Il Barbarossa e le rinascite di Milano – (Tanto tempo fa)

Milano, nel corso dei secoli, è stata più volte conquistata e distrutta, ma altrettante volte è rinata.

Dopo la distruzione di Milano da parte degli Unni di Attila e quella dei Goti di Uraia, anche l’Imperatore tedesco Federico I Barbarossa, non si limitò a conquistare la nostra città, dopo un lungo assedio, ma, spinto e “aiutato” dai comuni lombardi suoi alleati e nemici dei milanesi, distrusse quanto più possibile, per affermare la propria supremazia e impedire che Milano potesse tornare potente.

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http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ba4c39fd-d605-400c-98d0-5e12dadc5aac.html

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-404e2a11-096f-4624-a16f-32162037e561.html#p=

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I principali edifici, tranne quelli religiosi, vennero rasi al suolo e tutti i milanesi furono costretti all’esilio. Siamo nel 1162, ma già cinque anni dopo, al loro ritorno, i nostri antichi concittadini, non solo ricostruirono la città, ma la cinsero di mura ben più solide e nel 1176 si batterono nella Lega Lombarda contro l’Imperatore, sconfiggendolo in modo definitivo a Legnano.

Frederick Barbarossa is wounded at the battle of Legnano, 1176

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https://www.youtube.com/watch?v=09TmaAkEgKY

Queste nuove mura furono costruite su una cinta più esterna di quella romana, con diverse porte che si aprivano verso l’esterno. Secondo il cronista Bonvesin da la Riva (della fine del 1200) le mura compivano un cerchio quasi perfetto attorno alla città.

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Porta Romana era una di queste, sull’antica via che conduceva verso Roma.

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Si trovava all’altezza dell’odierno incrocio tra corso di Porta Romana e le vie Santa Sofia e Francesco Sforza, che allora costituivano il fossato difensivo  che, col tempo, diventerà il Naviglio interno.

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Per ricordare l’esilio dei milanesi e l’epica impresa che portò all’autonomia comunale, su Porta Romana furono poste “illustrazioni di pietra” che riguardavano l’esilio ed il ritorno dei milanesi.

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Questi bassorilievi sono ora esposti al Civico Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco (sala 6), dove si trova anche una presunta immagine dell’Imperatore e dove mostra le sue nudità una figura femminile impudica, detta anche Sconcia Fanciulla.

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Secondo alcuni sarebbe una raffigurazione oltraggiosa di Beatrice di Borgogna, moglie del Barbarossa, nell’atteggiamento di radesi il pube, come facevano le prostitute; secondo altri, invece, ricorderebbe l’anonima ragazza che, durante l’assedio, salì su una torre e insultò con un gesto volgarmente derisorio le truppe tedesche. In ogni caso la lunga veste e l’acconciatura a corona non fanno pensare ad una prostituta.

Cosa resta oggi delle mura medievali? Ne rimane visibile un breve tratto in via San Damiano, con la targa celebrativa, diventato muro di cinta di un palazzo.

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Se guardate, inoltre, con attenzione in corso di Porta Romana, sul lato opposto alla Pasticceria Panarello, vedrete un piccolo tratto di strada con pietre diverse: non è un pessimo rattoppo stradale… ma indica dove si trovava una parte della porta medievale!!!

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Come si vede, a volte è difficile trovare i resti del passato di Milano, dato che numerose volte è ricresciuta, per così dire, su se stessa, trasformando e inglobando quello che era rimasto: un  esempio è la torre romana del Carrobbio, inserita ora in un ristorante.

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Un simbolo di questa vitalità e della voglia di trasformazione è il nostro più grande e rappresentativo “magazzino” che si chiama, appunto, La Rinascente, dal nome che Gabriele D’Annunzio volle dargli dopo che un incendio lo distrusse.

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Rinascente e contiguo Odeon 1950

La Rinascente fu distrutta e ricostruita più volte ed ora, ampliata e ristrutturata, è uno dei più importanti  e glamour general store europei.

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Istallazione Rinascente

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A volte, infatti, sono i milanesi stessi che, ammalati di “progresso”, di “moderno” e di “nuovo”, distruggono e ricostruiscono parti della città, poi, ammalati di nostalgia, vorrebbero tornare all'”antico”: il caso dei Navigli è emblematico.

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Forse è anche per questo che Milano è la capitale della moda, che ogni anno propone novità e revival? Quest’anno si torna agli anni ’70!

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anni 70

pantaloni a zampa elefante

Morte di una “lucciola” al Ticinese- (Tanto tempo fa) – Parte Seconda

Torniamo alla notte del 27 agosto al Carrobbio.

La versione ufficiale

Alcuni giovani, che recavano disturbo alla quiete pubblica e che si erano “ribellati” agli ordini degli agenti di “circolare”, vengono arrestati. Una giovane prostituta si suicida ingerendo pastiglie di sublimato corrosivo: è la Rosetta.

La Rosetta

Tutti i giornali si allineano a questa versione dei fatti, fornita dalla polizia: in poche righe viene riferito questo piccolo fatto di cronaca.

La controinchiesta dell’Avanti

Già il 28 l’Avanti esplode con il titolo:

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Il linguaggio del giornale cambia: la “prostituta” diventa “una giovane canzonettista”, gli agenti si trasformano in “poliziottaglia” e ci si chiede se una sola pastiglia, seguita da lavanda gastrica, possa uccidere.

L’Autorità Giudiziaria e la Questura aprono immediatamente due inchieste e ordinano l’autopsia della vittima.

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Come in una sorta di Quarto Grado inizio secolo, i giornalisti dell’Avanti scavano nell’accaduto, cercano testimoni, collegano fatti, confrontano dati, interpellano esperti e…i conti non tornano.

Non ci furono solo schiamazzi, ma, in quella notte violenta al Carrobbio, fecero la comparsa le daghe, furono distribuite piattonate dagli agenti (che erano in numero molto superiore a quello dei disturbatori), una delle quali colpì violentemente al petto la Rosetta. Gli uomini furono arrestati, le donne lasciate sul campo di battaglia.

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Sempre seguendo le testimonianze raccolte, poco dopo la scena si sposta in piazza Vetra. La Rosetta, soccorsa dal fratello Arturo, che si stava recando al lavoro, e da altri due giovani, viene accompagnata in piazza Vetra, per andare dalla sorella.

la Stretta dei Vetraschi in piazza Vetra

Come in un agguato, alcuni agenti, già presenti al pestaggio del Carrobbio, si lanciano sul gruppetto, infierendo in particolare su Arturo. Rosetta urla, cerca di difendere il fratello, per di più claudicante, ma questo scatena il branco degli agenti che “si scagliano, ormai accecati da una brutalità cieca e bestiale(l’Avanti, 28/8) a calci e pugni sulla ragazza.

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Rivoltella in pugno, gli agenti intimano a tutti i testimoni di rientrare a casa e di chiudere le finestre.

Locali notturni finestre

Fra i testimoni, che restano presenti come in un coro, c’è anche chi trova il coraggio di denunciare, sulle pagine del giornale, quanto visto quella sera, indicando anche il proprio nome e cognome. Saranno sentiti dalle autorità? Subiranno ritorsioni? Nulla si sa di tutto questo.

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Il presunto depistaggio ed il tentato suicidio

I poliziotti riportano poi, di peso, la Rosetta al Carrobbio: perchè? Forse per depistare le indagini e “nascondere” l’agguato di piazza Vetra?

In questo momento la Rosetta prende (o finge di prendere) le pastiglie di veleno: forse per farsi portare in ospedale, invece che in Questura, e salvarsi dal branco?

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Il Musti

È il poliziotto “cattivo”: viene accusato, tempo prima, dalla Rosetta, davanti ai giudici, di minacce continuate, è presente ai pestaggi, porta la ragazza in ospedale, al reparto Tentati Suicidi.

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C’era un motivo nascosto nel suo odio verso la Rosetta?

– È il poliziotto deviato, venuto da Napoli, affiliato, forse alla Mano Nera, di cui parlano alcune ballate popolari?

– Voleva vendicarsi delle accuse della Rosetta davanti ai giudici?

– C’è chi sostiene che ne fosse pazzamente innamorato (forse anche suo amante); dopo essere stato lasciato, voleva fargliela “pagare cara”?

– Forse avrebbe voluto diventare il protettore della lucciola, che stava diventando famosa e, respinto, “gliela aveva giurata”?

 Di lui sappiamo che venne trasferito a Genova e le sue tracce si perdono con i suoi segreti.

Un delitto irrisolto

 L’autopsia indicò nell’avvelenamento la causa della morte e segnalò diverse lievi abrasioni sul corpo della vittima

corriere della sera del 31 agosto

– Perché fu impedito ai familiari ed agli amici di vedere il corpo della ragazza fintanto non fosse stato “preparato”? Una testimone, di cui si riporta nome e cognome, vide, di nascosto, diverse vistose ecchimosi sul cadavere.

– Perchè la Rosetta avrebbe detto alla sorella, prima di morire, “mi hanno ammazzata”?

– Quante furono in realtà le pastiglie ingerite? Erano sufficienti a causare la morte, tanto più che le venne praticata subito la lavanda gastrica? Il numero delle pastiglie varia, secondo le fonti, da “alcune” a “tre”, di cui due sputate. Ci furono, si chiede un medico intervistato dall’Avanti, altri sintomi di avvelenamento? Il sublimato corrosivo, trovato nell’autopsia, poteva essere quello che la Rosetta assumeva abitualmente per curare la sifilide?

Le Autorità richiesero un supplemento di indagini, ma dei nuovi risultati non si seppe più nulla.

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I funerali della Rosetta

Ai suoi funerali partecipò una grande folla con tutta la malavita del Ticinese. Quattro erano i carri pieni di fiori per la giovane canzonettista.

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Il funerale della Rosetta da Milano noir (mostra 2015)

In questi cento anni la storia della Rosetta è diventata una sorta di leggenda che ha ispirato diversi artisti, da Sciascia ai vari interpreti della ballata (Milly, I Gufi, Mattia Donna, ecc.).

https://www.youtube.com/watch?v=VJJbhbl6WSA

Ancora oggi la figura della giovane prostituta di piazza Vetra, morta non ancora diciottenne, interessa, intriga e, forse, suscita riflessioni anche su delitti del nostro tempo e fatti di cronaca tristemente noti.

Da noi una rosa per lei.

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Morte di una “lucciola” al Ticinese – (Tanto tempo fa) – Parte Prima

Perchè una piccola lucciola è diventata negli anni una specie di leggenda milanese? Cosa ha contribuito a far crescere il fascino del mistero intorno alla sua figura?

La scena del delitto

Siamo sul finire dell’agosto 1913, nel popolare rione Ticinese, terra di miseria, degrado e malavita, ma anche vivace e ricco di senso di solidarietà e appartenenza.

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Le notti dovevano essere ancora calde e piacevoli se il Carrobbio il 27 agosto “si era trasformato in una specie di caffè-concerto: alcune donnine, più allegre del solito, e alcuni giovinastri, padroni del campo, cantavano a squarciagola, turbando il sonno dei pacifici cittadini. Dall’Inno a Tripoli…e il bel suol d’Amore si era giunti alle canzoni oscene e ai richiami della malavita” (l’Avanti, 27/8/1913).

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Qui inizia il dramma della Rosetta, una giovane ragazza al centro di un grave fatto di cronaca nera dai contorni rimasti oscuri. Quali furono le cause della sua morte? Fu un suicidio o fu vittima della brutalità di alcuni agenti di polizia?

Ancora oggi molti sono i dubbi. Vediamo di recuperare un po’ delle tessere che potranno servire a ciascuno di noi per comporre il proprio puzzle.

La Rosetta

Nasce intorno al 1895, in una famiglia numerosa (nove figli?) con padre facchino e madre forse alcolizzata, ma certamente sciagurata se, come sembra, si vantava di aver spinto la Rosetta, allora tredicenne, a “frequentare” un ricco signore.

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dal film “Giovane e bella”

La sua biografia è molto scarna: “Elvira Rosa Andressi (questo il suo nome) era una povera ragazza del popolo, troppo presto vinta dalle tentazioni del lusso e, forse, del vizio. Ma, tuttavia, giovanissima e molto bella, volle tentare di sottrarsi al mondo equivoco nel quale era caduta: non, forse, per redimersi, ma certo per non precipitare, ogni giorno di più, nella voragine dei bassifondi.” (l’Avanti, 28/8).

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“Molta grazia, molta verve, una graziosa voce” (ibidem, 28/8):questo era quello che aveva la Rosetta per vivere la sua vita.

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In pochi anni (muore non ancora diciottenne) conosce un merciaio di via Torino, sposato e con tredici figli, che le “vende” calze e golfini in cambio delle più belle notti d’amore della sua vita

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Incontra  un delinquente della Compagnia del Fil de Fer, Attilio Orlandi, detto Butterin, uomo alto e grassoccio  ma elegante, borsaiolo sui treni e protettore di lucciole, con il quale va a vivere.

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L’Orlandi viene poi accusato di aver partecipato al furto nella gioielleria Archenti di piazza Duomo e, come complice, viene coinvolta anche la Rosetta.

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In questa circostanza, la Rosetta sperimenta i modi intimidatori della polizia e, soprattutto, quelli di un certo Musti, brigadiere, forse meridionale, che entrerà prepotentemente nella vita e nella morte della ragazza.

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Durante il processo, dal quale uscirà completamente scagionata (e a quei tempi non era certo facile per una lucciola), accusa, davanti ai Giudici, il Musti di averla più volte minacciata: “Lei è quel signore che avrebbe voluto condurmi senza perchè in guardina…Lei mi ha minacciata tutte le volte che mi ha incontrata” (ibidem, 30/8).

Intanto la ragazza, che secondo la ballata riportata nell’articolo “…battea la colonnetta…” (forse un tratto di marciapiede o, più probabilmente, un’osteria con questo nome), fa carriera e diventa Rosa Woltery, una cantante di Cafè Chantant e di teatro, come il San Martino, in Galleria del Corso a Milano, dove conosce, forse, Petrolini; si esibisce anche al Salone Margherita a Roma e l’attende uno spettacolo a Genova.

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Ha affittato, nel frattempo, un piccolo appartamento, dove riceve “visite”; ma il destino e il Musti, ancora lui, l’attendono in una calda notte d’estate al Ticinese.

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Continua… 

Fare jogging nell’Anfiteatro di Urbicus in via Arena – (Tanto tempo fa)

Guardiamo questa bella foto aerea: ci mostra una zona molto centrale (siamo alle spalle di corso di Porta Ticinese), ma un po’ defilata rispetto alle mete turistiche classiche.

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È, secondo noi, una passeggiata eccezionale: in un solo isolato troviamo i pochi resti dell’Anfiteatro romano (situati in un parco, dove è possibile fare anche jogging) e un piccolo museo di antichità (dove è conservata la stele di Urbicus), ospitato in un chiostro con un albero dalla fioritura primaverile veramente spettacolare.

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Infine si può entrare a visitare uno dei più bei vivai di Milano.

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Andiamo con ordine, parlando dell’ospite più antico ed illustre: l’Anfiteatro, che poteva ospitare circa 35.000 spettatori, probabilmente più grande dell’Arena di Verona.

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Si trovava tra le odierne vie De Amicis e Arena (da non confondere con l’Arena napoleonica del Parco Sempione).

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Arena napoleonica del Parco Sempione

Poco è rimasto del suo lontano passato, ma gli scavi, iniziati nel 1931, evidenziano una superficie ampia ed ellittica, come possiamo intuire osservando nella foto le curve nel prato ed i resti delle fondamenta.

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Questo Anfiteatro vide tutto quello che era considerato “spettacolo”, anche cruento, in una città romana molto importante, tra questi  combattimenti tra gladiatori o con le belve, forse anche battaglie navali.

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Quando fu distrutto, le pietre con le quali era stato edificato vennero cannibalizzate per costruire, ad esempio, le fondamenta della Basilica di San Lorenzo, poco distante.

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Non dimentichiamo che Milano non ha cave di pietra nelle vicinanze cui attingere e quindi l’Anfiteatro divenne una specie di cava di materiale già pronto da utilizzare.

Come si può vedere dalla foto aerea, accanto ai reperti archeologici, si osserva un grande chiostro che è occupato in piccola parte dall’Antiquarium “Alda Levi”, la grande studiosa responsabile della tutela archeologica della Lombardia a cavallo degli anni Trenta .

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Alda Levi

Per saperne di più:

http://www.parcoanfiteatromilano.beniculturali.it/index.php?it/342/in-ricordo-di-alda-levi

I chiostri facevano parte del monastero detto delle Bianche Signore, dal colore dell’abito delle monache, adiacente alla chiesa di Santa Maria della Vittoria. Questa chiesa, dedicata probabilmente alla vittoria di Legnano sul Barbarossa, viene oggi utilizzata dalla comunità ortodossa rumena.

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Entriamo ora nell’Antiquarium (ingresso gratuito, orari, purtroppo, un po’ limitati, come pure quelli del Parco).

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Questo museo contiene anche la stele funeraria di Urbicus, il gladiatore del racconto di Belisama.

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Per saperne di più, leggiamo la traduzione:

http://www.parcoanfiteatromilano.beniculturali.it/index.php?it/23/i-capolavori/21/stele-di-urbicus-gladiatore

Possiamo dedurne  parecchie informazioni: Urbicus, di origine fiorentina, è stato ucciso, a 22 anni di età, a tradimento, dopo 13 incontri vittoriosi. Era sposato da 7 anni e aveva due bambine piccole.

Era un secutor, quindi combatteva contro un reziario, che era munito di tridente e di rete.

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secutor e reziario

Contrariamente a quanto ci hanno fatto credere i film di Hollywood, i combattimenti tra gladiatori non erano quasi mai all’ultimo sangue, ma terminavano per così dire “ai punti” o alla prima ferita.

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Infine, se diamo ancora un’occhiata alla fotografia aerea, vediamo come, accanto ai chiostri, vi siano delle serre: è il bellissimo vivaio, curato da decenni dalle sorelle Riva; forse più simile ad un giardino, vi si tengono anche tante iniziative, corsi, eventi da non perdere (siamo in attesa di conoscere il programma per il nuovo anno). Guardiamo questo vivaio attraverso qualche foto, fatta nel mese di gennaio. Pensate in primavera!

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Vi suggeriamo caldamente di fare questa passeggiata in via Arena. Magari, proprio di fronte al vivaio, lanciate un’occhiata al numero civico 7, che porta anche l’antica numerazione di Maria Teresa, nella quale il Duomo aveva il numero 1 ed i numeri crescevano progressivamente, via via che ci si allontanava dalla cattedrale.

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Ora godetevi verde e cultura di questa zona gioiello!

La Milano romana: articoli collegati

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Il lungo viaggio dei Magi verso Betlemme – (tanto tempo fa)

Quanti misteri da scoprire intorno ai Re Magi! Tutti pensiamo di conoscerli, ma in realtà non se ne sa nulla.

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Chi erano? Da dove venivano? In quanti hanno compiuto il viaggio? Quale Stella li ha guidati? Nonostante molti abbiano cercato risposte, nulla si sa di tutto questo. Nella Bibbia i Magi sono menzionati solo nel Vangelo di Matteo, senza, però, che vengano indicati i loro nomi, la loro provenienza  e neppure il loro numero.

Non stanchiamoci di guardare questa Adorazione dei Magi di Leonardo, così diversa da quelle di altri pittori, che è rimasta incompiuta con i suoi misteri.

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In questa tavola ci sono immagini inconsuete: un albero e non la grotta o la capannina, sullo sfondo una battaglia tra cavalieri, le rovine del Tempio di Gerusalemme(?), le espressioni tutt’altro che adoranti di alcuni dei presenti, il giovane alla destra (forse un autoritratto dello stesso Leonardo?) che si volta guardando da un’altra parte. Allegorie o scene che avvengono in luoghi e tempi diversi, come in un film?

Il buio intorno ai Magi è illuminato solo dalla Stella che li guida, come se non importasse sapere chi siamo, quanti siamo e da dove veniamo, per compiere il nostro viaggio.

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Qualche notizia sui Magi si può ricavare da un testo apocrifo, il Vangelo Armeno dell’Infanzia, che riporta per la prima volta i nomi di Melchiorre, Baldassarre e Gaspare, presentati rispettivamente come Re dei Persiani, degli Indù e degli Arabi.

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Ma quanti fossero in realtà (per alcuni solo due, per altri quattro, otto o anche dodici) non lo sappiamo.

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Per tradizione si indica il numero di tre perchè tre erano i doni recati, tre il numero delle razze umane discendenti dai tre figli di Noè, tre infine è il numero perfetto, antico simbolo sacro e magico.

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In genere vengono rappresentati con ricchi abiti esotici, di colore ed età molto diversi, in groppa a cammelli.

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Sono indicati come Magi; secondo Erodoto questi Magoi erano “esperti di arti magiche”, interpretavano i sogni e studiavano gli astri. Certamente conoscevano l’astronomia.

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Non si sa tuttavia “cosa” fosse la Stella; forse non fu neanche un vero astro, ma un Angelo-Guida  a illuminare i Magi (S. Giovanni Crisostomo).

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Giotto, per primo, la dipinse come una cometa, affascinato dal passaggio della Cometa di Halley, cui aveva assistito.

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Per alcuni studiosi contemporanei potrebbe essere stata una supernova, una stella vecchia che muore esplodendo.

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C’è poi chi pensa anche che i Magi siano stati guidati dall’osservazione di una particolare congiunzione astrale di due o più pianeti; e tante altre ipotesi sono state formulate nei secoli.

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Anche sulla data della comparsa della Stella, che ci indicherebbe l’effettiva data della nascita di Gesù, non c’è accordo: secondo diversi studiosi si colloca tra il 7 e il 4 a.C. (Erode morì nel 4 a.C.)

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I Magi davanti ad Erode

Di certo i Magi seguirono la Stella portando tre doni al Bambino: oro come simbolo di sovranità, incenso come simbolo di divinità e mirra, simbolo di vittoria sulla morte.

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I Magi vengono spesso raffigurati di età diverse tra loro. Secondo alcuni rappresentano il passato, il presente e il futuro.

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Anche le loro diverse razze (europea, africana e asiatica), che rappresentano anche culture differenti, potrebbero significare in modo allegorico la possibilità degli uomini di camminare insieme in pace, pur nelle loro diversità.

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Per saperne di più:

http://www.tanogabo.it/Stella_di_Natale.htm

Sant’Ambrogio, questo sconosciuto – (Tanto tempo fa)

La vita di Aurelio Ambrogio, uomo tra i più potenti della sua epoca, davanti al quale s’inchinarono imperatori, papi e vescovi, è quasi sconosciuta nella sua città .

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Riflettendo su alcuni aspetti della sua figura, forse si capisce di più la nostra città e, magari, anche un po’ il nostro “rito ambrosiano” nel fare le cose.

Torniamo un momento alla Milano di allora. Non erano certamente tempi facili per la città, ma certamente ricchi di fermenti in molti campi.

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Era una sorta di melting pot di genti e tradizioni, una piccola metropoli, ma capitale imperiale, dove la libertà di culto concessa da Costantino nel 313, aveva permesso di esprimere le proprie idee a teologi e pensatori anche in campo religioso, indicando scelte diverse (eresia in greco significa scelta).

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Queste “eresie”, tra le quali l’arianesimo, scatenavano lotte furibonde tra le opposte fazioni religiose.

In questo clima difficile, giunge a Milano, come Governatore imperiale, Ambrogio, nato a Treviri 35 anni prima da una famiglia romana di fede cristiana e di altissimo rango; il padre era il Prefetto delle Gallie.

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Treviri, Porta Nigra

Ambrogio era stato inviato dall’Imperatore con funzioni di governo, ordine pubblico ed era perfino consigliere imperiale; era quindi un uomo di grande potere.

Ambrogio si conquista la fiducia dei milanesi e, nella contesa per l’elezione del Vescovo tra cristiani ortodossi ed ariani, viene lui stesso invocato per acclamazione dal popolo, lui che non era mai stato battezzato.

Così scrive Dario Fo: “Arriva, inattesa e non voluta, la designazione a Vescovo. Lui che fa? Si sottrae, inscena una fuga, si traveste…Per evitare l’incarico non esita persino ad organizzare un’orgia con delle prostitute, così chiassosa da farsi arrestare sul fatto…Un pubblico peccatore non può diventare Vescovo…Invece, proprio perchè riconosce le sue colpe, la gente lo acclama più di prima…È l’unico uomo di potere che anzichè mascherare il suo tristo comportamento, lo denuncia e lo ammette”.

Tenta allora un’altra volta la fuga, cercando di scappare fuori Milano

http://www.youtube.com/watch?v=aKkTy-eyuY8

Comprendendo quale fosse il suo compito a Milano, accetta l’incarico e in una settimana viene battezzato e il 7 dicembre 374 viene proclamato Vescovo.

Da allora la sua vita cambia radicalmente. Dona i suoi averi alla Chiesa, inizia a studiare i testi sacri e “governa” la sua Diocesi con onestà, senso di giustizia e carità, tanto da condurre alla conversione Sant’Agostino, da lui poi battezzato nel Battistero i cui resti si trovano sotto il Duomo.

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Nei confronti dell’Impero fu fedele, ma non succube:

https://www.youtube.com/watch?v=Eg1SDJklpxM

Mobilitò i cristiani contro l’Imperatrice Giustina, che aveva ordinato di lasciare una basilica agli ariani. Così Dario Fo e Franca Rame la interpretano

http://www.youtube.com/watch?v=dw6s8Uavxlo

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Ambrogio pretese poi la pubblica penitenza da parte dell’Imperatore Teodosio, che aveva ordinato  una violenta repressione a Tessalonica, terminata in una strage.

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Fondò quattro basiliche fuori delle mura di Milano, tra le quali quella ora a lui dedicata.

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Uomo di profonda cultura e amante di ogni forma di arte, lasciò anche molti scritti teologici importanti, tanto da essere annoverato tra i quattro massimi Dottori della Chiesa e introdusse per primo il canto nella Liturgia.

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Giunto al termine della sua vita terrena, dopo qualche anno passato a letto per gravi problemi alle ossa, si dice che, entrato in agonia durante la Settimana di Pasqua, si svegliò un attimo per indicare il proprio successore: San Simpliciano, che era stato sua guida e maestro nei primi anni da Vescovo; vecchio sì, ma “buono”.

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San Simpliciano

Ambrogio morì il  4 aprile dell’anno 397, Venerdì Santo.

“Questo nostro sole -scrive Ambrogio- sorge ogni giorno su tutti. Se qualcuno chiude le finestre e non lascia entrare i raggi del sole, ciò non vuol dire che il sole non sia sorto per lui, perché è stato lui a privarsi del suo calore.”

Costantino: l’uomo oltre l’imperatore – (tanto tempo fa)

Costantino, soprannominato Trachala per il collo taurino, era senza dubbio un uomo affascinante, un maschio Alfa che piaceva alle donne.

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Costantino?

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Costantino!

Figlio di un Cesare, Costanzo Cloro, e di Elena, donna di umili origini e di grande personalità, crebbe alla corte dell’imperatore Diocleziano. A 15 anni ebbe una relazione con la trentacinquenne Prisca, moglie di Diocleziano (vi ricordate la signora Robinson de “Il Laureato”?).

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Il laureato (film – 1967)

Cercò anche di sedurne la figlia ventenne Valeria, che resistette per paura del proprio potente marito. Ebbe quindi una relazione con una donna bella e colta del seguito imperiale, Minervina, dalla quale ebbe un figlio (attenzione, è importante!!), Crispo.

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moneta con l’immagine di Crispo

Poteva essere una unione felice, ma Massimiano, l’altro Augusto “collega” di Diocleziano, offrì a Costantino la mano della propria figlioletta Fausta, una bimba ancora molto piccola (aveva dai 3 ai 7 anni).

Fausta

la giovane Fausta

In attesa che Fausta crescesse…Costantino ebbe una relazione “autorizzata” ad Arles, in Gallia, con una nobile romana, Livia, che gli dette un altro figlio, rischiando la vita nel parto. In questo tragico momento Costantino pregò sia Gesù, sia Ilizia, dea pagana delle partorienti. Livia si salvò. Ad Arles viveva anche Fausta, in una sola grande famiglia allargata. Intanto la bimba era diventata una ragazzina e sembra che Costantino se ne sia innamorato veramente.

Lolita 4

Lolita (film – 1997)

Una prima tragedia scosse il rapporto tra i coniugi imperiali. In una congiura di palazzo, il suocero Massimiano e il cognato Massenzio cospirarono contro Costantino. Fausta restò al fianco del marito: il padre si suicidò “su commissione” e Massenzio combattè contro Costantino, ma al Ponte Milvio fu sconfitto e morì, secondo alcuni, annegando, secondo altri fu decapitato, la sua testa fu infilzata su una picca per mostrarla alla gente e gettata, assieme al corpo, nel Tevere.

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battaglia di Ponte Milvio

Dalla coppia imperiale nacquero tre figli, fra cui Costantino II e Costanzo II,

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moneta con l’immagine di Fausta

ed ecco la tragedia che sconvolse l’Imperatore e condizionò, forse, anche la Storia. Costantino venne a sapere che Fausta lo tradiva col figlio primogenito di lui, Crispo. Non si sa se ciò fosse vero o se Fausta avesse accusato il figliastro di averla insidiata per toglierlo di mezzo e preparare la successione ad un proprio figlio.

unk mayb helen or fausta Marble. Late 3rd — early 4th centuries. (1)

Fausta

Tante sono le ipotesi, anche quella che Crispo avesse respinto le avances della matrigna (novella Fedra?) e che lei si fosse vendicata.

La vendetta dell’Imperatore fu tremenda: Crispo venne giustiziato; Fausta fu fatta uccidere in un bagno d’acqua bollente e morì per le ustioni.

Marlon Brando

Giulio Cesare (film – 1953)

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Psycho (film – 1960)

.

Questa tragedia segnò profondamente Costantino, specialmente quando comprese che Crispo era innocente. Le avventure sentimentali non furono però interrotte. Dopo l’uccisione della moglie, si conosce il nome di un’altra donna accanto a lui: una certa Egitta, la baby-sitter che si prendeva cura anche dell’ultima figlia di Fausta, che aveva appena due anni.

Una vita sentimentale piuttosto “movimentata”!!.

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Agente 007 – Licenza di uccidere (film – 1962)

Volete un altro “punto di vista” riguardo Costantino?

Musei_capitolini_-_Colosso_di_Costantino

Musei Capitolini

 

Cliccate qui!

http://www.lastampa.it/2014/09/10/cultura/il-senso-di-costantino-per-la-propaganda-5ngV4kO1IWraF8kjtwUCDJ/pagina.html

Il Cristo Redentore del Verziere – (tanto tempo fa)

Il “Verziere” di largo Augusto per lungo tempo è stato considerato luogo di presenze demoniache e di streghe.

Segnale_pericolo_streghe

La leggenda vuole che si decise di innalzare la colonna con la statua del Cristo Redentore, proprio per liberare il luogo dalle presenze maligne. Secondo gli storici, invece, la colonna sarebbe stata innalzata nel 1580 come ex-voto per la fine di una pestilenza. Comunque si voglia credere, questa statua ha avuto una “vita” piuttosto travagliata.

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Durante la sua costruzione ebbe problemi di natura burocratica, inoltre crollò per ben due volte, tanto che fu terminata quasi cento anni dopo il suo inizio. Inoltre, in origine, il volto del Cristo guardava verso la chiesa di san Bernardino. Perchè oggi è rivolto verso via Durini? Secondo la versione ufficiale, alcuni operai, durante lavori alla statua, la fecero girare su se stessa. Secondo la leggenda, che abbiamo raccontato, la statua, impietosita dalla tragica fine di Barbarinetta, si voltò dall’altra parte per non vedere.

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Poco distante da questo monumento si può incrociare lo sguardo ironico di  Carlo Porta, poeta dialettale di inizio Ottocento e “papà” della Ninetta, la giovane prostituta che sente il bisogno di raccontare un po’ di se stessa ad un vecchio cliente, come in un moderno confessionale da “Grande Fratello”; lo fa con un linguaggio esplicito, per certi versi non lontano da quello dei ragazzi d’oggi.

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c. porta

La statua del nostro poeta si trova nei piccoli giardini di via Brolo, oasi di tranquillità, già riportati nell’itinerario da san Bernardino alle Ossa. D’ altra parte come non essere un luogo particolare se qui c’era il Brolo (bosco) di Belisama? Persino il nome della piccola via ce lo ricorda. Andateci quando avete bisogno di pensare!

 Charle

Quali altri poeti dialettali ci vengono in mente? Sono  molti e molto diversi, anche autori di canzoni. Ve ne proponiamo alcune da leggere e ascoltare.

Iniziamo con un altro monologo in dialetto e in prima persona, struggente e orgoglioso, il “Ma mi” di Giorgio Strehler, cantato da diversi artisti. Un partigiano, catturato dai nazifascisti, viene rinchiuso a San Vittore; pensa alla vita fuori dal carcere…se tradisse i sui compagni sarebbe liberato, ma…”mi parli no”.

“………………..
Ma mi, ma mi, ma mi,
quaranta dì, quaranta nott,
a San Vittur a ciapaa i bott,
dormì da can, pien de malann! ..:
………………………
Sont saraa su in’sta ratera
piena de nebbia, de fregg e de scur,
sotta a ‘sti mur passen i tramm,
frecass e vita del me Milan ..
…………………………
L’è pegg che in guera staa su la tera:
la libertà la var ‘na spiada!
…………………………..
sbattuu de su, sbattuu de giò:
mi sont de quei che parlen no!

giorgio_strehler

https://www.youtube.com/watch?v=s_TdwJ76weQ

Un altro cameo è “El purtava i scarp del tennis” di Jannacci – Fo. Chi non conosce i versi che parlano di un homeless, un “barbun”, di così grande attualità?

“El portava i scarp del tennis,
el parlava de per lù
rincorreva già da tempo
un bel sogno d’amore.

El portava i scarp del tennis,
el gh’aveva dù oeucc de bon;
l’era el primm a menà via
perchè l’era un barbon
………………………………”

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Enzo Jannacci – Wall Art in via San Calimero

https://www.youtube.com/watch?v=SO_QKksqXdI

Tante altre sono le poesie e le canzoni dialettali che ci piacerebbe ricordare,

“Mi vu in gir de chi e de là
mi vu in gir per laurà
troevi tanti bigliett de mila
me vegnù in ment de cumprà una Balila.
Una Balila”

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Giorgio Gaber – Wall Art in via San Calimero

http://www.youtube.com/watch?v=qIfkwtiUmIk

“La vita l’è bela
basta avegh un’umbrella
che ripara la testa
ecco un giorno di festa”

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Cochi e Renato

https://www.youtube.com/watch?v=YG0Qtgz16dc

non ultime le filastrocche,

“Il gallo è morto, il gallo è morto,
non canterà più, coccodì e coccodà,
e co e co e co e coccodì e coccodà.
Le coq est mort, le coq è mort
il ne chanterà plus ni coccodì, ni coccodà ….
The cook is dead …..
it will never sing coccodì and coccodà
….
El gagio es muerto, ….
el non canterà mas coccodì e coccodas ….
…….
Son staa mì che hoo mazzaa el gall.
El m’ha rott i ball col coccodì e coccodà!”

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https://www.youtube.com/watch?v=Blmp8ASFqOk

ma la più grande, per noi milanesi, è “O mia bela Madunina” di G. D’Anzi.

“O la mia bela Madunina
che te brilet de luntan,
tuta d’oro e piscinina
tu te dominet Milan.
Sota ti se viv la vita,
se sta mai cuj man in man.”

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Siamo sicuri che Belisama la canta con noi.

Samhain: Prima edizione della festa di Hallowen – (tanto tempo fa)

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veniva festeggiato tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre; era la principale festa celtica che segnava la fine dell’anno vecchio e l’inizio di quello nuovo. Il breve intervallo di tempo era per così dire “senza tempo”: i morti potevano venire a contatto con i vivi per qualche ora…

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È la notte in cui, a noi che siamo vivi, è più facile dialogare con l’aldilà, riflettere sulla morte (non una fine, ma un sonno, un passaggio) e sulla rinascita…

Da dove deriva la parola Samhain?
Il termine potrebbe derivare da un’antica parola celtica che significa fine dell’estate. Per il calendario celtico esistevano due stagioni, estate e inverno (anche allora non esistevano più le mezze stagioni!!). Il Samhain era appunto la festa di passaggio tra il ciclo del raccolto e quello del buio, del riposo e dell’attesa.

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Il Capodanno Celtico è stato poi all’origine di altre feste tuttora presenti.
“Esportato” dagli irlandesi emigrati in America, è diventato Halloween (vigilia di tutti i Santi), con le tradizioni di travestimenti macabri e dell’utilizzo dei colori arancio e nero che ricordano i colori vivaci dell’estate e il nero dell’ inverno.

Nel nostro Paese l’usanza di festeggiare Halloween è arrivata solo da qualche decennio. Infatti in un celebre fumetto di Paperino (Paperino e le forze occulte), apparso in Italia nel dicembre 1952, la notte di Halloween, era stata trasformata nella notte di Carnevale, dato che quella festa era da noi del tutto sconosciuta.

Paperino

Quindi, a tutti…

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La Colonna del Diavolo di piazza Sant’Ambrogio – (tanto tempo fa)

La reale provenienza di questa colonna non ha avuto ancora una risposta sicura.

Si tratta certamente di una antica colonna romana, con un capitello corinzio, situata all’esterno della Basilica di Sant’Ambrogio accanto ad una aiuola a sinistra dell’ingresso.

s. Ambrogio e la colonna del diavolo 100_6135

Nella parte bassa di questa colonna, ci sono due grossi fori, anch’essi di origine sconosciuta. Secondo la tradizione milanese, Sant’Ambrogio, tentato dal Diavolo, lo scagliò lontano con un calcione. Le corna di Satana si conficcarono nella colonna facendolo restare incastrato (ecco i due fori!!). Al Diavolo ci vollero ben due giorni per riuscire a liberarsi; poi scomparve, attraverso gli stessi fori, tornando negli Inferi. Per questo motivo vi è la credenza che la colonna sia un collegamento con l’Inferno e che dai fori (perchè li hanno chiusi solo parzialmente?!) si senta odore di zolfo.

Il mistero legato a questa colonna ha dato origine nel tempo a leggende e usanze particolari. Era consuetudine, ad esempio, in epoca Comunale, che i diversi podestà, alla loro nomina, abbracciassero la colonna, promettendo un’amministrazione onesta e retta. Avete notato come la colonna non sia retta, ma inclinata? Mah…

 

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