Campioni internazionali di 35 nazioni si sfideranno sulla neve con gare di freestyle ski e snowboard sul trampolino più alto d’Italia (40 metri d’altezza e 130 di lunghezza).
Sotto l’Albero della Vita ci sarà un’immensa distesa di neve artificiale. Sono previsti anche concerti gratuiti all’Open Air Theatre e una serata a sostegno delle popolazioni terremotate.
Albero della vita in versione frozen
L’ingresso alle manifestazioni è gratuito; a pagamento i posti in platea e in tribuna.
Il personaggio è intrigante, ma anche “la donna” non fu da meno. Il Manzoni la chiama Gertrude, nome duro e contorto, senza dolcezza; il suo vero nome era Marianna de Leyva, nobildonna milanese di origine spagnola, divenuta monaca alla fine del 1500, come Suor Virginia.
La conosciamo a volte semplicemente come “la Monaca di Monza”, facendo riferimento solo a quel segmento tragico della sua vita, trascorso nel monastero monzese di Santa Margherita, che la vide diventare amante, madre e anche complice di un omicidio.
Monza, antico feudo dei de Leyva durante la dominazione spagnola, dedica ora alla Signora una ricca serie di iniziative, spettacoli e due belle mostre aperte fino a gennaio 2017.
Le sale del Serrone della Villa Reale di Monza ospitano una scelta di dipinti, incisioni, documenti e video per riflettere sulla vita e la storia della Monaca, sulla società del suo tempo e sul fenomeno della malmonacazione.
I Musei Civici di Monza, invece, presentano la figura della “Monaca di Monza dal romanzo al cinema al fumetto”. Sono esposti manifesti cinematografici, libri, fumetti e parodie. Si spazia dalla letteratura nei suoi vari generi alla cultura dell’immagine.
Quella di Suor Virginia è una figura complessa. Non è solo una storia hot, ma suggerisce spunti per una riflessione sulla condizione femminile del suo tempo, sui condizionamenti, sulle scelte pagate a caro prezzo, sulla possibilità di espiare le proprie colpe diventando diversi.
Per restituirle la sua storia, abbiamo pensato di raccontare le sue vicende umane per intero. Non solo Monza, quindi, dove visse gli anni che la portarono al culmine di una vicenda scabrosa, ma anche Milano, dove nacque e dove, dopo i lunghi anni di espiazione, avvenne la sua rinascita. Iniziamo da Palazzo Marino, dove, nel 1575…
Perduto il significato originario dell’antico Samhain, la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre diventa un’occasione per fare festa.
Milano si prepara a festeggiare Halloween: negozi con vetrine “spettrali” per feste con mostri e scheletri a gogò.
Per una notte la città della moda e della cultura si traveste: zombie, streghe, scheletri e fantasmi riempiono le vetrine e diventano fashion.
Le tendenze da “Fuori salone” lasciano spazio a ragnatele, pipistrelli e orridi ragni …
Anche in famiglia ci si prepara alla tradizionale Festa di Halloween.
Sulle finestre delle case o all’interno si accendono ammiccanti zucche, realizzate insieme da tutta la famiglia.
Anche i bambini sono coinvolti nei preparativi di questa festa; ci si diverte creando decorazioni, travestimenti, trucchi e con il classico “dolcetto o scherzetto”.
Nella notte di Halloween ogni cosa deve far paura, anche in cucina. Ecco alcune piatti usciti dal nostro calderone.
dita insanguinate (wurstel, mandorle e ketchup)
uova farcite e ragni di olive nere
tagliatelle con occhi di mozzarella e olive verdi
fantasmini di purè di patate e piselli
torta di zucca e cioccolato
E per gli orrori da gustare la tavola deve esser in tema e molto, molto… invitante!
E per chi preferisce organizzarsi fuori casa, tanti party brividosi da non perdere: dal Monsterland Halloween Festival alle visite guidate nelle tenebre. E poi feste in maschera e musica. Una vera carrellata di eventi a tema horror.
La festa di Halloween e’ una rivincita della vita sulla morte o della morte sulla vita? Chiederemo lumi ai vari fantasmi che tornano dal loro dove a fare quattro passipermilano.
Non siamo nella Spagna di Don Chisciotte, ma a pochi minuti dal centro di Milano.
A Chiaravalle, infatti, c’è un antico mulino nato e cresciuto insieme all’Abbazia.
La sua macina era azionata da un canale alimentato dalla Vettabbia, in un contesto di campi e paludi dove l’acqua non gelava mai.
Non era un miracolo: furono i monaci a trasformare queste terre incolte in un “miracolo” agricolo, realizzando fontanili (sorta di risorgive artificiali) e marcite (dove però non marcisce nulla) sfruttando l’acqua del sottosuolo che non scende mai sotto i 12°.
Questo permise, da un lato, di raccogliere foraggio più volte all’anno per alimentare il bestiame e… i cavalli degli eserciti, dall’altro di portare maggior benessere alla popolazione.
Infatti intorno al monastero e nelle sue terre nascevano le grange, aziende agricole e allevamenti di bovini da latte che favorirono la produzione di formaggi, di cui la Bassa è ancora ricca oggi.
I monasteri furono molto importanti per la produzione alimentare: pensiamo solamente al parmigiano, al vino e alle birre, veramente artigianali.
Anche le erbe medicinali facevano parte delle conoscenze acquisite nei monasteri, in particolare benedettini.
A questo proposito grandissima è la figura di Ildegarda da Bingen, una monaca benedettina tedesca, in contatto epistolare con San Bernardo di Chiaravalle, che ne riconobbe la sapienza, invitandola a predicare anche al di fuori del monastero; cosa molto rara per una donna di quei tempi!
Ildegarda fu mistica, “medica alternativa”, studiosa di fitoterapia (che personalizzava per i diversi pazienti) e del potere delle pietre, cosmologa e profetessa. Una grande donna, insomma, che Benedetto XVI ha dichiarato Dottore della Chiesa.
Inoltre…
Allora torniamo al nostro mulino. Dopo secoli d’oro di produttività, non ebbe vita facile. Fu persino venduto in epoca napoleonica, divenendo da allora una sorta di alloggio popolare, dove abitarono fino a 13 famiglie.
Solo nel 1977 venne riacquistato dai monaci di Chiaravalle e restaurato sul finire del millennio scorso, con importanti investimenti. Oggi è uno splendore, uno dei tanti luoghi diversi di questa Milano dai mille volti.
Al mulino la cooperativa sociale Koinè propone attività e laboratori sia per i ragazzi, accompagnati dalle famiglie o dagli insegnanti, sia per gli adulti, in particolare corsi di panificazione o di erboristeria. Si tengono anche apericene dedicate, spettacoli teatrali ed è possibile realizzare anche feste private.
Per conoscere meglio il mulino vengono proposte visite guidate al suo interno (3 Euro).
Da non perdere, anche, il cortile con il Giardino dei Semplici dove stare a tu per tu con le erbe aromatiche e medicinali, magari sedendosi su una panca a riflettere (ingresso gratuito).
Accanto c’è anche un ricco noceto… Siamo partiti dal borgo di Nosedo ed eccoci arrivati ad un bosco di noci.
Ci auguriamo che questo lungo Cammino dei Monaci, percorso in diverse tappe, sia stato ricco di spunti. Lasciamo il mulino e, …
È di questi giorni la notizia dei giovani che, in controtendenza, “tornano” a Milano attratti dal volto nuovo e dalle opportunità possibili della nostra città.
Uno dei luoghi di crescita e di formazione è l’Università Statale di via Festa del Perdono, sede di facoltà umanistiche e polo di ricerca e di proposte culturali ricche e diversificate.
L’Università si trova nell’antico edificio conosciuto dai milanesi come Ca’ Granda, l’antico Spedale dei Poveri fatto costruire nel Quattrocento da Francesco Sforza, appena diventato Duca di Milano, e progettato dal Filarete.
Francesco Sforza
il Filarete
Per il secondo anno consecutivo, la Statale presenta se stessa proponendo visite guidate, anche in inglese e spagnolo. Giovani laureati e studenti dei corsi di Laurea in Beni Culturali raccontano la storia della Ca’ Granda mostrandone tesori e segreti attraverso anche le più recenti scoperte.
Il Cortile d’Onore e i diversi cortili, i Porticati e la Sala Crociera sono luoghi simbolo, la cui storia sarà raccontata ai visitatori, insieme a molto altro.
Una piccola curiosità: la Ca’ Granda non ha uno scalone di accesso di rappresentanza. Non lo aveva voluto il Filarete: “questo luogo non bisogna tante scale, perchè non è spectaculo da stare a vedere”. La risposta di Francesco non fu da meno: “tu dì il vero… questo non è teatro”. Siamo nel 1400 ed avevano già pensato ad una città della salute, autosufficiente e senza barriere architettoniche!
Le visite alla Ca’ Granda possono essere anche libere seguendo le 11 paline distribuite lungo il percorso e… leggendo il nostro blog.
Da non perdere assolutamente la visita alla Chiesa senza facciata della SS. Annunciata ealla cripta, che si aprono sul Cortile d’Onore.
Un tocco dark: cosa avrà visto la donna terrorizzata, con le mani nei capelli, scolpita sulla facciata? La cripta riserva molte inquietanti sorprese ….!
Le visite gratuite si terranno, fino al 31 ottobre 2016, il Mercoledì 14.30 – 17.30 e il Sabato 9.30 – 12.30.Per prenotare basta inviare una mail a visite.cagranda@unimi.it.
Sono vie e luoghi di antico fascino, poco conosciuti, dove anche il nostro blog ha fatto i suoi primi Passipermilano.
Ultima ora:
Il 10 ottobre 2016 la prof. Francesca Vaglietti, docente di Storia e Archeologia Medievale, terrà un incontro su ” Storia e storie della Statale” (ore 21, ingresso gratuito, via Francesco Sforza 32).
Chi ha amato e ricorda Expo non può che provare un tuffo al cuore visitando Experience, il parco che da maggio occupa una parte dell’area espositiva, dalla collina fino al Cardo.
Ci si sente soli come dopo la perdita di qualcosa di importante. Decumano quasi vuoto, parcheggi liberi, tornelli eliminati.
I padiglioni che ci hanno accompagnato per sei mesi lo scorso anno, meta agognata dopo tante file, sono stati o vengono demoliti, schermati, come per pudore, da un paravento di murales.
Ci si rende conto di quanto quest’area sia grande e ricca di possibilità. Qualche padiglione sopravviverà e verrà riutilizzato, come i cluster.
Forse tra qualche anno questi padiglioni saranno un ricordo di Expo 2015, come l’Acquario Civico è una eredità Liberty di Expo 1906.
Camminando, però, via via sul Decumano in questo bell’autunno milanese, vediamo come la vita di Expo rispunti nelle oasi di verde, nella spiaggia di sabbia dove si affittano lettini, nei diversi spazi da godere per noi e per i nostri amici animali.
Ci sono campi gioco, tantissimi e belli, laboratori, orti, aree con attività da provare.
Quindici “piazzette” di varia dimensione su Cardo e Decumano, così come l’Open Air Theatre, propongono installazioni, performance artistiche, eventi, spettacoli, mostre temporanee.
In occasione della XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano, Experience ospita il gruppo di mostre “City after the City”.
Chi lo scorso anno ha fatto ore di fila per visitare lo splendido Palazzo Italia o per assistere agli spettacoli dell’Albero della Vita, ora può goderseli in tutta tranquillità, apprezzando anche quello che non era riuscito a vedere tra la folla.
Dopo le abbuffate di Expo, ora c’è poco spazio per il cibo. Qualche food trucks, un McDonald’s, non frequentissime fontanelle, verdi come sempre a Milano.
Un’oasi felice è la Cascina Triulza (che si può anche raggiungere da un parcheggio vicino) nella quale gli studenti di due istituti alberghieri lombardi si sono cimentati, sotto la guida di alcuni prof, a cucinare e a servire piatti stranieri o italianissimi. È stata una iniziativa molto bella, che ha legato il mondo della scuola a quello del lavoro, il presente al futuro. Peccato debba chiudere.
Cosa ne sarà di quest’area Expo? Ci saranno senza dubbio proposte, interventi, arrabbiature, ricordi nostalgici, qualche furbetto, che noi preferiamo chiamare disonesto.
Da milanesi DOC, però, crediamo nel futuro e cioè che si possa costruire qualcosa di importante per Milano intorno all’Albero della Vita.
Experience chiuderà, salvo proroghe, il 16 ottobre. Il parco è aperto venerdi dalle 15 alle 23, sabato e domenica dalle 11 alle 23. Gratuito l’ingresso, come pure i parcheggi. Si può raggiungere anche dalla stazione della metropolitana e da quella delle linee ferroviarie suburbane prendendo poi un bus navetta (a pagamento).
1 e 2 ottobre ci si potrà cimentare in differenti specialità sportive, dai go kart al rugby, dalla pista di atletica fino alla simulazione di una regata in barca a vela
L’Abbazia è bellissima e merita, se possibile, un’accurata visita, meglio se guidata.
L’Ingresso
I riquadri del bel portone centrale in legno, risalente al XVI secolo, ci raccontano le origini dell’Ordine Cistercense. In alto le cicogne, animali di palude, divenute un po’ simbolo dell’Abbazia di Chiaravalle.
Negli altri riquadri sono scolpite le immagini dei principali santi all’origine dell’Ordine, tra i quali San Bernardo; gli altri sono forse meno noti, ma le loro storie ci raccontano trame sconosciute ancora da scoprire.
Tra questi personaggi è raffigurato Santo Stefano Harding, un priore inglese del 1100, Abate di Citeaux (Cistercium in latino, da cui deriva Cistercensi). Studioso di testi ebraici era legato ad alcuni esponenti dei Templari, i Monaci Guerrieri impegnati in Terrasanta.
Egli organizzò nella sua Abbazia una sorta di brian storming. Per sei anni consecutivi riunì i migliori cervelli del suo Ordine e del mondo rabbinico per studiare antichi testi ebraici; fra i monaci c’era anche San Bernardo. Lavoravano su informazioni portate dai Templari relative ad arcani segreti e tesori custoditi in Terrasanta?
Fu anche in seguito a questi studi che un nobile francese, Hugues de Payns, fondatore e Maestro dell’Ordine Templare, andò di nuovo in Terrasanta.
Al suo rientro in patria, vennero donate all’Abate inglese delle terre. Perchè? Una donazione per le scoperte fatte? Su alcune di queste terre poi San Bernardo fece costruire l’Abbazia di Clairvaux e ne divenne l’Abate.
San Bernardo consacrò l’Ordine Templare e ne divenne l’ideologo. I Monaci Guerrieri lo accompagnarono anche quando venne a Milano per dirimere una difficile questione tra Papa e antipapa.
Sulle terre che gli erano state donate per gratitudine dai milanesi, San Bernardo fondò la nostra Abbazia di Chiaravalle, tutta da scoprire ancora oggi.
L’Interno
Entriamo. Si respira qualcosa di antico e di profondamente mistico entrando in Abbazia. Grandi colonne in mattoni scandiscono i volumi e ci spingono a guardare verso l’alto.
Sulla destra un piccolo busto, risalente al 1600, di San Bernardo quasi si perde nello spazio.
L’Abbazia non è molto ricca di decorazioni e di affreschi, ma quelli sulla controfacciata e nel transetto ci hanno fatto pensare a come le chiese in generale, siano diventate, nel corso dei secoli, una sorta di “cinema” per i fedeli con rappresentazioni di scene e di episodi sacri da “vedere” per conoscere oltre le parole.
San Bernardo ci appare in un grande affresco dei Fiammenghini (1614) sulla controfacciata con l’immagine dell’Abbazia tra le mani. Sullo sfondo la Milano del tempo coi Bastioni Spagnoli e il Duomo ancora povero di guglie. La Milano del lavoro e del fare è rappresentata da alcuni muratori che stanno costruendo l’Abbazia.
Altra affreschi sono presenti nel transetto. Sul lato di sinistra è rappresentato il sacrificio dei Martiri, tra cui l’eccidio, avvenuto in Polonia, delle monache cistercensi di Vittavia. È una scena di grande drammaticità e movimento in contrasto con gli affreschi del transetto destro, sempre dei Fiammenghini, che raccontano episodi della storia dell’Ordine.
Non perdiamoci, in cima alla scala che portava all’antico dormitorio, la cosiddetta “Madonna della Buonanotte”, uno dei primi dipinti di Bernardino Luini, immagine serena e protettiva alla quale i Monaci rivolgevano un’ultimo saluto prima di coricarsi dopo il lavoro e i travagli della giornata.
Ecco altri assaggi di questo cibo per la mente che ci offre l’Abbazia; sono opere d’arte rese più stuzzicanti da un pizzico di mistero o di fantasy, se si preferisce. L’Angelo enigmatico di Manzù fa da custode all’ingresso del piccolo cimitero dei Monaci (cui si accede dal transetto sinistro) dove c’è la cappella dell’eretica, già venerata come santa, Guglielmina Boema.
Soffermiamoci sull’ultima cappella di fronte all’Angelo, dedicata a Maria Maddalena.
Sulle pareti e sulla piccola volta vediamo le immagini della Maddalena dai lunghi capelli e di altre sante, con un calice tra le mani.
Il pittore di allora pensava forse alla coppa del Sang Real? Godiamoci il senso del mistero.
Ad una storia di peccato e redenzione ci rimanda lo straordinario coro ligneo del XVII secolo, opera di un artista lombardo, Carlo Garavaglia. Di lui poco si sa, ma si racconta che avesse trovato asilo nell’Abbazia dopo aver ucciso un fratello.
Come nella storia di San Pietro Martire di Sant’Eustorgio, l’assassino, per espiare le proprie colpe, si fece monaco. Chissà se, intagliando minuziosamente il legno e ascoltando i canti gregoriani dei Monaci seduti sugli scranni del suo coro, la sua anima avrà trovato pace? Anche noi, oggi, possiamo trovare un momento di pace in questa Abbazia che si fa musica per lo spirito.
Il Chiostro
Una piccola porta della navata destra ci introduce allo splendido chiostro. Probabilmente in origine era in legno; quello attuale fu in parte ricostruito a metà Ottocento utilizzando il materiale ritrovato in loco.
Entrando nel chiostro un bell’affresco cinquecentesco della Madonna e San Bernardo che ci guardano ed una lapide antica ci raccontano un po’ di storia dell’Abbazia.
Il chiostro rappresenta un percorso dello spirito, una sorta di itinerario molto, molto DOC.
Il lato est e quello a sud simboleggiavano l’abbandono di sé e degli altri; quelli orientati a ovest e a nord l’amore degli altri e di Dio.
Forse le tante colonnine presenti indicavano i passi verso una crescita spirituale.
E quelle annodate, coi loro intrecci, cosa simboleggiavano?
Eccone una lettura religiosa: “ Esse esprimono il più grande mistero della fede:la Trinità di Dio. C’è un solo Dio in tre Persone uguali e distinte: Padre e Figlio espressi con le due colonnine annodate; e c’è lo Spirito Santo il cui simbolo è il nodo. ( Monsignor Valente Moretti).
La Sala Capitolare
Altro cibo da far assaporare alla nostra mente è la Sala Capitolare che si apre sul chiostro, coi graffiti di scuola bramantesca che ci rimandano alla Milano di un tempo e che servirono al nostro mitico Luca Beltrami per ricostruire la Torre del Filarete.
Il Refettorio
Come non terminare il “buon cibo” di Chiaravalle con il Refettorio ancora oggi utilizzato dai Monaci e… non solo?
L’Abbazia di Chiaravalle ha da sempre avuto la vocazione all’accoglienza e all’ospitalità. Situata tra la via Romana e la Vigentina ha accolto pellegrini e re come Francesco I, Carlo V e Federico Barbarossa. Vi si fermavano malati da risanare, gente da sfamare e aiutare, ma anche predoni che taglieggiavano e razziavano.
Oggi è possibile essere ospitati per qualche notte in Abbazia, mangiando coi Monaci nel refettorio, per sperimentare il silenzio monastico, scandito dall’orologio delle preghiere invece che da un Rolex.
L’Abbazia di Chiaravalle è l’ultima tappa a Milano del lungo Cammino dei Monaci. Vi troviamo insieme spiritualità e mistero, arte, cultura e… buon cibo!
L’Abbazia ha attraversato quasi 900 anni di storia, superando tante difficoltà legate alle vicende umane. Nel 1798, dopo oltre sei secoli dalla fondazione, la Repubblica Cisalpina mise all’asta i beni dell’Abbazia, tranne la chiesa, che divenne parrocchia, e la foresteria. La comunità cistercense fu dispersa.
Anche il “progresso” ci mise del suo: la costruzione della ferrovia Milano-Pavia-Genova, a ridosso dell’Abbazia, comportò, a metà Ottocento, la distruzione del grande chiostro bramantesco.
Poi, per fortuna, arrivò, a salvare Chiaravalle, il Superman dei monumenti milanesi, Luca Beltrami. L’architetto, a capo di quella che allora era l’odierna Sovrintendenza, avviò a fine Ottocento un restauro generale, riacquistando, per conto del Comune, molti dei beni venduti. Inizia la rinascita dell’Abbazia.
il Superman dei monumenti milanesi
Nel 1952, infine, grazie al Cardinale Schuster, i monaci tornarono a casa.
L’esterno dell’Abbazia
Diverse epoche convivono in questo complesso: all’ingresso un bianco portico del Cinquecento “contiene” i resti di una antica torre di difesa e ci introduce in un lungo e stretto cortile, che si allarga davanti all’Abbazia.
Immediatamente, sulla sinistra del cortile troviamo l’antico oratorio di San Bernardo, una piccola chiesa del Quattrocento con pregevoli affreschi (anche un Bosch?), riservata alle donne che potevano accedere all’Abbazia solo in alcune circostanze liturgiche.
Oggi le cose sono cambiate: l’ingresso è precluso anche agli uomini! Per visitare la chiesetta, meglio informarsi presso l’InfoPoint dell’Abbazia.
La Bottega dei Monaci
Sulla destra del cortile incontriamo l’antica foresteria, un edificio del Quattrocento, fatto in mattoni rossi secondo la tradizione lombarda. Oggi è in parte dedicata alla Bottega dei Monaci.
Non è un piccolo supermercato, ma c’è proprio ogni ben di Dio. I freschi (uova, insalata, polli, formaggi, salumi, pane…) sono prodotti a Km 0, provenienti dal monastero o dalle piccole aziende del Parco Sud.
Da altri monasteri arrivano diversi “peccati di gola” come marmellate, mieli, caramelle, cioccolato…
Ci sono anche prodotti naturali per la cura del corpo e… dello spirito come liquori a base di erbe e, soprattutto, straordinarie birre artigianali.
Ne abbiamo provate alcune prodotte da monasteri, italiani e stranieri; sono assolutamente eccezionali!
Chi fosse astemio o a dieta, può nutrire solo la mente limitandosi ad acquistare libri, pubblicazioni e oggetti sacri.
Nel cortile si aprono anche l’InfoPoint, dove trovare il calendario delle varie iniziative, e diverse aree verdi, dove giocare coi bambini o coi grandi.
La “Ciribiciaccola” o torre campanaria
Ancora due parole su quanto vediamo all’esterno dell’Abbazia: la facciata, la “Ciribiciaccola”, o Torre Nolare (Nolarium era il campanile) e la Torre dell’Orologio.
La Ciribiciaccola “è” Chiaravalle. Il suo profilo, icona inconfondibile, dal XIV secolo ci guida verso l’Abbazia da qualsiasi parte si provenga.
Nasce dalla stessa Abbazia. Fu costruita dove si incrociano la navata centrale e il transetto, da un architetto cremonese, Francesco Pecorari.
dove nasce la “Ciribiciaccola”
A lui si devono anche il Torrazzo di Cremona e il più bel campanile di Milano, quello di San Gottardo a Corte, dietro al Duomo.
La struttura leggera ed elegante della Ciribiciaccola, in mattoni rossi e marmo di Candoglia, quello del Duomo, ha forma ottagonale. Finestre ed archetti formano come un traforo, sul quale spiccano bianchi pinnacoli.
Slanciata e protesa verso l’alto, fu restaurata dal nostro solito, amatissimo Luca Beltrami.
Al suo interno si trova la più antica campana ambrosiana, la Bernarda, che risale al 1453, azionata ancora oggi a mano dai monaci per scandire la Liturgia delle Ore.
La Ciribiciaccola è tanto vicina al cuore dei milanesi da diventare anche la protagonista di una filastrocca scioglilingua in dialetto.
Chi sono i “ciribiciaccolini”? I monaci dell’Abbazia, le colonnine, i pinnacoli, o i piccoli delle cicogne che nidificavano sulla Torre e che, battendo i loro beccucci, facevano “ciri ciri”? Un altro piccolo mistero ambrosiano…
La Torre dell’Orologio
La Torre dell’Orologio passa quasi in secondo piano accanto alla Ciribiciaccola, molto più alta e ricca di decorazioni.
La torre originale risale al 1368 e anche Leonardo ne parlò perchè su di essa era posto un orologio astronomico, un “oriolo” (Codice Atlantico).
Se l’ingegno dei monaci fu tale da far costruire un simile prodigio meccanico, la stupidità umana, secoli dopo, lo fece distruggere (o rubare?) durante gli anni della Repubblica Cisalpina o subito dopo. Ora c’è un orologio di metà Ottocento, così come del primo Novecento sono le campane all’interno della torre.
Ingresso dell’Abbazia
Ed eccoci infine al bianco portico del 1600, ultimo scampolo della facciata barocca, risalente al XVII secolo, che ricopriva quella originale.
ieri
oggi
Subito il portone centrale in legno dell’Abbazia ci riporta prepotentemente ai misteri di antiche trame medievali.
Il Cammino dei Monaci diventerà tra l’ 8 e l’ 11 settembre 2016, per la prima volta, un palcoscenico all’aperto con una serie di spettacoli ed eventi da non perdere.
Così la Direzione Artistica presenta l’evento:
“Il Festival, come la Vettabbia, si espanderà come acqua, come un liquido che viene a irrigare di teatro e musica questi luoghi sacri permeabili all’arte, per farli pulsare. Nei grandi prati e nei cortili cascinali, dentro gli spazi intimi e silenziosi delle abbazie, in mezzo alle aree boscate, ogni volta il teatro come l’acqua prenderà la forma del luogo. Irrigando di emozioni, di parole, di poesia e di note musicali ci inviterà a incontrare questa parte di terra che lambisce Milano con il suo concentrato di ricchezza storica, agricola e spirituale, ancora poco conosciuta”.
Dal Museo Diocesano al Nocetum, dalla cascina di Nosedo all’angurieria di Chiaravalle, dall’Abbazia di Chiaravalle a quella di Viboldone ci saranno diversi spettacoli, visite guidate, attività culturali e laboratori gratuiti da prenotare.
Inoltre il Mulino di Chiaravalle, presso l’Abbazia, il prossimo 18 settembre, sarà la cornice di una piccola cena a base di zucca per salutare l’estate e festeggiare l’arrivo dell’autunno .
L’ambiente, insolito e bellissimo, offre il senso di continuità tra passato e presente anche attraverso il susseguirsi delle stagioni.
Ecco il programma completo ed alcune foto relative alla cena del Solstizio d’estate tra le erbe aromatiche.
Un locale cult di Milano, la terrazza Martini di piazza Diaz, raddoppia temporaneamente i suoi spazi alla Darsena, dall’ 1 al 4 settembre in occasione del Gran Premio di Monza di F1.
Che c’è di meglio dunque, per questo fine settimana ancora estivo, che andare sui Navigli per un cocktail Martini & Tonic, accompagnato da finger food preparati da chef stellati come Filippo La Mantia?
L’evento si terrà nei pressi del Mercato Coperto di piazza XXIV maggio. Si potrà vedere da vicino una monoposto Williams tra una mostra fotografica e della musica dal vivo.
Ingresso libero. Orari: venerdì dalle 17 alle 23, sabato e domenica dalle 12 alle 23.
Alla salute con, ovviamente, un Martini… agitato e non mescolato!