Fotoarca di Passipermilano (seconda puntata: i cavalli)

Tra poco Milano si accenderà con le luci del Natale e diventerà il palcoscenico di tutti noi che, di corsa, come puledri, cavalli rampanti o ronzini stanchi faremo acquisti e porteremo pacchi e pacchetti, borse e borsoni, figlioletti o nipotini.

Con un sorriso dedichiamo i nostri quattropassi di fine novembre al cavallo, questo nobile animale che nei secoli al passo, al trotto o al galoppo ha trasportato uomini e cose. Lo cercheremo tra i monumenti della nostra città per la seconda puntata della Fotoarca di Passipermilano.

Iniziamo la nostra passeggiata dai Cavalli Alati, bianchi e giganteschi, “parcheggiati” sul tetto della Stazione Centrale. Alti quasi 8 metri, ci ricordano che qui si va veloci, si arriva e si parte quasi volando (forse i pendolari non sono sempre d’accordo). Due palafrenieri, Intelligenza e Progresso, tengono le loro redini.

I cavalli da sempre sono stati una delle “sedute” preferite da Re e generali, che amavano essere immortalati fieramente in groppa a destrieri. Nei monumenti antichi i cavalli sono di solito rappresentati, per motivi tecnici, per lo più al passo; se invece sono dipinti,  vengono raffigurati più liberamente al trotto, al galoppo o addirittura rampanti.

Vittorio Emanuele II forse è giunto al galoppo in piazza Duomo e deve frenare il suo cavallo, lanciato… verso il portone centrale della nostra cattedrale. Conflitto Stato – Chiesa?

Accanto al monumento si riunivano i tifosi quando una delle squadre milanesi vinceva lo scudetto… ahimè, da parecchi anni è il torinese Vittorio Emanuele che festeggia.

Un altro cavaliere illustre è Napoleone III che, al Parco Sempione, saluta chi passa, come un vecchio gentiluomo un po’ bislacco. Il suo cavallo lo accompagna con pazienza.

Un famoso quadro immortala l’Imperatore, con Vittorio Emanuele II, sotto lArco della Pace, mentre, vittoriosi, entrano in Milano liberata.

Una curiosità: i cavalli della sestiga sopra l’Arco, risalenti a Napoleone I, furono fatti ruotare di circa 180° dagli Austriaci, quando tornarono a Milano, perchè voltassero il fondoschiena alla Francia… e da allora sono rimasti così.

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In largo Cairoli il cavallo di Giuseppe Garibaldi è finalmente fermo dopo tante battaglie col suo cavaliere e ha un aspetto forte e fiero. Non così quello del generale Missori, nella omonima piazza, tanto accasciato da essere entrato in un modo di dire milanese: “te me paret el caval del Missori”. Il modello fu un povero cavallo da tiro, che oscurò, nel tempo, il suo cavaliere.

Un cavallo, invece, pieno di vigore è quello che salta un ostacolo nel monumento alle “Voloire” in piazzale Perrucchetti, davanti all’ex-caserma dell’Artiglieria a Cavallo.

Questa volta il cavaliere non è un illustre personaggio, ma il simbolo di chi ha rischiato o dato la vita in guerra. Chissà se il suo cavallo, fedele compagno di tante ore di battaglia o di solitudine, lo avrà dovuto vegliare “in un campo di grano… sotto mille papaveri rossi” come cantava Fabrizio De Andrè.

Due monumenti celebrativi ci riportano a secoli lontani. In piazza Mercanti, sul Broletto, ora in ristrutturazione, si trova  l’altorilievo di Oldrado da Trèsseno (podestà di Milano – 1233), che, nell’epigrafe, si vanta di aver fatto costruire il palazzo e di aver mandato al rogo i Catari.

Al Museo del Castello, invece, c’è il monumento funebre del feroce Bernabò Visconti, impettito in groppa al suo destriero. Gli animali avranno avuto più cuore dei loro padroni? Povere bestie…

Nei nostri passipermilano stiamo cercando di far vedere quanto la nostra città sia piuttosto insolita e misteriosa. A questo proposito abbiamo scoperto che a Milano c’è anche il monumento “I Quattro Cavalieri dell’Apocalisse e il Cavallo Bianco della Pace”. Ebbene, questo poco noto gruppo di cavalli e cavalieri si trova nel luogo più impensabile che si possa immaginare: i Giardini Pubblici “Indro Montanelli”.

Entrando da piazza Cavour, in una grande aiuola, vicino alla statua del giornalista, c’è un gruppo di stilizzate figure in bronzo, che passano quasi inosservate, forse perchè piuttosto basse e smilze. La scena rappresentata è molto drammatica, con cavalieri e cavalli in action.

 

Quasi in disparte c’è un cavallo bianco, senza cavaliere, che sta brucando, distante anni luce dagli altri: è il “Cavallo Bianco della Pace”.

Questo monumento, quasi sconosciuto e assolutamente da andare a vedere, è opera di Harry Rosenthal, uno scultore austriaco che ha attraversato il Novecento con i suoi tanti e contrastanti avvenimenti.

Infine ecco “IL” cavallo; senza cavaliere, imponente, maestoso ha un passato illustre e un presente che genera discussioni.

È conosciuto come “il Cavallo di Leonardo” e si trova davanti all’ippodromo del galoppo di San Siro, in una posizione con poca visibilità turistica, almeno per ora. L’anno prossimo, infatti, ci saranno le celebrazioni per i cinquecento anni dalla morte del Maestro e questo cavallo diventerà protagonista di eventi e manifestazioni. Ne parleremo anche noi tra qualche settimana.

A presto…

Time Park: come passa il tempo al Portello!

Quante volte ci siamo detti: “Come passa il tempo. Sembra ieri che eravamo al mare e improvvisamente è Natale”.

A Milano c’è un grande giardino dedicato allo scorrere del tempo. È il “Parco Industria Alfa Romeo”, ma l’abbiamo ribattezzato Time Park. Si trova al Portello, nell’area dismessa dell’Alfa Romeo, bonificata e riqualificata come spazio verde aperto al pubblico.

Collegato da un ponte al QT8 e al Monte Stella sorge in un quartiere modernissimo, poco lontano dai grattacieli d’autore di CityLife, da Casa Milan e dal centro commerciale di Piazza Portello.

Non è un parco classico con vialetti, alberi ad alto fusto e  panchine solitarie e un po’ ruffiane.

Questa grande area di circa 70.000 mq è stata progettata da un grande paesaggista americano, Charles  Jenks, amico di scienziati del calibro di Peter Higgs (lo scopritore del bosone) e Jeremy D. Watson (il premio Nobel per il DNA).

Ne è nato un parco da scoprire poco alla volta, passeggiando in una sorta di puzzle cosmico con tasselli che vanno dalla nascita delle galassie al DNA, dalla preistoria al computo del tempo.

Ecco la mappa di Time Park (vi piace questo nome? È made in Passipermilano!), realizzato dall’architetto Andreas Kipar, impegnato nei recuperi ambientali.

Tre collinette (formate dalle macerie dell’Alfa Romeo e dalla terra di scavo di nuovi palazzi) sono dedicate alla Preistoria, alla Storia e al Presente. Insieme ad un laghetto circolare e a sentieri dall’andamento sinuoso movimentano questo parco.

Per guardare il panorama, si può salire sulla collina più alta, dedicata al Presente. Questa piccola altura è percorsa da due sentieri a spirale, messi in sicurezza da ringhiere, che si incontrano solo sulla cima. Qui, da un piccolo belvedere, possiamo guardare a 360° la nostra città e il parco.

Al centro di questa terrazza troviamo una fontana, ora asciutta, con una scultura in acciaio che rappresenta la doppia elica del DNA, omaggio alla vita che ci ha fatto arrivare fin qui.

Se, percorrendo in salita i 500 metri del camminamento (ottimo esercizio per farsi la gambe) ci è venuta sete, possiamo dissetarci con la buona acqua della nostra città, che sgorga da una vedovella.

In questo parco anche i cestini parlano di scienza…

Le altre due collinette, che formano insieme una spirale, sono dedicate alla Preistoria e alla Storia. Sulla prima incontriamo dei mini menhir che portano i segni di graffiti contemporanei, mentre l’altra descrive i passi del progresso tecnico attraverso lastre che ricordano la produzione dell’Alfa Romeo. Filari di fitte siepi colorate accompagnano la nostra passeggiata nel tempo.

La parte più bella, secondo noi, di questo parco è il piccolo “Giardino del tempo” protetto e quasi nascosto da un muro e da alte siepi diverse e ricche di sfumature di colore e di provenienza.

Il sentiero che lo percorre è lastricato di pietre bianche (182) e nere (183) che rappresentano i giorni dell’anno. Viene quasi voglia di giocare al Mondo; ve lo ricordate?

Ai lati di questo giardino, su lastre di acciaio, sono incisi i mesi dell’anno, mentre a terra sono ricordati cicli astronomici. Ne abbiamo fatta di strada e il futuro ci aspetta per essere oltrepassato.

 Vi è anche un angolino tra i più belli dei parchi di Milano. Quasi nascosto, è un vero peccato non conoscerlo e rinunciare ad una piccola, piacevole sosta.

A Time Park si possono vivere anche ore di svago e giocare. Grandi spazi verdi (alberi in crescita, perciò… poca ombra!), aree attrezzate per i bambini, due campi bocce, un laghetto circondato da un’unica, lunghissima e sinuosa panchina, molto social, sono alcune delle zone dove passare qualche scampolo del nostro tempo.

Il parco, in viale Renato Serra, è raggiungibile con la filovia 90/91; non lontana è la stazione Portello della metropolitana linea 5 (lilla); per chi ci va in auto è comodo il parcheggio.

Time Park è così bello che quasi non ci si accorge del “tempo” che passa!

A presto…

La Torre e il Museo Branca: una storia tutta milanese

La Torre Branca del Parco Sempione ci racconta una storia di imprenditorialità e cultura tutte meneghine.

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Questo traliccio d’autore, di 108,6 metri, venne costruito nel 1933 dagli architetti Cesare Chiodi e Gio Ponti, nel clima di una Milano in espansione industriale.

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Fu realizzata in soli 68 giorni lavorativi, utilizzando tubi di acciaio speciale della Dalmine, flange e bulloni; ha una base esagonale di 6 metri per lato, che si stringe a 4,45 a 100 metri d’altezza. È insieme leggerezza e solidità, novità ed eleganza, tradizione e innovazione, come nel DNA di Milano.

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Poi cadde in disgrazia e, diventata inagibile, venne chiusa al pubblico nel 1972. Nel 2002 la famiglia milanese Branca, nota per i liquori, tra cui il celebre Fernet, intervenne per renderla di nuovo accessibile e restituirla alla città. La Torre Branca, ormai conosciuta col nome dell’azienda, è un esempio tangibile di quel novare serbando, che è stato, dall’Ottocento, il motto della ditta.

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un prodotto di oggi col vecchio motto

La storia di questa industria, tutta milanese, che ha compiuto 170 anni nel 2015, si può ripercorrere visitando la “Collezione Branca” ospitata in oltre 1000 mq all’interno del complesso di via Resegone, vicino a piazza Maciachini, da più di un secolo sede dello stabilimento, luogo di produzione tra storia e attualità.

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La visita inizia con le immagini dei fondatori, tra i quali il capostipite, lo speziale autodidatta Bernardino Branca, la moglie, i loro figli e la nuora, Maria Scala, che molta parte ebbe nello sviluppo dell’azienda.

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Il più famoso prodotto, il Fernet, fu creato nel 1845, su ricetta ancora oggi segreta, come bevanda medicinale a base di erbe, cortecce e radici per combattere colera, malaria, febbre, dolori e spossatezza. Padre Nappi, l’allora direttore dell’Ospedale Fatebenefratelli di Porta Nuova, vicino alla sede del primo laboratorio, fu testimonial della validità del fernet per la cura del colera.

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Il fondatore utilizzò ben 27 erbe “internazionali” per formulare questo prodotto noto come Fernet-Branca e lo restituì al Mondo.

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Sull’origine del termine “Fernet” aleggia un’aria di mistero: secondo alcuni il Sig. Fernet sarebbe stato un farmacista svedese che avrebbe collaborato alla formulazione dell’elisir, continuando a berlo fino a ben 104 anni, esempio vivente dei benefici del prodotto.

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Un’altra “storia” narra, invece, di un abate francese, padre Fernet, che avrebbe messo a frutto le sue conoscenze in campo erboristico; secondo altri, ancora, fer net, che significa ferro pulito in milanese, indicherebbe il materiale utilizzato nella preparazione e, forse, si potrebbe aggiungere, la forza e la potenza pulita del liquore corroborante.

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Nella Collezione, in un grande cestone, la ruota delle spezie, sono raccolte, come in una gigantesca erboristeria, le erbe, le radici, le cortecce, gli aromi, le spezie che sono utilizzate per la produzione; tra queste c’è anche il milanesissimo zafferano.

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Sono esposti diversi manifesti pubblicitari, calendari e gadgets storici che indicano l’attenzione dei Branca per la comunicazione pubblicitaria, di alta qualità.

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Il logo, usato ancora oggi, dell’aquila che tiene tra gli artigli una bottiglia di fernet sopra il globo terrestre, ad esempio, fu firmato dal grande Leopoldo Metlicovitz, autore anche di scenografie, locandine e manifesti.

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Tra i manifesti e i calendari esposti, molto spazio è riservato a figure femminili mentre bevono il fernet, quasi un elisir nero per quote rosa.

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La nuora del fondatore, Maria Scala, diffuse questo elisir tra le signore della Milano bene.

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Infatti questo “liquore” era visto come un medicinale a base di erbe, in grado di aiutare anche in caso di malesseri femminili e curare lo spleen, quel senso di malinconia di baudelairiana memoria.

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Sappiamo dai giornali dell’epoca che anche la Rosetta, la povera “lucciola” vittima di un caso di malagiustizia, aveva bevuto un fernet prima di essere uccisa.

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Ai milanesi il fernet piacque subito, tanto che, nel linguaggio popolare, l’espressione “Fratelli Branca” indicava i Carabinieri, vestiti di nero, che andavano in gruppo per acciuffare (“brancare”) i malfattori.

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Proseguendo la visita vediamo le ricostruzioni di ambienti di lavoro esistenti in passato all’interno dell’azienda, quali uffici, laboratori, sartoria, falegnameria, quasi una produzione a chilometro zero.

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Punto di contatto tra ieri e oggi è la grande botte in legno di rovere di Slavonia, da 84.000 litri, la più grande d’Europa, usata ancora oggi per l’invecchiamento del brandy, altro prodotto dell’azienda. Fu portata dal vecchio stabilimento e si dovette costruirle attorno il locale che la ospita.

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La Branca, nel corso del tempo, ha acquisito anche altri marchi storici. La visita è un percorso tra botti, alambicchi, mortai antichi e moderni macchinari, tra aromi e profumi di caffè, camomilla, erbe, arance, distillati.

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Col fernet, in letteratura, si fa anche un particolare gelato: ecco la ricetta del gelato all’aglio e fernet, per sorridere ma non provare!

http://www.vivavoceonline.it/articoli.php?id_articolo=748

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Una rivisitazione d’autore propone una ricetta  del gelato all’aglio su una zuppetta di pomodoro. Per finire… ci vuole davvero un fernet!

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I protagonisti di questo museo d’impresa non sono solo reperti storici e sistemi produttivi. Lupi, lumache, rane di plastica colorata sono disseminati tra i vari ambienti, esempi di cracking art esposti in questo periodo nella collezione.

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Uscendo, non dimentichiamo di lanciare un’occhiata all’alta ciminiera tutta a colori, decorata nello stile della street art.

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Arte e produzione ancora insieme come un tempo!

La visita è gratuita e prenotabile telefonando al numero 02/8513970

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Quattro passi, e anche di più, per il Parco Sempione (Parte Seconda)

Iniziamo i nostri passipermilano nel Parco Sempione dalla Torre Branca, in viale Alemagna, poco distante dal Palazzo dell’Arte.

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Dall’alto dei suoi 108 metri la Torre offre una delle più belle vedute a 360° di Milano.

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Da qui si possono anche vedere altre torri, nuove e antiche, come è nella tradizione “turrita” della nostra città.

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Un grazioso furgoncino, ai piedi della Torre, fa da réclame al Fernet, forse il più illustre prodotto della produzione Branca, storica azienda milanese di liquori.

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Accanto alla Torre si trova la quasi sconosciuta Cascina Nascosta (che nome intrigante e un po’ misterioso…), destinata a diventare la Casa del Verde, uno spazio di ben 3500 mq attrezzato e aperto a diverse iniziative legate al verde.

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Entriamo nel Parco dal cancello accanto alla Torre e percorriamo il vialetto che costeggia il giardino posteriore della Triennale, luogo di arte, cultura. design, ma anche svago.

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I “Bagni Misteriosi” di G. De Chirico

In questo giardino si trovano importanti opere d’arte, visibili anche dal Parco. Altre si possono scoprire passeggiando tra i viali.

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“Pietra sonora” di P. Sciola

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“Le signore” di G. Pesce

Di fronte a queste opere, possiamo entrare nella cosiddetta Cattedrale dei Cedri, alberi disposti quasi a cerchio, con l’alto fogliame che si unisce a formare una cupola.

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al centro, la “Cattedrale dei Cedri” vista dalla Torre Branca

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Passeggiando lungo i viali incontriamo una grande varietà di piante, che creano in ogni stagione scenari con colori sempre nuovi.

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È un parco botanico, da visitare con calma e, magari, con una Guida del Verde. Ci faranno compagnia salici, conifere, ippocastani, tigli, cornioli, osmantus, bagolari…

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Ginko Biloba

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Un laghetto è il cuore dell’ esplanade tra corso Sempione e il Castello, il “cannocchiale” che permette di vedere, ai due estremi, la Torre del Filarete e l’Arco della Pace, di epoca napoleonica.

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Molto belle sono le piante che si specchiano nel laghetto.

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Qui si possono vedere anche pesci, papere, tartarughe e ascoltare il canto dei pettirossi, quando annunciano l’autunno, e altri suoni della natura.

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Poco più avanti c’è il tanto discusso Teatro Continuo Burri, realizzato nel 1973, poi smantellato alla fine degli anni Ottanta e ora ricostruito in occasione dell’Expo. È uno spazio teatrale, senza fondale, aperto sul “cannocchiale” e destinato a spettacoli o anche ad un’ espressione libera  della creatività.

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T. Burri rappresentazione

Passeggiando ancora per il Parco, incontriamo un’altra opera d’arte tra gli alberi. Quale “orchestra” starà suonando? Guardiamo con attenzione: molte sono le sorprese sopra i gradoni e il podio.

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“Accumulazione musicale seduta” di Arman

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Quali sono, invece, i canti delle sirene ammaliatrici poste sul ponticello di ghisa?

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Il “Ponte delle Sirenette” venne collocato nel Parco nel 1930, dopo che era stato interrato il Naviglio di San Damiano, dove si trovava.

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Fu il primo ponte in ghisa di Milano e le quattro formose sirenette con due code furono pertanto soprannominate  le “Sorelle Ghisini”.

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Ora “grappoli” di lucchetti dell’amore sono apparsi anche qui, su questo ponticello.

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Facciamo ora una sosta al “famoso” Bar Bianco, uno dei tanti punti di ristoro del Parco, dove si possono anche affittare risciò a pedali per girare sui dolci e lievi pendii.

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Un belvedere sopra una collinetta, il Monte Tordo, movimenta ancora di più questi saliscendi: provateli facendo jogging o pedalando a… tutta birra !!

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In cima alla collinetta c’è una insolita biblioteca con grandi vetrate e opere d’arte stabili e temporanee.

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B. Munari

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F. Somaini

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M. Pistoletto

Poco distante Napoleone III ci saluta togliendosi il cappello dall’alto del suo monumento.

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F. Barzaghi

Scendendo verso l’Arena, poi, fermiamoci alla fontana dell’Acqua Marcia. C’è una storia curiosa e che sa di zolfo…

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In questo luogo, verso la fine dell’Ottocento, era stata costruita la Torre Stigler, per pubblicizzare una fabbrica di ascensori.

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Ma l’acqua solforosa, soprannominata Acqua Marcia per l’odore sgradevole, continuava ad affiorare dal sottosuolo, proprio sotto la torre, minandone la stabilità.

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Vinse l’acqua… Al posto della torre fu messa questa fontana, da cui sgorga ancora oggi acqua sulfurea, ufficialmente non potabile, che proviene da un pozzo profondo oltre 300 metri. Quest’acqua, ricca di proprietà benefiche, era considerata un toccasana per la salute dei milanesi, che qui venivano a berla come alle terme.

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Non potendo più bere quest’acqua, se l’ora e il clima lo consentono, possiamo prendere un aperitivo nei locali della movida della zona di corso Sempione godendoci uno dei più bei tramonti di Milano.

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L. Cagnola

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Quattro passi, e anche di più, per il Parco Sempione (Parte Prima)

In qualsiasi periodo dell’anno, il Parco Sempione ci invita a fare quattro passi tra il verde, le opere d’arte collocate in questo museo a cielo aperto e le diverse aree attrezzate, anche per i nostri amici pelosi.

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Forse i turisti, e i milanesi stessi, sono ancorati all’idea di una Milano grigia, dove “continuano a costruire e non lasciano l’erba”.

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A Milano, secondo noi, il verde e il cemento hanno imparato a convivere: un balcone fiorito, gli orti urbani, il Bosco Verticale, il Parco Sempione stesso, così ricco di arte tra i viali alberati, sono esempi di un modo di interpretare il verde metropolitano.

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Bosco Verticale – Studio Boeri

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Chiosco scultura – G.A. Roccamonte

Due parole sulla storia del Parco.

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Alla fine dell’Ottocento quest’area, che era diventata una grande piazza d’armi, fu salvata, insieme al Castello Sforzesco, dalla lottizzazione.

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Un tempo faceva parte del Barcho, l’immensa tenuta ducale che si estendeva dal Castello fino all’attuale piazzale Accursio, circondata da mura con ben otto porte. Da una di queste deriva il nome della zona “Portello”.

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parco del Portello

Poi il declino e la rinascita. Il progetto di riqualificare quest’area dismessa, facendone un parco, toccò a Emilio Alemagna, l’architetto che già aveva curato la realizzazione dei Giardini Pubblici di Porta Venezia.

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Ai milanesi il nuovo Parco piacque subito. Questo romantico giardino all’inglese fu realizzato con viali per le carrozze e vialetti per passeggiare, un suggestivo laghetto e dolci saliscendi.

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Al Parco c’è anche un po’ di Expo 1906, nata per celebrare l’apertura del Traforo del Sempione; una ferrovia sopraelevata congiungeva l’area Sempione con la zona che sarebbe diventata la Fiera Campionaria, dove continuava l’Expo

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Fu un successo. Anche allora Milano fu al centro dell’attenzione internazionale.

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Expo Milano 2015 – l’Albero della Vita

Noti architetti firmarono i padiglioni, tra i quali è stato conservato l’Acquario Civico di viale Gadio, lungo il perimetro del Parco.

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ieri…

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oggi

Fu il terzo acquario costruito in Europa… in una città senza il mare! La facciata è decorata con una grande statua di Nettuno, animali acquatici e marini.

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Non è certo un acquario imponente come quelli più moderni, ma i bambini possono vedere gli animali da vicino e poi correre a giocare nel Parco.

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Ecco come si presentava il Parco a fine Ottocento in una immagine ripresa dalla Torre Stigler, che oggi non esiste più.

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Nel corso del Novecento il Parco cresce e si arricchisce di altre importanti strutture come la Torre Branca.

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Realizzata nel 1933 da Gio Ponti, dal suo belvedere si gode una meravigliosa vista su Milano e sul parco stesso.

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Da questa Torre inizieremo il nostro itinerario nel Parco. Chi vuole venire con me a guardarlo dall’alto? Accendo i motori ….

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Continua…

Itinerario da brivido per la Notte di Halloween

In questa notte, come si credeva accadesse durante l’antico Samhain celtico, il velo tra i morti e i vivi diventa più sottile e l’Aldilà è maggiormente percepibile.

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Faremo quattro passi tra memorie e immaginazione, percorrendo un itinerario tra il Castello Sforzesco, palazzi, chiese e Parco Sempione, dove le “apparizioni” sono di casa. Questo itinerario forma una sorta di ellisse, come ellittico era, al tempo dei Celti, il Recinto Sacro da cui nacque Milano.

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Partiamo dal Castello, che potrebbe essere considerato il luogo più affollato di Milano per numero o antico prestigio dei fantasmi che vi si trovano.

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Ignoti sono i nomi dei trecento soldati francesi che morirono nell’esplosione della Torre del Filarete, agli inizi del 1500. A causarla fu un fulmine? Un errore umano? La vendetta del Bombarda, un mercenario svizzero innamorato?

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Non si sa, resta un mistero; ma c’è chi sostiene che nella notte dei Morti, gli echi della Storia abbiano suoni di urla strazianti e di lamenti umani.

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Secondo alcuni studiosi di fenomeni paranormali, i fantasmi rivivrebbero qualche episodio importante e drammatico della propria vita, come se fossero incatenati ai ricordi.

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Ludovico il Moro comparirebbe sotto la Ponticella del Bramante, mentre fugge a cavallo, travestito da mercenario.

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Wrangler Nate Cummins takes the opportunity to ride by moonlight, the night before the "Super Moon" during Montana Horses' annual horse drive outside Three Forks, Montana, May 4, 2012. The Mantle family, who own Montana Horses, held their last horse drive where they rounded up approximately 300 horses and drove the herd 35 miles from their winter range to the Mantle ranch. The horses will be picked up by leasers to be used as pack and trail horses at dude ranches and national parks. Photo taken May 4, 2012. REUTERS/Jim Urquhart (UNITED STATES - Tags: ANIMALS SOCIETY ENVIRONMENT TPX IMAGES OF THE DAY)

Anche Bianca Maria di Challant rivive in questa notte brani della sua vita e ricompare al Castello, dove era stata decapitata, con una coppa di sangue, mentre la testa le rotola via.

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Altre donne importanti rimangono “presenti” nel Castello dove vissero un tempo. Fra queste Bona di Savoia, vedova di Galeazzo Maria Sforza, rifugiatasi nella torre che porta il suo nome.

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La giovane duchessa Beatrice, moglie del Moro, morta di parto, appare pensosa ricordando gli avvenimenti della sua breve e intensa vita.

Cristofero Solari - Tomba di Ludovico il Moro e Beatrice D'Este (particolare, Pavia, Certosa, 142

L’indomita Isabella d’Aragona, nipote e nemica del Moro, compare tenendo tra le mani una boccetta di veleno con il quale avrebbe voluto avvelenare gli Sforza e per il quale, invece, perse il marito e un’amata figlia.

isabella con veleno

Lasciamo il Castello ed i suoi ricordi di sangue versato.

sangue e castello

Poco più avanti, in via Rovello, un’altra donna, legata al Moro, lo aspetta ancora. È Cecilia Gallerani, la Dama con l’ermellino, dipinta da Leonardo, che a Palazzo Carmagnola, dove visse, attende di rivedere il suo amato. E’ possibile vederla ad una delle finestre proprio in questi giorni.

palazzo Carmagnola (1)

Eccola!

Raggiungiamo piazza Duomo, dove “vive” il fantasma della Carlina, la sposa in nero che, terrorizzata dalle statue sulle guglie della nostra amata e misteriosa Cattedrale, scomparve e non fu più ritrovata. È un fantasma “prezzemolino”; infatti spesso compare nelle foto scattate dentro e fuori il Duomo.

guglie duomo

In via Santa Radegonda, accanto al Duomo, possiamo incontrare un’altra donna, Bernarda, la figlia di Bernabò Visconti, imprigionata e fatta morire di stenti dal padre; ma è, per così dire, un fantasma dalle…molte vite.

ViaSantaRadegonda

bara vuota

A pochi passi dal Duomo, in piazza Santo Stefano, c’è uno dei luoghi più lugubri di Milano (andate a vederlo!!!).

san bernardino esterno 2

È San Bernardino alle Ossa, una chiesa con una cappella rivestita internamente di ossa umane.

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Nella notte del 2 novembre, una bimba ricompone il proprio scheletro come in un puzzle horror e trascina in una danza macabra gli altri defunti.

Danza-Macabra

Vi parteciperanno anche gli scheletri della vicina cripta nella chiesa della Statale?

cripta-dellannunciata

cripta

Se avete ancora voglia di esperienze forti, andate verso la Basilica di Sant’Ambrogio (autobus 94), passando accanto a piazza Vetra, terra di Inquisizione, roghi, patiboli e torture.

piazza vetra

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Fermatevi accanto alla Basilica di Sant’Ambrogio, presso la Colonna del Diavolo, dove rimasero conficcate le corna di Satana, dopo un calcione ben assestato dal nostro Santo patrono.

colonna diavolo

Il Diavolo riuscì poi a liberarsi e da questa colonna tornò all’Inferno. C’è dunque qui sotto un varco per gli Inferi? Molti rumori provengono da lì e un tempo, prima che fossero cementati, anche odori di zolfo da quei fori che sembrano orbite vuote.

colonna diavolo fori

Tornate a piedi verso il Castello percorrendo via Carducci. Qui c’è un simpatico localino, PolentamiSu, dove si possono mangiare una polenta calda e un ottimo tiramisù…Ne avrete bisogno…

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Signori uomini, se vedete venirvi incontro, nelle vicinanze di via Paleocapa, una dama velata che emana profumo di violetta e vi promette ore indimenticabili in una villa vicina, non seguitela.

dama fantasma

Il suo viso è un teschio, come ha raccontato chi aveva ceduto alle sue lusinghe. In questa zona esisteva una casa disabitata con fama sinistra; da metà degli anni Settanta questa donna non compare più, forse la casa ha cambiato inquilini?

PoemaafumettidiBuzzati

da “Poema a fumetti” di Dino Buzzati

Casa Toniella

Di giorno, invece, quando il Parco Sempione è aperto, molti dicono di essere stati seguiti da una giovane donna che fa jogging e che li avverte dei danni del fumo. Poi svanisce, come il fumo di una sigaretta.

jogging in the park fumo della sigaretta 3

Ben altri fuochi arsero nell’antica Piazza d’Armi dietro al Castello. Qui fu bruciata Isabella da Lampugnano, una delle tante streghe finite al rogo anche nella nostra città, che questa notte ritornano…

Eden Urban Nightscape #2, Parco Sempione, Milano 2012

Siamo tornati da dove eravamo partiti. Ora vi meritate una bella cenetta.

donna senza testa

Chi saranno gli altri convitati?

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Buon Halloween a tutti!

 

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