Quattropassi nel Liberty: Palazzo Castiglioni

Palazzo Castiglioni, situato in corso Venezia 47, è forse il più importante e conosciuto edificio Liberty della nostra città, esempio delle profonde trasformazioni culturali e architettoniche di inizio Novecento

Si trova a circa metà dell’elegante “via delle carrozze”, così era soprannominato corso Venezia, dove abitava l’aristocrazia milanese. Nell’Ottocento era percorsa, infatti, dalle belle carrozze dei nobili che si fermavano (riuscivano a parcheggiare!) per scambiare due parole con giovani cavalieri e belle signore.

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, però, i tempi stavano cambiando e tra i palazzi nobili della tradizione meneghina sorse, nel 1903, un edificio “provocatorio” ad opera di un esponente della nuova imprenditoria. Venne realizzato in puro stile Liberty e ha due facciate molto diverse tra loro, una su corso Venezia e una interna su via Marina.

Il committente era un giovane ingegnere quarantenne, Ermenegildo Castiglioni Marazzi, che aveva ricevuto nel 1896 una ingente eredità alla morte del nonno adottivo, un imprenditore partito dal nulla, grande e illuminato benefattore, amico di Giuseppe Mazzini e convinto repubblicano.

Secondo i “si dice” dell’epoca, l’ingegnere e il famoso architetto Giuseppe Sommaruga, prima di costruire il palazzo, viaggiarono per l’Europa allo scopo di scoprire personalmente le nuove tendenze e le caratteristiche innovative del Liberty. Ne nacque un edificio imponente, monumentale, ricco di decorazioni, soluzioni nuove e giochi asimmetrici, quasi un manifesto della ricchezza e dell’importanza della famiglia.

La facciata interna su via Marina, che dà sul giardino, è più leggera, fatta in mattoni rossi, vetro e ferro per le belle verande, ma purtroppo è poco visibile. Quella principale, invece, su corso Venezia, fu realizzata con un alto zoccolo in bugnato nel quale si aprono oblò di forma irregolare, chiusi da splendide grate in ferro battuto.

Nella parte superiore del palazzo diversi putti ornano le finestre piuttosto lunghe e strette; un unico balconcino, inoltre, spunta in modo asimmetrico su un lato della facciata.

Alziamo infine lo sguardo verso il cornicione in rame dove ci sono grandi api, simbolo della laboriosità della famiglia Castiglioni.

Molto scalpore suscitarono due figure femminili, che rappresentavano la Pace e l’Industria (il significato allegorico non ci è molto chiaro), poste ai lati del portone, intente a guardare all’interno della casa, mostrando il lato B ai passanti.

L’esuberanza un po’ sfacciata e irriverente di queste due figure, opera di Ernesto Bazzaro, fece soprannominare il palazzo “Ca’ di ciapp”; a ciò si aggiunsero anche le vignette del Guerin Meschino, giornale satirico dell’epoca.

Si riesce a comprendere perchè la due “cariatidi”, per desiderio dello stesso Castiglioni, vennero rimosse e il portone ridisegnato. Le statue furono poi sistemate in un magazzino prima di essere ricollocate nel 1913 alla Villa Faccanoni-Romeo (dello stesso architetto), diventata poi Casa di Cura Columbus. Un appunto sorridente: le suore che dal 1940 gestiscono la clinica non le hanno mai fatte rimuovere.

Comunque queste due statue ne ispirarono altre, sempre nel periodo Liberty: ecco le cariatidi, senza dubbio meno provocanti, di Casa Campanini, in via Bellini 11. Opera di Michele Vedani, vennero realizzate nel 1906 in cemento, e non provocarono scandalo.

Ora Palazzo Castiglioni è la sede dell’Unione Commercianti e non è facile poterlo visitare; l’interno ha subito purtroppo molti danni durante la guerra e molto venne trasformato successivamente. Per fortuna è ancora presente, tra l’altro, il famoso scalone in ferro battuto.

Se guardiamo le creazioni Liberty, può sembrare un paradosso che le linee morbide della natura, i fiori, gli animali vengano ricreati con materiali propri dell’industria come il ferro e il cemento.

Nacquero in questo modo decorazioni che si potevano produrre in serie e anche opere d’arte artigianali di grande valore artistico come quelle del Maestro Alessandro Mazzucotelli. A volte queste decorazioni hanno un fascino dark un po’ inquietante, messo in evidenza dalla luce che le attraversa o le circonda. D’altra parte Milano è sempre luci e ombre.

A presto…

 

Immagini dal Fuorisalone 2018: una festa per la creatività e per Milano (parte seconda)

Ed eccoci nel Futuro dell’abitare, eccoci alla seconda parte del nostro piccolo album dedicato al Fuorisalone 2018.

Entrando nel “The Mall” di piazza Bo Bardi, siamo avvolti in una atmosfera rossastra che ci riporta al pianeta Marte.

Lo Studio Boeri, che poco lontano da qui ha realizzato il Bosco Verticale, ha ricreato in questo padiglione un clima da mondo che verrà, con materiali innovativi, dove la tecnologia è ormai un bene acquisito al servizio di oggetti e progetti, tanto da passare quasi in secondo piano rispetto alla bellezza e alla creatività di quanto esposto.

Questo Fuorisalone ha ripreso, secondo noi, molte immagini fantascientifiche. Pensiamo, ad esempio, al “gorillone” con la torcia di via Festa del Perdono, che rimanda all’indimenticabile ominide di “2001 Odissea nello spazio” e al senso della crescita evolutiva.

Su questa linea si muove anche il “Tempietto nel bosco” di Palazzo Litta, unione tra una passata vita nei boschi, un presente costruito dall’uomo e un futuro che ha il colore rosso di Marte.

Anche la premiata “Air Invention”, la Bolla esposta a Brera, sembra una navicella spaziale; al suo interno giochi d’aria, elemento primario e bene prezioso, che troppo spesso roviniamo con gravi conseguenze per il nostro pianeta.

Tanti sono in questo Fuorisalone i richiami alla sostenibilità ambientale, ad un uso più consapevole delle risorse, a trasformazioni che creano nuova bellezza per migliorare la nostra esistenza e la vita del pianeta Terra. Tra questi, in un location di Ventura projects in via Ferrante Aporti  la sognante installazione “Giants with Dwarf”, con figure fantastiche costruite utilizzando parti di sedie e di tavoli.

Ecco altri oggetti ottenuti con materiali di recupero grazie ad un ri-disegn creativo, una dimostrazione di come sia possibile trasformare le eccedenze in eccellenze.

Anche l’architettura diventa ecosostenibile. In piazza Beccaria è stata costruita, per il Fuorisalone, “3d Hausing 05″, una casa di circa 100 metri quadrati. È stata realizzata in una sola settimana utilizzando un robot stampante in 3 D e polveri di cemento riciclato proveniente da demolizioni. Grazie alla riduzione dei costi e dei tempi ormai si potrebbe garantire un’abitazione a 1,2 miliardi di persone!

https://www.professionearchitetto.it/news/notizie/24971/3D-housing-05-100-mq-realizzati-in-una-settimana-grazie-alla-stampante-3D

All’interno di questa casa spicca, come unico elemento di decorazione, un vecchio comignolo, simbolo della continuità del focolare. E sul tetto? Orto e spazi verdi.

Ancora casa e verde in piazzetta Reale con “Living Natura”, dove i cicli delle stagioni convivono in un grande spazio di 500 metri quadrati. Un progetto che stimola a trovare nuove prospettive per migliorare le diverse condizioni di vita.

In piazza Castello è stata invece realizzata l’installazione “agrAir”, un orto botanico in pieno centro, arricchito da fiori colorati e da profumi, da guardare e da toccare, uno spazio agricolo sotto “girandole” trasparenti fluttuanti, simili a nuvole di giorno e a lanterne di notte.

All’Orto Botanico di Brera, ecco “smarTown”una smart city del futuro per un modello sostenibile di consumo e di energia. Circa 700 mini-casette si accendono come abitazioni intelligenti per minuscoli uomini in un grande spazio verde.

E perchè non ricreare alberi in legno tra le case? Ecco due esempi, uno in piazza XXV Aprile e l’altro in un cortile di  Palazzo Litta. Sempre in legno, nel Cortile d’Onore della Statale, la casetta Ikea “con la maniglia” che richiama lo spostarsi abitativo contemporaneo.

Anche il tema della mobilità infatti, pubblica e privata, ha trovato spazio in questa edizione del Fuorisalone. Ecco una raccolta di biciclette, anche d’epoca, in corso Garibaldi, uno storico tram vestito a festa, in giro per le strade del centro, e il futuristico anello dell’Audi in corso Venezia.

Per finire ancora qualche immagine  colta qua e là.

In piazza San Babila, infine, sulla facciata dell’ex-Garage Traversi, che aspetta di diventare un hub del lusso, spicca una spiritosa immagine pop “Oh, oh, Milano ..I love you too …”

A presto…