Panchine vecchie e nuove a Milano

In questa calde, assolate giornate, chi non sente il bisogno di una piccola pausa all’aperto, quasi una piccola vacanza? Sediamoci allora accanto alla statua di Pencho Slaveykov, il poeta bulgaro che sembra guardare, con pacata tranquillità, la vita che scorre davanti a lui… da una panchina al Verziere.

Da qui vediamo le guglie del Duomo, il traffico di via Larga, la grande piazza rinnovata intorno alla colonna del Cristo Redentore dove presto, il giovedì mattina, ritorneranno le bancarelle di un mercato agricolo, come ai vecchi tempi del Verziere.

Davanti alla nostra panchina tanti studenti attraversano secoli della nostra storia (da piazza Santo Stefano a via Laghetto, dalla casa dei Tencitt fino alla Ca’ Granda – Università Statale dai rossi tradizionali mattoni) per andare incontro al futuro, loro e della nostra città.

In piedi, dalla sua postazione davanti a noi, Carlo Porta guarda Milano con un sorriso bonario e beffardo… Chissà, forse vorrebbe sedersi anche lui, ma la panchina non c’è.

Le panchine sono nate nella seconda metà dell’Ottocento a Parigi che stava diventando una metropoli. Hanno ancora un significato in una città da “15 minuti” come vorrebbe essere la nostra? Quante e dove sono oggi le panchine a Milano? Da qualche tempo abbiamo notato che diverse panchine sono “spuntate” in zone appena ristrutturate, anche per l’aumento dei turisti. Così ci sono nuovi spazi di seduta lungo la linea blu della metropolitana, lungo il percorso pedonale di collegamento con la linea gialla in via Pantano, nella vicina piazzetta Velasca; da via Santa Sofia in poi sono tante le nuove panchine che formano isole di pausa tra le case.

Come sono queste panchine? Alcune sono comode, altre, di pietra, non invitano certo a sedere e allora… sono scritte, come quelle di piazza Cordusio, più da leggere che per riposare.

In una città che corre, con la popolazione anziana (anche se molto attiva) che aumenta, i dehors che invadono strade e piazze, servono ancora le panchine? In città ce ne sono oltre 30.000, in media una ogni 40/45 abitanti, distribuite non solo nei parchi ma anche nelle nuove piazze e nei fazzoletti di verde.

Nuovi spazi, con panchine, sono stati recentemente aperti, anche con il contributo di privati e di associazioni di quartiere, davanti a scuole, modificando la viabilità e creando anche qualche malumore tra gli abitanti. Ecco una immagine della nuova “piazza scolastica” di via Gentilino, al Ticinese, davanti alle elementari, che diventerà uno spazio a disposizione dei bambini e del quartiere.

Pochi sono, purtroppo, gli spazi a sedere alle fermate dei mezzi pubblici e quasi assenti quelli all’interno dei musei. Un’altra stranezza della nostra Milano: in piazza del Duomo non ci sono panchine e gli unici posti a sedere sono quelli dei bar e… i gradini della cattedrale.

A chi si volesse riposare un momento in zona centro suggeriamo di attraversare il Palazzo Reale fino al bel giardinetto sul retro, piccola oasi nel cemento.

Ci sono panchine di forma tradizionale, altre belle ma scomode (anche se di archistar); alcune sono lunghe, altre rotonde, vicino a fioriere o ad alberelli appena accennati; ci sono le panchine rosse contro la violenza sulle donne, altre con i dissuasori perchè non diventino letti sotto le stelle; alcune guardano verso le case, altre sono rivolte all’ambiente circostante, altre ancora “fanno salotto” e invitano alla conversazione.

Milano detiene anche un piccolo record in fatto di panchine: al Parco del Portello c’è una delle panchine più lunghe del mondo, che circonda un laghetto. Un consiglio: questo parco è tutto da vedere!

Anche le chiese sono piene di panche e di sedie, occupate da uomini e donne, giovani e anziani, eleganti o dimessi, colti o analfabeti, una umanità seduta su una panca, che riflette e guarda dentro di sè accanto ad altre persone condividendo una preghiera e magari un saluto e un sorriso.

Sedersi su una panchina non è perdere tempo, ma “prendere posto”, essere “esposti” anche all’altro che si siede accanto a noi, facendoci sollevare lo sguardo dal nostro smartphone e scambiare, con piacere o a malincuore, anche qualche parola. Solitaria o social… buona panchina a tutti!

A presto…