Non solo 8 marzo: passipermilano tra vie in rosa

Le donne sono considerate l’altra metà del cielo, ma certamente non lo sono nella toponomastica di Milano. Abbiamo dato una veloce scorsa allo stradario della nostra città e ci siamo divertiti a guardare i nomi delle vie per scoprire quante siano dedicate alle donne e per fare quattro passi tra le vie in rosa.

In oltre 4500 strade compaiono nomi geografici, storici, di uomini illustri, santi e non, di antichi mestieri, di animali, persino di fiori, ma quelle dedicate alle donne non arrivano, ci sembra, nemmeno a 150.

Via Manzoni

via Gesù

via Spadari

piazza Cinque Giornate

Di queste strade, alcune sono dedicate a Maria, altre a Sante; nello stradario compaiono anche qualche regina o nobildonna.

piazza Santa Maria Beltrade

via Santa Tecla

viale regina Margherita

piazza principessa Clotilde

Poche sono le vie dedicate alle donne illustri, specialmente se vissute prima del 1900, come la nostra Gaetana Agnesi, matematica del Settecento e straordinaria benefattrice.

Nel secolo scorso le donne si fanno maggiormente strada nelle professioni. A Maria Curie e al marito è intitolato un viale, peraltro molto brutto. A donne architetto sono dedicate alcune piazze. E anche Maria Callas ha un suo spazio, come pure altre cantanti e scrittrici.

viale Curie

piazza Gae Aulenti

Vicino a Brera ci sono due strade dal nome un po’ insolito: via Fiori Chiari così chiamata, sembra, perchè c’era un convento femminile e via Fiori Oscuri dove si trovavano case per donne di antica professione. In effetti l’origine di questi nomi è controversa, ma noi abbiamo scelto quella “femminile” pensando a quante donne sconosciute abbiano trascorso tra queste viuzze di Brera la propria vita.

via Fiori Chiari

via Fiori Oscuri

Alcuni giardini sono dedicati a grandi donne: da Alessandrina Ravizza, la “Contessa del brodo”, pioniera laica dell’assistenza e della cultura milanese, alle giornaliste Oriana Fallaci, Camilla Cederna e Anna Politkovskaja.

parco Ravizza

Si potrebbe pensare che nei tempi passati più difficilmente le donne avessero potuto esprimere le proprie capacità nella vita pubblica e salire agli onori della toponomastica. Forse, però, la realtà è molto più complessa. Consideriamo, ad esempio, il caso di Luigi ed Ersilia Majno.

Quando percorriamo il trafficato viale Majno, se guardiamo la targa stradale, vediamo che è dedicato al solo Luigi, il grande avvocato milanese e uomo politico di forte impegno sociale.

Niente ricorda, invece, la moglie, l’altrettanto grande Ersilia Bronzetti Majno, una delle donne milanesi che sostenne, tra l’Ottocento e il Novecento, i diritti e l’emancipazione femminile a livello nazionale.

Mentre si trovava a Roma, impegnata in una riunione femminista, fu raggiunta dalla notizia della morte improvvisa della figlioletta Mariuccia, mancata a soli 13 anni per difterite fulminante.

Ersilia cadde in una profonda crisi piena di dubbi dolorosi, di rimproveri e di sensi di colpa. Le amiche impegnate socialmente con lei intitolarono alla piccola Mariuccia un Asilo per ragazze e bambine in difficoltà, per giovani prostitute o vittime di violenze.

Ersilia trovò in questa iniziativa un’occasione per dare al proprio dolore un significato altruistico di promozione umana. L’Asilo, infatti, non fu solo un luogo di assistenza ma anche di emancipazione e di esperienze diverse in una città che stava crescendo. Ancora oggi l’Asilo Mariuccia accoglie donne e bambini in difficoltà.

Quando i nostri passipermilano percorreranno una strada intitolata al Nobel Rita Levi Montalcini o alla signora delle stelle Margherita Hack o a tante altre?

Attualmente c’è maggior attenzione alla toponomastica al femminile; ma c’è ancora molta strada da fare… non solo l’8 marzo.

 

Milano “a place to be” ieri e oggi

Un libro scritto oltre settecento anni fa per presentare fotograficamente la Milano di oggi e contribuire a far vincere alla nostra città il titolo di Ebd 2017? Ci proviamo!

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Il libro è ovviamente Le Meraviglie di Milano, scritto nel 1288 da Bonvesin de la Riva, che ci presenta una città full color, bella e vivacissima, sempre in movimento.

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Non c’è città come Milano e non ha eguali nel mondo“, scrive Bonvesin e, con una sequenza di spot fatti di parole, ci descrive una città da favola, ma al tempo stesso concreta e umanissima.

Posizione. Bonvesin ci invita a salire in cima ad una torre e noi abbiamo trovato proprio la sua! Eccone altre sulle quali  salire oggi

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terrazze del Duomo

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Highline Galleria

“…ovunque si volgerà lo sguardo si potranno ammirare cose meravigliose“.

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i nuovi grattacieli di piazza Gae Aulenti

“...la nostra fiorentissima città è famosa perché situata in una bella, ricca e fertile pianura… Con limpide fonti e fiumi fecondatori…

Forma. Questa città ha forma circolare, a modo di un cerchio; tale mirabile rotondità è il segno della sua perfezione…

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Gli edifici. Vi sono in questa città palazzi assai belli

…numerose case…

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vecchio e nuovo

Le chiese. Sono degne di tale e tanta città…

…ed è mirabile come questa città veneri la Vergine Maria.

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La “Madunina”

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copia cima Torre Isozaki

L’arte. Come i beni temporali, anche quelli per lo spirito sono stati elargiti in abbondanza…

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La Scala

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Museo del Novecento e Palazzo Reale

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Triennale – Palazzo dell’Arte

L’economia. Se dovessi elencare gli artigiani di ogni genere… e… poi i mercanti, io credo che quanti mi leggono ammutolirebbero dallo stupore... I mercati e le fiere portano un numero elevato di cittadini  e un afflusso di forestieri…

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…si importano da diversi paesi lane, lino, seta,… e tutti questi beni, la nostra felicissima città li distribuisce in abbondanza ad altri…“.

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La Rinascente

Food. Affluiscono nella città, come a una stiva di tutti i beni temporali, pane e vino e carne saporita… il miele, le ricotte, il burro, le uova, i gamberi… i pesci di ogni genere… che soddisfano a tavola l’appetito degli uomini

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ristorante stellato

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la tradizione del gusto

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I divertimenti. “Folle di persone si divagano… crocchi chiassosi di giovani… chi potrebbe dire di aver trovato mai uno spettacolo di folle così meraviglioso?…

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Happy Hour

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concerto a San Siro – la Scala del calcio

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Forum di Assago

Milano, ovviamente, non è solo questa. Molte altre sono le cose da vedere anche fuori dai soliti circuiti turistici.

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È una città di insieme e di scorci. Quando pensiamo di averla vista e capita, improvvisamente ci appare un angolo sconosciuto che lascia coinvolti e pieni di stupore.

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vicolo dei Lavandai

Venite a scoprire la vostra Milano. Ve ne innamorerete anche voi. A presto!

Votiamola come European Best Destination 2017

http://www.europeanbestdestinations.com/best-of-europe/european-best-destinations-2017/

 

Votiamo per Milano!

Mancano ancora pochi giorni per votare la città europea che sarà scelta come migliore destinazione turistica per il 2017, tra le venti selezionate.

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La competizione è organizzata da Ebd (European best destination), l’associazione degli Uffici Turistici, con sede a Bruxelles, allo scopo di promuovere la cultura e il turismo in Europa. Milano ha partecipato altre volte a questa gara, piazzandosi sempre tra le prime dieci. La città vincitrice avrà il titolo di “Best Destination 2017”  e godrà di una campagna di promozione turistica a cura di Ebd.

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La votazione è esclusivamente on line e terminerà il 9 febbraio 2017.

Ecco il link per votare:

http://www.europeanbestdestinations.com/best-of-europe/european-best-destinations-2017/

Abbiamo pensato di dare il nostro piccolo contributo a questa corsa verso il titolo con un testimonial d’eccezione: Bonvesin de la Riva, un milanese DOC, che nel lontano 1288 scrisse un libro De Magnalibus Mediolani per raccontare le “meraviglie” della nostra città.

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Era una persona seria, un intellettuale, insegnante di latino e cultura generale e, soprattutto, un innamorato di Milano.

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Magari era un tantino “baùscia” e, qualche volta, anche un po’ “casciaball”, cioè uno che le spara un po’ grosse e qualche volta non proprissimamente vere, ma il suo amore per la nostra città era autentico, persino sfacciato.

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il GGG milanese dell’epoca

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Scrisse questa “guida” di Milano “…poichè mi sono accorto che non solo gli stranieri, ma anche i miei concittadini, dormono… e non conoscono le meraviglie di Milano; ho pensato che si dovesse aiutarli a farsene un’opinione, in modo che, aprendo gli occhi, vedano e, vedendo, capiscano che città sia la nostra e quanto sia degna di ammirazione”.

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Abbiamo riletto questo libro e con lo stesso entusiasmo presenteremo la Milano di oggi partendo da diversi suoi spunti e accompagnandoli con  foto contemporanee.

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campanile della chiesa di via Giannone, amministrata da Bonvesin, ora demolita

Cercheremo di essere obiettivi, ma il cuore ha le sue ragioni come per il nostro testimonial, che è stato raffigurato con Milano che pulsa nel suo petto, quasi gli desse vita.

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Due parole sulla nostra celebrity e sulla Milano di allora. Era nato prima del 1250 e vissuto a Ripa di Porta Ticinese, da cui il suo “nome”. Due le mogli di cui rimase vedovo, ma nessun figlio. Sua era la scuola dove insegnava ed era piuttosto agiato.

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Fu terziario degli Umiliati, “impegnato nel sociale” e faceva parte di quella città del bene e del fare, della solidarietà e del volontariato, che è una caratteristica importante di Milano.

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Amministrò infatti diverse istituzioni di assistenza come ospedali per i poveri, ma soprattutto contribuì finanziariamente alla costruzione di quello della Colombetta, a Porta Ticinese.

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Milano viveva tempi molto difficili; l’epoca dei Comuni stava tramontando e due ricche famiglie, i Torriani e i Visconti, si contendevano il potere sulla città con lotte sanguinose e crudeli.

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stemma Torriani

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stemma Visconti

Bonvesin visse queste drammatiche vicende, ma non perse mai la speranza. Amava la nostra città, ne aveva fiducia e credeva alla sua capacità, alla sua civiltà, e, in fondo, al suo futuro. Anche in mezzo alle tante difficoltà, non si è mai lasciato condizionare da ciò che era brutto o contingente. E i Milanesi da sempre hanno fatto come lui.

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Cosa far vedere in breve ai turisti o a chi vuol iniziare a conoscere meglio Milano? Bonvesin sta scegliendo le immagini da mettere nel prossimo articolo sulle “Meraviglie di Milano” di ieri e di oggi.

Ci vorrà qualche giorno… Intanto, se volete:

Votate per Milano!

Milano – Monza andata e ritorno: la tragica vita di una monaca famosa (Parte Terza)

Milano, convento di Santa Valeria, 25 settembre 1622.

La porta della cella, dove era stata rinchiusa per tredici anni Suor Virginia, viene abbattuta.

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La monaca ha ricevuto un provvedimento di clemenza da parte del Cardinale. La priora del convento di Santa Valeria, luogo di detenzione per prostitute convertite e monache peccatrici, aveva più volte scritto a Federigo Borromeo per mettere in luce il cammino spirituale di preghiera e penitenza di Virginia.

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La monaca ha 45 anni, è debole e malandata e non c’è più traccia della bellezza e del fascino di un tempo. È profondamente cambiata dopo aver trascorso la lunga prigionia in una cella buia e maleodorante, sempre con lo stesso abito e su un pagliericcio buttato sul pavimento che veniva cambiato ogni sei mesi, ma che dopo due era già logoro e sudicio.

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Lei, la “Signora”, era sopravvissuta senza impazzire alla fame e alla sporcizia, al freddo e al caldo e, soprattutto, alla solitudine; sola con una Bibbia per tredici anni, abbandonata da tutti, in primo luogo dalla sua famiglia.

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Al processo si era dichiarata vittima del padre che aveva anteposto l’interesse del casato alla vita della figlia. Quando fu arrestata e venne processata, la potente famiglia De Leyva l’aveva disconosciuta, cancellandola persino dall’albero genealogico, pur non rinunciando ai suoi beni. Per difendere l’onore del casato le avevano persino fatto avere una fialetta di veleno, che era stata sostituita in carcere con un’altra non letale.

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Anche i Marino, la ricca famiglia della madre, avevano chiuso il cuore e la porta del palazzo dove era cresciuta.

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Erano tempi difficili. Virginia era vissuta in un’epoca complessa, quella della Controriforma, dove convivevano opere di moralizzazione religiosa e l’efferatezza dell’Inquisizione. Di questi anni sono il Compedium Maleficarum di Francesco Guazzo (1630), con l’Imprimatur del Cardinale, e i supplizi di tanti disperati, come Caterina Medici (1617) e Gian Giacomo Mora (1630), contemporanei quindi di Virginia.

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La monaca aveva pagato caro sia l’amore per Paolo, il padre di sua figlia, che le aveva usato violenza… trascinandola in un vortice di passione e dolore, sia il potere feudale, che aveva ingolosito chi la compiaceva per il proprio vantaggio.

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Quanto fu vittima e quanto colpevole? In un’opera di Giovanni Testori, Virginia arriva a inveire anche contro la propria madre che aveva generato un mostro: lei.

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Forse Virginia aveva affrontato, durante la prigionia, una lettura interiore più profonda della propria vita e non sappiamo, possiamo solo immaginare, quali fantasmi, quali ombre, quali visioni abbiano affollato la sua mente e le abbiano tenuto compagnia per non farla impazzire. Forse anche il ricordo della figlia?

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Le monache del convento di Santa Valeria parlavano di lei quasi come di una santa, dedita alla preghiera e alla penitenza; non fu però una creatura fragile e vinta quella graziata, tanto da avere la forza di chiedere e ottenere un colloquio col Cardinale Federigo.

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Il loro  rapporto all’inizio fu diffidente e difficile tanto che  il Cardinale arrivò ad apostrofarla con durezza: “Come mai non ti vergogni, impudica, di accostarti al tuo Pastore?… Tu, degna di ogni supplizio, di morire in prigione… vuoi che ordini per te punizioni anche più terribili? Non sei tu colei che tanti anni fa eri così altera e sdegnosa?” Dopo queste dure parole, però, il Cardinale, mosso a compassione, fece anche acquistare per lei una nuova veste e quanto le occorreva.

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Ci furono altri incontri ed un fitto carteggio. Non solo, Virginia volle ed ottenne l’assoluzione proprio da Federigo. Era profondamente pentita, ma non doma e le restava, forse, un po’ dell’antica fierezza dei suoi antenati.

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Federigo divenne via via talmente convinto del pentimento di Virginia che ne avrebbe voluto scrivere la biografia, ma la morte di lui, nel 1631, non lo rese possibile.

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Virginia non volle mai lasciare la cella della sua prigionia e si adoperò fino alla fine per essere vicina e aiutare le recluse. La vita religiosa, un tempo subita e odiata, era diventata una scelta di fede e un cammino verso Dio. Morì il 17 gennaio 1650, a 75 anni

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La vita di Virginia si divide tra il convento di Monza, della quale fu la “Signora”, nel periodo più noto della sua esistenza, e Milano, dove nacque (nientepopodimeno che a Palazzo Marino!) e visse fino alla fine dei suoi giorni. Il convento di Santa Valeria non esiste più, demolito nel Settecento, e rimane solo il ricordo di questa antica storia.

Oggi si possono fare quattro passi in via Santa Valeria, alle spalle di Sant’Ambrogio, e nei dintorni.

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Alcune lettere del carteggio tra Virginia e l’Arcivescovo sono custodite all’Ambrosiana, voluta dallo stesso Borromeo. In una di queste il Cardinale scrisse “ormai era una donna che non apparteneva più al mondo, ma a qualcosa che dava pace solo a guardarla”.

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Riposa in pace, Marianna, tuo vero nome, donna che hai avuto il coraggio e la forza di vivere tempi ostili.

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Epifania: tempo di stelle, di Magi e di calze appese

Da Capodanno all’Epifania è tempo di astrologi, oroscopi e previsioni per l’anno che verrà fatte guardando le stelle.

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Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze), fondato da Piero Angela nel 1989, ogni anno tuona contro la credulità popolare e gli imbrogli da parte dei presunti maghi, riportando i flop delle previsioni sbagliate.

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Chi di noi, però, non ha dato una sbirciatina all’oroscopo del proprio segno zodiacale o non ha ascoltato cosa avverrà, secondo le stelle, nel 2017?

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Non è questione di cultura o superstizione; gli amanti dell’astrologia sono democraticamente diffusi e diversi sono coloro, ancora oggi, che studiano le stelle, le congiunzioni astrali e i relativi influssi su di noi.

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Chi, meglio dei Magi, ha saputo leggere e interpretare  il messaggio delle stelle?

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Le stelle, però, hanno custodito bene il mistero dei Tre Re e non ci hanno mai rivelato chi fossero, nè quanti, nè la loro provenienza e nemmeno la loro sorte.

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Tutto di loro, dopo duemila anni, resta avvolto nella leggenda e nel  mistero. Quale altra città, se non Milano così ricca di segreti, avrebbe potuto accogliere per l’eternità le loro “reliquie”?

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sarcofago dei Magi in Sant’Eustorgio

Nella Basilica di Sant’Eustorgio, sotto il campanile con la stella, una parte delle loro “reliquie” (le altre furono trafugate dal Barbarossa e si trovano a Colonia) è ancora custodita in un tabernacolo.

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Ogni anno, all’Epifania, si rinnova il legame dei Magi con la nostra città: un corteo in costume parte da piazza Duomo e, attraverso le vie del Centro, raggiunge il Presepe vivente allestito davanti a Sant’Eustorgio.

http://www.linkavelbus.com/blog-post/corteo-dei-re-magi-2017-milano/

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Non solo: quest’anno nei chiostri del Museo Diocesano, accanto alla Basilica, possiamo perderci davanti all’ “Adorazione dei Magi” di Albrecht Dürer. Quest’opera è un “prestito” degli Uffizi e possiamo ammirarla come un singolo gioiello fino al 5 febbraio, pensando ai misteri che ci sono accanto, sotto il nostro cielo stellato.

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Il legame dei Magi con Milano viene riproposto anche in una piccola, raffinata mostra di miniature rinascimentali nella Sala del Tesoro del Castello Sforzesco. Aperta fino al 21 gennaio è gratuita ed è un’occasione anche per visitare gli interni e i vari Musei del Castello.

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L’Epifania, che tutte le feste si porta via, è anche tempo di calze appese in attesa della Befana.

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Una gentile leggenda ci racconta che i Magi, sulla strada per Betlemme, bussavano alle porte delle case per chiedere informazioni e invitare la gente ad andare con loro portando doni al Bambinello.

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In una di queste case viveva una vecchietta che si era rifiutata di seguirli. Si era poi pentita e, con una gerla piena di dolci e piccoli doni, si era messa da sola alla ricerca di Gesù Bambino. L’anziana donna andò bussando ad ogni casa per lasciare un dono a ciascun bambino che vi abitava, sperando che uno di questi fosse il piccolo Gesù.

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All’Epifania potremo trovare questa vecchietta in tante iniziative benefiche: in corso Sempione, dove partirà la Befana dei Motociclisti, alla Darsena dove incontrerà i bambini sull’acqua a bordo del Corsaro dei Navigli con una cioccolata calda e un’immancabile calza piena di dolcetti; ci sarà anche nei diversi “villaggi” e mercatini natalizi.

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E se dovessero arrivare il gelo e questa temuta bufera dell’Epifania, secondo le previsioni meteo?

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Niente di meglio di un buon tè caldo allo Spazio Alda Merini di via Magolfa 32, dove, alle ore 17, ci sarà una tombola benefica a base anche di… poesia.

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Buona Epifania 2017 a tutti!

Buon 2017, Milano!

Auguri, Milano,  col tuo centro e le tue periferie, con le tue luci e le tue ombre.

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Auguri, Milano, che hai nel DNA la forma di un cuore.

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Auguri, Milano, che con Ago e Filo cuci passato e futuro.

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Auguri, Milano, coi tuoi grattacieli e le tue scatole di cartone.

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Auguri, Milano, che trasformi scienza, cultura e bellezza in nuove aperture di vita e lavoro.

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Auguri, Milano, che colori le tue paure, come le barriere antisfondamento di piazza Duomo.

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Auguri, Milano, e auguri a chi vi è nato, a chi arriva, a chi se ne va, ma resta per sempre.

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Auguri, Milano, per il tuo lungo cammino, che continueremo a fare insieme.

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Buon 2017 !!

Arriva Babbo Natale 2016!!

Vi raccontiamo una piccola storia di Natale. Nel 1955 un commerciante di Colorado Springs, per farsi pubblicità, fece distribuire un volantino in cui invitava i bambini a telefonare a Babbo Natale.

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Il numero di telefono era però sbagliato e corrispondeva a quello del Comando di Difesa Aerea del Nord America di Colorado Springs. La notte del 24 dicembre il telefono della Base continuava a suonare e il Comandante, colonnello Harry Shoup, commosso dalle tante telefonate piene di desideri dei bambini, chiese il permesso di rispondere alle chiamate per Babbo Natale.

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Il NORAD si trasformò così, per una notte, in un centralino di Babbo Natale.

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Da allora, collegandosi col NORAD, è possibile anche seguire, alla Vigilia di Natale di ogni anno, il viaggio di Santa Claus intorno al mondo.

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http://www.noradsanta.org

Anche gli astronauti della Gemini 6 avevano intercettato Babbo Natale durante i loro rispettivi viaggi nello spazio.

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E sulla Terra? Esiste Babbo Natale?

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Noi crediamo di sì. Basta averlo nel cuore e andargli incontro per aiutarlo a portare speranza a tutte le persone che si incontrano.

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Buon Natale a tutti! Che sia ricco di amore, di speranza, di gesti e di gentilezze quotidiani.

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Passipermilano con Babbo Natale (parte terza)

Il Calendario dell’Avvento di piazza del Duomo ha le finestrelle quasi tutte aperte e i canti natalizi degli artisti risuonano nel tardo pomeriggio, tra le 18 e le 18.30, sotto la Madonnina.

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una finestra del calendario dell'Avvento

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Dopo tanto girare tra villaggi natalizi e mercatini, nel “sacco” delle iniziative che Milano ha preparato aspettando Babbo Natale, troviamo alberi, presepi e opere d’arte, esposte come dono ai milanesi.

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Alberi e Presepi sono i simboli della tradizione natalizia e celebrano la rinascita della natura e la vittoria della Luce sul buio dello spirito.

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La storia dell’Albero di Natale si perde nella notte dei tempi: era tradizione di diversi popoli antichi decorare piante sempreverdi e accendere fuochi per propiziare il ritorno del sole.

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Forse è per questa lontana e diversa origine che l’Albero è un simbolo libero da canoni. Può essere vero o finto, illuminato, decorato o essenziale, grande o piccolo.

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un albero luminoso su un palazzo

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Una curiosità: l’albero più grande del mondo è quello allestito a Gubbio, sul fianco del monte Ingino. È alto 650 metri e realizzato con chilometri di fili elettrici e di luci. Dedicato ad una raccolta fondi per i bambini di tutto il mondo, speriamo porti del bene anche ai nostri connazionali così duramente provati dai terremoti.

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Ecco alcuni alberi importanti di Milano 2016; quale è il più bello?

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piazza Gae Aulenti

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piazza del Duomo

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stazione Centrale

foyer della Scala

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Galleria Vittorio Emanuele

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Ce ne sono tanti altri, quasi uno in ogni casa. Eccone alcuni molto creativi.

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Il Presepe, creato per la prima volta a Greccio da San Francesco, rappresenta invece la tradizione cristiana della Natività. In questi ultimi anni ha avuto un po’ di difficoltà e non sempre è stato allestito nei luoghi pubblici.

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Quest’anno, accanto ai bei Presepi di cui abbiamo parlato in articoli precedenti, vi proponiamo di visitare due Natività allestite in luoghi laici: Palazzo Marino, sede del Comune, e il Diurno Venezia, capolavoro art decò di piazza Oberdan.

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Il Presepe, donato dal Comune di Matera alla nostra città, è tornato a Palazzo Marino dopo diversi anni di “esilio”. Era assente, infatti, dal 2009; ora è allestito nel cortile d’onore del Palazzo e i milanesi fanno la fila per visitarlo. Si può ammirare la rievocazione scenografica della Natività nel paesaggio di Matera con i suoi caratteristici Sassi e le chiese rupestri.

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Il Presepe ospitato quest’anno nel Diurno Venezia è stato realizzato nel 1976 da diversi artisti e donato alla chiesa di San Francesco al Fopponino, opera di Gio Ponti.

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Alte sagome compongono questo Presepe di grande impatto scenico.

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L’ambiente sotterraneo dei bagni pubblici è il suggestivo e un po’ scioccante sfondo di questo Presepe.

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presepe Diurno

Aperto fino all’ 8 gennaio è visitabile gratuitamente a cura del FAI. Da non perdere, all’ingresso, anche un prezioso Presepe in valigetta.

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il presepe di Tabusso

Per chi volesse fare i soliti quattropassi, suggeriamo di visitare anche un altro Presepe di figure artistiche del Settecento presso la chiesa di San Marco.

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Infine ecco due proposte molto belle e vicinissime tra loro, ma non nel tempo: la Natività contemporanea di William Congdom, esposta nella chiesa di San Raffaele, di fianco alla Rinascente, e la Madonna della Misericordia, di Piero della Francesca, a Palazzo Marino, iniziata nel 1445.

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La Natività di Congdom è un’opera realizzata per il Natale del 1965 dall’artista americano, appena convertitosi. Può piacere o no; è da vedere comunque per l’interpretazione contemporanea e drammatica di un tema sacro.

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Il capolavoro di Piero della Francesca, parte di un polittico realizzato per la Confraternita della Misericordia di Sansepolcro, è in prestito a Milano fino all’ 8 gennaio, con ingresso gratuito, ed è esposto nella sala Alessi di Palazzo Marino. La visita è guidata.

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http://www.museocivicosansepolcro.it/it/opere/piero-della-francesca/polittico-della-madonna-della-misericordia

Il volto della Madonna non è sorridente e materno, appare quasi severo sullo sfondo dorato, ma le sue braccia sono allargate in un abbraccio per proteggere col suo manto gli uomini; è la Madonna di Tutti.

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L’immagine della Madonna che protegge è cara ai milanesi: anche il nostro Duomo, dedicato a Maria Nascente, viene raffigurato sotto il manto protettivo della Vergine.

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Con un volo di speranza vicino alla Madonnina si conclude un vecchio film di Vittorio De Sica, Miracolo a Milano.

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Anche noi oggi, domani e ancora dopo, possiamo spiccare il volo con la speranza di realizzare i nostri desideri.

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Un augurio a tutti noi!

Passipermilano con Babbo Natale (parte seconda)

E per i bambini? Quali iniziative ci sono a Milano nel sacco di Babbo Natale? Tantissime e ricche; eccone alcune dove si possono fare grandi e piccoli passiperMilano.

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Ormai tradizionale è il “Villaggio delle Meraviglie” ai Giardini Pubblici “Indro Montanelli“. Qui piccoli pinguini aiutano a fare i primi passi sul ghiaccio. Intorno un villaggio natalizio che ha già visto crescere tanti bambini. Aperto fino all’ 8 gennaio

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Nuovissima (aprirà nel Week End del 18/12/16) è la pista di pattinaggio sull’acqua della Piscina ex Caimi di via Botta. I “Bagni misteriosi”, col Teatro Franco Parenti, invitano in questo periodo di feste i bambini a partecipare a tante iniziative e i grandi ad una serie di eventi serali con spettacoli, musica e relax alla luce della Luna. Fino a Natale è aperto anche un Mercatino del Riciclo.

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Home

Un’altra novità è il piccolo Villaggio natalizio vicino a corso Vittorio Emanuele.

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Casette, una bella giostra, la pista di pattinaggio, orsi, foche, alberi e Babbo Natale si trovano in piazza del Liberty.

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pista di pattinaggio pzza Liberty

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particolare pzza Liberty

Tra non molto qui arriverà Apple e probabilmente trasformerà questa tranquilla piazzetta in uno spazio con installazioni ardite e futuristiche.

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rendering da “Corriere della Sera”

Per ora godiamoci coi bambini questo tenerissimo villaggio per un momento di gioco ritagliato magari nel giro degli acquisti dei grandi.

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Infine ecco il Christmas Village alla Darsena, con la casetta di Babbo Natale, un pupazzo di neve e un boschetto di alberelli.

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Siamo riusciti a vedere Babbo Natale in persona mentre si riposava nella sua stanza accanto al camino! Forse era stanco dopo aver guidato la slitta acquatica coi bambini su e giù per la Darsena

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Luci natalizie illuminano le casette del mercatino e i ponti creando scorci suggestivi e festosi.

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Un grande albero svetta sulla Darsena, quasi fosse un faro che indica la rotta.

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Anche i Navigli sono illuminati. È bello quest’angolo di Milano! Le luci natalizie si riflettono sull’acqua, dove passano i battelli.

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C’è una malinconia romantica in questa zona quando non si traveste da allegra movida.

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Anche la Luna, in questo tardo pomeriggio di una giornata qualunque di metà dicembre, esce a guardare i Navigli.

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La nebbiolina che offusca appena il suo volto sembra la misteriosa veletta di una bella donna, affascinante oggi come ieri.

<> on February 21, 2016 in Barcelona, Spain.

Antonio Marras –               collezione 2016

A presto…

Passipermilano con Babbo Natale (Parte prima)

Milano si prepara ad accogliere Babbo Natale con un sacco di iniziative. Oggi… nel suo sacco abbiamo trovato altri mercatini natalizi.

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L’Artigiano in Fiera e gli O Bej O Bej,  che danno inizio al periodo natalizio a Milano, si sono chiusi domenica 11 dicembre con il solito grandissimo successo da record.

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In questi giorni, intanto, in città si aprono tante bancarelle, anche benefiche, e piccoli villaggi di casette di legno che offrono idee per regali originali e golosità da assaggiare.

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Forte contrasto tra grattacieli e casette alpine lo troviamo in piazza Gae Aulenti,  ormai uno dei luoghi simbolo di Milano, e nella più defilata e algida CityLife.

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In quest’ultima è stato allestito un mercatino delle eccellenze enogastronomiche italiane, aperto fino al 24 dicembre.

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Casette di legno, che ormai fanno parte del nostro panorama natalizio cittadino. si trovano ai piedi dei due bianchi e avveniristici grattacieli che sembrano riflettersi compiaciuti in fontane senza zampilli.

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Questo mercato del gusto è dedicato a prodotti raffinati e di qualità: dai vini ai dolci, dalle birre artigianali agli assaggi di salmone e caviale con bollicine. Altre casette propongono “piattini” della tradizione divenuti di nicchia nell’epoca dei Mac e dei panini con wurstel. Si può assaggiare il famoso panino con lampredotto, specialità della “Macelleria Popolare”, aperta anche alla Darsena.

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È un angolo di Milano che a noi piace molto. Seduti al sole donato da queste insolite giornate di dicembre, su una bella panchina scaldata da funghi a gas, ci sentiamo spinti a pensare al presente e al futuro di questa nostra città.

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In questo nuovo quartiere, dove un tempo non lontano c’era la vecchia Fiera Campionaria, ora ci sono torri e case firmati da archistar internazionali come Isozaki, Hadid e Libeskind, ampi spazi per passeggiare, giocare, leggere o chattare.

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Milano si trasforma, si espande, cambia… Sta al nostro “cuore in mano” averne cura ed amarla come un figlio che cresce e intraprende la sua strada.

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Piazza Gae Aulenti, dove si trova un altro villaggio natalizio, è ormai entrata nella vita dei milanesi. Bancarelle, pista di pattinaggio sul ghiaccio, colori si alternano nei negozi e nella fontana, quasi uno specchio d’acqua fatto di luci riflesse. Sarà aperto fino al 7 gennaio.

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Fatti pochi passi ci troviamo in corso Como, coi suoi negozi di moda e di tendenza.

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Quasi per rendere omaggio all’eleganza, quest’anno i festoni natalizi rappresentano silhouette di donne glam, con abbigliamento diverso per epoca e stile.

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Le luminarie di corso Como sono fra le più originali di questo Natale; la moda e l’eleganza sembrano cucire insieme una strada “rivitalizzata” della vecchia Milano con le nuove architetture della zona Garibaldi.

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Profondamente diverso dai due precedenti, ma anche questo “fa” Milano, è il mercatino natalizio Garabombo di via Mario Pagano.

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Giunto alla ventesima edizione, ha fatto molta strada. Dapprima presente in una tenda al Castello, poi per qualche tempo trasferito in piazza Oberdan, ora il “tendone” del commercio equo e solidale è una presenza costante nel panorama milanese di Natale.

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Questo mercato ha portato qualcosa di nuovo, anticipando il futuro, in un tempo nel quale la sostenibilità non era ancora considerata. I prodotti non riguardano solo il sud del nostro pianeta, ma anche una buona selezione di prodotti bio alimentari italiani.

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Ci sono angoli tematici molto interessanti: dalla libreria, con uno spazio dedicato ai ragazzi, alla “Buona Bottega”, dai tè, tisane e cioccolato all’oggettistica varia e infine ad articoli molto curiosi come, in particolare, una matita che si può piantare dopo l’uso e un foglio fatto con la… pupù di elefante! Questo mercato sarà aperto fino all’ 8 gennaio.

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Un altro mercato che ci accompagnerà fino all’Epifania (chiusura 8 gennaio) è quello del Portello (nome di origine ducale! Qui c’era una piccola porta della tenuta di caccia degli Sforza).

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Sembra di essere in un mercatino di Natale del Trentino. Le bancarelle, situate nella piazza del Centro Commerciale (dove si trova un grande parcheggio sotterraneo gratuito), offrono un vasto assortimento di prodotti, food e non food, trentini, anche per un pensierino da ultimo minuto.

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Alberi con luci bianche fanno pensare alla neve e qualche angolo è dedicato ad artigiani che scolpiscono il legno o intrecciano cesti.

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Quattro passi per anticipare le feste sulla neve o per sentirsi in vacanza anche a Milano!

A presto…