Torri e grattacieli a Milano: sguardo all’insù tra ieri, oggi e domani (Primo itinerario)

In questi nuovi itinerari, i nostri passipermilano ci porteranno a vedere alcuni edifici “alti” e “altissimi” della nostra città, che diventa sempre più verticale.

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Ci fermeremo davanti a qualcuno di essi, mentre passeggiamo, per guardare anche come sono inseriti nello spazio urbano circostante, edifici tra gli edifici, e come sono vissuti, abitati, attraversati dalla gente.

Iniziamo il nostro primo itinerario “all’insù” dalla Torre Velasca, che coi suoi 106 metri di altezza e 25 piani di uffici e abitazioni, supera di molto tutti gli edifici vicini.

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Si trova in piazza Velasca 5, in pieno centro storico, a due passi da piazza Missori, dalla Ca’ Granda e poco lontana dal Duomo.

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Cortile della Ca’ Granda

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È stata progettata negli anni Cinquanta dallo Studio BBPR (Belgiojoso, Peressutti, Rogers), rimasto orfano di uno dei suoi soci fondatori, quel Banfi morto nel campo di Mauthausen – Gusen.

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lo Studio BBPR al completo

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monumento ai Caduti nei campi di sterminio (BBPR – Cim. Monumentale)

Ripresa l’attività nel dopoguerra, gli architetti dello Studio BBPR hanno mantenuto sempre vivo il legame con la storia, partecipando alla ricostruzione, ristrutturazione e allestimenti di tanti edifici come il Castello Sforzesco, la Ca’ Granda

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allestimento vecchia sede Pietà Rondanini (BBPr – Castello Sforzesco)

Se guardiamo la Torre Velasca, vediamo come la memoria entri nell’architettura; nell’insolita struttura a fungo ritroviamo echi della Torre di Bona di Savoia del Castello.

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Anche il nome “torre” vuole rendere omaggio alla tradizione milanese e creare continuità col passato. Guardiamo questa foto: la Velasca sembra la torre di un nuovo spazio urbano dove le mura sono altri edifici.

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La Torre Velasca è lontana dall’idea dei grattacieli americani. È un grattacielo milanese.

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I pilastri, che la percorrono a vista, si piegano e si allargano per sorreggere la parte superiore più ampia, destinata ad abitazioni, tanto da essere soprannominati dai vecchi Milanesi “giarrettiere”.

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La Torre Velasca ha ricevuto consensi, ma anche tante critiche, fin dalla sua realizzazione. Ha “partecipato” a diversi film, tra i quali “Milano calibro 9″ e “Il vedovo”, con Alberto Sordi.

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Guardiamo questa foto e ci accorgiamo che la Velasca non è la sola torre del centro storico, vicino al Duomo.

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Poco lontano, in piazza Diaz, sulle macerie di un quartiere vecchio, colorito, malfamato, il Bottonuto, sorge infatti, dalla fine degli anni Cinquanta, la Torre Martini.

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Palazzo per uffici, ha in cima una bella Terrazza Bar, quasi un anticipo della Milano da Bere degli anni Ottanta. Ora vi si organizzano eventi e si può guardare la città dall’alto, bevendo qualcosa.

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Questa torre, che sembra ispirata al Rockefeller Center di NY, dà il meglio di sè se viene inquadrata dalla Galleria.

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Milano

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New York

Alta 80 metri per 15 piani, chiude la piazza, circondata su tre lati da portici, sotto i quali si aprono negozi, locali, e una palestra. La seconda domenica di ogni mese, poi, vi si tiene la mostra mercato di libri antichi, vecchi, curiosi, da collezione e bancarelle di articoli vintage.

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Piazza Diaz, nata a partire dagli anni Trenta, avrebbe dovuto essere il perno della city direzionale in pieno centro storico. Vi si trovano palazzi importanti come l’Istituto Nazionale delle Assicurazioni (piazza Diaz 6) di P. Portaluppi, con un corpo più basso e una torre porticata.

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In mezzo alla piazza, ora sotto un’aiuola verde, si trova il primo parcheggio sotterraneo di Milano, costruito tra il 1953 e il ’56. Allora in Centro si andava in macchina!

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Il monumento ai Carabinieri, in acciaio, opera di L. Minguzzi, si perde un po’ in questa grande piazza, nascosto in parte dal verde.

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Piazza Diaz ha un che di squadrato, un rettangolo con vie laterali che danno movimento. Era stata soprannominata “il robottino”: la piazza rappresenta il busto, le braccia sono le vie Giardino e Rastrelli, le gambe le vie Gonzaga e Baracchini.

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Sul lungo collo, via Marconi, si trova l’ingresso del Museo del Novecento, in uno degli edifici dell’Arengario, con opere imperdibili del Secolo Breve.

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E la testa di questo robot? Non poteva essere che piazza del Duomo, con le sue guglie e la Madonnina. I suoi 108,50 metri sono stati per molto tempo l’altezza insuperata e insuperabile dei grattacieli di Milano.

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Continua…

Un tuffo nel Liberty vicino al Lazzaretto (un quartiere rinato – Parte Terza)

Quanti mondi sono passati tra le damine che passeggiavano a Porta Venezia e le donne con pochi veli che si mostravano a Palazzo Castiglioni, la cosiddetta “Ca’ di Ciapp“?

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Il nostro itinerario attraverso il quartiere del Lazzaretto termina con un tuffo nel Liberty in alcune vie vicino a corso Buenos Aires. Già un primo assaggio di questo “nuovo stile” lo abbiamo gustato scendendo nel Diurno di piazza Oberdan, ancora da restaurare.

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Gli ottocenteschi Caselli del Dazio sulla piazza erano quasi il confine tra la zona nobile di Porta Venezia e quella più popolare dell’ex-Lazzaretto.

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Dalla seconda metà dell’ Ottocento Milano è in pieno fermento: c’è crescita economica e demografica, nascono le industrie, arrivano la luce elettrica, i cinema, le automobili… il progresso.

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La borghesia è in ascesa e vuole un sempre maggiore riconoscimento sociale. I contadini, arrivati in città, diventano operai delle nuove industrie e nascono i primi moti, gli scioperi e anche le iniziative di solidarietà tra i lavoratori.

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“Il quarto Stato” G. Pellizza da Volpedo – Museo del Novecento, Milano

La borghesia e le fasce popolari sono entrambe conquistate dal nuovo stile, il Liberty. Due esempi, nelle vicinanze di Porta Venezia, sono Palazzo Castiglioni e la sede della Società di Mutuo Soccorso per ferrovieri.

Palazzo Castiglioni, il primo edificio di questo stile a Milano, si trova al numero 47 di corso Venezia, tra bei palazzi neoclassici. Era stato commissionato da un ricco borghese, l’ing. E. Castiglioni, all’architetto Sommaruga e appariva come una novità e, insieme, una sorta di provocazione in campo architettonico.

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ferri battuti di A. Mazzucotelli

Era decorato con due grandi figure femminili, che rappresentavano la Pace e l’Industria, formose e con un bel “lato B” in vista.

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Destarono un così grande scandalo che le due statue della “Ca’ di Ciapp” (così era stato soprannominato il palazzo) dovettero essere rimosse e ricollocate nel giardino interno di un’altra villa, sempre progettata dello stesso architetto, in via Buonarroti, ora sede di una Casa di Cura.

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Villa Faccanoni Romeo – Oggi Casa di Cura “Columbus”

Palazzo Castiglioni ospita oggi l’Unione Commercianti di Milano.

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Dall’elegante corso Venezia spostiamoci in via San Gregorio, alle spalle della antica Stazione Centrale, dove, in quegli anni, viene aperta la sede del Mutuo Soccorso tra i ferrovieri.

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Qui, nella sala Liberty di questo dopolavoro, venne indetto uno sciopero riportato anche dai giornali dell’epoca.

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Ora questa sala, restaurata dopo un passato anche di cinema a “luci rosse”, fa parte del ristorante Osteria del Treno. È un ampio salone con scala di ferro e balconata sorretta da colonne di ghisa, omaggio all’architettura industriale del tempo. Ospita ricevimenti, eventi ed amanti del tango.

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Dopo questa digressione, che potrebbe essere anche gastronomica (ci siamo fermati a pranzo e non ce ne siamo pentiti, anzi!), facciamo quattro passi alzando lo sguardo verso gli edifici di questa zona, quasi un minitinerario nell’itinerario. Possiamo trovare elementi Liberty, palazzi deliziosi o anche inquietanti.

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Casa Hahn – via Settembrini 38 / 40

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Casa Felisari – via Settembrini 11

Vi proponiamo altre immagini di Casa Felisari, progettata dall’architetto Arata. Non perdetevela assolutamente; guardate anche il citofono dell’ingresso laterale su via Boscovich. Un pizzico di insolito e di mistero in Passipermilano non manca mai!!! Chi ci abiterà?

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Torniamo al nostro itinerario Liberty a Porta Venezia.

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Percorriamo pochi isolati e raggiungiamo l’ex-cinema Dumont in via Melzo angolo via Frisi, passando davanti all’interessante Teiera Eclettica, regno del tè.

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La storia di questo cinema, uno dei primi di Milano,  fu molto travagliata. Nacque nel 1910 in questa bella palazzina Liberty, di cui vediamo ancora oggi la facciata. In seguito divenne un autosalone e, negli anni Ottanta, rischiò di essere abbattuto per diventare un garage multipiano.

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Gli abitanti della zona si opposero e riuscirono a salvarne la facciata e l’atrio, trasformandolo in una biblioteca  comunale rionale.

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Nelle vicinanze ci sono due capolavori Liberty: Casa Guazzoni (1903-1906) e la spettacolare Casa Galimberti (1902-1906) progettate dallo stesso architetto, G.B. Bossi.

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Casa Guazzoni – via Malpighi 12

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Casa Galimberti – via Malpighi 3

I due edifici sono alquanto diversi: la ricca facciata di Casa Guazzoni è decorata con morbide figure, putti e elementi vegetali in cemento accostati a ferri battuti, probabilmente del celebre artigiano A. Mazzucotelli, che formano un effetto chiaro-scuro.

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Di fronte restiamo quasi senza parole davanti alla maioliche dipinte a fuoco di Casa Galimberti.

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Era una “casa da reddito”, cioè con appartamenti da affittare; le maioliche avevano anche l’intento di facilitare la manutenzione della facciata. Belle donne, dai capelli e forme morbide, ci guardano dal primo piano del palazzo. Ai piani superiori colorate piastrelle a fiori e frutti.

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Sembra una sorta di community ante litteram; queste belle donne sono a proprio agio mostrandosi e guardando anche all’interno delle case.

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Il nostro itinerario è quasi terminato. Andando verso la fermata della metropolitana di Porta Venezia diamo un’occhiata a un altro edificio Liberty, l’hotel Sheraton Diana Majestic.

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A quel tempo il suo Kursaal era una sorta di dopolavoro dell’alta borghesia milanese, con piscina (la prima con trampolino e aperta, in alcuni orari, anche alle signore), teatro, ristorante, bar, persino un campo per il gioco della pelota basca.

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 È stato un itinerario insolito e lungo, in una zona poco conosciuta, ma quante cose c’erano da vedere!

Ciao!

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Il Lazzaretto: un quartiere rinato – (Parte Seconda)

Dopo aver percorso in lungo e in largo il quartiere sorto sulla cosiddetta “prateria”, cioè il grande spazio vuoto un tempo all’interno del Lazzaretto, andiamo a vedere ciò che resta delle mura che lo circondavano. Dirigiamoci quindi verso via San Gregorio 5.

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Un lembo di muro, sei finestre, cinque comignoli, un trancio di fossato, ecco cosa ne rimane: la vera peste, per il Lazzaretto, fu la speculazione edilizia, che a fine Ottocento “si diffuse” a Milano, rischiando di spianare anche il Castello Sforzesco.

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Alcuni architetti, tra cui il Beltrami, tentarono di salvare il Lazzaretto, proponendo anche di trasformarlo in parco pubblico. Il degrado e la fame di case, però, tanto più in una zona appetibile e servita dalla ferrovia, erano tali che gli abitanti ed i bottegai, che via via lo avevano popolato, vennero sfrattati e il piccone iniziò la demolizione.

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Ora siamo di fronte a questo muro. Ogni finestra e ogni comignolo appartenevano ad una cella.

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Voci di bambini provengono dalla scuola che si affaccia sul fondo del cortile.

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Un piccolo cancelletto e qualche gradino ci immettono tra gli unici portici salvati del Lazzaretto dove ora si trova la chiesa ortodossa russa dei Santi Nicola e Ambrogio (un po’ di Milano ci vuole!).

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Le sottili colonne e i begli archi quasi scompaiono tra i fiori, i colori e il vivace disordine del cortiletto.

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Qui, in una delle celle, rifugio o prigione per appestati, c’è ora una cappella con un’icona circondata da ex-voto e candele.

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C’è profumo di mistero in questo luogo. Infatti molti avrebbero visto delle lacrime scendere dagli occhi della Madonna e del Bambino.

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http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/04/25/news/milano_lacrime_da_un_immagine_della_madonna_in_chiesa_ortodossa-3608985/?refresh_ce

Difficile è osservare ciò che resta del Lazzaretto, quasi travolti dal calore e dall’esuberanza dell’ambiente.

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Quando il Lazzaretto venne demolito non si andò per il sottile e divenne quasi terra di conquista per chi voleva portarsi via qualcosa (colonne, porte, infissi…).

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Alcune colonne le possiamo vedere ancora oggi, ad esempio, nel cortile di Palazzo Luraschi, di corso Buenos Aires 1, ora in ristrutturazione.

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Dirigiamoci verso questo palazzo, all’angolo di piazza Oberdan, e, nel frattempo, lanciamo un’occhiata all’antica polveriera austriaca, in corso Buenos Aires angolo via San Gregorio. Ora in questo bell’edificio, situato all’esterno delle mura di allora, c’è un negozio Benetton e, per fortuna, l’esplosione è solo quella dei colori.

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Siamo giunti, ora, in piazza Oberdan, famosa per lo “Spazio Oberdan”, centro di incontri culturali e cinematografici.

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L’accurato restyling della piazza mette in evidenza due colonne e una pensilina Liberty, che facevano parte dell’Albergo Diurno Metropolitano, piccola spa degli anni Venti, alla cui realizzazione partecipò anche l’architetto Portaluppi.

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Le maestose colonne che vediamo erano semplicemente una la canna fumaria delle caldaie e l’altra l’aeratore dei locali sottostanti; la pensilina copriva una delle scale di accesso.

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Purtroppo il Diurno è accessibile solo durante alcune aperture straordinarie organizzate dal FAI. Siamo riusciti a visitarlo dopo ore di attesa sulla scala della metropolitana e ciò testimonia l’interesse dei milanesi verso la propria città.

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L’area del Diurno comprendeva un salone d’ingresso con la cassa, le botteghe artigiane di “bellezza”, rese più riservate da separè, due agenzie di viaggio e le “Terme”.

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L’arredamento e gli ambienti art nouveau rendono piacevoli e fascinosi questi “locali” dedicati soprattutto ai viaggiatori e a chi  desiderava occuparsi del benessere del proprio corpo, anche con qualche piccolo lusso.

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Da questo salone si passava alle “Terme”, accolti dalla dea Igea.

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Qui docce, servizi e bagni accoglievano, in corridoi separati, gli uomini e le donne. Anche i colori delle piastrelle erano diversi, più austeri per i maschi. I clienti erano per lo più viaggiatori o chi, non avendo ancora servizi confortevoli in casa, voleva comunque permettersi un bagno “di lusso”.

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uno dei corridoi

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bagno uomini

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bagno donne

Con la costruzione della nuova Stazione Centrale e, nel dopoguerra, con il miglioramento delle condizioni igieniche domestiche, il “Diurno Venezia” cadde in disuso, fino a chiudere negli anni Novanta.

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Solo il barbiere resterà in attività fino agli anni Duemila.

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Il Diurno attende ora di essere restaurato e anche di conoscere il suo futuro, che è, al momento, incerto: si parla di centro culturale, ma ci sono altre ipotesi per la sua “riapertura” alla città.

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La seconda parte di questo itinerario termina nel Liberty del Diurno. Andiamo a vedere qualche altro esempio di questo stile a quattro passi da qui? Ne sarete meravigliati.

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Continua…

Il Lazzaretto: un quartiere rinato – (Parte Prima)

Abbiamo pensato di salutare il Nuovo Anno con un itinerario insolito, in un quartiere nato dalla demolizione, a fine Ottocento, del Lazzaretto e dalla costruzione, al suo posto, di vie e case.

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Il protagonista, quasi un convitato di pietra, rimane il Lazzaretto, luogo di ricovero per gli appestati, descritto anche nei Promessi Sposi, dal quale si usciva solo morti oppure guariti e pronti a ricominciare una nuova vita, come Renzo e Lucia.

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In questo percorso ci sono tante cose da raccontare e da vedere. I nostri passi per Milano ci condurranno prima attraverso vie i cui nomi sono quasi tutti legati alla peste e a coloro che tentarono di affrontarla. Infine vedremo alcuni gioielli Liberty, poco lontano… Andiamo!

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La prima parte della nostra passeggiata riguarda l’oggi, cosa vediamo in questo quartiere,  a due passi da quella sorta di avenue meneghina che è corso Buenos Aires.

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Vi consigliamo di prendere il tram numero 1 da piazza della Scala, in direzione del capolinea di Greco, così da iniziare l’itinerario già con una vettura storica, classe 1928, utilizzata anche a San Francisco a scopi turistici.

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Dopo aver lanciato un’occhiata ai resti dei Bastioni Spagnoli, che sembrano sorreggere il peso della strada sovrastante, scendiamo all’incrocio con viale Tunisia, nel cuore del quartiere da visitare.

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Questa zona è tutta da scoprire. In queste vie poche sono le case recenti e l’ambiente ha un aspetto di “Vecchia Milano”, ma dinamico, aperto al nuovo.

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I nostri passi per Milano inizieranno da “Pavè” (via Casati 27), un bel locale dove bere un buon caffè, in piedi o seduti, o cedere alle tentazioni deliziose di brioches, dolci o salate, tutte fatte “in casa” sotto i nostri occhi.

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Come sempre, però, vecchio e nuovo a Milano sono accanto: buonissimi sono anche i dolci di una pasticceria storica poco lontana, che mantiene l’aspetto vintage e la bontà di un tempo: la “Pasticceria Miglierina” (via Casati 22). Anche qui la cucina è a vista, in vetrina.

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Abbiamo iniziato da questi due locali perchè ci sembrano rappresentare il mondo vivace di questa zona di Milano. Passeggiamo per queste vie e guardiamo la vita che vi si vive. Negozi storici della Milano tradizionale sono accanto a locali di tanti “nuovi milanesi” provenienti da ogni parte del mondo, in cerca di una vita migliore.

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Questa zona è sempre stata ad alta concentrazione di immigrati. Qui ci sono ristoranti etnici di fama accanto a locali italiani “di tendenza”.

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Serrande deteriorate e abbassate fanno da spalla a locali per massaggi orientali e a negozi “colti” di ultranicchia.

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In questa zona sono nate l’industria farmaceutica Lepetit e le Patatine San Carlo, create dall’intuizione del proprietario di una rosticceria.

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Qui è stato prodotto l’Amaro Medicinale Giuliani, nell’antica farmacia di via Castaldi 29, dove, ancora oggi, campeggia, sopra scaffali ottocenteschi, il motto benaugurante “Aegrotantibus salus” (la salute agli ammalati).

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Molti, milanesi e non, in questo quartiere fecero fortuna o cercarono comunque una vita migliore.

Fermiamoci un momento davanti a quello che era il cuore del Lazzaretto, la Chiesa di San Carlo in largo Bellintani, affettuosamente chiamata San Carlino, per distinguerla da quella più celebre di San Carlo al Corso di corso Vittorio Emanuele.

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San Carlo al Corso

Si trovava al centro del Lazzaretto. La sua struttura ottagonale, simbolo della Rinascita e dal profondo significato esoterico, era aperta su tutti i lati per permettere agli appestati di assistere alle funzioni da lontano senza trasmettersi il contagio.

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Terminate le epidemie di peste, questa chiesa non ebbe vita facile. Fra le diverse vicissitudini fu Altare della Patria al tempo di Napoleone, i suoi spazi aperti vennero murati e divenne via via polveriera, stalla, fienile e persino ghiacciaia.

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Progetto di restauro di P. Portaluppi, mai realizzato

Fu “ricomprata” nel 1883 dalla Chiesa, restaurata e dedicata a San Carlo, che l’aveva fatta costruire.

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Attualmente è in ristrutturazione e sarà pronta per la fine di quest’anno, centro del quartiere, dopo essere stata per tanto tempo quello del Lazzaretto.

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Continua…

Quattro passi al “Darsena Christmas Village 2015”

È il primo Natale della Darsena rimessa a nuovo e anche Santa Claus non poteva lasciare Rovaniemi senza venire a vederla.

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L’albero, posto sulla sponda, ci guida verso il cuore del villaggio.

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Riparata da un piccolo bosco c’è la casetta di Babbo Natale e, non a caso?, accanto si trova lo stand della Coca Cola, alla quale egli deve il suo look tutto rosso.

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Questa è la parte più bella dell’allestimento natalizio sulla Darsena. Anche Babbo Natale deve essere rimasto colpito dai Navigli, dalla loro atmosfera così milanese, dolce, piena di nostalgia, ma nel contempo vivace, giovane, ricca di vitalità ed energia.

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Così, lasciata per un po’ la neve del suo villaggio nordico, guida le renne su una slitta d’acqua, navigando sulla Darsena.

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A volte, per fare un po’ di sport e mantenersi in forma in vista delle grandi fatiche che lo aspettano, fa anche un po’ di canoa, come è tradizione in questa nostra città di acque, o pattina sulla pista di ghiaccio allestita sulla Darsena.

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Attraversiamo il ponte e scendiamo sull’altra sponda, dove sfilano le casette di legno ormai tipiche del paesaggio urbano di Milano nel periodo natalizio.

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Non sono molte e vendono soprattutto prodotti alimentari. Lo spazio è tanto e questa seconda zona del Villaggio sembra un po’ vuota.

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Passeggiando lungo questa sponda, fermiamoci un attimo a guardare il ponte dello Scodellino, dove il Naviglio Grande si immette nella Darsena. Era chiamato così, forse, perchè un tempo i barcaioli qui pagavano il pedaggio mettendo una moneta in una ciotola.

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Secondo un’altra versione, invece, con uno “scodellino” facevano carburante umano bevendo qualcosa  in un’osteria all’altezza del ponte. Ancora oggi, in quest’angolo tra il Naviglio e la Darsena, c’è un locale.

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Continuiamo la nostra passeggiata: non ci sono molti posti liberi a sedere in Darsena, che sembra fatta soprattutto per camminare. Il bar del mercato rionale ci offre una sosta.

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Con altri quattro passi raggiungiamo quella sorta di villaggio street food realizzato verso piazza XXIV Maggio.

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Vi si trova di tutto, tra mini truks, ape e bancarelle. Una quindicina di furgoncini offre specialità regionali molto diverse: panini, dolci, persino una pizza col forno a legna, caldarroste.

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Se abbiamo già fatto merenda, qui o altrove, facciamo ancora i nostri passi insieme fino al ponte che permette di vedere i Navigli illuminati a festa.

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Chissà se Babbo Natale è rimasto affascinato dai Navigli, abbracciati stretti stretti alla nebbiolina, come innamorati?

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Qualche passo ancora e possiamo prendere il barcone che fa il giro dei Navigli pieni di luce.

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Per informazioni su orari e percorso:

http://www.naviglilombardi.it/navigare-a-dicembre/?current_month=11&current_year=2015&type=

È la zona della movida, delle ore piccole, ma anche Babbo Natale vive la Notte!

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Al prossimo anno…

Aspettando Natale: i colori della Luce – itinerario tra San Fedele e le vie del centro

Iniziamo un itinerario tra le strade e le giornate che ci porteranno al Natale 2015.

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Troppe sono le luci spente nella città, che appare meno luminosa, forse anche per l’austerity. O, magari, in qualche cuore c’è meno luce…

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Ma insieme aspettiamo il ritorno della Luce facendo quattro passi per il centro di Milano.

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Il “Natale”, la festa del Solstizio d’Inverno, è sempre stata la vittoria della luce sulle tenebre, del Sol Invictus e l’abbiamo festeggiata da sempre con le candele, la luce e le luminarie.

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calendario celtico

sol invictus

Sol Invictus

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Vi proponiamo un piccolissimo itinerario di pochi passi tra l’Adorazione dei Pastori, di Rubens, esposta a Palazzo Marino, e la piccola piazza San Fedele, situata appena dietro il nostro Municipio.

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Mettiamoci in attesa, tralasciando Scala, Gallerie d’Italia, Leonardo, eccetera. Entriamo nella sala dell’Alessi a vedere il capolavoro, giunto da Fermo, del pittore fiammingo. Qui è la Luce del Bambinello che illumina e vince il buio circostante.

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Non sono i Magi a essere raffigurati nell’atto dell’Adorazione, ma i pastori, così come nel presepio (lo scriviamo alla lombarda) mettiamo, prima dei Tre Re, che giungeranno per l’Epifania, la gente semplice e gli animali della vita quotidiana di un tempo.

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Il capolavoro sarà esposto fino al 6 gennaio 2016, con ingresso gratuito.

Continuiamo il nostro breve itinerario andando verso piazza San Fedele, dove ci accoglie la statua di Don Lisander.

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Il Manzoni, per restare in clima natalizio, e la moglie, erano molto amanti del panettone e “panatonavano”, come scrive la donna al figlio Stefano, con gusto e piacere.

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Il loro fornitore di fiducia era l’antico “Prestin di Scansc” (Forno delle Grucce), citato anche ne I Promessi Sposi.

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targa posta all’inizio di corso Vittorio Emanuele

Entriamo nella chiesa di Santa Maria della Scala in San Fedele, comunemente nota solo come “San Fedele”.

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L’antica chiesa di Santa Maria della Scala, fatta costruire da Regina della Scala, moglie di Bernabò Visconti, fu demolita per costruire il nostro teatro e il suo titolo è passato alla vicina San Fedele.

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San Fedele si è recentemente arricchita di affreschi di Nicola De Maria. Alle spalle dell’altare maggiore, sulla volta del Sancta Sanctorum, il piccolissimo sacrario  dove sono custodite le reliquie dei martiri, c’è una girandola di colori.

Foto della due opere realizzate da Nicola De Maria nella chiesta di San Fedele. Foto della due opere realizzate da Nicola De Maria nella chiesta di San Fedele.

http://www.incrocinews.it/arte-cultura/la-gioia-della-gerusalemme-celeste-br-nei-colori-di-nicola-de-maria-1.117471

Come sono belli i colori della Luce!

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Sul fondo della chiesa c’è un’altra opera, dove luce e colore si incontrano: sono i tre pannelli monocromatici di David Simpson, che cambiano tonalità col variare della luce del giorno.

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http://www.centrosanfedele.net/easyne2/LYT.aspx?Code=ccsf&IDLYT=2716&ST=SQL&SQL=ID_Documento=2760

In questa chiesa, tutta da visitare e da “pensare”, torneremo ancora in un altro piccolo itinerario.

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Oggi giriamo, invece, per le vie del centro, guardando i colori della luce.

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Ecco le belle vetrine della Rinascente, con l’opera “Let it Shine, Let it Shine, Let it Shine. It’s Xmas again”, dell’artista svizzero John Armleder, dove i colori pittorici incontrano le scintillanti decorazioni natalizie.

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Speriamo si accendano presto anche le vetrate del Duomo con i colori della Luce!

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A presto… andando per mercatini di Natale.

Quattro passi, e anche di più, per il Parco Sempione (Parte Seconda)

Iniziamo i nostri passipermilano nel Parco Sempione dalla Torre Branca, in viale Alemagna, poco distante dal Palazzo dell’Arte.

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Dall’alto dei suoi 108 metri la Torre offre una delle più belle vedute a 360° di Milano.

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Da qui si possono anche vedere altre torri, nuove e antiche, come è nella tradizione “turrita” della nostra città.

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Un grazioso furgoncino, ai piedi della Torre, fa da réclame al Fernet, forse il più illustre prodotto della produzione Branca, storica azienda milanese di liquori.

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Accanto alla Torre si trova la quasi sconosciuta Cascina Nascosta (che nome intrigante e un po’ misterioso…), destinata a diventare la Casa del Verde, uno spazio di ben 3500 mq attrezzato e aperto a diverse iniziative legate al verde.

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Entriamo nel Parco dal cancello accanto alla Torre e percorriamo il vialetto che costeggia il giardino posteriore della Triennale, luogo di arte, cultura. design, ma anche svago.

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I “Bagni Misteriosi” di G. De Chirico

In questo giardino si trovano importanti opere d’arte, visibili anche dal Parco. Altre si possono scoprire passeggiando tra i viali.

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“Pietra sonora” di P. Sciola

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“Le signore” di G. Pesce

Di fronte a queste opere, possiamo entrare nella cosiddetta Cattedrale dei Cedri, alberi disposti quasi a cerchio, con l’alto fogliame che si unisce a formare una cupola.

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al centro, la “Cattedrale dei Cedri” vista dalla Torre Branca

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Passeggiando lungo i viali incontriamo una grande varietà di piante, che creano in ogni stagione scenari con colori sempre nuovi.

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È un parco botanico, da visitare con calma e, magari, con una Guida del Verde. Ci faranno compagnia salici, conifere, ippocastani, tigli, cornioli, osmantus, bagolari…

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Ginko Biloba

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Un laghetto è il cuore dell’ esplanade tra corso Sempione e il Castello, il “cannocchiale” che permette di vedere, ai due estremi, la Torre del Filarete e l’Arco della Pace, di epoca napoleonica.

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Molto belle sono le piante che si specchiano nel laghetto.

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Qui si possono vedere anche pesci, papere, tartarughe e ascoltare il canto dei pettirossi, quando annunciano l’autunno, e altri suoni della natura.

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Poco più avanti c’è il tanto discusso Teatro Continuo Burri, realizzato nel 1973, poi smantellato alla fine degli anni Ottanta e ora ricostruito in occasione dell’Expo. È uno spazio teatrale, senza fondale, aperto sul “cannocchiale” e destinato a spettacoli o anche ad un’ espressione libera  della creatività.

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T. Burri rappresentazione

Passeggiando ancora per il Parco, incontriamo un’altra opera d’arte tra gli alberi. Quale “orchestra” starà suonando? Guardiamo con attenzione: molte sono le sorprese sopra i gradoni e il podio.

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“Accumulazione musicale seduta” di Arman

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Quali sono, invece, i canti delle sirene ammaliatrici poste sul ponticello di ghisa?

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Il “Ponte delle Sirenette” venne collocato nel Parco nel 1930, dopo che era stato interrato il Naviglio di San Damiano, dove si trovava.

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Fu il primo ponte in ghisa di Milano e le quattro formose sirenette con due code furono pertanto soprannominate  le “Sorelle Ghisini”.

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Ora “grappoli” di lucchetti dell’amore sono apparsi anche qui, su questo ponticello.

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Facciamo ora una sosta al “famoso” Bar Bianco, uno dei tanti punti di ristoro del Parco, dove si possono anche affittare risciò a pedali per girare sui dolci e lievi pendii.

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Un belvedere sopra una collinetta, il Monte Tordo, movimenta ancora di più questi saliscendi: provateli facendo jogging o pedalando a… tutta birra !!

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In cima alla collinetta c’è una insolita biblioteca con grandi vetrate e opere d’arte stabili e temporanee.

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B. Munari

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F. Somaini

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M. Pistoletto

Poco distante Napoleone III ci saluta togliendosi il cappello dall’alto del suo monumento.

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F. Barzaghi

Scendendo verso l’Arena, poi, fermiamoci alla fontana dell’Acqua Marcia. C’è una storia curiosa e che sa di zolfo…

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In questo luogo, verso la fine dell’Ottocento, era stata costruita la Torre Stigler, per pubblicizzare una fabbrica di ascensori.

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Ma l’acqua solforosa, soprannominata Acqua Marcia per l’odore sgradevole, continuava ad affiorare dal sottosuolo, proprio sotto la torre, minandone la stabilità.

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Vinse l’acqua… Al posto della torre fu messa questa fontana, da cui sgorga ancora oggi acqua sulfurea, ufficialmente non potabile, che proviene da un pozzo profondo oltre 300 metri. Quest’acqua, ricca di proprietà benefiche, era considerata un toccasana per la salute dei milanesi, che qui venivano a berla come alle terme.

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Non potendo più bere quest’acqua, se l’ora e il clima lo consentono, possiamo prendere un aperitivo nei locali della movida della zona di corso Sempione godendoci uno dei più bei tramonti di Milano.

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L. Cagnola

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Quattro passi, e anche di più, per il Parco Sempione (Parte Prima)

In qualsiasi periodo dell’anno, il Parco Sempione ci invita a fare quattro passi tra il verde, le opere d’arte collocate in questo museo a cielo aperto e le diverse aree attrezzate, anche per i nostri amici pelosi.

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Forse i turisti, e i milanesi stessi, sono ancorati all’idea di una Milano grigia, dove “continuano a costruire e non lasciano l’erba”.

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A Milano, secondo noi, il verde e il cemento hanno imparato a convivere: un balcone fiorito, gli orti urbani, il Bosco Verticale, il Parco Sempione stesso, così ricco di arte tra i viali alberati, sono esempi di un modo di interpretare il verde metropolitano.

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Bosco Verticale – Studio Boeri

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Chiosco scultura – G.A. Roccamonte

Due parole sulla storia del Parco.

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Alla fine dell’Ottocento quest’area, che era diventata una grande piazza d’armi, fu salvata, insieme al Castello Sforzesco, dalla lottizzazione.

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Un tempo faceva parte del Barcho, l’immensa tenuta ducale che si estendeva dal Castello fino all’attuale piazzale Accursio, circondata da mura con ben otto porte. Da una di queste deriva il nome della zona “Portello”.

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parco del Portello

Poi il declino e la rinascita. Il progetto di riqualificare quest’area dismessa, facendone un parco, toccò a Emilio Alemagna, l’architetto che già aveva curato la realizzazione dei Giardini Pubblici di Porta Venezia.

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Ai milanesi il nuovo Parco piacque subito. Questo romantico giardino all’inglese fu realizzato con viali per le carrozze e vialetti per passeggiare, un suggestivo laghetto e dolci saliscendi.

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Al Parco c’è anche un po’ di Expo 1906, nata per celebrare l’apertura del Traforo del Sempione; una ferrovia sopraelevata congiungeva l’area Sempione con la zona che sarebbe diventata la Fiera Campionaria, dove continuava l’Expo

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Fu un successo. Anche allora Milano fu al centro dell’attenzione internazionale.

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Expo Milano 2015 – l’Albero della Vita

Noti architetti firmarono i padiglioni, tra i quali è stato conservato l’Acquario Civico di viale Gadio, lungo il perimetro del Parco.

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ieri…

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oggi

Fu il terzo acquario costruito in Europa… in una città senza il mare! La facciata è decorata con una grande statua di Nettuno, animali acquatici e marini.

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Non è certo un acquario imponente come quelli più moderni, ma i bambini possono vedere gli animali da vicino e poi correre a giocare nel Parco.

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Ecco come si presentava il Parco a fine Ottocento in una immagine ripresa dalla Torre Stigler, che oggi non esiste più.

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Nel corso del Novecento il Parco cresce e si arricchisce di altre importanti strutture come la Torre Branca.

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Realizzata nel 1933 da Gio Ponti, dal suo belvedere si gode una meravigliosa vista su Milano e sul parco stesso.

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Da questa Torre inizieremo il nostro itinerario nel Parco. Chi vuole venire con me a guardarlo dall’alto? Accendo i motori ….

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Continua…

Itinerario da brivido per la Notte di Halloween

In questa notte, come si credeva accadesse durante l’antico Samhain celtico, il velo tra i morti e i vivi diventa più sottile e l’Aldilà è maggiormente percepibile.

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Faremo quattro passi tra memorie e immaginazione, percorrendo un itinerario tra il Castello Sforzesco, palazzi, chiese e Parco Sempione, dove le “apparizioni” sono di casa. Questo itinerario forma una sorta di ellisse, come ellittico era, al tempo dei Celti, il Recinto Sacro da cui nacque Milano.

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Partiamo dal Castello, che potrebbe essere considerato il luogo più affollato di Milano per numero o antico prestigio dei fantasmi che vi si trovano.

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Ignoti sono i nomi dei trecento soldati francesi che morirono nell’esplosione della Torre del Filarete, agli inizi del 1500. A causarla fu un fulmine? Un errore umano? La vendetta del Bombarda, un mercenario svizzero innamorato?

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Non si sa, resta un mistero; ma c’è chi sostiene che nella notte dei Morti, gli echi della Storia abbiano suoni di urla strazianti e di lamenti umani.

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Secondo alcuni studiosi di fenomeni paranormali, i fantasmi rivivrebbero qualche episodio importante e drammatico della propria vita, come se fossero incatenati ai ricordi.

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Ludovico il Moro comparirebbe sotto la Ponticella del Bramante, mentre fugge a cavallo, travestito da mercenario.

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Wrangler Nate Cummins takes the opportunity to ride by moonlight, the night before the "Super Moon" during Montana Horses' annual horse drive outside Three Forks, Montana, May 4, 2012. The Mantle family, who own Montana Horses, held their last horse drive where they rounded up approximately 300 horses and drove the herd 35 miles from their winter range to the Mantle ranch. The horses will be picked up by leasers to be used as pack and trail horses at dude ranches and national parks. Photo taken May 4, 2012. REUTERS/Jim Urquhart (UNITED STATES - Tags: ANIMALS SOCIETY ENVIRONMENT TPX IMAGES OF THE DAY)

Anche Bianca Maria di Challant rivive in questa notte brani della sua vita e ricompare al Castello, dove era stata decapitata, con una coppa di sangue, mentre la testa le rotola via.

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Altre donne importanti rimangono “presenti” nel Castello dove vissero un tempo. Fra queste Bona di Savoia, vedova di Galeazzo Maria Sforza, rifugiatasi nella torre che porta il suo nome.

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La giovane duchessa Beatrice, moglie del Moro, morta di parto, appare pensosa ricordando gli avvenimenti della sua breve e intensa vita.

Cristofero Solari - Tomba di Ludovico il Moro e Beatrice D'Este (particolare, Pavia, Certosa, 142

L’indomita Isabella d’Aragona, nipote e nemica del Moro, compare tenendo tra le mani una boccetta di veleno con il quale avrebbe voluto avvelenare gli Sforza e per il quale, invece, perse il marito e un’amata figlia.

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Lasciamo il Castello ed i suoi ricordi di sangue versato.

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Poco più avanti, in via Rovello, un’altra donna, legata al Moro, lo aspetta ancora. È Cecilia Gallerani, la Dama con l’ermellino, dipinta da Leonardo, che a Palazzo Carmagnola, dove visse, attende di rivedere il suo amato. E’ possibile vederla ad una delle finestre proprio in questi giorni.

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Eccola!

Raggiungiamo piazza Duomo, dove “vive” il fantasma della Carlina, la sposa in nero che, terrorizzata dalle statue sulle guglie della nostra amata e misteriosa Cattedrale, scomparve e non fu più ritrovata. È un fantasma “prezzemolino”; infatti spesso compare nelle foto scattate dentro e fuori il Duomo.

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In via Santa Radegonda, accanto al Duomo, possiamo incontrare un’altra donna, Bernarda, la figlia di Bernabò Visconti, imprigionata e fatta morire di stenti dal padre; ma è, per così dire, un fantasma dalle…molte vite.

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A pochi passi dal Duomo, in piazza Santo Stefano, c’è uno dei luoghi più lugubri di Milano (andate a vederlo!!!).

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È San Bernardino alle Ossa, una chiesa con una cappella rivestita internamente di ossa umane.

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Nella notte del 2 novembre, una bimba ricompone il proprio scheletro come in un puzzle horror e trascina in una danza macabra gli altri defunti.

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Vi parteciperanno anche gli scheletri della vicina cripta nella chiesa della Statale?

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Se avete ancora voglia di esperienze forti, andate verso la Basilica di Sant’Ambrogio (autobus 94), passando accanto a piazza Vetra, terra di Inquisizione, roghi, patiboli e torture.

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Fermatevi accanto alla Basilica di Sant’Ambrogio, presso la Colonna del Diavolo, dove rimasero conficcate le corna di Satana, dopo un calcione ben assestato dal nostro Santo patrono.

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Il Diavolo riuscì poi a liberarsi e da questa colonna tornò all’Inferno. C’è dunque qui sotto un varco per gli Inferi? Molti rumori provengono da lì e un tempo, prima che fossero cementati, anche odori di zolfo da quei fori che sembrano orbite vuote.

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Tornate a piedi verso il Castello percorrendo via Carducci. Qui c’è un simpatico localino, PolentamiSu, dove si possono mangiare una polenta calda e un ottimo tiramisù…Ne avrete bisogno…

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Signori uomini, se vedete venirvi incontro, nelle vicinanze di via Paleocapa, una dama velata che emana profumo di violetta e vi promette ore indimenticabili in una villa vicina, non seguitela.

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Il suo viso è un teschio, come ha raccontato chi aveva ceduto alle sue lusinghe. In questa zona esisteva una casa disabitata con fama sinistra; da metà degli anni Settanta questa donna non compare più, forse la casa ha cambiato inquilini?

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da “Poema a fumetti” di Dino Buzzati

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Di giorno, invece, quando il Parco Sempione è aperto, molti dicono di essere stati seguiti da una giovane donna che fa jogging e che li avverte dei danni del fumo. Poi svanisce, come il fumo di una sigaretta.

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Ben altri fuochi arsero nell’antica Piazza d’Armi dietro al Castello. Qui fu bruciata Isabella da Lampugnano, una delle tante streghe finite al rogo anche nella nostra città, che questa notte ritornano…

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Siamo tornati da dove eravamo partiti. Ora vi meritate una bella cenetta.

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Chi saranno gli altri convitati?

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Buon Halloween a tutti!

 

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I Mystèriosi sotterranei del Castello

È una Milano oscura e livida quella che fa da sfondo all’avventura “Scendendo” di Martin Mystère, apparsa su Almanacco del Mistero, 1995.

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I sotterranei, questa terra di mezzo tra il sopra e il sotto, il mondo delle luci e quello del buio assoluto del sottosuolo, sono i veri protagonisti di questa storia che riguarda il Castello Sforzesco.

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Martin, indagando sull’omicidio di un ingegnere che aveva lavorato sul sottosuolo, riesce a sventare, attraverso rocambolesche vicende, un piano terroristico che intendeva far esplodere il Castello e gettare Milano nel caos e nel terrore.

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Questo piano era basato su un complesso progetto difensivo ideato da Leonardo, “ingegnere militare” secondo il curriculum da lui inviato a Ludovico il Moro.

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curriculum di Leonardo

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progetto di “carro armato”

Un micidiale composto, il cosiddetto fuoco greco, era stato nascosto sotto la Piazza d’Armi per impedire, attraverso incendi ed esplosioni, l’eventuale conquista del Castello, da parte di nemici.

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Il colpo di scena finale rivela che il Maestro, in accordo con il comandante della guarnigione, che aprì le porte del Castello ai Francesi, non mise in atto il piano distruttivo al fine di salvare l’amata Milano.

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Perchè raccontare questa storia su alcuni “segreti” del Castello?

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Sotto il Castello c’è realmente un mondo sotterraneo “archiviato”. Si narra di una strada segreta, che univa il Castello a Santa Maria delle Grazie, fatta costruire dal Moro. Ecco il suo ingresso, che si trova nella Ghirlanda, l’antica via difensiva coperta realizzata dagli Sforza.

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inizio percorso verso Santa Maria delle Grazie

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via sotterranea della Ghirlanda

Un’altra storia, dal sapore molto hard, ebbe luogo ai tempi della dominazione austriaca. Una compagnia di giovani era solita radunarsi nei sotterranei del Castello, coperti di muschio; da qui il nome di Compagnia della Teppa (parola milanese che indica il muschio), dal quale deriva il termine teppista.

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uno degli accessi ai sotterranei, con muschio

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uno dei sotterranei

Tra le bravate di questo gruppo, l’organizzazione di un festino a luci rosse a Villa Simonetta.

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Villa Simonetta, Milano

Furono invitate le fanciulle, in cerca di marito, della Milano bene di allora e, ad insaputa di queste, nani e derelitti dei bassifondi milanesi, cui, invece, era stato promesso in dono un incontro con prostitute. La polizia austriaca, su segnalazione di una invitata, intervenne a salvare le ragazze e i “teppisti” furono arruolati a forza nell’esercito.

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da “Senso” di L. Visconti e da “Il bacio” di Hayez

La Compagnia della Teppa

http://archiviostorico.corriere.it/2008/agosto/03/terribili_scherzi_della_teppa_Fra_co_7_080803035.shtml

Infine, per fortuna, è stato anche “archiviato” l’uso della Ghirlanda come rifugio antiaereo durante i bombardamenti.

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Oggi la via coperta della Ghirlanda è aperta al pubblico solo con prenotazione e guida presso l’Info Point del Castello.

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inizio del percorso

È una visita assolutamente da non perdere, perchè mostra il Castello da un altro punto di vista, molto underground, con scorci inaspettati e cunicoli tortuosi e impervi.

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Ponticella del Bramante vista dalla Ghirlanda

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Se avete voglia, infine, di vivere qualche brivido in questa nostra misteriosa e sconosciuta città, pensate che le linee Rossa e Verde della metropolitana scorrono proprio sotto la Piazza d’Armi, magari accanto a vie segrete murate…

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dietro questo muro passa la metropolitana

Meglio non aprire certe porte…

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