazione Nocetum in collaborazione con Fondazioni, Istituzioni politiche e culturali e cooperative sociali.

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Nosedo immigrati

La cascina San Giacomo, rimessa a nuovo, oggi è centro di accoglienza per persone in difficoltà, specialmente donne e bambini di ogni nazionalità. Promuove molte iniziative e progetti per la “salvaguardia del Creato”, uomini e ambiente insieme. Qui anche una City Farm, attività per le scuole e una piccola bottega di prodotti e cultura.

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Restituita alla città è anche la piccola chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, che risale al XIII secolo, edificata su un precedente luogo di culto.

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Probabilmente era tutta affrescata; ora rimangono belle testimonianze sulla parete di fondo e su quella di destra.

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Una lapide del 536 ricorda che qui vicino c’era un sepolcreto, utilizzato dal V fino al XVII secolo.

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Le ricerche effettuate sui resti umani di diverse epoche ci parlano di un tenore di vita medio-alto (fibbie, anellini, perline), della vita media (meno di 50 anni), dell’elevata mortalità infantile, dei vincoli di parentela (sepolture familiari), degli usi in campo funerario (una moneta tra le mani), del tipo di dieta (carne rossa e cereali) di chi era vissuto qui tanto tempo fa.

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Anche il territorio è cambiato ed è tuttora in via di trasformazione. L’antico noceto non esiste più, il verde intorno è diventato il Parco della Vettabbia, parte del più grande Parco Agricolo Sud Milano.

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Il depuratore di Nosedo, all’interno del parco, permette di rigenerare le acque reflue e di riutilizzarle a scopi agricoli. La Vettabbia, un tempo collettore di acque fognarie a cielo aperto, è tornata limpida, invitando a percorrere tutta la sua valle, sugli antichi passi dei monaci.

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sentiero e Vettabbia

Rimettiamoci in cammino per raggiungere, attraverso il Parco della Vettabbia, un altro luogo straordinario, ricco di storia e di attualità, di ieri e di oggi.

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Continua…

Epifania 2016, tradizione e novità

La nostra città ha un forte legame con i Magi, questi misteriosi sapienti partiti da lontano alla ricerca della loro “Particella di Dio”.

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Non sono stati i primi a giungere alla Grotta.

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Ghirlandaio

Nel Presepio abbiamo già messo le statuine della Sacra Famiglia, degli angeli, dei pastori, della gente comune; poi il bue, l’asinello, le pecorelle, gli animali da cortile…

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Giotto

Infine, domani, metteremo i Magi con gli esotici cammelli o i nobili cavalli.

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Ecco alcune Adorazioni dei Magi che possiamo vedere in questa nostra città, ricca di opere d’arte, a volte poco note.

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Stefano da Verona – Pinacoteca di Brera

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Schiavone – Pinacoteca Ambrosiana

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Correggio – Pinacoteca di Brera

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Museo del Duomo

Il Solstizio d’Inverno è avvenuto e la luce del giorno dura, a poco a poco, sempre di più. “San Bassiano [19 gennaio] ha un’ ora in mano” dice un vecchio proverbio; la rinascita della Natura si sta preparando: sotto la neve, pane.

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Intorno alla Natività, alla nuova Luce, in questa misteriosa Adorazione dei Magi di Leonardo c’è una umanità dolente, i Magi non hanno abiti sfarzosi, sullo sfondo scene di battaglia e città in rovina.

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leo cavalli leo

Gli uomini sono riusciti persino a contendersi le spoglie dei Magi: secondo la tradizione esse furono dapprima traslate a Milano nella tomba sotto la Stella-Guida del campanile di Sant’Eustorgio.

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stella campanile

Poi il Barbarossa le volle per sè e le fece portare a Colonia; solo qualche reliquia fu restituita alla nostra città grazie al Cardinal Ferrari, all’inizio del Novecento.

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Duomo di Colonia

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Reliquiario in Sant’Eustorgio

Ogni anno Milano rinnova il suo legame con i Magi con un corteo in costume il giorno dell’Epifania.

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Come sempre parte dal Duomo per raggiungere il presepio vivente di Sant’Eustorgio, attraversando alcune vie dello shopping e della movida, come via Torino, il Carrobbio, le Colonne di San Lorenzo e corso di Porta Ticinese.

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Epifania Corteo Re Magi Sant'Eustorgio Milano 1

MILANO 06 Gen 2012 - I RE MAGI PORTANO I DONI A GESU', IN PIAZZA SANT'EUSTORGIO savoia cattaneo faravelli p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate - MILANO 2012-01-06 I RE MAGI PORTANO I DONI A GESU', IN PIAZZA SANT'EUSTORGIO I RE MAGI PORTANO I DONI A GESU' EPIFANIA - fotografo: Enrico Brandi / Fotogramma / Fotogramma presepio vivente

L’appuntamento è alle 11.30/11.45 in piazza Duomo.

http://www.santeustorgio.it/corteo_dei_magi.html

E la Befana?

Questa sorta di stranonna buona e dolce come i suoi doni, nonostante il freddo-Freezer in arrivo, anche quest’anno prenderà la moto (ore 8.30 in corso Sempione) e, con un corteo motorizzato, raggiungerà alcuni Istituti per distribuire sorprese ai meno fortunati.

il freezer arriva alla Befana

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Anche la Befana non riuscirà a sfuggire al fascino della Darsena; il 6 gennaio pattinerà sul ghiaccio in un grande spettacolo gratuito alle ore 18.30,  e saluterà i bambini a bordo dei battelli che navigano sul Naviglio.

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Si chiuderà così il primo Darsena Christmas Village.

http://milano.mentelocale.it/68084-milano-befana-ghiaccio-show-chiusura-darsena-christmas-village/

Una piccola dritta: oltre allo street food della Darsena, si può fare un salto al Mercato Metropolitano di Porta Genova, aperto fino a mezzanotte, dove, tra i vari stand, ci sarà atmosfera di festa con giochi e spettacoli.

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Buona Epifania, che tutte le Feste (ahimè) si porta via!

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Mille passi da piazza Mercanti al Castello

C’è molta storia di Milano in questi mille passi tra piazza Mercanti ed il Castello, dall’epoca comunale all’Expo Gate.

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L’amata cinghialessa di Belisama è ancora là, sul colonnato di piazza Mercanti, e ci riporta alle origini della nostra città, quando Belloveso fondò Milano dove gli era apparsa una scrofa semilanuta.

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L’arte pop contemporanea non si è dimenticata di lei e le ha rifatto un po’ il look con…Ago, Filo e Nodo per cucire passato e presente, come si può vedere nella mostra tictig, che riaprirà a breve.

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“Ago, Filo e Nodo” di Oldengurg, in piazza Cadorna

Piazza Mercanti è un “gioiello di famiglia” un po’ troppo trascurato. A due passi dal Duomo, è piuttosto maltenuto, eppure qui, secondo noi, c’è stata tutta la forza della nostra città.

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Distrutta dal Barbarossa, era riuscita a riprendersi e si era data un nuovo palazzo della Ragione, iniziato nel 1233; qui era il cuore della vita civile di Milano, al primo piano c’era il Podestà con a fianco due Giudici che “rendevano ragione” nelle cause civili e penali. Loro simboli erano il cavallo ed il gallo per indicare la sveltezza e la vigilanza che dovevano avere nei processi; non ci sono più gli animali di una volta!

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Qui si adunavano i cittadini, ascoltavano i proclami letti dalla Parlera, lo storico balcone che ancora oggi vediamo nella Loggia degli Osii.

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Sotto il colonnato si riunivano mercanti e banchieri per trattare affari e creare lavoro e ricchezza. Le loro capacità erano note e apprezzate in tutta Europa.

http://palazzodellaragionefotografia.it/palazzo-della-ragione/

La piazza subì grandi cambiamenti: dapprima chiusa, venne aperto un collegamento verso il Duomo e verso piazza Cordusio, l’odierna via Mercanti.

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Ma lo spirito del lavoro non se ne andò mai: pensiamo che nella Loggia degli Osii, all’inizio del Novecento, c’era un grande negozio tessile e, nel primo dopoguerra, La Rinascente fece un deposito per le proprie merci accanto al Palazzo della Ragione.

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Sul lato della piazza il barocco Palazzo dei Giureconsulti, dominato dalla Torre dell’Orologio (il tempo è denaro…), ospita ora la Camera di Commercio.

Sopra il palazzo svetta la Torre Civica con la campana che segnalava l'ora del coprifuoco e gli eventuali incendi

Un altro simbolo di Milano, Sant’Ambrogio, posto in una nicchia alla base della Torre, benedice i passanti. È una statua un po’ transgender: rimaneggiata più volte nel corso della storia, il corpo ha forme femminili (inizialmente era la statua della Giustizia) mentre il viso è maschile. I milanesi DOC lo chiamano affettuosamente “el Sant’Ambroeus cont i tett”.

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Proseguiamo verso piazza Cordusio. L’antico conglomerato di vie e viuzze (contrada dei Fustagnari, del Gallo, delle Galline) è sparito. Ora su piazza Cordusio (da Curia Ducis, di epoca longobarda) si aprono ben sei vie: è uno snodo complicato da percorsi di tram e isole pedonali, come un lago in cui si immettono tanti torrenti.

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Molto trafficata lo è sempre stata. Al centro del crocicchio c’era la statua di San Carlo, fatta trasferire in piazza Borromeo da un governatore austriaco la cui carrozza aveva sbattuto contro.

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Al centro di piazza Cordusio, dal 1899, c’è il monumento a Giuseppe Parini.

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E siamo in via Dante: venne inaugurata il 29 settembre 1891, dopo che erano state abbattute le piccole costruzioni esistenti e costruiti palazzi di diversi, ma armonici, stili.

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I palazzi umbertini, di uguale altezza, sono come quinte di pietra che delimitano via Dante, in un lungo viale che conduce al Castello.

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Bei negozi di marche famose, bar con piacevoli dehors, bistrot si succedono in questa larga via sulla quale si apre di sbieco la famosa via Rovello.

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Da diverso tempo isola pedonale, via Dante offre la splendida vista del Castello Sforzesco, ora, per la verità, un po’ nascosta dagli Expo Gate; ma Milano è fatta così: passato e presente crescono insieme.

expo gate e castello.

Attraversiamo un’altra trafficata piazza, largo Cairoli, al centro della quale il monumento equestre a Garibaldi fa da rotonda. Lo scultore è il palermitano Ettore Ximenes, unico nome nella toponomastica milanese che inizi con la X.

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Davanti al Castello ci accoglie la cosiddetta “Torta di spus”, la bella fontana. ripristinata di recente, che ricorda una torta nuziale.

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fontana degli sposi

Ed eccoci di fronte ad uno dei più importanti e imponenti monumenti cittadini, dal fascino antico, anche se in parte frutto di una ricostruzione: il Castello Sforzesco, che ha attraversato con Milano secoli di storia. periodi di luce e di ombre.

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La Basilica di San Nazaro a Porta Romana – (dove)

Il luogo dove sorge questa Basilica è davvero importante: Sant’Ambrogio la volle, infatti, sulla via romana che conduceva o accoglieva chi era diretto o proveniva da Roma.

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Dedicata prima agli Apostoli, poi a San Nazaro, un martire cristiano qui sepolto, ha visto passare dal 382, nel corso dei secoli, cortei imperiali, viaggiatori e pellegrini; ha subito l’attacco dei barbari di Uraia, un incendio disastroso e la resa dei milanesi al Barbarossa.

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Barbarossa a Milano

Nel Cinquecento la sua facciata “scomparve” dietro al Mausoleo Trivulzio, fatto edificare, proprio davanti alla chiesa, su progetto del Bramantino, da Gian Giacomo Trivulzio.

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Prima capitano di ventura, divenne poi Maresciallo di Francia al tempo di Luigi XII e, per qualche tempo, anche governatore di Milano per conto del re francese, che si era impossessato del Ducato, scacciando gli Sforza, in virtù della sua ascendenza materna dalla famiglia Visconti.

Gian Giacomo Trivulzio

Gian Giacomo Trivulzio

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Luigi XII

In questo Mausoleo il Trivulzio cercava una grandiosa sepoltura, per sè e la sua famiglia, dopo tante vicissitudini, come indica la scritta sotto la sua arca. Il Mausoleo, oggi, però, non contiene più i resti di Gian Giacomo, che si sono mescolati nella cripta con quelli dei morti di peste.

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In vita ebbe alterne fortune e conobbe i fasti del successo: memorabile fu un banchetto sontuoso, che si svolse all’aperto tra via Rugabella e la chiesa di San Nazaro, nel maggio del 1507, dato in onore del re francese. Di questa tavolata da Guinness rimangono i preziosi Arazzi dei Mesi, disegnati dal Bramantino, che adornavano la strada e che ora sono esposti nei Musei del Castello Sforzesco: uno street food veramente regale!

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Arazzi al Castello Sforzesco

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mese di Maggio

Dal Mausoleo scendiamo qualche gradino ed entriamo nelle vera e propria Basilica, a croce latina e di ampio respiro.

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Diverse sono le cose da vedere: ve ne suggeriamo solo alcune, lasciando alla curiosità di ciascuno gli approfondimenti.

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antico organo

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resti dalla pavimentazione originale

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il Presepio gioiello in ebano

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una piccola colomba per contenere le Ostie

Per saperne di più:

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Basilica S. Nazaro -b

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Questa Basilica ha anche un interessante Sito Archeologico, che si trova sia nel sotterraneo sia all’esterno.

Il percorso archeologico -a

il percorso archeologico -b

Anche in questo caso vi consigliamo di seguire le indicazioni dei pannelli illustrativi durante la visita. Mettiamo solo qualche immagine, per non togliervi il piacere della scoperta personale, durante la visita, che vi porterà proprio accanto a questi resti.

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piccolo altare pagano

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Usciamo a visitare il parco archeologico: qui si trovano alcuni sarcofagi e delle colonne provenienti dalla Basilica.

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Lasciamo la Basilica e torniamo sulla piazzetta: diamo un’occhiata alla statua, piuttosto trascurata, di Sant’Ulderico, in abiti pontificali.

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Percorriamo, accanto alla chiesa, lo strettissimo vicolo Santa Caterina, su cui si apriva la chiesetta omonima, ora diventata cappella della Basilica.

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Questa cappella, attualmente in ristrutturazione, contiene un raro organo e un grande affresco che raffigura il martirio della Santa, che abbiamo già “incontrato” in San Maurizio, col viso di Bianca Maria di Challant.

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Diamo, infine, un’occhiata al vasto complesso absidale della Basilica che è, come sempre, molto articolato e vivace.

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Entriamo, subito a sinistra, nella piccola via Osti e ammiriamo un bellissimo portoncino rococò, un esempio della Milano che deve sempre essere scoperta e che non finisce mai di stupirci.

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Il Barbarossa e le rinascite di Milano – (Tanto tempo fa)

Milano, nel corso dei secoli, è stata più volte conquistata e distrutta, ma altrettante volte è rinata.

Dopo la distruzione di Milano da parte degli Unni di Attila e quella dei Goti di Uraia, anche l’Imperatore tedesco Federico I Barbarossa, non si limitò a conquistare la nostra città, dopo un lungo assedio, ma, spinto e “aiutato” dai comuni lombardi suoi alleati e nemici dei milanesi, distrusse quanto più possibile, per affermare la propria supremazia e impedire che Milano potesse tornare potente.

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http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ba4c39fd-d605-400c-98d0-5e12dadc5aac.html

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-404e2a11-096f-4624-a16f-32162037e561.html#p=

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I principali edifici, tranne quelli religiosi, vennero rasi al suolo e tutti i milanesi furono costretti all’esilio. Siamo nel 1162, ma già cinque anni dopo, al loro ritorno, i nostri antichi concittadini, non solo ricostruirono la città, ma la cinsero di mura ben più solide e nel 1176 si batterono nella Lega Lombarda contro l’Imperatore, sconfiggendolo in modo definitivo a Legnano.

Frederick Barbarossa is wounded at the battle of Legnano, 1176

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https://www.youtube.com/watch?v=09TmaAkEgKY

Queste nuove mura furono costruite su una cinta più esterna di quella romana, con diverse porte che si aprivano verso l’esterno. Secondo il cronista Bonvesin da la Riva (della fine del 1200) le mura compivano un cerchio quasi perfetto attorno alla città.

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Porta Romana era una di queste, sull’antica via che conduceva verso Roma.

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Si trovava all’altezza dell’odierno incrocio tra corso di Porta Romana e le vie Santa Sofia e Francesco Sforza, che allora costituivano il fossato difensivo  che, col tempo, diventerà il Naviglio interno.

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Per ricordare l’esilio dei milanesi e l’epica impresa che portò all’autonomia comunale, su Porta Romana furono poste “illustrazioni di pietra” che riguardavano l’esilio ed il ritorno dei milanesi.

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Questi bassorilievi sono ora esposti al Civico Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco (sala 6), dove si trova anche una presunta immagine dell’Imperatore e dove mostra le sue nudità una figura femminile impudica, detta anche Sconcia Fanciulla.

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Secondo alcuni sarebbe una raffigurazione oltraggiosa di Beatrice di Borgogna, moglie del Barbarossa, nell’atteggiamento di radesi il pube, come facevano le prostitute; secondo altri, invece, ricorderebbe l’anonima ragazza che, durante l’assedio, salì su una torre e insultò con un gesto volgarmente derisorio le truppe tedesche. In ogni caso la lunga veste e l’acconciatura a corona non fanno pensare ad una prostituta.

Cosa resta oggi delle mura medievali? Ne rimane visibile un breve tratto in via San Damiano, con la targa celebrativa, diventato muro di cinta di un palazzo.

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Se guardate, inoltre, con attenzione in corso di Porta Romana, sul lato opposto alla Pasticceria Panarello, vedrete un piccolo tratto di strada con pietre diverse: non è un pessimo rattoppo stradale… ma indica dove si trovava una parte della porta medievale!!!

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Come si vede, a volte è difficile trovare i resti del passato di Milano, dato che numerose volte è ricresciuta, per così dire, su se stessa, trasformando e inglobando quello che era rimasto: un  esempio è la torre romana del Carrobbio, inserita ora in un ristorante.

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Un simbolo di questa vitalità e della voglia di trasformazione è il nostro più grande e rappresentativo “magazzino” che si chiama, appunto, La Rinascente, dal nome che Gabriele D’Annunzio volle dargli dopo che un incendio lo distrusse.

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Rinascente e contiguo Odeon 1950

La Rinascente fu distrutta e ricostruita più volte ed ora, ampliata e ristrutturata, è uno dei più importanti  e glamour general store europei.

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Istallazione Rinascente

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A volte, infatti, sono i milanesi stessi che, ammalati di “progresso”, di “moderno” e di “nuovo”, distruggono e ricostruiscono parti della città, poi, ammalati di nostalgia, vorrebbero tornare all'”antico”: il caso dei Navigli è emblematico.

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Forse è anche per questo che Milano è la capitale della moda, che ogni anno propone novità e revival? Quest’anno si torna agli anni ’70!

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anni 70

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