Quattro passi al “Darsena Christmas Village 2015”

È il primo Natale della Darsena rimessa a nuovo e anche Santa Claus non poteva lasciare Rovaniemi senza venire a vederla.

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L’albero, posto sulla sponda, ci guida verso il cuore del villaggio.

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Riparata da un piccolo bosco c’è la casetta di Babbo Natale e, non a caso?, accanto si trova lo stand della Coca Cola, alla quale egli deve il suo look tutto rosso.

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Questa è la parte più bella dell’allestimento natalizio sulla Darsena. Anche Babbo Natale deve essere rimasto colpito dai Navigli, dalla loro atmosfera così milanese, dolce, piena di nostalgia, ma nel contempo vivace, giovane, ricca di vitalità ed energia.

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Così, lasciata per un po’ la neve del suo villaggio nordico, guida le renne su una slitta d’acqua, navigando sulla Darsena.

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A volte, per fare un po’ di sport e mantenersi in forma in vista delle grandi fatiche che lo aspettano, fa anche un po’ di canoa, come è tradizione in questa nostra città di acque, o pattina sulla pista di ghiaccio allestita sulla Darsena.

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Attraversiamo il ponte e scendiamo sull’altra sponda, dove sfilano le casette di legno ormai tipiche del paesaggio urbano di Milano nel periodo natalizio.

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Non sono molte e vendono soprattutto prodotti alimentari. Lo spazio è tanto e questa seconda zona del Villaggio sembra un po’ vuota.

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Passeggiando lungo questa sponda, fermiamoci un attimo a guardare il ponte dello Scodellino, dove il Naviglio Grande si immette nella Darsena. Era chiamato così, forse, perchè un tempo i barcaioli qui pagavano il pedaggio mettendo una moneta in una ciotola.

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Secondo un’altra versione, invece, con uno “scodellino” facevano carburante umano bevendo qualcosa  in un’osteria all’altezza del ponte. Ancora oggi, in quest’angolo tra il Naviglio e la Darsena, c’è un locale.

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Continuiamo la nostra passeggiata: non ci sono molti posti liberi a sedere in Darsena, che sembra fatta soprattutto per camminare. Il bar del mercato rionale ci offre una sosta.

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Con altri quattro passi raggiungiamo quella sorta di villaggio street food realizzato verso piazza XXIV Maggio.

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Vi si trova di tutto, tra mini truks, ape e bancarelle. Una quindicina di furgoncini offre specialità regionali molto diverse: panini, dolci, persino una pizza col forno a legna, caldarroste.

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Se abbiamo già fatto merenda, qui o altrove, facciamo ancora i nostri passi insieme fino al ponte che permette di vedere i Navigli illuminati a festa.

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Chissà se Babbo Natale è rimasto affascinato dai Navigli, abbracciati stretti stretti alla nebbiolina, come innamorati?

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Qualche passo ancora e possiamo prendere il barcone che fa il giro dei Navigli pieni di luce.

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Per informazioni su orari e percorso:

http://www.naviglilombardi.it/navigare-a-dicembre/?current_month=11&current_year=2015&type=

È la zona della movida, delle ore piccole, ma anche Babbo Natale vive la Notte!

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Al prossimo anno…

Porta Ticinese: “la Via delle Tre Porte”

Lasciata la piazza di Sant’Eustorgio, ci incamminiamo lungo il corso di Porta Ticinese per raggiungere la Basilica di San Lorenzo, con il suo colonnato, ed il Carrobbio.

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Tralasciamo per ora l’altro collegamento tra Sant’Eustorgio e San Lorenzo, il Parco delle Basiliche, perchè talmente pieno di storia, roghi di streghe ed eretici, pene capitali, da dover essere scoperto in un momento a parte.

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Veduta aerea del Parco delle Basiliche, fra le due chiese

Attraversiamo il corso e subito incontriamo, al numero 98, il luogo dove era situato il carcere, la cosiddetta “Garzeria”, a ridosso del Tribunale dell’Inquisizione, con le sue storie di sofferenze e di “umana” giustizia.

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Subito accanto, percorriamo il vicolo Calusca, l’origine del cui nome è tuttora incerta. Forse qui abitava un’antica famiglia Lusca o c’era una casa Losca, probabilmente casa di appuntamenti?

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Dove ora c’è uno slargo con belle case, si apriva una serie di vicoli malfamati; qui un tempo c’erano i locch, piccoli delinquenti, la ligera (oggi potremmo chiamarla microcriminalità) o, secondo un’altra interpretazione, chi possedeva solo indumenti leggeri, inadatti al clima rigido, i “poveretti”, i “Miserabili di Milano”.

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Qualche piccola curiosità: in questa zona sono nati, ai primi del Novecento, la Compagnia del Fil de Fer, una banda di scassinatori ed il Trinciato Marciapiede, tabacco recuperato dai mozziconi gettati per terra e riutilizzato oppure tabacco di contrabbando nascosto nei tombini.

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Forse il soprannome di “Porta Cicca” nasce da qui, oppure potrebbe essere di origine spagnola: chica intesa come porta piccola, oppure ragazza di antico mestiere.

In queste vie erano frequenti le figure delle sparagandolitt, prostitute che mangiavano ciliegie aspettando i clienti e che ne sputavano i noccioli per terra.

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Non dimentichiamo che vicino c’è la Darsena, allora importante porto di Milano, con tutto il traffico di merci e di varia umanità.

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Milano non ha il grande fiume come tante altre città, ma le acque, tantissime, scorrono sopra e sotto il suo territorio e anche la rete dei Navigli era molto estesa.

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Porta Ticinese prende il nome dalla città di Ticinum, oggi Pavia. Ma quale Porta Ticinese? In effetti in questa zona di porte ce ne sono ben tre, segno del progressivo espandersi di Milano durante i secoli.  Più esterna è quella dei Bastioni Spagnoli, in piazza XXIV Maggio, poi quella comunale, alle Colonne di San Lorenzo, e infine quella romana al Carrobbio.

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la porta spagnola

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la porta comunale

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le mura romane e le porte

 

Raggiungiamo la porta comunale, oggi impacchettata per i lavori di ristrutturazione, cercando qualche elemento rimasto inalterato nel tempo: al numero 22 c’è un vecchio portone decorato con una conchiglia, che sembra sorreggere un delizioso balconcino rococò; sul portone un tempo c’era l’immagine di una donna, che ora ha acquisito le sembianze di uno spettro.

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Infatti in questo corso scritte colorate e immagini spesso si rinnovano tra le vetrine e le saracinesche dei locali e dei negozi di tendenza…

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p Ticinese

p Ticinese

Sorprendono   i muri espressivi o da leggere e i portoni simili a block  notes  di pensieri o di idee.

p. Ticinese

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scritte sulle saracinesche

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Una forma originale di street poetry!

Per saperne di più:
Clicca qui

Se vi è possibile entrate nei vari portoni di queste case: troverete spesso un mondo inaspettato

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Al numero 18, ad esempio, un piccolo portale del Settecento introduce ad un corridoio “condominiale” con colonne e capitelli, forse del Quattrocento.

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Non perdete anche, al numero 44, un grazioso poggiolo spagnoleggiante.

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Arriviamo, infine, alle Colonne che delimitano la piazza di San Lorenzo (è una Basilica assolutamente da vedere).

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Sono lì, sopravvissute a vari incendi (probabilmente il primo è stato quelle delle dea Cibele, forse nell’odierna piazza Santa Maria Beltrade), poi alla furia distruttrice di elementi come Attila, Uraia, il Barbarossa, ai restauri, ai vari interventi urbanistici, ai bombardamenti e persino alle vibrazioni dei tram, che vi sono sempre passati accanto.

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Le testarde colonne sono ancora in piedi, a reggere il peso della trabeazione che poggia sopra di esse. Ma quante sono? Non è facile, come sembra, contarle.

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Raggiungiamo ora la terza porta, quella romana, al Carrobbio. Leggiamo intanto i nomi delle vie qui attorno, via Arena, via Gian Giacomo Mora: ci parlano di spettacoli gladiatori e di combattimenti, oppure ci rimandano ad uomini torturati e uccisi per delitti mai commessi come l’untore, ricordato dal Manzoni nella Storia della Colonna Infame, che abitava proprio qua.

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Nello spazio all’angolo tra corso di Porta Ticinese e via G. G. Mora, un suggestivo monumento di fronte alla targa commemorativa ci fa memoria di quanto accaduto.

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Anche in questa via resistono segnali del passato, da scoprire quando i portoni sono aperti.

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Ed eccoci al Carrobbio, cerchiamo l’antica porta romana. Dov’è? Che abbia a che fare con la Torre dei Malsani?

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Cominciate da qui. Buona ricerca!

Soluzione alla domanda: Quante sono le colonne di San Lorenzo? 

Le colonne grandi sono 16, ma ce n’è una, piccola, sopra l’arco della trabeazione, che regge una croce; in totale sono 17!

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Il mercato rionale di Porta Ticinese: acquisti e street food.

Andiamo al mercato a fare un giro? È sempre un piacere, ora come un tempo, passeggiare tra le bancarelle alla ricerca di qualcosa di buono o di bello, nella speranza di trovare chissà quale tesoro.

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I mercati sono sempre di attualità, anche per il loro sapore un po’ retrò e per le possibilità di scambiare quattro parole con la sconosciuta che sta guardando la stessa bancarella.

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Esistono mercati di zona, di feste di via, mercatini di piccolo antiquariato, di fiori e così via.

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fiera di S. Angelo

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mercatino dei Navigli

Infine ci sono i mercati rionali coperti, una sorta di proto-supermercato dove sono concentrati banchi di diverse tipologie di prodotti.

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mercato coperto piazza Wagner

Oggi vogliamo provare, e proporvi, qualcosa di insolito: mangiare al mercato. Un po’ perplessi? Andiamo al nuovo mercato rionale di piazza XXIV Maggio e proviamo il suo street-food.

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Questa nuova costruzione, in vetro e acciaio verde, ha preso il posto del vecchio mercato rionale in una zona da sempre centro di scambi commerciali (sembra che addirittura qui ci sia un mercato dal 1574, ai tempi del Cardinale Federigo Borromeo)!

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il vecchio mercato

Tutta la zona è in pesante rifacimento, nell’ambito del progetto riqualificativo della Darsena, in vista dell’Expo.

https://www.facebook.com/video.php?v=260803007377019

Questi lavori hanno già acceso non poche discussioni ed in effetti tutta la zona è ancora un cantiere, a pochi mesi dall’Expo, con i disagi ed i percorsi obbligati che certamente non agevolano la mobilità e l’accesso al mercato.

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Accanto a questa struttura, che ha al suo interno una ventina di punti vendita, ci sono, all’esterno, undici “box”, con banchi direttamente su strada, una via di mezzo tra bancarelle in muratura e piccoli negozi senza vetrina.

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Al mercato manca ancora una vera insegna e non c’è parcheggio. Chi è sportivo può andarci in bicicletta!

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Gli orari sono un po’ stretti per chi lavora e per chi vuol farsi uno spuntino:

lunedì: 08:30 – 13:00
dal martedì al venerdì: 08:30 – 13:00 e 16:00 – 19:30
sabato: 08:30 – 13:30 e 15:30 – 19:30
chiusura: domenica

Di contro c’è il rapporto diretto col negoziante, come nelle piccole botteghe, che ci può consigliare e aiutare in base alle nostre esigenze.

Ci si trovano in generale prodotti degli altri mercati rionali, con qualche escursione in più nei sapori etnici, specialmente sudamericani, a prezzi non da boutique esotica.

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Ci ha incuriosito un banco di macelleria, che, oltre a vendere, “cucina” e “insegna a cucinare”. Ve ne proponiamo menù e prezzi; sono piatti delle tradizioni popolari italiane…Venerdì e sabato è aperta fino alle 22.00

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http://www.scattidigusto.it/2014/08/22/milano-macelleria-popolare-mangiari-di-strada/

In questo mercato per ora solo la “Macelleria Popolare” offre mangiari da strada. Siamo ancora lontani dalla Boqueria di Barcellona, dai chioschi di Berlino o, anche più vicino a noi, dai mercati di Genova, dove esistono più scelte gastronomiche.

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Berlino

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Boqueria

Genova centro - il mercato orientale

Genova Mercato orientale

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Genova Mercato del Carmine

È comunque un’idea quella di mangiare al mercato, camminando e magari facendo anche la spesa, per chi è stufo dei vari Master chef ed ha voglia di cibi più ruspanti.

Forse più vicino allo street-food è il Kiosko del pesce situato all’aperto, anch’esso recentemente ristrutturato, davanti alla fermata del tram. Chissà perchè non è stato accorpato al mercato, creando un unico “spazio dei sapori”?

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dopo la ristrutturazione

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dopo la ristrutturazione

Il pesce è fresco ed il chiosco gode dell’ottima fama conquistata in decenni di attività, in una posizione strategica, nel pieno della movida, all’inizio dei Navigli.

www.navigli.milano.it/il-kiosko-pesce-fritto

Si possono trovare fritti di pesce o altri piatti preparati dallo street-chef, detto Mr. Fish, o acquistare prodotti da cucinare a casa.

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 Il nostro “assaggio” dei mangiari da strada, purtroppo, è stato solo uno stuzzichino. Infatti una di noi ha preso un “topicco” proprio davanti al mercato ed è rovinosamente caduta (ahimè le trappole della pavimentazione di Milano!)
Grazie da queste righe al gentile venditore orientale di riso e scatolame per l’aiuto offerto.
snoopy
 
Ho tante cose da fare, non mi lascio spezzare! Ah Ah Ah!