Cinque Giornate contro il virus… restando a casa

Oggi, 18 marzo, iniziano le Cinque Giornate di Milano e il coronavirus vorrebbe scatenare il suo attacco per raggiungere il picco di infezioni proprio in questi giorni. Come le Cinque Giornate sono state per Milano l’inizio del Risorgimento contro il nemico, così oggi dobbiamo combattere contro il Covid-19.

Ci siamo ricordati di alcuni canti che ci hanno tramandato i nostri nonni: “Varda Gyulai” e la “Bella Gigogin“.
Nella prima si ricorda al generale Gyulai, comandante delle truppe austro-ungariche in Lombardia, che: “Varda (guarda) Gyulai che ven la primavera“, la stagione della Libertà.

La “Bella Gigogin“, invece, scritta nel 1858 dal milanese Paolo Giorza, è un invito a Vittorio Emanuele II perchè “daghela avanti un passo” per la liberazione della Lombardia, che è rappresentata dalla Gigogin, una bella ragazza che non vuole mangiare polenta, gialla come la bandiera austriaca di allora.

Infine risentiamo la struggente “Ma mi“. di Giorgio Strehler, che parla di ben altri “quaranta dì, quaranta nott” rispetto al nostro restare chiusi in casa.

Volete sentirli? Questi canti si possono ascoltare su YouTube.

Mettiamocela tutta, verrà la primavera!

A presto…

Storia, arte, cibo e cultura in via Rovello, 2 – (dove)

Da dove iniziare? Dal Conte di Carmagnola, primo proprietario di questo palazzo, da Cecilia Gallerani, la Dama con l’Ermellino  che abitava qui, dalla sede storica del Piccolo Teatro o dall’aperitivo nel chiostro? Quanti secoli di storia sono entrati da questo portone!

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Ci troviamo in via Rovello 2, lo storico palazzo che ospita anche, in parte, uffici del Comune.

Pal carma

Andiamo con ordine. La via Rovello si apre, piccola e inaspettata, sulla larghissima via Dante, che è stata realizzata, verso la fine dell’Ottocento, demolendo case e casupole che si trovavano in una fitta rete di stradine secolari.

via dante oggi

sventramenti fini 800 via dante

Al civico 2 c’è la dimora che fu di Francesco Bussone, detto “Il Carmagnola”, soldato di ventura divenuto condottiero, che la ebbe in dono nel 1415 da Filippo Maria Visconti, come ricompensa del suo valore.

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Il conte di Carmagnola non ebbe una storia felice e fu decapitato, per presunto tradimento, dai veneziani, ai quali era passato.

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Il suo palazzo arrivò, per matrimonio della figlia, alla famiglia Dal Verme; sul finire del secolo, infine, fu requisito da Ludovico il Moro che ne fece la splendida dimora della propria amante, quella Cecilia Gallerani ritratta da Leonardo.

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La giovane donna, che aveva avuto un figlio dal Moro, non poteva più vivere al Castello accanto alla moglie legittima del Duca, Beatrice d’Este, anche se questa era molto liberal in proposito.

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la “Pala di Brera” con Ludovico e Beatrice

Fu un periodo splendido per il palazzo di via Rovello, che vide i più bei nomi della cultura e dell’arte di quei tempi, Leonardo, Bramante, Bandello, frequentare il salotto della bellissima e colta Cecilia.

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Con le dominazioni straniere inizia il declino di questo palazzo, finchè giunse in proprietà al Comune di Milano, che ne fece la propria sede, prima di Palazzo Marino.

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Durante la Repubblica di Salò diventò la caserma della famigerata Legione Autonoma “Ettore Muti”.

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Terminata la guerra, il Palazzo Carmagnola rinacque. Qui ebbe sede il primo teatro comunale d’Italia: il Piccolo Teatro della Città di Milano che, con Grassi, Strehler e la loro compagnia, divenne ambasciatore della cultura italiana nel Mondo.

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Oggi i “Piccoli” sono ben tre: la Sala Grassi (nella storica sede di via Rovello), il Teatro Strehler e il Teatro Studio, ora dedicato a Mariangela Melato.

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Storia, arte, cultura e anche buon cibo: in questo palazzo, infatti, si possono sfogliare o acquistare libri e si può anche cenare, immersi nello splendore quattrocentesco, al Caffè Letterario, sotto i chiostri o all’aperto, nel bel cortile.

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È un’occasione unica per un caffè o un aperitivo in una location da toglier il fiato.

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C’è chi dice anche che la bella Cecilia torni qualche notte a rivedere il suo palazzo… Cena alla Corte con fantasma?

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