Eventi lungo il Cammino dei Monaci nel mese di Settembre 2016

 

Il Cammino dei Monaci diventerà tra l’ 8 e l’ 11 settembre 2016, per la prima volta, un palcoscenico all’aperto con una serie di spettacoli ed eventi da non perdere.

festival del teatro nella valle dei monaci

Così  la Direzione Artistica presenta l’evento:

“Il Festival, come la Vettabbia, si espanderà come acqua, come un liquido che viene a irrigare di teatro e musica questi luoghi sacri permeabili all’arte, per farli pulsare. Nei grandi prati e nei cortili cascinali, dentro gli spazi intimi e silenziosi delle abbazie, in mezzo alle aree boscate, ogni volta il teatro come l’acqua prenderà la forma del luogo. Irrigando di emozioni, di parole, di poesia e di note musicali ci inviterà a incontrare questa parte di terra che lambisce Milano con il suo concentrato di ricchezza storica, agricola e spirituale, ancora poco conosciuta”.

gocce d'acqua

Dal Museo Diocesano al Nocetum, dalla cascina di Nosedo all’angurieria di Chiaravalle, dall’Abbazia di Chiaravalle a quella di Viboldone ci saranno diversi spettacoli, visite guidate, attività culturali e laboratori gratuiti da prenotare.

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Cooperativa Nocetum 3

angurieria Chiaravalle

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http://www.valledeimonaci.org/it/event/2016/09/08/tra-cascine-e-abbazie-festival-di-teatro-nella-valle-dei-monaci/1112/

Ecco l’intero calendario delle proposte. Per il biglietto gratuito si deve cliccare il link presente all’interno di ogni scheda-spettacolo.

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http://www.valledeimonaci.org/it/event/

Inoltre il Mulino di Chiaravalle, presso l’Abbazia, il prossimo 18 settembre, sarà la cornice di una piccola cena a base di zucca per salutare l’estate e festeggiare l’arrivo dell’autunno .

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L’ambiente, insolito e bellissimo, offre il senso di continuità tra passato e presente anche attraverso il susseguirsi delle stagioni.

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Ecco il programma completo ed alcune foto relative alla cena del Solstizio d’estate tra le erbe aromatiche.

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Il Cammino dei Monaci (Parte Quinta – l’Abbazia di Chiaravalle)

Riprendiamo i nostri passipermilano sul Cammino dei Monaci, raggiungendo l’Abbazia di Chiaravalle.

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È un itinerario DOC, lento e insolito, come quelli tornati di moda oggi, specialmente per una città considerata spesso, e a torto, frettolosa e povera di passato da riscoprire.

fretta a Milano

Da San Lorenzo, seguendo il corso della Vettabbia. ripercoriamo i passi dei monaci e dei pellegrini verso Chiaravalle, un cammino fatto di prodotti da vendere e di spiritualità da conservare.

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Perchè non rifare questo Cammino ancora oggi, magari a tappe, con la bici o i mezzi pubblici, per ritrovare luoghi d’arte o per uscire dalla routine del solito giro in centro per negozi, concedendo a noi stessi il dono di un momento diverso a Km 0?

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L’Abbazia di Chiaravalle

Da qualunque strada proveniamo, l’alta torre nolare (metri 56,28), per i milanesi la “Ciribiciaccola” è come un faro tra i campi che indica la meta.

torre Chiaravalle e dintorni

Grande è il contrasto tra il paesaggio agricolo e questa torre imponente e leggera insieme.

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L’Abbazia venne fondata nel 1135 da Bernardo, un monaco francese di nobile origini, che già in Francia aveva dato vita ad altri monasteri, tra i quali quello di Clairvaux.

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Il nome Bernardo è familiare, ripreso in tanti contesti diversi: un’acqua minerale, due passi alpini, (uno dei quali sulla Via Francigena) la forte e bonaria tenerezza di una razza di cagnoloni con la borraccia da soccorso, e chissà quant’altro ancora… ma riguardano un altro San Bernardo!

Bernardo da Mentone

Bernardo d’Aosta

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via Francigena

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San Bernardo da Chiaravalle non fu un mite fraticello dedito solo al lavoro e alla preghiera; fu un grandissimo mistico, una personalità forte e potente, fra le più importanti e riconosciute del suo tempo in campo politico e religioso, che sarà anche guida di Dante negli ultimi tre canti del Paradiso.

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S. Bernardo predica la II Crociata

 

Giunse a Milano per risolvere una difficile questione scismatica tra Papa e antipapa, scortato nientemeno che da un gruppo di monaci-guerrieri, i Templari.

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Non solo: Bernardo fu anche, secondo alcuni, l’ideologo e l’ispiratore della Regola di quest’Ordine.

bernardo e la sua regola

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http://novamilitiachristi.altervista.org/la-regola-di-san-bernardo.html

Rifiutata la carica di Arcivescovo, che i milanesi gli avevano offerto, fece erigere una Abbazia dell’ Ordine Cistercense, cui apparteneva, la prima in Italia, sui terreni di Rovegnano, tra le paludi e le sterpaglie, fuori le mura della città.

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Che siano i terreni di cui parla un documento del 1135, citato da più fonti, relativo alla donazione da parte di due cittadini milanesi all’Ordine Templare in località Rovegnano? Chissà se questa Abbazia sorge su terre templari? Su una porticina del cortile abbiamo trovato questa targa; ma i Templari abitano ancora qui?

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Non vi viene voglia di venire a vedere subito questa magnifica Abbazia che ci riserva molte sorprese?

A presto!

Il Cammino dei Monaci (Parte quarta – Guglielmina Boema e il Cimitero dei Monaci)

Un manoscritto del 1300 ritrovato per “caso”, come in un thriller, un’eretica sepolta a Chiaravalle, che induce alla discussione di problemi ancora attuali: oggi Passipermilano entra, in punta di piedi e con grande rispetto, in una storia molto complessa, strana, piena di sorprese e misteri, lunga sette secoli o… forse più.

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Partiamo dal manoscritto: fu ritrovato, sembra per caso, nel 1600 dal Priore della Certosa di Pavia, presso un droghiere che utilizzava i fogli per avvolgere la propria merce. Storia vera o era stato trafugato e fatto “riapparire”? Il manoscritto, comunque, composto da quattro quaderni, esiste ancora ed è conservato presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano (A. 227 inf).

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Ambrosiana – Milano

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Il contenuto è molto scottante. Contiene, infatti, gli atti di un processo intentato nel 1300 dalla Inquisizione contro i fedeli di una donna ritenuta l’incarnazione dello Spirito Santo, sepolta e venerata alla fine del 1200 presso il Cimitero dei Monaci di Chiaravalle: Guglielmina Boema.

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persecuzione seguaci di Guglielma

supplizio di eretici

Dalla vita di questa donna si sa ben poco: forse era figlia del re Ottocaro di Boemia e quindi sorella di Agnese, la Santa amica e corrispondente di Santa Chiara di Assisi.

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GUGLIELMA LA BOEMA: LA DOMINA ERETICA

Guglielmina era forse aderente al Movimento del Libero Spirito, diffuso in quel tempo nell’area culturale tedesca. Sembra fosse giunta a Milano, non si sa perchè, verso il 1260, con un figlioletto di padre sconosciuto (vedova, separata o ragazza madre?).

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(R. Capa)

Nel manoscritto non ci sono molte notizie su Guglielmina. All’Inquisizione, infatti, poco importava chi fosse, tanto più che era morta da circa vent’anni e che venivano processati i suoi fedeli e la memoria che lei aveva lasciato loro.

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Nei diversi interrogatori i fedeli parlano della sua predicazione improntata all’amore per il prossimo, dei suoi “miracoli”, delle guarigioni, della consolazione che offriva agli afflitti, della sua grande umiltà. “Io non sono Dio” soleva dire alle persone che si raccoglievano intorno a lei; ma Dio, secondo il pensiero di Guglielmina, poteva essere trovato dentro se stessi.

io non sono Dio

Era legata all’Abbazia di Chiaravalle, tanto che, quando morì, attorno al 1280, di morte naturale, il suo corpo venne traslato con processione e rito solenne in una cappella nel cimitero  dell’Abbazia, dove veniva venerata come una santa.

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cimitero dei Monaci

I “miracoli” e le apparizioni continuavano e sempre più numeroso era il gruppo di fedeli, uomini e donne di ogni ceto sociale, anche elevato, che si riunivano a pregarla. Fra questi Andrea Saramita, un laico e, in un certo senso, teologo del movimento, e Maifreda da Pirovano, cugina di Matteo Visconti, allora in lotta con i Torriani per il potere di Milano.

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Guglielmina benedica Maifreda e Andrea

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Matteo I° della Casata Visconti

Maifreda era una suora appartenente all’Ordine degli Umiliati, che viveva presso il convento di Brera, sorto su un terreno appartenuto ai Templari, legati, come vedremo in un prossimo articolo, all’Abbazia di Chiaravalle. D’altra parte “…i Templari c’entrano sempre…” (Umberto Eco).

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Le donne, in questo movimento, avevano una grande importanza, anche liturgica, tanto che Maifreda, nella Pasqua del 1300, “celebrò” la Messa, come vicario di Guglielmina, davanti ad un grande numero di Guglielmiti o Figli dello Spirito Santo. Era troppo: l’Inquisizione intervenne, interrogò, torturò, condannò al rogo il Saramita e Maifreda, accusati, assieme agli altri fedeli, anche di orge e atti impuri.

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Non solo: fece disseppellire e bruciare sul rogo anche i resti di Guglielmina, da santa diventata eretica. Stranamente, invece, i Monaci di Chiaravalle non vennero implicati in questo processo.

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Vinse l’Inquisizione? Risposta molto difficile. Una Chiesa Guglielmita esiste tuttora con donne “sacerdote”, come in altre confessioni; il ricordo di Maifreda continua nella figura della Papessa dei Tarocchi Viscontei.

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gioco dei tarocchi

Una tradizione, inoltre, indica nella Madonna con le Corna del Foppa, nella Cappella Portinari di Sant’Eustorgio, la “presenza” di Guglielmina, proprio nell’antica casa degli inquisitori.

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Non solo: la figura di Guglielmina è ancora oggetto di studio. Alcuni la vedono protagonista di un’eresia al femminile.

Fai clic per accedere a Guglielma_e_Maifreda_Luisa_Muraro.pdf

La “divinizzazione” di Guglielmina potrebbe farci pensare al “genere” di Dio, se Dio sia anche “Madre”. “… noi siamo oggetti da parte di Dio di un amore intramontabile. Sappiamo: ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte. È papà; più ancora è madre.” (Papa Luciani, Giovanni Paolo I).

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Lo Spirito Santo viene rappresentato in molti modi (colomba, fiammella,…), ma solo in certe, rarissime, raffigurazioni ha sembianze femminili, col viso rosso, come quello dei dipinti di Guglielmina.

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chiesa di S. Giacomo – Urschalling, Baviera

Da parte nostra, ci siamo recati a visitare il piccolo Cimitero dei Monaci presso l’Abbazia di Chiaravalle, dove si trova ancora la cappella di Guglielmina. Questo Cimitero è accessibile solo occasionalmente e con visite guidate.

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Uno studioso di metà Ottocento, Michele Caffi, aveva riportato una riproduzione dell’affresco che decorava la cappella, così come quella di un dipinto che si trova a Brunate, nel comasco, riguardante le vicende di Guglielmina.

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Guglielmina è ritratta col volto più scuro (rosso?)

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chiesa di S. Andrea – Brunate

Ecco cosa rimane oggi dell’affresco di Chiaravalle.

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Ci aspettava un’altra sorpresa: davanti alla cappella di Guglielmina si trova una tomba abbastanza recente: è quella di Raffaele Mattioli, il banchiere, amministratore delegato della Banca Commerciale Italiana, morto nel 1973, che aveva chiesto ed ottenuto di essere sepolto proprio davanti a questa cappella.

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Non solo: della tomba faceva parte anche una statua di angelo, opera di Giacomo Manzù (1975). Le sorprese non sono finite: questa statua, un angelo giovane ed enigmatico, senza le ali, si trova ora all’interno dell’Abbazia e mostra una metà femminile e una maschile.

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Sul basamento un’epigrafe non convenzionale: invece di “resurrexit” c’è scritto “exurrexit”.

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La statua, posta nel transetto di sinistra, dove sono affrescate scene di inaudita violenza di cui sono vittime alcuni martiri, sembra custodire, solitaria, l’entrata del piccolo cimitero dei Monaci e suggerire qualcosa di profondo e di misterioso.

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A presto…

Il Cammino dei Monaci: itinerario di cultura, arte, verde e… buon cibo (Parte Terza – da Nosedo a Chiaravalle)

Se vi viene voglia di fare quattropassi per Milano attraverso una strada di campagna a pochi minuti dal Centro, non perdetevi questa passeggiata, portando con voi uno zainetto con acqua, snack e… Autan.

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Vi proponiamo, infatti, di raggiungere l’Abbazia di Chiaravalle percorrendo il Parco della Vettabbia, all’interno del più grande Parco Agricolo Sud Milano. Questo itinerario fa parte dell’antico “Cammino dei Monaci” che, da queste zone agricole, raggiungeva, lungo la strada del Monasterio, il Parco delle Basiliche, seguendo il corso della Vettabbia.

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Dalla chiesetta di Nosedo si possono prendere due strade: la prima è quella asfaltata, da fare in auto, in autobus (linea 77) o anche in bicicletta, per buona parte su pista ciclabile; la seconda è più interna, sterrata, da fare rigorosamente a piedi o in bici, attraverso la campagna.

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ciclisti sul sentiero

Se decidete per quest’ ultimo percorso, si può lasciare l’auto al parcheggio davanti al depuratore di Nosedo, imboccando poi un sentiero che non ti aspetti.

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Da questi luoghi abbiamo prospettive inconsuete per guardare Milano; non siamo, ancorati al cemento, alla ricerca di verde, qui, invece, in mezzo alla campagna, qualcuno di noi forse potrebbe cercare lo skyline rassicurante della propria quotidianità.

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Il Parco Sud, dove ci troviamo, è nato  nel 1990 ed è uno dei più grandi parchi agricoli europei (47.000 ettari). È una sorta di cintura a sud della nostra città, che coinvolge 61 comuni e occupa più della metà del territorio provinciale.

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Non è un paesaggio “naturale”. Già nel Medioevo l’ambiente era stato modificato a fini agricoli e ancora oggi il parco, gestito dalla Provincia, unisce la tutela del territorio allo sviluppo di un’agricoltura sostenibile.

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Nel Parco, sulla destra di via San Dionigi, si trova il grande impianto del depuratore di Nosedo, la cui costruzione ha tenuto anche conto del paesaggio intorno e degli edifici circostanti.

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Pur essendo il più importante dei tre impianti per la depurazione e la rigenerazione delle acque fognarie di Milano, quasi non si vede e… soprattutto non si “sente”.

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Entriamo ora nel Parco della Vettabbia, tra il depuratore e la roggia.

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Due piste sterrate, tra ampie zone di verde, invitano a camminare, fare jogging o pedalare.

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Poche sono le panchine presenti. Questo parco sembra fatto apposta per scoprire angoli di campagna in una Milano sempre diversa.

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Un sentiero, dopo una curva, porta al laghetto “dell’acqua resa”, proveniente dal depuratore. Da un piccolo ponte guardiamo gli alberi che intorno ad esso stanno diventando grandi.

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Alti e belli sono i ciliegi selvatici che fiancheggiano la stradina sterrata dalla quale si vedono le alte case di Milano.

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Sembra quasi un omaggio a Bonvesin della Riva che parlava nel 1200 dei carri di ciliegie che ogni mattina entravano nella nostra città dalla campagna.

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cari di ciliegie

In questo cammino diverso, umile, lento come quello dei monaci di tanto tempo fa, non ci sono aiuole, posti di ristoro, parchi gioco, ma solo natura e qualche attrezzo del Percorso Vita.

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Una cascina in lontananza, un frutteto che sta crescendo, fiori selvatici, una marcita, delle rogge sono i “monumenti” che incontriamo.

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Più che un itinerario turistico, questo è proprio un cammino antico, che come un tempo conduce a Chiaravalle, centro di spiritualità, cultura e lavoro.

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Continua…

Il Cammino dei Monaci: itinerario di cultura, arte, verde e… buon cibo (Parte Seconda – la Chiesetta di Nosedo)

Molte possono essere le strade di Milano che ci hanno portato fino a qui e diversi i mezzi di trasporto utilizzati. Siamo in via San Dionigi 77, dove la città sfuma nella campagna, poco lontano da piazzale Corvetto e dalla statua del “Signurun.

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Se guardiamo verso le case vediamo un angolo di periferia, se giriamo lo sguardo, invece, siamo in campagna, una strada con poco traffico, una pista ciclabile, campi, qualche cascina.

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Davanti a noi, sul sagrato di una piccola chiesa, una pianta ci dice che siamo alla porta del Parco Agricolo Sud di Milano. Accanto c’è una cascina rimessa a nuovo, dal volto ospitale, col cancello sempre aperto come un sorriso.

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borgo di Nosedo

Siamo sulla strada giusta, lungo il Cammino dei Monaci, che dal Parco delle Basiliche arriva sin qui, all’antico borgo di Nosedo, che l’Associazione Nocetum ha fatto e sta facendo rivivere.

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Ci troviamo a cinque chilometri da Mediolanum. Qui sorgeva un piccolo insediamento che deve il suo nome alla presenza di un antico bosco di noci, il Nocetum.

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È un altro dei luoghi di questa Milano al “plurale”, che riesce a stupirci coi grattacieli e il futuro e, improvvisamente, apre le porte ad un passato da vivere ancora.

campagna e città

Nocetum è un borgo antico, carico di storia e di storie più recenti. Già presente nel primo secolo dopo Cristo, secondo alcuni reperti ritrovati in questa zona, diede rifugio ai Cristiani perseguitati, benessere ai cittadini mediolanensi cui erano state assegnate le terre da coltivare, ospitalità ai milanesi scacciati dal Barbarossa e, infine, anche all’imperatore stesso, che qui, in Burgo Noxeta, impiantò la sua zecca, dopo la distruzione di Milano del 1162.

Fai clic per accedere a uno_sconosciuto_denaro.pdf

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Quasi contemporaneamente i monaci cistercensi, poco lontano da qui, fondarono l’Abbazia di Chiaravalle e iniziarono a bonificare le terre paludose, facendole diventare tanto fertili da dare alimenti e foraggio più volte all’anno grazie alle marcite e ai fontanili.

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Intorno all’Abbazia i monaci realizzarono una rete di piccoli canali, strade di campagna, cascine (le “grange”), mulini, per il lavoro agricolo accanto alla preghiera.

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Su questo piccolo piazzale di via San Dionigi rivive l’antico spirito dei monaci. Si affacciano infatti una antica chiesetta e la cascina S. Giacomo, un tempo “grangia” dell’Abbazia di Chiaravalle. Si potrebbe dire, ancora oggi, “Ora et labora”…

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Questa zona, dimenticata fino a qualche decennio fa, è rinata grazie all’impegno e alla volontà dell’Associazione Nocetum in collaborazione con Fondazioni, Istituzioni politiche e culturali e cooperative sociali.

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La cascina San Giacomo, rimessa a nuovo, oggi è centro di accoglienza per persone in difficoltà, specialmente donne e bambini di ogni nazionalità. Promuove molte iniziative e progetti per la “salvaguardia del Creato”, uomini e ambiente insieme. Qui anche una City Farm, attività per le scuole e una piccola bottega di prodotti e cultura.

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Restituita alla città è anche la piccola chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, che risale al XIII secolo, edificata su un precedente luogo di culto.

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Probabilmente era tutta affrescata; ora rimangono belle testimonianze sulla parete di fondo e su quella di destra.

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Una lapide del 536 ricorda che qui vicino c’era un sepolcreto, utilizzato dal V fino al XVII secolo.

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Le ricerche effettuate sui resti umani di diverse epoche ci parlano di un tenore di vita medio-alto (fibbie, anellini, perline), della vita media (meno di 50 anni), dell’elevata mortalità infantile, dei vincoli di parentela (sepolture familiari), degli usi in campo funerario (una moneta tra le mani), del tipo di dieta (carne rossa e cereali) di chi era vissuto qui tanto tempo fa.

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Anche il territorio è cambiato ed è tuttora in via di trasformazione. L’antico noceto non esiste più, il verde intorno è diventato il Parco della Vettabbia, parte del più grande Parco Agricolo Sud Milano.

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Il depuratore di Nosedo, all’interno del parco, permette di rigenerare le acque reflue e di riutilizzarle a scopi agricoli. La Vettabbia, un tempo collettore di acque fognarie a cielo aperto, è tornata limpida, invitando a percorrere tutta la sua valle, sugli antichi passi dei monaci.

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sentiero e Vettabbia

Rimettiamoci in cammino per raggiungere, attraverso il Parco della Vettabbia, un altro luogo straordinario, ricco di storia e di attualità, di ieri e di oggi.

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Continua…

Il Cammino dei Monaci: itinerario di cultura, arte, verde e… buon cibo (Parte prima)

“…A Milano non c’è niente…”, “…Milano è solo grigia e non c’è verde…”. Quante volte abbiamo sentito queste e altre tiritere di luoghi comuni? Passipermilano propone di visitare in questo itinerario alcuni  “luoghi comuni” per vedere quali luoghi reali ci offra invece la nostra città anche in periferia.

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Parco della Vettabbia – via Corrado il Salico

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Abbazia di Chiaravalle

Iniziamo in questo incontro un percorso molto “sconosciuto”, ma ricco di cultura, arte, verde, spiritualità, storia, leggenda e qualche assaggio di buon cibo: il Cammino dei Monaci.

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Lo si può fare a piedi, di corsa, in bici, con mezzi privati o pubblici (M3 fermata Corvetto e bus 77 direzione Chiaravalle).

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ciclabile – via San Dionigi

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bus 77 verso Chiaravalle

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Il Cammino, o la Valle, dei Monaci inizia al Parco delle Basiliche, tra San Lorenzo e Sant’Eustorgio, dove nasce la Vettabbia e, seguendo il suo corso, arriva a Melegnano.

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La Vettabbia è una delle tante rogge della nostra città, è di Porta Ticinese, come la povera Rosetta; nasce infatti dalla confluenza della Vetra col Seveso, appunto in piazza Vetra.

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Nella prima parte il suo corso è coperto, ma possiamo vedere le sue acque limpide ancora in diversi punti di Milano Sud. Eccone alcuni:

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Vettabbia in via Broni

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papere in via Broni

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Vettabbia in via Corrado il Salico

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Vettabbia in via dei Fontanili

Grazie anche a questa roggia navigabile, i monaci del Tardo Medioevo portavano in città prodotti agricoli provenienti dalle zone bonificate e divenute fertili intorno alle Abbazie.

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Vettabbia in via dei Fontanili

In questo nostro cammino vedremo un territorio antico, ma vivo e vitale; ci fermeremo presso un’antica chiesetta con memorie paleocristiane, sosteremo presso le Abbazie di Chiaravalle e di Viboldone, visitando persino un vecchio mulino alle spalle di un noceto, tra erbe officinali. Vi parrà strano, ma tutto questo è a Milano, poco più in là di piazzale Corvetto.

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Chiesetta di Nosedo

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Abbazia di Chiaravalle

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Abbazia di Viboldone

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Chiaravalle – “Giardino dei Semplici”

Lasciamo a ciascuno di voi organizzare il percorso da piazza Vetra fino a corso di Porta Romana, visitando le chiese di San Nazaro, San Calimero e Santa Maria del Paradiso, fino a giungere a piazzale Corvetto.

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San Nazaro

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San Calimero

S Maria al Paradiso

Santa Maria del Paradiso

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viabilità in piazzale Corvetto

Diamoci appuntamento virtuale all’inizio di via San Dionigi 6, vicino alla grande statua del Cristo Redentore, affettuosamente chiamato in dialetto el Signurun. Siamo in periferia in mezzo a case di ringhiera e a palazzi di edilizia popolare.

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La statua, fatta in graniglia e sabbia del Ticino con polveri di cemento, non è un’opera d’arte. Per di più le hanno dato un improbabile colore “giallo Milano”, come è anche il nostro risotto con lo zafferano.

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Da dove viene questa statua? Secondo una leggenda el Signurun era stato trovato nella Vettabbia, che arrivava vicino alle case.

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foto d’epoca

Per ricordare questo ritrovamento nelle acque è stato posto su una terrazza, come la polena di una nave. Secondo altri, invece, la statua era stata commissionata, ma non ritirata e un capomastro se l’era portata via e messa a vegliare sulla casa dove viveva.

Nel corso del tempo la statua ha perso la mano destra benedicente in un “incidente sul lavoro”. Infatti è stata colpita da alcuni operai che stavano installando un palo della luce.

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Dove sia finita la mano non si sa, ma a noi piace iniziare questo cammino alla ricerca di un pezzetto della nostra storia sotto questa statua, che benedice, da tanto tempo, chi entra o esce da Milano. Proseguite ora lungo la via San Dionigi fino all’incrocio con viale Omero.

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A presto…