11 maggio 1946 – 11 maggio 2026: una festa per la Scala

L’ 11 maggio 1946 la Scala veniva solennemente riaperta con un concerto dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale che l’avevano gravemente colpita. Oggi Milano celebra gli ottant’anni da questa rinascita con una serie di eventi culminanti con un concerto alla presenza del Presidente della Repubblica.

Storia di una rinascita

Ecco come lo scenografo scaligero di allora, Nicola Benois, raccontò la rinascita del nostro massimo teatro. In questa immagine la Scala, distrutta dalla guerra, viene salvata dall’Italia attorniata da angeli che la fanno volare trainata dal carro di Apollo.

Come avvenne questa rinascita, fatta di coraggio, speranza, capacità e tanto, tanto lavoro? La raccontiamo brevemente come una delle tante belle storie della nostra città.

I bombardamenti dell’agosto 1943. “Invano cerchi tra la polvere,/ povera mano, la città è morta“. Così scriveva Salvatore Quasimodo in “Milano, agosto ’43”. I bombardamenti avevano causato la rovina e la distruzione di edifici, fabbriche, infrastrutture; tanti erano stati i morti e oltre 400.000 persone erano senza casa.

Anche la Scala era stata gravemente danneggiata. Le bombe avevano distrutto il tetto e la volta che, crollando, avevano trascinato nella loro caduta il proscenio e parte dei palchi e delle gallerie. Sembrava la fine di un’epoca e, soprattutto, di un simbolo della nostra città. Ampio fu il dibattito tra chi pensava che il nostro teatro andasse abbattuto e ricostruito e chi si batteva perchè potesse essere salvato.

Come non pensare, oggi, alle discussioni sul futuro del nostro stadio di San Siro, la Scala del calcio?

La ricostruzione. Per fortuna c’era chi credeva nella possibilità di una rinascita del teatro, come l’ingegner Luigi Lorenzo Secchi, un dirigente tecnico del Comune, che già dal 1932 aveva lavorato per la Scala realizzando, tra l’altro, disegni e appunti che saranno preziosi per la ricostruzione del teatro.

Questo grande e schivo ingegnere riuscì a far prevalere la strada della ricostruzione, tanto più che parte delle attrezzature, già all’avanguardia, si era salvata. Subito venne iniziato lo sgombero delle macerie (ove possibile riutilizzandole), la demolizione delle parti pericolanti e la copertura del tetto per evitare che le piogge e l’inverno peggiorassero la situazione.

Non fu un’impresa facile: i finanziamenti mancavano e diverse erano le opinioni degli esperti sulle scelte dei materiali da utilizzare. L’ingegner Secchi non si perse d’animo. Fece realizzare una struttura in ferro che era più leggero, malleabile ed economico rispetto al cemento armato; fece restaurare in modo geniale lo splendido lampadario e, “provando e riprovando” fece rifare persino i chiodi esattamente uguali a quelli usati dal Piermarini per non provocare la rottura dei legni utilizzati.

Era soprattutto preoccupato perchè, accanto al rispetto per la struttura originaria, fosse salvaguardata la perfetta acustica. Quando, terminata l’ultima prova prima della riapertura, chiese a Toscanini il suo parere, il Maestro rispose: “L’acustica è come prima, se non meglio di prima” e questo, scrisse l’ingegnere, fu “il coronamento del mio lavoro e della mia ansia”.

I costi furono ingenti e spesso finanziati da privati e dai cittadini stessi, ma, come scrive ancora l’ingegner Secchi: “Le spese sostenute dallo Stato furono esigue, rispetto a quelle sussurrate… Si lavorò con passione, con cronometrica prevista successione delle fasi del lavoro… con ottime maestranze”. La Scala era pronta per la riapertura!

Il concerto inaugurale dell’ 11 maggio 1946. La Scala, che nel frattempo aveva proseguito la sua attività fuori sede, prima a Como, poi a Bergamo e infine al Castello Sforzesco e al Teatro Lirico, era pronta a riaprire solennemente. Sindaco di Milano era il socialista Antonio Greppi che amava profondamente il teatro e che aveva messo la ricostruzione della Scala tra le priorità da realizzare.

Venne invitato a dirigere il concerto inaugurale il Maestro Arturo Toscanini che, in opposizione al regime fascista, si era trasferito in volontario esilio in America. Il sindaco, che aveva perso un figlio partigiano, avrebbe voluto che il concerto fosse preceduto da un breve discorso per ricordare il recente e doloroso passato, ma il Maestro si oppose fermamente perchè riteneva che la musica dovesse essere al di sopra delle vicende umane. Il sindaco scrisse al sovraintendente alla Scala Antonio Ghiringhelli: “Toscanini è certamente un grande artista, ma prima di lui ci sono i Martiri e gli Eroi”. Per evitare polemiche non ci fu alcun discorso.

Il concerto ebbe inizio alle 21 precise dell’ 11 maggio e Toscanini diresse, con una bacchetta dall’impugnatura tricolore, musiche di autori solo italiani. Non venne suonata la Marcia Reale, anche se il referendum per la scelta tra Monarchia e Repubblica sarebbe avvenuto qualche settimana più tardi.

Il concerto della Scala venne diffuso con altoparlanti in piazza del Duomo, in Galleria, in via Manzoni con grande partecipazione dei milanesi e persino i tram furono fermati per non disturbare la musica. Le note raggiunsero, attraverso la radio, anche l’Europa e gli Stati Uniti.

In pochissimo tempo, nonostante le gravissime difficoltà postbelliche, la Scala era rinata!

Il concerto celebrativo dell’ 11 maggio 2026. Ecco alcune immagini della festa per gli ottant’anni dalla riapertura della Scala.

A presto…