Nella calza della Befana 2019 troviamo… la chiesetta dei Re Magi di via Palmanova

È tempo di Epifania che tutte le feste porta via. Il magico periodo del Natale sta per terminare e si torna alla vita e ai problemi di tutti i giorni.

Abbiamo trovato nella chiesa di Santo Stefano un quadro dolcemente emblematico: la Famigliola di Betlemme, dopo l’incanto della Natività e l’accorrere di uomini buoni e semplici, è costretta, dopo poco tempo, a lasciare le proprie cose per sfuggire alla crudeltà di Erode.

L’Epifania, però, è anche tempo di Magi, figure misteriose, e secondo noi molto moderne, che ci parlano del rapporto tra Scienza e Fede (erano studiosi ai massimi livelli) e ci fanno anche riflettere sul senso della nostra vita.

Milano è da sempre legata ai Magi che l’avevano “scelta”, secondo la tradizione, come luogo dove fermarsi per sempre. I buoi che trainavano il carro con le reliquie si erano impantanati dove sorge ora la Basilica di Sant’Eustorgio, che venne eretta per custodire le spoglie dei Tre Re.

I Magi, però, avevano il cammino nel proprio destino e le loro spoglie vennero trafugate dal Barbarossa e portate a Colonia.

Infine una piccola parte delle reliquie tornò a casa, a Sant’Eustorgio, mentre altre reliquie (alcune falangi delle dita, invece) non hanno mai lasciato Brugherio, dove viveva Santa Marcellina che le aveva ricevute in dono dal fratello Sant’Ambrogio.

Sant’Eustorgio – Milano

S. Bartolomeo – Brugherio

Alcuni piccoli suggerimenti: in questi giorni è esposta, in Sant’Eustorgio, la teca con le reliquie e, nella mattina dell’Epifania si svolge il tradizionale corteo in costume (risalente al Medioevo) da piazza Duomo.

http://www.santeustorgio.it/corteo_dei_magi.html

Inoltre in questo periodo si possono ammirare due opere famose a Palazzo Marino e al Museo Diocesano.

Palazzo Marino

Museo Diocesano

Non solo: abbiamo scoperto che nella nostra città esiste un’antica chiesetta dedicata proprio ai Santi Re Magi. Si trova in una zona a Nord Est di Milano, vicino all’antico borgo di Crescenzago, in una frazione chiamata Corte Regina.

Siamo in via Palmanova, anzi, per la precisione, in via Regina Teodolinda. Dolce e severa nel suo gotico lombardo, la chiesetta ha un aspetto semplice, quasi un mattoncino rosso tra il klinker dei palazzi.

Sul portone ci accoglie una formella con Madonna e Bambino sotto una finestra circolare.

Le diverse finestrelle sulle pareti laterali ci riportano a tempi e stili diversi, così come il campanile a base romanica.

L’interno della chiesetta è altrettanto semplice: ad una sola navata, ha mattoni a vista e, sospesa, un’immagine di Cristo di grande impatto espressivo.

Una targa ci racconta la storia di questa chiesetta che fu fatta edificare nel 1352 ai tempi della Signoria di Bernabò Visconti, probabilmente su una preesistente chiesa più antica, descritta già nel XII secolo. Un’ipotesi è che sia stata voluta dalla moglie di Bernabò, Regina Della Scala, alla quale si deve anche la chiesa demolita per costruire il nostro massimo teatro che ne tramanda il nome.

Un tempo la chiesa dei Magi era dedicata alla Vergine e aveva intorno un Lazzaretto per il ricovero degli appestati, prima che fosse costruito quello di viale Tunisia a Porta Orientale.

La storia ci dice che i Borromei, in successive visite pastorali alla chiesetta di Corte Regina, vi incontrarono delle monache devote ai Re Magi. Così successivamente la chiesa fu intitolata ufficialmente ai “Santi Re Magi in Corte Regina”. Oggi il nome della chiesa viene ricordato da un moderno affresco dietro l’altare.


Questa chiesetta incontrò molti ostacoli sul suo cammino. A fine Settecento passò al Demanio, venne sconsacrata e diventò abitazione e deposito per i contadini della zona. Anche le bombe della seconda guerra mondiale contribuirono al suo declino, tanto che si parlava di abbatterla, sacrificata allo sviluppo edilizio.

Ma i Magi fecero il miracolo; la chiesetta venne donata al parroco della vicina parrocchia di San Giuseppe, che, grazie ad offerte di fedeli e benefattori, la fece restaurare, riconsacrare e riaprire il 6 gennaio 1967.

https://www.sangiuseppe.info/la-chiesa-dei-santi-re-magi/

Purtroppo è un po’ difficile visitare questo piccolo tassello della storia di Milano. Viene aperta solo il sabato pomeriggio alle 17 e nei festivi alle 9.30 per le Sante Messe. Come i Magi mettiamoci in cammino e andiamo a visitarla.

A presto…

Epifania, la dodicesima notte

Eccoci arrivati alla festa della Befana con tutti gli eventi e le tradizioni che Milano propone in questa ricorrenza.

https://www.milanoweekend.it/articoli/eventi-weekend-epifania-milano/

L’Epifania, però, è anche una notte magica, ricca di antichi saperi che vivono ancora oggi.


I Magi, dottissimi saggi dell’Oriente, studiando le stelle, giunsero a Betlemme all’Epifania per adorare il Bambinello, Luce appena venuta tra gli uomini.

Se Natale rappresenta la vittoria della luce, dopo l’allungarsi del buio culminato nel Solstizio d’Inverno, l’Epifania, la dodicesima notte, è quella in cui la Luce si rivela, viene riconosciuta e onorata.

Sono passate dodici notti dal Natale, come dodici sono i mesi dell’anno e i segni dello zodiaco. In questo periodo si tenta di scrutare il futuro, l’anno nuovo; gli astrologi cercano di prevedere per il nuovo anno, segno per segno, salute, amore, fortuna. Per ciascuno di noi è tempo di bilanci e di proponimenti.

Infine, arriva la Dodicesima Notte, quella in cui la Luce si rivela. Come accade nell’omonima commedia di Shakespeare, rappresentata per la prima volta il 6 gennaio 1601, i “personaggi” (cioè tutti noi?), dopo tanti travestimenti e inganni, rivelano il proprio essere e i propri sentimenti per iniziare un progetto di vita più autentico.

A tutti una Buona

Twelfth Night, or What You Will! 

A presto…

Le foto che abbiamo scattato per voi tra artigianato e golosità

Ecco alcune immagini del piccolo itinerario raccolte passeggiando tra i banchetti del Chiostro in Fiera, al Museo Diocesano, e alla rassegna Milano-Sanremo del Gusto, alla Darsena.

La giornata è bellissima e il campanile di Sant’Eustorgio sembra saperlo mettendosi in posa nell’azzurro del cielo.

Le porte del Museo sono spalancate e il colpo d’occhio sui portici e sul prato del chiostro trasmette aria di festa.

Ecco alcune foto dei nostri quattropassi tra i banchi delle “stoffe” e delle altre creazioni artigiane.

I colori dell’autunno non sono certo grigi e tristi. Che ne dite?

I fiori dei vestiti copiano quelli della natura…

Non vi viene voglia di dire: “Sono pronta, prendo la borsa”… Ma quale?

I prodotti cosmetici naturali sembrano usciti dal calderone di Amelia, saranno magici?

Anche il gusto partecipa alla festa: preferite una tazza di tè con un racconto che dura il tempo dell’infusione (che bel regalo per l’amica English Style), o dei sapidi formaggi di qualità?

Infine una pausa al bistrot non è male.

Andando verso la Darsena siamo colpiti da un murale sotto la targa di corso di Porta Ticinese e vediamo che anche in piazza Sant’Eustorgio continua la festa.

Che dire, poi, dei negozi di fianco alla basilica? Ancora “stoffe”, fiori e golosità in locali pieni di charme.

Per chi ama la storia, ecco la lapide che ricorda il primo fonte battesimale di Mediolanum, voluto da San Barnaba, “quello” del Tredesin de Marz.

Infine raggiungiamo la Darsena dove è stato allestito il piccolo villaggio della Milano-Sanremo del Gusto.

Speravamo di assaggiare e comperare il basilico di Prà, l’aglio di Vessalico, la focaccia, i vini e i formaggi piemontesi, il buon riso di cascina lombardo o il salame d’oca di Mortara, ma…

Gli stand, secondo noi sono dedicati più alla teoria e all’informazione che alla pratica e alla gola.

Godiamoci un momento di relax nel salotto all’aperto e rifacciamoci il palato allo street food del mercato coperto appena più avanti.

Chiudiamo questo pomeriggio col tramonto sulla Darsena e quattropassi sui Navigli che si accendono di luci e di gente.

A presto!

Piccolo itinerario da cogliere al volo tra artigianato di qualità e sapori da gourmet

L’occasione che si presenta nel weekend del 7 e 8 ottobre 2017 è veramente bella e ghiotta: fare quattropassi tra Sant’Eustorgio e i Navigli per visitare Chiostro in Fiera e la rassegna Milano-Sanremo del Gusto.

La Mostra Mercato si trova nell’antico chiostro del Museo Diocesano, dove diversi artigiani esporranno le loro creazioni in tessuto, pietre e alta bigiotteria; inoltre ci saranno fiori di stagione e sapori di nicchia, anche per una pausa golosa.

http://www.museodiocesano.it

Più che un “mercato” è una festa all’aperto che si ripete durante l’anno a favore dell’attività del Museo Diocesano. L’ingresso è gratuito e può essere questa l’occasione per visitare anche il Museo Diocesano e quello di Sant’Eustorgio, con le loro raffinate opere.

Le foto di questo evento le aggiungeremo ovviamente la prossima settimana, dopo aver partecipato a questo appuntamento d’autunno e passeggiato tra i banchi.

Lasciato il chiostro, facciamo quattropassi lungo corso di Porta Ticinese per raggiungere la vicina Darsena. Che dire di quello che incontriamo in questa breve passeggiata? Passiamo accanto alla Basilica di Sant’Eustorgio, con la stella sul campanile, dando un’occhiata ai bei negozi e infine in piazza XXIV Maggio incontriamo uno degli alberi storici di Milano.

 

Ed ecco la Darsena, antico porto di Milano, oggi rimessa a nuovo.

In questo weekend vi si tiene la tappa finale della Milano-Sanremo del Gusto, in una sorta di villaggio nel quale incontrare i sopraffini, golosissimi prodotti gastronomici di Lombardia, Piemonte e Liguria.

Sarà una “corsa” a tutto sapore, tra assaggi, degustazioni, lezioni di alta gastronomia, laboratori…

Anche le foto di questo evento saranno aggiunte settimana prossima, ma i sapori e i profumi dei salumi e dei formaggi, del basilico di Prà e del delicato aglio di Vessalico, dei cocktail speciali, dei vini e degli oli DOP, del miglior gelato d’Europa, non potremo condividerli con voi. Meglio partecipare a questo evento di persona!

Un grande Slurp, pardon, Ciao a tutti!

Epifania: tempo di stelle, di Magi e di calze appese

Da Capodanno all’Epifania è tempo di astrologi, oroscopi e previsioni per l’anno che verrà fatte guardando le stelle.

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Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze), fondato da Piero Angela nel 1989, ogni anno tuona contro la credulità popolare e gli imbrogli da parte dei presunti maghi, riportando i flop delle previsioni sbagliate.

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Chi di noi, però, non ha dato una sbirciatina all’oroscopo del proprio segno zodiacale o non ha ascoltato cosa avverrà, secondo le stelle, nel 2017?

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Non è questione di cultura o superstizione; gli amanti dell’astrologia sono democraticamente diffusi e diversi sono coloro, ancora oggi, che studiano le stelle, le congiunzioni astrali e i relativi influssi su di noi.

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Chi, meglio dei Magi, ha saputo leggere e interpretare  il messaggio delle stelle?

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Le stelle, però, hanno custodito bene il mistero dei Tre Re e non ci hanno mai rivelato chi fossero, nè quanti, nè la loro provenienza e nemmeno la loro sorte.

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Tutto di loro, dopo duemila anni, resta avvolto nella leggenda e nel  mistero. Quale altra città, se non Milano così ricca di segreti, avrebbe potuto accogliere per l’eternità le loro “reliquie”?

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sarcofago dei Magi in Sant’Eustorgio

Nella Basilica di Sant’Eustorgio, sotto il campanile con la stella, una parte delle loro “reliquie” (le altre furono trafugate dal Barbarossa e si trovano a Colonia) è ancora custodita in un tabernacolo.

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Ogni anno, all’Epifania, si rinnova il legame dei Magi con la nostra città: un corteo in costume parte da piazza Duomo e, attraverso le vie del Centro, raggiunge il Presepe vivente allestito davanti a Sant’Eustorgio.

http://www.linkavelbus.com/blog-post/corteo-dei-re-magi-2017-milano/

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Non solo: quest’anno nei chiostri del Museo Diocesano, accanto alla Basilica, possiamo perderci davanti all’ “Adorazione dei Magi” di Albrecht Dürer. Quest’opera è un “prestito” degli Uffizi e possiamo ammirarla come un singolo gioiello fino al 5 febbraio, pensando ai misteri che ci sono accanto, sotto il nostro cielo stellato.

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Il legame dei Magi con Milano viene riproposto anche in una piccola, raffinata mostra di miniature rinascimentali nella Sala del Tesoro del Castello Sforzesco. Aperta fino al 21 gennaio è gratuita ed è un’occasione anche per visitare gli interni e i vari Musei del Castello.

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L’Epifania, che tutte le feste si porta via, è anche tempo di calze appese in attesa della Befana.

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Una gentile leggenda ci racconta che i Magi, sulla strada per Betlemme, bussavano alle porte delle case per chiedere informazioni e invitare la gente ad andare con loro portando doni al Bambinello.

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In una di queste case viveva una vecchietta che si era rifiutata di seguirli. Si era poi pentita e, con una gerla piena di dolci e piccoli doni, si era messa da sola alla ricerca di Gesù Bambino. L’anziana donna andò bussando ad ogni casa per lasciare un dono a ciascun bambino che vi abitava, sperando che uno di questi fosse il piccolo Gesù.

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All’Epifania potremo trovare questa vecchietta in tante iniziative benefiche: in corso Sempione, dove partirà la Befana dei Motociclisti, alla Darsena dove incontrerà i bambini sull’acqua a bordo del Corsaro dei Navigli con una cioccolata calda e un’immancabile calza piena di dolcetti; ci sarà anche nei diversi “villaggi” e mercatini natalizi.

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E se dovessero arrivare il gelo e questa temuta bufera dell’Epifania, secondo le previsioni meteo?

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Niente di meglio di un buon tè caldo allo Spazio Alda Merini di via Magolfa 32, dove, alle ore 17, ci sarà una tombola benefica a base anche di… poesia.

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Buona Epifania 2017 a tutti!

Il Cammino dei Monaci (Parte quarta – Guglielmina Boema e il Cimitero dei Monaci)

Un manoscritto del 1300 ritrovato per “caso”, come in un thriller, un’eretica sepolta a Chiaravalle, che induce alla discussione di problemi ancora attuali: oggi Passipermilano entra, in punta di piedi e con grande rispetto, in una storia molto complessa, strana, piena di sorprese e misteri, lunga sette secoli o… forse più.

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Partiamo dal manoscritto: fu ritrovato, sembra per caso, nel 1600 dal Priore della Certosa di Pavia, presso un droghiere che utilizzava i fogli per avvolgere la propria merce. Storia vera o era stato trafugato e fatto “riapparire”? Il manoscritto, comunque, composto da quattro quaderni, esiste ancora ed è conservato presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano (A. 227 inf).

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Ambrosiana – Milano

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Il contenuto è molto scottante. Contiene, infatti, gli atti di un processo intentato nel 1300 dalla Inquisizione contro i fedeli di una donna ritenuta l’incarnazione dello Spirito Santo, sepolta e venerata alla fine del 1200 presso il Cimitero dei Monaci di Chiaravalle: Guglielmina Boema.

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Dalla vita di questa donna si sa ben poco: forse era figlia del re Ottocaro di Boemia e quindi sorella di Agnese, la Santa amica e corrispondente di Santa Chiara di Assisi.

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GUGLIELMA LA BOEMA: LA DOMINA ERETICA

Guglielmina era forse aderente al Movimento del Libero Spirito, diffuso in quel tempo nell’area culturale tedesca. Sembra fosse giunta a Milano, non si sa perchè, verso il 1260, con un figlioletto di padre sconosciuto (vedova, separata o ragazza madre?).

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(R. Capa)

Nel manoscritto non ci sono molte notizie su Guglielmina. All’Inquisizione, infatti, poco importava chi fosse, tanto più che era morta da circa vent’anni e che venivano processati i suoi fedeli e la memoria che lei aveva lasciato loro.

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Nei diversi interrogatori i fedeli parlano della sua predicazione improntata all’amore per il prossimo, dei suoi “miracoli”, delle guarigioni, della consolazione che offriva agli afflitti, della sua grande umiltà. “Io non sono Dio” soleva dire alle persone che si raccoglievano intorno a lei; ma Dio, secondo il pensiero di Guglielmina, poteva essere trovato dentro se stessi.

io non sono Dio

Era legata all’Abbazia di Chiaravalle, tanto che, quando morì, attorno al 1280, di morte naturale, il suo corpo venne traslato con processione e rito solenne in una cappella nel cimitero  dell’Abbazia, dove veniva venerata come una santa.

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cimitero dei Monaci

I “miracoli” e le apparizioni continuavano e sempre più numeroso era il gruppo di fedeli, uomini e donne di ogni ceto sociale, anche elevato, che si riunivano a pregarla. Fra questi Andrea Saramita, un laico e, in un certo senso, teologo del movimento, e Maifreda da Pirovano, cugina di Matteo Visconti, allora in lotta con i Torriani per il potere di Milano.

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Guglielmina benedica Maifreda e Andrea

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Matteo I° della Casata Visconti

Maifreda era una suora appartenente all’Ordine degli Umiliati, che viveva presso il convento di Brera, sorto su un terreno appartenuto ai Templari, legati, come vedremo in un prossimo articolo, all’Abbazia di Chiaravalle. D’altra parte “…i Templari c’entrano sempre…” (Umberto Eco).

Il templare

Le donne, in questo movimento, avevano una grande importanza, anche liturgica, tanto che Maifreda, nella Pasqua del 1300, “celebrò” la Messa, come vicario di Guglielmina, davanti ad un grande numero di Guglielmiti o Figli dello Spirito Santo. Era troppo: l’Inquisizione intervenne, interrogò, torturò, condannò al rogo il Saramita e Maifreda, accusati, assieme agli altri fedeli, anche di orge e atti impuri.

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Non solo: fece disseppellire e bruciare sul rogo anche i resti di Guglielmina, da santa diventata eretica. Stranamente, invece, i Monaci di Chiaravalle non vennero implicati in questo processo.

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Vinse l’Inquisizione? Risposta molto difficile. Una Chiesa Guglielmita esiste tuttora con donne “sacerdote”, come in altre confessioni; il ricordo di Maifreda continua nella figura della Papessa dei Tarocchi Viscontei.

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gioco dei tarocchi

Una tradizione, inoltre, indica nella Madonna con le Corna del Foppa, nella Cappella Portinari di Sant’Eustorgio, la “presenza” di Guglielmina, proprio nell’antica casa degli inquisitori.

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Non solo: la figura di Guglielmina è ancora oggetto di studio. Alcuni la vedono protagonista di un’eresia al femminile.

http://www.libreriadelledonne.it/wp-content/uploads/2015/01/Guglielma_e_Maifreda_Luisa_Muraro.pdf

La “divinizzazione” di Guglielmina potrebbe farci pensare al “genere” di Dio, se Dio sia anche “Madre”. “… noi siamo oggetti da parte di Dio di un amore intramontabile. Sappiamo: ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte. È papà; più ancora è madre.” (Papa Luciani, Giovanni Paolo I).

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Lo Spirito Santo viene rappresentato in molti modi (colomba, fiammella,…), ma solo in certe, rarissime, raffigurazioni ha sembianze femminili, col viso rosso, come quello dei dipinti di Guglielmina.

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chiesa di S. Giacomo – Urschalling, Baviera

Da parte nostra, ci siamo recati a visitare il piccolo Cimitero dei Monaci presso l’Abbazia di Chiaravalle, dove si trova ancora la cappella di Guglielmina. Questo Cimitero è accessibile solo occasionalmente e con visite guidate.

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Uno studioso di metà Ottocento, Michele Caffi, aveva riportato una riproduzione dell’affresco che decorava la cappella, così come quella di un dipinto che si trova a Brunate, nel comasco, riguardante le vicende di Guglielmina.

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Guglielmina è ritratta col volto più scuro (rosso?)

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chiesa di S. Andrea – Brunate

Ecco cosa rimane oggi dell’affresco di Chiaravalle.

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Ci aspettava un’altra sorpresa: davanti alla cappella di Guglielmina si trova una tomba abbastanza recente: è quella di Raffaele Mattioli, il banchiere, amministratore delegato della Banca Commerciale Italiana, morto nel 1973, che aveva chiesto ed ottenuto di essere sepolto proprio davanti a questa cappella.

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Non solo: della tomba faceva parte anche una statua di angelo, opera di Giacomo Manzù (1975). Le sorprese non sono finite: questa statua, un angelo giovane ed enigmatico, senza le ali, si trova ora all’interno dell’Abbazia e mostra una metà femminile e una maschile.

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Sul basamento un’epigrafe non convenzionale: invece di “resurrexit” c’è scritto “exurrexit”.

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La statua, posta nel transetto di sinistra, dove sono affrescate scene di inaudita violenza di cui sono vittime alcuni martiri, sembra custodire, solitaria, l’entrata del piccolo cimitero dei Monaci e suggerire qualcosa di profondo e di misterioso.

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A presto…

Il Cammino dei Monaci: itinerario di cultura, arte, verde e… buon cibo (Parte prima)

“…A Milano non c’è niente…”, “…Milano è solo grigia e non c’è verde…”. Quante volte abbiamo sentito queste e altre tiritere di luoghi comuni? Passipermilano propone di visitare in questo itinerario alcuni  “luoghi comuni” per vedere quali luoghi reali ci offra invece la nostra città anche in periferia.

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Parco della Vettabbia – via Corrado il Salico

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Abbazia di Chiaravalle

Iniziamo in questo incontro un percorso molto “sconosciuto”, ma ricco di cultura, arte, verde, spiritualità, storia, leggenda e qualche assaggio di buon cibo: il Cammino dei Monaci.

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Lo si può fare a piedi, di corsa, in bici, con mezzi privati o pubblici (M3 fermata Corvetto e bus 77 direzione Chiaravalle).

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ciclabile – via San Dionigi

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bus 77 verso Chiaravalle

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Il Cammino, o la Valle, dei Monaci inizia al Parco delle Basiliche, tra San Lorenzo e Sant’Eustorgio, dove nasce la Vettabbia e, seguendo il suo corso, arriva a Melegnano.

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La Vettabbia è una delle tante rogge della nostra città, è di Porta Ticinese, come la povera Rosetta; nasce infatti dalla confluenza della Vetra col Seveso, appunto in piazza Vetra.

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Nella prima parte il suo corso è coperto, ma possiamo vedere le sue acque limpide ancora in diversi punti di Milano Sud. Eccone alcuni:

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Vettabbia in via Broni

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papere in via Broni

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Vettabbia in via Corrado il Salico

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Vettabbia in via dei Fontanili

Grazie anche a questa roggia navigabile, i monaci del Tardo Medioevo portavano in città prodotti agricoli provenienti dalle zone bonificate e divenute fertili intorno alle Abbazie.

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Vettabbia in via dei Fontanili

In questo nostro cammino vedremo un territorio antico, ma vivo e vitale; ci fermeremo presso un’antica chiesetta con memorie paleocristiane, sosteremo presso le Abbazie di Chiaravalle e di Viboldone, visitando persino un vecchio mulino alle spalle di un noceto, tra erbe officinali. Vi parrà strano, ma tutto questo è a Milano, poco più in là di piazzale Corvetto.

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Chiesetta di Nosedo

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Abbazia di Chiaravalle

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Abbazia di Viboldone

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Chiaravalle – “Giardino dei Semplici”

Lasciamo a ciascuno di voi organizzare il percorso da piazza Vetra fino a corso di Porta Romana, visitando le chiese di San Nazaro, San Calimero e Santa Maria del Paradiso, fino a giungere a piazzale Corvetto.

Piazza San Nazaro 1

San Nazaro

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San Calimero

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Santa Maria del Paradiso

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viabilità in piazzale Corvetto

Diamoci appuntamento virtuale all’inizio di via San Dionigi 6, vicino alla grande statua del Cristo Redentore, affettuosamente chiamato in dialetto el Signurun. Siamo in periferia in mezzo a case di ringhiera e a palazzi di edilizia popolare.

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La statua, fatta in graniglia e sabbia del Ticino con polveri di cemento, non è un’opera d’arte. Per di più le hanno dato un improbabile colore “giallo Milano”, come è anche il nostro risotto con lo zafferano.

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Da dove viene questa statua? Secondo una leggenda el Signurun era stato trovato nella Vettabbia, che arrivava vicino alle case.

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foto d’epoca

Per ricordare questo ritrovamento nelle acque è stato posto su una terrazza, come la polena di una nave. Secondo altri, invece, la statua era stata commissionata, ma non ritirata e un capomastro se l’era portata via e messa a vegliare sulla casa dove viveva.

Nel corso del tempo la statua ha perso la mano destra benedicente in un “incidente sul lavoro”. Infatti è stata colpita da alcuni operai che stavano installando un palo della luce.

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Dove sia finita la mano non si sa, ma a noi piace iniziare questo cammino alla ricerca di un pezzetto della nostra storia sotto questa statua, che benedice, da tanto tempo, chi entra o esce da Milano. Proseguite ora lungo la via San Dionigi fino all’incrocio con viale Omero.

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A presto…

Epifania 2016, tradizione e novità

La nostra città ha un forte legame con i Magi, questi misteriosi sapienti partiti da lontano alla ricerca della loro “Particella di Dio”.

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Non sono stati i primi a giungere alla Grotta.

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Ghirlandaio

Nel Presepio abbiamo già messo le statuine della Sacra Famiglia, degli angeli, dei pastori, della gente comune; poi il bue, l’asinello, le pecorelle, gli animali da cortile…

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Giotto

Infine, domani, metteremo i Magi con gli esotici cammelli o i nobili cavalli.

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Ecco alcune Adorazioni dei Magi che possiamo vedere in questa nostra città, ricca di opere d’arte, a volte poco note.

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Stefano da Verona – Pinacoteca di Brera

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Schiavone – Pinacoteca Ambrosiana

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Correggio – Pinacoteca di Brera

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Museo del Duomo

Il Solstizio d’Inverno è avvenuto e la luce del giorno dura, a poco a poco, sempre di più. “San Bassiano [19 gennaio] ha un’ ora in mano” dice un vecchio proverbio; la rinascita della Natura si sta preparando: sotto la neve, pane.

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Intorno alla Natività, alla nuova Luce, in questa misteriosa Adorazione dei Magi di Leonardo c’è una umanità dolente, i Magi non hanno abiti sfarzosi, sullo sfondo scene di battaglia e città in rovina.

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Gli uomini sono riusciti persino a contendersi le spoglie dei Magi: secondo la tradizione esse furono dapprima traslate a Milano nella tomba sotto la Stella-Guida del campanile di Sant’Eustorgio.

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Poi il Barbarossa le volle per sè e le fece portare a Colonia; solo qualche reliquia fu restituita alla nostra città grazie al Cardinal Ferrari, all’inizio del Novecento.

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Duomo di Colonia

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Reliquiario in Sant’Eustorgio

Ogni anno Milano rinnova il suo legame con i Magi con un corteo in costume il giorno dell’Epifania.

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Come sempre parte dal Duomo per raggiungere il presepio vivente di Sant’Eustorgio, attraversando alcune vie dello shopping e della movida, come via Torino, il Carrobbio, le Colonne di San Lorenzo e corso di Porta Ticinese.

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Epifania Corteo Re Magi Sant'Eustorgio Milano 1

MILANO 06 Gen 2012 - I RE MAGI PORTANO I DONI A GESU', IN PIAZZA SANT'EUSTORGIO savoia cattaneo faravelli p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate - MILANO 2012-01-06 I RE MAGI PORTANO I DONI A GESU', IN PIAZZA SANT'EUSTORGIO I RE MAGI PORTANO I DONI A GESU' EPIFANIA - fotografo: Enrico Brandi / Fotogramma / Fotogramma presepio vivente

L’appuntamento è alle 11.30/11.45 in piazza Duomo.

http://www.santeustorgio.it/corteo_dei_magi.html

E la Befana?

Questa sorta di stranonna buona e dolce come i suoi doni, nonostante il freddo-Freezer in arrivo, anche quest’anno prenderà la moto (ore 8.30 in corso Sempione) e, con un corteo motorizzato, raggiungerà alcuni Istituti per distribuire sorprese ai meno fortunati.

il freezer arriva alla Befana

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Anche la Befana non riuscirà a sfuggire al fascino della Darsena; il 6 gennaio pattinerà sul ghiaccio in un grande spettacolo gratuito alle ore 18.30,  e saluterà i bambini a bordo dei battelli che navigano sul Naviglio.

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Si chiuderà così il primo Darsena Christmas Village.

http://milano.mentelocale.it/68084-milano-befana-ghiaccio-show-chiusura-darsena-christmas-village/

Una piccola dritta: oltre allo street food della Darsena, si può fare un salto al Mercato Metropolitano di Porta Genova, aperto fino a mezzanotte, dove, tra i vari stand, ci sarà atmosfera di festa con giochi e spettacoli.

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Buona Epifania, che tutte le Feste (ahimè) si porta via!

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San Lorenzo, una Basilica “fusion”

Una Basilica donata agli ariani, con fondamenta romane e un Mausoleo per un’imperatrice che non c’è. Al suo posto il Santo protettore dei facchini e, all’esterno, un muro colorato da murales d’autore…una passeggiata davvero fusion!

Guardiamo quell’insieme di materiali, stili, torri e cappelle che caratterizza il retro di San Lorenzo, visto dal Parco delle Basiliche, che lo collega a Sant’Eustorgio.

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Se osserviamo con attenzione, vediamo degli inserti molto strani: sono blocchi di pietre che provengono da monumenti imperiali di epoca romana, come l’Anfiteatro ed il Circo, che si trovavano poco lontano.

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Quando furono distrutti, divennero una sorta di cava per recuperare pietre e quant’altro di già “lavorato” si potesse riutilizzare per altre costruzioni.

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Romane sono anche le colonne che delimitano il sagrato e romano era certamente Costantino, la cui statua è una copia in bronzo di quella che si trova a Roma.

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Una curiosità: al centro della piazzetta davanti a San Lorenzo, in corso di Porta Ticinese, c’è la statua di un Imperatore, non di un Santo!

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Queste opere romane si sono salvate da incendi, terremoti, crolli, bombardamenti e ricostruzioni, che si sono succeduti nella storia di San Lorenzo.

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Ben altro capitò a questa Basilica: sembra, infatti, che nel IV secolo fosse stata donata agli ariani, perchè potessero avere un proprio luogo di culto, ma Sant’Ambrogio fieramente si oppose alla donazione.

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Entriamo in San Lorenzo e guardiamo la sua struttura e le sue pareti, così ricche di semplicità.

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https://www.youtube.com/watch?v=e3uBPeUTI1g

Prima di visitare la Cappella di Sant’Aquilino, diamo un’occhiata ad una vera chicca, ritrovata rimuovendo gli intonaci delle pareti (si vedono le scalpellature): è una copia del Cenacolo realizzata da un allievo (non dei migliori!) di Leonardo.

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I misteri dell’affresco leonardesco ci sono tutti: San Giovanni ha aspetto molto femminile ed il coltello è impugnato da una mano di cui non si vede il proprietario.

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Davanti a quest’Ultima Cena, una deposizione in terracotta dipinta.

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Avviamoci verso la Cappella di Sant’Aquilino (visita a pagamento, 2 Euro). Questo Mausoleo, un tempo distaccato dalla Basilica, ha ancora struttura e cupola originali.

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per saperne di più

Ci accoglie, luminosa, la Cappella dell’Addolorata, costruita per congiungere la Basilica al Mausoleo.

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Entriamo nella Cappella di Sant’Aquilino passando sotto un bel portale di marmo di epoca romana, proveniente dall’Anfiteatro o dal Circo.

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Ancora oggi non si sa a quale delle imperatrici, Galla Placidia o Giustina, potrebbe essere stato destinato il Mausoleo diventato poi la Cappella di Sant’Aquilino. Entrambe le imperatrici sono, però, sepolte altrove.

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Il Mausoleo, invece, contiene l’urna di Sant’Aquilino, un sacerdote ucciso dagli eretici poco dopo l’anno Mille, il cui corpo fu ritrovato da un gruppo di facchini, di cui divenne il patrono.

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Purtroppo alle pareti del Mausoleo rimane ben conservato solo “Il Cristo Maestro tra gli Apostoli”. In questo mosaico bizantino il Cristo è insolitamente rappresentato molto giovane, senza barba e con i capelli corti. Accanto a Lui gli Apostoli con papiri, rotoli e specchi d’acqua.

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Non dimentichiamo di esplorare il locale sottostante questa Cappella. Una stretta scaletta, non indicata e quasi nascosta dietro l’urna del Santo, ci porta ad un sotterraneo che contiene diversi blocchi di pietra, tra i quali si possono scoprire resti di colonne, architravi, capitelli romani. A voi il piacere della ricerca!

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Una volta usciti dalla nostra Basilica, guardiamo i murales accanto ad essa: personaggi illustri, da Sant’Ambrogio a Verdi, da Attila a Napoleone, a Leonardo  ci osservano, alcuni con una birra in mano.

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La visita a questa Basilica non finisce mai di stupirci: abbiamo percorso quasi duemila anni di storia dall’ Antica Roma ai murales di oggi.

Il Parco delle Basiliche – (dove)

Costeggiamo il fianco di Sant’Eustorgio, così bello ed articolato, e raggiungiamo il Parco delle Basiliche, lasciando alle nostre spalle corso di Porta Ticinese.

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Le due Basiliche, Sant’Eustorgio e San Lorenzo, sono quasi più belle viste da dietro perchè le facciate hanno subito molti ritocchi e interventi mentre il prato un po’ mosso, che le unisce alle spalle, lascia spazio alla loro “frastagliata” architettura di absidi e cappelle.

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Anche piazza Vetra, oggi, fa parte di questo parco. Posta alle spalle di San Lorenzo, non conserva nulla del suo antico aspetto, specialmente dopo i bombardamenti e le demolizioni post-belliche.

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Via le vecchie case, covo di malavita e di poveri diavoli, via anche i conciatori di pelli, che lavoravano in questa zona.

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Persino la statua di San Lazzaro, in piazza Vetra fin dal 1600, è stata spostata e messa ora quasi a vegliare su un campo giochi all’interno del parco.

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Il nome della piazza, Vetra, che deriva forse da castra vetera, è duro, aspro, tagliente. Questo è stato il regno dei “vetraschi”, tintori e conciatori di pelli, che utilizzavano le acque correnti per lavorare le pelli animali con solventi a base di urina.

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Era un luogo maleodorante, con gli odori della morte; ma ben altre morti sono state inflitte in piazza Vetra. Qui arsero le spoglie di Guglielmina Boema ed il corpo vivo della sua seguace Manfreda; poi le prime streghe di Milano come Sibilla e Pierina nel 1390.

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Dopo di loro un numero imprecisato di uomini e donne, accusati di malefici, incontri diabolici ed eresia, ricevette la morte come liberazione dalle torture.

Anche il Cinquecento vedrà stragi e supplizi in piazza Vetra e davanti a Sant’Eustorgio: Giovannina, Simona, Lucia…; i roghi si estendono in tutta la Lombardia.

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Nel Seicento: Isabella, Doralice, Antonia…viene persino redatto il Compendium Maleficarum, ad opera di un frate del convento di Sant’Eustorgio.

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Finirono inoltre tra le fiamme Anna Maria e Margherita; l’ultima “strega” arsa a Milano fu Caterina, della quale ci è giunta la storia che racconteremo; siamo nel 1617.

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Non solo roghi di streghe: nel 1630 ci fu l’orrendo supplizio di Gian Giacomo Mora e del suo presunto complice, Guglielmo Piazza, accusati di aver diffuso la peste a Milano e giustiziati pubblicamente.

L'esecuzione di GG Mora e degli altri untori in Piazza alla Vetra

Per saperne di più:

https://www.youtube.com/watch?v=H4QaCzXafgk

In questo tremendo numero di condannati ci furono uomini e donne, ma il loro nome e la relativa documentazione furono distrutti col fuoco nel 1788 nel cortile di Santa Maria delle Grazie. Purtroppo le esecuzioni capitali continuarono…

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Il Parco delle Basiliche, ora dedicato a Papa Giovanni Paolo II, appare verde, ben tenuto, invitante, ma la cancellata che lo protegge dal popolo della movida e dagli spacciatori, che fino a qualche tempo fa qui imperversavano, non può far niente per tenere lontano il passato con i roghi, gli strazi delle torture e le pene capitali.

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Godiamoci il dolce Parco delle Basiliche, ma un piccolo pensiero, qualche volta, voli più in alto della cima degli alberi.

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