L’Epifania tutte le feste si porta via

Anche questa volta siamo arrivati ai titoli di coda delle festività natalizie. Via via si spegneranno le luci degli alberi, si riporranno le statuine del presepe e inizieranno i saldi invernali, quasi per avere un ricordo tangibile della passata stagione, ormai in svendita.

 

Gli alberi che ci hanno tenuto compagnia nelle piazze verranno smontati e, in parte ripiantati o riciclati. Alcuni sono stati “troppo” sponsorizzati, come l’albero di Gucci in Galleria, uno dei più fotografati e discussi.

 

A qualcuno è, invece, piaciuto quasi fosse un albero di “desideri firmati”, coi morsetti della maison come decorazioni, sotto la cupola del Salotto di Milano, ormai vetrina di marchi famosi.

 

Più tradizionali altri alberi, offerti da sponsor meno aggressivi.

 

Un ultimo sguardo ai negozi ricchi di colori e profumi… Le strade stanno per tornare buie, si spegneranno le luminarie (per la verità non erano molte), anche i negozi riporranno gli addobbi e le decorazioni, preparandosi alle offerte speciali.

 

Tra qualche giorno chiuderanno i mercatini “finta montagna” intorno al Duomo. Quante corse sui pattini, invece, potremo fare ancora per qualche tempo nell’aria frizzante!

 

E i presepi? Stanno arrivando i Magi che hanno viaggiato a lungo per incontrare il Dio Bambino. Poi riprenderanno il loro lungo cammino. Siamo andati a “trovarli” nella basilica di Sant’Eustorgio, dove, leggenda o realtà, riposano le loro poche reliquie rimaste nella nostra città.

 

Milano ha un secolare legame con i Magi che all’Epifania si rinnova con il tradizionale corteo che da piazza Duomo raggiunge il presepe vivente di Sant’Eustorgio.

Ecco il programma:

Ore 10.45 ritrovo dei partecipanti in piazza Duomo.

Ore 11 partenza del corteo che seguirà il seguente percorso: via Torino, basilica di San Lorenzo (con sosta alle ore 12 per l’incontro dei Magi con Erode), corso di Porta Ticinese, piazza Sant’Eustorgio.

Ore 12.30 arrivo in piazza Sant’Eustorgio per l’offerta dei doni al Presepe vivente.

 

Anche tutti noi siamo, come i Magi, in continuo cammino… Accendiamo una candela perchè non sia troppo difficile e ci possa portare dove desideriamo. Il nostro augurio è che, pur nel progresso e nel cambiamento che ha nel suo DNA, la nostra città possa conservare il cuore in mano e lo spirito meneghino che, a volte, sembra assopito.

 

A presto…

“Desiderata” per il Nuovo Anno

Quali sono le speranze e i propositi per il Nuovo Anno? Ciascuno di noi li ha nel cuore per sè e i propri cari, ma, dal momento che siamo parte di questo mondo, il nostro sguardo si allarga e il futuro diventa anche tempo e spazio da condividere con gli altri.

Abbiamo riletto questi “Desiderata” che sempre ci fanno riflettere.

 

A tutti un augurio affettuoso di felicità e anche di serenità nei momenti difficili.

Mentre l’anno vecchio sta per tramontare, ecco sopra di noi appare la luna col suo chiarore e una luce si accende per rendere meno buia la notte e accogliere con amore il giorno e l’anno che verrà.

 

Buon Anno a tutti!

A presto…

Tanti auguri, Presepe!

Il 25 dicembre si festeggiano gli 800 anni del Presepe, realizzato a Greccio da San Francesco nella Notte di Natale del 1223. Viene considerato il primo presepe vivente vero e proprio, voluto perchè tutti potessero “vedere con gli occhi del corpo”, come disse il Santo, la nascita di Gesù.

 

Nel corso dei secoli le persone sono state sostituite da statue, di materiali diversi, grandi e piccole, ciascuna con un proprio significato e differente simbologia.

 

Per ricordare questo importante anniversario, alcune chiese del Centro Storico di Milano propongono un “cammino” per visitare i presepi allestiti al loro interno. Potremmo così riscoprire anche la loro bellezza, ammirare le opere d’arte contenute e, magari, risentire quella meraviglia che abbiamo provato da piccoli, aspettando Gesù Bambino, di fronte alla bellezza e alla magia del presepe.

 

In ogni chiesa, che partecipa a questo evento, è disponibile gratuitamente una piccola guida con orari, indirizzi e qualche piccola informazione. L’ingresso è libero e senza prenotazione on-line. Qualcosa di veramente insolito ai giorni nostri.

 

Anche il percorso è libero, come liberi sono i pensieri di fronte al messaggio che ci viene proposto. Le chiese che fanno parte di questa iniziativa sono le seguenti:

 

Nella basilica di Sant’Ambrogio ci sono esempi di Natività attraverso i secoli: uno, un “antenato” del presepe, è scolpito nel celebre Sarcofago di Stilicone, un altro è stato realizzato da militari italiani internati in un campo di concentramento tedesco nel 1944, un terzo, infine, tradizionale, è di oggi.

 

Visitare il bel presepe di San Vincenzo in Prato è anche l’occasione per rivedere questa chiesa dal passato molto travagliato (è stata persino una fabbrica di prodotti chimici, col campanile diventato ciminiera). Da vedere, oltre alla suggestiva cripta, il battistero, realizzato negli Anni Trenta da Paolo Mezzanotte: al suo interno si trova, secondo una leggenda, la pietra che serviva a Sant’Ambrogio per salire in groppa alla sua mula Betta.

 

La Natività è sempre presente nelle ore di buio e in quelle di luce: ce lo ricordano i presepi di San Simpliciano e San Nazaro con il cambio di luminosità dal giorno alla notte.

 

Il presepe può essere fatto con materiali diversi. Ecco due opere d’arte, il presepe di carta di Landonio (chiesa di San Marco) e la Natività scolpita su un sarcofago a Santa Maria dei Miracoli presso San Celso.

 

Molto bello è il presepe di San Vittore al Corpo. Dobbiamo guardare oltre le colonne per cogliere il messaggio davanti a noi.

 

Ed ora una piccola raccolta di presepi. Manca Gesù Bambino: nascerà tra poche ore!

A tutti un sereno e felice Buon Natale!

A presto…

Assaggi artistici di panettone

Quest’anno la nostra tradizionale “panatonata” natalizia avrà ingredienti diversi, con pensieri e dipinti di scrittori e pittori come assaggi, parole e colori come dolci uvette, la bonaria ironia del dialetto milanese come cedri canditi. E la farina? L’abbiamo trovata nel bel libro “Il panettone che è di Milano” edito dal Centro Studi Manzoniani. A tutti buon appetito dai pasticceri di Passipermilano.

 

Oh, come lieta ci accoglie oggi la tavola, inondata di luce, scintillante di insolita argenteria, Re il panettone“. Così, uno scrittore lombardo, Carlo Dossi, nel 1884 descrive il momento del pranzo natalizio.

 

Figurev poeu ‘l Natal / che tra i fest l’è la festa principal: / se sent fina tre mess, e capirii / che gh’è anca l’obblig de mangià per trii. / El men che sia l’è panatton, torron, / e rosoli e mostarda e pollinon: / e per la pitoccaja / luganeghitt, cazzoeula e gran vinaja” (Giovanni Rajberti, 1853).

 

Ospite d’onore nei pranzi natalizi è il Re Panettone a cui ancora oggi si rende omaggio con eventi e bellissime vetrine.

 

La ricetta tradizionale parla di farine scelte, lievito, burro, zucchero, uvette e pezzettini di cedro candito. Giuseppe Sorbiatti, uno chef stellato dell’Ottocento, consigliava di fare sulla cupola, durante la preparazione, un taglio a croce nel mezzo, per evitare che si formassero “molti cornetti”.

 

Ci fu anche qualcuno (ma non ricordiamo chi) che legò l’idea del taglio a croce sul panettone alla Passione, così che questo dolce, tipico del Natale, unisse simbolicamente la Nascita e la Morte di Gesù.

 

Il panettone era, ed è, un dolce natalizio trasversale e social, da condividere scambiandosi gli auguri (anche con chi non ci è troppo simpatico). Scrive Giovanni Barella (1884-1967): “Son mì, sciori!… El panatton […] / Quanti guai e quanti mal, / col suggell d’ona bottiglia, / l’ha giustaa in del moment bon / on fettin de panatton!“.

 

Non bisogna, però, esagerare coi brindisi e il panettone, secondo Emilio Gadda, viene in aiuto: “Ci sono pronte delle fette di panettone molto asciutte con le quali poter, prima di bere, pavimentare lo stomaco“.

 

C’è chi, come il Manzoni, lo “pucciava” invece nella cioccolata e chi, come la sua seconda moglie, ne aveva fatto un dolce per tutto l’anno, non solo natalizio. “Bene panatonata” aveva scritto nel suo diario dopo aver fatto colazione. C’è un che di goduriosa soddisfazione in queste parole… da rivivere tutto l’anno.

 

Anche il Foscolo ricorda il panettone alle sue fidanzate. Ad Antonietta Fagnani Arese scrive: “la scimmiotta mi fece ridere quando io andava mangiando il panettone” e, ad un’altra: “non vi è giorno nè sera che io non mi ricordi delle dolcezze della mia famiglia… la cena della Vigilia, la contentezza di mia madre… e il panettone“. Che Ugo volesse intenerire e sedurre le proprie amanti anche col panettone?

 

Dolce natalizio per eccellenza è anche simbolo di rinascita, come in questo brano di Emilio De Marchi. “La consolazione di ricevere i sacramenti aveva fatto tanto bene alla malata che il giorno del Santo Natale potè assaggiare la sua fetta di panettone nel vino bianco“.

 

Anche Dino Buzzati (che non amava il Natale) vede nel panettone, comperato alla borsa nera prima del 25 dicembre 1944, qualcosa di speciale per “un giorno diverso, esonerato dalla guerra”. Il nostro pensiero a chi vive oggi un Natale sotto le bombe o nelle difficoltà della vita.

 

Il panettone può fare anche del bene: con questa immagine Zerocalcare sostiene l’iniziativa benefica di una gastronomia giapponese a Milano, città dal coeur in man.

 

Scrive ancora il Barella “…sont el panatton, / on bonbon de cà, a la man, / che l’è bon ‘me ‘l sò Milan“.

A tutti Buon Panettone!

A presto…

Storie sottovoce di celebri fantasmi

Sottovoce riportiamo alcune strane storie che riguardano due personaggi dei quali si celebrano quest’anno importanti anniversari: i 150 anni dalla morte di Alessandro Manzoni (22 maggio 1873) e, proprio oggi, i 100 anni dalla nascita di Maria Callas (2 dicembre 1923).

Maria Callas è stata legata alla nostra città e alla Scala, la cui stagione operistica inizia il giorno di Sant’Ambrogio, dando il via anche al periodo milanese delle festività natalizie.

Il celebre soprano fu protagonista di spettacoli di grande successo, ma venne, talvolta, anche contestata, come durante la Traviata del 1955, quando ricevette, tra i fiori che le venivano lanciati sul palco, anche un mazzo di ravanelli. Ecco un particolare del quadro di Dario Fo che ricorda l’episodio.

Per miopia o per ironia, la cantante li raccolse e ringraziò il pubblico. Sarà per vendicarsi di questo sgarbo che il suo fantasma, come si dice, si aggiri per la Scala spaventando il pubblico del loggione? O, forse non riesce a stare lontano dalle luci del palcoscenico e della nostra città?

Anche il nostro Alessandro Manzoni è al centro di due strani episodi. Il primo è legato al suo mausoleo al Cimitero Monumentale, l’altro riguarda invece il suo monumento in piazza San Fedele.

Si racconta che, quando nel 1958, si stavano effettuando i lavori per collocare la tomba dello scrittore sul basamento realizzato da Giannino Castiglioni nel Famedio del Monumentale, il corpo imbalsamato dello scrittore apparve di un fosforescente color verde. Senz’altro ciò era dovuto alla rifrazione del cristallo sulla bara…

Anni prima, la statua dello scrittore in piazza San Fedele era rimasta miracolosamente intatta dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Una rivincita del suo spirito, forse, sulla caduta fatale dai gradini della chiesa, che lo aveva portato alla morte?

La nostra misteriosa città non finisce mai di stupirci, neanche con le celebrità che non riescono a starne lontane trasformandosi in fantasmi.

A presto…

Dolci natalizi in Casa Manzoni

Dopo Casa Manzoni, cerchiamo di conoscere i suoi abitanti anche attraverso i dolci natalizi che amavano: due mogli (Enrichetta e Teresa) e due dolci diversi (la carsenza e il panettone), Alessandro con la cioccolata come comfort food e Giulia, la madre dello scrittore, la vera padrona di casa di via Morone.

 

Se il ritratto del Manzoni rappresenta un personaggio austero, severo, quasi distaccato, le cronache ci raccontano un Alessandro balbuziente (motivo per il quale non parlava in pubblico), facile ad attacchi di panico e a momenti bui, ma goloso, buongustaio e di grandi “appetiti” non solo gastronomici.

 

In una lettera scrisse che, di ritorno da un viaggio e sentendosi molto stanco, si accontentò di un fritto, un po’ di bollito, un assaggio di arrosto oltre, ovviamente, a contorni e dessert… il tutto innaffiato da buon vino; un vero scrittore gourmet. Era anche così amante del cioccolato da esserne quasi dipendente, oggi lo potremmo definire chocolate addicted.

 

Aveva anche la passione per la botanica. Si occupava, infatti, sia delle piante di via Morone sia di quelle della villa di Brusuglio, che la madre aveva ereditato dal compagno.

 

Nelle sue terre sperimentava coltivazioni innovative, che non sempre i suoi contadini capivano, Questa tenuta gli forniva anche molti prodotti alimentari a Km Zero. Lo scrittore era un ottimo camminatore e raggiungeva spesso la villa a piedi percorrendo almeno 15 Km tra andata e ritorno. Cibo sano e movimento, ieri come oggi, sono consigliati per vivere a lungo (il Manzoni visse quasi 90 anni).

 

Una pianta di questa villa ci parla del legame tra Alessandro ed Enrichetta. La giovane donna aveva infatti intrecciato i fusti di due robinie come simbolo della loro unione. Purtroppo la mostra su Manzoni botanico, prevista per dicembre al Museo di Storia Naturale di Milano, è stata rimandata.

 

La tenera Enrichetta amava un dolce contadino, la carsenza, tipica delle festività natalizie. La si può fare anche in casa, oggi come allora. Ecco la ricetta per questa torta manzoniana, magari un’idea per il prossimo Capodanno.

CARSENZA – Dolce tipico lombardo che si festeggiava il primo dell’anno. Ingredienti:
450 grammi farina bianca OO – 100 grammi zucchero da canna – 1,5 bicchiere di acqua – 80 di burro fuso – un cubetto di lievito di birra – 3 mele grandi – mezza confezione di uvette – una confezione di fichi, circa 20 – zucchero semolato q.b. – Burro a fiocchi.
PREPARAZIONE:
Sciogliere il lievito in mezzo bicchiere di acqua e il burro fuso nel forno a micro onde. Impastare farina, acqua, e burro fuso nella planeteria per 5 minuti. Unire all’impasto le mele tagliate a pezzi togliendo solo il torsolo, unire l’uvetta e i fichi tagliati a metà. Amalgamare il tutto. Mettere l’impasto in una teglia di cm. 26 foderata con carta da forno. Lasciare lievitare per 4 ore coperta. Infornare a 200 gradi per 45 minuti dopo aver spolverato lo zucchero semolato e qualche fiocco di burro. Coprire con delle carta stagnola se durante la cottura diventa troppo colorita.
Sfornare, mettere zucchero a velo e servire, tiepida o fredda.” (da Varese News – 13 novembre 2023)

 

Logorata dalle quindici gravidanze, dai salassi e dalla tisi, Enrichetta si spense, a 42 anni, proprio il giorno di Natale del 1833. Aveva scritto in una lettera che le donne sono come un baco da seta e vengono sacrificate per diventare il filo che tiene unita la famiglia.

 

Ormai il Manzoni era uno scrittore di grande fama e onori. Furono proprio le sue opere a fare innamorare di lui la seconda moglie, Teresa Borri Stampa, una ricchissima vedova con un figlio diciottenne. Dopo aver letto i Promessi Sposi, scrisse alla propria madre “Don Alessandro è fatto come il mio cuore vuole”.

 

Era completamente diversa da Enrichetta. Colta, intellettuale, frequentava i salotti, gli artisti più in voga e anche i movimenti politici e filantropici dell’epoca. Viveva appieno la Milano di allora, ricca di cultura e di eventi.

 

Giulia, la madre di Alessandro, aveva capito che il figlio aveva bisogno, oltre che di lei, di una donna accanto. Infatti, nei quattro anni tra un matrimonio e l’altro, il Manzoni aveva avuto una relazione con una ricamatrice da cui era nato un figlio. Giulia favorì quindi il matrimonio con Teresa, anche se molto diversa dalla mite Enrichetta.

 

Il ricordo della prima moglie, però, era sempre presente, quasi incombente. Al ricevimento di nozze Giulia invitò Teresa a indossare uno scialle di Enrichetta e a usare il suo profumo di lavanda (che sapeva di casa) anzichè l’inebriante gelsomino che usava di solito. Inoltre, come dolce di nozze, venne servita la semplice, casalinga carsenza. Ma Teresa non era Enrichetta, nè il personaggio di “Fosca” del film “Viaggi di nozze” di Verdone e, cosi, l’invadente Giulia, che denigrava la nuora con amici e conoscenti, si dovette trasferire al piano superiore di via Morone.

 

Con la nuova moglie fece il suo ingresso in Casa Manzoni il panettone, dolce di pasticceria e non fatto in casa, che Teresa amava gustare anche negli eleganti bar dell’epoca.

 

Molto passionale e golosa come il marito, lo mangiava tutti i giorni e non solo a Natale. Creò persino un verbo per manifestare la propria soddisfazione. Nel suo diario scrisse: “Milano 1850, bene panatonata!”. Panettone e cioccolato, che gustosa accoppiata!

 

Colpita da una grave forma neurodegenerativa, anche se quasi immobile, continuò a ricevere nel suo salotto privato. Si spense a 61 anni nella villa di Lesa, senza la presenza del marito che, visto il caldo del mese di agosto, aveva preferito tornare a Brusuglio.

 

Alessandro le sopravvisse circa 12 anni. Quante volte avrà ripensato al proprio componimento poetico “Autoritratto”, scritto in gioventù? Quali risposte si sarà dato?
” …Poco noto ad altrui, poco a me stesso,
gli uomini e gli anni mi diranno chi sono. “

A presto…

Buon Ferragosto 2023!

Quanti di noi anche oggi, in un momento di pausa estiva, stanno già pensando a domani, al ritorno al lavoro, a fare programmi per il futuro?

 

Milano e la milanesità sono fatte così: guardano avanti, amano consapevolmente il nuovo, il passato è il terreno sul quale crescere e divenire. Con questo spirito, tutto milanese, abbiamo pensato di augurare Buon Ferragosto dalle terrazze del Duomo, la bellissima roccia della nostra città.

 

 

Il nostro sguardo può spaziare a 360°. Vediamo edifici vecchi e altri nuovissimi, monumenti e grattacieli, tetti e torri, tegole e cristalli, la nostra storia e il nostro futuro.

Chi volesse farvi un giro o partecipare ad altre iniziative, può consultare il sito duomomilano.it

Domani si riparte e si ricomincia. A tutti, con amicizia e fiducia, auguriamo

Buon Ferragosto!

A presto…

Leonardo da Vinci, uno di noi?

Si torna a parlare, in questi giorni, di Caterina, la madre di Leonardo. Infatti, durante i lavori di ampliamento e ristrutturazione tra la caserma Garibaldi e l’Università Cattolica, sono stati ritrovati i resti di alcune cappelle appartenenti alla chiesa (demolita agli inizi dell’Ottocento) di San Francesco Grande, dove il genio l’avrebbe fatta seppellire.

Leggendo queste notizie, abbiamo ripensato a Leonardo e a come abbia vissuto, allora, problemi che ancora oggi noi affrontiamo e discutiamo. Era nato, fuori dal matrimonio, da una coppia mista (padre toscano, madre straniera immigrata per forza), genitori separati (il padre si era risposato quattro volte). Era cresciuto insieme ai fratellastri col nonno paterno, pur andando spesso a trovare la madre, sposata e con tanti altri figli avuti dal marito. Più famiglia allargata di così!!

Su-Caterina-madre-di-Leonardo_E.-Ulivi

Fu un adolescente un po’ scapestrato (rischiò la prigione a Firenze perchè era in cerca della propria identità di genere).

Autoritratto di Leonardo 1475

Dopo un po’ di apprendistato a bottega dal Verrocchio, si cercò un lavoro mandando (e barando) un curriculum a un big dell’epoca, Ludovico il Moro.

 

Anche allora Milano era attrattiva, offriva possibilità di carriera ed era anche glamour…

 

Quando giunse a Milano in cerca di fortuna, come molti giovani di oggi, Leonardo venne ospitato da un amico pittore, Giovanni Ambrogio de Predis, che non solo lo ospitò in una casa a Porta Ticinese, ma lo introdusse a corte e lavorò con lui alla Vergine delle Rocce, presso la chiesa di San Francesco Grande.

 

Da allora Leonardo cambiò diverse case, sempre più prestigiose fino ad abitare alla Corte Ducale, dove oggi c’è Palazzo Reale. Tanto di cappello, ne ha fatta di strada!

 

Amava le feste, il look trasgressivo, il buon cibo (abbiamo anche delle sue ricette) e il buon vino, tanto da produrlo nella sua vigna accanto a Santa Maria delle Grazie, a Km 0.

 

Probabilmente Leonardo era bisex, ma, molto riservato, non ha dato mai pubblicità alla cosa.

Salai, suo allievo

 

Secondo una studiosa tedesca Leonardo si sarebbe sposato in segreto con Isabella di Aragona, vedova di Gian Galeazzo Maria Sforza, dalla quale avrebbe avuto anche dei figli.

 

Aveva molti interessi, si occupava dell’ambiente e di nuove tecnologie, andava a piedi al lavoro…

 

e, forse per questo, aveva progettato una specie di bicicletta.

 

Leonardo era di una spiritualità intensa, ma molto personale.

 

Inoltre, come si legge anche oggi, si è occupato della madre anziana, assistendola con amore fino alla fine. Un affettuoso caregiver del Rinascimento.

 

Leo, sei uno di noi o i problemi sono sempre gli stessi?

 

A presto…

Aspettando i Magi

Il Vangelo di Matteo è il solo che parla, sia pure brevemente, dei Magi(2, 1-12)

1Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme 2e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». 3[…] Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. 11Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12

Matteo li chiama “Magoi” che nella cultura del tempo, erano indovini/astrologi di origine persiana che celebravano riti in onore della Luce, attendendo lo “Saoshyant” che sarebbe nato da una Vergine, discendente da Zarathustra, annunciato da una stella… Questo “Salvatore” divino avrebbe sconfitto le tenebre e portato con sè la resurrezione e l’immortalità degli uomini.

Secondo la tradizione cristiana, i Magi sono i primi non ebrei ad aver riconosciuto e adorato il Divino Bambino. Ma da dove venivano? Quanti erano? Come si chiamavano? Le ipotesi e le interpretazioni restano avvolte e trascinate nella scia della Cometa.

Secondo alcuni, i Magi rappresentano le tre razze umane al tempo conosciute (bianca, gialla, nera), originate dai tre figli di Noè (Sem, Cam e Jafet), secondo altri i tre continenti allora noti, secondo altri ancora le tre età della vita (giovinezza, maturità e vecchiaia). Tutte ipotesi legate al numero tre, tanto che anche i Magi, come i loro doni, sono rappresentati in tre, numero simbolico per eccellenza.

La nostra città è sempre stata molto devota ai Magi e legata al culto delle loro reliquie, parte delle quali è conservata nella basilica di Sant’Eustorgio.

Inoltre, nella chiesa di Santa Maria dei Miracoli, si trova l’antico sarcofago di San Celso sul quale sono scolpiti anche i tre Magi.

Da notare che non portano la corona, ma indossano il berretto frigio degli antichi sacerdoti persiani, come quelli raffigurati a Ravenna, nella chiesa di Sant’Apollinare.

Secondo una attuale interpretazione i Magi di San Celso rappresentano il nostro rapporto con la Fede: c’è chi già la possiede, chi è alla sua ricerca, chi ha bisogno di aiuto per raggiungerla, come il Mago che si appoggia a quello che lo precede per farsi guidare.

Questa interpretazione ci ha ricordato un passo del “Milione” di Marco Polo che riguarda i Magi.

“In Persia è l[a] città ch’è chiamata Saba, da la quale si partiro li tre re ch’andaro adorare Dio quando nacque, […] l’uno ebbe nome Beltasar, l’altro Gaspar, lo terzo Melquior. […] E quando furo ove Dio era nato, lo menore andò prima a vederlo, e parveli di sua forma e di suo tempo; e poscia ‘l mezzano e poscia il magiore: e a ciascheuno p[er] sé parve di sua forma e di suo tempo. E raportando ciascuno quello ch’avea veduto, molto si maravigliaro, e pensaro d’andare tutti insieme; e andando insieme, a tutti parve quello ch’era, cioè fanciullo di 13 die. Allora ofersero l’oro, lo ‘ncenso e la mirra,…”
(Marco Polo, Il Milione, a cura  A. Lanza,  Editori riuniti, Roma, 1981)

Ciascun Mago, da solo, davanti al Signore, riusciva a vedere unicamente se stesso; solamente quando furono tutti e tre insieme riuscirono a vederLo. Quindi, anche tutti noi insieme potremmo riuscire ad abbandonare, almeno un po’, il nostro egocentrismo e il culto di noi stessi?

A presto…

 

 

 

Benvenuto 2023!

Il 24 dicembre 1968 gli astronauti dell’Apollo 8 videro, dalla loro capsula, la Terra che sembrava sorgere dietro la Luna. Scattarono insieme questa foto, fuori programma, e tutto il mondo potè ammirare, dopo millenni di sogni, l’Earthrise.

 

Con questa immagine, al sorgere del Nuovo Anno, auguriamo che, pur fra mille difficoltà, con coraggio, fiducia e tenacia si possano realizzare non solo i progetti, ma anche le speranze e i sogni. A tutti un affettuoso, sincero augurio di

Buon Anno!!!

A presto…