Buon Natale 2025!

Tra qualche giorno saremo “innevati” dalle immagini delle Olimpiadi di Milano-Cortina e già scendono i primi fiocchi di luce per le strade della nostra città.

Anche il nostro Duomo è immerso in questa “nevicata” con il tradizionale Albero di Natale che parla anch’esso di Giochi Olimpici. La nostra cattedrale, da sempre il centro di Milano, sembra già vestirsi d’oro e, sul podio più alto, brilla la Madonnina.

A tutti un affettuoso Augurio nel nostro dodicesimo anno insieme.

Buon Natale!

A presto…

Stupore e meraviglia guardando la Natività di Lorenzo Lotto – parte seconda

Lorenzo Lotto (1480 – 1556) è uno dei pittori più originali del Cinquecento, periodo intenso anche per le dispute e riflessioni religiose che portarono a scelte (eresie) diverse e alla Riforma Protestante (1517). Lorenzo sentì l’inquietudine del suo tempo e nei suoi quadri ci sono talvolta elementi anticonvenzionali, velati persino da un po’ di ironia. L’artista dipinse molto nella Bergamasca e nelle Marche, spesso per committenti privati. Dopo la sua morte venne quasi dimenticato e fu riscoperto solo verso la fine dell’Ottocento.

Per capire meglio l’originalità di questo pittore soffermiamoci sulla figura di Maria nella Annunciazione realizzata dallo stesso autore dopo il 1530 ed esposta a Recanati.

Diversamente dalle opere di altri artisti, la fanciulla dell’Annunciazione di Lotto appare timida, smarrita, quasi impaurita dall’arrivo improvviso dell’Angelo, che ha i capelli rivolti all’indietro, come per la velocità del volo. Maria sembra quasi stringersi nelle spalle e volersi allontanare dalla figura forte e quasi prepotente dell’Arcangelo Gabriele che, incredibilmente, proietta la propria ombra come qualsiasi essere corporeo. Ne è spaventato persino il gatto, al centro della scena, che fa la gobba, sembra rizzare il pelo e voler scappare. Dio Padre, in alto, su una nuvoletta quasi da fumetto, assiste (o incombe) e con un braccio teso indica la fanciulla. L’ambiente in questo quadro è ricco, elegante, colto: un libro, una finestra con i vetri legati a piombo, un bel portico signorile.

Nel racconto evangelico dalla Annunciazione alla Natività sono passati nove mesi, e Lorenzo Lotto dipinge un’opera dove tutto è cambiato e diverso.

Maria è una giovane serena, piena di luce, che contempla suo figlio con amore, quasi in un consapevole secondo “Sì”. Non ha più paura del Mistero, il Mistero è davanti a lei e grazie a lei. Anche l’ambiente è molto differente: una semplice stalla, con utensili quotidiani e di lavoro manuale. Qui, però, non c’è paura, ma amore e, accanto al Divino, ci sono esseri umani pieni di stupore e meraviglia.

All’origine, l’ambiente raffigurato era un po’ più grande. Infatti, nel tempo, la tavola lignea dipinta è stata tagliata, forse perchè troppo rovinata. Ecco una ricostruzione esposta alla mostra.

Notiamo subito un particolare: ci sembra che al centro dell’opera ci fosse Maria e non il Bambino, come ora. Forse l’autore aveva voluto sottolineare la figura e il mistero di Maria?

Gesù, in questa Natività, è vero Uomo e vero Dio: come ogni bambino sembra ritrarsi al contatto con l’acqua, il suo cordone ombelicale è ancora attaccato (unica volta nella storia dell’arte) e le sue manine sono socchiuse.

Emana, però, una grande “Luce per illuminare le genti” (Lc 2, 32). Sul suo capo tre raggi richiamano la Croce, vita e morte insieme; c’è, però, anche il messaggio nuovo della Resurrezione. Se guardiamo le sue manine, infatti, esse sembrano già benedire (la destra semiaperta, con le tre dita un po’ piegate, che appaiono in tanti dipinti di Cristo Risorto, come in quest’opera del contemporaneo Raffaello).

Questo Bambino, venuto nel mondo in condizioni di povertà estrema, ma avvolto in una nuvola di luce, senza dolore, nè sangue, da una vergine, fa pensare alle difficoltà umane nell’accettare la presenza divina nella vita di tutti i giorni, il Mistero che entra nella quotidianità della nostra vita. Da qui lo stupore di Giuseppe, della levatrice e, successivamente, dei pastori di fronte a questa nascita, la meraviglia del Natale.

C’è ancora qualche settimana per vedere questo dipinto, quasi un cameo che affascina e coinvolge.

A tutti un affettuoso Buon Natale!

A presto…

Stupore e meraviglia guardando la Natività di Lorenzo Lotto – parte prima

Il “Capolavoro per Milano”, la tradizionale rassegna del Museo Diocesano in occasione delle Feste, quest’anno arriva da Siena ed è un’opera insolita e straordinaria di Lorenzo Lotto che ci pone davanti al mistero e alla meraviglia del Natale.

L’autore (Venezia 1480 – Loreto 1556), della cui vita non si sa molto, dipinse quest’opera nel 1525 per un committente privato e fu quindi più libero di rappresentare la “Natività” in modo originale e meno vincolato dai canoni tradizionali. L’opera è autografata; autore e data dell’opera sono infatti indicati sulla brocca in rame a destra nel dipinto.

In questo piccolo quadro (55,5 X 45,7 cm) viene dipinto il primo bagno di Gesù Bambino, il tradizionale “bagnetto” che avviene per ogni neonato dopo il parto. La scena è intima, tenera, privata: accanto a Gesù, che sta per essere immerso nella tinozza, ci sono Maria, Giuseppe e due levatrici, secondo quanto raccontato nei Vangeli apocrifi.

Non ci sono angeli nè pastori, è un momento “umano” di Gesù, col cordone ombelicale ancora attaccato (unica immagine nella storia dell’arte), ma al tempo stesso carico di simboli religiosi, come il Battesimo (l’acqua nella tinozza), la Croce (le pennellate di luce sul capo del Bambino), il panno (il Sudario della Deposizione) che la levatrice scalda vicino al fuoco.

Perchè quest’opera risulta magnetica e la guardiamo con lo stesso stupore dei pastori del presepe? Forse perchè riesce a trasmetterci il mistero e la meraviglia del Natale facendocene cogliere il senso più profondo.

Avviciniamoci a questo dipinto poco a poco. Guardiamo l’ambiente che risulta piuttosto buio (siamo di notte), ma rischiarato da due fonti luminose: il fuoco resta sullo sfondo, in secondo piano; accanto ad esso un’altra levatrice, quasi in ombra, scalda il panno in cui sarà avvolto il piccolo Gesù. In primo piano il Bambinello emana una luce intensa che illumina le persone attorno a lui; ancora una volta umano e divino insieme. Ecco come vengono messe in evidenza le due fonti luminose nell’ impianto scenografico della mostra.

Al centro un triangolo di sguardi tra i tre protagonisti: Gesù con lo sguardo rivolto alla madre, Maria, luminosa e serena, che vede “solo” suo figlio e la levatrice (identificata come Salomè o come Santa Anastasia dagli studiosi) col viso un po’ in ombra e un po’ in luce che, fissando Maria, rappresenta il dubbio di tutti noi davanti al mistero.

Come è possibile, sembra chiedersi la levatrice, che una donna sia rimasta vergine prima, durante e dopo il parto? La ragione e l’esperienza della sua professione l’avevano spinta a voler verificare tale verginità, ma le sue mani erano rimaste paralizzate (come si vede nel dipinto) e guariranno solo dopo aver toccato Gesù, quasi il primo miracolo. La levatrice ricorda un po’ San Tomaso, l’apostolo del dubbio umano davanti al mistero divino.

Sullo sfondo San Giuseppe, unico in piedi, vestito riccamente con colori sgargianti, appare a braccia aperte per accettare e accogliere come in un abbraccio la “sua” famiglia da proteggere, fedele al compito che gli è stato assegnato. Il bastone, nel gesto di stupore che gli ha fatto aprire le braccia, si è appoggiato sul suo petto.

Tra qualche giorno guarderemo Maria e Gesù Bambino, per ora un affettuoso

a presto...

Cartolina di Natale – La meravigliosa storia di Rudolph, la renna dal naso rosso

Tanto tempo fa, in un mondo lontano lontano, dove si creavano sogni e giocattoli per i bambini della Terra, vivevano tante renne che dovevano imparare tutto quello che c’era da imparare per portare i doni trainando la slitta di Babbo Natale.

In quel tempo Babbo Natale aveva dovuto scegliere i cuccioli delle renne che sarebbero diventati suoi aiutanti.

Tra questi c’era anche una piccola renna un po’ diversa dalle altre perchè aveva il naso grosso e rosso, che si accendeva come una lampadina. Si chiamava Rudolph e gli altri cuccioli lo prendevano in giro per il suo aspetto. Anche Babbo Natale non lo aveva scelto quando aveva fatto il casting di Merry Christmas per le renne e il cucciolo si era sentito così triste e solo che il suo naso era diventato ancora più gonfio e rosso per le lacrime.

Rudolph, però, non si era perso d’animo e aveva continuato la sua vita con coraggio, serenità e tanto amore da donare.

Intanto si avvicinava la notte di Natale, era tutto buio e la neve vorticava così forte che non si vedevano le stelle. Babbo Natale e le renne non riuscivano a trovare la strada per scendere sul mondo e portare un po’ di gioia a chi lo stava aspettando.

Cosa fare? Babbo Natale si ricordò di Rudolph e del suo naso luminoso. Si recò da lui e gli chiese se poteva illuminare la lunga strada in quella fredda nebbia fatta di fiocchi di neve.

Rudolph non ebbe esitazioni, ma provò solo tanta gioia per poter essere di aiuto e far felici i bambini. Da allora c’è una renna dal naso rosso che guida le altre davanti alla slitta: sta illuminando il cammino di chi aspetta e crede ancora alla magia del Natale.

A presto…