I due monumenti sono a pochi passi l’uno dall’altro; molto diversi tra loro, pur essendo quasi contemporanei, si può dire possano rappresentare la capacità della nostra città di legare le differenze e farle proprie.
La statua di Cristina Belgiojoso e il Grande Disco di Arnaldo Pomodoro si trovano rispettivamente l’una nella raccolta piazzetta Belgiojoso, davanti alla casa del Manzoni, l’altro invece in piazza Meda, sopra un parcheggio, tra begli edifici della storia più recente. Quasi a mettere in comunicazione le due piazze un arco che le unisce e le separa insieme…
Queste due opere hanno qualcosa in comune? A prima vista, molto poco. Eppure… Innanzi tutto entrambi celebrano in questo periodo un anniversario: il Grande Disco è un’opera diffusa di Pomodoro, autore che Milano celebra con una serie di iniziative a cento anni dalla nascita. Compie invece cinque anni, da quando è stata inaugurata, la statua di Cristina, il primo monumento dedicato dalla nostra città ad un personaggio femminile storico e non religioso o allegorico. Meglio tardi che mai!
Inoltre, guardando e ripensando a queste due opere, abbiamo trovato un fil rouge sotterraneo, invisibile ma profondo. Cristina Belgiojoso ebbe una vita “scelta”, movimentata, piena di ideali ma anche di ferite profonde; il Disco di Pomodoro, in bronzo, così lucente, specialmente nell’ora del tramonto, lascia intravvedere tra le due facce (sulle quali c’è l’accenno a una stilizzata figura umana, un richiamo, forse, all’Uomo Vitruviano di Leonardo?), un interno complesso come i sentimenti dell’animo umano.
Questo Disco non ebbe vita facile: realizzato negli Anni Settanta venne rifiutato dal Comune di Vigevano, cui era destinato, per le proteste degli abitanti che non lo volevano nella piazzetta Ducale. L’allora Sindaco di Milano, Carlo Tognoli, volle quest’opera per la nostra città e, d’accordo con l’artista, dopo qualche spostamento, fu collocato nel 1979 in piazza Meda. Scrisse l’autore: “questa scultura appresenta la dinamicità, l’ottimismo, la forza solare degli abitanti.”. Inizialmente questo bronzo doveva poter ruotare su se stesso ma, per realizzare un parcheggio sotterraneo, i meccanismi che lo facevano muovere, vennero fermati per ragioni di sicurezza. Così si mosse la città, ma il Disco rimase fisso.
Ora Milano celebra Arnaldo Pomodoro (che visse nella nostra città frequentando artisti come Fontana, Burri.. ed esponenti di quell’avanguardia intellettuale che si ritrovava al Bar Giamaica) con tante iniziative tra cui la grande mostra alle Gallerie d’Italia che sarà aperta fino al 18 ottobre. In questa esposizione trovano spazio ben 45 opere dell’autore realizzate non solo in vari metalli, ma anche in Fiberglass bianco, che dà più leggerezza ed evanescenza.
Tra le opere, molte sono solidi geometrici incisi da tagli che, come ferite, squarciano la “solidità” lasciando vedere, e quasi fuoriuscire, quello che c’è all’interno. Altri sono scavati e dalle spaccature si intravedono grovigli di metallo, riferimento, forse, da parte dell’artista, ad un secolo, il Novecento, attraversato da angosce profonde dietro la rassicurante stabilità della scienza.
Le opere sono spesso in bilico, quasi sospese in un fragile equilibrio, in una stabilità che sembra possa venire a mancare in un solo attimo.
Il Grande Disco e la statua di Cristina Belgiojoso sono due opere da non perdere che ci aspettano sempre, senza prenotazione, nello spazio di un fazzoletto della nostra città.
A presto…








