Chiesa Rossa: la luce e i colori diventano arte

In una zona di periferia, molto viva ed attiva, ma considerata di una certa criticità, si trova una delle chiese non ancora centenarie della nostra città, quasi una collezione di arte contemporanea: Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, o, più semplicemente, Chiesa Rossa.

Fu iniziata negli anni Venti del Novecento per diventare la parrocchia del quartiere di edilizia popolare che si stava costruendo per le famiglie baraccate del Ticinese, intorno a via Neera.

Il quartiere era stato chiamato “28 ottobre” per ricordare la marcia su Roma, ma subito era diventato la “Baia del Re”, la “Kings Bay” come l’ultimo avamposto che il generale Umberto Nobile aveva lasciato prima di puntare con il suo dirigibile verso le lande desolate del Polo Nord.

Questo quartiere, che si trova nella zona sud di Milano, è noto anche come “Stadera”. Abbiamo scavato un po’ e trovato una mappa del 1600 disegnata da G.B. Clarici (o Claricio), dove sono indicate alcune cascine, tra cui, appunto, una chiamata Stadera (forse per la presenza di una pesa).

Probabilmente, quindi, questo quartiere prende il nome da un’antica zona rurale, così come il nome “Chiesa Rossa” deriva da una piccola chiesa dell’anno Mille che andremo a scoprire facendo presto altri quattropassi.

Torniamo alla chiesa che si affaccia su via Montegani. Iniziata dall’ingegner Franco della Porta, fu completata poi dall’architetto Giovanni Muzio (quello della Ca’ Brutta!), esponente del movimento artistico “Novecento” e autore di numerosi importanti edifici milanesi e non.

La chiesa venne inaugurata dall’Arcivescovo Ildefonso Schuster nel 1932 e dedicata a Santa Maria Annunciata. La facciata era molto più semplice di quella attuale, col grande pronao, che venne ultimata nel 1960 e benedetta dal cardinale Montini, futuro Papa Paolo VI. Il mattone rosso a vista è il filo conduttore del sobrio e severo edificio. Grandi finestre illuminano l’interno a croce latina.

Nel battistero, ottagonale come da tradizione, c’è un’opera di Giacomo Manzù; mentre la cappella, dedicata a Maria, è rivestita in marmo, sembra contro il desiderio dello stesso Muzio. La statua della Madonna è stata realizzata da uno scultore di Ortisei, Giacomo Munster.

Spettacolare è il pavimento della chiesa, sempre progettato dall’architetto Muzio, con insoliti inserti, disegni e colori.

Il quartiere, nella seconda metà del secolo scorso, stava attraversando momenti critici, soffocato dalle difficoltà di chi ci viveva. Negli anni Ottanta il parroco della chiesa, don Giulio Greco, cercò di dare un po’ di respiro e di portare un po’ di luce e di speranza nella sua comunità.

Durante una gita a Varese, con alcuni fedeli, esperti collezionisti d’arte, “incontrò” un’opera che l’artista minimalista americano, Dan Flavin, aveva realizzato in memoria del fratello gemello morto in una imboscata durate la guerra del Vietnam.

L’artista americano utilizzava per le sue opere solo tubi al neon facendo diventare scultura, quasi materia, la luce e il colore.

Il parroco scrisse una lettera a Flavin chiedendogli un progetto per Santa Maria Annunciata. Non fu un’impresa facile. Flavin era malato e in più nutriva una profonda ostilità verso la Chiesa, forse perchè  era stato costretto dai genitori a studiare in seminario. Alla fine, però, venne convinto ad illuminare di speranza la lontana chiesa milanese, lavorando solo su un modellino di legno. “Sarà il mio testamento”, disse, e infatti la sua opera venne inaugurata il 30 novembre 1996, esattamente un anno dopo la morte dell’artista.

A questo progetto collaborarono anche diversi mecenati, fra cui la Fondazione Prada che ancora oggi continua a contribuire concretamente. L’interno di Santa Maria Annunciata è illuminato da tubi al neon di luce fluorescente che ridefiniscono gli spazi, ma non solo.

L’autore sosteneva che non ci fosse niente di mistico e di spirituale nella sua opera che è “quello che è e nient’altro”. Alcuni vedono, però, nei diversi colori l’alternarsi del giorno e della notte, dall’alba al crepuscolo; altri, invece, la Passione di Cristo, la sua gloria in un cielo azzurro come quello delle antiche chiese.

Sopra l’altare si trova un’opera di Pino Pedano: un cerchio in legno di pioppo che simboleggia l’Eucarestia. Dello stesso autore, all’esterno, c’è una fusione con il volto di Padre Pio, che sembra sorridere alla gente che passa.

Lo scorso Natale ci siamo fermati davanti al bel presepe della chiesa. Era ambientato tra le case del quartiere e sullo sfondo un tram arrivava dal centro città.

Se le antiche vetrate portavano i colori della luce all’interno delle cattedrali, in Chiesa Rossa è la luce della chiesa che esce all’esterno e ci chiama.

Se ancora non ci è possibile andare di persona a visitarla, possiamo cominciare a guardare queste belle immagini.

A presto…

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