A due passi da piazza Cinque Giornate: il mercato del Suffragio

Siamo a due passi da piazza Cinque Giornate, in corso Ventidue Marzo, davanti alla chiesa di Santa Maria del Suffragio e ad un piccolo giardino pubblico alberato e fiorito. Di fronte a noi c’è il Mercato del Suffragio, il primo mercato rionale con cucina.

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La struttura del vecchio mercato coperto è stata rinnovata e riqualificata, resa vivace da colori sgargianti e da vetrate decorate.

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Su un lato, un dehor con tavolini offre lo spazio per una sosta in questo dinamico quartiere di Milano fra negozi, bancarelle, traffico e un po’ di verde.

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La zona è così milanese che persino una pala del Battistero di Santa Maria del Suffragio pare riprodurre l’ambiente circostante con un tram che sembra sferragliare tra le case.

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In questo mercato si  possono acquistare  prodotti di buona qualità; meglio ancora, è possibile farseli cucinare e gustarli direttamente al bancone o ai tavolini.

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L’interno è molto accogliente e curato in ogni particolare.

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L’offerta per una pausa pranzo, un aperitivo o una cena spazia dal pane alla pizza, dai piatti di pesce crudo o cotto ai piatti vegani, dai centrifugati e frullati ai taglieri di formaggio e salumi, dal gelato al vino di origine biologica; tutto è di qualità e sotto i nostri occhi.

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Quattro sono infatti gli angoli dove soffermarsi: “Fresco e Buono”, dedicato all’ortogastronomia, la pescheria”Schooner”, la “Latteria” con il bancone dei formaggi e dei salumi e la gelateria. Infine la panetteria di D. Longoni, il più noto panificatore artigianale di Milano, che ha coinvolto produttori e aziende per creare questa nuova realtà.

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Il Mercato del Suffragio continua e amplia l’esperienza del Mercato di Porta Ticinese e dei vari locali di street food.

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Macelleria Popolare del Mercato di porta Ticinese

Questo spazio ha iniziato a ospitare  anche un ciclo di eventi culturali per  renderlo, ancora di più, punto di aggregazione e  convivialità, rivitalizzando l’antica vocazione del quartiere di Porta Vittoria.

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Il Mercato è aperto tutti i giorni dalle 7.30 alle 23  escluso il lunedì.

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Palazzo Litta e San Paolo Converso nel FuoriSalone

Palazzo Litta e la chiesa di San Paolo Converso non sono solitamente aperti al pubblico e il FuoriSalone ha offerto l’opportunità di visitarli e, nel contempo, di vedere le opere di design esposte.

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Scusate, abbiamo messo le immagini di qualche secolo fa! Ecco quelle di oggi:

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Questo piccolo refuso indica quanto siano antichi questi edifici, i cui interni sono splendidi anche se “invisibili”. Infatti a Palazzo Litta “abita” il Ministero dei Beni Culturali, mentre San Paolo è diventato il favoloso ambiente dove lavora un importante studio di architetti.

Palazzo Litta

Il Palazzo si trova in corso di Porta Vercellina 2612, oggi corso Magenta 24, di fronte alla chiesa di San Maurizio e al Museo Archeologico.

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Era uno dei più fastosi palazzi secenteschi, forse di gusto inconsueto per la sobrietà meneghina.

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L’ampio scalone servì da modello, decenni dopo, per quello dell’Opéra di Parigi. Anche allora era in voga il Made in Italy!

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Palazzo Litta

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Per il FuoriSalone sono stati aperti al pubblico i cortili e gli ambienti del piano nobile.

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Anche in questo caso, non siamo riusciti a decidere se guardare di più la ricchezza dei saloni o il design esposto in queste “vetrine”.

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Siamo invece riusciti a trovare e a fotografare la perla fatta incastonare nel pavimento di una sala a ricordo della lacrima di commozione versata dalla nobildonna, allora proprietaria del palazzo, nell’accogliere Napoleone.

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Per la verità questa perla era ignorata (o era completamente sconosciuta?) dai passi dei visitatori, ma non da quelli dei Passipermilano, investigatori DOC!

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San Paolo Converso

Quando si entra nella chiesa di San Paolo Converso, in corso Italia, si resta sconcertati e affascinati davanti alla scenografia che si presenta ai nostri occhi.

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La sua costruzione risale alla seconda metà del Cinquecento, le volte e le pareti sono riccamente affrescate in uno stile pieno ed opulento.

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Davanti alla chiesa si trova la statua di Sant’Elena in cima a una colonna, con una grande croce. Oggi è conosciuta come la statua di Sant’Eufemia, dal nome dell’altra chiesa nella stessa piazza.

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San Paolo Converso, come San Maurizio, è composto da due parti: nella prima il pubblico assisteva alle funzioni religiose; la seconda era invece destinata alle suore di clausura, che partecipavano alla funzione attraverso una grata.

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verso le suore

La religiosissima contessa Lodovica Torelli di Guastalla aveva voluto questa chiesa vicino al convento delle Suore Angeliche, che si dedicavano all’educazione di fanciulle di famiglie nobili decadute e alle opere di assistenza rivolte alle “Alunne di Venere” delle diverse case di malaffare della zona.

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Lodovica Torelli

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Venere allo specchio – P. Veronese

Forse il lavoro esterno era così “faticoso” che le Suore Angeliche si chiusero in clausura e la contessa fondò un altro collegio per fanciulle nell’attuale Giardino della Guastalla di via Francesco Sforza.

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San Paolo Converso venne sconsacrata alla fine del Settecento diventando un magazzino. L’eccezionale acustica della chiesa, però, che aveva un tempo affascinato i fedeli quando ascoltavano i cori delle suore, fece sì che nel secolo scorso l’ex-chiesa diventasse sala di incisioni discografiche per le voci laiche della Callas e di Mina.

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Da qualche decennio, infine, San Paolo è diventata la sede italiana di un importante studio di architettura. La prima parte della chiesa è dedicata ad attività culturali e di rappresentanza, come il FuoriSalone.

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Nella seconda parte, invece, c’è il vero e proprio studio: un’imponente struttura in metallo e vetro a più piani sale verso l’alto e si prolunga, come una prua, sopra l’ambiente anteriore con effetti da togliere il fiato.

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Non solo: visitando questa chiesa abbiamo notato una scala che scende. Eccoci nella cripta, movimentata da colonne, nel cui grande spazio trovano posto anche una supercucina e un lungo tavolo dove gli architetti possono pranzare insieme come in un antico refettorio.

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Mai, quanto in questi luoghi, abbiamo visto come il fil rouge tra vecchio e nuovo percorra Milano: dalla perla di Palazzo Litta alla “clausura” laica, per il pubblico, di San Paolo. Dove ci condurrà ora?

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“Filo di Arianna” – di F. Dodi

Passipermilano nel FuoriSalone

È stata una settimana eccezionale per questa nostra città, vitalissima ed eclettica, bella e misteriosa.

Milano vista da Samantha Cristoforetti dalla ISS

Le giornate del Salone del Mobile e del FuoriSalone hanno richiamato migliaia di persone, cittadini del Mondo, pronte a seguire, in una sorta di fil rouge tra le diverse zone, il meglio dell’abitare, i frutti del migliore design, già di punta o emergente, internazionale o made in Italy.

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Torre Velasca

Milano si sta muovendo come motore di Cultura e di Business: il Salone del Mobile alla Fiera di Rho e le esposizioni nei vari quartieri sono un unicum nel panorama dell’arredamento e del design a livello mondiale.

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La Triennale, inoltre, continuerà a presentare, ancora per qualche mese, in una serie di mostre diffuse, tematiche e tendenze delle nostre future “Stanze”.

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Non solo: Milano ha offerto i suoi luoghi d’arte (e quanti sono!!!) come “vetrine” per gli espositori del FuoriSalone, regalando ai visitatori tantissimi eventi e visite gratuite.

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Palazzo Reale

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Diurno Venezia

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Piazza Affari

Quasi impossibile in “soli” sei giorni vedere tutto. Abbiamo scelto alcuni luoghi significativi della nostra città, che si offrono in una veste insolita e molto cool. La Torre Velasca, amata o vituperata icona degli edifici alti di Milano, affronta la sua prima volta al FuoriSalone con uno sgargiante abito rosso.

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Accanto ad essa le belle installazioni dell’Università Statale, con le opere di grandi architetti nei cortili e nelle logge del Quattrocento.

La Statale

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Restando all'”aperto”, facciamo un salto al Giardino “segreto” di via Terraggio, accanto alla dimora che gli Sforza donarono a Lorenzo il Magnifico.

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Per riposare o fare palestra d'”autore” spostiamoci all’Orto Botanico di Brera, appena sotto l’Osservatorio Astronomico, dove G. Schiaparelli vide per la prima volta i canali di Marte.

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Proseguiamo queste nostre visite all’aperto nel chiostro di San Simpliciano, una delle basiliche fondate da Sant’Ambrogio, dove sono esposte sedie un po’ manga.

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Rendiamo omaggio al nostro patrono ammirando il Fiore “Fotovoltaico” e il mercato di fiori “naturali” nel chiostro della basilica di Sant’Ambrogio.

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Fiori veri sono anche quelli del cortile di Palazzo Turati, di via Meravigli, uno degli edifici aperti al pubblico in occasione del FuoriSalone.

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Anche qui lo scalone principale lascia senza fiato i visitatori, che salgono per vedere gli ambienti e gli oggetti esposti. Cosa è più bello e ruba la scena?

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Altri due luoghi aperti al pubblico per il FuoriSalone lasciano stupiti per la loro sconosciuta bellezza: Palazzo Litta, di corso Magenta, e la chiesa sconsacrata di San Paolo Converso, in corso Italia, ai quali dedicheremo il prossimo report. A presto

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Torri e grattacieli a Milano: sguardo all’insù tra ieri, oggi e domani (Terzo itinerario)

Riprendiamo i nostri passiperMilano con lo sguardo all’insù da piazza Gae Aulenti, che si è conquistata un posto di primo piano tra i luoghi da visitare nella nostra città. Se la Torre Velasca e il Pirellone rappresentano lo ieri degli edifici alti della nostra città, piazza Gae Aulenti è senz’altro l’oggi.

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Guardiamo questa foto che mostra il Galfa e il palazzo del Comune (il Pirellone non è stato inquadrato) con l’arco di Porta Garibaldi e le auto che ancora percorrono piazza XXV Aprile e corso Como. Si resta senza parole vedendo come è cambiato, in pochi decenni, lo skyline di questa zona.

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Per realizzare questo “quartiere” di nuovi edifici sono state interessate ben tre zone: Porta Garibaldi, l’Isola e le ex-Varesine.

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Porta Garibaldi offre al nuovo “quartiere di grattacieli” le boutique e i locali glamour di corso Como, nonchè il comodo accesso costituito dalla stazione Garibaldi, dalle fermate delle linee metropolitane verde e lilla e del Passante Ferroviario.

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Anche la stazione Garibaldi ha i suoi edifici alti, un po’ vintage: la Torre Arcobaleno, vecchio serbatoio dell’acqua, ricoperto di piastrelline colorate e altri due grattacieli, le Torri Garibaldi, sottoposti ad un recente restyling.

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Saliamo verso piazza Gae Aulenti, opera dell’architetto argentino César Pelli, quasi un’altra cinta di mura, sopraelevata sulla città, con guglia verso il cielo.

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All’inizio della piazza ci accoglie un’opera di Alberto Garutti con 23 strumenti per ascoltare le voci e i suoni della città, mettendo in comunicazione visiva lo spazio della piazza con quello sotterraneo, dove si trovano un supermercato e un parcheggio.

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La piazza Gae Aulenti ha forma tondeggiante contenuta tra edifici che riflettono l’ambiente. Fra questi l’altissima Torre Unicredit, con una guglia (omaggio o sfida al Duomo?) rivolta al cielo.

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Al centro c’è una grande fontana a livello del suolo, attraversata da piccoli percorsi a piedi e circondata da una lunga e sinuosa panchina in pietra di oltre 100 metri.

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La piazza è diventata un punto di incontro e di svago (c’è persino un gigantesco calciobalilla!!) e ospita spesso manifestazioni ed eventi. Molti negozi ed una libreria dove “leggere, fare colazione e sognare” si aprono ai visitatori.

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La piazza si allarga verso il Pavillon, bassa costruzione a diversi livelli, in vetro e legno, senza colonne al suo interno. È un centro polifunzionale (c’è anche un asilo) che, secondo l’autore, M. De Lucchi, rappresenta “un seme pronto a radicare e germogliare”.

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Da qui iniziano due passeggiate che ci conducono verso le altre due zone coinvolte in questo progetto urbanistico: l’Isola e le ex-Varesine, raggiungibili attraverso la Passerella Gioia.

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Andiamo, percorrendo la Passeggiata Luigi Veronelli, verso il Bosco Verticale dello Studio Boeri.

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Questi due grattacieli hanno fatto scuola: la struttura è alleggerita visivamente da giardini pensili piantumati. Vincitore di un prestigioso premio internazionale per l’edificio più bello e innovativo, il Bosco Verticale ospita migliaia di alberi, arbusti e perenni formando un vero e proprio bosco e sottobosco di quasi 20.000 metri quadrati di verde.

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Accanto a questo “bosco” dovrà nascere la “Biblioteca degli Alberi”, per ora è uno spazio che ha visto “spuntare” il grano in un’opera di land-art.

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Prima di tornare sui nostri passi, guardiamo un altro volto di Milano: case vecchie, di ringhiera, sono a poca distanza da queste torri. Forse si guardano, si invidiano, si criticano… vivono. Come ha detto il grande architetto Sottsass: “l’arte si guarda, l’architettura si abita”.

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Percorriamo ora l’altra pedonale che da piazza Gae Aulenti scende verso piazza Lina Bo Bardi, vicino a piazza della Repubblica.

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Questo spazio era occupato dalla stazione delle Varesine, diventato in seguito un grande Luna Park.

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Ora è una sorta di passerella per edifici ricchi di fashion. Milano, città della moda, fa sfilare in passerella anche le opere di prestigiosi architetti contemporanei. Tutti questi edifici utilizzano le più innovative tecnologie con altissima attenzione alle risorse sostenibili.

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Ci fermiamo un momento davanti alla Torre Diamante. La sua forma asimmetrica attira la nostra attenzione e ci invita a riflettere.

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Guardandola, abbiamo pensato al concetto della “bellezza imperfetta” della cultura giapponese, al fascino dello squilibrio in un insieme simmetrico perfetto, all’idea orientale della “impermanenza”, quasi lo scorrere asimmetrico della nostra vita.

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Scendiamo ora verso piazza della Repubblica: un vecchio tram conclude la nostra passeggiata tra le opere degli archistar e ci conduce verso???

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A presto!!

Una soap del ‘500: la Matta Biraga

“Pin Pin Cavalin…” quante volte abbiamo fatto o sentito questa “conta”? Dietro questa filastrocca per bambini c’è una bella storia milanese del Cinquecento, anzi, un po’ storia (alcuni personaggi sono citati dalla Treccani!) e un po’ leggenda… Chissà se è proprio andata così?

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E, dato che a noi piace mescolare passato e presente, racconteremo questa storia anche attraverso alcune poesie di Alda Merini, milanese DOC, che darà voce ai sentimenti della protagonista, la Matta Biraga. Ancora oggi, se ad una donna manca “qualche rotella”, i milanesi dicono che “l’è ‘na Matta Biraga”

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murale in San Calimero

C’era una volta, nella Milano nel Cinquecento, una giovane e bella coppia innamorata e felice: lei, Rosalinda Visconti, e lui, Ludovico Birago, appartenevano a due importanti casate della nostra città. Tutto sembrava perfetto, tanto più che erano in attesa di un erede.

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Al tempo delle dominazioni era Governatore di Milano, per conto di Carlo V, Don Ferrante Gonzaga, uomo molto potente, cui si deve, tra l’altro, la realizzazione delle Mura Spagnole.

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Mura spagnole a Porta Romana

Questi, benchè padre di ben undici figli legittimi, si era invaghito della giovane sposa di Ludovico e tramava per conquistarla. Fece esiliare Ludovico con una falsa accusa di tradimento e, quando Rosalinda andò a chiedere la grazia col bambino appena nato tra le braccia, li fece rinchiudere nel castello di Abbiategrasso.

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Don Ferrante tentò con ogni mezzo di far cedere la giovane donna. Lusinghe, minacce e maltrattamenti non servirono a niente. Rosalinda resisteva, finchè, dopo cinque anni di prigionia e di tormenti, la poveretta impazzì.

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“Sono una piccola ape furibonda…” così Alda Merini, che conobbe le sofferenze del disagio mentale e l’esperienza dell’ospedale psichiatrico, racconta i suoi sentimenti simili, forse, a quelli della giovane donna.

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Rosalinda, divenuta per tutti la Matta Biraga, fu affidata da Don Ferrante alle cure di un celebre medico, Giuseppe Cavalli, soprannominato “Pin Cavallin” per la bassa statura. Il medico si stabilì al castello di Abbiategrasso e cercò di curare la Matta Biraga con bagni caldi e freddi. La giovane donna, però, non usciva dal buio della propria mente.

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Via via il medico si affezionò al bambino prigioniero e giocava con lui. Non sappiamo se avesse mai consigliato alla donna di fingere le crisi di pazzia per sottrarsi a Don Ferrante. Qualche dubbio rimane…

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Nel frattempo Ludovico, divenuto alto ufficiale dell’esercito dei Savoia, attaccò il castello per liberare la moglie e il figlioletto. Immaginiamo l’incontro tra gli sposi… Per Rosalinda fu l’inizio della guarigione.

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La leggenda dice che quando Don Ferrante fu allontanato, accusato di corruzione e abuso di potere, la famiglia Birago fece ritorno a Milano. Con loro rimase anche il medico che aveva fatto da nonno al bambino, giocando con lui. Uno di questi giochi consisteva nell’indovinare in quale mano Pin Cavalin avesse nascosto un confetto. Da qui la conta nelle due versioni:

Pin pin Cavalin,/sota al pe’ del taulin:/pan poss, pan fresch,/induina che l’è quest!

Pin pin Cavalin,/acqua calda,/acqua freggia,/ten tì quel,/damm a mì quest.

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E la Matta Biraga? La vogliamo pensare a spasso per Milano sorridente e serena, come Alda.

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Una chiesa dell’Anno Mille: San Sepolcro

C’è un “dove” un po’ nascosto e un po’ sconosciuto, anche se centralissimo, da visitare magari in questi giorni di Pasqua. La meta odierna di passipermilano è la chiesa di Santa Maria Maddalena al Santo Sepolcro, più conosciuta come chiesa di San Sepolcro.

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Fa parte del complesso dell’Ambrosiana e si può raggiungere tranquillamente da via Torino o da piazza Pio X.

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Siamo nel cuore di Mediolanum e precisamente la chiesa fu costruita accanto all’incrocio tra Cardo e Decumano, dove si trovavano il Foro e la Zecca.

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San Sepolcro risale al 1030, pochi anni dopo la caduta della Terra Santa nelle mani dei musulmani, avvenuta nel 1009. La piccola chiesa, su più livelli, dedicata inizialmente alla Santissima Trinità, fu voluta da un ricco privato ed era stata pensata come un cammino di fede attraverso il Mistero Pasquale.

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Dopo la riconquista di Gerusalemme da parte dei Crociati il 15 luglio 1099, la chiesa fu dedicata, esattamente un anno dopo, al Santo Sepolcro e ne divenne il simbolo per Milano. Fu celebrata così anche la partecipazione dei Lombardi alla Prima Crociata. Vi ricordate l’opera di Verdi?

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Gerusalemme (F. Hayez)

Ecco la storia nei secoli di questa chiesa:

http://www.chiesasantosepolcro.it/storia.php

Entriamo. Una dolce luce soffusa filtra dalle vetrate.

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Nell’atrio incontriamo due cappelle decorate con affreschi, tra i quali quello di San Carlo al Sepolcro dove è dipinta anche la scala che porta alla cripta nella quale il Santo andava a pregare.

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La chiesa ricorda la Passione, la Morte e la Resurrezione di Cristo; una leggera salita ci conduce verso l’altare.

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Nelle due cappelle ai lati dell’abside, statue secentesche di terracotta policroma a dimensioni naturali rappresentano alcuni momenti della Settimana Santa. Sono opere di suggestivo realismo ed espressività. A sinistra l’Ultima Cena con la Lavanda dei Piedi e Giuda col sacchetto dei 30 denari; a destra Gesù tra i soldati, Caifa che si straccia le vesti e Pietro che rinnega Cristo.

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L’altare raffigura la Morte, la Resurrezione e l’Ascensione di Cristo. Nella parte bassa Gesù nel Sepolcro, al centro alcune statue di legno dipinto di bianco tra cui quella di Maria Maddalena, alla quale apparve per primo il Cristo Risorto. In alto è rappresentata l’Ascensione.

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La chiesa, infatti, è dedicata anche a Maria Maddalena, che è dipinta inoltre in un affresco sotto la cupola, restaurato di recente.

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Una “curiosità” che riguarda Leonardo; il vecchio Leo non si smentisce mai quando c’è qualcosa di intrigante.

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Il Maestro in un disegno aveva indicato questa chiesa come il “centro” di Milano e vi aveva lavorato, realizzando anche la planimetria della chiesa e della cripta, perfettamente identiche.

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Chissà se lo scrittore Dan Brown sapeva, quando scrisse Il Codice da Vinci, che il “centro” di Milano è costituito da una chiesa dedicata alla Maddalena?

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La chiesa subì nei secoli diversi interventi mentre la cripta si presenta ancora come l’aveva vista Leonardo. Scendiamo ora a visitarla.

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Questa novità “antichissima” di Milano è stata restaurata e aperta al pubblico solo da qualche giorno dopo cinquant’anni di chiusura.

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Il pavimento è lastricato con pietre di Verona provenienti dal Foro, materiale quindi “riciclato”, come di recupero sono le sottili colonne romane.

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E’ un grande onore visitare questo luogo nel quale è conservato un Sepolcro, simile a quello originale, che contiene molte reliquie portate dai Crociati, tra cui la terra di Gerusalemme e una ciocca di capelli della Maddalena.

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Una grata protegge il Sepolcro con una statua policroma di San Carlo inginocchiato in preghiera.

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Per lui questa cripta era luogo di spiritualità e penitenza, tanto importante da aver voluto ripristinare la processione del Sacro Chiodo dal Duomo a San Sepolcro.

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il Sacro Chiodo e la “Nivola” in Duomo

Altri riti ancora oggi presenti nel mondo cattolico sono nati in questa chiesa: le “Quarantore” e l’usanza dell’accensione del Cero Pasquale in Cattedrale col fuoco proveniente da San Sepolcro; anche il termine “scurolo” deriva da scuroeu, che, in dialetto milanese, indicava questa cripta.

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La chiesa, non ancora arrivata al grande circuito turistico, è ricca di tanti altri punti di interesse.

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cortile dietro la chiesa

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cortile dietro la chiesa

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abito da cavaliere del Santo Sepolcro

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palma della Sapienza col serpente alla base

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affresco raffigurante Cristo tra la Maddalena e Sant’Elena (?)

Vi proponiamo infine una visita virtuale che è anche un caloroso invito ad andarci di persona:

Uscendo da questa chiesa, eccoci sulla piazzetta, dove ci sono altre curiosità da non perdere. Guardiamo verso la chiesa e vediamo i due campanili gemelli. Non sono sempre stati così: erano di altezze diverse e rappresentavano il Vecchio e il Nuovo Testamento.

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Proprio di fronte alla chiesa si trova palazzo Castani, un edificio del ‘400 restaurato due secoli dopo. Qui nel 1919 Mussolini fondò i Fasci di Combattimento, da cui il nome di Sansepolcristi attribuito ai primi aderenti.

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Interessante è l’edificio di sette piani a fianco del palazzo, la Torre Littoria, opera dell’architetto Portaluppi, risalente al 1937.

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E chiudiamo, nel vero senso della parola, con una grata. Guardate la finestra con le inferriate situata nella parte bassa di palazzo Castani.

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La grata è frutto di un ingegnoso lavoro tale da non permettere di sfilare in alcun modo le sbarre. Per qualcuno è una grata misteriosa impossibile da farsi, per altri è un’opera di antichissima fattura ancor ben conservata.

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Perchè tanto impegno per rendere sicura e inaccessibile una finestra così piccola?

Buon mistero a tutti! E soprattutto… Buona Pasqua!!

 

La Milano romana: articoli collegati

 

 

Torri e grattacieli a Milano: sguardo all’insù tra ieri, oggi e domani (Secondo itinerario)

Era il 30 dicembre 1774: quel giorno la Madonnina salì sulla guglia più alta del Duomo.

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Da allora e per oltre 180 anni, gli edifici di Milano, nonostante i progressi nel campo tecnico, non superarono per “rispetto” i 108,50 metri della Madonnina del Duomo.

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Torre Branca (1933)

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Torre Rasini (1933)

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Torre Snia (1937)

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Centro Svizzero (1952)

Inizieremo questo itinerario dall’edificio che, per primo, andò oltre quest’altezza: il Grattacielo di Milano, o Torre Breda, in piazza della Repubblica 32, alto 117 metri.

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Palazzo per uffici ed abitazioni per i “sciuri”, fu il primo anche per altre innovazioni: l’aria condizionata centralizzata, i bagni ciechi ad aerazione forzata, le cucine all’americana, le vasche da bagno a controllo termico.

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Sulla terrazza di questo grattacielo, ora diventata parco di antenne, è ambientata una scena del film “Ragazze di oggi” di Luigi Zampa.

Siamo negli anni Cinquanta e Milano voleva ricominciare, ritrasformarsi e darsi un volto nuovo. Piazza della Repubblica offriva lo spazio a questa città, che voleva diventare alta: guardiamo le Torri Turati 1 e 2, quasi una porta di ingresso verso il centro, per chi viene dalla Centrale.

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Torna il nome di “Torre”, legame con la tradizione e, forse, simbolo di “difesa” dell’autonomia e dell’identità ambrosiana.

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Torre Turati 1 (1960)

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Torre Turati 2 (1969)

Un piccolo suggerimento per ammirare un esempio di quel museo diffuso e un po’ sconosciuto che è nella nostra città. In uno spazio verde di piazza della Repubblica, quasi in disparte, tanto da passare spesso inosservato, si trova il monumento a Giuseppe Mazzini, di P. Cascella, inaugurato nel 1974. È un monumento da percorrere passo dopo passo. Questo percorso, di circa 30 metri, è concluso da una statua in bronzo di Mazzini, opera di G. Monteverde, del 1874.

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Sculture simboliche in pietra, opera di Cascella, rappresentano il cammino che ha portato al Risorgimento Italiano.

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la cospirazione

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il fiore della gioventù ribelle

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patrioti famosi

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la Medusa simbolo della tirannia

Lasciamo piazza della Repubblica, con i suoi begli alberghi, anticipati da spazi verdi e con la metro “gialla” andiamo alla Centrale.

Si potrebbe fare anche una passeggiata, ma, per una volta, vi consigliamo una fermata di metro, per meglio gustare la vista di un grattacielo fondamentale per Milano: il Grattacielo Pirelli, ma per tutti il “Pirellone”.

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Realizzato dal geniale ed eclettico architetto milanese Gio Ponti, è stato il secondo edificio ad infrangere il limite dei 108,50 metri, arrivando a quota 127.

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Il Pirellone e la Torre Velasca, quasi contemporanei, rappresentano due esempi molto diversi della “via milanese all’edificio alto”.

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La Torre Velasca è in pieno centro storico e vuole mantenere un legame con la storia di Milano; il Pirellone, invece, è “rottura” totale e vuole essere un grattacielo “del Mondo” nel centro direzionale.

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Soffermiamoci ad osservarlo appena usciti dalla Stazione: come una lama taglia lo spazio e la sua “pelle” è liscia e trasparente, tutta in vetro e metallo.

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Il Pirellone era la prima immagine di Milano anche per chi arrivava in treno, in cerca di fortuna e di una vita migliore, con la valigia e qualche scatola di cartone.

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foto di U. Lucas

Forse il “neomilanese” aveva visto qualche grattacielo sulle cartoline inviate da altri migranti e gli sembrava di essere arrivato nel Nuovo Mondo.

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Molto americano, il Pirellone è stato di ispirazione e ha fatto da modello per altri grattacieli del mondo.

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New York

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Barcellona

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Basilea

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Berlino

Gio Ponti, con gli ingegneri Danusso e Nervi, progettò questo grattacielo largo solo 18,50 metri e lungo 70, a pianta poligonale, quasi a forma di uno scafo, sostenuto da quattro pilastri di cemento armato che si assottigliano via via che si sale.

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Nel progetto la struttura avrebbe dovuto essere aperta alle estremità, ma i calcoli di staticità imposero i “balconcini”.

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Questo grattacielo di 31 piani fuori terra, si dimostrò ben solido, quando, nel 2002, un aereo da turismo colpì il 26° piano, causando anche delle vittime.

©FREZZA-LAFATA/LAPRESSE 18-04-2002 MILANO CRONACA UN AEREO DA TURISMO COMMANDER SI E' SCHIANTATO CONTRO IL GRATTACIELO PIRELLI NELLA FOTO: IL PIRELLONE DOPO LO SCHIANTO

Costruito dove sorgeva, prima della guerra, uno stabilimento Pirelli, ora è sede del Consiglio Regionale della Lombardia.

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In cima al grattacielo è stata collocata una minicopia della Madonnina del Duomo.

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Differente dagli edifici circostanti, tra cui l’hotel Gallia e la Centrale stessa, ha una sorta di “gemello diverso” nella Torre Galfa, poco distante, oggi tristemente abbandonata.

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Nel Centro Direzionale sorge anche il nuovo Palazzo Lombardia, sede della Giunta Regionale.

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Costruito tutto nel nuovo secolo, con grande attenzione alle più avanzate tecnologie, ha una forma mossa, ricca di riferimenti al paesaggio lombardo, fatto di pianura, fiumi, laghi, valli e montagne, e alla tradizione della verticalità milanese.

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L’attacco a terra, la “pianura”, forma una grande piazza coperta, una delle più grandi d’Europa, dove si aprono bar, ristoranti, un asilo nido, l’auditorium. Vengono ospitati anche manifestazioni ed eventi artistici e culturali.

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Per costruire Palazzo Lombardia è stato abbattuto, nonostante vibrate proteste, il Bosco di Gioia, un vivaio dismesso e cresciuto libero, che avrebbe potuto essere un piccolo parco nel cuore del centro direzionale.

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Il “bosco” più vicino è quello Verticale progettato dall’architetto Boeri, a Porta Nuova-Isola, quasi confermando le parole di Gio Ponti: “A Milano…superficie di terra, il paesaggio urbano è tutto da fare dagli architetti”.

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i grattacieli di Milano

Continua…

Un soffio di Primavera: il Tredesin de Marz

“C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi di antico: io vivo altrove e sento che sono intorno nate le viole” (G. Pascoli).

Manca ancora qualche giorno al suo arrivo ufficiale, ma a Porta Romana si sente già un soffio di Primavera.

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Anche quest’anno, infatti, el Tredesin de Marz farà spuntare, domenica 13, tanti fiori sulle bancarelle intorno a via Crema, facendoci pregustare l’inizio della bella stagione e donandoci quel certo nonsochè legato alla rinascita della Natura.

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El Tredesin è una festa antica, un po’ pagana e un po’ cristiana, un po’ storia e un po’ leggenda, che forse lascia trasparire arcaiche memorie. Al centro di questa festa c’è il ritrovamento, a Milano, da parte di San Barnaba, di una pietra rotonda venerata dai Celti.

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Le pietre hanno sempre accompagnato il cammino dell’Uomo, dalla Preistoria alla… Silicon Valley, testimoni della nostra evoluzione.

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la valle del silicio!!!

Iniziamo la nostra passeggiata visitando la chiesa di Santa Maria al Paradiso, in corso di Porta Vigentina (M3 Crocetta).

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Qui è custodita, incastonata nel pavimento, una misteriosa pietra rotonda; è sempre esposta, tanto da passare a volte inosservata a chi percorre l’interno della chiesa. Perciò, anche se non possiamo recarci a guardarla il 13 marzo, fa lo stesso: la pietra è sempre lì, antica di millenni, con la “memoria” delle origini del Mondo.

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È una pietra tonda, con tredici raggi diseguali incisi.

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Secondo la leggenda, San Barnaba, arrivato a Milano il 13 marzo del 51 d.C., la vide al centro di un gruppo di pagani che la veneravano. Vi incise col dito tredici solchi per rendere indelebile la data dell’avvenimento e conficcò, al centro di essa, una croce di legno, iniziando così l’evangelizzazione della nostra città.

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Non sappiamo con certezza cosa rappresentasse questa pietra, ma molte pietre rotonde, forate al centro, sono presenti e venerate, fin da tempi antichissimi, in culture diverse e geograficamente molto lontane tra loro.

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Italia

nativi europei e australiani

Cina

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Asia

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fodero di spada – Celti

Alcune di queste pietre hanno inciso una croce, forse per indicare i quattro punti cardinali e tutte le direzioni possibili.

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Vichinghi

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Nativi americani

Così anche San Barnaba, conficcando la croce al centro della pietra, volle significare come il messaggio cristiano dovesse arrivare ovunque ed essere universale.

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Non solo: al passaggio del Santo, le statue pagane crollavano, la neve si scioglieva e spuntavano i fiori.

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Ed è forse per questo che, ancora oggi, si onora il 13 marzo a Porta Romana, poco lontano dalla chiesa, con un bel mercato di fiori, come se i raggi scolpiti nella pietra fossero quelli del sole che ritorna e fa rinascere.

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fiori

 Arrivederci al Tredesin de marz!

Torri e grattacieli a Milano: sguardo all’insù tra ieri, oggi e domani (Primo itinerario)

In questi nuovi itinerari, i nostri passipermilano ci porteranno a vedere alcuni edifici “alti” e “altissimi” della nostra città, che diventa sempre più verticale.

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Ci fermeremo davanti a qualcuno di essi, mentre passeggiamo, per guardare anche come sono inseriti nello spazio urbano circostante, edifici tra gli edifici, e come sono vissuti, abitati, attraversati dalla gente.

Iniziamo il nostro primo itinerario “all’insù” dalla Torre Velasca, che coi suoi 106 metri di altezza e 25 piani di uffici e abitazioni, supera di molto tutti gli edifici vicini.

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Si trova in piazza Velasca 5, in pieno centro storico, a due passi da piazza Missori, dalla Ca’ Granda e poco lontana dal Duomo.

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Cortile della Ca’ Granda

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È stata progettata negli anni Cinquanta dallo Studio BBPR (Belgiojoso, Peressutti, Rogers), rimasto orfano di uno dei suoi soci fondatori, quel Banfi morto nel campo di Mauthausen – Gusen.

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lo Studio BBPR al completo

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monumento ai Caduti nei campi di sterminio (BBPR – Cim. Monumentale)

Ripresa l’attività nel dopoguerra, gli architetti dello Studio BBPR hanno mantenuto sempre vivo il legame con la storia, partecipando alla ricostruzione, ristrutturazione e allestimenti di tanti edifici come il Castello Sforzesco, la Ca’ Granda

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allestimento vecchia sede Pietà Rondanini (BBPr – Castello Sforzesco)

Se guardiamo la Torre Velasca, vediamo come la memoria entri nell’architettura; nell’insolita struttura a fungo ritroviamo echi della Torre di Bona di Savoia del Castello.

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Anche il nome “torre” vuole rendere omaggio alla tradizione milanese e creare continuità col passato. Guardiamo questa foto: la Velasca sembra la torre di un nuovo spazio urbano dove le mura sono altri edifici.

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La Torre Velasca è lontana dall’idea dei grattacieli americani. È un grattacielo milanese.

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I pilastri, che la percorrono a vista, si piegano e si allargano per sorreggere la parte superiore più ampia, destinata ad abitazioni, tanto da essere soprannominati dai vecchi Milanesi “giarrettiere”.

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La Torre Velasca ha ricevuto consensi, ma anche tante critiche, fin dalla sua realizzazione. Ha “partecipato” a diversi film, tra i quali “Milano calibro 9″ e “Il vedovo”, con Alberto Sordi.

Milano calibro 9

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Guardiamo questa foto e ci accorgiamo che la Velasca non è la sola torre del centro storico, vicino al Duomo.

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Poco lontano, in piazza Diaz, sulle macerie di un quartiere vecchio, colorito, malfamato, il Bottonuto, sorge infatti, dalla fine degli anni Cinquanta, la Torre Martini.

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Palazzo per uffici, ha in cima una bella Terrazza Bar, quasi un anticipo della Milano da Bere degli anni Ottanta. Ora vi si organizzano eventi e si può guardare la città dall’alto, bevendo qualcosa.

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Questa torre, che sembra ispirata al Rockefeller Center di NY, dà il meglio di sè se viene inquadrata dalla Galleria.

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Milano

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New York

Alta 80 metri per 15 piani, chiude la piazza, circondata su tre lati da portici, sotto i quali si aprono negozi, locali, e una palestra. La seconda domenica di ogni mese, poi, vi si tiene la mostra mercato di libri antichi, vecchi, curiosi, da collezione e bancarelle di articoli vintage.

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Piazza Diaz, nata a partire dagli anni Trenta, avrebbe dovuto essere il perno della city direzionale in pieno centro storico. Vi si trovano palazzi importanti come l’Istituto Nazionale delle Assicurazioni (piazza Diaz 6) di P. Portaluppi, con un corpo più basso e una torre porticata.

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In mezzo alla piazza, ora sotto un’aiuola verde, si trova il primo parcheggio sotterraneo di Milano, costruito tra il 1953 e il ’56. Allora in Centro si andava in macchina!

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Il monumento ai Carabinieri, in acciaio, opera di L. Minguzzi, si perde un po’ in questa grande piazza, nascosto in parte dal verde.

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Piazza Diaz ha un che di squadrato, un rettangolo con vie laterali che danno movimento. Era stata soprannominata “il robottino”: la piazza rappresenta il busto, le braccia sono le vie Giardino e Rastrelli, le gambe le vie Gonzaga e Baracchini.

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Sul lungo collo, via Marconi, si trova l’ingresso del Museo del Novecento, in uno degli edifici dell’Arengario, con opere imperdibili del Secolo Breve.

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E la testa di questo robot? Non poteva essere che piazza del Duomo, con le sue guglie e la Madonnina. I suoi 108,50 metri sono stati per molto tempo l’altezza insuperata e insuperabile dei grattacieli di Milano.

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Continua…