Qual era il mondo della giovane Caterina, futura prima duchessa di Milano?
Era figlia di Bernabò Visconti, collerico Signore della nostra città, in lotta anche con i fratelli per il potere, e di Regina della Scala, di nobile famiglia veronese, che sfornava e accasava figli (ben quindici) per stabilire alleanze con i potenti ottenute in cambio di doti stratosferiche; era diventata così suocera degli Asburgo, dei Gonzaga e di nobili famiglie francesi e bavaresi.
Caterina viveva nella cittadella fortificata del padre a Porta Romana, tra piazza Missori e San Nazaro I genitori, come usava, vivevano in palazzi separati. Regina abitava in piazza Missori nella “Ca’ di Can”, così chiamata perchè si ritiene ora che ci fossero dei cani dipinti sulla facciata, simbolo della famiglia di Cangrande della Scala. Bernabò, invece, viveva in un palazzo in via Unione, con una sua concubina (anche allora i matrimoni dei potenti erano piuttosto “affollati”).
Lì accanto, nell’odierna via Mazzini, si tenevano i tornei tra cavalieri in armatura che facevano shopping nelle vicine vie Spadari, Armorari, Speronari, dove c’erano le botteghe delle armi. I clienti dovevano essere molto ricchi: si è calcolato, infatti, che un’armatura di allora venisse a costare quanto oggi un elicottero personale.
A unire, simbolicamente, le abitazioni di marito e moglie era la chiesa di San Giovanni in Conca, i cui resti si trovano ancora oggi in piazza Missori, mentre la facciata originale è stata invece trasferita al Tempio Valdese di via Francesco Sforza.
Bernabò, come fanno ancora oggi i potenti narcisisti della Terra, si era fatto costruire, in vita, un monumento che doveva manifestare tutta la sua grandezza, da collocare all’interno della chiesa di San Giovanni in Conca. Era in marmo di Candoglia con inserti in oro e argento. Il Signore, impettito sul cavallo, aveva anche un elmo con un Biscione, purtroppo andato perduto.
In seguito la statua, ora custodita al Museo del Castello Sforzesco, divenne il suo monumento funebre, accanto a quello, ben più modesto, della moglie Regina. sulla cui tomba Bernabò fece scrivere, tra l’altro: “Andò sposa al potente Bernabò, glorioso tra i sovrani, simbolo di valore e illustre decoro della natura, da ogni parte temuto…” Era l’elogio di Regina o di Bernabò?.
Nel palazzo di Regina vivevano figli, domestici e precettori. Era una corte anche piuttosto colta. Infatti la nobildonna e la cognata Bianca, madre del futuro marito di Caterina, facevano a gara a procurarsi manoscritti preziosi e i castelli erano pieni di tesori e reliquie. Regina, che sembra fosse l’unica in grado di “calmare” le sfuriate del consorte, era anche una capace amministratrice e un’abile politica, tanto da esercitare un vero e proprio soft power. Le donne nobili di un tempo non erano dedite solo a procreare, a tessere, a balli e musica, ma si occupavano di affari e commerci, tenuto anche conto che i figli ereditavano principalmente i beni dalle madri e i titoli dal padre. Anche le concubine erano oltremodo attente a dare ai propri figli, tutti legittimati dal Signore, un cospicuo futuro.
In questa cultura al femminile, grande spazio aveva anche l’uso delle erbe coltivate nei “viridari”, ovvero orti e giardini adiacenti ai palazzi e ai conventi. Il viridario di Casa Visconti occupava tutta l’odierna via Albricci e la giovane Caterina crebbe tra queste piante che venivano utilizzate per l’alimentazione, la cosmesi e le “cure mediche”. Grazie ad esse, come vedremo, riuscì a garantire la sopravvivenza sia fisica del figlio, sia quella della stirpe viscontea. Ecco come appare oggi ciò che rimane del mondo di Caterina in piazza Missori e in via Albricci… un angolo di storia a portata di mano.
Quanto influì questo mondo nel futuro di Caterina? La sua storia, spesso ignorata dagli studiosi, lascia aperti ancora oggi molti e intriganti interrogativi.
Continua…
A presto…








