Ferragosto sta per arrivare e il cielo del tramonto, così rosso e caldo, avvolge Milano e il suo simbolo, il Duomo. Le sue statue, immobili nel tempo, osservano il nostro frenetico vivere e chissà se desiderano anche loro qualche volta scendere e partecipare alla nostra vita.
Forse vorrebbero passeggiare, incuriosite dalle immagini di animali dipinti sotto lo sguardo delle cinghialessa di piazza Mercanti
Forse alcune vorrebbero cercare, come noi, un po’ di fresco neiBagni Misteriosidel Parco Sempione, o concedersi qualche ora nell’arte a Brera, o sedersi, al Verziere, accanto a un vecchio poeta bulgaro che racconta di antiche storie e di amori immortali.
Tra qualche giorno inizieranno i rientri in città e altri milanesi, invece, partiranno a loro volta per le vacanze. AI margini della città, su quello che fu l’Antico Cammino dei Monaci, quando qui era ancora campagna, El Signurun benedice chi torna e chi parte dalla nostra città.
“Agosto ce ne andiamo / solo vi lasciamo Milano / vigilate voi…” iniziamo con questi versi di Vivian Lamarque, dedicati a chi resta in città durante le vacanze altrui, un breve itinerario tra le statue e i monumenti che sembrano tenerci compagnia in questa Milano un po’ più deserta e assolata. Il Grande Disco, di Arnaldo Pomodoro, ci appare come un sole che illumina piazza Meda.
Le sculture all’aperto in città sono oltre 140, se si escludono quelle poste su chiese (pensiamo alle oltre 3000 del Duomo!) o palazzi. Ci soffermeremo, in particolare, su alcune meno note o più recenti. Fiocco azzurro per l’ultimo arrivato, l’Obelisco di piazza Enrico Berlinguer (zona Savona-Tortona), inaugurato a fine giugno. Alto quattro metri è stato realizzato in legno di recupero e metallo da Maria Cristina Carlini e porta come rughe i segni del tempo e della sua vita passata, quasi per raccontare anche storie di lavoro e di fatica di persone anonime.
Il bel monumento a Pinocchio, che fa parte di una fontana, si trova nel piccolo parco al centro di corso Indipendenza, con aree gioco e pista ciclabile. Il protagonista è Pinocchio, ormai diventato bambino, che indica il burattino che era stato. Sul basamento della statua sono incisi alcuni versi del poeta milanese Antonio Negri: “e tu che guardi, sei ben sicuro di aver domato / il burattino che è in te?“. Ci sono anche il Gatto e la Volpe… e alcuni piccioni che si godono il fresco e le briciole delle merendine.
La ricerca della statua di Tex ci ha condotto nel piccolo parco di via Mac Mahon 41, intitolato a Gianluigi Bonelli, autore del personaggio. Non facilissimo da trovare, è situato tra diversi palazzi, quasi un giardino condominiale con alti alberi.
Bonelli abitava nelle vicinanze e la famiglia, alla sua morte, ha donato al Comune la scultura dedicata all’eroe di tante avventure del mitico West. Tex è raffigurato in un momento di pausa e riflessione, accanto a Dinamite, il suo cavallo, compagno di tante vicende. La scultura in bronzo è piuttosto piccola, ma molto bella e colpisce per la sensibilità con cui viene raffigurato questo eroe, amico degli indiani, allora spesso considerati i “cattivissimi” delle storie western.
I nostri parchi ospitano spesso statue di autori famosi. Pensiamo, ad esempio, al Parco Sempione, quasi un museo a cielo aperto. Una scultura di questo parco, molto recente e che fa discutere, è il Seme dell’Arancia (o Seme dell’Altissimo, dal nome del monte delle Alpi Apuane da cui è stato tratto il marmo) già esposto a Expo 2015.
Realizzato da Emilio Isgrò, rappresenta un seme di arancio ingigantito a dismisura (circa un miliardo e mezzo di volte). L’opera lascia stupefatti per il capovolgimento delle dimensioni e risulta anche un po’ enigmatica (a qualcuno ricorda persinoL.O.V.E., il “dito” di Cattelan davanti alla Borsa).
Concludiamo questo breve incontro con le statue contemporanee di Milano con due opere: Danza, in piazza Amendola e Gesto per la Libertà, in piazza Conciliazione. “Danza”, donata nel 2006 al Comune da una casa farmaceutica, è realizzata con sbarre di metallo dipinte di giallo. Qualcuno l’ha soprannominata “il ragno morente” e, in effetti, ricorda un po’ un insetto gigante di qualche film di fantascienza di serie B. E’ situata nel quartiere Fiera, allora in fase di trasformazione in CityLife. Questa Danza è forse una metafora di alcuni cambiamenti della nostra città?
A poche fermate della linea rossa della metro, in piazza Conciliazione, si trova, dal 1981, l’opera, “Gesto per la Libertà” di un famoso artista milanese, Carlo Ramous, autore di altre sculture in spazi urbani della nostra città. Realizzata in acciaio brunito, è situata al centro di una aiuola tra i palazzi della bella zona. Come molte sculture moderne non è di immediata comprensione e lascia a chi guarda l’interpretazione dell’opera, che risulta piuttosto enigmatica… In fondo, un gesto di libertà…
Spettacolare! Abbiamo visitato di recente “Dal Cuore alle Mani”, la mostra a Palazzo Reale dedicata alla creatività di Dolce & Gabbana, i due stilisti nati artisticamente a Milano e che ora partecipano ad alcuni restauri di questo edificio storico. Ve ne diamo un piccolo assaggio come invito per andare a visitarla prima della sua chiusura, prorogata, visto il grandissimo successo, fino al 4 agosto.
Dal Cuore nascono le idee e la passione per il proprio lavoro; le Mani sono lo strumento con cui prendono forma e si realizzano abiti che sono vere e proprie opere d’arte.
Questa mostra, che tra poco girerà il mondo, è un omaggio all’Italia, alla sua cultura, alle sue tradizioni e alle sue eccellenze, anche nel campo della moda e dell’alto artigianato tessile.
I costumi esposti, suddivisi in diverse sezioni, ci parlano di arte, di teatro, di musica, interpretati dalla creatività dei due stilisti; in questo percorso sono presenti anche installazioni immersive e coinvolgenti e diverse opere d’arte digitali.
Una sezione della mostra è dedicata alla Sicilia, terra natale sempre presente nel cuore di Dolce & Gabbana. Accanto all’indimenticabile atmosfera del Gattopardo, c’è tutto il colore e il folklore dell’isola.
Tutte le creazioni presenti sono realizzate da maestri artigiani: modelli, drappeggi, pizzi, passamanerie ci vengono offerti anche durante la lavorazione. Il giovedì e il venerdì pomeriggio, dalle 16 alle 18, sono infatti presenti anche i sarti della maison.
In questa mostra c’è spazio anche per il futuro con l’immagine di un robot accanto a una dolce damigella del passato… Il presente siamo noi, qui e ora, che vediamo quanta bellezza possa nascere dal Cuore e dalle Mani.
Palazzo Citterio, splendido edificio storico nel cuore di Brera, non avrebbe potuto avere un’anteprima di apertura più scintillante di questa: ospitare la mostra “Masters of Light”, organizzata da Swarovski per celebrare i quasi 130 anni del brand.
Questo palazzo del Diciottesimo secolo venne acquistato dallo Stato nel 1972 per ospitare l’esposizione di arte moderna della vicina Pinacoteca di Brera, ma diverse lungaggini lo hanno finora ritardato. Ora, fresco di restauro, in attesa dell’inaugurazione ufficiale prevista per il giorno di Sant’Ambrogio, offre la sua location, ricca di fascino e di classe, per mettere in luce la creatività e “saper fare” della Maison austriaca dei cristalli.
Una sala ricostruisce la storia della famiglia Swarovski che, con Daniel, portò la lavorazione del cristallo di Boemia ai massimi splendori anche con innovazioni tecniche.
Nel corso di oltre un secolo, la Maison ha collaborato con l’alta moda, lo spettacolo e il cinema.
Swarovski ha vestito di luce le più grandi attrici di ieri e di oggi. Come non ricordare l’abito della splendida Marilyn per il compleanno di JFK? La sua immagine resta, indimenticabile, nella storia del secolo scorso.
In questa mostra sono esposti alcuni abiti indossati da iconiche star impreziositi da cristalli luminosi come pietre preziose.
Anche gli accessori, creati da famose case di alta moda, brillano e fanno spettacolo.
Alcuni sembrano usciti da un libro di fiabe… e lo sono! Ecco le scarpette di cristallo create per la Cenerentola Disney del 2015 e quelle rosse, irresistibili, indossate nel “Mago di Oz”.
In un bel salone che presto ospiterà opere d’arte moderna, troviamo una creazione dove piovono cristalli come gocce di pioggia, quasi a celebrare la preziosità dell’acqua. Spettacolare!
La Swarovski crea anche gioielli con cristalli colorati, trattati come pietre preziose, quasi un mondo magico tutto luccicante.
Infine, entrando nel bel giardino di Palazzo Citterio, tra alberi secolari e piccoli pappagalli nascosti tra le fronde, possiamo fermarci tra i tavolini e i colorati salotti del Temporary Cafè di Carlo Cracco, gustando qualche specialità dolce o salata oppure regalandoci un buon caffè… Ed è subito vacanza!
Questa mostra è aperta fino al 14 luglio con ingresso gratuito (cosa rara di questi tempi!) su prenotazione. Non manchiamo!
Appena usciti da quel labirinto di misteri e di enigmi che è l‘Ultima Cena, iniziamo un piccolo gioco alla ricerca dei “nasoni” che compaiono su alcuni edifici della nostra città lungo il percorso delle linee 1, 2 e 3 della metropolitana.
I “nasoni” sono stati realizzati, anni fa, per rilevare eventuali movimenti degli edifici dovuti agliscavi della metropolitana. Ora sono obsoleti; per le linee lilla e blu, infatti, sono stati usati altri sistemi e i nostri nasoni sono diventati curiosità (piuttosto brutte!) destinati prima o poi a scomparire o a diventare oggetti vintage.
Per iniziare la loro ricerca, siamo partiti dalla Galleria. Li abbiamo scovati accanto ai negozi glamour del nostro Salotto.
I nasoni amano forse lo shopping? Sembra di sì; questo, ad esempio, si trova sul palazzo della Rinascente, mentre un altro fa capolino trapiazza del Duomo e la trafficata via Orefici. Trovarlo non è facile, ama il gioco a nascondino… è un indizio.
Altri nasoni si sono appostati in corso Garibaldi e la loro ricerca ci porta anche a guardare il Teatro Fossati e la splendida basilica di San Simpliciano.
E all’Isola? Qui è tutto cool, ma il nostro nasone ama la cultura e la storia; eccolo accanto alla Casa della Memoria.
Cercandoli in giro per la città si fanno scoperte o riscoperte molto interessanti. Se al Castello è difficile trovarli, mimetizzati tra le antiche pietre, quelli suPalazzo Reale sono in bella vista.
Durante la caccia ai nasoni, abbiamo incontrato una chiesa che il 28 giugno compirà cento anni. Anche se la sua storia è iniziata ben mille anni fa e, nel corso del millennio, è stata fatta e rifatta diverse volte: San Pietro in Sala, in piazza Wagner.
Il primo documento che fa riferimento a questa chiesa risale al 1028 e racconta della donazione, in questa zona, di un terreno e di una cappella al monastero di Sant’Ambrogio da parte di un certo Ottone, un religioso, e di una ricca e devota vedova, Raidruda, in cambio di preghiere di suffragio. Milano, nel corso dei secoli, via via si ampliava e anche la chiesa diventava più grande. Chi volesse conoscere la sua storia, che è anche storia di un luogo e di una comunità coi suoi bisogni, può acquistare in sacrestia l’attento e ben documentato libro di un sacerdote di questa parrocchia e visitare anche la bellissima cripta sotto l’altare.
Ecco alcune immagini di questa chiesa e dei soffitti decorati della cripta che oggi ospita anche una scuola di danza.
Mentre lasciamo questa parrocchia, salutiamo anche il nasone che ci guarda da una colonna e che ci ha attirato, cercandolo, fino qui, facendoci conoscere un altro capitolo della storia di Milano.
Terzo gruppo: Giovanni (Bilancia), Giuda (Scorpione) Pietro (Sagittario). Sono i personaggi più importanti tra gli Apostoli.
Giovanni. E’ il discepolo prediletto, al quale Gesù affiderà la propria madre. Contrariamente alla tradizione, secondo la quale nell’Ultima Cena viene rappresentato appoggiato al petto di Cristo, qui se ne allontana, forse richiamato da Pietro a cui sembra voler dare ascolto chinando il capo verso di lui. Forse gli sta chiedendo se conosce il nome del traditore? Giovanni, in effetti, non sembra stupito dalle parole di Gesù, ma è quasi consapevole del prossimo sacrificio. Le figure di Gesù e di Giovanni formano quei famosi triangoli che faranno pensare ad alcuni a “calice” e “lama”, simboli dell’energia femminile e maschile, se Leonardo avesse voluto rappresentare nel viso dolce e glabro di Giovanni, quello, invece, di Maria Maddalena, sposa di Gesù.
Il segno della Bilancia ha fatto pensare, ad alcuni, al periodo in cui la terra si prepara alla semina per il futuro raccolto. E’ anche il segno dell’equinozio d’autunno, armonia ed equilibrio tra giorno e notte. Le mani di Giovanni sono calme e conserte; questo disegno preparatorio di Leonardo è particolarmente significativo.
Giuda. La sua figura è oscura, in ombra, non toccata dalla luce. Nel trattato sulla pittura,Leonardo aveva scritto: “la luce non può mai cacciare in tutto l’ombra dei corpi”. Questo pensiero va oltre la pittura? Contrariamente alla tradizione, Giuda è seduto accanto agli altri Apostoli e si sovrappone in parte alla figura di Pietro (che rinnegherà tre volte il Maestro). Il corpo di Giuda va all’indietro, come fisicamente colpito dalle parole di Cristo; entrambe le mani sono contratte come artigli (Scorpione?). Con la mano destra stringe la sacchetta dei denari (era, peraltro, il tesoriere degli Apostoli), l’altra va verso il piatto dove, secondo i Vangeli (Mt. 26,23), intingerà il pane con Gesù, adempiendo alle parole del Maestro.
“C’è del buono in lui?” ci chiediamo parafrasando Star Wars. Papa Benedetto XVI scrisse che la “sorte eterna” di Giuda, che si è pentito (Mt. 27,3-4) ma che, distrutto da un rimorso senza speranza, si è tolto la vita, resta un “mistero” e che “spetta solo a Dio, nella sua infinita Misericordia, misurare il suo gesto”.
Pietro. Vicinissimo a Giovanni, i due sono profondamenti diversi. Mentre Giovanni è composto, Pietro è irruento, reattivo, forse il più dinamico dei presenti. Leonardolo raffigura di profilo; una mano punta verso Giovanni (arco e freccia del Sagittario?), con l’altra (con un movimento così contorto da far ritenere a qualcuno che il braccio appartenga a un quattordicesimo personaggio poi cancellato) brandisce un coltello. Questo movimento compare, però, in disegno preparatorio di Leonardo conservato a Londra. Sappiamo che poche ore dopo taglierà un orecchio a Malco, servo del Sommo Sacerdote, per opporsi all’arresto di Gesù. La Chiesa sarà dunque affidata all’Apostolo più combattivo?
Quarto gruppo: Andrea (Capricorno), Giacomo il Minore (Aquario), Bartolomeo (Pesci). Rappresentano gli ultimi tre segni dello Zodiaco.
Andrea. Fratello maggiore di Pietro, è un uomo piuttosto anziano. Di lui ci colpiscono soprattutto le mani, chiarissime, con le dita divaricate, rivolte verso di noi come una barriera, in un atteggiamento netto di discolpa, come a respingere ogni accusa. Appare sicuro, completamente diverso da Filippo, simbolo del Cancro, segno opposto al Capricorno. Gli è accanto Giacomo il Minore. Parente (o forse fratello – come nei Vangeli di Matteo e Marco) di Gesù, al quale, nel dipinto, assomiglia molto. Con un braccio aggira da dietro Andrea e la mano sembra cercare di trattenere Pietro. L’altra, invece, è vicinissima a quella di Andrea, come sono vicine quelle di Simone lo Zelota e di Giuda Taddeo. Il braccio teso di Giacomo, come quello di Matteo, di fatto crea continuità e lega i gruppi degli Apostoli tra loro. Infine Bartolomeo, figura in blu scuro (come il mare?) è personaggio forte, virile, con abiti romani. Si appoggia con entrambe le mani al tavolo per protendersi verso Gesù e capire meglio. Alcuni vedono nella posizione dei piedi dell’Apostolo e nelle sue braccia aderenti al corpo, la raffigurazione di un pesce.
Questo lungo viaggio all’interno dell’Ultima Cena si interrompe. La meta, comprendere questo misterioso capolavoro, inseparabile dalla nostra città, non è certo raggiunta. A tutti “Ultreia et Suseia” (“Avanti e più in alto”) come il saluto che si scambiano i pellegrini del Cammino di Santiago.
L’Ultima Cena, realizzata in oltre tre anni (1495-98/99), con una tempera “sbagliata” su una parete soggetta all’umidità, durò meno della vita di un uomo. Infatti, già nel 1566, il Vasari scriveva che “… non si scorge più, se non una macchia…”. Dopo di allora, molti hanno “provato” a rovinare per sempre questo capolavoro (restauri inadatti, bivacchi di soldati, che lo hanno persino utilizzato come bersaglio per armi da fuoco, l’apertura di una porta da parte degli stessi frati, infine le bombe della seconda guerra mondiale); altri, invece, per fortuna, sono riusciti a farlo rivivere con un appassionato restauro (Pinin Brambilla Bercilon).
Oggi il Cenacolo, fragile nella sua grandiosità, è ancora lì che ci ammalia, carico di significati reconditi e di misteriosi messaggi.
La cena. I dodici Apostoli sono intorno ad un tavolo (forse di dimensioni troppo piccole per tutti), ricoperto da una tovaglia bianca e azzurra, con piatti, bicchieri di vino e del cibo, tra cui alcuni pani (qualcuno ha ipotizzato che siano disposti come le note di uno spartito). Siamo al termine di una cena di festa, la Pasqua ebraica, e tutti gli “attori” di questa rappresentazione sono colti appena dopo il colpo di scena: le parole di Gesù: “Uno di voi mi tradirà”.
Molti studiosi hanno cercato di interpretare il significato del numero dodici. Per alcuni questo è il numero delle Tribù di Israele, in quella terra ancora oggi così martoriata.
Per altri studiosi gli Apostoli sarebbero dodici come i mesi dell’anno suddivisi, a gruppi di tre, nelle quattro stagioni, il ciclo del tempo. Altri ancora hanno ipotizzato che ad ogni Apostolo corrisponda un segno zodiacale che ruota attorno al sole, Gesù e che, inoltre, ciascuno, attraverso il linguaggio del corpo, mostri il temperamento tipico di quel segno. Questa tesi è stata anche suffragata da un critico come Giulio C. Argan che ha scritto: “…è assai più di un’ipotesi suggestiva. L’Ultima Cena è costruita secondo un preciso ordine astrologico e numerologico.”. Un altro critico, il sacerdote Claudio Doglio, afferma che Leonardo è riuscito “a inserire l’uomo in una dimensione cosmica, per far riferimento a tutto l’anno e, addirittura, all’astronomia o, meglio, all’astrologia”. Ne è scaturito un dibattito tra favorevoli e contrari.
L’ipotesi “Zodiaco” potrebbe trovare riscontro anche negli studi di Leonardo sull’astrologia e sugli antichi saperi mediati da umanisti fiorentini, come Marsilio Ficino, e poi da docenti dell’Università di Pavia come Fazio Cardano. “Non volge retro, chi a stelle è fiso”, il sogno di Leonardo fu, peraltro, sempre quello di andare oltre, verso il cielo, comunque lo si voglia interpretare.
Gli Apostoli. Come scossi da un colpo di vento improvviso, sembrano ondeggiare formando quattro gruppi, di tre figure ciascuno, posti in modo simmetrico (due gruppi per parte) ai lati di Gesù. La scena va letta da destra verso sinistra, in senso antiorario, come nella scrittura ebraica e come, peraltro, scriveva anche Leonardo.
Primo gruppo. Simone lo zelota (Ariete), Giuda Taddeo (Toro), Matteo (Gemelli). Sono i primi tre segni dello Zodiaco.
Simone lo zelota, uomo anziano, sta discutendo con Giuda Taddeo (che sembra l’autoritratto di Leonardo), e anche le loro mani sembrano partecipare ai loro ragionamenti; i due Apostoli saranno poi insieme anche nel momento del martirio. Il giovane Matteo sta ascoltando quello che dicono o, forse, sta richiamando la loro attenzione alle parole del Maestro? Matteo è un bel giovane, un pubblicano, un esattore delle tasse per conto dei Romani, perciò considerato “nemico” da parte degli zeloti. Forse Leonardo e il priore Bandello vogliono dirci che Gesù è venuto per tutti, senza distinzioni? Da notare anche che Matteo non guarda verso Gesù, il suo viso è rivolto verso Simone e Giuda Taddeo, le sue mani, invece, verso il centro. Rappresenta forse una costellazione doppia come quella dei Gemelli?
Secondo gruppo. Filippo (Cancro), Giacomo il Maggiore (Leone), Tomaso (Vergine). Rappresentano molto bene nei gesti e nelle emozioni le diversità dei personaggi, ognuno dei quali sembra a sè stante.
Filippo si è alzato, sconvolto, unico tra gli Apostoli che porta le mani al petto, verso se stesso (gli “zodiacisti” parlano di chele), forse chiedendosi se, magari senza saperlo, possa essere lui il traditore e interrogandoci sulla consapevolezza del bene e del male. Giacomo il Maggiore, fratello di Giovanni, spalanca le braccia, creando un vuoto accanto al Maestro e impedendo, di fatto, agli altri di avvicinarsi. Tomaso passa quindi dietro di lui e Filippo cerca spazio scattando in piedi. Una folta capigliatura (una criniera?) circonda il volto di Giacomo, dove traspaiono sorpresa e ira. A lui è dedicato il Cammino di Santiago di Compostela, che ha richiamato, e richiama, milioni di pellegrini. Che sia un trascinatore come il “Leone”? Tomaso è tipicamente rappresentato dal dito che poi, per credere alla Resurrezione, vorrebbe mettere nelle ferite di Gesù. La sua mano si staglia, chiara, contro la parete scura. Vuole sapere, toccare con mano prima di credere, cercare chiarezza nel buio, controllare di persona. Temperamento da Vergine?
Oggi questo oscuro eroe, senza superpoteri, ma con umanissime ossessioni, grandi doti fisiche e intellettuali, sconfinate ricchezze e uso di avveniristiche tecnologie, compie 85 anni. Era apparso, infatti, per la prima volta nel fumetto “Detective comics” numero 27 del maggio 1939, poco prima del buio della seconda guerra mondiale.
C’è anche un po’ di una lontana Milano in lui; infatti Leonardo, proprio nella nostra città, aveva studiato le ali del pipistrello, unico mammifero capace di volare, al quale si sono ispirati gli autori del fumetto.
Leonardo aveva immaginato anche macchine volanti impossibili per i suoi tempi, ma che oggi sono realtà, non solo per Batman.
Ti facciamo tantissimi auguri, Batman, ora che sta scendendo la sera!
Passeggiare tra i fiori e le piante di Orticola non è solo un piacere, ma è anche riflettere sulla bellezza e sul grande dono che abbiamo davanti agli occhi: la Natura che ci ospita.
Orticola, la tradizionale mostra-mercato di piante, ci offre bellezza, colore, biodiversità fatta di fiori. Dietro questa manifestazione ci sono passione e lavoro di tante persone. Ogni pianta e ogni fiore, per crescere e sbocciare, hanno bisogno di amore, cure, attenzioni tutti i giorni, sempre… proprio come fanno le mamme. A tutte le mamme di ieri, oggi e domani, grazie con un fiore colto ad Orticola.
Riprendiamo il nostro viaggio nel microcosmo umano dell’Ultima Cena guardando i personaggi colti nel momento successivo alle parole di Gesù “uno di voi mi tradirà”. Ognuno è diverso dall’altro ed esprime le proprie emozioni e la propria personalità attraverso l’espressione del volto, la postura, il movimento delle mani. In un istante, l’Io dei personaggi si rivela e forse un po’ anche quello di ciascuno di noi che cerchiamo di capirli.
Gesù. Al centro della scena, si trova, solitaria, la figura di Gesù, sul cui volto convergono le linee di fuga del dipinto: è in Lui la nostra prospettiva? Sopra il suo capo sembra esserci traccia del foro di un chiodo da cui, forse, potrebbero essere partite le corde per indicare le linee prospettiche di tutto il dipinto
Contrariamente alla tradizione, non c’è aureola, ma è la luce stessa del giorno che sta calando a illuminare il suo capo. O da lui che si diffonde la luce di questo giorno che va verso la fine? Occhi e bocca sono socchiusi, il volto immerso nel dramma del prossimo sacrificio, ma quasi sereno nella sua accettazione. Il Vasari scrive che il viso di Gesù venne dipinto per ultimo e lasciato volutamente “imperfetto” perchè era impossibile dipingere “quella bellezza e celeste grazia… de la divinità incarnata”.
Osserviamo le sue mani, che hanno posizioni quasi contrastanti: la destra esprime tensione, sembra quasi contratta e ci ricorda quella di Maria nella prima versione della Vergine delle Rocce; la sinistra è aperta, col palmo rivolto all’insù ed è accostata a un pane e a del vino.
Seguendo la tradizione bizantina, Gesù indossa una tunica rossa e un mantello blu, simboli rispettivamente della sua natura umana (rosso) e divina (blu). I gesti delle mani sembrano seguire la simbologia di questi colori. La destra, che esce dalla tunica rossa, appare tesa, quasi a dover prendere qualcosa di pesante e grave (natura umana); la sinistra, invece, dalla parte del blu, rivela l’offerta e l’accettazione del proprio sacrificio (natura divina).
Guardiamo anche la mano destra di Gesù e la sinistra di Giuda, così lontane e così vicine, si stanno avvicinando allo stesso piatto: “Colui che ha messo con me la mano del piatto, quello mi tradirà” (Mt. 26,23).
La risposta alle parole di Gesù, che hanno sconvolto gli apostoli, era già lì, sotto gli occhi di tutti. Grande Leonardo e grande anche il priore teologo di Santa Maria delle Grazie che seguiva incessantemente il lavoro del Maestro! Prossimamente guarderemo le mani degli Apostoli…