I Templari c’entrano sempre… Itinerario DOC a Porta Romana (parte prima – via Orti)

Ancora una volta Milano ci lascia stupiti per le storie intriganti che, riservata e sorniona, custodisce.
L’idea iniziale per questo articolo era di fare quattropassi a Porta Romana per vedere l’ex “convento” di via Orti, diventato un mega progetto residenziale col nome di Horti, e il suo piccolo giardino da poco aperto al pubblico.

 

 

Abbiamo così scoperto una via vivacissima e l’antico passato di questa zona nella quale erano presenti i misteriosi Templari, monaci-guerrieri entrati nella leggenda. Cercheremo di scoprire le loro tracce rimaste a Milano nei prossimi articoli, in un itinerario DOC.

 

 

Andiamo con ordine partendo dalla toponomastica che, in questa ricerca, sarà una guida per ritrovare il passato sommerso che affiora qua e là, come una risorgiva nel sud della nostra città.

 

 

Via Orti. Non esiste un signor Orti o una gentile fioraia che abbiano dato il nome a questa via.
Via Orti si chiama così perché qui c’era un’area agricola appartenente al cosiddetto “Patrimonio di Sant’Ambrogio“, come venivano chiamati i terreni di proprietà dell’arcivescovado milanese. Parte di questi, in particolare, a suo tempo, erano assegnati ai Templari.

 

 

I terreni agricoli di questa zona erano extra-moenia, fuori dalla città di allora, ma poco distanti dalla Via Porticata, ora corso di Porta Romana, una delle strade principali di accesso a Milano.

 

 

Sono passati secoli e ora via Orti è stata riqualificata ed è un esempio di come la nostra città sappia crescere e trasformarsi pur riuscendo a conservare una solida concretezza tutta meneghina e una memoria storica da capire piano piano.

 

 

Si tratta di una via un po’ tante cose insieme: volti, attività e mestieri tutti diversi tra loro.

 

 

Molti negozi si trovano in case d’epoca che fanno di questa via quasi un piccolo borgo con angoli caratteristici difficili da trovare nel nostro centro storico; alcuni di questi negozi conservano le loro tradizioni, altri sono diventati bar e ristoranti più o meno di tendenza.

 

 

Le attività sono spesso artigianali, di grande gusto e qualità.

 

 

Non manca lo spazio dedicato alla cultura tradizionale con una grande libreria, ma cultura sono anche le botteghe storiche e i mestieri presenti in questo “borgo”.

 

 

Infine, dietro ad un vecchio portone, ci sono gli “Horti”, il nuovissimo centro residenziale, firmato De Lucchi, sorto al posto di un convento in disuso del quale si conserva la vecchia chiesa trasformata in SPA… per il benessere del corpo.

 

L’area faceva parte di un complesso religioso-assistenziale del quale è ancora attiva la Fondazione Moscati, per la cura delle persone anziane in difficoltà.

 

La nuova struttura residenziale ha cercato di mantenere un po’ di sapore antico con le persiane e alcuni giardinetti privati.

 

 

Davanti alla residenza è stato ricavato un piccolo giardino aperto al pubblico con qualche panchina e spazi verdi con erbe officinali e aromatiche, come era un tempo.

 

Per ora non sembra uno spazio vivace, forse manca ancora la gente… Perchè non andarlo a vedere magari con un libro sui Templari?

 

 

Nei prossimi articoli seguiremo le antiche tracce dei Templari e la loro tragica e misteriosa storia ci farà conoscere qualche altro tassello della nostra città.

A presto…

 

 

 

 

 

 

 

Un nuovo Museo d’arte: dagli Etruschi a Andy Warhol

Ci troviamo davanti alla Fondazione Rovati, nello storico palazzo di corso Venezia 52, dove, da qualche settimana, è stato inaugurato un museo con reperti etruschi e… non solo. Siamo, infatti, in un luogo e in una atmosfera di incontri tra antico e moderno che creano dialogo e movimento, il che fa di questo museo qualcosa di molto milanese.

 


Il luogo. Il palazzo sorge quasi al termine di corso Venezia, dove i neoclassici caselli del dazio di Porta Orientale e i Bastioni segnavano il confine tra la città, con l’elegante e nobile Corsia delle Carrozze, e il più vitale e popolare Borgo esterno con il Lazzaretto e l’odierno corso Buenos Aires.

 

 

Il Palazzo. Quattro telamoni sono i granitici custodi di questo edificio fatto costruire nel 1871 dal Principe di Piombino, dove anticamente si trovavano le ortaglie del convento dei Cappuccini di manzoniana memoria e dove poi era sorto il Teatro della Stadera.

 

 

La ricca borghesia imprenditoriale milanese, però, tra Ottocento e Novecento, cercava dimore eleganti per rendere più manifesto il proprio prestigio o comperando palazzi già esistenti o costruendone dei nuovi, come Palazzo Castiglioni, splendido esempio di Liberty milanese.

 

 

Nel palazzo del Principe di Piombino vennero poi via via ad abitare la famiglia Bocconi (quella della Rinascente e dell’università omonima), la famiglia Rizzoli, i Carraro… infine, nel 2015, passò alla Fondazione Rovati, il medico imprenditore farmaceutico, la cui statua ci accoglie nell’atrio come un buon padrone di casa.

 


Gli ambienti.
Il palazzo, già ristrutturato in precedenza, è stato recentemente ampliato e ridisegnato dallo Studio MCA di Mario Cucinella. Attualmente sono accessibili al pubblico, per il museo, i tre piani centrali.

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Piano Terra. Il grande ingresso (con biglietteria, shop museale, caffè/bistrot e accesso al ristorante del quarto piano) si apre su un bel giardino interno sul quale si affaccia anche un piccolo padiglione espositivo.

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Il piano terra è sempre accessibile liberamente al pubblico, anche senza visitare il museo. Perchè non fermarci per un caffè, magari seduti in giardino?

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Piano nobile. Questo piano museale colpisce anche per l’eleganza degli ambienti. Specchi, boiseries, camini, pavimenti perfettamente restaurati sono inseriti in locali ridisegnati e resi attuali anche attraverso i colori vivaci delle pareti.

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Le opere esposte spaziano e dialogano tra antico e contemporaneo (De Chirico, Andy Warhol…).

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Piano ipogeo. Questo museo offre un’esperienza culturale anche attraverso gli ambienti diversificati e spettacolari e le scelte architettoniche.

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Nella grande e sinuosa sala ellissoidale opere etrusche, esposte con grande eleganza su scaffali lineari, si alternano ad altre contemporanee in un rimando e contrasto continuo. Ecco alcune foto come invito alla visita.

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Le opere della Fondazione saranno esposte a rotazione. Si prevede per ottobre la presentazione, per la prima volta al pubblico, della Stele di Vicchio, una lastra di arenaria con la più lunga iscrizione etrusca su pietra, rinvenuta a Poggio Colla (FI) nel 2015.

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Questo museo, molto innovativo, dispone anche di una children’s room con laboratori didattici e, in un prossimo futuro, sarà aperto anche un altro piano per mostre temporanee e conferenze. Ci sono arte, storia, architettura e cultura: è un museo assolutamente da visitare!

A presto…

 

 

 

 

 

 

L’antico rito della “Nivola” in Duomo

Un lunedì pomeriggio di metà settembre in piazza Duomo: milanesi di corsa, indaffarati come sempre, turisti che passeggiano in attesa della Fashion Week, suoni della quotidianità… Lontano pochi passi persone raccolte intente ad ascoltare antichi salmi: nella nostra Cattedrale si sta celebrando lo storico rito liturgico della “Nivola” che conclude il Triduo dell’Esposizione ai fedeli del Sacro Chiodo della Croce.

 

 

Secondo la tradizione, questo Chiodo, insieme ad alcuni altri, venne rinvenuto a Gerusalemme da Sant’Elena e donato al figlio, l’Imperatore Costantino, come prezioso morso per il suo cavallo.

 

 

Andato perduto, venne poi ritrovato a Milano da Sant’Ambrogio presso la bottega di un fabbro che inutilmente cercava di lavorarlo. La reliquia venne collocata prima nella basilica di Santa Tecla e, quando questa venne demolita, nel Duomo. Era molto venerato dai milanesi, tanto che nel 1575 San Carlo lo portò in processione alla chiesa di Santa Maria presso San Celso, per invocare la fine della pestilenza.

 

La preziosa reliquia è custodita, in una teca di argento e cristallo di rocca, a oltre 40 metri di altezza sopra l’altare maggiore, sempre illuminata da una piccola luce rossa.

 

 

A metà settembre di ogni anno, però, (il 14 settembre si celebra la ricorrenza liturgica) il Sacro Chiodo viene posto su una sorta di “ascensore” con quattro sacerdoti e fatto scendere fino all’altare maggiore. Qui, in un Crocifisso dorato, è esposto alla venerazione dei fedeli.

 

 

Al termine del Triduo, con una solenne cerimonia, la “nivola” lo riporta, in una nuvola d’incenso, alla sommità della navata per un altro anno.

 

 

Questa “nivola” (forse ideata da Leonardo) fu dipinta da Landriani nel 1612 con angeli e cherubini avvolti in soffici nubi. Al termine della cerimonia viene poi avvolta in teli e collocata sopra una porta laterale del Duomo. E’ un vero peccato che la si possa ammirare solamente “in azione” da lontano e durante il rito.

 

 

Purtroppo abbiamo poche foto, un po’ “rubate” durante la funzione religiosa, ma, se lo desiderate, non mancate il prossimo anno a questo appuntamento, forse un po’ dimenticato, di fede e tradizione milanese.

A presto…

 

 

 

 

Una statua per Margherita, la scienziata delle stelle

Passato il torrido caldo estivo, il tempo cede via via alle sfumature dell’autunno, quando è piacevole passeggiare piano piano e guardare, magari con stupore, un particolare che ci era sfuggito. Oggi andiamo a fare quattro passi ai giardini, intitolati a Camilla Cederna, davanti all’Università Statale, dove si trova la bella statua dedicata recentemente a Margherita Hack nel centenario della sua nascita.

 

 

E la seconda statua a Milano che raffigura una donna, dopo quella di Cristina Belgioioso, eroina del nostro Risorgimento, nella piazzetta omonima.

 

Il viso della statua che rappresenta Marga (così veniva chiamata affettuosamente) è vero e poco tradizionale, come era lei. È segnato dalle rughe, senza ritocchi estetici e anche i capelli sono spettinati, “fai da te”, naturali. “Non conta come hai la testa, conta cos’hai in testa” diceva.

La moda non faceva per lei e i pantaloni della statua sembrano nascere dalla terra come dal vortice di una galassia piena di punti luminosi come stelle.

E c’erano le “stelle” anche dove nacque a Firenze il 12 giugno 1922. Infatti vide la luce in via delle Cento Stelle, vicino alle strade dedicate a Volta e a Marconi, quasi due scienziati come padrini. Sembrano segni premonitori per una bimba bionda, piena di energia e di curiosità, quasi autodidatta (andrà a scuola solo in quinta elementare, superando l’esame di ammissione), che giocava a fare l’aeroplanino per toccare il cielo.

I suoi genitori facevano parte della Società Teosofica Italiana, alla quale si ispireranno poi anche Maria Montessori e Rudolf Steiner, con le loro nuove teorie educative. Margherita crebbe amante della libertà e della natura, vegetariana per amore del pianeta; raccontava, sorridendo, di essere nata sotto il segno del gatto, animale indipendente e felice, coi quali visse tutta la vita.

 

Era profondamente innamorata del suo Aldo, conosciuto fin da bambina, col quale condivise felicemente l’intera vita. La loro unione era intessuta di complicità (forse perchè erano completamente diversi), di ironia, di risate. Raccontava che come pranzo di nozze avevano mangiato, loro due soli, i peggiori spaghetti della loro vita. Quando le chiesero cosa fosse per lei la felicità, guardando verso il marito, anziano e malato, rispose con tenerezza “Per me la felicità è stare con Aldo”. Un amore vero, non per i rotocalchi.

 

Da ragazza non fu certo solo studio, ma anche una grande sportiva: tifosissima della Fiorentina, amante della bicicletta, praticò atletica e salto in alto. Anche come scienziata voleva sempre “alzare l’asticella” della conoscenza. “Ogni risposta non è che il punto di partenza per un’altra domanda”

 

Dopo essersi laureata in Fisica nel 1945, iniziò a occuparsi delle stelle, anche con lunghi soggiorni all’estero. Pioniera nel campo dell’astrofisica in Italia, dedicò molti studi all’utilizzo dei raggi ultravioletti per osservare la nascita e la morte delle stelle. Infine fu chiamata a dirigere l’Osservatorio Astronomico di Trieste (prima donna ad avere questo incarico) che divenne un vivacissimo centro per studiosi, giovani ricercatori e studenti.

Margherita voleva, però, che tutti conoscessero le stelle. Partecipò quindi attivamente a diverse iniziative di divulgazione, a incontri nelle scuole, interviste, conferenze e persino spettacoli, scrivendo anche il testo di una canzone per il Festival di Sanremo.

 

Nella bella statua della scultrice Sissi, pseudonimo di Daniela Olivieri, Margherita fa il cannocchiale con le mani, come fanno i bambini che giocano e sognano guardando il cielo.

 

Abbiamo trovato questa sua foto; i suoi occhi sono vivaci, sorridenti e felici forse sono pieni di stelle, che raggiunse nel 2013.

A presto…

 

El Signurun, una statua d’altri tempi ci accoglie al Corvetto

Al Corvetto, in un quartiere “distante” dalle zone glamour ZTL o pedonalizzate che troppo spesso sembrano rappresentare l’unica immagine della città, c’è una statua, anzi una statuona, che pare protendersi verso la campagna: per i milanesi è El Signurun.

Si trova in via San Dionigi 6; alta circa tre metri, di cemento e graniglia, arrivata chissà come e da dove, fa parte della Milano semplice di un tempo.

Per la sua storia rimandiamo a un articolo di qualche anno fa “Il cammino dei Monaci – parte prima“Ne riparliamo oggi perchè El Signurun è stato rimesso a nuovo da privati dopo che già gli era stata riattaccata la mano danneggiata nel corso di lavori pubblici.

Questo Cristo Redentore ha il viso benevolo e la mano che benedice per accogliere chi arriva da Chiaravalle o anche il cammino di chi sta lasciando Milano.

Qui, confine tra città e campagna, non ci sono mai stati nè dazi nè mura; anzi, El Signurun si trova su un edificio a punta come la prua di una nave, alla confluenza di due strade, che unisce e non divide due realtà diverse.

Il piedistallo di questa statua è su un terrazzino di una casa viva e vissuta, tra palazzoni, parabole, tende provvisorie di plastica e scatoloni appoggiati all’esterno perchè magari in casa non c’è posto o si sta un po’ stretti. Sotto il terrazzino ci sono sempre candele accese; forse, siamo in un quartiere multietnico, sono preghiere e speranze di fedi diverse.

Non è una statua di grande valore artistico, ma è “vera”, un altro tassello da andare a vedere per “sentire” e continuare la forza e la fiducia che hanno portato avanti la nostra città.

A presto…

Un Ferragosto pieno di fiori

Per augurarvi Buon Ferragosto abbiamo scelto immagini di fiori visti al mare, in montagna, in campagna e nella nostra città.

 

Sono molto diversi tra loro come i momenti e le persone; alcuni sono semplici, altri eleganti, qualcuno strano.

 

A volte sono soli, a volte in gruppo, come accade agli umani.

 

Qualche pianta sembra stanca e si adagia al sole per riprendere energia e calore; un’altra riesce, nonostante tutto, a fiorire dalla roccia.

 

A tutti il nostro più affettuoso augurio di un Ferragosto sereno con un cocktail fra fiori, cielo e mare.

A presto…

Le creatrici di Diabolik, il Re del Terrore

Diabolik compie tra poco 60 anni e la nostra città lo celebra dedicando alle sue creatrici, le sorelle Giussani, a 100 anni dalla nascita di Angela, un giardino e dei bellissimi murales.

Il giardino è lo spazio verde che si trova in piazza Grandi, con panchine, qualche bell’albero, uno spazio giochi e alcune aiuole un po’ inaridite per la siccità.

 

È un altro giardino “in rosa” come quelli già dedicati a donne importanti per la nostra città (Ravizza, Guastalla, Cederna, Tebaldi…). Questo delle sorelle Giussani avrà anche qualche sfumatura noir del “re del terrore” che hanno creato?

Angela, donna “nuova” per il suo tempo (imprenditrice, con brevetto di pilota di aereo), dopo un passato da fotomodella, aveva sposato Gino Sansoni, direttore di una casa editrice, l’Astoria, con sede vicino a piazza Cadorna, e aveva lavorato con lui come redattrice.

 

Negli anni Sessanta si separò dal marito e dalla casa editrice madre e ne fondò un’altra, la Astorina, con la quale pubblicherà, insieme alla sorella Luciana, Diabolik, un personaggio “cattivo”, in calzamaglia nera, con occhi di ghiaccio e maschera, del tutto diverso dai personaggi “buoni” che andavano di moda allora.

Diverso il soggetto, diverso il formato del fumetto (solo cm 12 X 17), tutto in bianco e nero, differente il pubblico: Angela aveva pensato ad un tascabile di evasione per i pendolari, da leggere nel tragitto casa-lavoro. Forse la stazione Cadorna, vicina alla casa editrice, era stata di ispirazione.

 

Siamo agli inizi degli anni Sessanta nel periodo del boom economico; la società sta cambiando, il senso comune evolvendo, anche se ancora lentamente. E questo è il tempo in cui nasce questo personaggio che suscita scandalo e ammirazione. Diabolik, un ladro senza scrupoli che riesce sempre a rimanere impunito, ha una compagna, Eva Kant, dal viso, forse, di Grace Kelly.

Insieme rappresentano una coppia di fatto, di coprotagonisti paritari, in tempi in cui esisteva ancora il matrimonio riparatore (il caso Franca Viola è del 1965) e non c’era il divorzio (introdotto nel 1970) ma Mina stava vivendo una “scandalosa” storia d’amore con Corrado Pani.

 

Diabolik (con la K finale per dare un tocco ancora più duro al personaggio) è stato forse ispirato da Fantomas o dal protagonista, rimasto sconosciuto, di un fatto di cronaca nera torinese e soprannominato dalla stampa Diabolich, che sfidava con tranelli e inganni la polizia.

Antagonista, avversario ma non nemico di Diabolik, è l’ispettore Ginko, probabilmente ispirato all’ex-marito di Angela, Gino, al cui nome l’autrice ha aggiunto una K. Un dettaglio interessante che ci riporta a Milano: nelle immagini a colori delle copertine, ha la cravatta rossonera, come la squadra del cuore di Gino.

Questo accenno alla nostra città ci conduce ai bellissimi murales di via Pesto, accanto alla chiesa di San Cristoforo: Diabolik ed Eva sono ritratti in diverse zone iconiche di Milano.

 

Un semplice omaggio alla città natale di questo fumetto o il suggerimento dell’esistenza di un lato noir oscuro e misterioso di Milano?

A presto…

Le scenografiche case di via Balzaretti

Forse qualcuno vi è già stato per il FuoriSalone ed è rimasto ammirato e incredulo davanti alle case colorate di via Balzaretti, prima strada-installazione permanente di Milano, quasi una mostra a cielo aperto di arte pop.

Ad una prima facciata, la casa dei Rossetti, realizzata da Cattelan come sede di Toiletpaper Magazine, se ne sono aggiunte, per il FuoriSalone altre tre: la casa dei Gigli, la casa delle Rose, con grandi occhi che guardano chi guarda, e quella della Musica.

In occasione del FuoriSalone abbiamo anche potuto visitare gli interni di Toiletpaper Magazine.

 

Chi però si fosse seduto sulla panchina rossa davanti alle case, che invitava alla sosta, non avrebbe visto i gigli, le rose, i rossetti e gli strumenti musicali sulle facciate, ma un complesso residenziale tutto bianco proprio di fronte.

 

È questo che più ci ha colpito di via Balzaretti: il contrasto tra le case d’ epoca ridipinte “Cattelan” e il nuovissimo megaedificio, ricco di vuoti e di pieni e con soluzioni architettoniche avveniristiche, firmato da archistar internazionali.

 

Da una parte, dunque, interventi conservativi che danno un tocco di arte contemporanea urbana a villette del secolo scorso, dall’altra il grande complesso residenziale che si snoda ad “S” nell’area dove sorgeva la vecchia sede della Rizzoli.

 

Cosa penserebbe l’architetto Giuseppe Balzaretti, che dà il nome alla via, di questi stili così diversi? Anche lui nella sua attività è passato dal “Rinascimento” al “Romanticismo inglese”. Infatti, per realizzare la “Ca’ di Sass” di via Monte di Pietà, si era ispirato ai palazzi fiorentini in bugnato, come Palazzo Strozzi.

 

Accanto a questo palazzo elegante, di ispirazione classica, si era occupato anche dei romantici paesaggi all’inglese dei Giardini Pubblici.

 

Milano, città di contrasti a volte dissonanti? Può essere. Guardiamo questa vecchia foto della via Balzaretti.

 

Vale la pena andarla a vedere oggi per capire di più quante strade diverse sta percorrendo la nostra città.

A presto…

Riciclando in verde: Un fior fiore di Fuori Salone

Il Fuori Salone 2022 è stato veramente bello e ricco di creatività. Uno dei fil rouge è stato cogliere la presenza di fiori veri o interpretati in diversi materiali da designer.

 

Infatti, girando per le diverse esposizioni, mi ha molto colpito come in vari allestimenti ci fossero tanti fiori, quasi la Natura volesse esporre anche lei le proprie creazioni.

 

Così ho pensato di dedicare un articolo di “Riciclando in verde” al “fior fiore” del Fuori Salone. Ovunque siate mettetevi comodi e guardiamo insieme queste immagini.

 

Anche la Natura ha voluto un suo “portale” ricco di profumo.

 

Siamo a Palazzo Clerici, dove ci ha accolto un tripudio di mille fiori a colori.

 

Ecco qualche immagine dell’ Orto Botanico e del bosco di Boeri alla Darsena.

Poco più in là, il ponte “Ada Merini” é diventato un gazebo che si affaccia sul naviglio con un velo di verde per fare ombra.

 

Fiori e piante “arredano” anche i soffitti delle nostre case. Vanno molto, infatti le piante “appese”. Forse c’è qualche problema per la loro cura, ma l’effetto è assicurato anche negli spazi piccoli.

 

E questi, non sembrano fiori di mare?

 

La natura fa taglie grandi e piccole, dalla XS alle XXXL ….

 

Per coltivare piante in modo sempre più sostenibile, si possono interrare vasi fatti con i gusci d’uovo … Cresceranno piante e fiori più rigogliosi?

 

Infine entriamo in un mondo di fantasia …. Un affettuoso arrivederci da Francesca.

A presto…

Quattropassi nel FuoriSalone 2022

È tornato il FuoriSalone e con esso la voglia e l’occasione di ripartire e rivedersi in presenza durante eventi e mostre diffusi per la città, vestita a festa .

Ciò che più ci ha colpito quest’anno è stato come, accanto a progetti e soluzioni belli, di qualità, nuovi o innovativi, ci sia stata una grandissima attenzione alla sostenibilità, alla tutela ambientale e al riutilizzo di materiali. Guardiamo verso il futuro con fiducia attraverso questo metaforico cannocchiale “Sideral station”, firmato De Lucchi.

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Dedicate alla Design Re-Generation sono state le installazioni di “Interni” presso la Statale, l’Orto Botanico di Brera e altre sedi collegate.

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È stato un FuoriSalone rivolto verso il futuro dell’ambiente e delle nuove generazioni.

A questo proposito alcune installazioni (via Senato, via Saint Bon, Palazzo Clerici, Statale, Circolo Filologico) presentavano l’idea di un portale per entrare in un tempo/luogo nuovo.

Il momento attuale non è certo un percorso facile e privo di difficoltà; è come entrare in un Labyrinth Garden (firmato Galliotto) in cui dovremo cercare l’uscita per trovare un nuovo modo di vivere.

La pandemia ci ha fatto riscoprire il desiderio di spazi esterni e molte sono le proposte per vivere bene all’aperto.

L’ambiente deve essere protetto e salvaguardato dall’inquinamento. Un artista lo rappresenta con una gondola, che fa rotta verso un mare pulito, carica di rifiuti raccolti dragando i fondali della laguna.

In mezzo al verde dell’Orto Botanico sono presenti alcune soluzioni colorate e quasi giocose per varie forme di risparmio energetico e delle sue applicazioni.

A Palazzo Clerici i fiori si uniscono all’industria e danno vita a una installazione spettacolare.

Alcuni specchi riflettono l’ambiente e, come Alice, ci inducono a tante riflessioni sulle diverse prospettive.

Alla Darsena è spuntato, come per magia, un fazzoletto di verde d’autore, sponsorizzato da una casa di abbigliamento sportivo.

Alcune case (via Balzaretti) dipingono le loro facciate come quadri. Andremo a vederle presto in uno dei prossimi Quattropassi.

Lo storico Palazzo Turati (via Meravigli 7) ha aperto i suoi sontuosi saloni per ospitare il nuovo design olandese che va a braccetto con il riutilizzo di materiali.

Il suo cortile ci accoglie con la poetica “Animal Factory” fatta di sculture stilizzate e orchidee vere.

È il regno della creatività applicata al riciclo: ci sono persino abiti realizzati col sughero.

Anche la “spazzatura” entra a far parte dell’arredamento. Si resta a bocca aperta di fronte alla versatilità dell’uomo, pensando “ce la possiamo fare”.

Gli “scarti” non sono più considerati materiali da smaltire ma ricchezze da trasformare: i gusci delle uova diventano vasi di fiori da inserire direttamente nel terreno, fondi di caffè lampade, avanzi di stoffa opere d’arte uniche dall’alto valore sociale.

Ci sono veramente tante idee al FuoriSalone da condividere. Abbiamo allora pensato di preparare una sorta di album fotografico al quale magari ispirarsi, nei prossimi articoli di Riciclando in verde”, anche per creare e realizzare qualcosa di personale.

A presto…