Porta Romana bella, Porta Romana… – (Parte Seconda)

In questo secondo tratto del corso di Porta Romana, da via Francesco Sforza a piazza Medaglie d’Oro, ci terrà compagnia la versione più tradizionale (e un po’ hard) di Porta Romana bella, quella, cioè, che si cantava nelle osterie, frequenti un tempo in questa zona.

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Ci troviamo davanti alla Farmacia Foglia, all’ angolo con via Santa Sofia dal 1835.

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Sulla facciata della casa vediamo i medaglioni con i profili di illustri chimici e fisici.

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Facciamo un salto indietro nel tempo: cosa staranno per acquistare queste gentili signorine?

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Certamente l’olio di ricino venduto da questa farmacia era considerato il migliore della città, ma forse le giovani donne desiderano acquistare i ciccolattinoni, dei dischetti in stoffa di taftà negher, come dice il Porta, imbevuti di chissà quale liquido medicinale da appoggiare sulle tempie contro il mal di testa…un Moment, insomma.

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Poi attraverseranno il corso, lanciando un’occhiata alla statua di San Giovanni Nepomuceno, protettore di chi cadeva in acqua, e qui c’erano il Naviglio e…parecchi ubriachi che uscivano dalle molte osterie.

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Corso di Porta Romana è stato sempre molto vivace e popolato; i marciapiedi hanno andamento un po’ irregolare, e si allargano improvvisamente per effetto dei successivi piani regolatori, che prevedevano l’ampliamento del corso.

In uno di questi slarghi,  in una simil-piazzetta, c’è una bella pescheria dove si può anche mangiare; di fronte un residence apre un passaggio verso la piccola zona di San Calimero, dove ci fermeremo in un altro articolo, per una visita, uno spuntino e una pausa davanti a dei bei murales.

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Sul nostro corso, prima di arrivare alla Crocetta, si alternano negozi, bar e uno storico teatro, il Carcano, edificato all’inizio dell’Ottocento e che ancora continua la sua lunga carriera. Accanto ad esso un bar, famoso per i suoi panini imbottitissimi,  dove ritrovarsi prima o dopo lo spettacolo.

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Sul marciapiede di fronte c’è lo storico negozio di ottica Chierichetti, che mostra nel suo interno vecchi oggetti e un visore stereoscopico che proietta le immagine della vecchia Milano.

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Ammiriamo le vetrine in cui è raccontata la ricetta del risotto, un’idea legata all’ EXPO  di allestire una serie di vetrine tematiche in cui raccontare le specialità tipiche della cucina milanese.

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Qualche negozio chiude, qualche altro apre, come un nuovo locale che propone frullati e cibi naturali.

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Qualche parola, ora, sulla Crocetta, sulla quale veglia la statua di San Calimero, oggi in restauro.

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Durante la peste di San Carlo, attorno al 1570, venivano erette delle croci dove le vie si intersecavano, per permettere ai fedeli di assistere alla Messa in luoghi aperti, riducendo i rischi di contagio.

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Di tutte queste crocette resta “la” nostra Crocetta, che ha dato il nome anche alla fermata della metropolitana. Ora la Crocetta vede, per fortuna, ben altri gruppi di persone. In questa zona, infatti, ci sono molte scuole, dagli asili alle superiori, e le voci di bimbi e di ragazzi con gli zainetti colorati riempiono il corso, diventato più vuoto da quando l’Area C ha tolto un po’ di auto.

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Proseguendo sul corso, i nomi delle vie ci ricordano il passato: via Orti, via dei Pellegrini, dove un antico ospizio, poco lontano dalla chiesetta di San Pietro e Paolo dei Pellegrini,  accoglieva i viandanti.

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Anche in questa parte del corso si alternano negozi e ristoranti.

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Siamo così giunti a piazza Medaglie d’Oro, che si apre improvvisamente in fondo a corso di Porta Romana, e subito si è subito colpiti dalla porta spagnola.

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Alla sua destra vediamo una costruzione ampia e bassa, oggi conosciuta come Terme di Milano.

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La sua storia molto ci dice della capacità ambrosiana di far vivere più vite allo stesso edificio: infatti era inizialmente la stazione dalla quale partivano i tram funebri dipinti di nero, soprannominati “la Gioconda”, che accompagnavano feretro e familiari ai cimiteri.

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Poi la nostra “stazione” si è data alla bella vita, diventando “Il Ragno d’Oro”, una grande sala da ballo; si è trasformata in seguito nel dopolavoro dell’Azienda Tranviaria ed ora ospita le Terme. Sarà finita così? Per ora godiamoci questa oasi nel centro di Milano.

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Infine la grande porta, costruita per celebrare l’ingresso in città di Margherita d’Austria, sposa di Filippo III di Spagna, e accanto quello che resta delle imponenti mura spagnole, ora diventate anche parte di cinte condominiali.

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Se guardassimo dall’alto, la porta sarebbe la punta di una specie di cuore formato dalle mura, come un pegno d’amore perenne.

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Margherita è anche ricordata da due bassorilievi raffiguranti due ostriche aperte che mostrano ciascuna una perla (in latino margarita significa perla).

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Anche Milano, a volte, sembra chiusa come un’ostrica, dall’aspetto ruvido e poco invitante. Poi se qualcuno si prende la briga di avvicinarla e di farla aprire, con stupore si trova davanti al tesoro che nasconde.

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E se invece non trovassimo la perla? Gustiamoci un paio di ostriche con un margarita!!!

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Porta Romana bella, Porta Romana… – (Parte Prima)

Ci accompagna in questo itinerario la canzone Porta Romana Bella, qua nella versione, più soft, di Giorgio Gaber.

La nostra passeggiata lungo il corso di Porta Romana inizia idealmente dalle antiche mura romane che correvano, probabilmente, lungo l’odierna via Paolo da Cannobio, a pochi passi da piazza Missori.

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All’angolo c’è un’antica coltelleria e, nella via, un incredibile negozio di perle, perline e articoli per creare o aggiustare da soli la propria bigiotteria.

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Nel periodo imperiale venne costruita la cosiddetta “via porticata”, all’esterno delle mura, che dalla porta raggiungeva l’odierna Crocetta.

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Questa imponente via di portici, probabilmente ricca di botteghe, rendeva più solenne l’ingresso a Milano, divenuta capitale dell’Impero.

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Se lungo la via Ticinese, infatti, entravano i Vescovi, lungo il corso di Porta Romana entravano Imperatori, regnanti e nobiltà delle varie dominazioni.

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Subito, all’inizio del corso, vediamo fronteggiarsi due palazzi di famiglie nobili rivali tra loro, almeno nel cercare di rendere più bella e ricca la propria dimora: gli Acerbi (al numero civico 3) e gli Annoni (al numero 6).

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Palazzo Acerbi

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Palazzo Annoni

Guardiamo questi due palazzi, che minacciosamente ostentano sui portoni figure non proprio amichevoli.

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Palazzo Acerbi

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Palazzo Annoni

Andiamo un po’ oltre con i nostri scavi nelle leggende milanesi: si dice che, ai tempi della peste, a Palazzo Acerbi abitasse un Diavolo, il marchese Lodovico Acerbi, che era considerato un essere diabolico. Alto, elegante, “superbissimo” (così dicono le fonti), era sempre avvolto in un lungo mantello verde scuro e la sua nera carrozza era accompagnata da valletti in uniforme verde e oro.

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Il marchese dava feste e ricevimenti sontuosi, anche durante l’epidemia di peste. Ma, nè lui, nè alcuno dei suoi ospiti, nè la servitù furono mai contagiati dal morbo mortale.

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Una domestica disse che nel cortile del palazzo si vedevano strani fuochi, strane ombre e strane cerimonie, ma nulla mai si seppe di più. Dicerie? Senz’altro, ma la peste non fu mai ammessa a palazzo.

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Questa sorta di “immunità” continuò nei secoli successivi: se guardate il muro accanto al portone, si può vedere una piccola palla di cannone austriaca, risalente alle Cinque Giornate, fermata dal muro, dove è rimasta incastrata.

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Il Palazzo, poi, uscì indenne anche dai bombardamenti della seconda Guerra Mondiale. Il bellissimo cancello d’ingresso (ancora quello originale) è tuttora lì a proteggere la dimora del suo sconcertante proprietario.

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Quasi di fronte a questo palazzo c’è via Rugabella, dove si trova l’Ambulatorio ASL, che si chiama così perchè il Re Luigi XII di Francia, ammirando la bellezza dei palazzi questa via, avrebbe esclamato “voilà, une belle rue!”. Via Rugabella è ormai quasi tutt’uno con la piazzetta Erculea, lì accanto.

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Soffermiamoci un momento sulla facciata del numero 11: un altro esempio di come Milano riesca ad inserire l’antico nel contemporaneo.

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Purtroppo, però, molti dei bei negozi che erano in questa parte di via, hanno abbassato le saracinesche, come la libreria Mauro ed il bel bar all’angolo, oggi tristemente spento. Basta, però, alzare gli occhi e lo scorcio di stili diversi, con la Torre Velasca sullo sfondo, colpisce sempre.

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Restano in piena attività, lungo corso di Porta Romana, la pasticceria Giovanni Galli, che dal 1911 propone i famosi marroni canditi, preparati ancora oggi secondo la ricetta tradizionale ed il magazzino All’Incendio, con le merci esposte anche sulla strada, come al mercato.

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Di fronte un bel negozio di pietre dure, la storica merceria Guffanti ed un simpatico, piccolo e colorato negozio di caramelle, cioccolatini e bonbon.

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Proseguiamo la nostra camminata guardando le vetrine dei negozi e, magari, gettando un’occhiata anche ai Bersaglieri di pietra che montano la guardia a Palazzo Bettoni: una piccola curiosità risalente all’Unità d’Italia.

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Siamo giunti ad una piazzetta un po’ trascurata da chi passa velocemente, per vedere se “arriva il tram” o cerca di attraversare fuori dal semaforo: siamo di fronte all’antica Basilica di San Nazaro, o degli Apostoli, della quale ci occuperemo a parte.

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a presto…

Vi è venuto un po’ di appetito? Di fianco alla Basilica si possono assaggiare, in un piccolo take away indiano, le specialità di quella cucina.

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Se, invece, avete voglia di un dolcetto buono, in particolare un fragrante cannoncino, fermatevi da Panarello, che è anche caffetteria. L’azienda festeggia quest’anno i suoi primi 130 anni … Auguri!! Infine si può dare un’occhiata a Fornaro, uno storico negozio di casalinghi, piccolo fuori, ma grande dentro, meta classica per i milanesi di questa zona.

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PANARELLO

130 anni ! Buon compleanno

L’arrivo della primavera si può festeggiare anche con un “vasetto” di gelato alla gelateria Porta Romana, quasi all’incrocio. Anche i vegani e gli intolleranti sono invitati!

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Ed ora siamo giunti all’incrocio con Francesco Sforza e Santa Sofia. Qui c’erano le mura medievali e la Porta Romana comunale, dei tempi del Barbarossa. Qui fino alla fine degli anni Venti, scorreva il Naviglio e un ponte lo superava. Guardiamo com’era!

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continua

San Lorenzo, una Basilica “fusion”

Una Basilica donata agli ariani, con fondamenta romane e un Mausoleo per un’imperatrice che non c’è. Al suo posto il Santo protettore dei facchini e, all’esterno, un muro colorato da murales d’autore…una passeggiata davvero fusion!

Guardiamo quell’insieme di materiali, stili, torri e cappelle che caratterizza il retro di San Lorenzo, visto dal Parco delle Basiliche, che lo collega a Sant’Eustorgio.

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Se osserviamo con attenzione, vediamo degli inserti molto strani: sono blocchi di pietre che provengono da monumenti imperiali di epoca romana, come l’Anfiteatro ed il Circo, che si trovavano poco lontano.

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Quando furono distrutti, divennero una sorta di cava per recuperare pietre e quant’altro di già “lavorato” si potesse riutilizzare per altre costruzioni.

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Romane sono anche le colonne che delimitano il sagrato e romano era certamente Costantino, la cui statua è una copia in bronzo di quella che si trova a Roma.

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Una curiosità: al centro della piazzetta davanti a San Lorenzo, in corso di Porta Ticinese, c’è la statua di un Imperatore, non di un Santo!

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Queste opere romane si sono salvate da incendi, terremoti, crolli, bombardamenti e ricostruzioni, che si sono succeduti nella storia di San Lorenzo.

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Ben altro capitò a questa Basilica: sembra, infatti, che nel IV secolo fosse stata donata agli ariani, perchè potessero avere un proprio luogo di culto, ma Sant’Ambrogio fieramente si oppose alla donazione.

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Entriamo in San Lorenzo e guardiamo la sua struttura e le sue pareti, così ricche di semplicità.

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Prima di visitare la Cappella di Sant’Aquilino, diamo un’occhiata ad una vera chicca, ritrovata rimuovendo gli intonaci delle pareti (si vedono le scalpellature): è una copia del Cenacolo realizzata da un allievo (non dei migliori!) di Leonardo.

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I misteri dell’affresco leonardesco ci sono tutti: San Giovanni ha aspetto molto femminile ed il coltello è impugnato da una mano di cui non si vede il proprietario.

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Davanti a quest’Ultima Cena, una deposizione in terracotta dipinta.

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Avviamoci verso la Cappella di Sant’Aquilino (visita a pagamento, 2 Euro). Questo Mausoleo, un tempo distaccato dalla Basilica, ha ancora struttura e cupola originali.

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per saperne di più

Ci accoglie, luminosa, la Cappella dell’Addolorata, costruita per congiungere la Basilica al Mausoleo.

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Entriamo nella Cappella di Sant’Aquilino passando sotto un bel portale di marmo di epoca romana, proveniente dall’Anfiteatro o dal Circo.

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Ancora oggi non si sa a quale delle imperatrici, Galla Placidia o Giustina, potrebbe essere stato destinato il Mausoleo diventato poi la Cappella di Sant’Aquilino. Entrambe le imperatrici sono, però, sepolte altrove.

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Il Mausoleo, invece, contiene l’urna di Sant’Aquilino, un sacerdote ucciso dagli eretici poco dopo l’anno Mille, il cui corpo fu ritrovato da un gruppo di facchini, di cui divenne il patrono.

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Purtroppo alle pareti del Mausoleo rimane ben conservato solo “Il Cristo Maestro tra gli Apostoli”. In questo mosaico bizantino il Cristo è insolitamente rappresentato molto giovane, senza barba e con i capelli corti. Accanto a Lui gli Apostoli con papiri, rotoli e specchi d’acqua.

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Non dimentichiamo di esplorare il locale sottostante questa Cappella. Una stretta scaletta, non indicata e quasi nascosta dietro l’urna del Santo, ci porta ad un sotterraneo che contiene diversi blocchi di pietra, tra i quali si possono scoprire resti di colonne, architravi, capitelli romani. A voi il piacere della ricerca!

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Una volta usciti dalla nostra Basilica, guardiamo i murales accanto ad essa: personaggi illustri, da Sant’Ambrogio a Verdi, da Attila a Napoleone, a Leonardo  ci osservano, alcuni con una birra in mano.

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La visita a questa Basilica non finisce mai di stupirci: abbiamo percorso quasi duemila anni di storia dall’ Antica Roma ai murales di oggi.

Porta Ticinese: “la Via delle Tre Porte”

Lasciata la piazza di Sant’Eustorgio, ci incamminiamo lungo il corso di Porta Ticinese per raggiungere la Basilica di San Lorenzo, con il suo colonnato, ed il Carrobbio.

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Tralasciamo per ora l’altro collegamento tra Sant’Eustorgio e San Lorenzo, il Parco delle Basiliche, perchè talmente pieno di storia, roghi di streghe ed eretici, pene capitali, da dover essere scoperto in un momento a parte.

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Veduta aerea del Parco delle Basiliche, fra le due chiese

Attraversiamo il corso e subito incontriamo, al numero 98, il luogo dove era situato il carcere, la cosiddetta “Garzeria”, a ridosso del Tribunale dell’Inquisizione, con le sue storie di sofferenze e di “umana” giustizia.

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Subito accanto, percorriamo il vicolo Calusca, l’origine del cui nome è tuttora incerta. Forse qui abitava un’antica famiglia Lusca o c’era una casa Losca, probabilmente casa di appuntamenti?

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Dove ora c’è uno slargo con belle case, si apriva una serie di vicoli malfamati; qui un tempo c’erano i locch, piccoli delinquenti, la ligera (oggi potremmo chiamarla microcriminalità) o, secondo un’altra interpretazione, chi possedeva solo indumenti leggeri, inadatti al clima rigido, i “poveretti”, i “Miserabili di Milano”.

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Qualche piccola curiosità: in questa zona sono nati, ai primi del Novecento, la Compagnia del Fil de Fer, una banda di scassinatori ed il Trinciato Marciapiede, tabacco recuperato dai mozziconi gettati per terra e riutilizzato oppure tabacco di contrabbando nascosto nei tombini.

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Forse il soprannome di “Porta Cicca” nasce da qui, oppure potrebbe essere di origine spagnola: chica intesa come porta piccola, oppure ragazza di antico mestiere.

In queste vie erano frequenti le figure delle sparagandolitt, prostitute che mangiavano ciliegie aspettando i clienti e che ne sputavano i noccioli per terra.

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Non dimentichiamo che vicino c’è la Darsena, allora importante porto di Milano, con tutto il traffico di merci e di varia umanità.

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Milano non ha il grande fiume come tante altre città, ma le acque, tantissime, scorrono sopra e sotto il suo territorio e anche la rete dei Navigli era molto estesa.

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Porta Ticinese prende il nome dalla città di Ticinum, oggi Pavia. Ma quale Porta Ticinese? In effetti in questa zona di porte ce ne sono ben tre, segno del progressivo espandersi di Milano durante i secoli.  Più esterna è quella dei Bastioni Spagnoli, in piazza XXIV Maggio, poi quella comunale, alle Colonne di San Lorenzo, e infine quella romana al Carrobbio.

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la porta comunale

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le mura romane e le porte

 

Raggiungiamo la porta comunale, oggi impacchettata per i lavori di ristrutturazione, cercando qualche elemento rimasto inalterato nel tempo: al numero 22 c’è un vecchio portone decorato con una conchiglia, che sembra sorreggere un delizioso balconcino rococò; sul portone un tempo c’era l’immagine di una donna, che ora ha acquisito le sembianze di uno spettro.

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Infatti in questo corso scritte colorate e immagini spesso si rinnovano tra le vetrine e le saracinesche dei locali e dei negozi di tendenza…

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Sorprendono   i muri espressivi o da leggere e i portoni simili a block  notes  di pensieri o di idee.

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scritte sulle saracinesche

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Una forma originale di street poetry!

Per saperne di più:
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Se vi è possibile entrate nei vari portoni di queste case: troverete spesso un mondo inaspettato

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Al numero 18, ad esempio, un piccolo portale del Settecento introduce ad un corridoio “condominiale” con colonne e capitelli, forse del Quattrocento.

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Non perdete anche, al numero 44, un grazioso poggiolo spagnoleggiante.

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Arriviamo, infine, alle Colonne che delimitano la piazza di San Lorenzo (è una Basilica assolutamente da vedere).

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Sono lì, sopravvissute a vari incendi (probabilmente il primo è stato quelle delle dea Cibele, forse nell’odierna piazza Santa Maria Beltrade), poi alla furia distruttrice di elementi come Attila, Uraia, il Barbarossa, ai restauri, ai vari interventi urbanistici, ai bombardamenti e persino alle vibrazioni dei tram, che vi sono sempre passati accanto.

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Le testarde colonne sono ancora in piedi, a reggere il peso della trabeazione che poggia sopra di esse. Ma quante sono? Non è facile, come sembra, contarle.

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Raggiungiamo ora la terza porta, quella romana, al Carrobbio. Leggiamo intanto i nomi delle vie qui attorno, via Arena, via Gian Giacomo Mora: ci parlano di spettacoli gladiatori e di combattimenti, oppure ci rimandano ad uomini torturati e uccisi per delitti mai commessi come l’untore, ricordato dal Manzoni nella Storia della Colonna Infame, che abitava proprio qua.

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Nello spazio all’angolo tra corso di Porta Ticinese e via G. G. Mora, un suggestivo monumento di fronte alla targa commemorativa ci fa memoria di quanto accaduto.

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Anche in questa via resistono segnali del passato, da scoprire quando i portoni sono aperti.

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Ed eccoci al Carrobbio, cerchiamo l’antica porta romana. Dov’è? Che abbia a che fare con la Torre dei Malsani?

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Cominciate da qui. Buona ricerca!

Soluzione alla domanda: Quante sono le colonne di San Lorenzo? 

Le colonne grandi sono 16, ma ce n’è una, piccola, sopra l’arco della trabeazione, che regge una croce; in totale sono 17!

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Itinerario Basilica di Sant’Eustorgio (Parte Seconda – il Museo: la Necropoli e la Cappella Portinari)

Il Museo di Sant’Eustorgio, da non confondersi col Museo Diocesano, si trova nel primo chiostro dell’ex-convento, accanto alla Basilica e vi si può accedere sia direttamente dalla chiesa, sia dalla piazza, accanto al pulpito esterno.

Già l’ingresso a questo museo lascia sorpresi: nel chiostro si notano due piccole porte da calcio e un canestro; Sant’Eustorgio è infatti parrocchia e giocare in Oratorio fa parte della tradizione milanese.

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Entriamo nel Museo e scendiamo subito a visitare la Necropoli sottostante la Basilica.

http://www.incrocinews.it/arte-cultura/sotto-la-basilica-dei-magi-br-la-necropoli-di-sant-eustorgio-1.76888

http://www.santeustorgio.it/necropoli_paleocristiana.html

Se vi sentite un po’ archeologi, qui siete proprio a diretto contatto con le pietre che parlano di storie passate.

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Alle pareti ci sono delle belle spiegazioni e quindi, soddisfatta la curiosità storico-artistica, è più facile lasciarsi andare alle proprie sensazioni davanti alla lapide di quel giovane “orante” (un soldato?) che alza le braccia al cielo, a quella dello schiavo bambino (cosa ci fu nel suo passato?), a quel certo Vittorino esorcista, la cui lapide ricorda la sua lotta contro le forze del male.

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Quante piccole storie umane si “sentono” in questo luogo molto suggestivo, con la luce che crea zone d’ombra e angoli bui che rendono più luminosa la luce.

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Uscendo dalla Necropoli attraversiamo la Sala Capitolare e la la Sagrestia Monumentale per andare verso la Cappella Portinari. Se avete tempo guardate negli armadi…è lecito farlo! I tesori esposti sono talmente tanti da non riuscire quasi ad apprezzarli nella loro pienezza.

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Siamo giunti alla Cappella Portinari, un capolavoro del Rinascimento, che contiene un capolavoro del XIV secolo, circondati da opere d’arte che riguardano misteri, che contengono altri misteri: insomma, un rompicapo come il Cubo di Rubik.

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Vi ricordate il “sottotono” che c’era nella Cappella dei Magi? È del tutto in contrasto con lo splendore della Cappella Portinari, fatta costruire per ospitare la tomba di San Pietro da Verona, il martire ucciso da un colpo di roncola alla testa.

La Cappella,  posta alle spalle della Basilica,  fu commissionata attorno al 1460 da Pigello Portinari (rappresentante a Milano del Banco Mediceo di Firenze), dal quale prende il nome.

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Tutta la Cappella è un’opera di indicibile bellezza artistica, ma siamo andati soprattutto alla ricerca di curiosità e leggende, per raccontarvele con una goccia di storia e un’oliva di arte, il tutto mescolato e non shakerato.

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Sotto la cupola colorata c’è il ricchissimo sepolcro di San Pietro Martire, realizzato nel 1339 da Giovanni di Balduccio da Pisa, che ha firmato e datato l’opera.

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Vediamo chi era San Pietro Martire.

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Pietro da Verona, nato in una famiglia eretica, divenne frate domenicano e capo dell’Inquisizione nella zona di Milano, per combattere le eresie.

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Era un uomo sicuramente dotato di grande carisma; tanto che sembra avesse persino un carro speciale per proteggerlo dalle masse di persone che volevano toccarlo, come una star.

Si era fatto, ovviamente, molti nemici, tanto che mentre percorreva a piedi la strada da Como a Milano, fu aggredito, a Barlassina, da un sicario assoldato da un gruppo di eretici e fu ucciso con un colpo di roncola alla testa.

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L’arma del delitto, conservata nel Duomo di Forlì

Il sicario, Carino Pietro da Balsamo, si pentì e si chiuse in un convento, facendosi anche lui frate domenicano. Visse quarant’anni in preghiera e penitenza e, all’inizio dell’Ottocento, fu proclamato Beato. A noi ha ricordato la figura di Padre Cristoforo dei Promessi Sposi, che, dopo l’omicidio commesso, ha espiato diventando anche lui frate.

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Se osserviamo l’affresco del martirio, notiamo che il Santo, morente, scrive col proprio sangue CREDO sul terreno; è un estremo atto di fede o l’acronimo profetico “Carinus Religiosus Erit Dominicani Ordinis” (Carino sarà un religioso dell’Ordine Domenicano), come sostengono alcuni?

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Osserviamo gli affreschi sulle lunette, opera di Vincenzo Foppa, uno dei pittori più apprezzati in quel periodo, al tempo di Francesco Sforza, sponsor della Ca’ Granda.

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In particolare,  guardando sulla destra, appare una delle immagini più misteriose ed insolite mai viste: una Madonna col Bambino, entrambi con corna luciferine sul capo.

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Si  racconta che il diavolo fosse comparso sull’altare, travestito da Madonna col Bambino, dimenticandosi, però, di nascondere le corna; San Pietro se ne accorse e li scacciò, ma l’inquietante viso del Bambino è rivolto per sempre verso chi guarda. Secondo un’altra leggenda, invece, si tratterebbe di una certa Guglielmina Boema, le cui ossa furono bruciate sul rogo; ne parleremo più avanti.

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Fermiamoci ora davanti al sepolcro di San Pietro Martire. Narrano la storia e la leggenda che, quando il mausoleo fu pronto, l’arca risultò troppo corta per contenere il corpo del Santo.

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Venne allora in mente una macabra soluzione: l’Arcivescovo fece staccare la testa di Pietro e la portò a casa in un’urna separata. Da allora violenti mal di testa non gli diedero tregua, e terminarono solo quando la reliquia fu posta a Sant’Eustorgio, accanto al corpo “accorciato” del Santo. Secondo un’altra versione, invece, la testa venne staccata per facilitarne il trasporto nelle processioni. In ogni caso, San Pietro, tra roncola e capo mozzo…è diventato il santo che guarisce dall’emicrania.

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Il 29 aprile, giorno della sua festa, si può andare a Sant’Eustorgio per dare una testata contro l’Arca (pestà el cuu a Sant’Ustorg), oppure, più pacatamente, strofinare l’urna che contiene la testa di San Pietro, con un panno da avvolgere poi attorno al proprio capo.

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Purtroppo la preziosa reliquia non è sempre visibile al pubblico; è conservata dietro la porta di sinistra, in una teca di cristallo. Siamo riusciti a vederla e ad osservare anche  il segno della ferita mortale.

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Soffermiamoci un momento davanti all’Arca. È un’opera molto complessa, ricca di significati allegorici come le otto figure femminili che sembrano sostenerla.

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Sono le Virtù indispensabili per elevarsi spiritualmente. Una figura in particolare ci aveva colpito leggendo alcuni testi, la Prudenza, che viene descritta come persona con due volti, e così ci era sembrata nelle nostre visite precedenti. Ci siamo tornati pochi giorni fa e…sorpresa! La donna ha tre volti e non due!

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Sono quelli di tre età della vita: una bambina, una giovane donna e una anziana. Ci siamo fatti tante domande su questa statua: innanzitutto perchè si continua a descriverla come donna con due volti? Perchè l’anziana ha uno sguardo così duro? Anche la giovane donna, però, non scherza… Andate a vedere questa figura, così misteriosa, da aver indotto, persino, a contare in modo errato fino a tre…Il lato misterioso non è fatto solo di draghi, fantasmi…è molto più vicino, dietro il nostro angolo visuale.

Diamo un’ultima occhiata alle statue dell’Arca: guardiamo quella della Carità, rappresentata da una donna che allatta.

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Una gentile turista, insieme  alla quale ammiravamo l’opera, si accorge che sopra il seno è scolpita una fiammella come quella classica dell’iconografia del Cuore/Amore. “Allatta col cuore“, osserva. Grazie, turista sconosciuta, che bella immagine ci hai offerto per concludere questo itinerario!

https://www.youtube.com/watch?v=LG7AmOOjk1A

Per accedere al Museo è richiesto il pagamento di un biglietto d’ingresso (Euro 6. ridotti 3 oppure 1; aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18); è possibile anche fotografare, cosa rara in un museo, pagando un contributo di 4 Euro.

Itinerario Basilica di Sant’Eustorgio (Parte Prima – la Basilica)

Ricapitoliamo...Belisama ha parlato con la Stella, posta sopra il campanile di Sant’Eustorgio, che le ha indicato un altro luogo di Milano da scoprire.

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In questa Basilica, infatti, “sotto la Stella” sono conservate alcune reliquie dei Magi, questi misteriosi personaggi, dei quali è incerto tutto.

Questa chiesa e il suo museo sono tra i luoghi più ricchi di arte, curiosità, leggende e suggestioni, che esistano a Milano.

La tranquilla bellezza della piccola piazza di Sant’Eustorgio, che sembra quasi ritrarsi dal traffico e dai locali di corso di Porta Ticinese, lascia quasi stupiti. La semplice facciata, gli alberi, qualche panchina e, un poco più esterni, alcuni bar e ristoranti con i tavolini fuori, sembrano indicarci un’oasi di pace e di quiete.

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Ma il complesso di Sant’Eustorgio, terza chiesa madre di Milano dopo il Duomo e Sant’Ambrogio, è molto misterioso e anche inquietante.

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Prima di iniziare la nostra visita, guardiamo l’ora, alzando lo sguardo verso il campanile: sotto la Stella un orologio segna le ore; ma non sia mai che a Milano qualcosa che appare semplice non nasconda in realtà un storia da raccontare.

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La “Calcatrappola” (così viene definito l’orologio in una filastrocca) venne posta sul campanile nei primi anni del 1300 e fu il primo orologio meccanico di Milano e d’Italia. Il secondo orologio milanese fu quello voluto da Azzone Visconti sul campanile di San Gottardo in Corte, da cui il nome di Contrada delle Ore.

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Di questo orologio, purtroppo, non esiste più traccia. Così questi due contatori della quarta dimensione hanno scandito le giornate cittadine dal Medioevo.

Prima di entrare nella Basilica, guardiamo con più attenzione tra gli alberi; una statua in cima ad una colonna molto alta si nasconde tra i rami. È un personaggio tra i più horror che la fantasia potrebbe immaginare: un uomo in piedi, raffigurato nel pieno delle forze, che ha una grossa lama conficcata nel cranio e sembra non accorgersene.

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È Pietro da Verona, un frate domenicano del convento di Sant’Eustorgio, a capo dell’Inquisizione milanese alla metà del 1200. Per il suo impegno nel combattere le eresie diffuse a Milano, fu ucciso con un colpo di roncola alla testa.

Fu canonizzato col nome di San Pietro Martire ed è sepolto nella Cappella Portinari.

La sua eloquenza era tale che fu necessario costruire un pulpito all’esterno, perchè la Basilica non era sufficiente a contenere tutti coloro che accorrevano ad ascoltarlo.

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Sant’Eustorgio è la prima chiesa milanese in cui tradizionalmente entra un nuovo Arcivescovo quando si insedia nella Diocesi. Infatti qui si trovava il primo fonte battesimale di Milano, in cui San Barnaba iniziò a battezzare i milanesi nell’anno 51 d.C. Ciò è ricordato da una lapide posta sulla facciata di una delle case che si affacciano sulla piazza.

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Entriamo ora in questa Basilica, della quale, come al solito, cercheremo di raccontare un po’ di storia e un po’ di leggenda.

Così l’Arcivescovo di Milano, cardinale G.B. Montini, divenuto poi Papa Paolo VI racconta le proprie sensazioni: “Tutto parla anche quando questa Basilica è vuota e sembra solitaria; e quasi incute timore a chi entra nelle ore perse della giornata. Questa Basilica è piena di voci”.

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Osserviamo la struttura a tre navate.

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Sulla navata destra ci sono diverse cappelle, con opere del Bergognone, della scuola giottesca e importanti tombe marmoree.

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La navata sinistra, invece, non è così articolata e la veduta aerea di questo complesso ce ne spiega la ragione. Infatti, addossato al muro della navata sinistra c’è l’ex-convento domenicano, ora in parte occupato dal Museo Diocesano e in parte dal Museo di Sant’Eustorgio.

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Avanziamo verso l’altare, per raggiungere la Cappella dei Magi

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Si può forse restare stupiti nel vedere come l’antico sarcofago, sopra il quale c’è una lapide con la Stella, resti in disparte, in fondo alla chiesa, quasi per non essere notato.

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Una brutta grata copre una finestrella che forse serviva per mostrare le reliquie ai fedeli.

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Osserviamo anche la presenza su un pilastro di una lapide con una stella, sempre a otto punte, ma, diversamente da quella che compare sul coperchio del sarcofago, non è una cometa.

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Siamo ora all’altare dei Magi. Una piccola urna, protetta da una grata, contiene la parte di reliquie restituite dai tedeschi ai primi del 1900.

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Siamo riusciti a fotografare l’urna quando le reliquie, con tutti i loro misteri, erano esposte alla venerazione dei fedeli.

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Continuando la nostra visita per sant’Eustorgio, accanto alla Cappella dei Magi, e dietro all’altare maggiore, notiamo alcuni resti della primitiva Basilica paleocristiana, che sono quasi un invito a scendere nel passato di questa chiesa e a visitarne lo straordinario Museo.

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Per saperne di più:

http://www.santeustorgio.it/storia_della_basilica.html

Itinerario Basilica di Sant’Ambrogio (Parte Terza – i dintorni)

Concludiamo il nostro itinerario, facendo quattro passi intorno alla Basilica, per scoprire quello che era il suo antico monastero.

Se usciamo dalla porta laterale, posta in fondo alla navata sinistra, quasi di fronte alla scala che conduce alla cripta, ci troviamo in un inaspettato cortile, un tempo piccolo cimitero. È fiancheggiato su due lati da un porticato, rimasto incompiuto; quello verso la Basilica è opera del Bramante!

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Se volete saperne di più

Al centro del porticato, sostenuto da colonne, verso la Basilica, c’è un grande arco, che rappresentava l’ingresso d’onore per il Duca.

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Fra queste colonne, quattro sono del tutto inaspettate e insolite, simili a tronchi d’albero in pietra; sono un’ “invenzione” in campo artistico: perchè finti alberi in un luogo sacro? Non perdiamoci questa sorta di Nemeton, il Bosco Sacro di Belisama.

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Al centro di questo cortile c’è una piccola chiesa, l’Oratorio di San Sigismondo, del XI secolo, purtroppo quasi sempre chiusa, tranne qualche circostanza particolare. Il Santo veniva invocato per la guarigione da un tipo di malaria, la febbre quartana.

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Se volete saperne di più

Dopo aver lasciato la Basilica, ci dirigiamo verso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, poco più avanti.

La costruzione bianca che incontriamo alla nostra sinistra è il Sacrario dei Caduti, detto anche Tempio della Vittoria. È il suggestivo monumento alla memoria dei milanesi caduti nella Prima Guerra Mondiale, i cui 10.000 nomi sono incisi su tavole di bronzo nella cripta.

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Mausoleo di Teodorico

Ispirato al Mausoleo di Teodorico, a Ravenna, fu realizzato nel 1928 su progetto dell’architetto Muzio. Al centro del Tempio della Vittoria si trova una grande statua in bronzo di Sant’Ambrogio, che qui appare imponente, opera di Adolfo Wildt. Nella mano sinistra tiene il pastorale, nella destra uno staffile, che serviva contro gli eretici, secondo l’iconografia tradizionale del Santo. Un Santo molto deciso!

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Ora siamo di fronte all’ingresso della Cattolica, che un tempo era l’antico monastero di Sant’Ambrogio, prima dei Benedettini e poi dei Cistercensi.

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L’ attuale facciata appare austera e non lascia quasi intuire la presenza dei due splendidi chiostri bramanteschi al suo interno.

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Dalle immagini si può  notare la struttura con i due chiostri e come il monastero sia unito alla Basilica.

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Quando salite sullo scalone d’onore pensate che state camminando sopra il museo della Basilica, il quale rimane nel “sottoscala”…

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L’Aula Magna dell’Università, in origine refettorio cistercense, conserva un vero gioiello, la volta affrescata, e le tavole con Le nozze di Cana di Callisto Piazza.

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Sotto l’Aula si trova l’antica Cripta oggi utilizzata per attività di studio.

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A lato dell’Aula Magna, situata in fondo al porticato fra i due chiostri, c’è un’ampia vetrata che si affaccia sul Giardino delle Vergini, dedicato a Santa Caterina di Alessandria. Solo se siete una donna, anche nonna, potete entrare e godere questa oasi di pace! Per i signori uomini c’è il divieto d’ingresso!

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Ricordiamo che, in epoca napoleonica, il monastero cistercense, attiguo alla Basilica, fu adibito ad ospedale militare, il primo di Milano e d’Italia. I chiostri, sopravvissuti alla soppressione dell’antica istituzione monastica, furono adeguati dapprima ad infermerie per l’esercito napoleonico, poi a magazzini e a sede dell’ospedale.

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Nel 1928 fu acquistato da padre Agostino Gemelli, fondatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore; divenne la sede centrale nel 1932, dopo un’opera di riqualificazione affidata all’architetto Muzio. Egli riuscì a dare vita ad un complesso unitario, nel quale si fondono corpi nuovi ed antichi con grande sensibilità per la particolare importanza del luogo storico e per la vicinanza con Sant’Ambrogio.

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Torniamo sui nostri passi, raggiungendo via Carducci; in tutta quest’area, nei giorni vicino al 7 dicembre, attorno alla Basilica si teneva, fino a qualche anno fa, la tradizionale Fiera degli Oh Bej-Oh Bej, che risalirebbe all’esclamazione dei bambini quando vennero dati loro dei doni da parte del Papa, all’inizio del 1500, per migliorare i rapporti tra la Chiesa di Roma e quella ambrosiana. Ora si tiene accanto al Castello Sforzesco.

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Lo sguardo viene attratto dal Castello Cova, realizzato nel 1915 ispirandosi ai castelli medievali. Costruito in pietra e in mattoni, riprende i colori della Basilica e della vicina Pusterla.

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Non dimentichiamo di guardare i locali pubblici: c’è un’aria un po’ americana da queste parti. Prendendo un caffè e un muffin da California Backery, abbiamo pensato all’università UCLA di Los Angeles: è la versione USA del nostro Sant’Ambrogio!

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Buon ritorno a casa!

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Itinerario Basilica di Sant’Ambrogio (Parte Seconda – l’interno)

La Basilica dei Martiri, voluta da Sant’Ambrogio, vescovo di Milano dal 374, venne edificata, al di fuori delle mura romane, nel luogo in cui si trovava un cimitero dove erano sepolti martiri cristiani, uccisi durante le persecuzioni.

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La Basilica fu rimaneggiata fortemente nei secoli e venne poi dedicata a Sant’Ambrogio, Santo Patrono della nostra città.

Appena entrati, lo splendido Altare d’Oro attrae immediatamente lo sguardo del visitatore; avviciniamoci, però, poco alla volta per guardare come sempre alcune “cose”, ricche di suggestioni e di curiosità.

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All’inizio della navata laterale sinistra, ecco ciò che rimane delle altre due scacchiere di ignoto significato. Sono sulla parete in alto, un po’ deteriorate.

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Poco più avanti non perdiamoci la Colonna del Serpente.

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SerpenteSAnt'Ambrogio_14© Irene Bascì

È un’antica colonna romana sul cui capitello si trova un serpente di bronzo, che la tradizione vuole fatto da Mosè in persona per curare chi fosse stato morsicato da un serpente durante l’Esodo. Chi lo toccava diventava immune al veleno.

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Un Imperatore bizantino lo donò all’Arcivescovo di Milano attorno all’anno Mille e da allora i milanesi rivolsero preghiere al serpente per guarire da alcuni malanni, come le malattie dello stomaco, intestinali e dai…vermi. Accanto a questa leggenda più “umana”, ce ne è una ben più straordinaria, da Fine del Tempo: questo serpente comincerà a sibilare e scenderà dalla colonna per far ritorno a Gerusalemme, nella Valle di Giosafat, dove era stato creato, per arrivare in tempo al Giorno del Giudizio.

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È un serpente “positivo”, lontano dalle tradizionali immagini che ritroviamo nelle raffigurazioni sacre, e il cerchio che il suo corpo forma potrebbe avere significati allegorici.

Milano, in fondo, ha molti misteriosi rettili nella sua storia!

Poco più avanti, in una cappella laterale, troviamo un bel dipinto, la “Madonna dell’Aiuto” alla quale i milanesi sono molto devoti. Il culto, secondo la tradizione, sarebbe iniziato nel 1495 quando un eremita, chiamato dal popolo “Missus a deo”, incitava ogni sera in piazza del Duomo i milanesi alla penitenza e alla devozione mariana.

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Fermiamoci ora al Sarcofago di Stilicone, sotto l’Ambone di marmo (una sorta di pulpito), che conterrebbe le spoglie del generale imperiale e di sua moglie Serena, di cui abbiamo trovato un’immagine.

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Sul sarcofago sono raffigurate diverse scene, tra le quali vi segnaliamo quella della Natività, che guarda verso l’altare; Gesù è in fasce, nella mangiatoia, ma col volto di adulto, ai suoi lati il bue, l’asinello e due uccelli.

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Il bue e l’asinello si pensa rappresentassero rispettivamente i Profeti d’Israele e i pagani, mentre l’uccello che becca con riluttanza indicherebbe le difficoltà ad accogliere il messaggio cristiano. Sottostante a questa Natività è scolpita una greca con immagini del Sole e con croci uncinate, antichissimo simbolo religioso.

Un’altra piccola curiosità, che si trova su questo sarcofago: guardiamo i discepoli che si tengono uniti e persino  i loro piedi  si toccano o sono in parte sovrapposti. Formano una catena umana che continua il messaggio evangelico.

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È, secondo noi, un’immagine molto bella: “nessun uomo è un’isola” (John Donne).

Nessun uomo è un'isola

Siamo ora all’Altare d’Oro, sotto il quale c’è la cripta dei santi Ambrogio, Gervasio e Protasio.

Scendiamo una piccola scala a lato dell’altare per rendere il doveroso omaggio al nostro Santo Patrono. È posto in mezzo ai due martiri, ai quali la Basilica era stata dedicata inizialmente.

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Ambrogio aveva scelto di stare alla loro sinistra, ma quando il sarcofago venne aperto, miracolosamente i due corpi si spostarono per far posto nel mezzo al santo…e così sono rimasti!

L’Altare d’Oro è un’arca di legno, rivestita in lamina d’oro e d’argento di 2,5 millimetri, lavorata a sbalzo e decorata con smalti, filigrane, perle e oltre 4000 pietre preziose.

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È opera della scuola di Volvinio, che fu il primo artista medievale a firmare la propria opera.

Sopra l’Altare il bellissimo Ciborio, sorretto da quattro colonne di porfido rosso, materiale che nell’antico Egitto era riservato ai soli faraoni, e in epoca romana esclusivamente agli imperatori.

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Dietro questo magnifico Altare si trova il coro ligneo del XV secolo sotto il catino absidale rivestito da uno splendido mosaico dorato. Se volete saperne di più, guardate questo video  http://www.youtube.com/watch?v=-h4Jl56PN_U

Passiamo ora alla navata destra. Salendo qualche gradino subito incontriamo il Sacello di San Vittore in Ciel d’Oro e un piccolo museo.

Nel prezioso mosaico dorato abbiamo, forse, l’immagine più antica e realistica di Sant’Ambrogio, che è raffigurato in abiti civili e senza l’aureola: sembra fosse un uomo di media statura, col viso un po’ asimmetrico e le orecchie a sventola.

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Nel piccolo museo abbiamo reperti della precedente basilica e oggetti sacri.

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Una toccante curiosità: in una vetrina si trova un piccolo presepe fatto, con materiali di fortuna, da militari italiani internati in un campo di concentramento nazista.

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Prima di divenire parte integrante della Basilica, questo Sacello, ancora più antico di Sant’Ambrogio, era staccato, con ingresso indipendente; ora regge, in parte,  lo scalone principale della adiacente Università Cattolica.

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Per accedere al Sacello di San Vittore e al museo, è richiesto un biglietto d’ingresso (Euro 2).

Sempre sul lato destro della navata troviamo una serie di cappelle, tra le quali quelle con le spoglie di Santa Marcellina e di San Satiro, fratelli di Ambrogio.

Vi invitiamo ora a ripercorrere tutta la Basilica, guardando questo splendido video

 http://www.360visio.com/progetti/milano-basilica-santambrogio/

Il nostro itinerario di Sant’Ambrogio, però, non è ancora finito…

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Itinerario Basilica di Sant’Ambrogio (Parte Prima – l’esterno)

Visitare la Basilica di Sant’Ambrogio è come fare un viaggio nel cuore di Milano e dei milanesi, ovunque siano nati. Ci sono austerità e mistero, severità e sorriso con un tantino di ironia in questa Basilica da scoprire piano piano, come sempre accade quando si voglia capire meglio la nostra città.

Già l’accesso può lasciare indifferenti ad un primo sguardo o stupiti e attoniti. Infatti ci appare come una piccola fortezza, con una pusterla  (antica porta medievale) che si presenta come un primo baluardo o come un invito ad entrare.

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Non dimentichiamo, infatti, che a fianco della nostra basilica, in mezzo alla vita della città, c’è la Colonna del Diavolo,  sotto la quale, secondo la leggenda, c’è un passaggio addirittura per l’Inferno.

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Dopo queste premesse che già introducono ad un mondo di realtà, leggende e mistero, varchiamo la soglia del cortile, l’Atrio di Ansperto.

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La Basilica ci appare costruita in mattoni, secondo l’uso di utilizzare materiale locale, con due logge sovrapposte, e già vediamo qualcosa di insolito: la Basilica ha due campanili, fatto poco comune nelle chiese italiane.

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Questi campanili, non coevi, di altezza diversa, sono frutto di una lunga bega di “condominio” tra Canonici e Monaci. Infatti il campanile più basso e tozzo, il più antico (IX secolo), era quello dei Monaci, mentre quello più alto, che risale all’ XI secolo, era quello dei Canonici.

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Soffermiamoci un momento nell’Atrio di Ansperto, che serviva per accogliere i pellegrini o chi non aveva ancora ricevuto il Battesimo; è ricco di lapidi, sarcofagi…

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Tutto “normale”? Sembrerebbe di no; infatti è pieno di elementi misteriosi e di varia interpretazione.

Se guardiamo i capitelli delle colonne del portico, vediamo scolpiti animali comuni, ma anche creature fantastiche come grifoni, draghi, centauri, ecc.

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Questo ricorda un po’ la statuaria del Duomo, dove viene rappresentato tutto il creato, nelle sue infinite varietà, con pericoli e tentazioni. Ma c’è un’altra interpretazione molto suggestiva e in clima con la Colonna del Diavolo. Queste figure sono forse immagini allegoriche della lotta del Bene contro il Male? La Croce che compare tra queste immagini è forse un baluardo in questa eterna lotta?

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Questa interpretazione ci porta anche a cercare di capire il significato della misteriosa scacchiera a rombo fatta di caselle bianche e rosse, posta sul lato destro della facciata della Basilica, accanto al portone principale.

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Non è l’unica, ce ne sono altre tre; una è all’esterno, alla base del campanile più basso, posta sopra tre misteriose linee bianche. e le altre due si trovano all’interno, in parte rovinate e di difficile individuazione.

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Sempre sulla facciata, ma vicino alla porta di sinistra, troviamo questa immagine, che secondo alcune interpretazioni, raffigurerebbe San Bernardo di Clairvaux, colui che scrisse la regola dei Templari; sotto il tondo si trova una croce che ricorda una croce patente, come quelle usate da quei cavalieri.

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Sappiamo che i Templari furono alloggiati nel chiostro di Sant’Ambrogio dopo il 1100, al ritorno dalla Terra Santa, e potrebbero aver fatto conoscere il gioco degli scacchi, di origine indiana. I pezzi della scacchiera sono bianchi e neri e i due “eserciti” sono in lotta tra loro per sconfiggere il re avversario.

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Cosa significano queste scacchiere poste all’ingresso della nostra Basilica e al suo interno? Non ci sono risposte, altrimenti che mistero sarebbe!

Itinerario da San Maurizio

Questo itinerario è molto piacevole e vario; attraverso un intreccio di vie tra le più eleganti e signorili di Milano, vi porterà a spasso nel tempo, incontrando dei resti romani, un museo archeologico, un palazzo barocco, un’abitazione di Lorenzo il Magnifico, un bar liberty, molti negozi contemporanei…e un lussuoso abbeveratoio per cavalli.

Siete pronti? Andiamo!

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Lasciamo la chiesa di San Maurizio: non perdetevela! Diversi critici l’hanno paragonata addirittura alla Cappella Sistina!!!

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Ci troviamo subito accanto al Civico Museo Archeologico di corso Magenta 15, che un tempo ospitava le suore di clausura del Monastero Maggiore.

La Chiesa di San Maurizio

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È una struttura evegreen molto bella, nonostante i molti secoli alle spalle (sembra risalga all’epoca longobarda).

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Non possiamo descrivere tutto ciò che contiene; vi invitiamo a visitarlo di persona! Ci sono reperti molto interessanti, tutti quelli di epoca romana (sezioni “Milano Antica” e “Abitare a Mediolanum”) sono provenienti da scavi nell’area milanese.  All’ingresso ci accoglie un plastico che riproduce, anche con colori diversi rispetto alle varie epoche, i principali edifici romani e la cerchia di mura, inseriti nella struttura urbanistica recente.

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Plastico di Mediolanum con le mura e gli edifici di età repubblicana in colore chiaro; quelli di età imperiale sono più scuri

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Mappa di Mediolanum repubblicana con l’espansione di Massimiano

Fra tanti reperti  alcuni capolavori, come un piatto d’argento  (la “Patera di Parabiago”) con un insieme di raffigurazioni mitologiche (con un click vedrete il carro di Cibele trainato da leoni, Atlante che sostiene il Tempo, le Quattro Stagioni, una lucertolina impertinente e tanto altro ancora); era utilizzato durante le cerimonie sacre pagane.

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Un altro tesoro da non perdere  è la splendida coppa di vetro del IV secolo, detta Coppa Trivulzio: ce ne sono solo tre al mondo, due appartengono  a  collezionisti misteriosi. E’ lavorata con una tecnica particolare che crea una specie di intarsio nel vetro, formando anche una frase beneaugurante.

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“bibe, vivas multis annis”

Ci sono poi i resti di una villa romana del primo secolo, demolita per costruire il Circo di Massimiano.

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Guardate questi gioielli incantevoli, attuali ancora oggi. .. chi era la fortunata signora?

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Quante altre cose si possono vedere al museo, ma ve le lasciamo scoprire da soli…..

Usciamo da qui alla ricerca di altri tesori.

A proposito di gioielli, a chi potrebbe venire in mente di farsi incastonare una perla nel pavimento? Alla marchesa Litta, inquilina del palazzo di fronte al museo!

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Palazzo Litta

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La marchesa Litta

Si dice infatti che alla nobildonna, quando Napoleone venne a trovarla, per l’emozione cadde una lacrima sul pavimento del Salotto Rosso: la preziosa lacrima fu ricordata con una perla.

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Purtroppo il palazzo, sede di uffici del Ministero dei Beni Culturali, non è visitabile, salvo particolari occasioni. Al suo interno  ospita un piccolo teatro a cui si accede da un ingresso laterale entrando nel cortile detto dell’Orologio

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Ingresso al teatro

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Accanto al teatro  c’è una caffetteria da non perdere: entrate in questa ex scuderia del palazzo dove  una fontana  ruba la scena!

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una fontana nel locale?

Vi domina un enorme Nettuno; bello vero? Chissà come erano emozionati i cavalli che qui si abbeveravano!!!

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Proseguendo su corso Magenta incontriamo la piccola via Terraggio: fate una sosta nel Giardino Segreto, entrando dal portone del numero civico 5.

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Qui passeggiava Lorenzo il Magnifico, quando veniva in visita agli Sforza, nella casa che gli avevano donato!

giardino terraggio

100_6587 Giardino via Terraggio

Casa Medici fu trasformata poi in un convento, successivamente il refettorio divenne il cinema Orchidea, attualmente chiuso.

La dimora quattrocentesca di Lorenzo De' Medici a Milano, in Corso Magenta 29

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100_6588 Ex cinema Orchidea

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Se volete passare dal ‘400 al ‘900, spostandovi di pochi passi, potete trovare una importante libreria di settore, la Libreria dello Spettacolo.

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interno libreria dello spettacolo

Poco più avanti vi conviene fare una sosta al Bar Magenta, un locale storico dove vi sentirete pervasi dall’atmosfera Liberty.

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bar magenta interno

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Se vi gira un po’ la testa dopo aver camminato in mezzo a tutta questa Storia, rilassatevi facendo quattro passi di ritorno su corso Magenta. per fortuna ci sono negozi bellissimi di vario genere: abbigliamento, calzature, una gioielleria che in genere ha una vetrina di forte impatto, una storica drogheria e, di fronte, la Libreria Milanese.

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Ora siete pronti per una visita al Palazzo Imperiale…o a ciò che ne resta, in via Brisa.

Più che un palazzo era una serie di edifici, una sorta di Quartiere Imperiale. Certamente si resta un po’ delusi di fronte a questo piccolo spazio verde con dei ruderi, che si può solo guardare dall’alto; d’altra parte sembra che a Palazzo abbia abitato anche Attila…

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via Brisa

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resti del palazzo di via Brisa

Avete voglia di un dolcino per concludere questa passeggiata? La Pasticceria Marchesi è qui dal 1824; vi tenterà non poco.

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100_6477 Pasticceria Marchesi

Tra un po’ aprirà un punto vendita anche in uno dei più lussuosi negozi in Galleria. Per ora un’occhiata che non fa ingrassare o, se siete golosi, un piccolo peccato di gola che sarà perdonato se farete ancora quattro passi per Milano!

Alla prossima!