Il Cavallo di Leonardo, un sogno durato 500 anni – Parte Seconda, verso il nuovo millennio

Chissà dove vanno a dormire i sogni quando li dobbiamo lasciare e come fanno a risvegliarsi altrove dopo tanto tempo?

Realizzare il Cavallo era stato il sogno degli Sforza e di Leonardo che aveva cercato di materializzarlo. Le loro vite, poi, non lo avevano reso possibile e il sogno si era addormentato per circa cinquecento anni in un gomitolo rosso.

Madrid, 1964 –  Il fil rouge che avvolgeva il sogno inizia di nuovo il suo lungo cammino. Alla Biblioteca Nazionale vengono ritrovati alcuni manoscritti e annotazioni di Leonardo riguardanti il Cavallo e la sua fusione.

Allentown, Pennsylvania, 1977 – Charles Dent (1917 – 1994). figlio del proprietario di una fonderia, è un uomo che ama l’arte e il volo. È stato pilota civile ed è anche un collezionista appassionato di opere d’arte, in particolare del Rinascimento.

https://www.davincisciencecenter.org/about/leonardo-and-the-horse/biography-of-charles-c-dent/

Legge sul National Geographic un articolo che riguarda Leonardo e il Cavallo che “non fu mai”. Da allora la realizzazione di “the Horse” diventa il sogno al quale dedica tempo, amore e sostanze. Lo vuole regalare alla nostra città in segno di omaggio al Maestro e a Milano, dove il sogno era iniziato.

Charles organizza una Fondazione, incontra i più importanti studiosi del Rinascimento per verificare la fattibilità del progetto, raccoglie materiale e fondi, “fieno per il Cavallo”. Come Leonardo lavora a questo progetto per 17 anni, ma lo lascerà ad altri. Muore, infatti, nel 1994 con il sogno ancora da realizzare.

Michigan, 1994 – Il sogno di Charles passa ai suoi familiari e il Cavallo prosegue il suo lungo cammino. Il fil rouge arriva infine a Frederik Meijer, imprenditore americano, proprietario di una grande catena di supermercati. Anche lui impegna tempo, energie, passione e denaro per realizzare the Horse.

Beacon, NY, 1996 – Il filo rosso avvolge anche Nina Akamu, una scultrice americana di origine giapponese, che era stata incaricata di dare forma al sogno.. Appassionata di cavalli e dell’Italia, studia i progetti di Leonardo e infine riesce a realizzarne il calco. Nella fonderia Tallix di Beacon finalmente nasce il Cavallo made in USA.

http://www.studioequus.com/biography.html

Milano, 1999 – Il Cavallo, esattamente 500 anni dopo la distruzione del modello in argilla da parte dai francesi, giunge in dono a Milano. È veramente colossale (metri 7,20 di altezza, 8 di lunghezza, 15 tonnellate di peso) e fa bella mostra sopra un maxi piedistallo davanti alla tribuna dell’Ippodromo del Galoppo di San Siro.

Una curiosità: è stata effettuata recentemente una simulazione in 3D della fusione. E stato così  verificato che Leonardo, con le tecniche che aveva progettato, sarebbe stato in grado di realizzare la propria opera in meno di tre minuti.

https://www.museogalileo.it/it/biblioteca-e-istituto-di-ricerca/progetti/progetti-speciali/834-non-era-leggenda-il-leggendario-cavallo-di-leonardo.html

Per il trasporto dall’America, invece, il Cavallo è stato realizzato in otto pezzi separati da assemblare.

Il Cavallo di Leonardo ha anche un gemello americano, esposto nel parco di Grand Rapids nel Michigan del quale è  la principale attrazione.

Un terzo “fratello”, più piccolo, è stato donato, nel 2001, a Vinci, paese natale del Maestro.

Milano, 2019 – A vent’anni esatti dalla sua collocazione, defilato rispetto ai circuiti turistici e quasi sperduto tra i parcheggi dello Stadio, ci pare un po’ sottovalutato.

Attualmente è il logo del MIFF AWARDS, Festival di Film d’Autore, che si tiene ogni anno nella nostra città e lo vedremo sicuramente protagonista nelle varie celebrazioni per i cinquecento anni dalla morte di Leonardo.

Questo Cavallo non è “quello” di Leonardo da Vinci, come sostengono i critici. Questo progetto, però, ha attraversato e unito secoli e paesi. È il Cavallo di Leonardo, di Ludovico, di Charles, di Frederik, di Nina, un po’ di tutti coloro che, con tenacia, cercano di concretizzare un sogno e, se non ci riescono, lo lasciano alle generazioni future perchè possano continuare a sognare, a immaginare, a creare, e a operare per realizzarlo.

A presto…

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