La lunga storia del Lazzaretto

Il Lazzaretto appartiene alla storia di Milano da oltre cinque secoli. Infatti nel 1488 fu posta la prima pietra di questa sorta di reparto di infettivologia per non abbienti, realizzato per fronteggiare le epidemie di peste, isolando i malati. Questa cittadella quadrata (378 metri per 370) appariva quasi una fortezza alla rovescia, con il nemico, la peste, tenuto, per quanto possibile, prigioniero all’interno.

Lazzaretto e la chiesetta di San Gregorio

Sul suo nome ci sono due ipotesi principali: l’una lo farebbe risalire al primo ricovero veneziano di Santa Maria di Nazaret, termine poi trasformato in Nazaretto e, infine, Lazzaretto.

LazzarettoVecchioZucchi

L’altra, invece, farebbe derivare il nome da Lazzaro, il mendicante coperto di piaghe della parabola evangelica del Ricco Epulone.

riccoepulone-2

Ci sono anche altri due Lazzari presenti alla nascita del Lazzaretto di Milano. Omen Nomen dicevano i Latini; il nome è un presagio. Forse è andata proprio così…

nomen-est-omen

nomen-omen-

I due Lazzari sono Lazzaro Cairati, illuminato notaio dell’Ospedale Maggiore Ca’ Granda al tempo del Moro e Lazzaro Palazzi, un self made man che aveva iniziato la sua carriera come scalpellino nella Fabbrica del Duomo, diventando poi “ingegnere ducale”, pur essendo, sembra, analfabeta. A lui taluni attribuiscono anche la Cappella Brivio di Sant’Eustorgio.

cappella brivio 1

Non senza difficoltà economiche e sociali, i due Lazzari portarono avanti il progetto di questa cittadella costruita fuori le mura di Milano, sui terreni della Basilica di San Dionigi, che sorgeva dove oggi c’è il Planetario.

basilica-san-dionigi-milano2

s dionigi

Questa fortezza sanitaria era piuttosto confortevole e dignitosa. Le camere/celle (in totale 288) si trovavano lungo il perimetro. erano tutte “singole”, di forma quadrata (metri 4,75 di lato), dotate di comignolo per le esalazioni e di un piccolo “servizio”, un sedile in mattoni, che scaricava nel fossato. Porte e finestre erano sbarrate.

100_0623

ricostruzione grafica

Lazzaretto31 (1)

In mezzo al Lazzaretto c’era un grande spazio, la “prateria”, circondato da portici di buona fattura, con colonne in granito di Baveno. https://www.youtube.com/watch?v=GB605GuYvl4

foppone2

ieri

lazzaretto_oggi (1)

oggi

Al centro di questo spazio circondato da mura c’era una chiesetta, voluta da San Carlo al posto di una precedente cappella, aperta su tutti gli otto lati, per permettere ai ricoverati di vedere sempre l’altare. È la chiesa di San Carlino.

s carlino apert

ieri

s carlino

oggi

Se guardiamo con attenzione una cartina d’epoca, vediamo come accanto alla chiesa, si trovasse un palo definito “della tortura”; dieci “sbirri” e due boia erano il servizio d’ordine all’interno.

capp_lazzaretto_inc (1)

Al di fuori del Lazzaretto, invece, si trovava un cimitero, il Foppone, con le fosse comuni per i morti di peste. Qui sorge oggi la chiesa di San Gregorio, con una cripta visitabile, che contiene lapidi di diverse epoche, successive al periodo della peste.

lazz_1884 (1)

100_0574

100_0582

100_0580

In poco più di un secolo il Lazzaretto si dota di una Accettazione, due cucine, una per gli infetti e l’altra per i sospetti, un forno per il pane, due lavanderie, una stalla per il latte dei bambini. Il menù era costituito da pane, una zuppa, un secondo e vino…non male!

cucina renzo

Dal punto di vista sanitario c’era poco da fare contro la peste, se non la profilassi e l’isolamento. I medici, che indossavano un lungo camicione, dei guanti e una curiosa maschera con un lungo “becco” contenente erbe aromatiche, non venivano quasi mai a contatto con gli ammalati.  Questi venivano “visitati” da “barbieri” che poi riferivano e portavano eventuali cure dalla Spezieria.

medico peste

ieri

peste di oggi

oggi

Era un mondo in chiaroscuro: si credeva agli untori e alle streghe. Il Settala, Protomedico di Milano, ovvero il principale funzionario sanitario cittadino, fece condannare al rogo per stregoneria una donna accusata di fatture contro un nobile che soffriva di mal di stomaco.

untore peste

settsla

Diversi religiosi, tra cui il cappuccino Felice Casati, davano ai ricoverati conforto umano e spirituale.

casati

fra crist

Un affresco in via Laghetto, la “Madonna dei Tencitt”, ex voto dei carbonai, ricorda l’opera di San Carlo e riproduce, alla sua base, l’antico Lazzaretto.

tencitt

Seppure all’avanguardia, però, il Lazzaretto non riuscì mai a fronteggiare le emergenze delle epidemie che colpirono Milano. Le camere erano meno di 300 e i malati migliaia. La Prateria si riempì di tende per gli appestati, i morti accanto ai vivi. Furono costruiti altri lazzaretti di fortuna fuori le mura, ma la peste era un avversario troppo forte.

lazzaretto 2

ieri

emergenza ospedali

oggi

Chi poteva fuggiva lontano, nobili e facoltosi si rifugiavano nelle case di campagna, secondo la “terapia”: Mox (subito), Longe (lontano), Tarde (a lungo). Quindi Don Rodrigo, ricoverato al Lazzaretto, in mezzo alla gente comune, è, probabilmente, un “falso d’autore”.

don rodrigo

La peste manzoniana del 1630 fu l’ultima per Milano. Il Lazzaretto, che durante le pestilenze era sotto il Tribunale della Sanità, tornò all’Ospedale Maggiore Ca’ Granda.

Festa_del_Perdono_Facciata_Milano

Sanificati gli ambienti con la calce, divenne, via via, caserma, ospedale militare, persino scuola di veterinaria. Una breve parentesi in questo declino si ebbe durante il regno napoleonico, quando il Lazzaretto fu usato per parate militari e San Carlino fu trasformato in Altare della Patria.

lazz_cisalpina

chiesetta-al-tempo-di-napoleone1

Il lento degrado del Lazzaretto continua senza sosta, mentre i dintorni si riempiono di belle carrozze e da piazzale Loreto arrivano i cortei asburgici.

carrozze

asburgo

Viene realizzata una ferrovia sopraelevata che taglia in due il Lazzaretto, anche se gli archi del viadotto permettevano il passaggio di persone e merci.

ferrovia al lazzar

Nell’attuale piazza della Repubblica è costruita una delle più belle stazioni d’Europa, quasi una nuova “porta” della città. per gente venuta da lontano. Sarà poi demolita e sostituita dall’attuale Stazione Centrale in piazza Duca d’Aosta.

1024px-Milano_Stazione_Centrale_1865

antica stazione

VecchiaStazCentralePrimi900-2

antica stazione

Durante il Regno d’Italia il Lazzaretto si si riempie di inquilini, alcuni regolari e altri abusivi; si soppalcano le celle e si aprono attività commerciali. Ci sono macellai, falegnami, lavandai, persino una ghiacciaia, una fabbrica di fiammiferi e un tiro a segno.

immigrati

porta_venezia_1876_inaugurazione_ippovia_per_monza

L’edificio si deteriora sempre di più e l’Ospedale Maggiore decide di venderlo. La Banca di Credito Italiano interviene e acquista tutto il Lazzaretto come investimento immobiliare, destinandolo alla demolizione, alla lottizzazione e alla realizzazione di nuovi edifici.

lazz_annuncio2

Milano,_Lazzaretto_02

Il giovane architetto Beltrami, con altri, si oppone a questa “piazza pulita”, ma ottiene solo di poter fare un accurato rilievo grafico e fotografico. Si rifarà salvando il Castello Sforzesco.

Porta_di_ingresso_al_Lazzaretto_Beltrami_1882

lazzar beltrami i899

Del Lazzaretto si conserva oggi solo quella piccola parte in via San Gregorio al 5.

lazzaretto

Il Lazzaretto: un quartiere rinato – (Parte Seconda)

Dopo aver percorso in lungo e in largo il quartiere sorto sulla cosiddetta “prateria”, cioè il grande spazio vuoto un tempo all’interno del Lazzaretto, andiamo a vedere ciò che resta delle mura che lo circondavano. Dirigiamoci quindi verso via San Gregorio 5.

cartina e Lazzaretto

Un lembo di muro, sei finestre, cinque comignoli, un trancio di fossato, ecco cosa ne rimane: la vera peste, per il Lazzaretto, fu la speculazione edilizia, che a fine Ottocento “si diffuse” a Milano, rischiando di spianare anche il Castello Sforzesco.

lazzaretto

100_0427

Alcuni architetti, tra cui il Beltrami, tentarono di salvare il Lazzaretto, proponendo anche di trasformarlo in parco pubblico. Il degrado e la fame di case, però, tanto più in una zona appetibile e servita dalla ferrovia, erano tali che gli abitanti ed i bottegai, che via via lo avevano popolato, vennero sfrattati e il piccone iniziò la demolizione.

lazzaretto con negozi

lazzar beltrami i899

lazzaretto 1910

lazzretto 4

Ora siamo di fronte a questo muro. Ogni finestra e ogni comignolo appartenevano ad una cella.

100_0426

Voci di bambini provengono dalla scuola che si affaccia sul fondo del cortile.

100_0540

Un piccolo cancelletto e qualche gradino ci immettono tra gli unici portici salvati del Lazzaretto dove ora si trova la chiesa ortodossa russa dei Santi Nicola e Ambrogio (un po’ di Milano ci vuole!).

100_0543

100_0424

100_0416

lazzaretto attuale

Le sottili colonne e i begli archi quasi scompaiono tra i fiori, i colori e il vivace disordine del cortiletto.

100_0420

Qui, in una delle celle, rifugio o prigione per appestati, c’è ora una cappella con un’icona circondata da ex-voto e candele.

100_0417

C’è profumo di mistero in questo luogo. Infatti molti avrebbero visto delle lacrime scendere dagli occhi della Madonna e del Bambino.

100_0418

100_0419

http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/04/25/news/milano_lacrime_da_un_immagine_della_madonna_in_chiesa_ortodossa-3608985/?refresh_ce

Difficile è osservare ciò che resta del Lazzaretto, quasi travolti dal calore e dall’esuberanza dell’ambiente.

lazzaretto 6 st

100_0542

Quando il Lazzaretto venne demolito non si andò per il sottile e divenne quasi terra di conquista per chi voleva portarsi via qualcosa (colonne, porte, infissi…).

Milano,_Lazzaretto_02

Alcune colonne le possiamo vedere ancora oggi, ad esempio, nel cortile di Palazzo Luraschi, di corso Buenos Aires 1, ora in ristrutturazione.

100_0398

Dirigiamoci verso questo palazzo, all’angolo di piazza Oberdan, e, nel frattempo, lanciamo un’occhiata all’antica polveriera austriaca, in corso Buenos Aires angolo via San Gregorio. Ora in questo bell’edificio, situato all’esterno delle mura di allora, c’è un negozio Benetton e, per fortuna, l’esplosione è solo quella dei colori.

100_0430

Benetton-Spring-Summer-2011-DesignSceneNet-12

Siamo giunti, ora, in piazza Oberdan, famosa per lo “Spazio Oberdan”, centro di incontri culturali e cinematografici.

100_0535

100_0536

L’accurato restyling della piazza mette in evidenza due colonne e una pensilina Liberty, che facevano parte dell’Albergo Diurno Metropolitano, piccola spa degli anni Venti, alla cui realizzazione partecipò anche l’architetto Portaluppi.

diurnooberdan

Le maestose colonne che vediamo erano semplicemente una la canna fumaria delle caldaie e l’altra l’aeratore dei locali sottostanti; la pensilina copriva una delle scale di accesso.

100_0394

100_0530

100_0532

100_0533

Purtroppo il Diurno è accessibile solo durante alcune aperture straordinarie organizzate dal FAI. Siamo riusciti a visitarlo dopo ore di attesa sulla scala della metropolitana e ciò testimonia l’interesse dei milanesi verso la propria città.

100_0451

100_0529

L’area del Diurno comprendeva un salone d’ingresso con la cassa, le botteghe artigiane di “bellezza”, rese più riservate da separè, due agenzie di viaggio e le “Terme”.

100_0477

100_0480

100_0465

100_0483

100_0457

100_0459

L’arredamento e gli ambienti art nouveau rendono piacevoli e fascinosi questi “locali” dedicati soprattutto ai viaggiatori e a chi  desiderava occuparsi del benessere del proprio corpo, anche con qualche piccolo lusso.

100_0482

100_0473

100_0464

100_0478

Da questo salone si passava alle “Terme”, accolti dalla dea Igea.

100_0460

100_0500

100_0458

100_0479

Qui docce, servizi e bagni accoglievano, in corridoi separati, gli uomini e le donne. Anche i colori delle piastrelle erano diversi, più austeri per i maschi. I clienti erano per lo più viaggiatori o chi, non avendo ancora servizi confortevoli in casa, voleva comunque permettersi un bagno “di lusso”.

100_0499

uno dei corridoi

100_0493

bagno uomini

100_0497

bagno donne

100_0496

bagno donne

Con la costruzione della nuova Stazione Centrale e, nel dopoguerra, con il miglioramento delle condizioni igieniche domestiche, il “Diurno Venezia” cadde in disuso, fino a chiudere negli anni Novanta.

diurno kiude

Solo il barbiere resterà in attività fino agli anni Duemila.

Diurno_venezia_barbiere

Il Diurno attende ora di essere restaurato e anche di conoscere il suo futuro, che è, al momento, incerto: si parla di centro culturale, ma ci sono altre ipotesi per la sua “riapertura” alla città.

100_0528

La seconda parte di questo itinerario termina nel Liberty del Diurno. Andiamo a vedere qualche altro esempio di questo stile a quattro passi da qui? Ne sarete meravigliati.

casa galimberti

 

Continua…

Il Lazzaretto: un quartiere rinato – (Parte Prima)

Abbiamo pensato di salutare il Nuovo Anno con un itinerario insolito, in un quartiere nato dalla demolizione, a fine Ottocento, del Lazzaretto e dalla costruzione, al suo posto, di vie e case.

vendita dei lotti del Lazzaretto

mappa p. venezia

Il protagonista, quasi un convitato di pietra, rimane il Lazzaretto, luogo di ricovero per gli appestati, descritto anche nei Promessi Sposi, dal quale si usciva solo morti oppure guariti e pronti a ricominciare una nuova vita, come Renzo e Lucia.

disegno del Lazzaretto 1630

renzo e lucia

In questo percorso ci sono tante cose da raccontare e da vedere. I nostri passi per Milano ci condurranno prima attraverso vie i cui nomi sono quasi tutti legati alla peste e a coloro che tentarono di affrontarla. Infine vedremo alcuni gioielli Liberty, poco lontano… Andiamo!

100_0414

100_0508

100_0473

100_0518

La prima parte della nostra passeggiata riguarda l’oggi, cosa vediamo in questo quartiere,  a due passi da quella sorta di avenue meneghina che è corso Buenos Aires.

buenos aires

Vi consigliamo di prendere il tram numero 1 da piazza della Scala, in direzione del capolinea di Greco, così da iniziare l’itinerario già con una vettura storica, classe 1928, utilizzata anche a San Francisco a scopi turistici.

Milano_tram_piazza_Cavour

tra s franc

Dopo aver lanciato un’occhiata ai resti dei Bastioni Spagnoli, che sembrano sorreggere il peso della strada sovrastante, scendiamo all’incrocio con viale Tunisia, nel cuore del quartiere da visitare.

Bastioni_Porta_Venezia_2-250x242

Questa zona è tutta da scoprire. In queste vie poche sono le case recenti e l’ambiente ha un aspetto di “Vecchia Milano”, ma dinamico, aperto al nuovo.

casati

I nostri passi per Milano inizieranno da “Pavè” (via Casati 27), un bel locale dove bere un buon caffè, in piedi o seduti, o cedere alle tentazioni deliziose di brioches, dolci o salate, tutte fatte “in casa” sotto i nostri occhi.

100_0343

100_0342

pave 2

Pavé_banco_pasticceria-592x446

Come sempre, però, vecchio e nuovo a Milano sono accanto: buonissimi sono anche i dolci di una pasticceria storica poco lontana, che mantiene l’aspetto vintage e la bontà di un tempo: la “Pasticceria Miglierina” (via Casati 22). Anche qui la cucina è a vista, in vetrina.

100_0341

100_0347

Abbiamo iniziato da questi due locali perchè ci sembrano rappresentare il mondo vivace di questa zona di Milano. Passeggiamo per queste vie e guardiamo la vita che vi si vive. Negozi storici della Milano tradizionale sono accanto a locali di tanti “nuovi milanesi” provenienti da ogni parte del mondo, in cerca di una vita migliore.

100_0389

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Questa zona è sempre stata ad alta concentrazione di immigrati. Qui ci sono ristoranti etnici di fama accanto a locali italiani “di tendenza”.

asmara

ristorante-Asmara-Milano-Ristorante-Asmara

tadino_001

100_0356

100_0350

100_0366

Serrande deteriorate e abbassate fanno da spalla a locali per massaggi orientali e a negozi “colti” di ultranicchia.

100_0363

100_0371

100_0505

100_0370

libreria ragazzi via tadino-2

100_0357

In questa zona sono nate l’industria farmaceutica Lepetit e le Patatine San Carlo, create dall’intuizione del proprietario di una rosticceria.

r g lepetit

nevral

rosticceria

SanCarloTram_AB-11

Qui è stato prodotto l’Amaro Medicinale Giuliani, nell’antica farmacia di via Castaldi 29, dove, ancora oggi, campeggia, sopra scaffali ottocenteschi, il motto benaugurante “Aegrotantibus salus” (la salute agli ammalati).

amaro giuliani

100_0379

100_0380

100_0382

Molti, milanesi e non, in questo quartiere fecero fortuna o cercarono comunque una vita migliore.

Fermiamoci un momento davanti a quello che era il cuore del Lazzaretto, la Chiesa di San Carlo in largo Bellintani, affettuosamente chiamata San Carlino, per distinguerla da quella più celebre di San Carlo al Corso di corso Vittorio Emanuele.

100_0361

San Carlino

chiesa s. Carlo al corso

San Carlo al Corso

Si trovava al centro del Lazzaretto. La sua struttura ottagonale, simbolo della Rinascita e dal profondo significato esoterico, era aperta su tutti i lati per permettere agli appestati di assistere alle funzioni da lontano senza trasmettersi il contagio.

latuada3

appestati

Terminate le epidemie di peste, questa chiesa non ebbe vita facile. Fra le diverse vicissitudini fu Altare della Patria al tempo di Napoleone, i suoi spazi aperti vennero murati e divenne via via polveriera, stalla, fienile e persino ghiacciaia.

chiesetta al tempo di Napoleone

Piero-Portaluppi-e-Marco-Semenza

Progetto di restauro di P. Portaluppi, mai realizzato

Fu “ricomprata” nel 1883 dalla Chiesa, restaurata e dedicata a San Carlo, che l’aveva fatta costruire.

San-Carlo-Borromeo

Attualmente è in ristrutturazione e sarà pronta per la fine di quest’anno, centro del quartiere, dopo essere stata per tanto tempo quello del Lazzaretto.

100_0387

s carlo alto

Continua…