Il caffè: una tazzina di storia milanese

Quanta storia si trova in una tazzina di caffè! Una leggenda racconta che furono delle caprette yemenite a “scoprire” per prime le proprietà eccitanti di questa pianta, brucandone le drupe, cioè le bacche.

Le origini del caffè sono comunque incerte (Etiopia, Arabia…) e anche la sua preparazione è stata molto diversa nei secoli e nei luoghi. Anche oggi una tazzina di caffè è differente non solo se bevuta a Napoli, a Istanbul o a New York, ma persino nei bar della stessa città i gusti e le miscele usate non sono uguali. Ecco Starbucks di piazza Cordusio.

In Italia, per quanto riguarda la preparazione del caffè, si è passati dall’infuso, alla caffettiera napoletana, alla moka (messa a punto dalla Bialetti nel 1933), all’espresso (dove c’è un po’ di Milano grazie all’ingegner Luigi Bezzera che, nel 1901, inventò la macchina per prepararlo all’istante), via via fino alle contemporanee capsule.

Anche i consumatori di caffè sono cambiati nei secoli: inizialmente, in Medio Oriente, lo si beveva nelle cerimonie sacre o lo si utilizzava come medicamento contro il morbillo, i calcoli e la tosse, secondo quanto consigliava, nell’ XI secolo, il grande medico arabo Avicenna… proviamoci!

Presto, però, il caffè, il cosiddetto “vino d’Arabia”, divenne una bevanda social. Nacquero, sembra a Costantinopoli, le prime caffetterie.

I commerci portarono via via il caffè anche in Occidente e verso il XVII secolo si aprirono locali in vari paesi come in Francia, con il mitico “Cafè Le Procope” (aperto a Parigi dal siciliano Francesco Procopio dei Coltelli), dove, mentre lo si beveva, circolavano le nuove idee che porteranno all’Illuminismo.

In Italia il caffè si diffuse a partire dal Settecento e fu subito “vera gloria”. A metà secolo il Goldoni descrisse ne “La bottega del caffè” il microcosmo umano che la frequentava. Anche il Piccolo Teatro, durante l’Expo 2015, ha reso omaggio al caffè, fonte di energia, riproponendo questa commedia, sempre attuale.

A Milano i primi “caffè” si diffusero, a partire dal Settecento, dapprima nella zona intorno al Duomo, ben diversa da come la vediamo oggi.

Una “tazza di caffè” ci permette, quindi, di dare un’occhiata al nostro passato prossimo. Le botteghe del caffè erano luoghi eleganti e “colti”. Si beveva caffè, ma si leggevano testi anche stranieri, si intrecciavano idee sulla politica, la cultura, l’attualità, si giocava d’azzardo, nascevano amori e appuntamenti segreti.

Fu proprio tra i tavolini del “Caffè del Greco”, il mitico Demetrio, al Rebecchino (l’isolato alla destra del Duomo) che nel 1764 Pietro Verri fece nascere la rivista “Il Caffè”, con altri intellettuali. Scriveva: “Il caffè risveglia la mente e rallegra l’animo

Tra questi c’era anche Cesare Beccaria, la cui moglie Teresa darà alla luce Giulia (futura madre di Alessandro Manzoni), figlia però di Alessandro Verri (fratello di Pietro) e non del legittimo marito, sul cui cognome (Beccaria … becco) ironizzarono spesso i contemporanei.

Il Settecento e l’Ottocento furono anni formidabili per la nostra città. Alla dominazione spagnola era seguita quella austriaca di Maria Teresa e del figlio Ferdinando; poi ci furono la parentesi napoleonica (alla quale dobbiamo l’attuale facciata del Duomo con la nostra “Statua della Libertà“), il ritorno austriaco, le Cinque Giornate e infine l’Unità d’Italia con Vittorio Emanuele II.

I “caffè” parteciparono a questo fermento politico, sociale e culturale, tanto che si divisero anche per le idee dei frequentatori. C’era il caffè più conservatore (il “Caffè della Cecchina”) e quello più rivoluzionario (il “Caffè della Peppina”). Al “Caffè del Duomo” nel 1847 nacque il manifesto che invitava allo sciopero del fumo contro il monopolio austriaco del tabacco; con i tavolini e gli arredi del “Caffè Martini” si fecero le barricate in piazza della Scala. Fu dunque un periodo di grandi fermenti, tensioni e scontri.

Anche tra i caffè ci furono molte novità: se ne aprirono e se ne chiusero alcuni, altri cambiarono il nome o i proprietari… Milano, per qualcuno, era già una città da bere? Stendhal scriveva: “Una delle cose più gradevoli per me a Milano, è bighellonare di caffè in caffè.

A fine Settecento era intanto nata la Scala e nei caffè accanto si facevano i casting per le opere, si stipulavano contratti, si viveva la musica, magari bevendo la “barbajada“, connubio tra caffè, panna e cioccolata, e si giocava d’azzardo.

Cosa rimane oggi di questi caffè? Certamente il bar “Cova”, già “Caffè del Giardino“, che aveva servito, nell’Ottocento, tanti caffè a Giuseppe Verdi e (alcuni decenni dopo, durante la prima guerra mondiale) molti Martini a Ernest Hemingway.

Nel 1950 il “Cova” si trasferì da piazza della Scala in via Montenapoleone. Qui una tazzina un po’ pettegola ci ha raccontato che questo locale, nella prima metà dell’Ottocento, comperava il latte che la bellissima contessa Giulia Samoyloff aveva utilizzato per il proprio bagno quotidiano. Un domestico lo raccoglieva e sembra che gli speciali “sorbetti alla panna” andassero a ruba tra i nobili maschi milanesi. Solo storie?

Nel giugno del 1874 nacque la Galleria, dopo aver realizzato la nuova piazza del Duomo, demolendo il coperto del Figini e il Rebecchino. La Galleria vide aprire, dopo scandali e mazzette, nuovi locali: “Biffi“, “Savini“, “Grand’Italia” e il mitico “Camparino“, arredato ancora oggi come un tempo.

Intanto Milano cresce, si espande, i caffè escono via via dal centro e diventano veri e propri locali, dove ci si incontra a diverse ore del giorno per colazione, pause, aperitivo, happy hour, spuntino di mezzogiorno. Una curiosità: a Milano il buffet, come ci racconta il Verri, nacque a Palazzo Reale dove, durante un ballo di corte dell’Arciduca Ferdinando, venne allestita “una stanza, ornata elegantemente in figura di bottega di caffè, e ciascuno andava a prendere quel che voleva: dolci, frutti, gelati,… vini”. Era già nata l’apericena!

Ed ora beviamoci insieme una tazzina di caffè.

A presto…

Feste e tradizioni di inizio anno

Siamo veramente sicuri che “l’Epifania tutte le Feste porta via”? Se guardiamo il calendario, troviamo tra gennaio e febbraio un certo numero di ricorrenze che fanno parte della tradizione della Milano di ieri e di oggi e che ritornano ogni anno in riti, proverbi e filastrocche.

Il 17 gennaio si sono tenute la tradizionale benedizione degli animali e l’accensione dei falò per ricordare Sant’Antonio Abate, o “del porcello”, (da non confondere con Sant’Antonio da Padova che si festeggia il 13 giugno).

 

Milano ha un secolare legame con Sant’Antonio Abate, di cui abbiamo già parlato qualche tempo fa. I suoi monaci curavano, con l’unguento preparato usando il grasso dei maiali, l’herpes zoster (noto anche come “fuoco di Sant’Antonio”) nell'”Hospitale” che si trovava nelle vicinanze dell’odierna chiesa di Sant’Antonio, accanto all’Università Statale di via Festa del Perdono.

 

Il 19 gennaio, poi, con San Bassiano, Patrono di Lodi, abbiamo avuto “un’ora in mano”. Le giornate, infatti, si sono allungate e abbiamo goduto di un’ora di luce in più, senza spostare le lancette dell’orologio.

 

Il 21 gennaio è da sempre un giorno molto importante per le nostre tradizioni. Si festeggia, infatti, Sant’Agnese, protettrice delle giovani donne e anche della famiglia Visconti, della quale porta lo stemma sulla sua statua conservata nel Museo del Duomo.

 

Agnese era una fanciulla cristiana martirizzata sotto Diocleziano per aver rifiutato di cedere al figlio del prefetto. Tradizionalmente le donne lombarde celebravano questo giorno secoli prima del più conosciuto, internazionale e laico 8 marzo. Quante “Agnesi” ci sono ancora oggi nel mondo? Il nostro pensiero va a Saman e a tante altre vittime sconosciute, che vengono ricordate anche sul Muro delle Bambole a Porta Ticinese.

 

Ci sono poi i tre “Giorni della merla” (29, 30 e 31 gennaio), i più freddi dell’anno che servivano anche come previsioni meteo.

 

Una leggenda ci racconta del perchè questi uccelli, tipici del nostro territorio, siano diventati neri. Oggi a Milano fanno loro compagnia anche uccelli forestieri come i pappagallini verdi, i gabbiani e i famosi Giò e Giulia, i due falchi pellegrini che, dal 2014, fanno il nido sopra il Grattacielo Pirelli. Cambiamenti climatici o no, Milano è veramente accogliente.

 

Il 29 gennaio di quest’anno si è celebrato il Capodanno Cinese che ha dato inizio all’anno del “Serpente di legno”, simbolo di rinascita e trasformazione.

 

Speriamo bene… Anche noi milanesi abbiamo una certa consuetudine col Biscione, col drago Tarantasio e con quel “cucciolo” che ci guarda accanto al portone centrale del Duomo. Quanto a trasformazioni e rinascite siamo abituati…

 

Le vie di Chinatown sono in festa, addobbate dalle tradizionali lanterne rosse che illuminano un quartiere vivace e accogliente.

 

Anche Milano ha partecipato a questa festa colorata. Alla Fabbrica del Vapore si sono tenuti laboratori artigianali aperti a tutti per farci avvicinare alla cultura cinese.

 

Infine Il 2 febbraio, alle ore 14, si è tenuta all’Arco della Pace la tradizionale festa-evento con danze e spettacoli, organizzata dalla comunità cinese della nostra città, alla quale hanno anche partecipato milanesi e turisti. A conclusione del periodo del Capodanno Cinese, il 12 febbraio siamo tutti invitati alla Festa delle Lanterne presso l’Arco della Pace, al Parco Sempione.

 

Il 2 febbraio, per i cattolici, è stato il giorno della Candelora, in cui si celebrano la Presentazione di Gesù al Tempio e la Purificazione di Maria, quaranta giorni dopo Natale, secondo la tradizione ebraica. Si sono accese le candele (simbolo della luce divina) e una solenne processione con una preziosa icona del Quattrocento si è svolta all’interno del Duomo.

 

Anche questa ricorrenza serviva per predire il tempo atmosferico, tanto importante in una società contadina. Stiamo un po’ a vedere cosa ci aspetta…

 

Ogni 3 febbraio ricorre poi la festa di San Biagio, con la tradizionale usanza di mangiare una fetta di panettone avanzato da Natale, antico e ottimo integratore per proteggerci da raffreddori e mal di gola.

 

E come non ricordare che tra qualche giorno si terranno le feste di San Valentino e San Faustino… e già battono i cuori!

Auguri a tutti!

A presto…

Buon 2025!

Eravamo andati a fine settembre per visitare l’antica chiesetta di Sant’Antonino a Segnàno, ma non era stato possibile perchè la sua porta era chiusa, quel giorno come tutti gli altri.

 

Domenica scorsa, nell’ambito di una iniziativa del Comune di Milano, siamo riusciti a vederne l’interno, bello ma piuttosto deteriorato. Parleremo di questo piccolo e poco conosciuto angolo di periferia tra qualche giorno, con tante immagini, alcune veramente inaspettate.

 

Che questa chiesetta, ricca di tanto passato di cui mostra i segni, sia il nostro augurio per il Nuovo Anno, porta aperta alla speranza di un futuro migliore.

A tutti un Buon 2025, ricco di pace e serenità.

A presto…

Aria di Natale 2024: Auguri sotto l’Albero

La nostra città sembra un po’ più buia questo Natale, specialmente fuori dal Centro: poche luminarie, la luce di qualche vetrina o balcone, a volte solo i fari delle automobili sulle strade un po’ vuote della sera. Le luci e i colori di ventisette alberi si accendono, però, al crepuscolo in molte piazze di Milano, addobbati dai vari sponsor, per augurarci Buon Natale.

 

Anche noi vogliamo fare gli Auguri con un Albero molto speciale, quello dei “Desideri” alla Stazione Centrale; si chiedono doni come la salute, l’amore, la serenità, la pace… Che questo Albero possa illuminare la via di tutti noi e che le nostre speranze possano essere esaudite.

Un sereno e gioioso Buon Natale!

A presto…

Aria di Natale 2024: altri dolci di una volta

Ci sono profumi e sapori che accompagnano da sempre il periodo natalizio che, tradizionalmente per noi milanesi, inizia il 7 dicembre con la festa del Santo Patrono, la Prima della Scala, l’accensione dell’albero in piazza Duomo e l’allegra vivacità di bancarelle e mercatini.

 

Un tempo, accanto alla Basilica di Sant’Ambrogio, si svolgeva la fiera degli “Oh Bej Oh Bej”.

 

C’era aria di festa e di gioiosa attesa; si sentivano il suono delle zampogne, il profumo delle caldarroste e dei “firùn” (le collane di castagne), il dolce sapore dei croccanti e dello zucchero filato.

 

Era l’inizio del periodo delle Feste, l’attesa del Natale. Oggi, abituati al tutto e subito (“basta un clic”), sappiamo ancora attendere e sentire la magica emozione del Natale che si sta avvicinando davanti al Presepe?

 

Facciamo rivivere qualche sapore e profumo della nostra cucina preparando alcuni dolci che sanno di castagne, di zucchero e di famiglia, mescolando sempre alla tradizione qualcosa di oggi.

La “busecchina”, ovvero castagne e latte

 

Se si volesse render più facile un po’ la preparazione, comperiamo delle castagne già sbucciate. Il profumo delle castagne inonderà comunque la nostra casa. I grandi potranno aggiungere un po’ di cognac e i bambini qualche goccia di cioccolato. Noi l’abbiamo portata in tavola nella salsiera di un vecchio servizio delle feste… ma con la panna spray.

 

Il Croccante, ovvero un crumble fantastico

La sua preparazione è così semplice che abbiamo persino fatto un po’ di fatica a trovarne la ricetta. Questa è di Luigi Veronelli, giornalista e cultore dell’enogastronomia italiana.

 

Se poi aggiungiamo alla ricetta qualche scorzetta di arancia, diventa veramente gourmet! Abbiamo sperimentato di persona un “nuovo” utilizzo del croccante. Lo abbiamo spezzettato e utilizzato come un crumble sopra una cucchiaiata di crema di mascarpone. Da WOW!!

 

Dulcis in fundo parliamo di due protagonisti delle feste: il panettone e la carsenza.

La storia ci dice che il Manzoni li adorava entrambi, accompagnandoli con una tazza di cioccolata. Sappiamo anche che la prima moglie, la tenera Enrichetta, amava la semplice carsenza e che la seconda, la più vivace Teresa, “panatonava” tutto l’anno.

 

La “carsenza”, torta di pane e avanzi

Era un tipico dolce contadino e lo facevano anche le nostre nonne utilizzando pane raffermo, ammollato nel latte e arricchito con frutta secca o fresca, uvette, pinoli… avanzati dalle Feste appena passate. Infatti era, per tradizione, il dolce del Primo dell’Anno: qualcosa di vecchio e di nuovo insieme.

 

La ricetta della carsenza, della quale abbiamo scritto lo scorso anno, è stata rivisitata dallo chef del “Don Lisander”, storico ristorante di via Manzoni, e ribattezzata col nome di “Torta Provvidenza”, in onore del nostro scrittore, riprodotto sulla confezione.

 

L’abbiamo assaggiata con alcuni amici accompagnata da una pallina di gelato alla crema e… ci è piaciuta subito! E’ una torta ricca di sapori sapienti e particolari che ne fanno un vero dolce natalizio.

 

Il Panettone, re delle Feste

Cosa raccontare ancora di questo dolce che, nato dall’idea di un garzone di cucina al tempo degli Sforza, ha conquistato il mondo?

 

Quest’anno la Veneranda Fabbrica del Duomo, simbolo della nostra Milano, propone un panettone in edizione speciale con la firma di Davide Oldani, che ha mantenuto invariata la ricetta.

 

Se poi ne avanzasse qualche fetta, perchè non passarla al “grill” con una spruzzata di Grand Marnier e una pallina di gelato? Diventa un dolce “rivisitato” e buonissimo!

 

A tutti un dolcissimo…

A presto…

Aria di Natale 2024: i dolci di una volta

Tempo di incontri e di feste tra amici, parenti e colleghi per condividere qualche ora piacevole e scambiarsi gli auguri. Questi “piccoli Natali” non avvengono più solo di sera, ma ci sono molti inviti al mattino o nel tardo pomeriggio per una colazione o una merenda insieme, magari a buffet.

 

Cosa si può offrire accanto all’immancabile panettone? Abbiamo pensato per i dolci a qualcosa di altrettanto milanese, ma più insolito e con una storia da raccontare. Le ricette le abbiamo copiate da vecchi libri e dai nostri ricordi.

La Barbajada, la “nonna” del mocaccino

Iniziamo con la ricetta di questa bevanda, antenata, forse, del nostro mocaccino.

 

Ecco la “nostra” barbajada

 

La sua storia ci riporta tra la fine del Settecento e i primi anni dell’Ottocento, quando Domenico Barbaja (o Barbaia), un ragazzo di Rozzano che faceva il cameriere in un bar della attuale via Manzoni, pensò di mescolare della cioccolata calda ad una tazza di caffè, aggiungendo poi del latte fatto schiumare o della panna montata. Fu un successo, tanto che la bevanda divenne famosa col nome di “barbajada” e gustata nei più noti caffè dell’epoca.

 

Il giovane, di famiglia napoletana, fece, via via, una grande fortuna: non solo divenne il proprietario del bar accanto alla Scala (con appalto per i giochi di azzardo, allora legali), ma anche impresario teatrale, amico e manager di autori come Rossini, Donizetti e Bellini.

 

Trasferitosi a Napoli, tra le altre sue imprese, fece ricostruire in solo nove mesi, il Teatro San Carlo, distrutto da un incendio. Chapeau!

La Laciada, una crepe Suzette milanese

Questo dolce ha origini antichissime ed è famosa anche per una filastrocca in dialetto dove il termine arcaico “laciada” è sostituito dal più conosciuto “fritada”.

Il genere di “Crapa pelada” è incerto. C’è chi parla di un uomo calvo (nel Ventennio la satira lo riferiva a Mussolini); c’è, invece, chi fa risalire questa filastrocca ad una ragazza, Peppa Muccia, amante del Caravaggio. Si dice che soffrisse di alopecia o che fosse stata rapata dai fratelli per punirla del suo amore peccaminoso.

 

Comunque sia, la storia parla di un rapporto un po’ difficile con alcuni parenti, come avviene in tante famiglie. La laciada potrebbe addolcire un incontro natalizio con qualche familiare particolare?

 

Ecco la ricetta tradizionale.

 

Per non fare crepes o frittatine di lunga preparazione, abbiamo utilizzato del pancake, che abbiamo scaldato nel microonde e farcito con una confettura di pesche mescolata al rum, spolverando poi l’ultimo strato con zucchero a velo. Buonissimo e… molto svelto!

 

Ci rivediamo tra qualche giorno con altre ricette da raccontare.

A presto…

Aspettando il Natale 2024

Le prime luci del Natale 2024 si sono accese quest’anno con molto anticipo rispetto alla tradizione e sono arrivate a passo di danza. Era solo l’8 novembre, infatti, quando una ballerina di luce (un’anima di ferro ricoperta di lampadine LED) ha iniziato il suo balletto sulle dolci note di un carillon in piazza della Scala.

 

L’opera, “Ballerina sequence” di Angelo Bonello, light artist di livello internazionale, è composta da venti figure alte da 3 a 6 metri, disposte a semicerchio, che, accendendosi e spegnendosi, danno l’illusione di una danza che ha come palcoscenico piazza della Scala e come spettatori i passanti. Purtroppo questo balletto termina il 23 novembre. Peccato! Speriamo conceda il bis.

 

Anche il Natale va di fretta nella nostra città. Appena scomparsi i fantasmi di Halloween, le vetrine si mostrano già addobbate con alberi e decorazioni natalizie, il panettone invade i banchi dei supermercati e delle pasticcerie, dopo aver partecipato a diverse gare per scegliere il migliore.

 

Mai, come quest’anno, stiamo correndo verso il Natale, forse in cerca di calore e buoni sentimenti per affrontare il freddo delle difficoltà o, forse, per avere più tempo nella ricerca di un regalo per chi ci è caro.

 

Anche noi siamo andati a “curiosare” in alcuni negozi in cerca di “pensieri” (ci piace questo modo di chiamare il dono) e abbiamo trovato idee molto belle e anche un po’ pop da regalare o da copiare per rendere più calda e festosa la nostra casa.

 

Uno storico palazzo di via Verri diventa, fino al 12 gennaio, uno store natalizio su ben tre piani. Si chiama “Palazzo Magia” ed è veramente un mondo incantato dove si trova tutto quanto fa Natale.

 

Un altro raffinato negozio, “Ecliss”, in Ripa di Porta Ticinese, offre splendidi ambienti natalizi e scintillanti idee per “nuovi” alberi, magari riutilizzando in modo originale vecchi addobbi.

 

Novità e tradizione… non è questo un po’ il segreto della nostra città? Vuole il nuovo, lo realizza e con esso addobba e rinnova la tradizione… come questo albero inconsueto.

 

Anche l’arte sembra andare di fretta: è già esposto, al Museo Diocesano, il “Capolavoro per Milano”, opera tradizionalmente prestata, in occasione del Natale, da altri Musei alla nostra città. Quest’anno è stata scelta l'”Adorazione dei Magi” di Sandro Botticelli, proveniente dagli Uffizi.

 

Ne parleremo senz’altro per l’Epifania, quando il tradizionale Corteo dei Magi, partendo da piazza Duomo, raggiungerà la Basilica di Sant’Eustorgio, dove sono custodite alcune reliquie dei Re Magi, sotto la stella in cima al campanile.

 

Tra qualche parleremo di dolci natalizi… vecchi e nuovi.

A presto…

Nella Notte di Halloween 2024 raccontiamo i “misteri” del Verziere

C’è poco da ridere! La Notte di Halloween sta per arrivare… facciamo attenzione a chi busserà alla nostra porta. Chi, terrorizzato, si chiuderà in casa, vedrà forse la propria cena trasformarsi in piatti mostruosi?

 

Chi, invece, preferisce sfidare la sorte, può avventurarsi come un coraggioso ghostbuster in un itinerario spettrale nella nostra città.

 

Luoghi, edifici e strade pullulano di misteriosi personaggi ritornati dal tempo in questa strana notte… e ci sono anche “portali” aperti verso l’aldilà, come la Colonna del Diavolo di fianco a Sant’Ambrogio.

 

Per noi milanesi, però, anche in questo caso c’è una sorta di “rito ambrosiano”. Mentre per il resto del mondo la notte dei fantasmi è quella tra il 31 ottobre e il 1° novembre, gli spettri di casa nostra preferiscono prolungare il loro ritorno fino a quella tra Ognissanti e il 2 novembre, il Giorno dei Morti. Abbiamo anche un dolce tradizionale tipico per questo giorno: il “pane dei morti”, buonissimo!!!

 

Una zona veramente spettrale è quella dell’antico Verziere. Qui, nella Notte di Halloween, si aprono le danze macabre nella chiesa ossario di San Bernardino in una spaventosa movida guidata dallo scheletro di una ragazzina, le cui ossa si sono ricomposte.

 

La chiesa di Santo Stefano, lì accanto, è stata tragico teatro di eventi sanguinosi veri o leggendari. Nel luogo in cui sorge vennero trucidati, nel 367 d.C., al tempo dell’Imperatore Valentiniano I, quattro funzionari delle “tasse”, gli Innocenti, che avevano osato denunciare un potente. Poi, oltre mille anni dopo, qui fu assassinato da congiurati il Duca Galeazzo Maria Sforza. Torneranno, in questa notte, a rivedere il luogo della propria morte?

 

Non solo, c’è di più: la chiesa era intitolata a Santo Stefano “ad rotam sanguinis fidelium”. Infatti qui si era svolta una sanguinosa lotta tra cattolici ed ariani. Miracolosamente, al termine dello scontro, tutto il sangue dei cristiani si era fuso insieme formando una ruota che era andata a colpire l’allora cappella degli Innocenti.

Si dice che questa ruota, pietrificata, sia ancora misteriosamente sepolta nella chiesa. Sarà simile a quella del “Tredesin de Marz” conservata nella chiesa di Santa Maria al Paradiso?

 

Ecco un altro mistero scoperto nei “si dice” tramandati nel tempo. Si racconta che, quando fu ricostruito il campanile di Santo Stefano, al suo interno venne murato vivo un uomo, forse un monaco, con chissà quali segreti. I suoi lamenti ancora oggi si mischiano alle voci dei passanti.

 

Poco distante da qui c’è un altro luogo carico di arcani misteri. Si dice che in questa zona vivessero delle streghe dotate di poteri occulti, tanto che qui nessuno morì mai di peste. Qualcuno, invece, fece dipingere nella vicinissima via Laghetto la “Madonna dei Tencitt”, soprannome dei carbonai che lavoravano qui, come ex-voto per lo scampato pericolo (o come protezione dai malefici?). Un altro angolo di Milano da scoprire.

 

Anche la Colonna del Verziere ha una sua “altra” storia. Si sussurra che venne fatta erigere anche per combattere i poteri delle streghe che vivevano nella zona. In effetti questa colonna ebbe una storia piuttosto travagliata… sarà stato l’effetto di qualche incantesimo di vendetta?

 

Non credete a queste leggende? Forse fanno parte della nostra storia atavica. E poi… al Verziere non si vendevano anche le zucche?

Buon Halloween a tutti!

A presto

La mostra di Dolce & Gabbana a Palazzo Reale

Spettacolare! Abbiamo visitato di recente “Dal Cuore alle Mani”, la mostra a Palazzo Reale dedicata alla creatività di Dolce & Gabbana, i due stilisti nati artisticamente a Milano e che ora partecipano ad alcuni restauri di questo edificio storico. Ve ne diamo un piccolo assaggio come invito per andare a visitarla prima della sua chiusura, prorogata, visto il grandissimo successo, fino al 4 agosto.

 

Dal Cuore nascono le idee e la passione per il proprio lavoro; le Mani sono lo strumento con cui prendono forma e si realizzano abiti che sono vere e proprie opere d’arte.

 

Questa mostra, che tra poco girerà il mondo, è un omaggio all’Italia, alla sua cultura, alle sue tradizioni e alle sue eccellenze, anche nel campo della moda e dell’alto artigianato tessile.

 

I costumi esposti, suddivisi in diverse sezioni, ci parlano di arte, di teatro, di musica, interpretati dalla creatività dei due stilisti; in questo percorso sono presenti anche installazioni immersive e coinvolgenti e diverse opere d’arte digitali.

 

Una sezione della mostra è dedicata alla Sicilia, terra natale sempre presente nel cuore di Dolce & Gabbana. Accanto all’indimenticabile atmosfera del Gattopardo, c’è tutto il colore e il folklore dell’isola.

 

Tutte le creazioni presenti sono realizzate da maestri artigiani: modelli, drappeggi, pizzi, passamanerie ci vengono offerti anche durante la lavorazione. Il giovedì e il venerdì pomeriggio, dalle 16 alle 18, sono infatti presenti anche i sarti della maison.

 

In questa mostra c’è spazio anche per il futuro con l’immagine di un robot accanto a una dolce damigella del passato… Il presente siamo noi, qui e ora, che vediamo quanta bellezza possa nascere dal Cuore e dalle Mani.

A presto…

Swarovski fa scintillare Palazzo Citterio

Palazzo Citterio, splendido edificio storico nel cuore di Brera, non avrebbe potuto avere un’anteprima di apertura più scintillante di questa: ospitare la mostra “Masters of Light”, organizzata da Swarovski per celebrare i quasi 130 anni del brand.

 

Questo palazzo del Diciottesimo secolo venne acquistato dallo Stato nel 1972 per ospitare l’esposizione di arte moderna della vicina Pinacoteca di Brera, ma diverse lungaggini lo hanno finora ritardato. Ora, fresco di restauro, in attesa dell’inaugurazione ufficiale prevista per il giorno di Sant’Ambrogio, offre la sua location, ricca di fascino e di classe, per mettere in luce la creatività e “saper fare” della Maison austriaca dei cristalli.

 

Una sala ricostruisce la storia della famiglia Swarovski che, con Daniel, portò la lavorazione del cristallo di Boemia ai massimi splendori anche con innovazioni tecniche.

 

Nel corso di oltre un secolo, la Maison ha collaborato con l’alta moda, lo spettacolo e il cinema.

 

Swarovski ha vestito di luce le più grandi attrici di ieri e di oggi. Come non ricordare l’abito della splendida Marilyn per il compleanno di JFK? La sua immagine resta, indimenticabile, nella storia del secolo scorso.

 

In questa mostra sono esposti alcuni abiti indossati da iconiche star impreziositi da cristalli luminosi come pietre preziose.

 

Anche gli accessori, creati da famose case di alta moda, brillano e fanno spettacolo.

 

Alcuni sembrano usciti da un libro di fiabe… e lo sono! Ecco le scarpette di cristallo create per la Cenerentola Disney del 2015 e quelle rosse, irresistibili, indossate nel “Mago di Oz”.

 

In un bel salone che presto ospiterà opere d’arte moderna, troviamo una creazione dove piovono cristalli come gocce di pioggia, quasi a celebrare la preziosità dell’acqua. Spettacolare!

 

La Swarovski crea anche gioielli con cristalli colorati, trattati come pietre preziose, quasi un mondo magico tutto luccicante.

 

Infine, entrando nel bel giardino di Palazzo Citterio, tra alberi secolari e piccoli pappagalli nascosti tra le fronde, possiamo fermarci tra i tavolini e i colorati salotti del Temporary Cafè di Carlo Cracco, gustando qualche specialità dolce o salata oppure regalandoci un buon caffè… Ed è subito vacanza!

 

Questa mostra è aperta fino al 14 luglio con ingresso gratuito (cosa rara di questi tempi!) su prenotazione. Non manchiamo!

A presto…