Passipermilano? Terzo itinerario nel cuore della nostra città per chi viene la prima volta

È una Milano un po’ meno nota quella che vedremo in questo itinerario per il centro della nostra città.

Dal Lirico raggiungiamo piazza Missori con i resti dell’antica chiesa di San Giovanni in Conca. Sotto questo mozzicone di muro, che fa da “spartitraffico”, possiamo visitare gratuitamente la suggestiva e sorprendente cripta, ricca di storie, leggende e… traslochi di statue e facciate.

Questa piazza è molto cambiata nel tempo: possiamo scoprirlo guardando sulla sua pavimentazione il vecchio perimetro della chiesa.

Ecco di fronte a noi la statua di Giuseppe Missori. Il vero “protagonista” di quest’opera è, però, il cavallo, curvo, stanco e affaticato; il modello non fu un maestoso destriero, ma un povero cavallo da tiro. “Te me paret el caval del Missori” dicono a Milano quando si è giù di tono e ci vorrebbe un ginseng.

Povero Missori, partecipò ai moti del Quarantotto e alla Spedizione dei Mille, salvò la vita a Garibaldi, combattè con valore nelle guerre d’Indipendenza ed ora fa da spalla al suo cavallo. C’est la vie!

Ora raggiungiamo la vivacissima via Torino per visitare la chiesa di San Satiro un po’ defilata, quasi uno scrigno dove si conservano le illusioni.

Entriamo e guardiamo dietro l’altare… ecco la grande trovata dell’illusionista Bramante: l’abside sembra profonda, ma misura meno di un metro.

Via Torino è una delle tante vie di negozi della Milano modaiola. Anche questa è una illusione. Le vetrine (tra l’altro quanti negozi di scarpe per i nostri quattropassi!) sviano l’attenzione da una seconda lettura di questa via.

E’ come un tessuto di fili diversi; ci sono le vetrine (da sempre la zona ha vocazione commerciale: via Spadari, via Speronari, via Orefici…), ma anche vicoli, chiese poco conosciute, improvvise piazzette dove sostare per un gelato e dirsi: “ma non sembra di essere a Milano”. Troppo interessante… ve la racconteremo in un’altra passeggiata.

Da via Torino andiamo verso piazza Affari. Ci sono tante vie piccole e tortuose; si può passare anche da piazza Santa Maria Beltrade, con il palazzo d’angolo del Portaluppi, la chiesa che non esiste più ma dà il nome alla piazza e un portalino del Cinquecento quasi nascosto.

Da qui si può raggiungere quello che per Leonardo era il vero centro di Milano, la chiesa di San Sepolcro, dove si trovava il Foro di Mediolanum, con l’incrocio di cardo e decumano.

Cosa scegliere di vedere: la chiesa dell’anno Mille, la cripta che mozza il fiato con le moderne mostre poggiate sull’antica pavimentazione romana, la Torre Littoria del Portaluppi, palazzo Castani, una grata misteriosa?

Di fianco alla chiesa ecco l’Ambrosiana con la statua dal Cardinale Federico Borromeo, che l’ha realizzata.

Volutamente non proponiamo in questo itinerario visite ai vari musei, ma come non ricordare che qui ci sono la “Canestra di Frutta” di Caravaggio, il “Ritratto di Musico” e numerose pagine del “Codice Atlantico” di Leonardo, il cartone della “Scuola di Atene” di Raffaello? Non solo, c’è anche una ciocca di capelli della bionda Lucrezia Borgia!

Nella nostra passeggiata possiamo, inoltre, dare un’occhiata ai balconi liberty di via Spadari e magari anche alla supergastronomia del Peck e ai diversi negozi golosi.

Andando verso piazza Affari guardiamo due targhe: l’una ricorda il milanesissimo “Tiremm innanz” di Amatore Sciesa, l’altra racconta che qui nacque l’amore  tra Ernest Hemingway e l’infermiera di “Addio alle Armi”. “Sapessi come è strano sentirsi innamorati a Milano”…

Non è finita qui. Abbiamo raggiunto piazza Affari, col Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa, e un’altra statua: il Dito di Maurizio Cattelan.

Anche questa è una piazza con un sopra e un sotto: sopra un palazzone di epoca fascista, tutto bianco e così diverso da quelli, dai colori soft, che sono cresciuti nel tempo in questa zona, e una statua (un saluto romano con dita mozzate?) altrettanto bianca, quasi ciò che resta di una scultura gigantesca tornata alla luce.

Su un lato di Palazzo Mezzanotte però, vediamo la pianta del Teatro Romano i cui resti si trovano proprio sotto i nostri piedi. Era un megateatro, quasi un Palaforum dell’epoca per spettacoli ed eventi.

In questa zona oggi c’è il Gotha della finanza, ma i nomi delle vie ricordano che anche secoli fa qui c’erano i danee.

Ci sono, però, anche strade col nome di antiche chiese: San Vittore al Teatro, Santa Maria alla Porta, dove troviamo una bella sorpresa: è ciò che resta di una antica cappella con un affresco della Madonna con Bambino di fronte a un pavimento grigio di cemento.

Viene chiamata “la Madonna del Grembiule”. Nel lontano 1600 un muratore stava lavorando alle pareti della vecchia chiesa quando venne alla luce, tra le macerie e le picconate, l’affresco. L’uomo lo pulì devotamente col suo grembiule di lavoro e guarì all’improvviso dalla sua zoppia.

La cappella fu poi distrutta dai bombardamenti dell’ultima guerra mondiale, ma “rivenne” alla luce col suo bellissimo pavimento, oggi coperto per proteggerlo in attesa di un costoso restauro. Ci vorrebbe un altro grembiule…

Tornando verso piazza Affari diamo un altro sguardo al Dito, il cui nome ufficiale è L.O.V.E., acronimo di Libertà, Odio, Vendetta, Eternità. Ma a chi è rivolto il gesto provocatorio? Alla Borsa o è la Borsa che lo rivolge a noi? Meglio lasciare all’immaginazione di ciascuno…

Lasciamo la nostra Wall Street e, attraversata via Orefici, approdiamo in quel gioiello, in parziale restauro, che è piazza Mercanti. Era una piazza laica, dominata dal Broletto, dove nel Medioevo si tenevano le contrattazioni economiche, una sorta di antica Borsa.

Poi Maria Teresa mise un “cappellaccio” sopra il Broletto, quasi per schiacciarlo.

Ci voleva ben altro, però, per abbattere la cinghialessa legata alle leggendarie origini di Milano. Dopo secoli è sempre lì, su una arcata del Broletto, piccola come era allora la nostra città, ma solida come la roccia.

A presto…

Passipermilano? Secondo itinerario nel cuore della nostra città per chi viene la prima volta

Siamo in piazza della Scala, piuttosto nuova (è stata completata agli inizi del Novecento da Luca Beltrami) e che potremmo quasi definire “laica”. Vi troviamo, infatti, palazzi della politica, della cultura e dell’economia.

piazza della Scala

Palazzo Marino, sede del Comune

Teatro alla Scala

Banca Commerciale – Gallerie d’Italia

Non solo: per costruire alcuni di questi edifici sono state demolite, in tempi diversi, ben due chiese, Santa Maria alla Scala e San Giovanni Decollato alle Case Rotte. Una piccola curiosità: la facciata di quest’ultima è stata “spostata” in via Ariosto, come entrata laterale della chiesa di Santa Maria Segreta.

 

Iniziamo da piazza della Scala la seconda parte della nostra passeggiata nella quale ci faremo guidare da alcune statue, silenziose presenze dei nostri passipermilano. Di fianco al teatro incontriamo la statua dedicata a un sorridente Giulio Ricordi, il grande editore musicale.

Il monumento, creato nel 1922, è stato da poco ricollocato proprio dove si trovava la storica sede della Ricordi, oggi diventata Museo della Scala.

Quasi di fronte, al centro della piazza, giganteggia la ben più imponente statua di Leonardo da Vinci, con quattro allievi, tra verde, panchine e una “vedovella”.

La prossima statua che incontriamo in questa passeggiata è quella di un incavolatissimo Alessandro Manzoni, che trovò la morte battendo la testa contro i gradini della bella chiesa di San Fedele.

Voluta da San Carlo Borromeo, fu costruita sopra una precedente chiesetta dedicata a Santa Maria in Solariolo e a San Fedele. Quando la vicina chiesa di Santa Maria alla Scala venne demolita, il nome e alcune opere più importanti furono trasferite  nella chiesa che oggi si chiama, per accontentare un po’ tutti, “Santa Maria alla Scala in San Fedele”. Come sempre a Milano è bello ritrovare le tracce del passato nel nuovo.

autore anonimo

Simone Peterzano

Questa chiesa oggi propone un itinerario tra arte e fede. Al suo interno non solo opere classiche, ma anche di Lucio Fontana e di altri autori contemporanei che creano riflessioni e aprono un dialogo con la spiritualità del nostro tempo.

Lucio Fontana

Nicola de Maria

Entriamo per una breve visita nel Museo di San Fedele (ingresso 2 Euro). Dopo l’imponente sagrestia soffermiamoci su una trecentesca Madonna del Latte; sopra il suo piccolo altare un libro di cristallo e specchio che riflette e fa riflettere.

opera di Christian Megert

Siamo nella Cappella delle Ballerine, opera di Mimmo Paladino, decorata con tante scarpine d’argento; qui le artiste della Scala venivano per una preghiera prima dello spettacolo.

La cappella è collegata all’altare da una serie di specchi. che sorprende per i giochi di immagine tra sacro ed umano.

Usciamo da San Fedele e raggiungiamo ora la Rinascente percorrendo via Santa Radegonda, dove si potrebbe incontrare non una statua ma il fantasma della figlia di Bernabò Visconti. Alzando gli occhi possiamo vedere le statue, un po’ insolite e sconosciute,  sulla facciata del cinema Odeon.

Sono un omaggio al mondo dello spettacolo, dal cinema al teatro, dalla musica alla danza.

cinema

teatro

danza

musica

Siamo ora in corso Vittorio Emanuele e possiamo zigzagare tra le vetrine dell’isola pedonale e, dando un’occhiata a piazza del Liberty, dove sorgerà il nuovo complesso della Apple, andiamo a trovare il “Scior Carera”.

L’ “Omm de Preja”, chiamato anche “Scior Carera” per una storpiatura dell’epigrafe, è una statua romana del III secolo d.C., con testa cambiata attorno al Mille, che abita al numero 13 di corso Vittorio Emanuele, vicino alla coloratissima Zara.

I milanesi erano soliti appendere a questo “Pasquino” ambrosiano anonimi biglietti satirici contro il governo austriaco. Sembra che proprio da via San Pietro all’Orto, dove abitava in quel periodo el Scior Carera, partì l’idea dello sciopero dei sigari che sfociò nelle Cinque Giornate del 1848.

Questa zona è sempre stata al centro della vita milanese: infatti ci troviamo dove, ai tempi della Mediolanum imperiale si estendevano, per circa 15.000 metri quadri, le imponenti e lussuose Terme Erculee, una sorta di SPA, dotate di palestra, sauna, bagni caldi e freddi, luogo di svago, benessere e aggregazione per i milanesi dell’epoca.

Per molto tempo non si seppe con precisione nemmeno dove le Terme fossero situate. Poi, mentre Milano cresceva abbattendo case fatiscenti e scavando per costruire infrastrutture e metropolitane, ecco il passato riaffiorare appena sotto il nuovo.

Come per magia (e chissà quanto è andato perduto) sono riapparsi via via, tra corso Europa, piazza San Babila e corso Vittorio Emanuele, tratti di mura e reperti delle Terme, dal busto di Ercole a pavimenti a mosaico, ora conservati al Museo Archeologico.

Anche gli scavi in corso della linea blu della metropolitana stanno facendo ritrovare altri ricordi del passato, quasi questi volessero essere presenti al nuovo sviluppo.

Le Terme furono distrutte da un incendio (Attila?) e la terra venne adibita via via a pascolo pubblico, come per fare ricominciare la vita. In mezzo a questi pascoli sorse, attorno all’anno Mille, la piccola chiesa di San Vito al Pasquirolo, rifatta in epoca barocca e oggi di rito russo-ortodosso.

Poco lontano dalla chiesetta, in una piccola e triste Walk of Fame (Largo Corsia dei Servi 21), troviamo non statue, ma impronte delle mani di celebri personaggi dello spettacolo di ieri.

La statua di un sornione Carlo Porta, nel vicino Verziere, ci invita a entrare in una zona dall’atmosfera completamente diversa. Ci troviamo nelle viuzze intorno all’Università Statale, a San Bernardino alle Ossa e a Santo Stefano, in un itinerario ricco di storia, fascino e mistero, ma anche di piccoli locali dove fermarci per uno spuntino.

Ci ritroviamo tra qualche giorno davanti al Teatro Lirico, ora in rifacimento, per continuare il nostro giro nel cuore di Milano.

“Com’è bella la città” – opera di Antonio Marras

A presto…

Immagini dal Fuorisalone 2018: una festa per la creatività e per Milano (parte seconda)

Ed eccoci nel Futuro dell’abitare, eccoci alla seconda parte del nostro piccolo album dedicato al Fuorisalone 2018.

Entrando nel “The Mall” di piazza Bo Bardi, siamo avvolti in una atmosfera rossastra che ci riporta al pianeta Marte.

Lo Studio Boeri, che poco lontano da qui ha realizzato il Bosco Verticale, ha ricreato in questo padiglione un clima da mondo che verrà, con materiali innovativi, dove la tecnologia è ormai un bene acquisito al servizio di oggetti e progetti, tanto da passare quasi in secondo piano rispetto alla bellezza e alla creatività di quanto esposto.

Questo Fuorisalone ha ripreso, secondo noi, molte immagini fantascientifiche. Pensiamo, ad esempio, al “gorillone” con la torcia di via Festa del Perdono, che rimanda all’indimenticabile ominide di “2001 Odissea nello spazio” e al senso della crescita evolutiva.

Su questa linea si muove anche il “Tempietto nel bosco” di Palazzo Litta, unione tra una passata vita nei boschi, un presente costruito dall’uomo e un futuro che ha il colore rosso di Marte.

Anche la premiata “Air Invention”, la Bolla esposta a Brera, sembra una navicella spaziale; al suo interno giochi d’aria, elemento primario e bene prezioso, che troppo spesso roviniamo con gravi conseguenze per il nostro pianeta.

Tanti sono in questo Fuorisalone i richiami alla sostenibilità ambientale, ad un uso più consapevole delle risorse, a trasformazioni che creano nuova bellezza per migliorare la nostra esistenza e la vita del pianeta Terra. Tra questi, in un location di Ventura projects in via Ferrante Aporti  la sognante installazione “Giants with Dwarf”, con figure fantastiche costruite utilizzando parti di sedie e di tavoli.

Ecco altri oggetti ottenuti con materiali di recupero grazie ad un ri-disegn creativo, una dimostrazione di come sia possibile trasformare le eccedenze in eccellenze.

Anche l’architettura diventa ecosostenibile. In piazza Beccaria è stata costruita, per il Fuorisalone, “3d Hausing 05″, una casa di circa 100 metri quadrati. È stata realizzata in una sola settimana utilizzando un robot stampante in 3 D e polveri di cemento riciclato proveniente da demolizioni. Grazie alla riduzione dei costi e dei tempi ormai si potrebbe garantire un’abitazione a 1,2 miliardi di persone!

https://www.professionearchitetto.it/news/notizie/24971/3D-housing-05-100-mq-realizzati-in-una-settimana-grazie-alla-stampante-3D

All’interno di questa casa spicca, come unico elemento di decorazione, un vecchio comignolo, simbolo della continuità del focolare. E sul tetto? Orto e spazi verdi.

Ancora casa e verde in piazzetta Reale con “Living Natura”, dove i cicli delle stagioni convivono in un grande spazio di 500 metri quadrati. Un progetto che stimola a trovare nuove prospettive per migliorare le diverse condizioni di vita.

In piazza Castello è stata invece realizzata l’installazione “agrAir”, un orto botanico in pieno centro, arricchito da fiori colorati e da profumi, da guardare e da toccare, uno spazio agricolo sotto “girandole” trasparenti fluttuanti, simili a nuvole di giorno e a lanterne di notte.

All’Orto Botanico di Brera, ecco “smarTown”una smart city del futuro per un modello sostenibile di consumo e di energia. Circa 700 mini-casette si accendono come abitazioni intelligenti per minuscoli uomini in un grande spazio verde.

E perchè non ricreare alberi in legno tra le case? Ecco due esempi, uno in piazza XXV Aprile e l’altro in un cortile di  Palazzo Litta. Sempre in legno, nel Cortile d’Onore della Statale, la casetta Ikea “con la maniglia” che richiama lo spostarsi abitativo contemporaneo.

Anche il tema della mobilità infatti, pubblica e privata, ha trovato spazio in questa edizione del Fuorisalone. Ecco una raccolta di biciclette, anche d’epoca, in corso Garibaldi, uno storico tram vestito a festa, in giro per le strade del centro, e il futuristico anello dell’Audi in corso Venezia.

Per finire ancora qualche immagine  colta qua e là.

In piazza San Babila, infine, sulla facciata dell’ex-Garage Traversi, che aspetta di diventare un hub del lusso, spicca una spiritosa immagine pop “Oh, oh, Milano ..I love you too …”

A presto…

Immagini dal Fuorisalone 2018: una festa per la creatività e per Milano (parte prima)

Siamo saliti al 39° piano di Palazzo Lombardia, durante il Fuorisalone, per dare uno sguardo a questa nostra Milano che sale in alto, ma conserva radici solide e profonde, che accosta scenari diversi di antico e tanto nuovo da essere già futuro, che pensa all’economia e allo sviluppo, ma non solo.

Infatti a piano terra, un gigantesco gonfiabile ha il cuore in mano, immagine della nostra città aperta e solidale, dando un divertente benvenuto ai visitatori del Fuorisalone.

I diversi district hanno accolto, come in una grande festa collettiva della creatività, migliaia di turisti e tanti milanesi, tutti alla ricerca di idee, progetti. innovazioni e installazioni capaci di suscitare emozioni, stupore, divertimento, discussioni e anche affari.

Impossibile, in questa festa, poter vedere tutto e partecipare alle diverse manifestazioni ed eventi. Abbiamo raccolto in un piccolo album alcune immagini del Fuorisalone 2018, occasione anche per rivedere luoghi di Milano in una prospettiva diversa.

Eccole:

L’Università Statale di via Festa del Perdono appare più bella e vivace che mai e unisce il passato al futuro con idee, spunti e provocazioni sul tema dell’abitare e dello spostamento. C’è persino una “casa” viaggiante in valigia!

I portoni per salire al loggiato, dove si viene avvolti in nuvole profumate di policarbonato rosa, sono decorati in modo completamente diverso: uno ha un’anima green, l’altro luci pop. Ci faranno entrare nel futuro?

Il “gorillone” che, con una torcia, guida un gruppo di conigli rosa, forse pensa al buio.

Ma le luci alla sera rendono ancora più suggestive le installazioni e tutto diventa spettacolo.

Poco lontano antichi edifici ospitano allestimenti modernissimi; sembra quasi che passato e presente ricevano entrambi energia, vitalità e bellezza dal loro contrasto. Ecco alcuni interni di via Sant’Antonio e i salotti open-air nei chiostri e nella sala Affreschi dell”Umanitaria.

 

La Biblioteca Umanistica dell’Incoronatain corso Garibaldi, propone arredi di design. Che ve ne pare?

L’austero chiostro di San Simpliciano si è vestito di tessuti per diventare una sorta di salotto all’aperto.

In via Meravigli, Palazzo Turati è in fiore e viene voglia di fare capriole.

Poco più avanti, nel cortile di Palazzo Littain corso Magenta, ci accoglie il “Tempietto nel bosco”. Sottili colonne rosso-ciliegia ricordano la verticalità del Duomo e sono quasi legate tra loro da riposanti amache che sembrano invitare all’otium, a fermarsi un momento prima di ripartire.

Saliamo l’imponente scalone dove spicca una moto di rame, immagine aerodinamica di movimento e velocità.

Negli splendidi saloni di questo palazzo, purtroppo raramente aperto al pubblico, sono esposti, tra l’altro, moderni vetri dalle linee pulite, che sembrano colori senza materia e sfere bianche che riflettono l’ambiente circostante.

In un’altra sala un progetto, che sembra quasi un gioco, è un invito a riflettere sulle innovazioni nel campo di abitazione, movimento e sostenibilità, temi al centro del Fuorisalone 2018.

A presto per la seconda parte di questo album…

Giovani “ciceroni” raccontano la Ca’ Granda

È di questi giorni la notizia dei giovani che, in controtendenza, “tornano” a Milano attratti dal volto nuovo e dalle opportunità possibili della nostra città.

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Uno dei luoghi di crescita e di formazione è l’Università Statale di via Festa del Perdono, sede di facoltà umanistiche e polo di ricerca e di proposte culturali ricche e diversificate.

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3 – 5 novembre 2016

L’Università si trova nell’antico edificio conosciuto dai milanesi come Ca’ Granda, l’antico Spedale dei Poveri fatto costruire nel Quattrocento da Francesco Sforza, appena diventato Duca di Milano, e progettato dal Filarete.

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Francesco Sforza

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il Filarete

Per il secondo anno consecutivo, la Statale presenta se stessa proponendo visite guidate, anche in inglese e spagnolo. Giovani laureati e studenti dei corsi di Laurea in Beni Culturali raccontano la storia della Ca’ Granda mostrandone tesori e segreti attraverso anche le più recenti scoperte.

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Il Cortile d’Onore e i diversi cortili, i Porticati e la Sala Crociera sono luoghi simbolo, la cui storia sarà raccontata ai visitatori, insieme a molto altro.

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Una piccola curiosità: la Ca’ Granda non ha uno scalone di accesso di rappresentanza. Non lo aveva voluto il Filarete: “questo luogo non bisogna tante scale, perchè non è spectaculo da stare a vedere”. La risposta di Francesco non fu da meno: “tu dì il vero… questo non è teatro”. Siamo nel 1400 ed avevano già pensato ad una città della salute, autosufficiente e senza barriere architettoniche!

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Le visite alla Ca’ Granda possono essere anche libere seguendo le 11 paline distribuite lungo il percorso e… leggendo il nostro blog.

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Da non perdere assolutamente la visita alla Chiesa senza facciata della SS. Annunciata e alla cripta, che si aprono sul Cortile d’Onore.

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Un tocco dark: cosa avrà visto la donna terrorizzata, con le mani nei capelli, scolpita sulla facciata? La cripta riserva molte inquietanti sorprese ….!

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Le visite gratuite si terranno, fino al 31 ottobre 2016, il Mercoledì 14.30 – 17.30 e il Sabato 9.30 – 12.30.Per prenotare basta inviare una mail a visite.cagranda@unimi.it.

Se poi, usciti dalla Ca’ Granda, ci fosse ancora il tempo per fare quattro passi, c’è solo da poter scegliere: via Laghetto, piazza Santo Stefano con San Bernardino alle Ossa, il Verziere, via Bergamini, coi bei negozi, via Pantano, San Nazaro, Sant’Antonio

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Sono vie e luoghi di antico fascino, poco conosciuti, dove anche il nostro blog ha fatto i suoi primi Passipermilano.

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Ultima ora:

Il 10 ottobre 2016 la prof. Francesca Vaglietti, docente di Storia e Archeologia Medievale, terrà un incontro su ” Storia e storie della Statale” (ore 21, ingresso gratuito, via Francesco Sforza 32).

Passipermilano nel FuoriSalone

È stata una settimana eccezionale per questa nostra città, vitalissima ed eclettica, bella e misteriosa.

Milano vista da Samantha Cristoforetti dalla ISS

Le giornate del Salone del Mobile e del FuoriSalone hanno richiamato migliaia di persone, cittadini del Mondo, pronte a seguire, in una sorta di fil rouge tra le diverse zone, il meglio dell’abitare, i frutti del migliore design, già di punta o emergente, internazionale o made in Italy.

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Torre Velasca

Milano si sta muovendo come motore di Cultura e di Business: il Salone del Mobile alla Fiera di Rho e le esposizioni nei vari quartieri sono un unicum nel panorama dell’arredamento e del design a livello mondiale.

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La Triennale, inoltre, continuerà a presentare, ancora per qualche mese, in una serie di mostre diffuse, tematiche e tendenze delle nostre future “Stanze”.

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Non solo: Milano ha offerto i suoi luoghi d’arte (e quanti sono!!!) come “vetrine” per gli espositori del FuoriSalone, regalando ai visitatori tantissimi eventi e visite gratuite.

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Palazzo Reale

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Piazza Affari

Quasi impossibile in “soli” sei giorni vedere tutto. Abbiamo scelto alcuni luoghi significativi della nostra città, che si offrono in una veste insolita e molto cool. La Torre Velasca, amata o vituperata icona degli edifici alti di Milano, affronta la sua prima volta al FuoriSalone con uno sgargiante abito rosso.

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Accanto ad essa le belle installazioni dell’Università Statale, con le opere di grandi architetti nei cortili e nelle logge del Quattrocento.

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Restando all'”aperto”, facciamo un salto al Giardino “segreto” di via Terraggio, accanto alla dimora che gli Sforza donarono a Lorenzo il Magnifico.

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Per riposare o fare palestra d'”autore” spostiamoci all’Orto Botanico di Brera, appena sotto l’Osservatorio Astronomico, dove G. Schiaparelli vide per la prima volta i canali di Marte.

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Proseguiamo queste nostre visite all’aperto nel chiostro di San Simpliciano, una delle basiliche fondate da Sant’Ambrogio, dove sono esposte sedie un po’ manga.

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Rendiamo omaggio al nostro patrono ammirando il Fiore “Fotovoltaico” e il mercato di fiori “naturali” nel chiostro della basilica di Sant’Ambrogio.

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Fiori veri sono anche quelli del cortile di Palazzo Turati, di via Meravigli, uno degli edifici aperti al pubblico in occasione del FuoriSalone.

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Anche qui lo scalone principale lascia senza fiato i visitatori, che salgono per vedere gli ambienti e gli oggetti esposti. Cosa è più bello e ruba la scena?

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Altri due luoghi aperti al pubblico per il FuoriSalone lasciano stupiti per la loro sconosciuta bellezza: Palazzo Litta, di corso Magenta, e la chiesa sconsacrata di San Paolo Converso, in corso Italia, ai quali dedicheremo il prossimo report. A presto

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Itinerario Ca’ Granda – via Festa del Perdono

Vi proponiamo un itinerario veramente DOC:  una visita alla Ca’ Granda, ora sede dell’Università Statale, e alla cripta che si trova nel suo interno. È un gioiello che non molti conoscono bene, ricco di storia, di arte, ma anche di squarci di vita quotidiana e di umanità.

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Ci troviamo in via Festa del Perdono e già il nome, carico di storia, ci porta ad un lontano passato. 
Siamo attorno al 1450; il Duca di Milano Francesco Sforza, insieme con la moglie, decise di far costruire un ospedale all’avanguardia per la cura delle malattie acute dei poveri riunendovi i diversi luoghi di cura esistenti allora a Milano.

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Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti

Per trovare gli ingenti fondi necessari al finanziamento dell’opera, trasformò la ricorrenza del Perdono, che risaliva a San Francesco, in  un evento charity: la Festa del Perdono, da cui il nome della via.

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San Carlo Borromeo consegna la Bolla Papale

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La Festa del Perdono attorno alla Ca’ Granda

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La Festa del Perdono nel cortile della Ca’ Granda


Con un’offerta all’ospedale ci si poteva mettere la coscienza in pace, ottenendo un’Indulgenza; si incentivarono anche i lasciti e le donazioni, che durano ancora oggi.
Per progettare questa grande opera “socio-sanitaria” Francesco Sforza chiamò un archistar del tempo, il Filarete, al quale si deve anche la torre principale del Castello Sforzesco. La realizzazione di questo edificio fu lunga e non priva di contrasti, tanto che ci vollero secoli per completare l’intero edificio nel 1805. 

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se volete saperne di più ….

Facciamo quattro passi all’interno della Ca’ Granda.

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Entriamo dal portone principale; ci accoglie il grande cortile d’onore sul quale si aprono alcuni chiostri e la chiesa dell’Annunciata (sotto la quale c’è la cripta descritta nell’itinerario “Scheletri alla Statale“).

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I chiostri erano spazi all’aperto dove i pazienti potevano stare un po’ all’aria e al sole, ma riparati sotto i portici. Assolutamente da visitare, è il cortile della ghiacciaia, oggi coperta da una struttura trasparente che lascia vedere la costruzione sotterranea rotonda, con due pareti concentriche, come un grande thermos.

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Lasciamo a voi la piacevole esplorazione degli altri chiostri (tra cui quello della farmacia) magari concedendovi una breve sosta seduti sui muretti, come si fa da secoli.

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se volete saperne di più ….

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Di fronte al portone principale troviamo la chiesa dell’ospedale, che ha nel suo interno un interessante dipinto del Guercino, “L’Annunciazione”.

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Appena oltre il portone della chiesa c’è il corridoio da cui si accede alla cripta. La chiesa ha la singolare caratteristica di essere la parrocchia dell’Ospedale Maggiore Policlinico, il cui parroco è tradizionalmente lo stesso Arcivescovo di Milano; è anche la cappella degli universitari milanesi.

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Continuiamo il nostro giro e arriviamo al cortile detto “delle balie”, oggi purtroppo chiuso da un cancello; era forse il reparto di “pediatria”.

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Da qui un tempo si accedeva alla Quadreria dell’Ospedale. Infatti era, ed è ancora, usanza della Ca’ Granda, dedicare dei ritratti (oggi se ne contano 920, anche di celebri pittori) ai maggiori benefattori. Ricordiamo, prima di tutti, una figura molto cara a chi ha frequentato, negli anni Settanta, la Statale: l'”Uomo dei Limoni”, un povero ambulante, o meglio un barbun, che vendeva per pochi spiccioli i suoi frutti lungo via Festa del Perdono o davanti al vicino Policlinico. Alla sua morte ha lasciato tutto quello che aveva raccolto nella sua vita alla Ca’ Granda, che gli ha dedicato questo quadro, con affetto e riconoscenza.uomo dei limoni

L’intraprendenza degli amministratori della Ca’ Granda è riuscita a trasformare il ritratto dei benefattori in uno status symbol. Infatti le dimensioni del quadro e il tipo del dipinto, a figura intera o solo il busto, erano proporzionali all’entità della donazione. Dato che i ritratti venivano esposti al pubblico durante la Festa del Perdono, che si tiene negli anni dispari, il 25 marzo, i benefattori facevano “a gara” per avere il quadro più grande…a tutto vantaggio delle finanze dell’ospedale.

benefattori di Emilia Rovida Sissa e Giovanni Sissa quadri ca granda 2
Quadri Ca Granda 1 benefattore Franca Agustoni Barbiano di Belgiojoso

Una ulteriore curiosità che abbiamo scoperto: lo “Sposalizio della Vergine”, la splendida opera di Raffaello, oggi a Brera, era stata lasciata alla Ca’ Granda in eredità da un collezionista di fine Settecento, noto per aver avuto una storia con la moglie dell’Arciduca austriaco. Nel periodo napoleonico, la Ca’ Granda, bisognosa di fondi, fu costretta a vendere l’opera allo Stato, che la trasferì alla Pinacoteca di Brera.sposalizio vergineDue parole, infine, sulla Ca’ Granda ieri e oggi.Fu il primo ospedale laico europeo, dotato di attrezzature e confort all’avanguardia per l’epoca.

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se volete saperne di più…

Il vicino Naviglio Interno, che percorreva l’attuale via Francesco Sforza, forniva acqua corrente e serviva da via di trasporto; quasi tutto arrivava in barca, ammalati compresi. Un portale barocco, visibile ancora oggi, su via Francesco Sforza, dava accesso ad un ponticello di ferro che collegava l’ospedale con l’altra sponda, passando sopra il Naviglio.

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All’inizio dell’Ottocento la Ca’ Granda era una delle più importanti strutture d’Europa, con ben 2500 posti letto. Oltre cento anni dopo, cominciando ad avvertire il peso dell’età (quasi 500 anni!!) si pensò di sostituirla con un nuovo ospedale in una zona allora periferica, Niguarda. I pazienti vi furono trasferiti nel 1939.niguarda niguarda

Fu una fortuna, perchè la Ca’ Granda di via Festa del Perdono fu pesantemente bombardata durante la seconda guerra mondiale, riportando gravissimi danni.

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Rinacque per così dire dalle proprie ceneri: fu ricostruita e, nel 1958, divenne sede delle facoltà umanistiche dell’Università Statale.

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Radio statale, recentissimamente inaugurata

Non solo; alla didattica e agli importanti congressi che ospita di continuo, si affiancano altri eventi per così dire molto glamour, come le manifestazioni del Fuori Salone. 

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Il nostro itinerario all’interno della Ca’ Granda è terminato.

L’ingresso all’Università è libero; per gli orari di apertura si può consultare il sito http://www.unimi.it

 La cripta è aperta gratuitamente dal lunedì al giovedì, dalle 9 alle 17

. La Quadreria è visitabile solo su appuntamento telefonando al numero 02/55036626

Itinerario: scheletri alla “Statale”

 Klaatu…Barada..Nikto 

https://www.youtube.com/watch?v=4VtcOCHePB4

Se vi sentite un po’ Ash dell’Armata delle Tenebre non potete perdervi questo itinerario insolito e stravagante: visitare la cripta recentemente riaperta, che si trova nel cortile principale dell’ Università statale sotto la chiesa dell’Annunciata e che contiene circa 500 mila scheletri.

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Una buia scaletta vi condurrà in un vasto sotterraneo, completamente vuoto,  suddiviso in un insieme di cripte, collegate tra loro da corridoi.

Cripta dell'Annunciata

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Svoltando in un corridoio poco illuminato, si resta senza parole, quando improvvisamente si incontra la statua di una bimba, con il vestitino della festa e delle bellissime scarpine alla bebè. Non siamo ancora riusciti a scoprire nulla di lei, ma continueremo le nostre ricerche. Di fianco la statua di un angelo, forse lì a tenerle compagnia.

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Sul pavimento delle cripta, fate attenzione!!, si trovano numerosi tombini: sono i “coperchi” di pozzi verticali, utilizzati come ossari comuni per i resti dei defunti non abbienti dell’ospedale.

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Quando la peste colpì Milano nel 1630, si ammassarono nei pozzi centinaia di corpi (!!!), tanto che nel 1695 la cripta dovette essere chiusa.

Dimenticata fino alle Cinque Giornate (1848), fu riaperta per dare sepoltura ai 141 milanesi caduti combattendo, successivamente traslati nell’ossario sotto l’obelisco di piazza Cinque Giornate. La cripta da allora rimase chiusa e “sepolta”.

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Questo “oblio” durò fino a pochissimi anni fa, quando si iniziarono degli studi sui resti umani sepolti nella cripta.

Una curiosità: la coordinatrice di questi studi si è calata in uno dei pozzi “nuotando in un mare di ossa” (La Stampa, 31/3/2011)

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Attraverso queste indagini si vuole arrivare a formulare una specie di “archivio biologico” per comprendere meglio le condizioni di vita, mappare le patologie più frequenti in quei 200 anni di storia cittadina e stabilire le possibili cause di morte. Questa ricerca sta dando risultati interessanti; per esempio si è visto che, nonostante le malattie, la vecchiaia era la prima causa di morte. Ecco due immagini della ricerca sul campo.

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Vi assicuriamo che l’atmosfera, nella cripta, è molto inquietante. Guardate con attenzione l’ultima foto che abbiamo fatto:…

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cosa vedete?…potrebbe accadere come nel film …?!? Ad ogni buon conto evitate di pronunciare la frase iniziale…..

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Itinerario da S. Bernardino alle Ossa

DA DOVE ……. DOVE

“Ti spiacerebbe dirmi, per favore, da quale parte dovrei andare, partendo da qui?” (Alice nel paese delle meraviglie – L. Carroll)

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itinerario intorno a San bernardino 001

 Questa zona, appartata e silenziosa, è una piccola oasi di tranquillità a pochi passi dal centro, ma solo nel weekend. Durante la settimana, quando è aperta l’Università Statale di via Festa del Perdono,

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è vivace, piena di ragazzi, biciclette, negozi “colti”, librerie, copisterie, bar piacevoli e a buon mercato, dove si sente ridere e raccontare di esami e di prof. Il sabato e la domenica tutto cambia; l’Università è chiusa, salvo eventi. Un vero peccato che impedisce di gustare questo angolo di Rinascimento con la sua ordinata bellezza e con i suoi chiostri, sui muretti dei quali è bello sedere come avviene da 600 anni. (Vista l’importanza della Ca’ Granda, cioè dell’Università, ne parleremo in un altro itinerario).

Torniamo sui nostri passi. Belisama ci ha già accompagnato alla chiesa di San Bernardino e alle sue macabre decorazioni. Siamo ora in piazza Santo Stefano, dominata dalla chiesa di Santo Stefano in Brolo.

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Sì, avete letto bene: Brolo, l’antico nome del bosco, che dà anche il nome ad una viuzza qua dietro…Ma non è tutto; alle spalle di San Bernardino c’è un piccolo giardino, quasi segreto, che sembra invitare ad una tranquilla sosta per  una lettura o per una chiacchierata piacevole, magari mangiando un panino  (se ci andate di domenica, però, dovete portarvelo da casa, qui vicino è quasi tutto chiuso).

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Molto tranquilla la nostra chiesa di Santo Stefano, nel passato, non lo è di certo stata. Qui, sotto il porticato, di cui rimane quell’unica colonna, fu ucciso da congiurati il Duca di Milano Galeazzo Maria Sforza, il 26 dicembre del 1476. Inoltre, appena entrati nella chiesa, sul pavimento, una grata d’ottone copre una pietra, detta degli Innocenti, che ricorda quattro funzionari imperiali che, durante il regno dell’Imperatore Valentiniano I (quando Mediolanum era la capitale dell’Impero Romano d’Occidente), osarono denunciare un ricco patrizio milanese, corrotto, ma legato al potere. Furono giustiziati loro dopo atroci torture proprio su questa pietra.

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Anche via Laghetto, accanto alle nostre due chiese, non era certo un’oasi di pace, come sembra guardando vecchie immagini di Milano.

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Perchè si chiama via Laghetto? Milano è da sempre città d’acqua, anche se non c’è il “grande fiume” come in altre città. Di fiumi, piccoli ma disastrosi, ne abbiamo diversi (Olona, Lambro, Seveso, Nirone, Vettabbia) e il sottosuolo è ricco di acqua; nel corso dei secoli sono stati poi creati i Navigli, ma di ciò parleremo in altri itinerari. Siamo nella seconda metà del Trecento: per la costruzione della nuova Cattedrale, il Duca Gian Galeazzo Visconti donò alla Fabbrica del Duomo la cava di marmo di Candoglia, vicino al Lago Maggiore; voleva una chiesa non più di mattoni, come nel gotico lombardo, ma di prezioso marmo dai riflessi rosati, come nelle cattedrali di Oltralpe. Come fare a portarlo?

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cave di candoglia

Il materiale arrivava al piccolo porto artificiale di via Laghetto, costruito apposta, percorrendo le vie d’acqua da Candoglia fino al Naviglio Interno; i barconi adibiti al trasporto  del marmo erano esentati dal pagamento di dazi e pedaggi esibendo un “lasciapassare” con la scritta A.U.F., cioè Ad Usum Fabricae, da cui l’espressione a ufo, ovvero a sbafo).

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AUF

mangiare a ufo

Al Laghetto i blocchi venivano caricati sui carri fino al cantiere del Duomo. Anche il nostro dinosaurino è arrivato  qui e Belisama, tra acque e brolo, era felice.

Tutto roseo, quindi, come il nostro marmo? Mica tanto…Nel piccolo porto di via Laghetto arrivava anche il carbone, utilizzato come fonte energetica. L’edificio al numero civico 2 era la sede dei carbonai, i “tencitt” (cioè sporchi, neri come il carbone).

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Per i milanesi del tempo questa zona era sotto l’influsso di streghe e fattucchiere. Pensate che durante le epidemie di peste nessuno, stranamente, si ammalò nella zona del Laghetto; sortilegio o potere disinfettante della polvere di carbone? In ogni caso un certo Bernardo Catone, per ringraziare la Madonna dello scampato pericolo, fece realizzare un dipinto murale, ancora oggi visibile proprio sulla facciata dell’edificio dei “tencitt” (che oggi ospita un bel ristorante e alcune abitazioni private).

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Qualche parola, infine, sui negozi della zona; non ce ne sono molti, per lo più concentrati in via Bergamini (che era la via dei formaggiai).

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Da segnalare alcune botteghe storiche.  Se entrate nell’ orologeria Sangalli per un acquisto o per una riparazione, chiedete al gentile proprietario di vedere il locale degli orologi; sotto un soffitto ligneo che ha dell’incredibile, è raccolta una collezione di cucù e di pendole dal sapore antico. Qui passato e presente camminano insieme!

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Poco distante c’è un negozio molto interessante di casalinghi e di fronte una storica libreria con un bel reparto di oggettistica e di prodotti naturali provenienti da vari monasteri.

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Il nostro giro è terminato, ma se volete c’è ancora qualcosa di interessante da vedere… Arrivederci alla prossima puntata: la Statale!