Il Duomo, da sempre il centro di Milano – (parte seconda bis – altre piccole storie)

Una di queste prostitute era una certa Marta, venuta a Milano da Padova in cerca di fortuna. Era diventata molto ricca; possedeva case, gioielli, abiti eleganti come una grande dama, ma non aveva dimenticato gli “ultimi”.

Artemisia Gentileschi – Maddalena

Faceva donazioni a poveri e conventi; aveva inoltre “adottato” Venturina, una bimbetta abbandonata dalla madre sulla ruota degli esposti.

Marta aveva poi lasciato la professione e un giorno, sapendo di avere ancora poco da vivere a causa di una malattia legata al lavoro di un tempo, fece testamento a favore della Veneranda Fabbrica, alla quale lasciò tutti i suoi averi senza però scordarsi di chi era stato meno fortunato di lei.

Venturina venne affidata, con una cospicua dote, alla tutela della Fabbrica perchè si occupasse di lei per ogni sua necessità; ad una ex-collega, una certa Novella, Marta lasciò un’ingente somma perchè cambiasse vita e diventasse honesta.

Infine dispose che nel giorno della sua morte, il 3 marzo 1394, si facesse ogni anno una cerimonia religiosa e fossero distribuiti ai poveri frumento e ceci come in una grande festa.

Grazie ai diversi lasciti il Duomo crebbe, pietra su pietra, con l’aiuto di tutti coloro che, nonostante i propri errori e manchevolezze, volevano partecipare alla sua edificazione.

Ecco ora un’altra storia molto diversa, un po’ più misteriosa ma ancora attuale. A metà della navata esterna di sinistra del Duomo troviamo un altare di marmo diventato lucido, tra due lapidi con iscrizioni. Spesso vi sono appoggiati dei contenitori metallici, quasi per impedire la “strusciadina”, una sorta di strofinio contro la pietra da parte dei fedeli più anziani.

Questo altare fu dedicato alla Vergine da un certo Alessio della Tarchetta, capitano di Francesco Sforza, come ringraziamento dei doni ricevuti. Era giunto a Milano, ancora bambino, dall’Albania, diventando un valoroso uomo d’armi alla corte del Duca.

Paolo Uccello

Anche allora Milano era pronta ad accogliere uomini di paesi diversi e questi diventavano “milanesi” contribuendo alla vita della nostra città. Alessio partecipò generosamente alla costruzione del Duomo e non solo… Fonti milanesi non scritte parlano di lui come di un guaritore. Ancora oggi si dice che basti strofinare la parte del corpo dolorante contro la lapide e… passano i dolori articolari. Provare per credere (ma non troppo!).

Le offerte per il Duomo venivano impiegate anche per chi lo aveva servito ed era in difficoltà. Venne stabilita, ad esempio, una donazione alla famiglia di un operaio morto sul lavoro e diversi sussidi furono assegnati ad anziani in difficoltà economiche che avevano lavorato per la Cattedrale.

Molti erano i lasciti testamentari e le donazioni. Un ricchissimo mercante, Marco Carelli, che aveva commerciato in lana, spezie, pietre preziose e “schiave” con Venezia, donò tutti i suoi beni alla Veneranda Fabbrica, morendo in povertà assoluta. In suo onore venne realizzato il sarcofago della quarta campata destra del Duomo e, soprattutto, a lui fu dedicata la prima guglia.

guglia Carelli

Ecco infine la storia tenera di una vecchietta che aiutava la costruzione del Duomo portando mattoni da mattina a sera. Non possedeva altro che uno scialletto di logora pelliccia, con il quale si riparava dal freddo. Un giorno la Veneranda Fabbrica annotò l’offerta di questo misero indumento da parte di Caterina.

Giorgione

Era il freddo novembre del 1387. Di fronte a questo gesto di estrema generosità, la pelliccetta fu ricomperata da un certo Manuele e restituita alla poverissima donna. Inoltre la Fabbrica la rese felice fecendole realizzare il suo desiderio di recarsi a Roma per il Giubileo.

Vincent Van Gogh

Accanto a queste povere offerte ci furono nel tempo quelle ingentissime da parte dei Duchi, che diedero impulso anche a opere pubbliche di grande importanza per Milano, come i Navigli.

Angelo Inganni

Chiudiamo queste piccole storie del Bene legate al Duomo con la leggenda di un albero antichissimo.

A Mergozzo, vicino alle cave di Candoglia, da dove proviene il marmo rosa del Duomo, c’è un olmo, che la tradizione vuole essere stato piantato all’inizio della costruzione della Cattedrale. La leggenda dice che l’olmo vivrà finchè esisterà il Duomo. Gli auguriamo una storia infinita!

A presto!

Il Duomo, da sempre il centro di Milano – (parte seconda – piccole storie -1)

Quando nacque il Duomo? Secondo la tradizione la sua nascita risale al 1386, come riporta una lapide sulla parete della navata destra.

La sua storia è dunque molto lunga e ricca; per capire perché il Duomo sia ancora oggi il cuore della città racconteremo  alcune piccole e semplici storie di tanto tempo fa, che spesso hanno riguardato  gente comune.

Si dice che due “voti” siano all’origine del Duomo. Il primo riguarda le donne milanesi della seconda metà del Trecento. Non nascevano più figli maschi e si pensava a qualche “tremendo” sortilegio, aspettando invano la cicogna dal fiocco azzurro.

Si fece un voto: se fossero di nuovo nati dei maschietti, sarebbe stata edificata una nuova Cattedrale dedicata a Santa Maria Nascente ed i bambini avrebbero portato anche il nome Maria. A questo voto partecipò anche Gian Galeazzo Visconti, Signore, e poi Duca, di Milano. I risultati, anche per lui, non si fecero attendere e gli nacquero due figli maschi.

Giovanni Maria Visconti

Filippo Maria Visconti

Un altro presunto voto legherebbe Gian Galeazzo, uomo assetato di potere come suo zio Bernabò, terribile quanto lui, alla costruzione del Duomo.

Gian Galeazzo Visconti

Bernabò Visconti

Una notte il Diavolo gli sarebbe apparso in sogno e gli avrebbe chiesto, in cambio del potere, una chiesa piena di simboli demoniaci.

Così, all’improvviso, nel 1387, Gian Galeazzo intervenne nella appena iniziata costruzione della Cattedrale, facendone cambiare completamente lo stile. In effetti qualche statua poco “angelica” si vede tra le guglie…

Per fortuna la Veneranda Fabbrica, l’organismo nato insieme al Duomo allo scopo di raccogliere fondi e provvedere alla sua costruzione e manutenzione, ha nel suo stemma la Madonna che protegge col suo manto la Cattedrale.

L’ente esiste ancora oggi, vecchio di oltre seicento anni, e dalla sua sede alle spalle dell’abside si occupa di tutti i lavori di cui il Duomo ha bisogno. Questi sembra non abbiano mai termine, tanto che a Milano di qualcosa che non finisce mai si dice “lungo come la fabbrica del Duomo”.

Il Duomo fu veramente un’opera collettiva e tutti i milanesi lavorarono insieme alla sua realizzazione. Il potere civile e quello religioso, nobili e gente comune, ricchi notabili e poveracci fecero la loro parte per costruire questa Cattedrale, pur sapendo che non l’avrebbero mai vista terminata. Vollero il Duomo per Milano e ancora oggi è il centro della nostra città.

Le tracce di questo antico lavoro comune sono conservate negli Archivi della Veneranda Fabbrica che ha annotato minuziosamente le entrate e le uscite e tutto quanto riguardava la nostra Cattedrale.

Di alcuni benefattori conosciamo il nome e la storia, di molti, invece, non sappiamo nulla. Per un attimo, magari passando frettolosamente davanti al Duomo, dedichiamo a questi sconosciuti (donatori, ma anche scalpellini, muratori, operai, gente comune, ecc.) un pensiero per la fatica, il sudore, il sacrificio che hanno donato anche a tutti noi.

Alla Fabbrica veniva offerto di tutto: proprietà, monete, gioielli, arredi, abiti (persino quelli dei defunti), utensili, cibo e vino, utilizzato anche come pagamento. Inoltre venivano effettuate raccolte anche con l’incentivo di indulgenze e giubilei.

Le associazioni di mestieri e professioni erano tenute a prestare dei lavori gratuiti e ad effettuare offerte obbligatorie; invece i barconi che trasportavano il marmo erano esentati dai dazi (da qui la sigla AUF, Ad Usum Fabricae, tradotta nell’attuale “a ufo” cioè a sbafo). C’è chi dice che anche “uffa” avrebbe origine da AUF per l’esasperante lentezza dei barconi che trasportavano i blocchi di marmo dal lago Maggiore fino a Milano percorrendo il Naviglio.

un “barcone” in piazza Duomo durante l’Expo

Tutto ciò che veniva raccolto per il Duomo era catalogato, riutilizzato o rivenduto dalla Fabbrica che annotava ogni cosa con la massima “onestà” e controllo incrociato.

C’era chi donava alla luce del sole (la moglie di Gian Galeazzo donò anelli con pietre così preziose da non poter essere rivendute e vennero perciò incastonate in una tavola votiva) e chi, invece, lo faceva un po’ di nascosto come le prostitute, che portavano le offerte alla Madonna quando era ancora buio.

Una di queste era una certa Marta che…

Continua…

Il Duomo, da sempre il centro di Milano – (parte prima – il prequel)

“Piazza del Duomo”, aprile 387 d.C., Veglia Pasquale.

Il vescovo Ambrogio impartisce il Battesimo ad Agostino durante la veglia di Pasqua, nel Battistero di San Giovanni alle Fonti, in quella che oggi è piazza del Duomo.

Sono passati ben 1630 anni da allora e la piazza è del tutto cambiata. È persino più alta di circa tre/quattro metri, tanto che per ritrovare i resti del Battistero è necessario scendere sotto il sagrato con la scala che porta alla Zona Archeologica (ingresso a pagamento) all’interno del Duomo.

Zona Archeologica

Il Fonte battesimale è uno dei più antichi della Cristianità a forma ottagonale.

fonte battesimale

Il numero 8 è simbolo dell’infinito (∞), quando è messo orizzontale, e della rinascita; in senso cristiano rappresenta la Resurrezione, dopo i sei giorni della Creazione e il settimo del Riposo, come anche nel pensiero di Sant’Ambrogio.

Anche sul sagrato del Duomo possiamo trovare una traccia, un piccolo solco, che indica l’area occupata dal Battistero e dal Fonte battesimale.

La nostra ricerca intorno al “prima” del Duomo continua in… metropolitana. Scendiamo nel mezzanino. In una sorta di vetrina laterale, quasi in disparte, ci sono alcuni resti della Basilica di Santa Tecla.

Sono venuti alla luce (chissà quanto è andato perduto!) durante gli scavi per la metropolitana e ancora prima, per la costruzione di un rifugio antiaereo della Seconda Guerra Mondiale.

Com’era piazza del Duomo prima del Duomo? Ecco una cartina con gli edifici costruiti e demoliti nel tempo. Si può osservare come la chiesa di Santa Tecla fosse rivolta verso l’attuale piazza Mercanti. Dietro l’abside sorgeva il Battistero di San Giovanni, riservato ai maschi, mentre quello di Santo Stefano alle Fonti era quello femminile

Dietro Santa Tecla venne poi eretta Santa Maria Maggiore, molto più piccola, che può essere considerata il vero “prequel” del Duomo. Infatti “sopra” di essa venne realizzata la nostra Cattedrale, alla quale per molto tempo prestò, per così dire, la facciata.

Per non creare conflitti con Santa Tecla, in Santa Maria Maggiore si svolgevano le funzioni durante i sei mesi invernali. Santa Tecla, invece, veniva aperta appena terminata la Messa Pasquale e diventava l’ecclesia aestiva fino alla terza domenica di ottobre. Una sorta di “ora legale” delle funzioni religiose divise tra le due concattedrali e legate alle stagioni.

La zona dove oggi si trova il Duomo è sempre stata un luogo sacro. Infatti recenti scoperte sostengono come in quest’area ci fosse un tempio dedicato a Minerva, probabilmente sorto su un precedente luogo di culto celtico dedicato alla dea Belisama, forse un bosco di alberi sacri ai nostri antenati.

cattedrale di alberi al Parco Sempione (oggi)

http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2014/01/29/1017757-archeologia.shtml

Era una zona ricca di acque e di verde: poco più avanti, verso San Babila, in epoca imperiale romana vi erano le Terme e sembra che i battisteri prendessero acqua da alcune sorgenti.

resti delle Terme Erculee in zona San Babila

Una leggenda, o forse no, parla anche di pozzi sotto il Duomo, dove potrebbe trovarsi il corpo della Carlina, il fantasma gentile della nostra Cattedrale, scomparsa precipitando dalle guglie.

Altri intriganti aspetti sui quali scavare un pochino, ci vengono offerti dalla figura di Santa Tecla alla quale fu dedicata l’antica basilica in piazza del Duomo  .

I milanesi sono molto legati a questa Santa. Esiste una via “in rosa” a lei dedicata, di fianco all’Arcivescovado; in Duomo c’è un importante altare nel transetto nord, a cui sono molto devoti i cristiani ortodossi; su una guglia la bella Tecla regge un libro e, soprattutto, la Parrocchia del Duomo è intitolata alla Santa.

Infine il 23 settembre, festa di Santa Tecla, viene celebrato nel Duomo il rito del Faro, con l’accensione di un particolare cero in suo onore.

Chi era questa donna? Tecla, originaria di Iconio, in Asia Minore, venne convertita da San Paolo, diventandone discepola.

Si era votata alla castità e per questo fu denunciata come cristiana dal promesso sposo e condannata ad essere sbranata dai leoni. Una leonessa, però, si frappose tra lei e le belve che la risparmiarono accucciandosi anche ai suoi piedi. Questo episodio è stato ripreso sia sull’altare sia sulla vetrata del Duomo.

Alcuni studiosi sostengono che Tecla, donna colta e studiosa di filosofia, fosse di origine celtica e, forse, una druida. Dalla Chiesa viene venerata come prima donna martire della Cristianità, anche se esistono diverse versioni sulla sua morte.

Per alcune di esse Tecla subì il martirio a Roma; per altre, invece, visse fino a tardissima età dedicandosi con altre donne alla cura dei malati che prodigiosamente riusciva a guarire.

dipinto di G.B. Tiepolo

Di certo è suggestivo il legame tra l’antica e la nuova religione che rappresenta Tecla, una druida convertita al Cristianesimo. In Duomo ci sarebbero le sue reliquie ed è bello pensare ora dorma per sempre dove c’era l’antico Nemeton di Medhelan, sotto le guglie, alla luce della Luna.

Il “prequel” della nostra Cattedrale è quasi finito. Presto parleremo dell’itinerario all’esterno e all’interno del Duomo. Per intanto il piccolo dinosauro scolpito sulla facciata augura a tutti noi una Pasqua serena e ci promette tante sorprese.

Continua…

Piazza Duomo: le palme della discordia

Milano è letteralmente spaccata in due tra chi le apprezza e chi, invece, le critica: sono le palme di piazza Duomo.

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Fanno parte di un progetto, “Giardino milanese tra il XX e il XXI secolo”, ideato dall’architetto italiano del paesaggio Marco Bay e approvato dalla Sovrintendenza.

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Un disegno del progetto di sistemazione delle aiuole di piazza Duomo

Lo sponsor di questa iniziativa è Starbucks, il re del caffè americano, che sbarcherà in piazza Cordusio alla fine del 2018 nell’ex palazzo delle Poste.

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Questo “giardino”, quando sarà finito, avrà diversi tipi di piante e di fiori, ma per ora sono a dimora solo  palme e  banani, per la verità un alquanto bonsai e anemici. Sono arrivati di notte, in modo forse un po’ carbonaro. D’altra parte stiamo dicendo da più di due anni che Milano ama il mistero.

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Queste piante esotiche hanno scatenato i commenti dei milanesi e la curiosità generale. Da “botanico” e “di gusto” il dibattito è diventato culturale e politico…

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Le palme hanno rinvigorito la passione d’amore dei milanesi per il loro Duomo. La città del Bosco Verticale, dei giardini segreti, dei parchi, delle tante piante e dei fiori su balconi e davanzali, si accapiglia, però, per le palme e i banani, considerati inadatti, a piazza Duomo. C’è stato persino chi ha dato fuoco ad una povera pianta.

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Piazza Duomo è molto grande e poco “arredata” se si esclude il monumento a Vittorio Emanuele II dove, guarda caso, due maestosi leoni fanno da appoggio a nostranissimi piccioni. La star indiscussa di questa piazza tutta “di pietra” è solo il Duomo.

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Le aiuole esotiche sono collocate in fondo alla piazza e nascondono in realtà più il parcheggio dei taxi e dei City Sightseeing che non il Duomo.

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Nel corso degli anni in piazza Duomo sono stati proposti e riproposti “a tempo” fontane, aiuole con palmette, piccoli orti di piante aromatiche, boschetti, persino campi di grano, suscitando critiche e riflessioni sulla funzione della piazza e sulla sua fruibilità.

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Ci consideriamo città globale, specialmente dopo la bella esperienza di Expo: si può mangiare sushi o kebab, tex-mex o churrasco, riso alla cantonese o pollo tandoori; gli investitori stranieri sono di casa; gli archistar sono internazionali; Milan e Inter hanno proprietari orientali. Le palme, invece, che non sono africane ma brianzole e di origine cinese, fanno esplodere polemiche e critiche, come fossero un oltraggio alla milanesità.

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Una piccola curiosità: nella cripta della chiesa di San Sepolcro, c’è una scultura dipinta che raffigura una palma. San Carlo Borromeo l’aveva voluta come simbolo di sapienza e rigenerazione. Le palme in piazza Duomo sono molte… Speriamo in un surplus di bene per la nostra città.

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Il nostro Nemeton, il bosco sacro celtico dal quale è nata Milano, è diventato un po’ più green… Siamo sicuri che  al dinosaurino del Duomo piaceranno anche i frutti esotici!

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Un sorriso verde a tutti!

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Itinerario da brivido per la Notte di Halloween

In questa notte, come si credeva accadesse durante l’antico Samhain celtico, il velo tra i morti e i vivi diventa più sottile e l’Aldilà è maggiormente percepibile.

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Faremo quattro passi tra memorie e immaginazione, percorrendo un itinerario tra il Castello Sforzesco, palazzi, chiese e Parco Sempione, dove le “apparizioni” sono di casa. Questo itinerario forma una sorta di ellisse, come ellittico era, al tempo dei Celti, il Recinto Sacro da cui nacque Milano.

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Partiamo dal Castello, che potrebbe essere considerato il luogo più affollato di Milano per numero o antico prestigio dei fantasmi che vi si trovano.

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Ignoti sono i nomi dei trecento soldati francesi che morirono nell’esplosione della Torre del Filarete, agli inizi del 1500. A causarla fu un fulmine? Un errore umano? La vendetta del Bombarda, un mercenario svizzero innamorato?

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Non si sa, resta un mistero; ma c’è chi sostiene che nella notte dei Morti, gli echi della Storia abbiano suoni di urla strazianti e di lamenti umani.

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Secondo alcuni studiosi di fenomeni paranormali, i fantasmi rivivrebbero qualche episodio importante e drammatico della propria vita, come se fossero incatenati ai ricordi.

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Ludovico il Moro comparirebbe sotto la Ponticella del Bramante, mentre fugge a cavallo, travestito da mercenario.

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Wrangler Nate Cummins takes the opportunity to ride by moonlight, the night before the "Super Moon" during Montana Horses' annual horse drive outside Three Forks, Montana, May 4, 2012. The Mantle family, who own Montana Horses, held their last horse drive where they rounded up approximately 300 horses and drove the herd 35 miles from their winter range to the Mantle ranch. The horses will be picked up by leasers to be used as pack and trail horses at dude ranches and national parks. Photo taken May 4, 2012. REUTERS/Jim Urquhart (UNITED STATES - Tags: ANIMALS SOCIETY ENVIRONMENT TPX IMAGES OF THE DAY)

Anche Bianca Maria di Challant rivive in questa notte brani della sua vita e ricompare al Castello, dove era stata decapitata, con una coppa di sangue, mentre la testa le rotola via.

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Altre donne importanti rimangono “presenti” nel Castello dove vissero un tempo. Fra queste Bona di Savoia, vedova di Galeazzo Maria Sforza, rifugiatasi nella torre che porta il suo nome.

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Ber o Bon

La giovane duchessa Beatrice, moglie del Moro, morta di parto, appare pensosa ricordando gli avvenimenti della sua breve e intensa vita.

Cristofero Solari - Tomba di Ludovico il Moro e Beatrice D'Este (particolare, Pavia, Certosa, 142

L’indomita Isabella d’Aragona, nipote e nemica del Moro, compare tenendo tra le mani una boccetta di veleno con il quale avrebbe voluto avvelenare gli Sforza e per il quale, invece, perse il marito e un’amata figlia.

isabella con veleno

Lasciamo il Castello ed i suoi ricordi di sangue versato.

sangue e castello

Poco più avanti, in via Rovello, un’altra donna, legata al Moro, lo aspetta ancora. È Cecilia Gallerani, la Dama con l’ermellino, dipinta da Leonardo, che a Palazzo Carmagnola, dove visse, attende di rivedere il suo amato. E’ possibile vederla ad una delle finestre proprio in questi giorni.

palazzo Carmagnola (1)

Eccola!

Raggiungiamo piazza Duomo, dove “vive” il fantasma della Carlina, la sposa in nero che, terrorizzata dalle statue sulle guglie della nostra amata e misteriosa Cattedrale, scomparve e non fu più ritrovata. È un fantasma “prezzemolino”; infatti spesso compare nelle foto scattate dentro e fuori il Duomo.

guglie duomo

In via Santa Radegonda, accanto al Duomo, possiamo incontrare un’altra donna, Bernarda, la figlia di Bernabò Visconti, imprigionata e fatta morire di stenti dal padre; ma è, per così dire, un fantasma dalle…molte vite.

ViaSantaRadegonda

bara vuota

A pochi passi dal Duomo, in piazza Santo Stefano, c’è uno dei luoghi più lugubri di Milano (andate a vederlo!!!).

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È San Bernardino alle Ossa, una chiesa con una cappella rivestita internamente di ossa umane.

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Nella notte del 2 novembre, una bimba ricompone il proprio scheletro come in un puzzle horror e trascina in una danza macabra gli altri defunti.

Danza-Macabra

Vi parteciperanno anche gli scheletri della vicina cripta nella chiesa della Statale?

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cripta

Se avete ancora voglia di esperienze forti, andate verso la Basilica di Sant’Ambrogio (autobus 94), passando accanto a piazza Vetra, terra di Inquisizione, roghi, patiboli e torture.

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Fermatevi accanto alla Basilica di Sant’Ambrogio, presso la Colonna del Diavolo, dove rimasero conficcate le corna di Satana, dopo un calcione ben assestato dal nostro Santo patrono.

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Il Diavolo riuscì poi a liberarsi e da questa colonna tornò all’Inferno. C’è dunque qui sotto un varco per gli Inferi? Molti rumori provengono da lì e un tempo, prima che fossero cementati, anche odori di zolfo da quei fori che sembrano orbite vuote.

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Tornate a piedi verso il Castello percorrendo via Carducci. Qui c’è un simpatico localino, PolentamiSu, dove si possono mangiare una polenta calda e un ottimo tiramisù…Ne avrete bisogno…

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Signori uomini, se vedete venirvi incontro, nelle vicinanze di via Paleocapa, una dama velata che emana profumo di violetta e vi promette ore indimenticabili in una villa vicina, non seguitela.

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Il suo viso è un teschio, come ha raccontato chi aveva ceduto alle sue lusinghe. In questa zona esisteva una casa disabitata con fama sinistra; da metà degli anni Settanta questa donna non compare più, forse la casa ha cambiato inquilini?

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da “Poema a fumetti” di Dino Buzzati

Casa Toniella

Di giorno, invece, quando il Parco Sempione è aperto, molti dicono di essere stati seguiti da una giovane donna che fa jogging e che li avverte dei danni del fumo. Poi svanisce, come il fumo di una sigaretta.

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Ben altri fuochi arsero nell’antica Piazza d’Armi dietro al Castello. Qui fu bruciata Isabella da Lampugnano, una delle tante streghe finite al rogo anche nella nostra città, che questa notte ritornano…

Eden Urban Nightscape #2, Parco Sempione, Milano 2012

Siamo tornati da dove eravamo partiti. Ora vi meritate una bella cenetta.

donna senza testa

Chi saranno gli altri convitati?

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Buon Halloween a tutti!

 

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Benvenuti al Castello, una storia lunga 650 anni

È più vecchio del Duomo, è stato amato ed odiato dai milanesi, potenziato, abbellito, distrutto e ricostruito; tra i suoi tanti abitanti Signori e soldataglia, tra i suoi visitatori turisti, scolaresche in visita e fantasmi in attesa.

castello in milano

turisti verso il castello

Come si può raccontare il Castello nei suoi diversi aspetti passati e attuali senza essere come frastornati dal pensiero di Ludovico e Leonardo che camminavano per queste stanze, davanti a tutte le opere d’arte che i suoi Musei contengono, esplorando i sotterranei e le vie segrete, pensando alle vite interrotte di chi è diventato fantasma e aspetta ancora pace?

leonardo a milano

Leonardo e Ludovico il Moro

segrete

i sotterranei

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Michelangelo – Pietà Rondanini

L’invito è quello di lasciarsi andare, di “sentire” quello che vediamo visitando il Castello, le sue stanze, i suoi Musei, i suoi angoli carichi di arte, storia, aneddoti e suggestioni.

Quattro passi nel tempo: i Visconti

Facciamo quattro passi nella storia di questo Castello, così da leggere sulle pietre, che lo formano, un po’ di vita passata della città nella quale viviamo e lavoriamo adesso.

turisti

I Visconti, un po’ serpenti, un po’ baüscia

Il Castello Sforzesco, uno dei luoghi-cartolina di Milano, non è sempre stato così e ha cambiato persino il nome.

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L’inizio della sua costruzione, dovuta all’amore per il potere che animava i membri della famiglia Visconti, risale alla seconda metà del 1300. Alla morte dello zio, Giovanni Visconti, arcivescovo e Signore di Milano, i suoi tre nipoti dovevano spartirsi il potere: Galeazzo e Bernabò si allearono tra loro uccidendo il fratello Matteo; poi si divisero potere e città.

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Giovanni

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Galeazzo II

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Bernabò

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Matteo

A Bernabò toccò la parte sud, a Galeazzo l’altra e, per difenderla, iniziò la costruzione di una fortezza a cavallo delle mura con la duplice funzione di consentire difesa e protezione di Milano e di garantire una eventuale via di fuga dalla città…e di se stesso dal fratello.

Questa rocca prese il nome di Castrum Portae Jovis, in quanto inglobava una porta, o meglio una pusterla, chiamata Giovia. Pertanto ancora oggi ci si riferisce al primo nucleo di quello che diventerà il Castello Sforzesco, come Castello di Porta Giovia.

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Secondo alcune versioni nelle vicinanze di questa rocca sorgeva, in epoca romana, un tempio dedicato a Giove. Proverrà da questo tempio la testa monumentale del dio, conservata al Museo Archeologico e ritrovata nei dintorni di piazza Cadorna?

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Stemma della famiglia Visconti è il Biscione, immagine talmente presente nel DNA di Milano da essere stata, per così dire, “adottata” da alcuni gioielli della città, come l’Alfa Romeo, Canale 5 e… l’Inter! (Anche nel nostro blog ci suddividiamo il tifo calcistico tra Biscione e Diavolo).

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Il significato del Biscione dei Visconti è molto controverso e ovviamente… misterioso. Forse risale all’impresa leggendaria di un cavaliere, divenuto capostipite della famiglia viscontea, che liberò le terre padane da Tarantasio, un enorme serpente dalla testa di drago, che infestava il Lago Gerundo e faceva strage soprattutto di bambini.

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drago Tarantasio

Il cavaliere uccise il serpente, che stava inghiottendo un bambino, e fece di questa impresa lo stemma della sua famiglia.

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La storia dei parenti-serpenti della famiglia Visconti fece molte altre vittime. Bernabò venne incarcerato a vita e avvelenato dal nipote Gian Galeazzo, che era anche suo genero, nel Castello di Trezzo.

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Gian Galeazzo

Bernabò è riuscito però a tornare da vincitore nel Castello Sforzesco: suo è il monumentale mausoleo, dove è raffigurato a cavallo, che ci accoglie nelle sale del Museo d’Arte Antica, dove è stato traslato dalla demolita chiesa di San Giovanni in Conca.

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Milano era a quel tempo una città molto ricca: le marcite permettevano una raccolta di fieno due mesi prima di quella naturale, questo consentiva alla cavalleria viscontea di avere “carburante” per i cavalli in anticipo sugli altri e alle mucche di produrre più latte e quindi più alimenti per gli abitanti.

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erba e neve – una “marcita”

Cavalleria

L’industria bellica, fatta di armorari e di spadari, era fiorente. Il tutto produceva denaro, il denaro banche, le banche ulteriore ricchezza.

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Gian Galeazzo, con queste ricchezze, comprò, per centomila fiorini d’oro, il titolo di Duca di Milano dall’Imperatore e il Biscione si mise in testa la corona.

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incoronazione di Gian Galeazzo in Sant’Ambrogio

Biscione

Forse è un po’ il capostipite dei baüscia milanesi: dopo essersi comprato il titolo, voleva crearsi uno status di signore e mostrare, agli altri potenti, la ricchezza accumulata.

Per dare lustro ed immagine al nuovo blasone iniziò la costruzione del Duomo, in marmo pregiato.

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cave di marmo di Candoglia

data di inizio del Duomo

lapide commemorativa nel Duomo

Intraprese anche una politica di alleanze matrimoniali, dando, tra l’altro, in sposa la figlia Valentina a Luigi d’Orleans, accompagnata da una dote sontuosa di denaro e gioielli.

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Luigi

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Valentina

Milano era infatti all’avanguardia anche nel campo della gioielleria, come ci conferma l’Altare d’Oro di Sant’Ambrogio.

cofanetto prezioso

altare d'oro

Al momento della morte, Gian Galeazzo controllava un territorio vastissimo, da Belluno ad Asti, da Bellinzona a Pisa, da Siena ad Assisi; forse la sua intenzione era quella di unire la penisola, o almeno il Nord Italia, in un’unica monarchiacartina ducato

Per mostrare una corte degna del casato, sotto i successori di Gian Galeazzo, il Castello di Porta Giovia venne ampliato in forma quadrata, con lati di circa duecento metri e una torre ad ogni angolo. Filippo Maria, figlio di Gian Galeazzo, divenuto Duca alla morte del fratello maggiore, vi trasferì in modo definitivo la propria residenza.

Filippo_Maria_Visconti

Filippo Maria

castello giovia

Alla sua morte, senza eredi maschi, venne proclamata la Repubblica Ambrosiana e il Castello, ritenuto simbolo della passata tirannia, fu saccheggiato e in parte distrutto. La città, dopo un assedio, si consegnò a Francesco Sforza, valoroso capitano di ventura, marito di Bianca Maria Visconti, figlia dell’ultimo Duca, Filippo Maria.

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Francesco Sforza

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Bianca Maria

Siamo nel 1450, l’Aquila si affianca al Biscione. Il capostipite della nuova casata ricostruirà il Castello, dandogli nome, lustro e fama.

stemma

stemma degli Sforza

continua…