Il Museo Botanico “Aurelia Josz”, un angolo verde quasi sconosciuto a Niguarda

A volte certi luoghi sembra ci vengano incontro per caso, quasi fossero loro a voler trovare noi.

È successo così quando siamo andati a Villa Lonati, una delle sedi di FuoriOrticola, accanto all’Ospedale di Niguarda. Volevamo vedere questa villa, che appartiene ora al Comune di Milano, dove si tengono corsi e iniziative legate a “Comunemente verde”.

Nel suo grande giardino trovano spazio serre e filari, coltivazioni di piante provenienti da tutto il mondo come una rara e strepitosa collezione di papaveri.

Passeggiando abbiamo scoperto l’indicazione “Museo Botanico”, che ci indirizzava verso un giardino dall’altra parte della via .

Sono state una scoperta e una passeggiata emozionali. Questo “museo” (un parco di 24.000 metri quadrati) è stato inaugurato nel 2015 ed è dedicato ad Aurelia Josz, personalità, confessiamo, a noi fino ad allora sconosciuta.

Abbiamo poi appreso che è stata la fondatrice e l’animatrice, agli inizi del Novecento, della prima Scuola Agraria Femminile sorta nell’Orfanotrofio delle Stelline in corso Magenta e poi trasferita in una sede autonoma a Niguarda. I corsi erano rivolti alle orfanelle interne al convitto ma anche ad allieve esterne, tra cui le figlie di piccoli proprietari terrieri, spesso destinate a rimanere chiuse tra le mura di casa.

Proprio con questa scuola Aurelia divenne un simbolo della lotta per l’emancipazione femminile.

Rifiutatasi di espatriare dopo le leggi razziali, fu arrestata e deportata in quanto ebrea nel 1944 ad Auschwitz, dove venne uccisa, a 75 anni di età, il giorno dopo “l’arrivo” nel campo di sterminio.

Una targa su un masso all’interno del suo “museo” la ricorda, ma lo spirito di Aurelia si coglie nella semplice bellezza di questo parco tenuto aperto solo grazie all’impegno dei volontari.

Questo grande spazio verde è diviso in varie aree: il labirinto dei cereali e del mais, il frutteto dei patriarchi, il percorso di acqua e terra, con ponticelli sopra piccoli rivoli, un’area dedicata agli impollinatori con una collezione di fiori per insetti gourmet.

Una costruzione ricoperta di fitta vegetazione è il luogo dove si tengono corsi e incontri.

Abbiamo potuto dare solo uno sguardo d’insieme perchè era prossimo l’orario di chiusura. Ci ha colpito in particolare un enorme tronco di platano al centro di barriere mobili frangivento in legno, quasi una sorta di Stonehenge vegetale.

Nel parco si tengono attività legate alla cultura verde; purtroppo è aperto solo un pomeriggio ogni mese, con ingresso libero.

Ecco il calendario delle prossime giornate.

Forse è stata Belisama (o qualche nostro antenato Druido) a farci scoprire questo luogo, per noi sconosciuto, immagine del territorio lombardo di tanto tempo fa. Aspetta anche voi, vi passiamo questo messaggio del Bosco.

 

A presto…

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