Era stato acceso il 6 febbraio in Mondovisione: ora il braciere olimpico di Milano – Cortina sta per spegnere la sua fiamma, ma resterà, nel ricordo di tutti, come simbolo di questi Giochi. Infatti, per oltre quindici giorni, ha illuminato l’Arco della Pace con il suo spettacolo di luci e colori, quasi un cero votivo alla speranza non solo di una “tregua olimpica”, ma di una pace duratura per tutti.
Purtroppo questo Arco, voluto da Napoleone come Arco della Vittoria e iniziato nel 1807 su progetto del Cagnola, vide solo intervalli tra guerre. Dopo la caduta dell’Imperatore francese a Waterloo si interruppero i lavori per la sua costruzione, ripresi poi dagli Austriaci che lo vollero chiamare Arco della Pace, ma la Pace era quella stabilita dai vincitori al Congresso di Vienna. Passarono gli anni e l’Arco venne inaugurato solamente nel 1838 da Ferdinando I d’Austria. In questo dipinto del 1860, però, vediamo passare in trionfo sotto l’Arco altri vincitori: sono Vittorio Emanuele II e Napoleone III che entrarono a Milano nel 1859, dopo aver sconfitto gli Austriaci a Magenta.
Anche il Novecento non è stato un secolo di pace e, purtroppo, i cavalli sopra l’Arco hanno visto piovere bombe e cenere, ma riuscirono a sopravvivere. Speriamo che questo cero laico riesca veramente ad affratellare le genti i cui atleti gareggiano nelle diverse divise olimpiche nazionali.
Molto interessante è la struttura high tech in alluminio di questo braciere che circonda il fuoco di Olimpia; è un omaggio a Leonardo e ai “nodi” tanto presenti nelle sue opere, molte delle quali realizzate durante i suoi anni milanesi.
Leonardo da Vinci amava molto i “nodi” e ne aveva fatto quasi il suo logo. Infatti nell’antico dialetto toscano i “vinci” (o “vinchi”) erano i rami flessibili dei salici con cui si annodavano i tralci delle viti o si intrecciavano canestri. Queste piante crescevano spontanee in grande quantità, accanto ai vigneti, proprio intorno al paese natale del Maestro, Vinci, a cui Leonardo rimase sempre “legato”.
Alla Pinacoteca Ambrosiana ci sono diversi disegni e studi di nodi realizzati dal Maestro. Sono intrecci che hanno forte significato simbolico o decorativo. Se guardiamo gli abiti e le acconciature delle belle dame ritratte da Leonardo, troviamo decorazioni fatte con eleganti passamanerie a forma di nodi o di intrecci. Un po’ di fashion di fine Quattrocento a Milano.
Altri nodi li troviamo nella “Camera dei Moroni”, meglio conosciuta come “Sala delle Asse”, dipinta da Leonardo nel Castello Sforzesco e attualmente in restauro. Qui un fitto pergolato di gelsi (morus, in latino) è formato da rami intrecciati con un filo d’oro che creano un incredibile e simbolica trama di nodi.
I nodi non sono visti come difficoltà da sciogliere, ma come legami da creare e da costruire, con un filo che sembra senza fine. La speranza è che i nodi di luce di questo braciere olimpico possano rappresentare l’energia che serve a unirci sempre di più alla ricerca di quell’armonia più volte ricordata durante la cerimonia inaugurale delle nostre Olimpiadi. Questo braciere si riaccenderà e porterà di nuovo la sua luce durante le Paralimpiadi dal 6 al 15 marzo.
A presto…






