San Maurizio al Monastero Maggiore – (dove)

La chiesa di San Maurizio fa parte del Monastero Maggiore, che era il più grande convento femminile di clausura della nostra città.

Si trova in corso Magenta, all’angolo con via B. Luini.

Il monastero, che oggi è la sede del Civico Museo Archeologico, risale all’ epoca carolingia, ma ingloba nel suo interno anche importanti resti romani, tra cui due torri: quella poligonale, o torre di Ansperto, era parte delle mura imperiali romane, mentre  quella quadrata, diventata poi campanile della chiesa, faceva parte del circo romano.

La chiesa, in stile rinascimentale, risale all’inizio del Cinquecento. È divisa da una parete in due aule, una esterna, aperta ai fedeli, e una interna, riservata solo alle monache di clausura, che assistevano alle funzioni  attraverso una grata.

Tutta la chiesa è splendidamente affrescata da Bernardino Luini, allievo di Leonardo da Vinci, e dai suoi figli. Nell’aula delle monache si trova un bellissimo organo tuttora funzionante ed utilizzato per concerti indimenticabili.

Il Martirio di Santa Caterina di Alessandria si trova nella Cappella Besozzi, la terza a destra, nell’aula dei fedeli. Santa Lucia è dipinta sulla parete divisoria, sempre nell’aula dei fedeli.

La Chiesa di San Maurizio

Chiesa di San Maurizio e adiacente il museo Archeologico

interno S.Maurizio126cf212-829b-416d-8b89-9788f3bd028c

Parete divisoria interna alla chiesa

San_Maurizio,_aula_dei_fedeli,_cappella_Besozzi_di_santa_Caterina_1

Cappella Besozzi

MilanoSMaurizioMaggioreInternoMonacheOrgano

Organo nella sala delle monache

torre circo . campanile

Campanile, già torre del Circo romano

88_torreansperto

Torre di Ansperto, già parte delle mura romane

Passate a vedere questa chiesa, è un gioiello da non perdere!

La storia di Bianca Maria di Challant – (tanto tempo fa)

Bianca-Maria-Scapardone

Si chiamava Bianca Maria  Scapardone, nacque a Casale Monferrato verso l’inizio del Cinquecento, bellissima figlia di un ricco uomo d’affari e di una nobildonna di Alessandria. Giovanissima venne fatta sposare a Milano ad Ermes Visconti, ricchissimo, ma molto, molto più anziano. Poco tempo dopo il marito venne condannato a morte per cospirazione e la giovane donna ne ereditò le ingenti sostanze. Si trovò libera, ricca, giovane e bellissima; ebbe molti “fidanzati”,  si risposò con l’aristocratico valdostano Renato di Challant e  con lui visse per breve tempo nel Castello di Issogne.  Abbandonò presto il marito, secondo alcune fonti perchè questi parteggiava per il Re di Francia nel conflitto contro Milano, mentre lei era contraria a questa guerra contro la sua città adottiva; si trasferì a Pavia, considerata una città molto “vivace”. Qui ebbe numerosi amanti e iniziò un rapporto molto burrascoso con un nobile, un certo Ardizzino, che alla fine lasciò. Costui, non accettando la fine della loro storia, si vendicò facendola oggetto di voci infamanti.

Bianca Maria, per vendicare gli affronti subiti, indusse l’ultimo dei suoi amanti ad uccidere Ardizzino e a portarle il sangue come prova. Venne scoperta dopo che le sue due cameriere, torturate, una delle quali a morte, confessarono le colpe della padrona. Il 20 ottobre del 1526, infine, Bianca Maria fu decapitata nella torre del Castello Sforzesco.

La sua storia ha ispirato diversi artisti. Matteo Bandello, che l’aveva conosciuta di persona, scrisse una Novella sulla sua storia; Giuseppe Giacosa, molto tempo dopo, un dramma, “la Signora di Challant”, interpretato anche da Eleonora Duse.

Infine l’esecuzione di Bianca Maria fu ritratta da Bernardino Luini, che avrebbe assistito all’esecuzione, nella chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore, a Milano, per raffigurare il Martirio di Santa Caterina di Alessandria; secondo altre versioni, invece, Bernardino Luini la ritrasse come Santa Lucia, nella stessa chiesa. Pertanto, come afferma Matteo Bandello: “chi bramasse di vedere il suo volto ritratto dal vivo, vada nella chiesa del Monastero Maggiore, e là dentro la vedrà dipinta” 

 

particolare San_Maurizio,_aula_dei_fedeli,_cappella_Besozzi_di_santa_Caterina_3

Martirio di Santa Caterina di Alessandria

Copia di image004 (2)

Santa Lucia (a destra)

image006

Santa Lucia – particolare del viso

Passate da quella chiesa e non dimenticate la storia di Bianca Maria.

Il Fantasma del Castello: Bianca Maria di Challant – (raccontaMI)

 

“Who wants to live forever” (Queen)

 

_Tra poco Antares sorgerà prima del Sole! Il tempo sarà senza tempo…È la Festa di Samhain. Le genti celebreranno lo sciogliersi dell’estate nelle brume invernali. In questa notte i morti incontreranno i vivi….

Perchè quel pianto disperato dal Castello Sforzesco laggiù? Donna, che avviene? Chi sei?

_O divina Belisama! Io fui Bianca Maria, contessa di Challant. Fui signora e donna. Mi fecero sposare a quindici anni con un uomo molto più anziano di me e venni a Milano; rimasi vedova, ma non sola nel mio letto. mi risposai col Conte di Challant e andai a vivere a Issogne, nella bella Valle d’Aosta. Cercavo serenità e pace, ma anche lì ero spesso sola; fuggii a Pavia; ero giovane, ricca, bellissima…quanto si paga la libertà di vivere!.  Ebbi molti amanti, ma uno mi derise. Lo feci uccidere e pretesi di vedere il suo sangue; perciò fui condannata a morte e decapitata in questo castello. Una lama, un attimo, il boia e divenni eterna…Ogni anno in ottobre rivivo il mio dramma: bevo il sangue del mio amante e la mia testa rotola dal corpo. Non c’è pace per me!  Vago disperata attorno a questo Castello… Non ho dimenticato tuttavia i miei giorni al Castello di Issogne. Se passate di lì nelle calde notti d’estate potreste incontrarmi e, se chi mi vede non fugge atterrito, sorrido e  lo sfioro con un bacio. 

 

Fossato del Castello Sforzesco di Milano

Fossato del Castello Sforzesco di Milano

I luoghi dove ritorno

I luoghi dove ritorno

Castello di Issogne - Fontana del Melograno

Castello di Issogne – Fontana del Melograno

“… l’era del Cinghiale bianco…” (F. Battiato) – (raccontaMI)

100_6051Piazza Mercanti – Palazzo della Ragione

_ Finalmente ti rivedo, Belisama, mia signora!

_O mia amata cinghialessa, a te Milano deve tutto! Sei così in alto, isolata da un mondo che corre,

che vive di valori differenti dai tuoi. Eppure c’è chi sente che manca qualcosa nella sua vita e lo canta.

_ Sono qui, a ricordare quello che rappresento. Sai, la gente che passa non sembra parlarsi nè ascoltarsi

davvero. Pensa a questi pilastri che mi sorreggono. Sono pietre che  hanno il profumo di secoli, di vite

diverse passate di qui, pietre che rimandano strani echi.                                                                                                                                                  

E, come per magia, chi viene qui riesce a sentire e a parlare con l’altro lontano da lui.

Una piazza in 3: piazza dei Mercanti – (dove)

È sorta prima del Duomo e vi si svolgevano le attività più importanti per Milano: c’era il Tribunale, la “piazza degli Affari” (Loggia dei mercanti) …Nel corso del tempo ha subito più trasformazioni, cambiando identità. Oggi la frettolosa via pedonale, che porta da piazza del Duomo al Cordusio, quasi lascia in disparte la loggia e la parte della piazza col pozzo.

Facciamo un GIOCO

Da via Orefici (quella dove passano i tram…allora era la zona dei gioiellieri!!) passiamo sotto la porta e…ci troviamo in un tempo passato! Riconosciamo i palazzi…

100_6152

Passaggio Scuole Palatine

100_6143

Palazzo delle Scuole Palatine

100_6144

Casa Panigarola o “dei Notai”

100_6142

Loggia degli Osii

100_6146

La “Parlera”, il balconcino da cui i magistrati leggevano i proclami

100_6148

Passaggio degli Osii

Ci fermiamo vicino al pozzo e ci immaginiamo la vivace vita del tempo. Saliamo ora i gradini ed entriamo nella Loggia dei Mercanti. Vicino alle colonne (quelle segnalate in rosso e con le frecce nella cartina) godiamoci il gioco degli echi: avvicinando la bocca alla colonna potremo conversare con un amico  posto davanti alla colonna in diagonale. Provateci! Rimarrete sbalorditi!

Portici Loggia Mercanti cartina piazza Mercanti

Loggia dei Mercanti

 

Scendiamo gli scalini e ci ritroviamo in una via piena di gente. Cerchiamo invano i resti dei muri laterali che chiudevano la piazza. Di fronte osserviamo il Palazzo dei Giureconsulti. Ricambiamo lo sguardo (il suo molto austero) di Sant’Ambrogio che dall’alto della sua statua ha visto i cambiamenti di questa città. D’altra parte questa statua di cambiamenti ne ha visti anche di “personali”. In epoca rinascimentale era la Giustizia, poi le varie dominazioni (spagnola, austriaca, napoleonica, nuovamente austriaca) l’hanno conservata, ma…le hanno cambiato la testa! È stata, per così dire, “riciclata”. Il busto è stato sempre lo stesso (in effetti ha forme un po’ opulente da matrona romana), ma la testa è stata via via quella della Giustizia, poi di Filippo II Re di Spagna, poi di Bruto, uccisore di Cesare. Tornati glia austriaci, dopo la parentesi napoleonica, la testa è diventata quella di Sant’Ambrogio, straniero sì, ma amato dai milanesi.

100_6155

Palazzo dei Giureconsulti

Sopra il palazzo svetta la Torre Civica con la campana che segnalava l'ora del coprifuoco e gli eventuali incendi

Sopra il palazzo svetta la Torre Civica con la campana che segnalava l’ora del coprifuoco e gli eventuali incendi

Sant'Ambrogio Giureconsulti

Fatto? Ora torniamo nel nostro tempo e salutiamo la nostra cinghialessa, che ci fa l’occhiolino dall’alto della loggia!

Il primo simbolo di Milano – (tanto tempo fa)

Il cinghiale è un animale simbolico che appare in molte religioni antiche europee e asiatiche, carico di significati. Nei popoli nordici il cinghiale è ” la guida” del guerriero nell’affrontare la foresta, simbolo del mondo interiore. Fra i Celti l’animale era un simbolo della classe sacerdotale, un tramite per comunicare la volontà degli dei agli uomini. Si deve ad una cinghialessa “semilanuta” l’aver mostrato a Belloveso il luogo dove sarebbe sorta la futura Milano, secondo il volere della dea Belisama. Il cinghiale era anche considerato un cibo sacrificale durante la più importante delle feste celtiche, Samhain, tra il 31 ottobre e il primo novembre.

Le origini di Milano – (tanto tempo fa)

Le origini di Milano sono avvolte nella nebbia … “padana”.

la  nebbia

Alcuni sostengono addirittura che Milano non abbia avuto alcuna giustificazione geografica, costruita  su palafitte che affondavano in una palude.

Secondo una leggenda l’eroe celtico Belloveso, come aveva indicato la profezia della dea Belisama, fondò la città dove aveva incontrato una cinghialessa bianca, con il dorso parzialmente coperto di pelo, cioè “mediolanuta”.

Altri sostengono che Milano  sia stata una “terra di mezzo”, da qui Mediolanum, un luogo centrale tra diverse vie commerciali, a metà strada tra il Baltico e il Nord Africa, in mezzo alla pianura, fra i fiumi Olona e Seveso.

Secondo fra’ Paolo Morigia, che scrisse un “Historia dell’antichità di Milano” (Venezia 1592), Milano venne fondata 35 anni dopo il Diluvio Universale (2900 anni prima di Cristo) da Tubai, nipote di Noè, che visse 197 anni, allietato da 90 figli e 13700 nipoti (gasppp…..!)

Secondo altre versioni “Medhelan” era un luogo sacro a forma di ellissi, allineato con le costellazioni. Il recinto ellittico scelto per la fondazione comprendeva l’attuale p.zza Scala, via Manzoni, c.so Vittorio Emanuele.

insubres

Cercatemi… – (dove)

Facciamo un GIOCO: chi mi trova per primo?

Sono attorno al portone centrale del Duomo…

FUOCHINO……….                 FUOCO………                           FUOCONE!

Avvicinatevi al portone centrale del Duomo...

Avvicinatevi al portone centrale del Duomo…

  Cercatemi nel fregio, in basso a destra

Cercatemi nel fregio, in basso a destra

Trovato!