Invettiva di Belisama contro il Barbarossa – (RaccontaMI)

Belisama e il dinosaurino si trovano a Porta Romana: qui il Barbarossa fu ferito da una freccia, durante l’assedio che portò alla distruzione di Milano.

_Tu hai distrutto la mia città, divenuta terra selvatica; tu hai ucciso i miei figli che chiedevano pietà; tu li hai scacciati in un esilio durato cinque anni; tu hai profanato e trafugato le spoglie dei Tre Re, che qui si erano fermati per il loro lungo riposo dopo il Santo Viaggio. Tu, cieco imperatore; tu, uomo senza pietà…_

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Il dinosaurino sentì ribollire dentro di sè il sangue dei suoi antenati, ma Belisama lo fermò.

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_No, le mie acque hanno già fatto giustizia e la sua armatura, ferraglia di guerre e di potere, lo ha perso e trascinato nell’abisso senza ritorno.(*)

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Si possono distruggere tutti i fiori, bruciare le gemme, abbattere gli alberi, ma non si può impedire alla primavera di tornare. E Milano riprese a vivere…_

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(*) Il Barbarossa, che distrusse Milano nel 1162, morì annegato nel fiume Göksu (oggi Saleph), in Turchia, trascinato a fondo dall’armatura che indossava, dopo essere caduto da cavallo.

6 gennaio: i cortei dei Re Magi

Un’idea per l’Epifania: andare a vedere i cortei dei Re Magi. Ve ne proponiamo due in “posti” dove i Re Magi sono di casa.

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Milano – Basilica di Sant’Eustorgio

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Brugherio – Chiesa di San Bartolomeo

A Milano ogni anno, nel giorno dell’Epifania, un corteo storico in costumi sfarzosi percorre le vie cittadine da piazza del Duomo alla Basilica di Sant’Eustorgio, dove sono conservate le reliquie dei Re Magi.

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807187 CORTEO DEI RE MAGI IL GIORNO DELL' EPIFANIA

984952 I RE MAGI PORTANO I DONI A GESU'

Nata nel XIV secolo, circa duecento anni dopo il “furto” del Barbarossa, questa storica tradizione è stata ripresa da qualche decennio.

Milano è sempre stata multietnica e la presenza dei Magi, tradizionalmente diversi per colore della pelle e culture, ne è la grandiosa conferma!

Questo il programma per il 6 gennaio 2015:

 www.santeustorgio.it/files/epifania2015.pdf

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Vi segnaliamo una piccola chicca: se volete rendere omaggio ad altre reliquie dei Magi, non andate fino a Colonia, basta recarsi a Brugherio.

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Qui sono custodite, in un reliquiario argenteo del Settecento, nella chiesa di San Bartolomeo, alcune falangi delle dita dei Magi, donate, secondo la tradizione, da Sant’Ambrogio alla sorella Santa Marcellina perché le custodisse nel monastero vicino a Brugherio, da lei fondato.

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Anche a Brugherio si svolge un corteo, nel giorno dell’Epifania, che termina con il tradizionale bacio agli umitt (ometti), come sono familiarmente chiamati i Magi.

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I ristoratori di Brugherio quest’anno presentano, dal 2 gennaio al 21 febbraio, un menù, il Menù dei Re Magi, del Seicento, tipico della zona. Al termine si festeggerà con il tradizionale dolce dei Magi.

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Lo assaggeremo e poi vi faremo sapere!

http://www.ilvimercate.org/dalla-brianza/584-le-vere-reliquie-dei-re-magi-in-corteo-a-brugherio.html

http://www.noibrugherio.it/wp/2015/01/02/arriva-il-menu-dei-re-magi/

Itinerario Basilica di Sant’Eustorgio (Parte Prima – la Basilica)

Ricapitoliamo...Belisama ha parlato con la Stella, posta sopra il campanile di Sant’Eustorgio, che le ha indicato un altro luogo di Milano da scoprire.

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In questa Basilica, infatti, “sotto la Stella” sono conservate alcune reliquie dei Magi, questi misteriosi personaggi, dei quali è incerto tutto.

Questa chiesa e il suo museo sono tra i luoghi più ricchi di arte, curiosità, leggende e suggestioni, che esistano a Milano.

La tranquilla bellezza della piccola piazza di Sant’Eustorgio, che sembra quasi ritrarsi dal traffico e dai locali di corso di Porta Ticinese, lascia quasi stupiti. La semplice facciata, gli alberi, qualche panchina e, un poco più esterni, alcuni bar e ristoranti con i tavolini fuori, sembrano indicarci un’oasi di pace e di quiete.

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Ma il complesso di Sant’Eustorgio, terza chiesa madre di Milano dopo il Duomo e Sant’Ambrogio, è molto misterioso e anche inquietante.

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Prima di iniziare la nostra visita, guardiamo l’ora, alzando lo sguardo verso il campanile: sotto la Stella un orologio segna le ore; ma non sia mai che a Milano qualcosa che appare semplice non nasconda in realtà un storia da raccontare.

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La “Calcatrappola” (così viene definito l’orologio in una filastrocca) venne posta sul campanile nei primi anni del 1300 e fu il primo orologio meccanico di Milano e d’Italia. Il secondo orologio milanese fu quello voluto da Azzone Visconti sul campanile di San Gottardo in Corte, da cui il nome di Contrada delle Ore.

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Di questo orologio, purtroppo, non esiste più traccia. Così questi due contatori della quarta dimensione hanno scandito le giornate cittadine dal Medioevo.

Prima di entrare nella Basilica, guardiamo con più attenzione tra gli alberi; una statua in cima ad una colonna molto alta si nasconde tra i rami. È un personaggio tra i più horror che la fantasia potrebbe immaginare: un uomo in piedi, raffigurato nel pieno delle forze, che ha una grossa lama conficcata nel cranio e sembra non accorgersene.

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È Pietro da Verona, un frate domenicano del convento di Sant’Eustorgio, a capo dell’Inquisizione milanese alla metà del 1200. Per il suo impegno nel combattere le eresie diffuse a Milano, fu ucciso con un colpo di roncola alla testa.

Fu canonizzato col nome di San Pietro Martire ed è sepolto nella Cappella Portinari.

La sua eloquenza era tale che fu necessario costruire un pulpito all’esterno, perchè la Basilica non era sufficiente a contenere tutti coloro che accorrevano ad ascoltarlo.

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il pulpito

Sant’Eustorgio è la prima chiesa milanese in cui tradizionalmente entra un nuovo Arcivescovo quando si insedia nella Diocesi. Infatti qui si trovava il primo fonte battesimale di Milano, in cui San Barnaba iniziò a battezzare i milanesi nell’anno 51 d.C. Ciò è ricordato da una lapide posta sulla facciata di una delle case che si affacciano sulla piazza.

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Entriamo ora in questa Basilica, della quale, come al solito, cercheremo di raccontare un po’ di storia e un po’ di leggenda.

Così l’Arcivescovo di Milano, cardinale G.B. Montini, divenuto poi Papa Paolo VI racconta le proprie sensazioni: “Tutto parla anche quando questa Basilica è vuota e sembra solitaria; e quasi incute timore a chi entra nelle ore perse della giornata. Questa Basilica è piena di voci”.

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Osserviamo la struttura a tre navate.

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Sulla navata destra ci sono diverse cappelle, con opere del Bergognone, della scuola giottesca e importanti tombe marmoree.

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La navata sinistra, invece, non è così articolata e la veduta aerea di questo complesso ce ne spiega la ragione. Infatti, addossato al muro della navata sinistra c’è l’ex-convento domenicano, ora in parte occupato dal Museo Diocesano e in parte dal Museo di Sant’Eustorgio.

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Avanziamo verso l’altare, per raggiungere la Cappella dei Magi

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Si può forse restare stupiti nel vedere come l’antico sarcofago, sopra il quale c’è una lapide con la Stella, resti in disparte, in fondo alla chiesa, quasi per non essere notato.

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Una brutta grata copre una finestrella che forse serviva per mostrare le reliquie ai fedeli.

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Osserviamo anche la presenza su un pilastro di una lapide con una stella, sempre a otto punte, ma, diversamente da quella che compare sul coperchio del sarcofago, non è una cometa.

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Siamo ora all’altare dei Magi. Una piccola urna, protetta da una grata, contiene la parte di reliquie restituite dai tedeschi ai primi del 1900.

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Siamo riusciti a fotografare l’urna quando le reliquie, con tutti i loro misteri, erano esposte alla venerazione dei fedeli.

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Continuando la nostra visita per sant’Eustorgio, accanto alla Cappella dei Magi, e dietro all’altare maggiore, notiamo alcuni resti della primitiva Basilica paleocristiana, che sono quasi un invito a scendere nel passato di questa chiesa e a visitarne lo straordinario Museo.

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Per saperne di più:

http://www.santeustorgio.it/storia_della_basilica.html

Il lungo viaggio delle reliquie dei Magi verso Milano – (dove)

Perchè sul campanile della Basilica di Sant’Eustorgio c’è una stella e non la Croce?

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A quanto ci risulta c’è una una sola chiesa cristiana in Italia con questo simbolo sopra il campanile: Sant’Eustorgio a Milano. Scaviamo un po’, anzi no, alziamo lo sguardo verso questo “segreto”.

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Cosa ci indica questa stella? Tuffiamoci nella Storia e nella Leggenda e, a lente bracciate, nuotiamo nel loro mare, dove le rispettive acque si uniscono e si confondono.

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Verso Milano

La vita dei Magi è stata veramente un viaggio, così come quello delle loro reliquie.

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Di loro sappiamo veramente poco e anche la loro morte è molto oscura. Secondo una leggenda, tornati a Gerusalemme, dopo 33 anni dalla nascita di Gesù, seppero della sua crocifissione e subirono il martirio proprio in questa città. Secondo un’altra leggenda, al momento della loro morte, nel cielo fu vista una grande stella, la stessa che un tempo li aveva guidati a Betlemme e che era giunta per condurli verso la meta eterna.

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I Magi furono sepolti insieme e le loro spoglie furono ritrovate, insieme alla Croce del Calvario, da Sant’Elena, madre di Costantino, che le portò a Costantinopoli.

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Secondo una leggenda successiva, verso la metà del 300, Eustorgio, eletto Vescovo di Milano, si recò a Costantinopoli per ricevere la conferma della sua nomina. Qui ebbe in dono dall’Imperatore le reliquie dei Magi perchè le portasse a Milano, in segno di grandissimo onore.

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Il viaggio del grande sarcofago fu molto travagliato. Giunta per mare in Italia, l’arca venne trainata da una coppia di buoi fino a Piacenza dove, però, un lupo aggredì e uccise uno dei buoi.

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Il vescovo non si perse d’animo e il lupo venne aggiogato al carro perchè prendesse il posto dell’animale ucciso. Il lupo, molto più basso del bue, ma nelle leggende molte cose superano le ragioni della mente, trainò il carro fino a Milano. Giunto nei pressi della città, il carro si impantanò nel punto dove esisteva un cimitero paleocristiano e non si riuscì a spostarlo.

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Allora Eustorgio comprese che quello era il luogo dove far sorgere la chiesa con il sarcofago dei Magi.

Sopra il campanile di questa Basilica, dedicata poi allo stesso Eustorgio, al posto della Croce, venne posta una stella a otto punte, perchè i tre Magi potessero riposare per sempre sotto di essa.

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Verso Colonia

Siamo nel XII secolo, quando il Barbarossa scese in Italia per combattere contro Milano, rea di essersi resa autonoma.

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L’Imperatore ed i suoi alleati lombardi distrussero Milano, comprese le chiese che avrebbero dovuto essere risparmiate. Non solo, l’arcivescovo di Colonia, Rainaldo, Cancelliere dell’Impero, convinse il Barbarossa che i milanesi non erano degni di custodire le preziose reliquie dei Magi.

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Rainaldo

In realtà l’arcivescovo voleva fare della sua Colonia una importante meta di pellegrinaggi.

Le reliquie furono trafugate ed uno storico dell’epoca riferisce che le spoglie, perfettamente conservate, erano, apparentemente, di un giovane, di un uomo sulla trentina e di un anziano. C’è chi sostiene, invece, che ai tedeschi vennero fatte trovare “altre reliquie”…

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Durante il viaggio verso Colonia, l’arcivescovo fece diverse tappe in località del Nord Italia (da qui le numerose locande dal nome “Tre Re” o “Stella“), regalando anche frammenti delle reliquie a diverse chiese tedesche.

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Finalmente giunsero alla meta, dove, per ospitarle degnamente, fu costruita una delle più belle chiese cristiane, il Duomo di Colonia.

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Le reliquie vi sono tuttora conservate in una splendida arca d’oro e di argento.

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Ai primi del Novecento, il cardinale Ferrari, arcivescovo di Milano, ottenne la restituzione di una piccolissima parte delle reliquie, che, riportate a Sant’Eustorgio, furono poste in un tabernacolo sopra l’altare accanto al gigantesco sepolcro di pietra, dove in precedenza erano stati conservati i corpi dei Magi.

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https://www.youtube.com/watch?v=YdC-BzYse4Q

Si può forse sorridere pensando a questo lungo viaggio delle reliquie e forse anche dubitare della loro reale appartenenza ai Re Magi.

Teniamo presente che studi effettuati, nei laboratori della Bayer, su frammenti delle ricche stoffe che avvolgono le reliquie conservate a Colonia, gli stessi panni che le avvolgevano anche quando erano a Milano, rivelano che contengono un prezioso tipo di porpora, che non viene più prodotta dall’anno 150 d.C. e che era comunque riservata a dignitari di alto rango.

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Per saperne di più

A questa lunga “storia” dei Magi si aggiunge ancora un altro piccolo capitolo che apre nuovi spazi al mistero. Nel XIII secolo i Mongoli si inseriscono con travolgente violenza nel mondo islamico e cristiano per raggiungere Colonia (e, c’è chi sostiene, Milano).

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Volevano riappropriarsi dei corpi dei Magi, ai quali attribuivano la propria origine, come sudditi del leggendario Prete Gianni (proprio quello di Marco Polo e dei libro-games!), discendente di uno dei Magi e sovrano di un favoloso impero al di là della Terra Santa.

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Quante leggende sono fiorite intorno allo scarno testo del Vangelo di Matteo! Ma, come scrive Umberto Eco sulle reliquie, nel romanzo “Baudolino”: “È la vera Fede che le fa vere, non esse che fanno vera la Fede.”

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http://books.google.it/books?id=TdnsTRRIR3QC&pg=PT101&hl=it&source=gbs_toc_r&cad=3#v

Il lungo viaggio dei Magi verso Betlemme – (tanto tempo fa)

Quanti misteri da scoprire intorno ai Re Magi! Tutti pensiamo di conoscerli, ma in realtà non se ne sa nulla.

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Chi erano? Da dove venivano? In quanti hanno compiuto il viaggio? Quale Stella li ha guidati? Nonostante molti abbiano cercato risposte, nulla si sa di tutto questo. Nella Bibbia i Magi sono menzionati solo nel Vangelo di Matteo, senza, però, che vengano indicati i loro nomi, la loro provenienza  e neppure il loro numero.

Non stanchiamoci di guardare questa Adorazione dei Magi di Leonardo, così diversa da quelle di altri pittori, che è rimasta incompiuta con i suoi misteri.

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In questa tavola ci sono immagini inconsuete: un albero e non la grotta o la capannina, sullo sfondo una battaglia tra cavalieri, le rovine del Tempio di Gerusalemme(?), le espressioni tutt’altro che adoranti di alcuni dei presenti, il giovane alla destra (forse un autoritratto dello stesso Leonardo?) che si volta guardando da un’altra parte. Allegorie o scene che avvengono in luoghi e tempi diversi, come in un film?

Il buio intorno ai Magi è illuminato solo dalla Stella che li guida, come se non importasse sapere chi siamo, quanti siamo e da dove veniamo, per compiere il nostro viaggio.

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Qualche notizia sui Magi si può ricavare da un testo apocrifo, il Vangelo Armeno dell’Infanzia, che riporta per la prima volta i nomi di Melchiorre, Baldassarre e Gaspare, presentati rispettivamente come Re dei Persiani, degli Indù e degli Arabi.

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Ma quanti fossero in realtà (per alcuni solo due, per altri quattro, otto o anche dodici) non lo sappiamo.

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Per tradizione si indica il numero di tre perchè tre erano i doni recati, tre il numero delle razze umane discendenti dai tre figli di Noè, tre infine è il numero perfetto, antico simbolo sacro e magico.

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In genere vengono rappresentati con ricchi abiti esotici, di colore ed età molto diversi, in groppa a cammelli.

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Sono indicati come Magi; secondo Erodoto questi Magoi erano “esperti di arti magiche”, interpretavano i sogni e studiavano gli astri. Certamente conoscevano l’astronomia.

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Non si sa tuttavia “cosa” fosse la Stella; forse non fu neanche un vero astro, ma un Angelo-Guida  a illuminare i Magi (S. Giovanni Crisostomo).

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Giotto, per primo, la dipinse come una cometa, affascinato dal passaggio della Cometa di Halley, cui aveva assistito.

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Per alcuni studiosi contemporanei potrebbe essere stata una supernova, una stella vecchia che muore esplodendo.

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C’è poi chi pensa anche che i Magi siano stati guidati dall’osservazione di una particolare congiunzione astrale di due o più pianeti; e tante altre ipotesi sono state formulate nei secoli.

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Anche sulla data della comparsa della Stella, che ci indicherebbe l’effettiva data della nascita di Gesù, non c’è accordo: secondo diversi studiosi si colloca tra il 7 e il 4 a.C. (Erode morì nel 4 a.C.)

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I Magi davanti ad Erode

Di certo i Magi seguirono la Stella portando tre doni al Bambino: oro come simbolo di sovranità, incenso come simbolo di divinità e mirra, simbolo di vittoria sulla morte.

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I Magi vengono spesso raffigurati di età diverse tra loro. Secondo alcuni rappresentano il passato, il presente e il futuro.

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Anche le loro diverse razze (europea, africana e asiatica), che rappresentano anche culture differenti, potrebbero significare in modo allegorico la possibilità degli uomini di camminare insieme in pace, pur nelle loro diversità.

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Per saperne di più:

http://www.tanogabo.it/Stella_di_Natale.htm

Dialogo di Belisama con la Stella – (raccontaMI)

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Seduti su una panchina, il dinosaurino e Belisama si riposano in una sera ricca di pensieri.

Sono belle, vero?
_ Cosa?
_ Le stelle…Da tanto tempo dal mio muro non le guardavo più.
Sei andato al cinema a vedere Men in Black?

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No, perchè?

Belisama sorride pensando a come certe parole e sensazioni siano immortali. Un tempo, tanto tempo fa, gli uomini guardavano il cielo per capire dove stavano andando.

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Ciao, Belisama! Sei venuta a trovarmi?
Ciao, Stella, la più splendente di tutte! Quanti uomini ti hanno cercata e a quanti hai saputo dare risposte sulla strada che dovevano tenere.

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Noi, Luci del Cielo, ci siamo sempre, anche nel buio delle notti o dei cuori, nelle ombre delle paure. Quanti uomini ho guidato: marinai, viandanti, astronomi, carovanieri, filosofi, contadini, scienziati, poeti…Uomini che scrutavano il cielo per comprendere i segreti dell’Universo…

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Ci sono segreti che l’Universo non conosce?
Chi è quel piccolo animaletto che fa domande così profonde?
_ Ciao! Sono un cucciolo di…

Belisama e la Stella si sorridono.

Non importa di quale razza. Tutte sono in noi.

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Una dea ti guida, piccolo. Anch’io ho guidato tanti uomini di genti diverse, anche dei Magi che cercavano un Bimbo appena nato in una grotta.

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Sei la Stella Cometa!! E io sono qui, seduto davanti a te, e non lo sapevo…Che bello, Belisama! Ho conosciuto la Stella Cometa che ci guarda sempre dal campanile di Sant’Eustorgio! Non lo sapevate neanche voi? Cosa aspettate? Correte…Non fatela aspettare!

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