Itinerario sulle tracce di antiche storie: da piazza Sant’Ambrogio a via Ariberto

Perchè a Milano ci sono ancora tanti ricordi legati ad eresie medievali o alla lotta contro di esse? Iniziamo il nostro secondo itinerario partendo dalle Colonne romane davanti alla basilica di San Lorenzo, dove si trova una copia della statua di Costantino, l’Imperatore che, con l’Editto di Milano del 313 d.C., diede libertà di culto, cioè di “scelta”, in campo religioso. Teniamo presente che la parola greca Hairesis, da cui “eresia”, significa appunto “scelta”.

Ancora oggi, però, sappiamo come la convivenza di credi diversi (che spesso sono anche alibi per interessi non religiosi) sia difficile e motivo di dolorosi e drammatici scontri. Quando, nel 374 d.C., Giustina, madre del giovane Imperatore Valentiniano II, diede ordine di cedere una basilica della nostra città ai fedeli del teologo “eretico” Ario, di cui era una seguace, trovò la vittoriosa opposizione del vescovo Ambrogio. Alla fine i soldati imperiali, che avevano assediato la chiesa, dove il vescovo aveva radunato i fedeli per non consegnarla agli ariani, si ritirarono. Alla Pinacoteca Ambrosiana si trova un interessante dipinto del Bramantino che celebra la vittoria di Ambrogio su Ario accostata a quella di San Michele Arcangelo sul demonio.

Il nostro santo Patrono viene talvolta raffigurato mentre impugna uno staffile per il suo spirito combattivo, non solo contro gli eretici. Pensiamo anche ai suoi leggendari scontri con l’Imperatore Teodosio, reo dell’eccidio di Tessalonica, e persino contro il diavolo che ricacciò agli inferi, con un poderoso calcione, attraverso la mitica colonna, che ancora oggi conserva i segni delle corna del demonio.

La nostra città ha sempre avuto desiderio di autonomia e di scelta? Pensiamo proprio di sì. A ben guardare la Diocesi di Milano ancora oggi osserva il Rito Ambrosiano, che si discosta da quello Romano tradizionale nella liturgia, nel calendario e perfino nella forma dell’ostensorio.

Un altro Vescovo importante fu Ariberto da Intimano (1018 – 1045), che aveva combattuto gli eretici di Monforte. Fu uno strenuo difensore dell’autonomia (e dei privilegi) della nostra città nei confronti dell’Impero e del Papato. Siamo intorno all’Anno Mille e Ariberto, tra l’altro, rivendicò l’ “anzianità” della Chiesa milanese, fondata da San Barnaba (quello del “Tredesin de Marz“) nel 51 d.C., rispetto alla Chiesa romana, fondata da San Pietro solo qualche anno dopo. Durante le lotte comunali contro l’Impero fece mettere sul Carroccio un altare con il Crocifisso e le insegne cittadine.

A questa figura, guida delle armi e delle anime dei ribelli milanesi, è dedicata una via che parte da corso Genova e arriva in via Olona. Ci sembra una via molto “ambrosiana”. Inizia con un grattacielo, un tempo sede dell’INAIL e passa poi alle spalle dell’antica chiesa di San Vincenzo in Prato.

In questa chiesa, dalla storia secolare e insolita, si conserva la pietra (ora trasformata in fonte battesimale) che, secondo la tradizione, serviva a Sant’Ambrogio per salire in groppa alla mula Betta.

Infine segnaliamo, al numero 10, un esempio della Milano del fare: qui c’è la sede del Gruppo di Volontari della San Vincenzo, attivissimo nel campo della solidarietà verso chi ha bisogno. Ricordiamo che dal 6 all’8 e poi dal 20 al 23 novembre ci saranno due mercatini benefici dove fare acquisti di abbigliamento vintage di qualità e affari nel campo dell’oggettistica, visto che è frequentato anche da parecchi antiquari. Con i proventi verranno finanziati progetti per famiglie e giovani in difficoltà.

Milano, per fortuna, è anche questa; non manchiamo.

A presto…

Itinerario sulle tracce di antiche storie: corso Monforte

Cosa hanno in comune nomi di vie (Monforte, Pattari, Ariberto…), strani monumenti (San Pietro Martire, Oldrado da Trèsseno,..), parole dialettali (patè,…) e persino canzoni (Prete Liprando…)?

Iniziamo un insolito itinerario nella toponomastica della nostra città cercando tra i nomi di alcune vie tracce di antiche storie, risalenti per lo più al Medioevo, che raccontano di eresie, vescovi guerrieri, lotte per il potere… in fondo un po’ di storia della nostra Milano che abbiamo ancora sotto gli occhi.

Corso Monforte Chi non conosce questa strada centralissima, che unisce San Babila con piazza Tricolore? Cosa rappresenta questo nome, che fu dato alla via il 13 settembre 1865, appena dopo l’Unità d’Italia, in tempi di rapporti non facili con la Santa Sede?

In questa zona ebbe luogo, nel 1028, uno dei più grandi roghi di eretici avvenuti in Europa, quello dei martiri di Monforte. Ci facciamo raccontare questa terribile storia da un milanese DOC del Settecento, Pietro Verri, autore di una “Storia di Milano”:

Si era sparsa la voce che nel Castello di Monforte, nella diocesi di Asti, vi fosse celata una nuova setta di eretici… Si posero loro in bocca molti sentimenti eterodossi sopra i sacri misteri della Trinità e della Incarnazione… e molti altri errori. [Dopo essere stati interrogati] “gli abitatori del Castello di Monforte vennero presi in buon numero dai militi dell’Arcivescovo [Ariberto, Arcivescovo di Milano] e tradotti a Milano insieme alla contessa, signora del Castello… L’Arcivescovo tentò di convertirli col mezzo di ecclesiastiche e pie persone, ma ciò non riuscendo, i primati [i notabili] della nostra città, temendo… che non si spargesse più largamente il veleno, alzata da una parte una croce e dall’altra acceso un gran fuoco, fecero venire tutti gli eretici e loro proposero… o di gettarsi al piè della croce, confessando i loro errori e abbracciare le fede cattolica, o di gettarsi tra le fiamme. Ne seguì che alcuni si appigliarono al primo progetto, ma gli altri, che erano la maggior parte, copertisi il volto con le mani, corsero nel fuoco.“.

Landolfo il Vecchio, un cronista quasi contemporaneo di questi fatti (la via a lui intitolata si trova vicino al Castello Sforzesco), afferma che ciò avvenne per “volere dei primati, Heriberto [Ariberto] nolente.“. Forse i notabili temevano che “questi nefandissimi… seminavano falsi insegnamenti… ai contadini che erano convenuti per conoscerli. Sarà stato, forse, anche perchè una di queste “nefandissime” regole era quella di mettere tutti i beni in comune?

Come appare oggi corso Monforte, testimone di questi terribili fatti? Anche se centralissimo, è piuttosto austero, come se il ricordo della antica tragedia l’avesse segnato e perdurasse nel tempo. Gli edifici della via sono o storici o di archistar del secolo scorso (Alfredo Campanini, Luigi Caccia Dominioni).

Due degli edifici storici (Palazzo Diotti – oggi Prefettura – e Palazzo Isimbardi – oggi sede della Città Metropolitana, ex-Provincia) furono teatro, anch’essi, di tragici fatti di sangue.

A Palazzo Diotti, infatti, che era a quel tempo sede dell’I.R. Governo austriaco, il 18 marzo 1848, un seminarista, Giovan Battista Zaffaroni, pugnalò a morte una sentinella che a sua volta reagì sparandogli; di fatto questi due giovani furono i primi caduti delle Cinque Giornate.

Ben più efferata vicenda fu quella che ebbe luogo, nel 1607, a Palazzo Taverna, ora Isimbardi. Gian Paolo Osio, lo “sciagurato Egidio” dei Promessi sposi, condannato a morte in contumacia per i suoi delitti, per sfuggire alla cattura, aveva chiesto aiuto all’amico Lodovico Taverna. Attirato nel sotterraneo del palazzo, venne fatto uccidere, poi decapitato e la testa portata al Governatore per intascare la taglia. Il palazzo, ristrutturato più volte, cambiò diversi proprietari, ma si dice che l’unico ‘abitante’ rimasto da allora sia il fantasma di Egidio che ancora vaga nei sotterranei.

Poco dopo Palazzo Isimbardi, al numero 43 del corso, la figura di un gatto in ferro battuto guarda chi passa dalla finestrella della cantina di un bel palazzo Liberty; un po’ inquietante, vista la zona.

Infine, all’angolo con via Vivaio, c’è lo strano monumento dedicato alle Vittime del terrorismo e delle stragi.

Un uomo cammina faticosamente su una trave sospesa nel vuoto portando sulle spalle curve uno zaino di luci. Opera dello scultore spagnolo Bernardì Roig, è purtroppo poco conosciuta; ne parleremo con una prossima cartolina. Questa installazione ci riporta ai nostri Martiri di Monforte e al loro sacrificio avvenuto circa mille anni fa. Purtroppo le stragi continuano ancora oggi…

A presto…