Il Carrobbio – (dove)

L’ampio crocevia, all’inizio di corso di Porta Ticinese e in fondo a via Torino, conosciuto come il Carrobbio, è un luogo abbastanza anonimo, un incrocio di vie, rotaie e sensi vietati.

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In questo luogo si apriva, in epoca romana, la Porta Ticinensis, da cui partiva la strada che conduceva a Ticinum, l’odierna Pavia, agevolmente percorribile dai carri (Carrobbio da carruvium, strada per carri?).

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Di Carrobbi, a Milano, dovevano essercene diversi, in corrispondenza delle varie porte. Uno di questi, quello di Porta Nuova, ad esempio, viene ricordato ne I Promessi Sposi (cap. 34); si trovava nell’attuale via Manzoni, dove oggi c’è l’Hotel Armani, di fronte alla chiesa di San Francesco di Paola.

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Chissà perchè, invece, il “Carrobbio” è rimasto solo quello di Porta Ticinese.

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Il Carrobbio è stato nei secoli, un crocevia anche di tante storie umane. Qui sembra che gli schiavi venissero affrancati o comprati, mercato di vite senza valore.

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Accanto alla Porta, in epoche più recenti, c’era la TorracciaTorre dei Malsani (si trattava di una delle torri della porta), adiacente ad un lebbrosario; forse nell’altra torre venivano praticate ordalie e torture, tanto che si dice che in questa zona siano stati avvertiti lontani lugubri lamenti.

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Ben diversi lamenti il Carrobbio ha sentito quando i milanesi, anche allora schiacciati dalle tasse, si ribellarono agli esattori francesi, che qui riscuotevano le gabelle.

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In seguito qui un banditore leggeva i proclami del Governatore spagnolo ed i milanesi lo soprannominarono Il Trombetta, in segno di derisione.

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Ma, infine, dov’è l’antica porta romana? Ciò che ne resta è il rudere della torre di sinistra della porta, oggi in parte incorporato in un ristorante.

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Vi proponiamo le foto che abbiamo scattato all’interno della torre, per le quali ringraziamo il cortese proprietario.

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scala a chiocciola all’interno della torre

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fondamenta della torre

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sala sotterranea

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la finestrella al primo piano

Che ne dite di una pizza nella torre?

 

La Milano romana: articoli collegati

Porta Ticinese: “la Via delle Tre Porte”

Lasciata la piazza di Sant’Eustorgio, ci incamminiamo lungo il corso di Porta Ticinese per raggiungere la Basilica di San Lorenzo, con il suo colonnato, ed il Carrobbio.

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Tralasciamo per ora l’altro collegamento tra Sant’Eustorgio e San Lorenzo, il Parco delle Basiliche, perchè talmente pieno di storia, roghi di streghe ed eretici, pene capitali, da dover essere scoperto in un momento a parte.

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Veduta aerea del Parco delle Basiliche, fra le due chiese

Attraversiamo il corso e subito incontriamo, al numero 98, il luogo dove era situato il carcere, la cosiddetta “Garzeria”, a ridosso del Tribunale dell’Inquisizione, con le sue storie di sofferenze e di “umana” giustizia.

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Subito accanto, percorriamo il vicolo Calusca, l’origine del cui nome è tuttora incerta. Forse qui abitava un’antica famiglia Lusca o c’era una casa Losca, probabilmente casa di appuntamenti?

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Dove ora c’è uno slargo con belle case, si apriva una serie di vicoli malfamati; qui un tempo c’erano i locch, piccoli delinquenti, la ligera (oggi potremmo chiamarla microcriminalità) o, secondo un’altra interpretazione, chi possedeva solo indumenti leggeri, inadatti al clima rigido, i “poveretti”, i “Miserabili di Milano”.

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Qualche piccola curiosità: in questa zona sono nati, ai primi del Novecento, la Compagnia del Fil de Fer, una banda di scassinatori ed il Trinciato Marciapiede, tabacco recuperato dai mozziconi gettati per terra e riutilizzato oppure tabacco di contrabbando nascosto nei tombini.

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Forse il soprannome di “Porta Cicca” nasce da qui, oppure potrebbe essere di origine spagnola: chica intesa come porta piccola, oppure ragazza di antico mestiere.

In queste vie erano frequenti le figure delle sparagandolitt, prostitute che mangiavano ciliegie aspettando i clienti e che ne sputavano i noccioli per terra.

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Non dimentichiamo che vicino c’è la Darsena, allora importante porto di Milano, con tutto il traffico di merci e di varia umanità.

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Milano non ha il grande fiume come tante altre città, ma le acque, tantissime, scorrono sopra e sotto il suo territorio e anche la rete dei Navigli era molto estesa.

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Porta Ticinese prende il nome dalla città di Ticinum, oggi Pavia. Ma quale Porta Ticinese? In effetti in questa zona di porte ce ne sono ben tre, segno del progressivo espandersi di Milano durante i secoli.  Più esterna è quella dei Bastioni Spagnoli, in piazza XXIV Maggio, poi quella comunale, alle Colonne di San Lorenzo, e infine quella romana al Carrobbio.

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la porta spagnola

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la porta comunale

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le mura romane e le porte

 

Raggiungiamo la porta comunale, oggi impacchettata per i lavori di ristrutturazione, cercando qualche elemento rimasto inalterato nel tempo: al numero 22 c’è un vecchio portone decorato con una conchiglia, che sembra sorreggere un delizioso balconcino rococò; sul portone un tempo c’era l’immagine di una donna, che ora ha acquisito le sembianze di uno spettro.

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Infatti in questo corso scritte colorate e immagini spesso si rinnovano tra le vetrine e le saracinesche dei locali e dei negozi di tendenza…

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Sorprendono   i muri espressivi o da leggere e i portoni simili a block  notes  di pensieri o di idee.

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scritte sulle saracinesche

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Una forma originale di street poetry!

Per saperne di più:
Clicca qui

Se vi è possibile entrate nei vari portoni di queste case: troverete spesso un mondo inaspettato

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Al numero 18, ad esempio, un piccolo portale del Settecento introduce ad un corridoio “condominiale” con colonne e capitelli, forse del Quattrocento.

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Non perdete anche, al numero 44, un grazioso poggiolo spagnoleggiante.

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Arriviamo, infine, alle Colonne che delimitano la piazza di San Lorenzo (è una Basilica assolutamente da vedere).

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Sono lì, sopravvissute a vari incendi (probabilmente il primo è stato quelle delle dea Cibele, forse nell’odierna piazza Santa Maria Beltrade), poi alla furia distruttrice di elementi come Attila, Uraia, il Barbarossa, ai restauri, ai vari interventi urbanistici, ai bombardamenti e persino alle vibrazioni dei tram, che vi sono sempre passati accanto.

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Le testarde colonne sono ancora in piedi, a reggere il peso della trabeazione che poggia sopra di esse. Ma quante sono? Non è facile, come sembra, contarle.

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Raggiungiamo ora la terza porta, quella romana, al Carrobbio. Leggiamo intanto i nomi delle vie qui attorno, via Arena, via Gian Giacomo Mora: ci parlano di spettacoli gladiatori e di combattimenti, oppure ci rimandano ad uomini torturati e uccisi per delitti mai commessi come l’untore, ricordato dal Manzoni nella Storia della Colonna Infame, che abitava proprio qua.

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Nello spazio all’angolo tra corso di Porta Ticinese e via G. G. Mora, un suggestivo monumento di fronte alla targa commemorativa ci fa memoria di quanto accaduto.

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Anche in questa via resistono segnali del passato, da scoprire quando i portoni sono aperti.

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Ed eccoci al Carrobbio, cerchiamo l’antica porta romana. Dov’è? Che abbia a che fare con la Torre dei Malsani?

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Cominciate da qui. Buona ricerca!

Soluzione alla domanda: Quante sono le colonne di San Lorenzo? 

Le colonne grandi sono 16, ma ce n’è una, piccola, sopra l’arco della trabeazione, che regge una croce; in totale sono 17!

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Il mercato rionale di Porta Ticinese: acquisti e street food.

Andiamo al mercato a fare un giro? È sempre un piacere, ora come un tempo, passeggiare tra le bancarelle alla ricerca di qualcosa di buono o di bello, nella speranza di trovare chissà quale tesoro.

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I mercati sono sempre di attualità, anche per il loro sapore un po’ retrò e per le possibilità di scambiare quattro parole con la sconosciuta che sta guardando la stessa bancarella.

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Esistono mercati di zona, di feste di via, mercatini di piccolo antiquariato, di fiori e così via.

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mercatino dei Navigli

Infine ci sono i mercati rionali coperti, una sorta di proto-supermercato dove sono concentrati banchi di diverse tipologie di prodotti.

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mercato coperto piazza Wagner

Oggi vogliamo provare, e proporvi, qualcosa di insolito: mangiare al mercato. Un po’ perplessi? Andiamo al nuovo mercato rionale di piazza XXIV Maggio e proviamo il suo street-food.

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Questa nuova costruzione, in vetro e acciaio verde, ha preso il posto del vecchio mercato rionale in una zona da sempre centro di scambi commerciali (sembra che addirittura qui ci sia un mercato dal 1574, ai tempi del Cardinale Federigo Borromeo)!

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il vecchio mercato

Tutta la zona è in pesante rifacimento, nell’ambito del progetto riqualificativo della Darsena, in vista dell’Expo.

https://www.facebook.com/video.php?v=260803007377019

Questi lavori hanno già acceso non poche discussioni ed in effetti tutta la zona è ancora un cantiere, a pochi mesi dall’Expo, con i disagi ed i percorsi obbligati che certamente non agevolano la mobilità e l’accesso al mercato.

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Accanto a questa struttura, che ha al suo interno una ventina di punti vendita, ci sono, all’esterno, undici “box”, con banchi direttamente su strada, una via di mezzo tra bancarelle in muratura e piccoli negozi senza vetrina.

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Al mercato manca ancora una vera insegna e non c’è parcheggio. Chi è sportivo può andarci in bicicletta!

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Gli orari sono un po’ stretti per chi lavora e per chi vuol farsi uno spuntino:

lunedì: 08:30 – 13:00
dal martedì al venerdì: 08:30 – 13:00 e 16:00 – 19:30
sabato: 08:30 – 13:30 e 15:30 – 19:30
chiusura: domenica

Di contro c’è il rapporto diretto col negoziante, come nelle piccole botteghe, che ci può consigliare e aiutare in base alle nostre esigenze.

Ci si trovano in generale prodotti degli altri mercati rionali, con qualche escursione in più nei sapori etnici, specialmente sudamericani, a prezzi non da boutique esotica.

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Ci ha incuriosito un banco di macelleria, che, oltre a vendere, “cucina” e “insegna a cucinare”. Ve ne proponiamo menù e prezzi; sono piatti delle tradizioni popolari italiane…Venerdì e sabato è aperta fino alle 22.00

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Milano. La macelleria popolare di Mangiari di Strada apre alla Darsena

In questo mercato per ora solo la “Macelleria Popolare” offre mangiari da strada. Siamo ancora lontani dalla Boqueria di Barcellona, dai chioschi di Berlino o, anche più vicino a noi, dai mercati di Genova, dove esistono più scelte gastronomiche.

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Berlino

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Boqueria

Genova centro - il mercato orientale

Genova Mercato orientale

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Genova Mercato del Carmine

È comunque un’idea quella di mangiare al mercato, camminando e magari facendo anche la spesa, per chi è stufo dei vari Master chef ed ha voglia di cibi più ruspanti.

Forse più vicino allo street-food è il Kiosko del pesce situato all’aperto, anch’esso recentemente ristrutturato, davanti alla fermata del tram. Chissà perchè non è stato accorpato al mercato, creando un unico “spazio dei sapori”?

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dopo la ristrutturazione

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dopo la ristrutturazione

Il pesce è fresco ed il chiosco gode dell’ottima fama conquistata in decenni di attività, in una posizione strategica, nel pieno della movida, all’inizio dei Navigli.

www.navigli.milano.it/il-kiosko-pesce-fritto

Si possono trovare fritti di pesce o altri piatti preparati dallo street-chef, detto Mr. Fish, o acquistare prodotti da cucinare a casa.

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 Il nostro “assaggio” dei mangiari da strada, purtroppo, è stato solo uno stuzzichino. Infatti una di noi ha preso un “topicco” proprio davanti al mercato ed è rovinosamente caduta (ahimè le trappole della pavimentazione di Milano!)
Grazie da queste righe al gentile venditore orientale di riso e scatolame per l’aiuto offerto.
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Ho tante cose da fare, non mi lascio spezzare! Ah Ah Ah!
 
 

Itinerario Basilica di Sant’Eustorgio (Parte Seconda – il Museo: la Necropoli e la Cappella Portinari)

Il Museo di Sant’Eustorgio, da non confondersi col Museo Diocesano, si trova nel primo chiostro dell’ex-convento, accanto alla Basilica e vi si può accedere sia direttamente dalla chiesa, sia dalla piazza, accanto al pulpito esterno.

Già l’ingresso a questo museo lascia sorpresi: nel chiostro si notano due piccole porte da calcio e un canestro; Sant’Eustorgio è infatti parrocchia e giocare in Oratorio fa parte della tradizione milanese.

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Entriamo nel Museo e scendiamo subito a visitare la Necropoli sottostante la Basilica.

http://www.incrocinews.it/arte-cultura/sotto-la-basilica-dei-magi-br-la-necropoli-di-sant-eustorgio-1.76888

http://www.santeustorgio.it/necropoli_paleocristiana.html

Se vi sentite un po’ archeologi, qui siete proprio a diretto contatto con le pietre che parlano di storie passate.

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Alle pareti ci sono delle belle spiegazioni e quindi, soddisfatta la curiosità storico-artistica, è più facile lasciarsi andare alle proprie sensazioni davanti alla lapide di quel giovane “orante” (un soldato?) che alza le braccia al cielo, a quella dello schiavo bambino (cosa ci fu nel suo passato?), a quel certo Vittorino esorcista, la cui lapide ricorda la sua lotta contro le forze del male.

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Quante piccole storie umane si “sentono” in questo luogo molto suggestivo, con la luce che crea zone d’ombra e angoli bui che rendono più luminosa la luce.

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Uscendo dalla Necropoli attraversiamo la Sala Capitolare e la la Sagrestia Monumentale per andare verso la Cappella Portinari. Se avete tempo guardate negli armadi…è lecito farlo! I tesori esposti sono talmente tanti da non riuscire quasi ad apprezzarli nella loro pienezza.

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Siamo giunti alla Cappella Portinari, un capolavoro del Rinascimento, che contiene un capolavoro del XIV secolo, circondati da opere d’arte che riguardano misteri, che contengono altri misteri: insomma, un rompicapo come il Cubo di Rubik.

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Vi ricordate il “sottotono” che c’era nella Cappella dei Magi? È del tutto in contrasto con lo splendore della Cappella Portinari, fatta costruire per ospitare la tomba di San Pietro da Verona, il martire ucciso da un colpo di roncola alla testa.

La Cappella,  posta alle spalle della Basilica,  fu commissionata attorno al 1460 da Pigello Portinari (rappresentante a Milano del Banco Mediceo di Firenze), dal quale prende il nome.

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Tutta la Cappella è un’opera di indicibile bellezza artistica, ma siamo andati soprattutto alla ricerca di curiosità e leggende, per raccontarvele con una goccia di storia e un’oliva di arte, il tutto mescolato e non shakerato.

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Sotto la cupola colorata c’è il ricchissimo sepolcro di San Pietro Martire, realizzato nel 1339 da Giovanni di Balduccio da Pisa, che ha firmato e datato l’opera.

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Vediamo chi era San Pietro Martire.

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Pietro da Verona, nato in una famiglia eretica, divenne frate domenicano e capo dell’Inquisizione nella zona di Milano, per combattere le eresie.

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Era un uomo sicuramente dotato di grande carisma; tanto che sembra avesse persino un carro speciale per proteggerlo dalle masse di persone che volevano toccarlo, come una star.

Si era fatto, ovviamente, molti nemici, tanto che mentre percorreva a piedi la strada da Como a Milano, fu aggredito, a Barlassina, da un sicario assoldato da un gruppo di eretici e fu ucciso con un colpo di roncola alla testa.

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L’arma del delitto, conservata nel Duomo di Forlì

Il sicario, Carino Pietro da Balsamo, si pentì e si chiuse in un convento, facendosi anche lui frate domenicano. Visse quarant’anni in preghiera e penitenza e, all’inizio dell’Ottocento, fu proclamato Beato. A noi ha ricordato la figura di Padre Cristoforo dei Promessi Sposi, che, dopo l’omicidio commesso, ha espiato diventando anche lui frate.

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Beato carino

Se osserviamo l’affresco del martirio, notiamo che il Santo, morente, scrive col proprio sangue CREDO sul terreno; è un estremo atto di fede o l’acronimo profetico “Carinus Religiosus Erit Dominicani Ordinis” (Carino sarà un religioso dell’Ordine Domenicano), come sostengono alcuni?

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Osserviamo gli affreschi sulle lunette, opera di Vincenzo Foppa, uno dei pittori più apprezzati in quel periodo, al tempo di Francesco Sforza, sponsor della Ca’ Granda.

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In particolare,  guardando sulla destra, appare una delle immagini più misteriose ed insolite mai viste: una Madonna col Bambino, entrambi con corna luciferine sul capo.

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Si  racconta che il diavolo fosse comparso sull’altare, travestito da Madonna col Bambino, dimenticandosi, però, di nascondere le corna; San Pietro se ne accorse e li scacciò, ma l’inquietante viso del Bambino è rivolto per sempre verso chi guarda. Secondo un’altra leggenda, invece, si tratterebbe di una certa Guglielmina Boema, le cui ossa furono bruciate sul rogo; ne parleremo più avanti.

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Fermiamoci ora davanti al sepolcro di San Pietro Martire. Narrano la storia e la leggenda che, quando il mausoleo fu pronto, l’arca risultò troppo corta per contenere il corpo del Santo.

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Venne allora in mente una macabra soluzione: l’Arcivescovo fece staccare la testa di Pietro e la portò a casa in un’urna separata. Da allora violenti mal di testa non gli diedero tregua, e terminarono solo quando la reliquia fu posta a Sant’Eustorgio, accanto al corpo “accorciato” del Santo. Secondo un’altra versione, invece, la testa venne staccata per facilitarne il trasporto nelle processioni. In ogni caso, San Pietro, tra roncola e capo mozzo…è diventato il santo che guarisce dall’emicrania.

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Il 29 aprile, giorno della sua festa, si può andare a Sant’Eustorgio per dare una testata contro l’Arca (pestà el cuu a Sant’Ustorg), oppure, più pacatamente, strofinare l’urna che contiene la testa di San Pietro, con un panno da avvolgere poi attorno al proprio capo.

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Purtroppo la preziosa reliquia non è sempre visibile al pubblico; è conservata dietro la porta di sinistra, in una teca di cristallo. Siamo riusciti a vederla e ad osservare anche  il segno della ferita mortale.

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Soffermiamoci un momento davanti all’Arca. È un’opera molto complessa, ricca di significati allegorici come le otto figure femminili che sembrano sostenerla.

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Sono le Virtù indispensabili per elevarsi spiritualmente. Una figura in particolare ci aveva colpito leggendo alcuni testi, la Prudenza, che viene descritta come persona con due volti, e così ci era sembrata nelle nostre visite precedenti. Ci siamo tornati pochi giorni fa e…sorpresa! La donna ha tre volti e non due!

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Sono quelli di tre età della vita: una bambina, una giovane donna e una anziana. Ci siamo fatti tante domande su questa statua: innanzitutto perchè si continua a descriverla come donna con due volti? Perchè l’anziana ha uno sguardo così duro? Anche la giovane donna, però, non scherza… Andate a vedere questa figura, così misteriosa, da aver indotto, persino, a contare in modo errato fino a tre…Il lato misterioso non è fatto solo di draghi, fantasmi…è molto più vicino, dietro il nostro angolo visuale.

Diamo un’ultima occhiata alle statue dell’Arca: guardiamo quella della Carità, rappresentata da una donna che allatta.

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Una gentile turista, insieme  alla quale ammiravamo l’opera, si accorge che sopra il seno è scolpita una fiammella come quella classica dell’iconografia del Cuore/Amore. “Allatta col cuore“, osserva. Grazie, turista sconosciuta, che bella immagine ci hai offerto per concludere questo itinerario!

https://www.youtube.com/watch?v=LG7AmOOjk1A

Per accedere al Museo è richiesto il pagamento di un biglietto d’ingresso (Euro 6. ridotti 3 oppure 1; aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18); è possibile anche fotografare, cosa rara in un museo, pagando un contributo di 4 Euro.

6 gennaio: i cortei dei Re Magi

Un’idea per l’Epifania: andare a vedere i cortei dei Re Magi. Ve ne proponiamo due in “posti” dove i Re Magi sono di casa.

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Milano – Basilica di Sant’Eustorgio

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Brugherio – Chiesa di San Bartolomeo

A Milano ogni anno, nel giorno dell’Epifania, un corteo storico in costumi sfarzosi percorre le vie cittadine da piazza del Duomo alla Basilica di Sant’Eustorgio, dove sono conservate le reliquie dei Re Magi.

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Nata nel XIV secolo, circa duecento anni dopo il “furto” del Barbarossa, questa storica tradizione è stata ripresa da qualche decennio.

Milano è sempre stata multietnica e la presenza dei Magi, tradizionalmente diversi per colore della pelle e culture, ne è la grandiosa conferma!

Questo il programma per il 6 gennaio 2015:

 www.santeustorgio.it/files/epifania2015.pdf

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Vi segnaliamo una piccola chicca: se volete rendere omaggio ad altre reliquie dei Magi, non andate fino a Colonia, basta recarsi a Brugherio.

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Qui sono custodite, in un reliquiario argenteo del Settecento, nella chiesa di San Bartolomeo, alcune falangi delle dita dei Magi, donate, secondo la tradizione, da Sant’Ambrogio alla sorella Santa Marcellina perché le custodisse nel monastero vicino a Brugherio, da lei fondato.

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Anche a Brugherio si svolge un corteo, nel giorno dell’Epifania, che termina con il tradizionale bacio agli umitt (ometti), come sono familiarmente chiamati i Magi.

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I ristoratori di Brugherio quest’anno presentano, dal 2 gennaio al 21 febbraio, un menù, il Menù dei Re Magi, del Seicento, tipico della zona. Al termine si festeggerà con il tradizionale dolce dei Magi.

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Lo assaggeremo e poi vi faremo sapere!

http://www.ilvimercate.org/dalla-brianza/584-le-vere-reliquie-dei-re-magi-in-corteo-a-brugherio.html

Arriva il menù dei Re Magi

Itinerario Basilica di Sant’Eustorgio (Parte Prima – la Basilica)

Ricapitoliamo...Belisama ha parlato con la Stella, posta sopra il campanile di Sant’Eustorgio, che le ha indicato un altro luogo di Milano da scoprire.

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In questa Basilica, infatti, “sotto la Stella” sono conservate alcune reliquie dei Magi, questi misteriosi personaggi, dei quali è incerto tutto.

Questa chiesa e il suo museo sono tra i luoghi più ricchi di arte, curiosità, leggende e suggestioni, che esistano a Milano.

La tranquilla bellezza della piccola piazza di Sant’Eustorgio, che sembra quasi ritrarsi dal traffico e dai locali di corso di Porta Ticinese, lascia quasi stupiti. La semplice facciata, gli alberi, qualche panchina e, un poco più esterni, alcuni bar e ristoranti con i tavolini fuori, sembrano indicarci un’oasi di pace e di quiete.

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Ma il complesso di Sant’Eustorgio, terza chiesa madre di Milano dopo il Duomo e Sant’Ambrogio, è molto misterioso e anche inquietante.

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Prima di iniziare la nostra visita, guardiamo l’ora, alzando lo sguardo verso il campanile: sotto la Stella un orologio segna le ore; ma non sia mai che a Milano qualcosa che appare semplice non nasconda in realtà un storia da raccontare.

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La “Calcatrappola” (così viene definito l’orologio in una filastrocca) venne posta sul campanile nei primi anni del 1300 e fu il primo orologio meccanico di Milano e d’Italia. Il secondo orologio milanese fu quello voluto da Azzone Visconti sul campanile di San Gottardo in Corte, da cui il nome di Contrada delle Ore.

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Di questo orologio, purtroppo, non esiste più traccia. Così questi due contatori della quarta dimensione hanno scandito le giornate cittadine dal Medioevo.

Prima di entrare nella Basilica, guardiamo con più attenzione tra gli alberi; una statua in cima ad una colonna molto alta si nasconde tra i rami. È un personaggio tra i più horror che la fantasia potrebbe immaginare: un uomo in piedi, raffigurato nel pieno delle forze, che ha una grossa lama conficcata nel cranio e sembra non accorgersene.

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È Pietro da Verona, un frate domenicano del convento di Sant’Eustorgio, a capo dell’Inquisizione milanese alla metà del 1200. Per il suo impegno nel combattere le eresie diffuse a Milano, fu ucciso con un colpo di roncola alla testa.

Fu canonizzato col nome di San Pietro Martire ed è sepolto nella Cappella Portinari.

La sua eloquenza era tale che fu necessario costruire un pulpito all’esterno, perchè la Basilica non era sufficiente a contenere tutti coloro che accorrevano ad ascoltarlo.

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il pulpito

Sant’Eustorgio è la prima chiesa milanese in cui tradizionalmente entra un nuovo Arcivescovo quando si insedia nella Diocesi. Infatti qui si trovava il primo fonte battesimale di Milano, in cui San Barnaba iniziò a battezzare i milanesi nell’anno 51 d.C. Ciò è ricordato da una lapide posta sulla facciata di una delle case che si affacciano sulla piazza.

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Entriamo ora in questa Basilica, della quale, come al solito, cercheremo di raccontare un po’ di storia e un po’ di leggenda.

Così l’Arcivescovo di Milano, cardinale G.B. Montini, divenuto poi Papa Paolo VI racconta le proprie sensazioni: “Tutto parla anche quando questa Basilica è vuota e sembra solitaria; e quasi incute timore a chi entra nelle ore perse della giornata. Questa Basilica è piena di voci”.

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Osserviamo la struttura a tre navate.

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Sulla navata destra ci sono diverse cappelle, con opere del Bergognone, della scuola giottesca e importanti tombe marmoree.

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La navata sinistra, invece, non è così articolata e la veduta aerea di questo complesso ce ne spiega la ragione. Infatti, addossato al muro della navata sinistra c’è l’ex-convento domenicano, ora in parte occupato dal Museo Diocesano e in parte dal Museo di Sant’Eustorgio.

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Avanziamo verso l’altare, per raggiungere la Cappella dei Magi

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Si può forse restare stupiti nel vedere come l’antico sarcofago, sopra il quale c’è una lapide con la Stella, resti in disparte, in fondo alla chiesa, quasi per non essere notato.

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Una brutta grata copre una finestrella che forse serviva per mostrare le reliquie ai fedeli.

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Osserviamo anche la presenza su un pilastro di una lapide con una stella, sempre a otto punte, ma, diversamente da quella che compare sul coperchio del sarcofago, non è una cometa.

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Siamo ora all’altare dei Magi. Una piccola urna, protetta da una grata, contiene la parte di reliquie restituite dai tedeschi ai primi del 1900.

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Siamo riusciti a fotografare l’urna quando le reliquie, con tutti i loro misteri, erano esposte alla venerazione dei fedeli.

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Continuando la nostra visita per sant’Eustorgio, accanto alla Cappella dei Magi, e dietro all’altare maggiore, notiamo alcuni resti della primitiva Basilica paleocristiana, che sono quasi un invito a scendere nel passato di questa chiesa e a visitarne lo straordinario Museo.

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Per saperne di più:

http://www.santeustorgio.it/storia_della_basilica.html

Il lungo viaggio delle reliquie dei Magi verso Milano – (dove)

Perchè sul campanile della Basilica di Sant’Eustorgio c’è una stella e non la Croce?

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A quanto ci risulta c’è una una sola chiesa cristiana in Italia con questo simbolo sopra il campanile: Sant’Eustorgio a Milano. Scaviamo un po’, anzi no, alziamo lo sguardo verso questo “segreto”.

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Cosa ci indica questa stella? Tuffiamoci nella Storia e nella Leggenda e, a lente bracciate, nuotiamo nel loro mare, dove le rispettive acque si uniscono e si confondono.

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Verso Milano

La vita dei Magi è stata veramente un viaggio, così come quello delle loro reliquie.

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Di loro sappiamo veramente poco e anche la loro morte è molto oscura. Secondo una leggenda, tornati a Gerusalemme, dopo 33 anni dalla nascita di Gesù, seppero della sua crocifissione e subirono il martirio proprio in questa città. Secondo un’altra leggenda, al momento della loro morte, nel cielo fu vista una grande stella, la stessa che un tempo li aveva guidati a Betlemme e che era giunta per condurli verso la meta eterna.

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I Magi furono sepolti insieme e le loro spoglie furono ritrovate, insieme alla Croce del Calvario, da Sant’Elena, madre di Costantino, che le portò a Costantinopoli.

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Secondo una leggenda successiva, verso la metà del 300, Eustorgio, eletto Vescovo di Milano, si recò a Costantinopoli per ricevere la conferma della sua nomina. Qui ebbe in dono dall’Imperatore le reliquie dei Magi perchè le portasse a Milano, in segno di grandissimo onore.

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Il viaggio del grande sarcofago fu molto travagliato. Giunta per mare in Italia, l’arca venne trainata da una coppia di buoi fino a Piacenza dove, però, un lupo aggredì e uccise uno dei buoi.

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Il vescovo non si perse d’animo e il lupo venne aggiogato al carro perchè prendesse il posto dell’animale ucciso. Il lupo, molto più basso del bue, ma nelle leggende molte cose superano le ragioni della mente, trainò il carro fino a Milano. Giunto nei pressi della città, il carro si impantanò nel punto dove esisteva un cimitero paleocristiano e non si riuscì a spostarlo.

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Allora Eustorgio comprese che quello era il luogo dove far sorgere la chiesa con il sarcofago dei Magi.

Sopra il campanile di questa Basilica, dedicata poi allo stesso Eustorgio, al posto della Croce, venne posta una stella a otto punte, perchè i tre Magi potessero riposare per sempre sotto di essa.

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Verso Colonia

Siamo nel XII secolo, quando il Barbarossa scese in Italia per combattere contro Milano, rea di essersi resa autonoma.

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L’Imperatore ed i suoi alleati lombardi distrussero Milano, comprese le chiese che avrebbero dovuto essere risparmiate. Non solo, l’arcivescovo di Colonia, Rainaldo, Cancelliere dell’Impero, convinse il Barbarossa che i milanesi non erano degni di custodire le preziose reliquie dei Magi.

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Rainaldo

In realtà l’arcivescovo voleva fare della sua Colonia una importante meta di pellegrinaggi.

Le reliquie furono trafugate ed uno storico dell’epoca riferisce che le spoglie, perfettamente conservate, erano, apparentemente, di un giovane, di un uomo sulla trentina e di un anziano. C’è chi sostiene, invece, che ai tedeschi vennero fatte trovare “altre reliquie”…

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Durante il viaggio verso Colonia, l’arcivescovo fece diverse tappe in località del Nord Italia (da qui le numerose locande dal nome “Tre Re” o “Stella“), regalando anche frammenti delle reliquie a diverse chiese tedesche.

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Finalmente giunsero alla meta, dove, per ospitarle degnamente, fu costruita una delle più belle chiese cristiane, il Duomo di Colonia.

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Le reliquie vi sono tuttora conservate in una splendida arca d’oro e di argento.

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Ai primi del Novecento, il cardinale Ferrari, arcivescovo di Milano, ottenne la restituzione di una piccolissima parte delle reliquie, che, riportate a Sant’Eustorgio, furono poste in un tabernacolo sopra l’altare accanto al gigantesco sepolcro di pietra, dove in precedenza erano stati conservati i corpi dei Magi.

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https://www.youtube.com/watch?v=YdC-BzYse4Q

Si può forse sorridere pensando a questo lungo viaggio delle reliquie e forse anche dubitare della loro reale appartenenza ai Re Magi.

Teniamo presente che studi effettuati, nei laboratori della Bayer, su frammenti delle ricche stoffe che avvolgono le reliquie conservate a Colonia, gli stessi panni che le avvolgevano anche quando erano a Milano, rivelano che contengono un prezioso tipo di porpora, che non viene più prodotta dall’anno 150 d.C. e che era comunque riservata a dignitari di alto rango.

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porpora
Per saperne di più

A questa lunga “storia” dei Magi si aggiunge ancora un altro piccolo capitolo che apre nuovi spazi al mistero. Nel XIII secolo i Mongoli si inseriscono con travolgente violenza nel mondo islamico e cristiano per raggiungere Colonia (e, c’è chi sostiene, Milano).

mongo

Volevano riappropriarsi dei corpi dei Magi, ai quali attribuivano la propria origine, come sudditi del leggendario Prete Gianni (proprio quello di Marco Polo e dei libro-games!), discendente di uno dei Magi e sovrano di un favoloso impero al di là della Terra Santa.

prete gianni

Quante leggende sono fiorite intorno allo scarno testo del Vangelo di Matteo! Ma, come scrive Umberto Eco sulle reliquie, nel romanzo “Baudolino”: “È la vera Fede che le fa vere, non esse che fanno vera la Fede.”

baudolino

http://books.google.it/books?id=TdnsTRRIR3QC&pg=PT101&hl=it&source=gbs_toc_r&cad=3#v

Auguri megagalattici per il Nuovo Anno!

1° gennaio 5102.

Le galassie sono piene di astronavi che intasano lo spazio per il traffico di Capodanno.

Astronavi

L’astrostrada Terra – Aldebaran è chiusa per un incidente.

Incidente spaziale

Nel monitor della Macchina del Tempo vedo comparire dei bagliori dal passato del pianeta Terra.

capodanno2013

Fermo l’immagine, ma  dalle antiche astronavi “preistoriche” nulla da segnalare.

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Continuo la ricerca con la Sonda Temporale; anche qui tutto tranquillo, vedo un ramo di una pianta ormai estinta, credo si chiamasse “vischio”, sotto la quale stanno due umani dall’abbigliamento che fu.

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Chissà cosa rappresenta questo strano rituale, cosa vogliono fare? Forse sono adoratori delle piante…

Ma ecco uno strano rumore, come un botto.

capodanno

Il sondaggio temporale mi dice che sto osservando il Capodanno del 2015.

campana e viskkio

Ecco altri due umani…,cosa stanno facendo, ancora sotto il vischio, vicino ad un fuoco?

videofalo

Uniscono le loro bocche. Credo che stiano facendo quello che gli umani chiamavano “baciarsi”.

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Sembrano felici; deve essere stato bello quel remoto Capodanno!

Buon

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Il futuro sia con voi!

 

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Il lungo viaggio dei Magi verso Betlemme – (tanto tempo fa)

Quanti misteri da scoprire intorno ai Re Magi! Tutti pensiamo di conoscerli, ma in realtà non se ne sa nulla.

mistero

Chi erano? Da dove venivano? In quanti hanno compiuto il viaggio? Quale Stella li ha guidati? Nonostante molti abbiano cercato risposte, nulla si sa di tutto questo. Nella Bibbia i Magi sono menzionati solo nel Vangelo di Matteo, senza, però, che vengano indicati i loro nomi, la loro provenienza  e neppure il loro numero.

Non stanchiamoci di guardare questa Adorazione dei Magi di Leonardo, così diversa da quelle di altri pittori, che è rimasta incompiuta con i suoi misteri.

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In questa tavola ci sono immagini inconsuete: un albero e non la grotta o la capannina, sullo sfondo una battaglia tra cavalieri, le rovine del Tempio di Gerusalemme(?), le espressioni tutt’altro che adoranti di alcuni dei presenti, il giovane alla destra (forse un autoritratto dello stesso Leonardo?) che si volta guardando da un’altra parte. Allegorie o scene che avvengono in luoghi e tempi diversi, come in un film?

Il buio intorno ai Magi è illuminato solo dalla Stella che li guida, come se non importasse sapere chi siamo, quanti siamo e da dove veniamo, per compiere il nostro viaggio.

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Qualche notizia sui Magi si può ricavare da un testo apocrifo, il Vangelo Armeno dell’Infanzia, che riporta per la prima volta i nomi di Melchiorre, Baldassarre e Gaspare, presentati rispettivamente come Re dei Persiani, degli Indù e degli Arabi.

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Ma quanti fossero in realtà (per alcuni solo due, per altri quattro, otto o anche dodici) non lo sappiamo.

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Per tradizione si indica il numero di tre perchè tre erano i doni recati, tre il numero delle razze umane discendenti dai tre figli di Noè, tre infine è il numero perfetto, antico simbolo sacro e magico.

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In genere vengono rappresentati con ricchi abiti esotici, di colore ed età molto diversi, in groppa a cammelli.

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Sono indicati come Magi; secondo Erodoto questi Magoi erano “esperti di arti magiche”, interpretavano i sogni e studiavano gli astri. Certamente conoscevano l’astronomia.

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Non si sa tuttavia “cosa” fosse la Stella; forse non fu neanche un vero astro, ma un Angelo-Guida  a illuminare i Magi (S. Giovanni Crisostomo).

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Giotto, per primo, la dipinse come una cometa, affascinato dal passaggio della Cometa di Halley, cui aveva assistito.

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Per alcuni studiosi contemporanei potrebbe essere stata una supernova, una stella vecchia che muore esplodendo.

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C’è poi chi pensa anche che i Magi siano stati guidati dall’osservazione di una particolare congiunzione astrale di due o più pianeti; e tante altre ipotesi sono state formulate nei secoli.

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Anche sulla data della comparsa della Stella, che ci indicherebbe l’effettiva data della nascita di Gesù, non c’è accordo: secondo diversi studiosi si colloca tra il 7 e il 4 a.C. (Erode morì nel 4 a.C.)

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I Magi davanti ad Erode

Di certo i Magi seguirono la Stella portando tre doni al Bambino: oro come simbolo di sovranità, incenso come simbolo di divinità e mirra, simbolo di vittoria sulla morte.

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I Magi vengono spesso raffigurati di età diverse tra loro. Secondo alcuni rappresentano il passato, il presente e il futuro.

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Anche le loro diverse razze (europea, africana e asiatica), che rappresentano anche culture differenti, potrebbero significare in modo allegorico la possibilità degli uomini di camminare insieme in pace, pur nelle loro diversità.

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Per saperne di più:

http://www.tanogabo.it/Stella_di_Natale.htm

Buon Natale!!

Regali, corse, pacchetti, messaggi, telefonate, pranzi e cene…Che fatica!

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Che idea! Vivere con gioia tanti piccoli Natali, in tanti giorni diversi: un caffè con l’amica del cuore, una fetta di panettone coi colleghi, un aperitivo con gli amici, poi altre feste a scuola, all’asilo, in palestra, nel volontariato…festeggiare mille Natali!

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Poi, il 25 dicembre, c’è chi si ritrova per il grande pranzo che rinnova affetto (si spera!) ed appartenenza al gruppo dei parenti, c’è chi condivide famiglie allargate, c’è chi vive il primo Natale di coppia o il primo in tre, c’è chi lo passerà da solo e potrà godere della libertà di fare quello che vuole, chi passerà un Natale diverso, come AstroSamantha.

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natale da soli

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A tutti, ma proprio a tutti, Buon Natale!!

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