Una Via Crucis contemporanea nel centro di Milano

La chiesa di San Raffaele, nella via omonima, fa parte di quella Milano che non ama apparire, ma che è presente per chi cerca un angolo di pace dove poter sostare per riflettere. Infatti, pur trovandosi accanto alla Rinascente, a due passi dai locali e dai negozi del centro, questa chiesa, luogo di grande spiritualità, resta in disparte, quasi a voler continuare a “proteggere” come un tempo la chiesa principale di Milano.

La chiesetta di San Raffaele era sorta nell’Alto Medioevo (nell’800 circa) vicino ad altre dedicate agli Arcangeli (Michele, Gabriele e Uriele) e a due battisteri (Santo Stefano e San Giovanni alle Fonti) quasi a vegliare su quella che potremmo considerare il Duomo di allora: Santa Maria Maggiore.

Nel tempo questi edifici sacri vennero demoliti tranne, appunto, San Raffaele rifatta in stile barocco per volontà di San Carlo Borromeo, che aveva affidato all’Alessi, che stava lavorando a Palazzo Marino, il progetto della chiesa. Se guardiamo la facciata, questa appare divisa a metà: la parte inferiore, barocca, risale al 1500, mentre quella superiore è stata costruita trecento anni dopo. La parte barocca è caratterizzata da erme barbute che sembrano proteggere con la loro severa austerità la spiritualità di questa chiesa.

Oltrepassati i portoni secenteschi, subito si è colpiti dal silenzio e dalla compostezza dei presenti, in adorazione del Santissimo, sempre esposto sull’altare maggiore. Piano piano, siamo riusciti ad avvicinarci per vedere l’ostensorio che, in puro stile ambrosiano (diverso da quello romano, a raggiera), ha la forma antica di un tempietto, che rappresenta il Santo Sepolcro con il Santissimo che ci parla di Resurrezione.

La chiesa, a tre navate, ha alcuni dipinti di autori importanti (Procaccini, Morazzone, Fiammenghino, Cerano) ma, nel contempo, è stata sempre aperta all’arte sacra contemporanea. Oggi, in occasione della prossima Pasqua, desideriamo segnalare la bellissima Via Crucis di Emily Jacir, una artista palestinese vivente, nata a Betlemme, che ha studiato a lungo la chiesa di San Raffaele per ambientarvi una Via Crucis mediterranea ed universale.

In quest’opera senza scene nè volti, il nome di Gesù è inciso, in caratteri latini o arabi, su tondi che ricordano il Santissimo esposto.

Sotto alcuni tondi ci sono piccole bacheche dove sono conservati oggetti, simboli del dolore e delle tragedie umane: reti da pesca e chiavi di chi ha dovuto abbandonare casa, lavoro e la propria terra, bossoli di proiettili, una corona di spine fatta con il filo spinato di chissà quale luogo proibito, una stoffa colorata che vestiva una donna.

In una bacheca più grande delle altre c’è il piccolo resto di una imbarcazione in legno: possiamo pensare ai tanti dolorosi viaggi dei migranti, ma anche alle odissee materiali e spirituali di ciascuno alla ricerca della propria Itaca.

Nelle chiesa non sono presenti indicazioni sull’artista nè su quest’opera che vale assolutamente una visita. Quando, però, si percorrono le navate per guardare queste drammatiche stazioni, non si può fare a meno di guardare verso il Santissimo al centro dell’altare, per affidarsi alla sua misericordia per la nostra pace.

A tutti un affettuoso augurio di una Pasqua serena.

A presto…