Idee social, global, bio, veggies, etniche, tradizionali, gluten free, salutiste, pantagrueliche per il pranzo di Natale

L’illuminazione ci è venuta da Babbo Natale stesso dopo aver visitato qualche settimana fa il Festival Internazionale delle Polpette alla “Fabbrica del Vapore”.

Il pranzo di Natale è. per eccellenza, un momento della tradizione, della riunione di famiglia.

Poi ci sono i tanti “Natali” per gli auguri con gli amici, i colleghi, i compagni (anche dei nostri figli o nipoti) di sport, lezioni, laboratori…

In tutta questa rete social, al pranzo ci sono sempre nipoti veggies che ci guardano torvi perché colpevolmente amiamo il culatello, sorelle intolleranti al glutine, cugine che contano le calorie nemmeno fossero revisori dei conti, amici stranieri che hanno tradizioni gastronomiche differenti, cognati che sono solo bio e a Km 0, colleghi rimasti single magari dopo aver cucinato per mesi alle loro ex improbabili miscugli da Masterchef…

Poi ci sono i parenti vintage che “a me solo una cosina senza sale nè grassi, perché poi il colesterolo…” e i bambini “stai seduto, finisci di mangiare, giochi dopo…”.

Cosa preparare che vada bene a tutti quanti se siamo ospitali per natura o dovere, o se abbiamo la casa grande del “veniamo da te”?

Ebbene… diamo loro polpette! Piccole, tonde, diverse, animalesche o vegetariane, global, colorate, divertenti, cotte, crude, tradizionali, dietetiche, svelte (almeno per chi non le deve preparare)…

NB: per il reportage sul Festival delle Polpette leggere  “Per il pranzo di Natale non solo tacchino ripieno: Polpette alla riscossa!” (era un articolo già pronto e, come in cucina, non si butta via niente)

Ciao!

A presto…

Halloween 2017: passipermilano nell’horror

Tempo di Halloween a Milano questa notte… Prepariamoci a incontrare il mistero e la paura con un sorriso.

Abbiamo travestito di horror alcune nostre foto “malriuscite” o ancora nel cassetto…

Intorno al Duomo scende la notte. Sarà questo il momento dell’Armageddon tra le statue?

Perché sul sagrato della nostra cattedrale sono comparsi un cerchio e delle linee misteriose? A chi appartengono queste ombre?

Il sottosuolo di Milano continua a vivere e ne siamo irrimediabilmente attratti. Qualcuno ci sta guardando nel buio e sempre più occhi giunti dal passato fendono le tenebre.

Questa notte si assottiglia il velo con l’Aldilà… I palazzi si animano di tenebrose presenze e strani visi di giganti senza spessore ci sorridono beffardi.

Al Parco Sempione suona un’orchestra senza musicisti e le fa eco quella che intona la danza macabra di San Bernardino.

Nella Cripta della Statale si odono dei passi infantili, richiamati forse da ciò che si intravede su questo muro…

Al teatro di via Pier Lombardo la gente è inquieta. Il velo dell’antico Samhain tra il mondo dei viventi e quello dei morti si squarcia. Ecco materializzarsi la figura di Franco Parenti che ci invita ad una festa ai Bagni Misteriosi.

 

Un locale deserto, due tazze vuote e sul tavolo un piccolo giardino zen di sabbia per lillipuziani… E queste evanescenti signore come berranno il tè nella loro veranda?

I muri della nostra città parlano e si riempiono dei volti di chi ha amato Milano e che ora non c’è più.

Alle Colonne di San Lorenzo strani personaggi escono dai muri e si uniscono alla movida brindando con la birra.

Toc! Toc! State attenti, ci sono ancora ospiti in arrivo in questa notte di Halloween.

Buon Halloween a tutti con un sorriso.

Il “Fuori Salone” della Moda: “Milano XL – La festa della creatività italiana”

L’appuntamento settembrino della Milano Fashion Week quest’anno è diventato XL con la Festa della Creatività italiana che presenta una serie di installazioni diffuse in alcuni luoghi cult. Questa iniziativa vuole onorare gli antichi saperi, le competenze e la creatività che hanno condotto all’eccellenza del Made in Italy anche nel campo della moda, importante voce nell’economia italiana.

Facciamo quattropassi per il Centro iniziando da una irriconoscibile piazza della Scala, che ospita, sulla facciata del Palazzo della Ragioneria, la Biblioteca dei Tessuti.

Al posto dei libri centinaia di rotoli di stoffe colorate, nastri e bottoni, celebrano la cultura italiana nella produzione di tessuti pregiati e di piccoli accessori.

Alle finestre del palazzo sono appesi sete, velluti, lini, come festose bandiere del Made in Italy.

Davanti a questa antica tessiteca, prati, alberi e siepi trasformano piazza della Scala in un bellissimo giardino in attesa della serata per gli Oscar della Moda Sostenibile, alla quale parteciperanno attori famosi.

Leonardo e allievi si godono questo insolito green carpet.

Un’altra stratosferica installazione è Il Cosmo della Bellezza, realizzata con centinaia di maschere dipinte sulla facciata della Rinascente, che ancora una volta ci stupisce per le sue scenografie artistiche.

Per conoscere meglio la centenaria avventura del nostro più famoso “grande magazzino”, si può visitare la mostra a Palazzo Reale coi bellissimi manifesti pubblicitari di Marcello Dudovich, che parlano anche di moda.

L’Ottagono della Galleria diventa il Salotto delle Gioie, dedicato alla preziosa arte dell’oreficeria e della gioielleria. Una struttura ottagonale riporta, sulle sue pareti esterne, una galleria di ritratti di uomini e donne ingioiellati dipinti da celebri pittori.

Alcuni dei monili sono messi in rilievo grazie alla rappresentazione tridimensionale.

All’interno dell’installazione alcune vetrine espongono gioielli da sogno made in Italy.

Al centro, su una colonna, una riproduzione della Corona Ferrea, gioiello di potere, domina la piccola, preziosissima mostra.


Facciamo ora quattropassi in via Manzoni per raggiungere il Quadrilatero della Moda. In via Croce Rossa, davanti al monumento a Sandro Pertini, una installazione, che rappresenta il telaio di un conciatore, proietta un filmato sulla filiera della pelle, L’Ultimo Dono.

Borse, scarpe, pellicce rappresentano un’altra eccellenza italiana, conosciuta nel mondo.

I palazzi di via Montenapoleone sono lo sfondo di proiezioni suggestive Dalla Bottega alla Vetrina, il Cinema delle Arti e dei Mestieri per far vedere nel tempo quanto lavoro e quanto ingegno ci siano dietro al made in Italy.

Dalla via glamour per eccellenza arriviamo a San Babila. In piazza San Carlo una installazione presenta, con proiezioni sui palazzi, il tema Vestire il Volto, per celebrare l’alta qualità degli occhiali italiani, che vestono e caratterizzano il viso anche nel cinema.

Infine facciamo altri quattropassi fino al Castello Sforzesco per Trionfo d’Amore, dedicato alla moda per il giorno delle nozze.

Abiti, partecipazioni, menù e persino inviti per l’addio al celibato raccontano l’evoluzione dei costumi e delle mode e sono il prequel del wedding planner odierno.

Per vivere e condividere la Settimana della Moda, si può anche assistere alle sfilate su maxischermi in piazza San Babila e Gae Aulenti e a film a tema all’Anteo, il nuovo Palazzo del Cinema,… oppure si possono fare quattropassi per le vie della moda.

Buona Moda a tutti!

La Rinascente: cento anni di moda e design, cultura e innovazione

Quest’anno compio cento anni, ma non li dimostro certo. Sono la Rinascente, il “magazzino” più cool di Milano, a due passi dal Duomo.

Una mostra a Palazzo Reale festeggia questo mio compleanno, ma vi svelerò un segreto: di anni ne ho molti di più! Nel 2015, l’anno di Expo, ne ho compiuti ben 150 e, in questa mostra, sfoglierete, come in un album,  tanti momenti della mia vita.

Sono milanese in tutto, anche nel nome con l’articolo, come usa qui a Milano.

Non ho nobili natali ma sono nata e cresciuta grazie alla capacità, al lavoro, all’iniziativa, senza arrendermi mai di fronte alle difficoltà. I miei “papà”, i fratelli Bocconi, erano di Lodi. Avevano iniziato con una bancarella di stoffe; poi, fatta un po’ di fortuna, avevano avuto l’intuizione di aprire una bottega di abiti confezionati in via Santa Radegonda. Era il 1865 e fu una rivoluzione.

Il successo non si fece attendere. Il mio negozio ebbe poi una sede più nuova, ispirata ad un magazzino parigino, il Bon Marchè: non più armadi che nascondevano la merce, ma espositori ad altezza d’uomo, con i prodotti a prezzo fisso da guardare liberamente.

Il mio magazzino splendeva; le vetrine erano un luminoso e seducente palcoscenico per le merci. Pensate: le mie vetrine furono le prime, col Teatro Manzoni, ad essere illuminate dalla luce elettrica. Ancora oggi sono sfavillante e mi vesto tutta di luce quando è festa!

luci a Natale

Ho cambiato ancora casa diverse volte e anche nome.

Di fianco al Duomo, ieri come oggi, l’uno accanto all’altra, guardiamo la nostra Milano, sacro e profano insieme.

Il mio primo “papà”, Ferdinando, aveva fatto la terza elementare, ma era un uomo eccezionale; aveva capito e previsto non solo lo sviluppo della moda pronta, ma anche quello della vendita per corrispondenza con ricchi cataloghi. Si poteva così raggiungere chi abitava lontano, diffondendo desideri di eleganza comune. Un prequel di Amazon!

Poi questo papà, dopo aver perduto il suo primogenito Luigi nella battaglia di Adua, qualche anno dopo mi lascia. Comincia il mio declino.

Il cammino di Ferinando nel futuro però continua, con la Bocconi, la prestigiosa Università di Scienze Economiche, da lui fondata e dedicata al figlio perduto. Farà crescere così i sogni e le capacità di tanti altri giovani.

la Bocconi oggi

Un altro papà, Senatore Borletti, diventato poi senatore per davvero,  mi acquista credendo in me.

Pochi giorni dopo l’inaugurazione però il fuoco mi divora e vengo distrutta.

Tutto finito? No di certo, rinasco! Un poeta, Gabriele D’Annunzio, aveva creato per me questo nome beneaugurante “la Rinascente”. Da allora quante tappe nel mio cammino e quante difficoltà superate!

Anche i bombardamenti della seconda guerra mondiale mi hanno distrutta. Non mi sono persa d’animo; mi sono trasferita in piazza Mercanti in un prefabbricato mentre stavano rifacendo la mia sede.

Nel 1950 il mio nuovo palazzo era pronto. Sono quindi rinata di nuovo e ho rappresentato veramente la “rinascita” dopo anni di disastri e di miseria. Eccomi come sono ora, abito in un palazzo che ha fatto molto discutere per la sua facciata squadrata, con poche finestre. Sing Sing avevano soprannominato questa mia casa così diversa da ciò che mi circonda.

Nella mia lunga vita ho visto trasformarsi nel tempo la cultura, cambiare gusti, stili, costumi, materiali. Oggi Milano è la capitale della moda, del design, del Made in Italy e spero di aver dato anch’io un contributo a questo successo della mia città.

Quanti creativi e veri artisti hanno lavorato con me: da Giorgio Armani a Gio Ponti, da Max Huber a Bruno Munari, da Biki a Oliviero Toscani, per ricordarne solo alcuni.

Max Huber

Bruno Munari

Gio Ponti

Biki

Ho sempre guardato avanti, al bello e al nuovo. Qualcuno mi accusa di aver contribuito a diffondere il consumismo, ad omologare i gusti; a me piace pensare, invece, di aver fatto conoscere il meglio della moda e del design, anche con una comunicazione accurata.

foto di S. Libiszewski

Prima che la fotografia artistica si diffondesse, la mia pubblicità si è avvalsa di artisti del calibro di Marcello Dudovich, che ha firmato i miei cartelloni per oltre trent’anni.

I miei pacchetti sono riconoscibili, le mie vetrine sono ancora oggi un palcoscenico, un mondo di fantasia, creatività e cultura.

per “Madama Butterfly”

Mi sono dedicata alla diffusione della moda pronta, con taglie diverse, dalla più alta e classica (nel 1963 ho proposto un abito di Pierre Cardin) alla più innovativa con la collezione, nel 1965, di Mary Quant. Anche oggi da me si possono trovare i brand più prestigiosi.

Ho istituito un premio, il Compasso d’Oro, per dare spazio alla bellezza e all’innovazione anche nel campo del design, proponendo al pubblico tante novità.

Nell’arredamento ho suggerito  come pezzi singoli, di  classe, intercambiabili, possano creare ambienti più nuovi e personali.

Gio Ponti

sedia “Adriana” di Franco Albini

Ancora oggi le griffes più famose espongono i loro modelli alla Rinascente; amo i profumi raffinati, le novità per la casa, il food di qualità. Tutte le sfumature del lusso sono presenti nei miei piani.

Vi aspetto per bere qualcosa o per un assaggino speciale al settimo piano.

È il trionfo del food di eccellenza… anche nel prezzo.

Se si vuole, però, si possono fare anche solo quattro passi sulla terrazza per guardare il Duomo da vicino.

Le guglie rosate sono lì, quasi da toccare, e le statue, a volte, sembrano lanciare un’occhiata verso di me.

Un bacio dalla vostra centenaria Rinascente e…

Buone Vacanze!

Un tuffo ai Bagni Misteriosi, una piscina tra svago, storia e cultura

Se il tempo delle vacanze è ancora lontano o resta un miraggio, si possono trascorrere piacevoli momenti di svago ai “Bagni Misteriosi” di via Botta, un’oasi di benessere tra acqua, verde e…  teatro.

Questa piscina è stata fatta rinascere a nuova vita grazie alla Fondazione Pier Lombardo (quella del Teatro Franco Parenti!), con grandi investimenti pubblici e privati dopo anni di chiusura. Ecco com’era la piscina Caimi fino a qualche anno fa.

Ora piscina e teatro costituiscono un unico grande complesso articolato in spazi autonomi, ma con tanto in comune.

Circondata da un lungo muro azzurro che invita e non divide, durante il giorno questa piscina scoperta offre la possibilità di tuffi, solarium e giochi per bambini in un ambiente piacevole e ricco di angoli insoliti.

Di sera, invece, si trasforma in un luogo dove sostare incontrando gli amici a bordo piscina o seduti ai tavolini del bar del teatro, bevendo qualcosa o assistendo agli spettacoli e agli eventi via via proposti.

A volte la piscina, come per magia, diventa essa stessa teatro, il solarium un palcoscenico all’aperto, gli spogliatoi camerini per gli artisti.

Il Pier Lombardo si propone come un cantiere di iniziative culturali, artistiche e di svago sempre in movimento. Quest’inverno, ad esempio, è stata allestita sopra la piscina una pista di pattinaggio, “ghiaccio sull’acqua” anche al chiaro di luna: una novità assoluta e un’esperienza da ricordare.

Il nome “Bagni Misteriosi”, dato ora all’impianto, evoca l’arte e richiama alcuni disegni di Giorgio de Chirico e l’omonima scultura nel giardino della Triennale.

E poi, lo diciamo dalla nascita del nostro blog, il mistero è di casa a Milano, celato nella storia. Alziamo il sipario per scoprire il passato dei Bagni Misteriosi.

La ex-Caimi risale alla seconda metà degli anni Trenta e faceva parte di un progetto per costruire piscine in zone periferiche. Fu ideata dall’ingegner Luigi Lorenzo Secchi al quale si devono anche, negli stessi anni, le piscine Giulio Romano e Cozzi, una delle prime vasche olimpioniche coperte in Europa.

L’ingegnere, che lavorava per il Comune di Milano, è stato una figura di prim’ordine nella architettura pubblica della nostra città. A lui si devono, tra l’altro, due opere che sembrano appartenere a due mondi opposti e conviventi:  la ricostruzione della Scala nel dopoguerra e il mercato coperto di viale Monza.

La piscina era dedicata a Giuseppe Caimi, un giovane talento sportivo (schermidore, nuotatore e calciatore). Convocato nel 1912 nella Nazionale Olimpica di Calcio per le Olimpiadi di Stoccolma, venne poi allontanato dall’allora Commissario Tecnico Vittorio Pozzo perchè in un locale notturno avrebbe esclamato “svedesone bionde, aspettatemi, arriva Caimi!”. Altri tempi… o no?

I sogni per lui si interruppero durante la Prima Guerra Mondiale e le sue medaglie furono d’argento per il valore e d’oro alla memoria.

La piscina Caimi faceva parte di un centro polifunzionale situato in un quartiere di edilizia popolare degli Anni Trenta, con impianti sportivi, biblioteca, ambulatorio medico e locali per diverse attività. Ancora oggi si può riconoscere l’antica struttura nello spazio del teatro Parenti.

Ora la piscina è stata “aggiornata” con il contributo del FAI e sotto il vincolo dei Beni Culturali. Mantiene infatti alcune caratteristiche di un tempo, come le due vasche e la statua Liberty dei fenicotteri.

Molte, però, sono le innovazioni tecnologiche come la depurazione dell’acqua con un sistema a raggi UV, senza cloro. Le vasche sono circondate da portici che offrono un po’ d’ombra e sotto i quali si aprono gli spogliatoi, i locali di servizio, palestre, biblioteca, spazi al coperto per bambini.

L’intero complesso è ancora in divenire con grande attenzione al futuro senza dimenticare il suo passato.

Franco Parenti

Lo specchio azzurro della piscina, circondato da verde, naturale e artificiale, sembra un palcoscenico tra le case intorno. Qui possiamo mettere in scena, sotto la luce del sole o della luna, qualche ora del nostro tempo.

Per orari e costi visitare il sito : http://www.bagnimisteriosi.com/

Prego, accomodatevi…

Non solo 8 marzo: passipermilano tra vie in rosa

Le donne sono considerate l’altra metà del cielo, ma certamente non lo sono nella toponomastica di Milano. Abbiamo dato una veloce scorsa allo stradario della nostra città e ci siamo divertiti a guardare i nomi delle vie per scoprire quante siano dedicate alle donne e per fare quattro passi tra le vie in rosa.

In oltre 4500 strade compaiono nomi geografici, storici, di uomini illustri, santi e non, di antichi mestieri, di animali, persino di fiori, ma quelle dedicate alle donne non arrivano, ci sembra, nemmeno a 150.

Via Manzoni

via Gesù

via Spadari

piazza Cinque Giornate

Di queste strade, alcune sono dedicate a Maria, altre a Sante; nello stradario compaiono anche qualche regina o nobildonna.

piazza Santa Maria Beltrade

via Santa Tecla

viale regina Margherita

piazza principessa Clotilde

Poche sono le vie dedicate alle donne illustri, specialmente se vissute prima del 1900, come la nostra Gaetana Agnesi, matematica del Settecento e straordinaria benefattrice.

Nel secolo scorso le donne si fanno maggiormente strada nelle professioni. A Maria Curie e al marito è intitolato un viale, peraltro molto brutto. A donne architetto sono dedicate alcune piazze. E anche Maria Callas ha un suo spazio, come pure altre cantanti e scrittrici.

viale Curie

piazza Gae Aulenti

Vicino a Brera ci sono due strade dal nome un po’ insolito: via Fiori Chiari così chiamata, sembra, perchè c’era un convento femminile e via Fiori Oscuri dove si trovavano case per donne di antica professione. In effetti l’origine di questi nomi è controversa, ma noi abbiamo scelto quella “femminile” pensando a quante donne sconosciute abbiano trascorso tra queste viuzze di Brera la propria vita.

via Fiori Chiari

via Fiori Oscuri

Alcuni giardini sono dedicati a grandi donne: da Alessandrina Ravizza, la “Contessa del brodo”, pioniera laica dell’assistenza e della cultura milanese, alle giornaliste Oriana Fallaci, Camilla Cederna e Anna Politkovskaja.

parco Ravizza

Si potrebbe pensare che nei tempi passati più difficilmente le donne avessero potuto esprimere le proprie capacità nella vita pubblica e salire agli onori della toponomastica. Forse, però, la realtà è molto più complessa. Consideriamo, ad esempio, il caso di Luigi ed Ersilia Majno.

Quando percorriamo il trafficato viale Majno, se guardiamo la targa stradale, vediamo che è dedicato al solo Luigi, il grande avvocato milanese e uomo politico di forte impegno sociale.

Niente ricorda, invece, la moglie, l’altrettanto grande Ersilia Bronzetti Majno, una delle donne milanesi che sostenne, tra l’Ottocento e il Novecento, i diritti e l’emancipazione femminile a livello nazionale.

Mentre si trovava a Roma, impegnata in una riunione femminista, fu raggiunta dalla notizia della morte improvvisa della figlioletta Mariuccia, mancata a soli 13 anni per difterite fulminante.

Ersilia cadde in una profonda crisi piena di dubbi dolorosi, di rimproveri e di sensi di colpa. Le amiche impegnate socialmente con lei intitolarono alla piccola Mariuccia un Asilo per ragazze e bambine in difficoltà, per giovani prostitute o vittime di violenze.

Ersilia trovò in questa iniziativa un’occasione per dare al proprio dolore un significato altruistico di promozione umana. L’Asilo, infatti, non fu solo un luogo di assistenza ma anche di emancipazione e di esperienze diverse in una città che stava crescendo. Ancora oggi l’Asilo Mariuccia accoglie donne e bambini in difficoltà.

Quando i nostri passipermilano percorreranno una strada intitolata al Nobel Rita Levi Montalcini o alla signora delle stelle Margherita Hack o a tante altre?

Attualmente c’è maggior attenzione alla toponomastica al femminile; ma c’è ancora molta strada da fare… non solo l’8 marzo.

 

Milano “a place to be” ieri e oggi

Un libro scritto oltre settecento anni fa per presentare fotograficamente la Milano di oggi e contribuire a far vincere alla nostra città il titolo di Ebd 2017? Ci proviamo!

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Il libro è ovviamente Le Meraviglie di Milano, scritto nel 1288 da Bonvesin de la Riva, che ci presenta una città full color, bella e vivacissima, sempre in movimento.

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Non c’è città come Milano e non ha eguali nel mondo“, scrive Bonvesin e, con una sequenza di spot fatti di parole, ci descrive una città da favola, ma al tempo stesso concreta e umanissima.

Posizione. Bonvesin ci invita a salire in cima ad una torre e noi abbiamo trovato proprio la sua! Eccone altre sulle quali  salire oggi

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terrazze del Duomo

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Highline Galleria

“…ovunque si volgerà lo sguardo si potranno ammirare cose meravigliose“.

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i nuovi grattacieli di piazza Gae Aulenti

“...la nostra fiorentissima città è famosa perché situata in una bella, ricca e fertile pianura… Con limpide fonti e fiumi fecondatori…

Forma. Questa città ha forma circolare, a modo di un cerchio; tale mirabile rotondità è il segno della sua perfezione…

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Gli edifici. Vi sono in questa città palazzi assai belli

…numerose case…

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vecchio e nuovo

Le chiese. Sono degne di tale e tanta città…

…ed è mirabile come questa città veneri la Vergine Maria.

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La “Madunina”

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copia cima Torre Isozaki

L’arte. Come i beni temporali, anche quelli per lo spirito sono stati elargiti in abbondanza…

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La Scala

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Museo del Novecento e Palazzo Reale

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Triennale – Palazzo dell’Arte

L’economia. Se dovessi elencare gli artigiani di ogni genere… e… poi i mercanti, io credo che quanti mi leggono ammutolirebbero dallo stupore... I mercati e le fiere portano un numero elevato di cittadini  e un afflusso di forestieri…

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…si importano da diversi paesi lane, lino, seta,… e tutti questi beni, la nostra felicissima città li distribuisce in abbondanza ad altri…“.

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La Rinascente

Food. Affluiscono nella città, come a una stiva di tutti i beni temporali, pane e vino e carne saporita… il miele, le ricotte, il burro, le uova, i gamberi… i pesci di ogni genere… che soddisfano a tavola l’appetito degli uomini

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ristorante stellato

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la tradizione del gusto

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I divertimenti. “Folle di persone si divagano… crocchi chiassosi di giovani… chi potrebbe dire di aver trovato mai uno spettacolo di folle così meraviglioso?…

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Happy Hour

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concerto a San Siro – la Scala del calcio

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Forum di Assago

Milano, ovviamente, non è solo questa. Molte altre sono le cose da vedere anche fuori dai soliti circuiti turistici.

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È una città di insieme e di scorci. Quando pensiamo di averla vista e capita, improvvisamente ci appare un angolo sconosciuto che lascia coinvolti e pieni di stupore.

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vicolo dei Lavandai

Venite a scoprire la vostra Milano. Ve ne innamorerete anche voi. A presto!

Votiamola come European Best Destination 2017

http://www.europeanbestdestinations.com/best-of-europe/european-best-destinations-2017/

 

Votiamo per Milano!

Mancano ancora pochi giorni per votare la città europea che sarà scelta come migliore destinazione turistica per il 2017, tra le venti selezionate.

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La competizione è organizzata da Ebd (European best destination), l’associazione degli Uffici Turistici, con sede a Bruxelles, allo scopo di promuovere la cultura e il turismo in Europa. Milano ha partecipato altre volte a questa gara, piazzandosi sempre tra le prime dieci. La città vincitrice avrà il titolo di “Best Destination 2017”  e godrà di una campagna di promozione turistica a cura di Ebd.

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La votazione è esclusivamente on line e terminerà il 9 febbraio 2017.

Ecco il link per votare:

http://www.europeanbestdestinations.com/best-of-europe/european-best-destinations-2017/

Abbiamo pensato di dare il nostro piccolo contributo a questa corsa verso il titolo con un testimonial d’eccezione: Bonvesin de la Riva, un milanese DOC, che nel lontano 1288 scrisse un libro De Magnalibus Mediolani per raccontare le “meraviglie” della nostra città.

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Era una persona seria, un intellettuale, insegnante di latino e cultura generale e, soprattutto, un innamorato di Milano.

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Magari era un tantino “baùscia” e, qualche volta, anche un po’ “casciaball”, cioè uno che le spara un po’ grosse e qualche volta non proprissimamente vere, ma il suo amore per la nostra città era autentico, persino sfacciato.

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il GGG milanese dell’epoca

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Scrisse questa “guida” di Milano “…poichè mi sono accorto che non solo gli stranieri, ma anche i miei concittadini, dormono… e non conoscono le meraviglie di Milano; ho pensato che si dovesse aiutarli a farsene un’opinione, in modo che, aprendo gli occhi, vedano e, vedendo, capiscano che città sia la nostra e quanto sia degna di ammirazione”.

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Abbiamo riletto questo libro e con lo stesso entusiasmo presenteremo la Milano di oggi partendo da diversi suoi spunti e accompagnandoli con  foto contemporanee.

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campanile della chiesa di via Giannone, amministrata da Bonvesin, ora demolita

Cercheremo di essere obiettivi, ma il cuore ha le sue ragioni come per il nostro testimonial, che è stato raffigurato con Milano che pulsa nel suo petto, quasi gli desse vita.

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Due parole sulla nostra celebrity e sulla Milano di allora. Era nato prima del 1250 e vissuto a Ripa di Porta Ticinese, da cui il suo “nome”. Due le mogli di cui rimase vedovo, ma nessun figlio. Sua era la scuola dove insegnava ed era piuttosto agiato.

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Fu terziario degli Umiliati, “impegnato nel sociale” e faceva parte di quella città del bene e del fare, della solidarietà e del volontariato, che è una caratteristica importante di Milano.

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Amministrò infatti diverse istituzioni di assistenza come ospedali per i poveri, ma soprattutto contribuì finanziariamente alla costruzione di quello della Colombetta, a Porta Ticinese.

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Milano viveva tempi molto difficili; l’epoca dei Comuni stava tramontando e due ricche famiglie, i Torriani e i Visconti, si contendevano il potere sulla città con lotte sanguinose e crudeli.

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stemma Torriani

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stemma Visconti

Bonvesin visse queste drammatiche vicende, ma non perse mai la speranza. Amava la nostra città, ne aveva fiducia e credeva alla sua capacità, alla sua civiltà, e, in fondo, al suo futuro. Anche in mezzo alle tante difficoltà, non si è mai lasciato condizionare da ciò che era brutto o contingente. E i Milanesi da sempre hanno fatto come lui.

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Cosa far vedere in breve ai turisti o a chi vuol iniziare a conoscere meglio Milano? Bonvesin sta scegliendo le immagini da mettere nel prossimo articolo sulle “Meraviglie di Milano” di ieri e di oggi.

Ci vorrà qualche giorno… Intanto, se volete:

Votate per Milano!

Milano – Monza andata e ritorno: la tragica vita di una monaca famosa (Parte Terza)

Milano, convento di Santa Valeria, 25 settembre 1622.

La porta della cella, dove era stata rinchiusa per tredici anni Suor Virginia, viene abbattuta.

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La monaca ha ricevuto un provvedimento di clemenza da parte del Cardinale. La priora del convento di Santa Valeria, luogo di detenzione per prostitute convertite e monache peccatrici, aveva più volte scritto a Federigo Borromeo per mettere in luce il cammino spirituale di preghiera e penitenza di Virginia.

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La monaca ha 45 anni, è debole e malandata e non c’è più traccia della bellezza e del fascino di un tempo. È profondamente cambiata dopo aver trascorso la lunga prigionia in una cella buia e maleodorante, sempre con lo stesso abito e su un pagliericcio buttato sul pavimento che veniva cambiato ogni sei mesi, ma che dopo due era già logoro e sudicio.

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Lei, la “Signora”, era sopravvissuta senza impazzire alla fame e alla sporcizia, al freddo e al caldo e, soprattutto, alla solitudine; sola con una Bibbia per tredici anni, abbandonata da tutti, in primo luogo dalla sua famiglia.

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Al processo si era dichiarata vittima del padre che aveva anteposto l’interesse del casato alla vita della figlia. Quando fu arrestata e venne processata, la potente famiglia De Leyva l’aveva disconosciuta, cancellandola persino dall’albero genealogico, pur non rinunciando ai suoi beni. Per difendere l’onore del casato le avevano persino fatto avere una fialetta di veleno, che era stata sostituita in carcere con un’altra non letale.

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Anche i Marino, la ricca famiglia della madre, avevano chiuso il cuore e la porta del palazzo dove era cresciuta.

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Erano tempi difficili. Virginia era vissuta in un’epoca complessa, quella della Controriforma, dove convivevano opere di moralizzazione religiosa e l’efferatezza dell’Inquisizione. Di questi anni sono il Compedium Maleficarum di Francesco Guazzo (1630), con l’Imprimatur del Cardinale, e i supplizi di tanti disperati, come Caterina Medici (1617) e Gian Giacomo Mora (1630), contemporanei quindi di Virginia.

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La monaca aveva pagato caro sia l’amore per Paolo, il padre di sua figlia, che le aveva usato violenza… trascinandola in un vortice di passione e dolore, sia il potere feudale, che aveva ingolosito chi la compiaceva per il proprio vantaggio.

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Quanto fu vittima e quanto colpevole? In un’opera di Giovanni Testori, Virginia arriva a inveire anche contro la propria madre che aveva generato un mostro: lei.

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Forse Virginia aveva affrontato, durante la prigionia, una lettura interiore più profonda della propria vita e non sappiamo, possiamo solo immaginare, quali fantasmi, quali ombre, quali visioni abbiano affollato la sua mente e le abbiano tenuto compagnia per non farla impazzire. Forse anche il ricordo della figlia?

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Le monache del convento di Santa Valeria parlavano di lei quasi come di una santa, dedita alla preghiera e alla penitenza; non fu però una creatura fragile e vinta quella graziata, tanto da avere la forza di chiedere e ottenere un colloquio col Cardinale Federigo.

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Il loro  rapporto all’inizio fu diffidente e difficile tanto che  il Cardinale arrivò ad apostrofarla con durezza: “Come mai non ti vergogni, impudica, di accostarti al tuo Pastore?… Tu, degna di ogni supplizio, di morire in prigione… vuoi che ordini per te punizioni anche più terribili? Non sei tu colei che tanti anni fa eri così altera e sdegnosa?” Dopo queste dure parole, però, il Cardinale, mosso a compassione, fece anche acquistare per lei una nuova veste e quanto le occorreva.

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Ci furono altri incontri ed un fitto carteggio. Non solo, Virginia volle ed ottenne l’assoluzione proprio da Federigo. Era profondamente pentita, ma non doma e le restava, forse, un po’ dell’antica fierezza dei suoi antenati.

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Federigo divenne via via talmente convinto del pentimento di Virginia che ne avrebbe voluto scrivere la biografia, ma la morte di lui, nel 1631, non lo rese possibile.

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Virginia non volle mai lasciare la cella della sua prigionia e si adoperò fino alla fine per essere vicina e aiutare le recluse. La vita religiosa, un tempo subita e odiata, era diventata una scelta di fede e un cammino verso Dio. Morì il 17 gennaio 1650, a 75 anni

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La vita di Virginia si divide tra il convento di Monza, della quale fu la “Signora”, nel periodo più noto della sua esistenza, e Milano, dove nacque (nientepopodimeno che a Palazzo Marino!) e visse fino alla fine dei suoi giorni. Il convento di Santa Valeria non esiste più, demolito nel Settecento, e rimane solo il ricordo di questa antica storia.

Oggi si possono fare quattro passi in via Santa Valeria, alle spalle di Sant’Ambrogio, e nei dintorni.

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Alcune lettere del carteggio tra Virginia e l’Arcivescovo sono custodite all’Ambrosiana, voluta dallo stesso Borromeo. In una di queste il Cardinale scrisse “ormai era una donna che non apparteneva più al mondo, ma a qualcosa che dava pace solo a guardarla”.

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Riposa in pace, Marianna, tuo vero nome, donna che hai avuto il coraggio e la forza di vivere tempi ostili.

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