Le foto che abbiamo scattato per voi tra artigianato e golosità

Ecco alcune immagini del piccolo itinerario raccolte passeggiando tra i banchetti del Chiostro in Fiera, al Museo Diocesano, e alla rassegna Milano-Sanremo del Gusto, alla Darsena.

La giornata è bellissima e il campanile di Sant’Eustorgio sembra saperlo mettendosi in posa nell’azzurro del cielo.

Le porte del Museo sono spalancate e il colpo d’occhio sui portici e sul prato del chiostro trasmette aria di festa.

Ecco alcune foto dei nostri quattropassi tra i banchi delle “stoffe” e delle altre creazioni artigiane.

I colori dell’autunno non sono certo grigi e tristi. Che ne dite?

I fiori dei vestiti copiano quelli della natura…

Non vi viene voglia di dire: “Sono pronta, prendo la borsa”… Ma quale?

I prodotti cosmetici naturali sembrano usciti dal calderone di Amelia, saranno magici?

Anche il gusto partecipa alla festa: preferite una tazza di tè con un racconto che dura il tempo dell’infusione (che bel regalo per l’amica English Style), o dei sapidi formaggi di qualità?

Infine una pausa al bistrot non è male.

Andando verso la Darsena siamo colpiti da un murale sotto la targa di corso di Porta Ticinese e vediamo che anche in piazza Sant’Eustorgio continua la festa.

Che dire, poi, dei negozi di fianco alla basilica? Ancora “stoffe”, fiori e golosità in locali pieni di charme.

Per chi ama la storia, ecco la lapide che ricorda il primo fonte battesimale di Mediolanum, voluto da San Barnaba, “quello” del Tredesin de Marz.

Infine raggiungiamo la Darsena dove è stato allestito il piccolo villaggio della Milano-Sanremo del Gusto.

Speravamo di assaggiare e comperare il basilico di Prà, l’aglio di Vessalico, la focaccia, i vini e i formaggi piemontesi, il buon riso di cascina lombardo o il salame d’oca di Mortara, ma…

Gli stand, secondo noi sono dedicati più alla teoria e all’informazione che alla pratica e alla gola.

Godiamoci un momento di relax nel salotto all’aperto e rifacciamoci il palato allo street food del mercato coperto appena più avanti.

Chiudiamo questo pomeriggio col tramonto sulla Darsena e quattropassi sui Navigli che si accendono di luci e di gente.

A presto!

Piccolo itinerario da cogliere al volo tra artigianato di qualità e sapori da gourmet

L’occasione che si presenta nel weekend del 7 e 8 ottobre 2017 è veramente bella e ghiotta: fare quattropassi tra Sant’Eustorgio e i Navigli per visitare Chiostro in Fiera e la rassegna Milano-Sanremo del Gusto.

La Mostra Mercato si trova nell’antico chiostro del Museo Diocesano, dove diversi artigiani esporranno le loro creazioni in tessuto, pietre e alta bigiotteria; inoltre ci saranno fiori di stagione e sapori di nicchia, anche per una pausa golosa.

http://www.museodiocesano.it

Più che un “mercato” è una festa all’aperto che si ripete durante l’anno a favore dell’attività del Museo Diocesano. L’ingresso è gratuito e può essere questa l’occasione per visitare anche il Museo Diocesano e quello di Sant’Eustorgio, con le loro raffinate opere.

Le foto di questo evento le aggiungeremo ovviamente la prossima settimana, dopo aver partecipato a questo appuntamento d’autunno e passeggiato tra i banchi.

Lasciato il chiostro, facciamo quattropassi lungo corso di Porta Ticinese per raggiungere la vicina Darsena. Che dire di quello che incontriamo in questa breve passeggiata? Passiamo accanto alla Basilica di Sant’Eustorgio, con la stella sul campanile, dando un’occhiata ai bei negozi e infine in piazza XXIV Maggio incontriamo uno degli alberi storici di Milano.

 

Ed ecco la Darsena, antico porto di Milano, oggi rimessa a nuovo.

In questo weekend vi si tiene la tappa finale della Milano-Sanremo del Gusto, in una sorta di villaggio nel quale incontrare i sopraffini, golosissimi prodotti gastronomici di Lombardia, Piemonte e Liguria.

Sarà una “corsa” a tutto sapore, tra assaggi, degustazioni, lezioni di alta gastronomia, laboratori…

Anche le foto di questo evento saranno aggiunte settimana prossima, ma i sapori e i profumi dei salumi e dei formaggi, del basilico di Prà e del delicato aglio di Vessalico, dei cocktail speciali, dei vini e degli oli DOP, del miglior gelato d’Europa, non potremo condividerli con voi. Meglio partecipare a questo evento di persona!

Un grande Slurp, pardon, Ciao a tutti!

San Lorenzo, una Basilica “fusion”

Una Basilica donata agli ariani, con fondamenta romane e un Mausoleo per un’imperatrice che non c’è. Al suo posto il Santo protettore dei facchini e, all’esterno, un muro colorato da murales d’autore…una passeggiata davvero fusion!

Guardiamo quell’insieme di materiali, stili, torri e cappelle che caratterizza il retro di San Lorenzo, visto dal Parco delle Basiliche, che lo collega a Sant’Eustorgio.

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Se osserviamo con attenzione, vediamo degli inserti molto strani: sono blocchi di pietre che provengono da monumenti imperiali di epoca romana, come l’Anfiteatro ed il Circo, che si trovavano poco lontano.

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Quando furono distrutti, divennero una sorta di cava per recuperare pietre e quant’altro di già “lavorato” si potesse riutilizzare per altre costruzioni.

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Romane sono anche le colonne che delimitano il sagrato e romano era certamente Costantino, la cui statua è una copia in bronzo di quella che si trova a Roma.

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Una curiosità: al centro della piazzetta davanti a San Lorenzo, in corso di Porta Ticinese, c’è la statua di un Imperatore, non di un Santo!

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Queste opere romane si sono salvate da incendi, terremoti, crolli, bombardamenti e ricostruzioni, che si sono succeduti nella storia di San Lorenzo.

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Ben altro capitò a questa Basilica: sembra, infatti, che nel IV secolo fosse stata donata agli ariani, perchè potessero avere un proprio luogo di culto, ma Sant’Ambrogio fieramente si oppose alla donazione.

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Entriamo in San Lorenzo e guardiamo la sua struttura e le sue pareti, così ricche di semplicità.

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https://www.youtube.com/watch?v=e3uBPeUTI1g

Prima di visitare la Cappella di Sant’Aquilino, diamo un’occhiata ad una vera chicca, ritrovata rimuovendo gli intonaci delle pareti (si vedono le scalpellature): è una copia del Cenacolo realizzata da un allievo (non dei migliori!) di Leonardo.

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I misteri dell’affresco leonardesco ci sono tutti: San Giovanni ha aspetto molto femminile ed il coltello è impugnato da una mano di cui non si vede il proprietario.

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Davanti a quest’Ultima Cena, una deposizione in terracotta dipinta.

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Avviamoci verso la Cappella di Sant’Aquilino (visita a pagamento, 2 Euro). Questo Mausoleo, un tempo distaccato dalla Basilica, ha ancora struttura e cupola originali.

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per saperne di più

Ci accoglie, luminosa, la Cappella dell’Addolorata, costruita per congiungere la Basilica al Mausoleo.

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Entriamo nella Cappella di Sant’Aquilino passando sotto un bel portale di marmo di epoca romana, proveniente dall’Anfiteatro o dal Circo.

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Ancora oggi non si sa a quale delle imperatrici, Galla Placidia o Giustina, potrebbe essere stato destinato il Mausoleo diventato poi la Cappella di Sant’Aquilino. Entrambe le imperatrici sono, però, sepolte altrove.

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Il Mausoleo, invece, contiene l’urna di Sant’Aquilino, un sacerdote ucciso dagli eretici poco dopo l’anno Mille, il cui corpo fu ritrovato da un gruppo di facchini, di cui divenne il patrono.

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Purtroppo alle pareti del Mausoleo rimane ben conservato solo “Il Cristo Maestro tra gli Apostoli”. In questo mosaico bizantino il Cristo è insolitamente rappresentato molto giovane, senza barba e con i capelli corti. Accanto a Lui gli Apostoli con papiri, rotoli e specchi d’acqua.

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Non dimentichiamo di esplorare il locale sottostante questa Cappella. Una stretta scaletta, non indicata e quasi nascosta dietro l’urna del Santo, ci porta ad un sotterraneo che contiene diversi blocchi di pietra, tra i quali si possono scoprire resti di colonne, architravi, capitelli romani. A voi il piacere della ricerca!

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Una volta usciti dalla nostra Basilica, guardiamo i murales accanto ad essa: personaggi illustri, da Sant’Ambrogio a Verdi, da Attila a Napoleone, a Leonardo  ci osservano, alcuni con una birra in mano.

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La visita a questa Basilica non finisce mai di stupirci: abbiamo percorso quasi duemila anni di storia dall’ Antica Roma ai murales di oggi.

Fare jogging nell’Anfiteatro di Urbicus in via Arena – (Tanto tempo fa)

Guardiamo questa bella foto aerea: ci mostra una zona molto centrale (siamo alle spalle di corso di Porta Ticinese), ma un po’ defilata rispetto alle mete turistiche classiche.

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È, secondo noi, una passeggiata eccezionale: in un solo isolato troviamo i pochi resti dell’Anfiteatro romano (situati in un parco, dove è possibile fare anche jogging) e un piccolo museo di antichità (dove è conservata la stele di Urbicus), ospitato in un chiostro con un albero dalla fioritura primaverile veramente spettacolare.

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Infine si può entrare a visitare uno dei più bei vivai di Milano.

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Andiamo con ordine, parlando dell’ospite più antico ed illustre: l’Anfiteatro, che poteva ospitare circa 35.000 spettatori, probabilmente più grande dell’Arena di Verona.

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Si trovava tra le odierne vie De Amicis e Arena (da non confondere con l’Arena napoleonica del Parco Sempione).

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Arena napoleonica del Parco Sempione

Poco è rimasto del suo lontano passato, ma gli scavi, iniziati nel 1931, evidenziano una superficie ampia ed ellittica, come possiamo intuire osservando nella foto le curve nel prato ed i resti delle fondamenta.

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Questo Anfiteatro vide tutto quello che era considerato “spettacolo”, anche cruento, in una città romana molto importante, tra questi  combattimenti tra gladiatori o con le belve, forse anche battaglie navali.

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Quando fu distrutto, le pietre con le quali era stato edificato vennero cannibalizzate per costruire, ad esempio, le fondamenta della Basilica di San Lorenzo, poco distante.

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Non dimentichiamo che Milano non ha cave di pietra nelle vicinanze cui attingere e quindi l’Anfiteatro divenne una specie di cava di materiale già pronto da utilizzare.

Come si può vedere dalla foto aerea, accanto ai reperti archeologici, si osserva un grande chiostro che è occupato in piccola parte dall’Antiquarium “Alda Levi”, la grande studiosa responsabile della tutela archeologica della Lombardia a cavallo degli anni Trenta .

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Alda Levi

Per saperne di più:

http://www.parcoanfiteatromilano.beniculturali.it/index.php?it/342/in-ricordo-di-alda-levi

I chiostri facevano parte del monastero detto delle Bianche Signore, dal colore dell’abito delle monache, adiacente alla chiesa di Santa Maria della Vittoria. Questa chiesa, dedicata probabilmente alla vittoria di Legnano sul Barbarossa, viene oggi utilizzata dalla comunità ortodossa rumena.

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Entriamo ora nell’Antiquarium (ingresso gratuito, orari, purtroppo, un po’ limitati, come pure quelli del Parco).

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Questo museo contiene anche la stele funeraria di Urbicus, il gladiatore del racconto di Belisama.

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Per saperne di più, leggiamo la traduzione:

http://www.parcoanfiteatromilano.beniculturali.it/index.php?it/23/i-capolavori/21/stele-di-urbicus-gladiatore

Possiamo dedurne  parecchie informazioni: Urbicus, di origine fiorentina, è stato ucciso, a 22 anni di età, a tradimento, dopo 13 incontri vittoriosi. Era sposato da 7 anni e aveva due bambine piccole.

Era un secutor, quindi combatteva contro un reziario, che era munito di tridente e di rete.

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secutor e reziario

Contrariamente a quanto ci hanno fatto credere i film di Hollywood, i combattimenti tra gladiatori non erano quasi mai all’ultimo sangue, ma terminavano per così dire “ai punti” o alla prima ferita.

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Infine, se diamo ancora un’occhiata alla fotografia aerea, vediamo come, accanto ai chiostri, vi siano delle serre: è il bellissimo vivaio, curato da decenni dalle sorelle Riva; forse più simile ad un giardino, vi si tengono anche tante iniziative, corsi, eventi da non perdere (siamo in attesa di conoscere il programma per il nuovo anno). Guardiamo questo vivaio attraverso qualche foto, fatta nel mese di gennaio. Pensate in primavera!

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Vi suggeriamo caldamente di fare questa passeggiata in via Arena. Magari, proprio di fronte al vivaio, lanciate un’occhiata al numero civico 7, che porta anche l’antica numerazione di Maria Teresa, nella quale il Duomo aveva il numero 1 ed i numeri crescevano progressivamente, via via che ci si allontanava dalla cattedrale.

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Ora godetevi verde e cultura di questa zona gioiello!

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Il Carrobbio – (dove)

L’ampio crocevia, all’inizio di corso di Porta Ticinese e in fondo a via Torino, conosciuto come il Carrobbio, è un luogo abbastanza anonimo, un incrocio di vie, rotaie e sensi vietati.

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In questo luogo si apriva, in epoca romana, la Porta Ticinensis, da cui partiva la strada che conduceva a Ticinum, l’odierna Pavia, agevolmente percorribile dai carri (Carrobbio da carruvium, strada per carri?).

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Di Carrobbi, a Milano, dovevano essercene diversi, in corrispondenza delle varie porte. Uno di questi, quello di Porta Nuova, ad esempio, viene ricordato ne I Promessi Sposi (cap. 34); si trovava nell’attuale via Manzoni, dove oggi c’è l’Hotel Armani, di fronte alla chiesa di San Francesco di Paola.

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Chissà perchè, invece, il “Carrobbio” è rimasto solo quello di Porta Ticinese.

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Il Carrobbio è stato nei secoli, un crocevia anche di tante storie umane. Qui sembra che gli schiavi venissero affrancati o comprati, mercato di vite senza valore.

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Accanto alla Porta, in epoche più recenti, c’era la TorracciaTorre dei Malsani (si trattava di una delle torri della porta), adiacente ad un lebbrosario; forse nell’altra torre venivano praticate ordalie e torture, tanto che si dice che in questa zona siano stati avvertiti lontani lugubri lamenti.

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Ben diversi lamenti il Carrobbio ha sentito quando i milanesi, anche allora schiacciati dalle tasse, si ribellarono agli esattori francesi, che qui riscuotevano le gabelle.

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In seguito qui un banditore leggeva i proclami del Governatore spagnolo ed i milanesi lo soprannominarono Il Trombetta, in segno di derisione.

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Ma, infine, dov’è l’antica porta romana? Ciò che ne resta è il rudere della torre di sinistra della porta, oggi in parte incorporato in un ristorante.

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Vi proponiamo le foto che abbiamo scattato all’interno della torre, per le quali ringraziamo il cortese proprietario.

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scala a chiocciola all’interno della torre

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fondamenta della torre

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sala sotterranea

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la finestrella al primo piano

Che ne dite di una pizza nella torre?

Porta Ticinese: “la Via delle Tre Porte”

Lasciata la piazza di Sant’Eustorgio, ci incamminiamo lungo il corso di Porta Ticinese per raggiungere la Basilica di San Lorenzo, con il suo colonnato, ed il Carrobbio.

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Tralasciamo per ora l’altro collegamento tra Sant’Eustorgio e San Lorenzo, il Parco delle Basiliche, perchè talmente pieno di storia, roghi di streghe ed eretici, pene capitali, da dover essere scoperto in un momento a parte.

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Veduta aerea del Parco delle Basiliche, fra le due chiese

Attraversiamo il corso e subito incontriamo, al numero 98, il luogo dove era situato il carcere, la cosiddetta “Garzeria”, a ridosso del Tribunale dell’Inquisizione, con le sue storie di sofferenze e di “umana” giustizia.

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Subito accanto, percorriamo il vicolo Calusca, l’origine del cui nome è tuttora incerta. Forse qui abitava un’antica famiglia Lusca o c’era una casa Losca, probabilmente casa di appuntamenti?

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Dove ora c’è uno slargo con belle case, si apriva una serie di vicoli malfamati; qui un tempo c’erano i locch, piccoli delinquenti, la ligera (oggi potremmo chiamarla microcriminalità) o, secondo un’altra interpretazione, chi possedeva solo indumenti leggeri, inadatti al clima rigido, i “poveretti”, i “Miserabili di Milano”.

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Qualche piccola curiosità: in questa zona sono nati, ai primi del Novecento, la Compagnia del Fil de Fer, una banda di scassinatori ed il Trinciato Marciapiede, tabacco recuperato dai mozziconi gettati per terra e riutilizzato oppure tabacco di contrabbando nascosto nei tombini.

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Forse il soprannome di “Porta Cicca” nasce da qui, oppure potrebbe essere di origine spagnola: chica intesa come porta piccola, oppure ragazza di antico mestiere.

In queste vie erano frequenti le figure delle sparagandolitt, prostitute che mangiavano ciliegie aspettando i clienti e che ne sputavano i noccioli per terra.

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Non dimentichiamo che vicino c’è la Darsena, allora importante porto di Milano, con tutto il traffico di merci e di varia umanità.

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Milano non ha il grande fiume come tante altre città, ma le acque, tantissime, scorrono sopra e sotto il suo territorio e anche la rete dei Navigli era molto estesa.

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Porta Ticinese prende il nome dalla città di Ticinum, oggi Pavia. Ma quale Porta Ticinese? In effetti in questa zona di porte ce ne sono ben tre, segno del progressivo espandersi di Milano durante i secoli.  Più esterna è quella dei Bastioni Spagnoli, in piazza XXIV Maggio, poi quella comunale, alle Colonne di San Lorenzo, e infine quella romana al Carrobbio.

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la porta spagnola

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la porta comunale

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le mura romane e le porte

 

Raggiungiamo la porta comunale, oggi impacchettata per i lavori di ristrutturazione, cercando qualche elemento rimasto inalterato nel tempo: al numero 22 c’è un vecchio portone decorato con una conchiglia, che sembra sorreggere un delizioso balconcino rococò; sul portone un tempo c’era l’immagine di una donna, che ora ha acquisito le sembianze di uno spettro.

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Infatti in questo corso scritte colorate e immagini spesso si rinnovano tra le vetrine e le saracinesche dei locali e dei negozi di tendenza…

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Sorprendono   i muri espressivi o da leggere e i portoni simili a block  notes  di pensieri o di idee.

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scritte sulle saracinesche

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Una forma originale di street poetry!

Per saperne di più:
Clicca qui

Se vi è possibile entrate nei vari portoni di queste case: troverete spesso un mondo inaspettato

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Al numero 18, ad esempio, un piccolo portale del Settecento introduce ad un corridoio “condominiale” con colonne e capitelli, forse del Quattrocento.

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Non perdete anche, al numero 44, un grazioso poggiolo spagnoleggiante.

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Arriviamo, infine, alle Colonne che delimitano la piazza di San Lorenzo (è una Basilica assolutamente da vedere).

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Sono lì, sopravvissute a vari incendi (probabilmente il primo è stato quelle delle dea Cibele, forse nell’odierna piazza Santa Maria Beltrade), poi alla furia distruttrice di elementi come Attila, Uraia, il Barbarossa, ai restauri, ai vari interventi urbanistici, ai bombardamenti e persino alle vibrazioni dei tram, che vi sono sempre passati accanto.

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Le testarde colonne sono ancora in piedi, a reggere il peso della trabeazione che poggia sopra di esse. Ma quante sono? Non è facile, come sembra, contarle.

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Raggiungiamo ora la terza porta, quella romana, al Carrobbio. Leggiamo intanto i nomi delle vie qui attorno, via Arena, via Gian Giacomo Mora: ci parlano di spettacoli gladiatori e di combattimenti, oppure ci rimandano ad uomini torturati e uccisi per delitti mai commessi come l’untore, ricordato dal Manzoni nella Storia della Colonna Infame, che abitava proprio qua.

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Nello spazio all’angolo tra corso di Porta Ticinese e via G. G. Mora, un suggestivo monumento di fronte alla targa commemorativa ci fa memoria di quanto accaduto.

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Anche in questa via resistono segnali del passato, da scoprire quando i portoni sono aperti.

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Ed eccoci al Carrobbio, cerchiamo l’antica porta romana. Dov’è? Che abbia a che fare con la Torre dei Malsani?

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Cominciate da qui. Buona ricerca!

Soluzione alla domanda: Quante sono le colonne di San Lorenzo? 

Le colonne grandi sono 16, ma ce n’è una, piccola, sopra l’arco della trabeazione, che regge una croce; in totale sono 17!

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