Una mostra bellissima, veramente imperdibile per tutti coloro che amano, o almeno vogliono conoscere, la nostra città.
È dedicata al milanese DOC Bonvesin de la Riva (l’era dePorta Cica, come la Rosetta) che ha descritto la sua Milano alla fine del 1200.
Il suo libro De Magnalibus Mediolani, è reso “visibile” da illustratori di successo under 40 e da allievi del MI MASTER. La Mostra, intitolata: “tictig tutti i colori tranne il grigio”, per sfatare il luogo comune del grigio come colore della nostra città, si trova a Novate Milanese, a Casa Testori, largo Angelo Testori 13
Porta Romana è una delle due porte milanesi, l’altra è Porta Nuova, che non ha mai cambiato nome in secoli di storia.
Arco di Porta Romana
Porta Nuova di piazza Cavour
Non è la sua sola prerogativa: a Porta Romana la primavera arriva una settimana prima, cioè il 13 marzo. Per vedere la Festa del Tredesin de Marz (Tredesin, Tredicino, è il diminutivo affettuoso di Tredes, Tredici), che viene celebrata nella domenica più vicina al 13 marzo, quest’anno bisogna aspettare domenica 15.
Le strade intorno all’inizio di via Sabotino (fermata M3 Porta Romana), via Crema, piazza Buozzi si riempiono di bancarelle, un tempo solo di fiori e piante.
È una tradizione antica, dalla quale si tornava col coeur come on giardin .
“E quî giornad del tredesin de Marz ? Gh’era la fera, longa longhera, giò fina al dazi, coi banchitt de vioeur, de girani, coi primm roeus, e tra el guardà, l’usmà, el toccà, se vegneva via col coeur come on giardin, pensand al bell faccin de Carolina che sotta al cappellin a la Pamela e col rosin sul sen la pareva anca lee la primavera”.
(Emilio de Marchi)
Cosa ricorda questa festa che anticipa la primavera?
Il 13 di marzo intorno al 50 d.C. (ma allora nessuno indicava così anni e giorni), San Barnaba arrivò a Milano, piantò una croce di legno al centro di una pietra rotonda e vi tracciò con le dita tredici raggi per ricordare quel giorno: era l’inizio dell’evangelizzazione di Milano.
Al suo passare la neve si scioglieva (come sono cambiate le stagioni!), i fiori sbocciavano e le statue degli dei pagani crollavano al suolo.
Gli storici non sono d’accordo su molte cose: forse San Barnaba non è mai venuto a Milano; allora non si seguiva ancora il Calendario Gregoriano e le stagioni erano sfalsate rispetto alle date odierne. La leggenda, però, è diventata tradizione e la pietra rotonda è conservata incastonata nel pavimento della chiesa di Santa Maria del Paradiso, all’inizio di corso di Porta Vigentina, partendo dalla Crocetta.
Come si può leggere sull’epigrafe posta accanto alla pietra, l’episodio della croce avvenne presso la Porta Orientale; la pietra fu conservata presso la Basilica di San Dionigi, una delle quattro fondate da Sant’Ambrogio, poi demolita per fare posto ai Giardini Pubblici e ai Bastioni.
I Padri Serviti, che custodivano la pietra, la portarono con loro quando furono trasferiti nella chiesa di Santa Maria del Paradiso, dove è sempre liberamente esposta ai fedeli ed ai visitatori.
Molti studiosi sostengono l’origine celtica, e un po’ misteriosa, della pietra. Incerto è il suo significato: forse era un oggetto di culto o un calendario lunare; secondo altre interpretazioni poteva essere una meridana o una mappa stellare.
Si racconta che San Barnaba avesse visto alcune persone in adorazione intorno alla pietra. Col suo gesto fece diventare il luogo centro di preghiera cristiana. Accanto alla pietra misteriosa sembra ci fosse una fonte miracolosa…tutto questo era situato negli odierni Giardini Pubblici, più o meno dove si trova ora il Planetario. Quanti misteri vivono sotto il cielo stellato!
A chi volesse visitare la chiesa di Santa Maria del Paradiso e fermarsi davanti alla pietra che custodisce tante memorie, consigliamo poi di dare un’occhiata al campanile: esso fu “accorciato” dagli austriaci perché temevano che servisse da osservatorio ai patrioti milanesi delle Cinque Giornate; inoltre, sopra di esso, all’inizio dell’Ottocento, fu installato il primo telegrafo che collegava Milano con Parigi.
Una buona pasticceria, a fianco della chiesa, farà rispettare la tradizione di comprare qualche dolcetto insieme ai fiori del Tredesin.
Ancora pochi passi dopo la chiesa, invece, e vedrete un oratorio settecentesco, Santa Maria al Portello Vigentino, che nel nome ricorda non una “Porta”, ma il Portello che si apriva sui Bastioni; il Vigentino, infatti, non era un Sestiere e perciò non aveva una porta ufficiale.
Quasi accanto, al n.15, c’è un palazzo neoclassico nel cui interno vediamo ciò che resta dell’ elegante chiostro cinquecentesco: si tratta dell’antico monastero di S. Bernardo, diventato poi il collegio Calchi-Taeggi. Gli allievi e i professori parteciparono alle Cinque Giornate. Al ritorno degli austriaci, fu chiuso per punizione e trasformato in caserma. Alla cacciata degli austriaci, fu un allievo di Brera, l’architetto Moraglia, a ristrutturarlo trasformandolo in scuola e convitto. E il Collegio rifiorì. Ultima destinazione, un istituto tecnico della Provincia. Tre piani di aule, abbandonati da tre anni. Ora si pensa di ospitarvi Brera 2, la sede staccata dell’Accademia di viale Marche.
Un’ultima dritta: se volete far crescere i capelli più folti e robusti, tagliateli il 13 marzo: è una vecchia tradizione milanese, che, forse, non tutti conoscono….
In questo secondo tratto del corso di Porta Romana, da via Francesco Sforza a piazza Medaglie d’Oro, ci terrà compagnia la versione più tradizionale (e un po’ hard) di Porta Romana bella, quella, cioè, che si cantava nelle osterie, frequenti un tempo in questa zona.
Ci troviamo davanti alla Farmacia Foglia, all’ angolo con via Santa Sofia dal 1835.
Sulla facciata della casa vediamo i medaglioni con i profili di illustri chimici e fisici.
Facciamo un salto indietro nel tempo: cosa staranno per acquistare queste gentili signorine?
Certamente l’olio di ricino venduto da questa farmacia era considerato il migliore della città, ma forse le giovani donne desiderano acquistare i ciccolattinoni, dei dischetti in stoffa di taftà negher, come dice il Porta, imbevuti di chissà quale liquido medicinale da appoggiare sulle tempie contro il mal di testa…un Moment, insomma.
Poi attraverseranno il corso, lanciando un’occhiata alla statua di San Giovanni Nepomuceno, protettore di chi cadeva in acqua, e qui c’erano il Naviglio e…parecchi ubriachi che uscivano dalle molte osterie.
Corso di Porta Romana è stato sempre molto vivace e popolato; i marciapiedi hanno andamento un po’ irregolare, e si allargano improvvisamente per effetto dei successivi piani regolatori, che prevedevano l’ampliamento del corso.
In uno di questi slarghi, in una simil-piazzetta, c’è una bella pescheria dove si può anche mangiare; di fronte un residence apre un passaggio verso la piccola zona di San Calimero, dove ci fermeremo in un altro articolo, per una visita, uno spuntino e una pausa davanti a dei bei murales.
Sul nostro corso, prima di arrivare alla Crocetta, si alternano negozi, bar e uno storico teatro, il Carcano, edificato all’inizio dell’Ottocento e che ancora continua la sua lunga carriera. Accanto ad esso un bar, famoso per i suoi panini imbottitissimi, dove ritrovarsi prima o dopo lo spettacolo.
Sul marciapiede di fronte c’è lo storico negozio di ottica Chierichetti, che mostra nel suo interno vecchi oggetti e un visore stereoscopico che proietta le immagine della vecchia Milano.
Ammiriamo le vetrine in cui è raccontata la ricetta del risotto, un’idea legata all’ EXPO di allestire una serie di vetrine tematiche in cui raccontare le specialità tipiche della cucina milanese.
Qualche negozio chiude, qualche altro apre, come un nuovo locale che propone frullati e cibi naturali.
Qualche parola, ora, sulla Crocetta, sulla quale veglia la statua di San Calimero, oggi in restauro.
Durante la peste di San Carlo, attorno al 1570, venivano erette delle croci dove le vie si intersecavano, per permettere ai fedeli di assistere alla Messa in luoghi aperti, riducendo i rischi di contagio.
Di tutte queste crocette resta “la” nostra Crocetta, che ha dato il nome anche alla fermata della metropolitana. Ora la Crocetta vede, per fortuna, ben altri gruppi di persone. In questa zona, infatti, ci sono molte scuole, dagli asili alle superiori, e le voci di bimbi e di ragazzi con gli zainetti colorati riempiono il corso, diventato più vuoto da quando l’Area C ha tolto un po’ di auto.
Proseguendo sul corso, i nomi delle vie ci ricordano il passato: via Orti, via dei Pellegrini, dove un antico ospizio, poco lontano dalla chiesetta di San Pietro e Paolo dei Pellegrini, accoglieva i viandanti.
Anche in questa parte del corso si alternano negozi e ristoranti.
<
Siamo così giunti a piazza Medaglie d’Oro, che si apre improvvisamente in fondo a corso di Porta Romana, e subito si è subito colpiti dalla porta spagnola.
Alla sua destra vediamo una costruzione ampia e bassa, oggi conosciuta come Terme di Milano.
La sua storia molto ci dice della capacità ambrosiana di far vivere più vite allo stesso edificio: infatti era inizialmente la stazione dalla quale partivano i tram funebri dipinti di nero, soprannominati “la Gioconda”, che accompagnavano feretro e familiari ai cimiteri.
Poi la nostra “stazione” si è data alla bella vita, diventando “Il Ragno d’Oro”, una grande sala da ballo; si è trasformata in seguito nel dopolavoro dell’Azienda Tranviaria ed ora ospita le Terme. Sarà finita così? Per ora godiamoci questa oasi nel centro di Milano.
Infine la grande porta, costruita per celebrare l’ingresso in città di Margherita d’Austria, sposa di Filippo III di Spagna, e accanto quello che resta delle imponenti mura spagnole, ora diventate anche parte di cinte condominiali.
Se guardassimo dall’alto, la porta sarebbe la punta di una specie di cuore formato dalle mura, come un pegno d’amore perenne.
Margherita è anche ricordata da due bassorilievi raffiguranti due ostriche aperte che mostrano ciascuna una perla (in latino margarita significa perla).
Anche Milano, a volte, sembra chiusa come un’ostrica, dall’aspetto ruvido e poco invitante. Poi se qualcuno si prende la briga di avvicinarla e di farla aprire, con stupore si trova davanti al tesoro che nasconde.
E se invece non trovassimo la perla? Gustiamoci un paio di ostriche con un margarita!!!
Il luogo dove sorge questa Basilica è davvero importante: Sant’Ambrogio la volle, infatti, sulla via romana che conduceva o accoglieva chi era diretto o proveniva da Roma.
Dedicata prima agli Apostoli, poi a San Nazaro, un martire cristiano qui sepolto, ha visto passare dal 382, nel corso dei secoli, cortei imperiali, viaggiatori e pellegrini; ha subito l’attacco dei barbari di Uraia, un incendio disastroso e la resa dei milanesi al Barbarossa.
Nel Cinquecento la sua facciata “scomparve” dietro al Mausoleo Trivulzio, fatto edificare, proprio davanti alla chiesa, su progetto del Bramantino, da Gian Giacomo Trivulzio.
Prima capitano di ventura, divenne poi Maresciallo di Francia al tempo di Luigi XII e, per qualche tempo, anche governatore di Milano per conto del re francese, che si era impossessato del Ducato, scacciando gli Sforza, in virtù della sua ascendenza materna dalla famiglia Visconti.
Gian Giacomo Trivulzio
Luigi XII
In questo Mausoleo il Trivulzio cercava una grandiosa sepoltura, per sè e la sua famiglia, dopo tante vicissitudini, come indica la scritta sotto la sua arca. Il Mausoleo, oggi, però, non contiene più i resti di Gian Giacomo, che si sono mescolati nella cripta con quelli dei morti di peste.
In vita ebbe alterne fortune e conobbe i fasti del successo: memorabile fu un banchetto sontuoso, che si svolse all’aperto tra via Rugabella e la chiesa di San Nazaro, nel maggio del 1507, dato in onore del re francese. Di questa tavolata da Guinness rimangono i preziosi Arazzi dei Mesi, disegnati dal Bramantino, che adornavano la strada e che ora sono esposti nei Musei del Castello Sforzesco: uno street food veramente regale!
Arazzi al Castello Sforzesco
mese di Maggio
Dal Mausoleo scendiamo qualche gradino ed entriamo nelle vera e propria Basilica, a croce latina e di ampio respiro.
Diverse sono le cose da vedere: ve ne suggeriamo solo alcune, lasciando alla curiosità di ciascuno gli approfondimenti.
antico organo
resti dalla pavimentazione originale
il Presepio gioiello in ebano
una piccola colomba per contenere le Ostie
Per saperne di più:
Questa Basilica ha anche un interessante Sito Archeologico, che si trova sia nel sotterraneo sia all’esterno.
Anche in questo caso vi consigliamo di seguire le indicazioni dei pannelli illustrativi durante la visita. Mettiamo solo qualche immagine, per non togliervi il piacere della scoperta personale, durante la visita, che vi porterà proprio accanto a questi resti.
piccolo altare pagano
Usciamo a visitare il parco archeologico: qui si trovano alcuni sarcofagi e delle colonne provenienti dalla Basilica.
Lasciamo la Basilica e torniamo sulla piazzetta: diamo un’occhiata alla statua, piuttosto trascurata, di Sant’Ulderico, in abiti pontificali.
Percorriamo, accanto alla chiesa, lo strettissimo vicolo Santa Caterina, su cui si apriva la chiesetta omonima, ora diventata cappella della Basilica.
Questa cappella, attualmente in ristrutturazione, contiene un raro organo e un grande affresco che raffigura il martirio della Santa, che abbiamo già “incontrato” in San Maurizio, col viso di Bianca Maria di Challant.
Diamo, infine, un’occhiata al vasto complesso absidale della Basilica che è, come sempre, molto articolato e vivace.
Entriamo, subito a sinistra, nella piccola via Osti e ammiriamo un bellissimo portoncino rococò, un esempio della Milano che deve sempre essere scoperta e che non finisce mai di stupirci.
Ci accompagna in questo itinerario la canzone Porta Romana Bella, qua nella versione, più soft, di Giorgio Gaber.
La nostra passeggiata lungo il corso di Porta Romana inizia idealmente dalle antiche mura romane che correvano, probabilmente, lungo l’odierna via Paolo da Cannobio, a pochi passi da piazza Missori.
All’angolo c’è un’antica coltelleria e, nella via, un incredibile negozio di perle, perline e articoli per creare o aggiustare da soli la propria bigiotteria.
Nel periodo imperiale venne costruita la cosiddetta “via porticata”, all’esterno delle mura, che dalla porta raggiungeva l’odierna Crocetta.
Questa imponente via di portici, probabilmente ricca di botteghe, rendeva più solenne l’ingresso a Milano, divenuta capitale dell’Impero.
Se lungo la via Ticinese, infatti, entravano i Vescovi, lungo il corso di Porta Romana entravano Imperatori, regnanti e nobiltà delle varie dominazioni.
Subito, all’inizio del corso, vediamo fronteggiarsi due palazzi di famiglie nobili rivali tra loro, almeno nel cercare di rendere più bella e ricca la propria dimora: gli Acerbi (al numero civico 3) e gli Annoni (al numero 6).
Palazzo Acerbi
Palazzo Annoni
Guardiamo questi due palazzi, che minacciosamente ostentano sui portoni figure non proprio amichevoli.
Palazzo Acerbi
Palazzo Annoni
Andiamo un po’ oltre con i nostri scavi nelle leggende milanesi: si dice che, ai tempi della peste, a Palazzo Acerbi abitasse un Diavolo, il marchese Lodovico Acerbi, che era considerato un essere diabolico. Alto, elegante, “superbissimo” (così dicono le fonti), era sempre avvolto in un lungo mantello verde scuro e la sua nera carrozza era accompagnata da valletti in uniforme verde e oro.
Il marchese dava feste e ricevimenti sontuosi, anche durante l’epidemia di peste. Ma, nè lui, nè alcuno dei suoi ospiti, nè la servitù furono mai contagiati dal morbo mortale.
Una domestica disse che nel cortile del palazzo si vedevano strani fuochi, strane ombre e strane cerimonie, ma nulla mai si seppe di più. Dicerie? Senz’altro, ma la peste non fu mai ammessa a palazzo.
Questa sorta di “immunità” continuò nei secoli successivi: se guardate il muro accanto al portone, si può vedere una piccola palla di cannone austriaca, risalente alle Cinque Giornate, fermata dal muro, dove è rimasta incastrata.
Il Palazzo, poi, uscì indenne anche dai bombardamenti della seconda Guerra Mondiale. Il bellissimo cancello d’ingresso (ancora quello originale) è tuttora lì a proteggere la dimora del suo sconcertante proprietario.
Quasi di fronte a questo palazzo c’è via Rugabella, dove si trova l’Ambulatorio ASL, che si chiama così perchè il Re Luigi XII di Francia, ammirando la bellezza dei palazzi questa via, avrebbe esclamato “voilà, une belle rue!”. Via Rugabella è ormai quasi tutt’uno con la piazzetta Erculea, lì accanto.
Soffermiamoci un momento sulla facciata del numero 11: un altro esempio di come Milano riesca ad inserire l’antico nel contemporaneo.
Purtroppo, però, molti dei bei negozi che erano in questa parte di via, hanno abbassato le saracinesche, come la libreria Mauro ed il bel bar all’angolo, oggi tristemente spento. Basta, però, alzare gli occhi e lo scorcio di stili diversi, con la Torre Velasca sullo sfondo, colpisce sempre.
Restano in piena attività, lungo corso di Porta Romana, la pasticceria Giovanni Galli, che dal 1911 propone i famosi marroni canditi, preparati ancora oggi secondo la ricetta tradizionale ed il magazzino All’Incendio, con le merci esposte anche sulla strada, come al mercato.
Di fronte un bel negozio di pietre dure, la storica merceria Guffanti ed un simpatico, piccolo e colorato negozio di caramelle, cioccolatini e bonbon.
Proseguiamo la nostra camminata guardando le vetrine dei negozi e, magari, gettando un’occhiata anche ai Bersaglieri di pietra che montano la guardia a Palazzo Bettoni: una piccola curiosità risalente all’Unità d’Italia.
Siamo giunti ad una piazzetta un po’ trascurata da chi passa velocemente, per vedere se “arriva il tram” o cerca di attraversare fuori dal semaforo: siamo di fronte all’antica Basilica di San Nazaro, o degli Apostoli, della quale ci occuperemo a parte.
a presto…
Vi è venuto un po’ di appetito? Di fianco alla Basilica si possono assaggiare, in un piccolo take away indiano, le specialità di quella cucina.
Se, invece, avete voglia di un dolcetto buono, in particolare un fragrante cannoncino, fermatevi da Panarello, che è anche caffetteria. L’azienda festeggia quest’anno i suoi primi 130 anni … Auguri!! Infine si può dare un’occhiata a Fornaro, uno storico negozio di casalinghi, piccolo fuori, ma grande dentro, meta classica per i milanesi di questa zona.
L’arrivo della primavera si può festeggiare anche con un “vasetto” di gelato alla gelateria Porta Romana, quasi all’incrocio. Anche i vegani e gli intolleranti sono invitati!
Ed ora siamo giunti all’incrocio con Francesco Sforza e Santa Sofia. Qui c’erano le mura medievali e la Porta Romana comunale, dei tempi del Barbarossa. Qui fino alla fine degli anni Venti, scorreva il Naviglio e un ponte lo superava. Guardiamo com’era!
Milano, nel corso dei secoli, è stata più volte conquistata e distrutta, ma altrettante volte è rinata.
Dopo la distruzione di Milano da parte degli Unni di Attila e quella dei Goti di Uraia, anche l’Imperatore tedesco Federico IBarbarossa, non si limitò a conquistare la nostra città, dopo un lungo assedio, ma, spinto e “aiutato” dai comuni lombardi suoi alleati e nemici dei milanesi, distrusse quanto più possibile, per affermare la propria supremazia e impedire che Milano potesse tornare potente.
I principali edifici, tranne quelli religiosi, vennero rasi al suolo e tutti i milanesi furono costretti all’esilio. Siamo nel 1162, ma già cinque anni dopo, al loro ritorno, i nostri antichi concittadini, non solo ricostruirono la città, ma la cinsero di mura ben più solide e nel 1176 si batterono nella Lega Lombarda contro l’Imperatore, sconfiggendolo in modo definitivo a Legnano.
Queste nuove mura furono costruite su una cinta più esterna di quella romana, con diverse porte che si aprivano verso l’esterno. Secondo il cronista Bonvesin da la Riva (della fine del 1200) le mura compivano un cerchio quasi perfetto attorno alla città.
Porta Romana era una di queste, sull’antica via che conduceva verso Roma.
Si trovava all’altezza dell’odierno incrocio tra corso di Porta Romana e le vie Santa Sofia e Francesco Sforza, che allora costituivano il fossato difensivo che, col tempo, diventerà il Naviglio interno.
Per ricordare l’esilio dei milanesi e l’epica impresa che portò all’autonomia comunale, su Porta Romana furono poste “illustrazioni di pietra” che riguardavano l’esilio ed il ritorno dei milanesi.
Questi bassorilievi sono ora esposti al Civico Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco (sala 6), dove si trova anche una presunta immagine dell’Imperatore e dove mostra le sue nudità una figura femminile impudica, detta anche Sconcia Fanciulla.
Secondo alcuni sarebbe una raffigurazione oltraggiosa di Beatrice di Borgogna, moglie del Barbarossa, nell’atteggiamento di radesi il pube, come facevano le prostitute; secondo altri, invece, ricorderebbe l’anonima ragazza che, durante l’assedio, salì su una torre e insultò con un gesto volgarmente derisorio le truppe tedesche. In ogni caso la lunga veste e l’acconciatura a corona non fanno pensare ad una prostituta.
Cosa resta oggi delle mura medievali? Ne rimane visibile un breve tratto in via San Damiano, con la targa celebrativa, diventato muro di cinta di un palazzo.
Se guardate, inoltre, con attenzione in corso di Porta Romana, sul lato opposto alla Pasticceria Panarello, vedrete un piccolo tratto di strada con pietre diverse: non è un pessimo rattoppo stradale… ma indica dove si trovava una parte della porta medievale!!!
Come si vede, a volte è difficile trovare i resti del passato di Milano, dato che numerose volte è ricresciuta, per così dire, su se stessa, trasformando e inglobando quello che era rimasto: un esempio è la torre romana del Carrobbio, inserita ora in un ristorante.
Un simbolo di questa vitalità e della voglia di trasformazione è il nostro più grande e rappresentativo “magazzino” che si chiama, appunto, LaRinascente, dal nome che Gabriele D’Annunzio volle dargli dopo che un incendio lo distrusse.
La Rinascente fu distrutta e ricostruita più volte ed ora, ampliata e ristrutturata, è uno dei più importanti e glamour general store europei.
A volte, infatti, sono i milanesi stessi che, ammalati di “progresso”, di “moderno” e di “nuovo”, distruggono e ricostruiscono parti della città, poi, ammalati di nostalgia, vorrebbero tornare all'”antico”: il caso dei Navigli è emblematico.
Forse è anche per questo che Milano è la capitale della moda, che ogni anno propone novità e revival? Quest’anno si torna agli anni ’70!
Finalmente, dopo tante polemiche e trattative, una copia della Madonnina, in grandezza naturale, sarà esposta all’Expo.
La Madonnina è sempre stata con noi, con una bella alabarda di fianco, e ora proteggerà anche questa manifestazione così importante per Milano e per l’Italia.
La nonna di uno di noi si ricordava una filastrocca, dedicata alla Madonnina, che, in tempo di guerra (la Prima!!!), era stata protetta da un telo grigioverde, come le divise dei soldati, per nasconderla ai bombardamenti dei dirigibili nemici, nelle notti di luna, e per continuare a vegliare sulla città.
“…e gli Zeppelin fuggenti / diranno tra le genti: / la Madonna lassù in aria / si è arruolata volontaria…”
_Tu hai distrutto la mia città, divenuta terra selvatica; tu hai ucciso i miei figli che chiedevano pietà; tu li hai scacciati in un esilio durato cinque anni; tu hai profanato e trafugato le spoglie dei Tre Re, che qui si erano fermati per il loro lungo riposo dopo il Santo Viaggio. Tu, cieco imperatore; tu, uomo senza pietà…_
Il dinosaurino sentì ribollire dentro di sè il sangue dei suoi antenati, ma Belisama lo fermò.
_No, le mie acque hanno già fatto giustizia e la sua armatura, ferraglia di guerre e di potere, lo ha perso e trascinato nell’abisso senza ritorno.(*)
Si possono distruggere tutti i fiori, bruciare le gemme, abbattere gli alberi, ma non si può impedire alla primavera di tornare. E Milano riprese a vivere…_
(*) Il Barbarossa, che distrusse Milano nel 1162, morì annegato nel fiume Göksu (oggi Saleph), in Turchia, trascinato a fondo dall’armatura che indossava, dopo essere caduto da cavallo.
Lunedì 23 febbraio inizia la terza edizione della Social Media Week a Palazzo Reale e al Megastore Mondadori di Piazza Duomo, per approfondire, in una serie di incontri, tematiche sull’uso del digitale nella nostra vita e nella società che cambiano.
Diversi professionisti del settore – social media strategist, giornalisti, direttori creativi, blogger, youtuber – racconteranno la loro esperienza sul campo.
Grazie alla coperturastreamingdella maggior parte degli eventi, la #SMWmilan potrà essere seguita in tutta Italia.