Uno sguardo verso l’alto: le statue del Duomo

Uno strano popolo di marmo vive tra le guglie del Duomo, statue che nascono, trovano un posto dove vivere, si ammalano, vanno in pensione e, talora, rimesse a nuovo, vengono esposte al Museo del Duomo.

Arrivano poi nuovi nati, alcuni cloni di statue precedenti; si rifanno parti deteriorate in una sorta di lifting ad opera di scultori-artisti, momenti dell’infinita Fabbrica del Duomo.

Come parlare delle circa 3400 statue (cioè una al giorno per quasi dieci anni!) che vivono sul/nel/col Duomo?

Ci sembra di ricordare che sia stato il nostro Arcivescovo Giovanni Battista Montini, poi Papa Paolo VI, a dire che le guglie e le statue sono un “candelabro mistico dalle visioni di leggenda, dalle centomila braccia rivolte al cielo con milioni di voci confuse in un osanna solo” (siamo andati un po’ a memoria…).

Sulla guglia più alta la Madonnina, unica dorata tra tante statue di marmo, è la candela più luminosa che Milano ha acceso per chiedere protezione.

Le statue che ornano il Duomo sono così tante che quasi è impossibile vederle una per una, creature di marmo diverse che “al lume della luna… discutono… e vengono con noi sulla piazza e ci bisbigliano nell’orecchio delle vecchie storie, bizzarre e sante, storie tutte segrete…” (Heinrich Heine).

Non solo il romantico poeta tedesco, ma anche il più duro Ernst Hemingway, le ha sentite: “c’era nebbia nella piazza e quando vi arrivammo vicino, la facciata della Cattedrale ci parve enorme, con tutte le sue statue che parlavano…”.

Che cosa si diranno queste statue? Quali storie, confidenze si faranno l’Homo Selvadego, tutto coperto di peli e con la clava, ed Eva nuda e languida?

Perchè Primo Carnera e Erminio Spalla combattono eternamente un match  di boxe mai avvenuto, senza il suono di un gong?

Chi userà la racchetta? Chi si prepara a fare climbing?

Chi ascolterà Arturo Toscanini dirigere un’orchestra e un coro fatti di santi, demoni e mostri?

Quanti animali sono saliti su quest’arca di marmo a godersi il sole raggiato dell’abside, sotto l’aquila imperiale?

A quanti turisti la nostra “Statua della Libertà” racconterà di essere la sorella più vecchia di quella icona pop a stelle e strisce di Auguste Bartholdi?

La nostra è nata in epoca napoleonica, circa 60 anni prima della sorella americana, da Camillo Pacetti, un docente di Brera. Rappresenta la Legge Nuova ed è lì sul balcone centrale del Duomo, come una severa Giulietta senza trecce.

Sotto di lei, a fianco del portone centrale, che tutti, per scaramanzia, vanno ad accarezzare, sorride il nostro piccolo dinosaurino (o forse cucciolo di un animale che non c’è), legame con un passato molto remoto.

Preistorico e appena nato, osserva le file di persone che entrano in Duomo senza guardarlo, magari ignorandone l’esistenza, quasi immagine ancestrale di una città antica e giovanissima, misteriosa e un po’ fantastica: Milano.

A presto…

Il Duomo: il campanile che non c’è

Il Duomo è un racconto continuo che percorre e narra la storia della nostra città e quella di tutti noi. Non possono mancare mai quattropassi intorno al Duomo, luogo del cuore della nostra città, per partecipare al suo racconto.

La nostra Cattedrale è così immersa nella storia (dal 1300 ad oggi…) che troviamo sfumature del tempo, degli stili e persino dell’ “aria” che respiriamo, se guardiamo il deterioramento delle statue e del bellissimo, ma delicato, marmo rosa di Candoglia, nato dal mare padano.

Il Duomo non ha avuto né un unico autore, né un unico progetto. È stato via via pensato nel corso dei secoli come se ogni architetto incaricato l’avesse voluto in un certo modo: il suo.

C’è chi l’avrebbe voluto più grande, chi più piccolo, con uno, due o nessun campanile.

Anche la facciata, costruita agli inizi dell’Ottocento per l’autoincoronazione di Napoleone a Re d’Italia, è stata poi ripensata e riprogettata… ma non se ne fece nulla; in fondo il nostro Duomo è sempre lo stesso, anche se la sua Veneranda Fabbrica sembra infinita.

A proposito di campanile, può sembrare strano, ma non c’è e le  campane sono collocate nel tiburio. Non è sempre stato così: cercando tra vecchie immagini abbiamo trovato che un accenno di campanile, piccolo e tozzo, si trovava un tempo  tra le guglie e fu demolito nel 1866, per il grave deterioramento.

In seguito ci sono stati progetti, mai realizzati, per affiancare un degno campanile al Duomo. Eccone uno del nostro amatissimo Luca Beltrami.

Durante il fascismo, poi, si pensò di realizzarne uno collocato accanto a Palazzo Reale, di fronte alla Galleria.

progetto Cabiati

progetto Bacciocchi

progetto Pasquè

progetto Viganò

Fu scelto il progetto dell’architetto Viganò. Abbiamo trovato un vecchio articolo di giornale, in cui se ne parla.

Anche questa volta non se ne fece nulla e al posto del campanile, sulla cui cima avrebbe dovuto esserci il Faro della Pace, fu costruito l’Arengario, dove ora splende la luce di Lucio Fontana.

Abbiamo cercato ancora. Al cimitero di Cernusco sul Naviglio, nella cappella di famiglia dell’architetto Viganò, c’è una vetrata dove appare il campanile del Duomo. Era talmente “suo” da volerlo guardare per sempre.

Il racconto del Duomo, così “nostro” continua

A presto!

 

La città che scende: piccolo itinerario underground in piazza Duomo

Milano “che sale” coi suoi grattacieli vecchi, nuovi e nuovissimi è anche città invisibile, fatta di una complessa rete di servizi sotterranei.

Pensiamo ai canali, ai Navigli interrati che oggi si pensa di riaprire, alle linee metropolitane, a tutta quella serie di condutture che ci portano acqua, luce, gas, fibre ottiche…
Se molte di queste opere sono accessibili solo agli addetti ai lavori, altri ambienti sotterranei sono molto familiari.

passato…

futuro?

Scendiamo per un piccolo itinerario underground sotto piazza del Duomo, seguendo le frecce su due colonne dei portici di fianco alla Galleria.

Siamo nel cuore dei mezzanini delle linee rossa e gialla della metropolitana. Qui passano tutti i giorni migliaia di passeggeri frettolosi con gli occhi incollati al proprio smartphone. Conosciamo il percorso più veloce per prendere il treno e forse non ci accorgiamo dei resti di una strada romana, protetti ora da una triste lastra di vetro, dove un tempo passavano i cittadini di Mediolanum.

Poco lontano si lasciano intravedere i pochi resti dell’antica abside di Santa Tecla, prequel del Duomo.

Accessibili dalla cattedrale si nascondono anche le vestigia dell’antico battistero, venute alla luce durante gli scavi della prima linea della metropolitana.

Si dice anche che sotto il coro del Duomo vi siano antichi pozzi dove sarebbe scomparsa la povera Carlina, il fantasma gentile della nostra cattedrale.

Sempre sotto piazza del Duomo era stato costruito anche un grande rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale e le frecce dalle quali è iniziato il nostro giro ne indicavano un accesso.

Eccolo ora: in questo sotterraneo gli enormi pilastri del rifugio sono le “colonne” della biglietteria della Scala, di fronte ad un ufficio ATM.

Al centro di piazza del Duomo, il monumento a Vittorio Emanuele II, nasconde ben sette stanze segrete. Non siamo riusciti a vederle, ma abbiamo trovato notizie e foto che le riguardano.

http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/12_maggio_18/monumento-piazza-duomo-scoperti-vani-tunnel-sotterraneo-vittorio-emanuele-201239155515.shtml

Esiste anche un lungo passaggio coperto che unisce piazza del Duomo con piazza Cordusio. È ben tenuto, illuminato, ma desolatamente vuoto, come se la vita vi fosse scomparsa.

Un pomposo cartello ci dice che è la Galleria dell’Artigianato, ma gli artigiani dove sono?

Percorrendolo ci chiediamo come sarebbe possibile ripensare questo spazio utilizzandolo, magari, a fini sociali, turistici ed economici. In fondo, in questa galleria, sono rimaste le immagini del Duomo e dei grattacieli, come per indicare alcune possibili vie da seguire.

Il sottosuolo di piazza del Duomo è anche colto e aperto al design: ci troviamo i piani -1 della Feltrinelli, della Mondadori, della Rinascente oltre a diversi negozi e bar.

Torniamo sui nostri passi e raggiungiamo di nuovo le frecce da cui siamo partiti; accanto troviamo l’ingresso di un circolo culturale sotterraneo, “frequentato” in questo periodo anche dai Templari.

È lo Spazio Cobianchi. Nato nel 1924 era un albergo diurno, come quello di Porta Venezia, utilizzato da chi voleva riposare, lavorare, prepararsi ad un appuntamento o ad uno spettacolo alla Scala.

Ora è diventato un locale dove bere un caffè lontano dalla folla, seguire conferenze, leggere un libro, ballare, incontrarsi in un bell’ambiente Liberty.

In questo periodo lo spazio espositivo ospita una mostra sui Templari con una non indifferente raccolta di reperti e di immagini. Entriamo?

Non male, vero, tutto questo per il sottosuolo di piazza del Duomo? A presto sotto l’azzurro del cielo per vedere insieme un insolito parco…

 

 

Quattropassi alla scoperta di piazza del Duomo

Piazza del Duomo è da sempre il cuore pulsante e il centro “ancestrale” della nostra città, meta di antichi e attuali passipermilano.

Questa piazza rettangolare, ora di 17.000 metri quadrati, non è stata sempre come la vediamo oggi.

Intorno alla cattedrale sono stati abbattuti edifici e persino isolati (dall’antica basilica di Santa Tecla al portico borghese dei Figini e al quartiere popolare del Rebecchino) e costruiti altri (Palazzo Reale, la Galleria, i palazzi gemelli dell’Arengario) per fare da cornice e abbracciare il Duomo, da seicento anni star indiscussa della piazza.

La pavimentazione  in marmo e granito davanti al Duomo, è stata ideata nel 1920 dal grande architetto Piero Portaluppi.

Camminando non riusciamo a scorgere nel loro insieme i diversi disegni geometrici di questa pavimentazione, così come non è facile individuare la linea che indica il perimetro dell’antico battistero di San Giovanni, sul sagrato della cattedrale. Sembra quasi un invito a salire in alto per “capire” i diversi passi del nostro cammino.

Una piccola curiosità riguarda, invece, la pavimentazione, in marmi di vari colori, dei portici a lato della piazza: nel marmo rosso vediamo numerose conchiglie fossili. Scoprirle è un bellissimo gioco che ci mette a contatto con lo scorrere del tempo, quasi fare quattropassi in un’altra era geologica.

Il lato settentrionale della piazza è ricco di locali storici e di altri più nuovi. Qui inizia la Galleria, l’elegante passaggio coperto verso piazza della Scala.

L’altro lato della piazza, quello dei portici meridionali, è molto più sobrio: un po’ defilato, in una piazzetta, troviamo Palazzo Reale.

Nato  nell’epoca dei Comuni ha visto passare Signori, Duchi, Governatori, Re e Imperatori, che l’hanno profondamente modificato; gli echi del tempo hanno lasciato però tracce su questo palazzo. Quante epoche fanno capolino in queste foto?

Ora è sede di mostre che richiamano migliaia di visitatori. Dal 29 settembre è aperta quella su Caravaggio, nato a Milano proprio in tale data e battezzato nella vicina chiesa di Santo Stefano.

http://www.palazzorealemilano.it/wps/portal/luogo/palazzoreale/mostre/inCorso/Dentro_Caravaggio

Due piccoli suggerimenti sottovoce: al piano terra di Palazzo Reale c’è un delizioso bar dall’atmosfera retrò.

Altra  sorpresa è il piccolo, inaspettato giardino dove potersi riposare un momento, situato alle spalle del Palazzo lungo via Pecorari.

Su piazzetta Reale si apre anche il Museo del Duomo, con i tesori della cattedrale. Sullo sfondo sembra vegliare il bel campanile di San Gottardo, un tempo chiesa di Corte.

Accanto a Palazzo Reale, di fronte alla Galleria, ci sono i palazzi gemelli dell’Arengario con la sede del Museo del Novecento.

Furono costruiti tra il 1936 e il 1956 su progetto di alcuni importanti architetti italiani (Portaluppi, Muzio, Magistretti, Griffini), per essere come una porta di passaggio tra l’antico e il “moderno” di piazza Diaz.

Rivestiti in marmo di Candoglia come il Duomo, sembrano far da cornice alla Torre Martini, uno dei primi grattacieli di Milano.

Di fronte al Duomo, sulla facciata di Palazzo Carminati, ora non si “accendono parole”, come scrisse Umberto Saba. Le storiche luci pubblicitarie furono spente alla fine degli anni Novanta per il “decoro” della piazza. Oggi davanti a questo palazzo un parcheggio di taxi e di bus turistici sono schermati dalle palme di Starbuck.

Al secolo scorso ci riportano i lampioni della piazza, opera del grande Alessandro Mazzucotelli. Furono realizzati in ferro battuto nel 1927. Se si osservano da vicino le formelle troviamo qualche immagine del passato…

Difficile è sedersi in piazza Duomo che sembra fatta per essere attraversata in fretta dai milanesi ed ammirata con calma dai turisti. Pseudopanchine sono (ahimè) i gradini del Duomo con un tappeto umano che volta le spalle alla cattedrale ed i basamenti dei lampioni e del monumento a Vittorio Emanuele.

Questo monumento si trova dal 1896 al centro della piazza in asse col portone centrale del Duomo. Al primo Re d’Italia sono dedicati anche la Galleria e il corso che conduce fino a San Babila.

Intorno a questa statua un tempo c’era un carosello di tram che partivano a raggiera per tutte le direzioni della città, sostituiti ora, in parte, da due linee sotterranee della metropolitana.

Alla base del monumento due leoni (e decine di piccioni) sembrano custodire chissà quali segreti. Sapranno qualcosa delle sette stanze vuote ritrovate sotto il monumento qualche anno fa?

A presto per un giro underground in piazza del Duomo… Cosa indicano queste frecce?

 

Il Duomo: ciak… si gira!

È di qualche giorno fa la notizia che la nostra città è più che mai al centro di richieste per girare film, serie televisive, servizi e spot pubblicitari. Le zone più gettonate vanno da quelle tradizionali alle più nuove, dal Duomo a Porta Nuova, dai Navigli a CityLife.

spot pubblicitario Alfa

“Poveri ma ricchi”

“So Young” (serie televisiva cinese)

Milano infatti ha fatto da sfondo, fin dalla nascita del cinema, a centinaia di film, dalle zone più popolari a quelle più eleganti.

http://www.ilgiornale.it/news/lambrate-piazza-duomo-milano-sul-set-pi-500-film.html

“Ieri, oggi, domani” – episodio “Anna”

“Cronache di un amore”

“Ratataplan”

Diamo un’occhiata al Duomo, protagonista di molti film, attraverso alcune immagini.

“Ratataplan”

Abbiamo scavato nel passato ed ecco una sorta di Techetechete dedicato alla nostra Cattedrale. Ciak… si gira!

Il primo omaggio cinematografico al Duomo risale ai fratelli Lumiere, alla fine dell’Ottocento. La nostra Cattedrale è lo sfondo della piazza, piena di gente bella ed elegante, in movimento, accentuato anche dal passaggio di un tram e di una carrozza.

La vivacità e il dinamismo di Milano, ieri come oggi, fatto di lavoro e di svago, di creatività e di impegno, sono i protagonisti di un bellissimo documentario del 1929 di Corrado D’Errico intitolato “Stramilano”.

Il filmato termina con l’immagine del Duomo e di due locomotive pronte a partire, quasi la Cattedrale fosse il punto di partenza di un viaggio verso il futuro e il simbolo dello spirito trainante di Milano.

Il Duomo e la sua piazza sono veramente il “centro” di Milano, dalle tante sfaccettature, vantaggi e problemi. In diversi film e documentari il Duomo è diventato palcoscenico di storia e di storie. È stato di volta in volta noir, drammatico, sorridente, amaro e persino fantastico.

occupazione nazista

funerali delle vittime di Piazza Fontana

“Gli uomini che mascalzoni” remake

“Ratataplan”

I tempi che cambiano sono passati, e continuano a passare, sotto la Madonnina, che ha visto Milano crescere  sempre più. L’immigrazione di ieri e di oggi è stata raccontata dal Duomo con lo stupore dei fratelli Capone, con il dramma di Rocco e dei sui fratelli, con la “trasferta” dei Soliti Ignoti, con la comicità pensante di Checco Zalone.

“Totò, Peppino e la malafemmina”

“Rocco e i suoi fratelli”

“Audace colpo dei soliti ignoti”

“Che bella giornata”

C’è anche un Duomo “ecologista” con immagini e installazioni che hanno fatto, e fanno discutere.

“Oh Serafina”

“L’ultimo pastore della città”

La mela rigenerata

le palme

Il Duomo ci mette le ali: ecco alcune immagini, di tempi diversi, del cielo sopra Milano, della nostra voglia di spiccare il volo e di volare alto.

Bartolomeo Cattaneo – volo sul Duomo

“Miracolo a Milano”

evento pubblicitario

Sonohra

performance del gruppo musicale Sonohra

Chiunque arrivi nella nostra città passa da piazza Duomo, per un selfie o una foto ricordo.

E come non ricordare qualche mese fa Papa Francesco in questa piazza?

A presto… per fare quattro passi insieme intorno al Duomo!

La costruzione del Duomo: quando la nostra cattedrale si vestì di rosa

Il Duomo è fatto di conchiglie. Tanto tempo fa, in un’era lontana lontana, quando un grande mare ricopriva la pianura padana, c’era una zona ricca di conchiglie. Nel corso di milioni di anni sono diventate marmo rosa, fuse nella roccia.

Il marmo rosato, con il quale è stato costruito il nostro Duomo, è nato così, in Val d’Ossola, estratto dalle cave di Candoglia.

Esse appartenevano all’allora Signore di Milano, Gian Galeazzo Visconti che le donò alla Veneranda Fabbrica per la nostra Cattedrale. Ancora oggi, viene estratto da queste cave, bello e delicato, facile da lavorare ma fragile, per continuare l’opera iniziata più di seicento anni fa.

Milano era già allora una città ricca e fiorente, ma non aveva una cattedrale prestigiosa come quelle diffuse in Europa e in Italia.

Cattedrale di Chartres

Basilica di S.Antonio a Padova

Duomo di Orvieto

Duomo di Firenze

Le due concattedrali di Santa Tecla e di Santa Maria Maggiore, che si trovavano “in piazza Duomo” erano piuttosto vecchiotte. Inoltre, nel 1353 il grande campanile situato nei pressi dell’odierna Galleria era crollato facendo moltissime vittime e demolendo parte di Santa Maria Maggiore.

Circa trent’anni dopo l’Arcivescovo di Milano, Antonio da Saluzzo, diede l’avvio ai lavori della nuova cattedrale. Subito i milanesi si gettarono con amore e entusiasmo in quest’opera che doveva perpetuare la sacralità del luogo, dove da sempre c’erano templi e boschi sacri.

L’Arcivescovo approva il progetto – porta del Duomo di L. Minguzzi

Benedizione della prima pietra – porta del Duomo di L. Minguzzi

Era il 1386 e si pensava ad una cattedrale in mattoni e cotto, secondo la tradizione lombarda. Gian Galeazzo, però, entrò, per così dire, a gamba tesa e un anno dopo volle che il futuro Duomo venisse costruito in marmo, nello stile delle più ammirate cattedrali europee.

Duomo di Colonia

Notre Dame di Parigi

Il Duca donò le cave di Candoglia, fece ingentissime e continue elargizioni; avrebbe voluto anche un archistar francese, Jean Mignott, ma i milanesi fecero catenaccio, licenziarono l’architetto e vennero preferite maestranze italiane, meglio se lombarde. Il Duomo sarebbe stato dei milanesi e non dei Visconti; Gian Galeazzo, volendo un mausoleo per la sua dinastia, si impegnò anche nella costruzione della Certosa di Pavia.

tomba di Gian Galeazzo

Certosa di Pavia

I muratori furono sostituiti dai marmoristi e dagli scalpellini e tutti i milanesi lavorarono con impegno e generosità in un’opera comune e condivisa.

Anno dopo anno, generazione dopo generazione, secolo dopo secolo (e ora è cambiato anche il millennio), la storia e la costruzione del Duomo sono continuate in un’incredibile staffetta.

Ancora oggi la Fabbrica si occupa dei lavori che riguardano la cattedrale e propone iniziative per raccogliere i fondi necessari. È di questi giorni la notizia dell’orologio a cucù, simbolo di “Adotta una Guglia”, donato a Barak Obama in visita a Milano.

Oltre seicento anni hanno influito sulla storia della nostro Duomo. Più architetti, più scuole, più stili hanno lasciato la propria impronta donandoci opere da ammirare in una sorta di museo di arte e di fede.

Nel Quattrocento venne completata l’abside, forse la parte più bella del Duomo; il colore irruppe in alcune preziose vetrate, si innalzarono le prime guglie.

La prima in assoluto venne dedicata a Marco Carelli, il benefattore che aveva donato tutte le sue ingenti ricchezze al Duomo. Ancora oggi la vediamo sopra l’abside; la statua, però, su questa guglia ritrae Gian Galeazzo, in fondo anche lui sponsor del Duomo.

Statua originale – Museo del Duomo

Nel 1418 Papa Martino V consacrò l’altare maggiore e diede inizio al culto.

Nella seconda metà del Quattrocento vennero abbattuti, per fare spazio, l’Arengo, Santa Tecla e una parte di Santa Maria Maggiore che, però, “prestò” ancora la facciata al Duomo.

Nel Cinquecento vennero terminate la cupola e una parte della terrazza.

Alla direzione dei lavori c’era Pellegrino Tibaldi che poteva contare sull’appoggio dell’Arcivescovo Carlo Borromeo. L’architetto presentò anche un progetto della facciata e, all’interno, si dedicò, tra l’altro, al pavimento, un tappeto di fiori e di conchiglie di marmo.

Con la dominazione spagnola (1535 – 1714), però, i lavori andarono un po’ a rilento.

F. Gonin

evento nel 1630

Nella seconda metà del Settecento, sotto il governo austriaco, vennero iniziati i lavori per la guglia (1765) che avrebbe ospitato nove anni dopo la Madonnina, il punto più alto di Milano fino al secondo dopoguerra.

Nell’Ottocento Napoleone, che voleva essere incoronato in Duomo Re d’Italia con la Corona Ferrea (vi ricordate il “Dio me l’ha data, guai a chi me la tocca”?), diede una accelerata ai lavori. Venne completata la facciata, si innalzarono guglie e statue.

Ma chi pagò i conti imperiali? Per sostenere le ingenti spese, l’Imperatore e Re ordinò la vendita di tutti i beni che la Veneranda aveva amministrato per secoli con grande saggezza. L’impegno di Napoleone era quello di pagare metà delle spese, ma stiamo ancora aspettando…

Passarono Re e Imperatori…

Incoronazione di Ferdinando d’Austria Re del Lombardo Veneto

Te Deum in Duomo dopo la vittoria dei Franco-Piemontesi

Nel tardo Ottocento si parlò di rifare la facciata napoleonica. L’architetto incaricato, Giuseppe Brentano, però, morì giovanissimo mentre stavano per iniziare i lavori e tutto rimase come allora.

Nel corso del Novecento, infine, ci furono importanti opere di rifacimento, dopo i danni della guerra. Nel corso del secolo vennero completate le porte di bronzo e fu effettuato il recupero statico della cattedrale.

La facciata, invece, è rimasta sempre la stessa, quella napoleonica, imperfetta e composita, unica e inconfondibile: è… la nostra.

Continua…

 

Il Duomo, da sempre il centro di Milano – (parte seconda bis – altre piccole storie)

Una di queste prostitute era una certa Marta, venuta a Milano da Padova in cerca di fortuna. Era diventata molto ricca; possedeva case, gioielli, abiti eleganti come una grande dama, ma non aveva dimenticato gli “ultimi”.

Artemisia Gentileschi – Maddalena

Faceva donazioni a poveri e conventi; aveva inoltre “adottato” Venturina, una bimbetta abbandonata dalla madre sulla ruota degli esposti.

Marta aveva poi lasciato la professione e un giorno, sapendo di avere ancora poco da vivere a causa di una malattia legata al lavoro di un tempo, fece testamento a favore della Veneranda Fabbrica, alla quale lasciò tutti i suoi averi senza però scordarsi di chi era stato meno fortunato di lei.

Venturina venne affidata, con una cospicua dote, alla tutela della Fabbrica perchè si occupasse di lei per ogni sua necessità; ad una ex-collega, una certa Novella, Marta lasciò un’ingente somma perchè cambiasse vita e diventasse honesta.

Infine dispose che nel giorno della sua morte, il 3 marzo 1394, si facesse ogni anno una cerimonia religiosa e fossero distribuiti ai poveri frumento e ceci come in una grande festa.

Grazie ai diversi lasciti il Duomo crebbe, pietra su pietra, con l’aiuto di tutti coloro che, nonostante i propri errori e manchevolezze, volevano partecipare alla sua edificazione.

Ecco ora un’altra storia molto diversa, un po’ più misteriosa ma ancora attuale. A metà della navata esterna di sinistra del Duomo troviamo un altare di marmo diventato lucido, tra due lapidi con iscrizioni. Spesso vi sono appoggiati dei contenitori metallici, quasi per impedire la “strusciadina”, una sorta di strofinio contro la pietra da parte dei fedeli più anziani.

Questo altare fu dedicato alla Vergine da un certo Alessio della Tarchetta, capitano di Francesco Sforza, come ringraziamento dei doni ricevuti. Era giunto a Milano, ancora bambino, dall’Albania, diventando un valoroso uomo d’armi alla corte del Duca.

Paolo Uccello

Anche allora Milano era pronta ad accogliere uomini di paesi diversi e questi diventavano “milanesi” contribuendo alla vita della nostra città. Alessio partecipò generosamente alla costruzione del Duomo e non solo… Fonti milanesi non scritte parlano di lui come di un guaritore. Ancora oggi si dice che basti strofinare la parte del corpo dolorante contro la lapide e… passano i dolori articolari. Provare per credere (ma non troppo!).

Le offerte per il Duomo venivano impiegate anche per chi lo aveva servito ed era in difficoltà. Venne stabilita, ad esempio, una donazione alla famiglia di un operaio morto sul lavoro e diversi sussidi furono assegnati ad anziani in difficoltà economiche che avevano lavorato per la Cattedrale.

Molti erano i lasciti testamentari e le donazioni. Un ricchissimo mercante, Marco Carelli, che aveva commerciato in lana, spezie, pietre preziose e “schiave” con Venezia, donò tutti i suoi beni alla Veneranda Fabbrica, morendo in povertà assoluta. In suo onore venne realizzato il sarcofago della quarta campata destra del Duomo e, soprattutto, a lui fu dedicata la prima guglia.

guglia Carelli

Ecco infine la storia tenera di una vecchietta che aiutava la costruzione del Duomo portando mattoni da mattina a sera. Non possedeva altro che uno scialletto di logora pelliccia, con il quale si riparava dal freddo. Un giorno la Veneranda Fabbrica annotò l’offerta di questo misero indumento da parte di Caterina.

Giorgione

Era il freddo novembre del 1387. Di fronte a questo gesto di estrema generosità, la pelliccetta fu ricomperata da un certo Manuele e restituita alla poverissima donna. Inoltre la Fabbrica la rese felice fecendole realizzare il suo desiderio di recarsi a Roma per il Giubileo.

Vincent Van Gogh

Accanto a queste povere offerte ci furono nel tempo quelle ingentissime da parte dei Duchi, che diedero impulso anche a opere pubbliche di grande importanza per Milano, come i Navigli.

Angelo Inganni

Chiudiamo queste piccole storie del Bene legate al Duomo con la leggenda di un albero antichissimo.

A Mergozzo, vicino alle cave di Candoglia, da dove proviene il marmo rosa del Duomo, c’è un olmo, che la tradizione vuole essere stato piantato all’inizio della costruzione della Cattedrale. La leggenda dice che l’olmo vivrà finchè esisterà il Duomo. Gli auguriamo una storia infinita!

A presto!

Il Duomo, da sempre il centro di Milano – (parte seconda – piccole storie -1)

Quando nacque il Duomo? Secondo la tradizione la sua nascita risale al 1386, come riporta una lapide sulla parete della navata destra.

La sua storia è dunque molto lunga e ricca; per capire perché il Duomo sia ancora oggi il cuore della città racconteremo  alcune piccole e semplici storie di tanto tempo fa, che spesso hanno riguardato  gente comune.

Si dice che due “voti” siano all’origine del Duomo. Il primo riguarda le donne milanesi della seconda metà del Trecento. Non nascevano più figli maschi e si pensava a qualche “tremendo” sortilegio, aspettando invano la cicogna dal fiocco azzurro.

Si fece un voto: se fossero di nuovo nati dei maschietti, sarebbe stata edificata una nuova Cattedrale dedicata a Santa Maria Nascente ed i bambini avrebbero portato anche il nome Maria. A questo voto partecipò anche Gian Galeazzo Visconti, Signore, e poi Duca, di Milano. I risultati, anche per lui, non si fecero attendere e gli nacquero due figli maschi.

Giovanni Maria Visconti

Filippo Maria Visconti

Un altro presunto voto legherebbe Gian Galeazzo, uomo assetato di potere come suo zio Bernabò, terribile quanto lui, alla costruzione del Duomo.

Gian Galeazzo Visconti

Bernabò Visconti

Una notte il Diavolo gli sarebbe apparso in sogno e gli avrebbe chiesto, in cambio del potere, una chiesa piena di simboli demoniaci.

Così, all’improvviso, nel 1387, Gian Galeazzo intervenne nella appena iniziata costruzione della Cattedrale, facendone cambiare completamente lo stile. In effetti qualche statua poco “angelica” si vede tra le guglie…

Per fortuna la Veneranda Fabbrica, l’organismo nato insieme al Duomo allo scopo di raccogliere fondi e provvedere alla sua costruzione e manutenzione, ha nel suo stemma la Madonna che protegge col suo manto la Cattedrale.

L’ente esiste ancora oggi, vecchio di oltre seicento anni, e dalla sua sede alle spalle dell’abside si occupa di tutti i lavori di cui il Duomo ha bisogno. Questi sembra non abbiano mai termine, tanto che a Milano di qualcosa che non finisce mai si dice “lungo come la fabbrica del Duomo”.

Il Duomo fu veramente un’opera collettiva e tutti i milanesi lavorarono insieme alla sua realizzazione. Il potere civile e quello religioso, nobili e gente comune, ricchi notabili e poveracci fecero la loro parte per costruire questa Cattedrale, pur sapendo che non l’avrebbero mai vista terminata. Vollero il Duomo per Milano e ancora oggi è il centro della nostra città.

Le tracce di questo antico lavoro comune sono conservate negli Archivi della Veneranda Fabbrica che ha annotato minuziosamente le entrate e le uscite e tutto quanto riguardava la nostra Cattedrale.

Di alcuni benefattori conosciamo il nome e la storia, di molti, invece, non sappiamo nulla. Per un attimo, magari passando frettolosamente davanti al Duomo, dedichiamo a questi sconosciuti (donatori, ma anche scalpellini, muratori, operai, gente comune, ecc.) un pensiero per la fatica, il sudore, il sacrificio che hanno donato anche a tutti noi.

Alla Fabbrica veniva offerto di tutto: proprietà, monete, gioielli, arredi, abiti (persino quelli dei defunti), utensili, cibo e vino, utilizzato anche come pagamento. Inoltre venivano effettuate raccolte anche con l’incentivo di indulgenze e giubilei.

Le associazioni di mestieri e professioni erano tenute a prestare dei lavori gratuiti e ad effettuare offerte obbligatorie; invece i barconi che trasportavano il marmo erano esentati dai dazi (da qui la sigla AUF, Ad Usum Fabricae, tradotta nell’attuale “a ufo” cioè a sbafo). C’è chi dice che anche “uffa” avrebbe origine da AUF per l’esasperante lentezza dei barconi che trasportavano i blocchi di marmo dal lago Maggiore fino a Milano percorrendo il Naviglio.

un “barcone” in piazza Duomo durante l’Expo

Tutto ciò che veniva raccolto per il Duomo era catalogato, riutilizzato o rivenduto dalla Fabbrica che annotava ogni cosa con la massima “onestà” e controllo incrociato.

C’era chi donava alla luce del sole (la moglie di Gian Galeazzo donò anelli con pietre così preziose da non poter essere rivendute e vennero perciò incastonate in una tavola votiva) e chi, invece, lo faceva un po’ di nascosto come le prostitute, che portavano le offerte alla Madonna quando era ancora buio.

Una di queste era una certa Marta che…

Continua…

Il Duomo, da sempre il centro di Milano – (parte prima – il prequel)

“Piazza del Duomo”, aprile 387 d.C., Veglia Pasquale.

Il vescovo Ambrogio impartisce il Battesimo ad Agostino durante la veglia di Pasqua, nel Battistero di San Giovanni alle Fonti, in quella che oggi è piazza del Duomo.

Sono passati ben 1630 anni da allora e la piazza è del tutto cambiata. È persino più alta di circa tre/quattro metri, tanto che per ritrovare i resti del Battistero è necessario scendere sotto il sagrato con la scala che porta alla Zona Archeologica (ingresso a pagamento) all’interno del Duomo.

Zona Archeologica

Il Fonte battesimale è uno dei più antichi della Cristianità a forma ottagonale.

fonte battesimale

Il numero 8 è simbolo dell’infinito (∞), quando è messo orizzontale, e della rinascita; in senso cristiano rappresenta la Resurrezione, dopo i sei giorni della Creazione e il settimo del Riposo, come anche nel pensiero di Sant’Ambrogio.

Anche sul sagrato del Duomo possiamo trovare una traccia, un piccolo solco, che indica l’area occupata dal Battistero e dal Fonte battesimale.

La nostra ricerca intorno al “prima” del Duomo continua in… metropolitana. Scendiamo nel mezzanino. In una sorta di vetrina laterale, quasi in disparte, ci sono alcuni resti della Basilica di Santa Tecla.

Sono venuti alla luce (chissà quanto è andato perduto!) durante gli scavi per la metropolitana e ancora prima, per la costruzione di un rifugio antiaereo della Seconda Guerra Mondiale.

Com’era piazza del Duomo prima del Duomo? Ecco una cartina con gli edifici costruiti e demoliti nel tempo. Si può osservare come la chiesa di Santa Tecla fosse rivolta verso l’attuale piazza Mercanti. Dietro l’abside sorgeva il Battistero di San Giovanni, riservato ai maschi, mentre quello di Santo Stefano alle Fonti era quello femminile

Dietro Santa Tecla venne poi eretta Santa Maria Maggiore, molto più piccola, che può essere considerata il vero “prequel” del Duomo. Infatti “sopra” di essa venne realizzata la nostra Cattedrale, alla quale per molto tempo prestò, per così dire, la facciata.

Per non creare conflitti con Santa Tecla, in Santa Maria Maggiore si svolgevano le funzioni durante i sei mesi invernali. Santa Tecla, invece, veniva aperta appena terminata la Messa Pasquale e diventava l’ecclesia aestiva fino alla terza domenica di ottobre. Una sorta di “ora legale” delle funzioni religiose divise tra le due concattedrali e legate alle stagioni.

La zona dove oggi si trova il Duomo è sempre stata un luogo sacro. Infatti recenti scoperte sostengono come in quest’area ci fosse un tempio dedicato a Minerva, probabilmente sorto su un precedente luogo di culto celtico dedicato alla dea Belisama, forse un bosco di alberi sacri ai nostri antenati.

cattedrale di alberi al Parco Sempione (oggi)

http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2014/01/29/1017757-archeologia.shtml

Era una zona ricca di acque e di verde: poco più avanti, verso San Babila, in epoca imperiale romana vi erano le Terme e sembra che i battisteri prendessero acqua da alcune sorgenti.

resti delle Terme Erculee in zona San Babila

Una leggenda, o forse no, parla anche di pozzi sotto il Duomo, dove potrebbe trovarsi il corpo della Carlina, il fantasma gentile della nostra Cattedrale, scomparsa precipitando dalle guglie.

Altri intriganti aspetti sui quali scavare un pochino, ci vengono offerti dalla figura di Santa Tecla alla quale fu dedicata l’antica basilica in piazza del Duomo  .

I milanesi sono molto legati a questa Santa. Esiste una via “in rosa” a lei dedicata, di fianco all’Arcivescovado; in Duomo c’è un importante altare nel transetto nord, a cui sono molto devoti i cristiani ortodossi; su una guglia la bella Tecla regge un libro e, soprattutto, la Parrocchia del Duomo è intitolata alla Santa.

Infine il 23 settembre, festa di Santa Tecla, viene celebrato nel Duomo il rito del Faro, con l’accensione di un particolare cero in suo onore.

Chi era questa donna? Tecla, originaria di Iconio, in Asia Minore, venne convertita da San Paolo, diventandone discepola.

Si era votata alla castità e per questo fu denunciata come cristiana dal promesso sposo e condannata ad essere sbranata dai leoni. Una leonessa, però, si frappose tra lei e le belve che la risparmiarono accucciandosi anche ai suoi piedi. Questo episodio è stato ripreso sia sull’altare sia sulla vetrata del Duomo.

Alcuni studiosi sostengono che Tecla, donna colta e studiosa di filosofia, fosse di origine celtica e, forse, una druida. Dalla Chiesa viene venerata come prima donna martire della Cristianità, anche se esistono diverse versioni sulla sua morte.

Per alcune di esse Tecla subì il martirio a Roma; per altre, invece, visse fino a tardissima età dedicandosi con altre donne alla cura dei malati che prodigiosamente riusciva a guarire.

dipinto di G.B. Tiepolo

Di certo è suggestivo il legame tra l’antica e la nuova religione che rappresenta Tecla, una druida convertita al Cristianesimo. In Duomo ci sarebbero le sue reliquie ed è bello pensare ora dorma per sempre dove c’era l’antico Nemeton di Medhelan, sotto le guglie, alla luce della Luna.

Il “prequel” della nostra Cattedrale è quasi finito. Presto parleremo dell’itinerario all’esterno e all’interno del Duomo. Per intanto il piccolo dinosauro scolpito sulla facciata augura a tutti noi una Pasqua serena e ci promette tante sorprese.

Continua…

Piazza Duomo: le palme della discordia

Milano è letteralmente spaccata in due tra chi le apprezza e chi, invece, le critica: sono le palme di piazza Duomo.

la-palme-in-piazza-duomo-ph-fb-comune-di-milano-2

Fanno parte di un progetto, “Giardino milanese tra il XX e il XXI secolo”, ideato dall’architetto italiano del paesaggio Marco Bay e approvato dalla Sovrintendenza.

bay

Un disegno del progetto di sistemazione delle aiuole di piazza Duomo

Lo sponsor di questa iniziativa è Starbucks, il re del caffè americano, che sbarcherà in piazza Cordusio alla fine del 2018 nell’ex palazzo delle Poste.

starbucks-in-italia2-666x340

Questo “giardino”, quando sarà finito, avrà diversi tipi di piante e di fiori, ma per ora sono a dimora solo  palme e  banani, per la verità un alquanto bonsai e anemici. Sono arrivati di notte, in modo forse un po’ carbonaro. D’altra parte stiamo dicendo da più di due anni che Milano ama il mistero.

palme-banani-piazza-duomo-1300x867

100_4158

Queste piante esotiche hanno scatenato i commenti dei milanesi e la curiosità generale. Da “botanico” e “di gusto” il dibattito è diventato culturale e politico…

don-camillo-e-peppone-1

Le palme hanno rinvigorito la passione d’amore dei milanesi per il loro Duomo. La città del Bosco Verticale, dei giardini segreti, dei parchi, delle tante piante e dei fiori su balconi e davanzali, si accapiglia, però, per le palme e i banani, considerati inadatti, a piazza Duomo. C’è stato persino chi ha dato fuoco ad una povera pianta.

bosco-verticale

fotografia-parco-sempione-di-milano

necchi

palma-ke-brucia-2

Piazza Duomo è molto grande e poco “arredata” se si esclude il monumento a Vittorio Emanuele II dove, guarda caso, due maestosi leoni fanno da appoggio a nostranissimi piccioni. La star indiscussa di questa piazza tutta “di pietra” è solo il Duomo.

100_4163

duomomilano

Le aiuole esotiche sono collocate in fondo alla piazza e nascondono in realtà più il parcheggio dei taxi e dei City Sightseeing che non il Duomo.

100_4176

100_4174

Nel corso degli anni in piazza Duomo sono stati proposti e riproposti “a tempo” fontane, aiuole con palmette, piccoli orti di piante aromatiche, boschetti, persino campi di grano, suscitando critiche e riflessioni sulla funzione della piazza e sulla sua fruibilità.

fontana-duomo-2-1935

fontana-duomo

orto-al-duomo

milano-palme-in-piazza-duomo

Ci consideriamo città globale, specialmente dopo la bella esperienza di Expo: si può mangiare sushi o kebab, tex-mex o churrasco, riso alla cantonese o pollo tandoori; gli investitori stranieri sono di casa; gli archistar sono internazionali; Milan e Inter hanno proprietari orientali. Le palme, invece, che non sono africane ma brianzole e di origine cinese, fanno esplodere polemiche e critiche, come fossero un oltraggio alla milanesità.

image-skyline

Una piccola curiosità: nella cripta della chiesa di San Sepolcro, c’è una scultura dipinta che raffigura una palma. San Carlo Borromeo l’aveva voluta come simbolo di sapienza e rigenerazione. Le palme in piazza Duomo sono molte… Speriamo in un surplus di bene per la nostra città.

100_1401

Il nostro Nemeton, il bosco sacro celtico dal quale è nata Milano, è diventato un po’ più green… Siamo sicuri che  al dinosaurino del Duomo piaceranno anche i frutti esotici!

100_4168

Un sorriso verde a tutti!

smile-ver