Quattro passi (anche in bicicletta) sulla Martesana: Crescenzago

La Martesana, questo Naviglio un po’ riservato rispetto al ben più noto Naviglio Grande, ci riserva molte sorprese. Stavamo cercando notizie sulla Riviera della Martesana, le belle ville dove veniva in villeggiatura la Milano bene di fine Settecento e abbiamo trovato anche…  dove sono nati i coriandoli.

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Siamo a Crescenzago, in fondo a via Padova, una delle vie più multietniche di Milano, dove le parabole collocate quasi su ogni finestra sembrano voler ascoltare tutte le lingue del mondo.

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Possiamo raggiungere il quartiere in auto, ma ci arrivano anche la linea verde della metropolitana, tanti autobus (53, 56 e 86) e, soprattutto, la bella ciclabile che parte dalla Cassina de’ Pomm e accompagna il corso della Martesana.

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Il ponte di Crescanzago, storico borgo di origine celtica, unito a Milano nel 1923, è il punto di osservazione ideale per ammirare le ville della Riviera di Milano.

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Ecco il quadro di Domenico Aspari che ci ha ispirato questo itinerario un po’ insolito, idea nata guardando un quadro di fine Settecento.

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“Le ville di Crescenzago” – Museo di Palazzo Morando, in via Sant’Andrea

Ed ecco le ville come sono oggi.

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Villa Petrovic

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Villa De Ponti

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Villa Pino

Tra le tante storie vissute in queste ville, ricordiamo quella di Giuseppina De Ponti, la prima donna milanese a conseguire, nel 1909, la patente di guida, imprenditrice, creatrice di moda e filantropa, aperta al jet set e all’impegno sociale.

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Nel quadro dell’Aspari non compaiono, ovviamente, l'”intruso”, il palazzone rosso con le tapparelle blu, e due ville: la bella Villa Albrighi e, appena prima del ponte, Villa Lecchi.

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Proprio Villa Lecchi ci ha riservato la sorpresa più grande. Qui sono nati i coriandoli, i dischetti di carta colorata che a Carnevale (fra pochi giorni, quindi!) trasformeranno l’asfalto in un tappeto multicolor.

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Villa Lecchi, nella sua nobile storia, aveva ospitato per una notte l’Imperatore d’Austria e la moglie Maria Ludovica in visita a Milano nel 1815, dopo la caduta di Napoleone.

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La villa nella seconda metà dell’Ottocento era stata poi trasformata in un’azienda tessile; sulla facciata lungo la Martesana restano ancora le tracce della ruota ad acqua che serviva per il lavoro della filanda.

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Il proprietario era l’ingegnere Enrico Mangili, industriale tessile, il cui busto campeggia nel cortile del vicino asilo di via Padova 269, voluto dall’imprenditore per i bambini delle donne che lavoravano in filanda. Una iniziativa di grande importanza sociale.

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Ebbe anche un’idea per fare festa: utilizzare i dischetti tondi di carta, residui delle lavorazioni, per sostituire i semi di coriandolo, ricoperti di zucchero, che venivano lanciati a Carnevale. Fu un successo. Chissà se a Carnevale il papà dei coriandoli sorride al lancio festoso dei dischetti colorati e delle stelle filanti che, forse, si devono a lui.

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Questo piccolo itinerario lungo la Martesana, a Crescenzago, ci propone anche due visite interessanti: la prima ad una chiesa del 1100, Santa Maria Rossa, l’altra alla ex fabbrica dell’Ovomaltina, ora trasformata in uno spazio di esposizione e vendita, Cargo.

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Prendiamo come punto di partenza Villa Lecchi. Per andare a visitare Santa Maria Rossa, gioiellino romanico poco noto, attraversiamo via Padova e percorriamo via Berra, che prende il nome dalla preziosa dimora del Quattrocento, situata di fronte alla chiesa.

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Ecco come doveva apparire l’Abbazia ai tempi della sua costruzione e come è oggi con il quartiere del quale è parrocchia.

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Per saperne di più.

http://www.chiesadimilano.it/news/arte-cultura/santa-maria-rossa-a-crescenzago-br-dove-milano-%C3%A8-rimasta-antica-1.88055

Sulla facciata di mattoni rossi spiccano dei “piatti” vivacemente colorati di verde e di giallo, i quali probabilmente indicavano ai pellegrini  che presso questa Abbazia avrebbero trovato cibo e riparo.

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Quanti misteri si incrociano senza fine… Una leggenda racconta che in questa Abbazia venne sepolto Matteo I Visconti, accusato di eresia e di magia nera contro il Papa.

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La sua tomba è segreta e i suoi resti sono nascosti per l’eternità. Matteo era cugino di quella Maifreda Pirovano, la “Papessa”, bruciata sul rogo, seguace di Guglielmina Boema. Eresie o lotte per il potere?

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Torniamo a Villa Lecchi e percorriamo via Meucci, sulla quale si affaccia la villa.

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Al numero 43 troviamo Cargo, nato dalla trasformazione della vecchia azienda Wander dove si produceva la mitica Ovomaltina.

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Ora questa fabbrica è un bell’esempio di recupero industriale ed è un grande spazio di esposizione e vendita di arredi, oggettistica e verde, molto belli e particolari.

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Se, dopo la passeggiata, avete voglia di un brunch speciale o di una pausa caffè, Cargo vi offre i suoi locali: bar, ristorante e sala da tè.

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Il nostro itinerario in questa bella periferia di  Milano è terminato.

“Tu forse non l’avevi mai pensato / ma il sole sorge pure a Crescenzago” (Primo Levi)

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Uno scorcio della vecchia Milano: la Cassina de’ Pomm

Il fascino della Cassina de’ Pomm dura da secoli, scorcio sopravvissuto di quella Milano di piccoli fiumi e canali, interrati nel secolo scorso per fare spazio a “fiumi” di persone e di traffico.

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La troviamo in un angolo di periferia in fondo a via Melchiorre Gioia, dove il Naviglio della Martesana con un tuffo scompare sotto la strada. Si può raggiungere con gli autobus 43 o 81, direzione Greco.

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L’idea di fare un canale dall’Adda per il trasporto e per l’irrigazione era venuta a Filippo Maria Visconti. Fu realizzato da Francesco Sforza, suo genero e successore, che in questa zona aveva voluto dei frutteti di mele, i “pomm”, intorno all’unica conca lungo il canale.

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Anche Leonardo ci mise del suo, collegando la Martesana col Naviglio Interno attraverso la Conca dell’Incoronata vicino a Brera.

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oggi… senz’acqua

La “Cassina de’ Pomm” era talmente bella che i nobili ci venivano in villeggiatura. La famiglia Marino – De Leyva  fece costruire una villa con cascina. Chissà se la piccola Marianna giocò con le sue bambole in riva alla Martesana?

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Questi edifici, in seguito, vennero trasformati in un albergo per ospitare chi percorreva la via tra Monza e Milano.

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L’albergo era così famoso che ci vennero milanesi DOC come Carlo Porta, milanesi d’amore come Henri Beyle, in arte Stendhal, e latin lover come Giacomo Casanova, che qui sembra abbia sedotto una sposina, figlia del suo sarto, durante i festeggiamenti per il matrimonio della ragazza.

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Se preferite la storia al gossip, in quest’albergo sostarono anche Napoleone e Garibaldi.

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La storia della “Cassina de’ Pomm” continuò in un’osteria dove andavano a farsi quattro chiacchiere e un cicchetto gli uomini della zona. Milano, poi, divenne “da bere” e l’osteria si trasformò in un ristorante alla moda, frequentato da molti VIP.

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E oggi? Ora l’edificio ospita abitazioni private e il ristorante è chiuso da anni, ma la “Cassina de’ Pomm” ci riserva ancora altre sorprese.

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Il suo fascino continua in un piccolo bar, il Caffè Martesana.

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Sotto un pergolato delizioso possiamo sostare in riva al Naviglio e guardare, tra le alte case, l’acqua che scorre, bevendo un caffè o smanettando con lo smartphone, immersi nella storia e nelle nostre piccole storie di tutti i giorni.

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Lasciato il bar possiamo percorrere un piccolo ponticello di ferro che unisce ancora oggi le due sponde della Martesana.

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Era soprannominato “el Pont del Pan Fiss” (Ponte del Pane Sicuro). Costruito agli inizi del Novecento, serviva agli operai per raggiungere la fabbrica di candele che dava loro un lavoro sicuro in un’Italia che stava crescendo in mezzo a tante difficoltà.

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I bombardamenti della seconda Guerra Mondiale distrussero parte della fabbrica e le vicende economiche successive completarono l’opera. Oggi i resti delle sue mura custodiscono un giovane parco dove, insolita, spicca una garitta in cemento armato a ricordo della guerra.

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Un’altra sorpresa della Cassina de’ Pomm è la bella passeggiata lungofiume. Ci sono diverse panchine e una pista ciclabile che conduce fino a Trezzo sull’Adda; chi ha voglia di pedalare può percorrerla e vedere la dolce campagna lombarda.

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http://www.touringclub.it/itinerari-e-weekend/la-ciclabile-della-martesana-da-trezzo-sulladda-a-milano

Un aiutino, per un buon tratto di questa pedalata, ce lo può dare anche la metropolitana M2 verde (bicicletta al seguito), che fiancheggia la ciclabile, tra le fermate di Crescenzago e Gessate (capolinea).

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La Martesana riserva ancora altre sorprese…

A presto…