Gli animali nel Presepio

Facendo quattro passi in corso di Porta Romana ci siamo imbattuti in diverse “similpecore”, alcune anche vestite a festa e altre a forma di panchina, davanti a belle vetrine natalizie.

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Ci siamo chiesti se fossero dirette verso qualche presepio o se ne fossero uscite, per venire tra noi, portandoci qualche messaggio speciale.

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Già un gregge era stato collocato. a settembre, in occasione di Expo, in piazza San Nazaro, opera dell’artista Luciana Gallo.

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Questa insolita presenza delle pecore tra noi e i nostri caotici impegni prenatalizi, ci ha fatto pensare agli animali nel presepio.

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A noi sembra normale vedere il bue e l’asinello, le pecore e gli animali da cortile, gli esotici cammelli, di fianco alle statuine del presepio.

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I Vangeli, però, non ne fanno cenno e si limitano a parlare di mangiatoia.

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“Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature…”. Ci voleva la grande visione del Creato da parte di San Francesco d’Assisi per “sdoganare” anche gli animali.

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Giotto

Insolito e grandioso è stato recentemente lo spettacolo in San Pietro, illuminata da immagini molto suggestive del Creato; tra queste anche bellissime rappresentazioni di animali.

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Ecco come alcuni grandi artisti hanno interpretato l’Adorazione e la Natività. dipingendo anche animali, che partecipano all’Evento, portatori di grandi significati simbolici.

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G. da Fabriano

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Giotto

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V. Foppa

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Caravaggio

Molto vicini a noi, in Sant’Ambrogio, ci sono due opere diversissime, ma imperdibili, a questo proposito. Una è l’incredibile Natività scolpita sul cosiddetto Sarcofago di Stilicone, dove il Bambino ha accanto solo animali e nessun’altra figura umana o angelica.

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L’altra è lo struggente presepio realizzato da soldati italiani, prigionieri in un campo di concentramento tedesco durante la seconda guerra mondiale, e costruito con brandelli di ciò che era loro concesso.

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Milano è molto ricca di presepi, alcuni veri e propri capolavori. Ne abbiamo già parlato lo scorso anno nell’articolo “Presepi a Milano”. Non perdiamoceli, magari dando anche uno sguardo curioso agli animali presenti.

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Questo argomento sul significato degli animali nel presepio, ci sembra molto stimolante; cercheremo di approfondirlo presto insieme. Per ora tanti cari auguri a Voi e ai vostri amici pelosi, squamosi e piumosi, anche da parte di Luna e Coniglio, i nostri familiari non umani.

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Buon Natale a tutti!

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Quattro passi al “Darsena Christmas Village 2015”

È il primo Natale della Darsena rimessa a nuovo e anche Santa Claus non poteva lasciare Rovaniemi senza venire a vederla.

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L’albero, posto sulla sponda, ci guida verso il cuore del villaggio.

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Riparata da un piccolo bosco c’è la casetta di Babbo Natale e, non a caso?, accanto si trova lo stand della Coca Cola, alla quale egli deve il suo look tutto rosso.

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Questa è la parte più bella dell’allestimento natalizio sulla Darsena. Anche Babbo Natale deve essere rimasto colpito dai Navigli, dalla loro atmosfera così milanese, dolce, piena di nostalgia, ma nel contempo vivace, giovane, ricca di vitalità ed energia.

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Così, lasciata per un po’ la neve del suo villaggio nordico, guida le renne su una slitta d’acqua, navigando sulla Darsena.

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A volte, per fare un po’ di sport e mantenersi in forma in vista delle grandi fatiche che lo aspettano, fa anche un po’ di canoa, come è tradizione in questa nostra città di acque, o pattina sulla pista di ghiaccio allestita sulla Darsena.

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Attraversiamo il ponte e scendiamo sull’altra sponda, dove sfilano le casette di legno ormai tipiche del paesaggio urbano di Milano nel periodo natalizio.

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Non sono molte e vendono soprattutto prodotti alimentari. Lo spazio è tanto e questa seconda zona del Villaggio sembra un po’ vuota.

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Passeggiando lungo questa sponda, fermiamoci un attimo a guardare il ponte dello Scodellino, dove il Naviglio Grande si immette nella Darsena. Era chiamato così, forse, perchè un tempo i barcaioli qui pagavano il pedaggio mettendo una moneta in una ciotola.

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Secondo un’altra versione, invece, con uno “scodellino” facevano carburante umano bevendo qualcosa  in un’osteria all’altezza del ponte. Ancora oggi, in quest’angolo tra il Naviglio e la Darsena, c’è un locale.

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Continuiamo la nostra passeggiata: non ci sono molti posti liberi a sedere in Darsena, che sembra fatta soprattutto per camminare. Il bar del mercato rionale ci offre una sosta.

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Con altri quattro passi raggiungiamo quella sorta di villaggio street food realizzato verso piazza XXIV Maggio.

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Vi si trova di tutto, tra mini truks, ape e bancarelle. Una quindicina di furgoncini offre specialità regionali molto diverse: panini, dolci, persino una pizza col forno a legna, caldarroste.

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Se abbiamo già fatto merenda, qui o altrove, facciamo ancora i nostri passi insieme fino al ponte che permette di vedere i Navigli illuminati a festa.

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Chissà se Babbo Natale è rimasto affascinato dai Navigli, abbracciati stretti stretti alla nebbiolina, come innamorati?

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Qualche passo ancora e possiamo prendere il barcone che fa il giro dei Navigli pieni di luce.

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Per informazioni su orari e percorso:

http://www.naviglilombardi.it/navigare-a-dicembre/?current_month=11&current_year=2015&type=

È la zona della movida, delle ore piccole, ma anche Babbo Natale vive la Notte!

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Al prossimo anno…

Quattro passi tra alberi e mercatini natalizi 2015

Le bancarelle dei mercatini natalizi, anche benefici o equosolidali, hanno invaso allegramente la nostra città, che, fiera del successo di Expo, vuole continuare a vivere l’atmosfera di festa e di socialità, passeggiando tra gli stand che offrono una grandissima varietà di prodotti.

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L’Albero di Natale ha preso il posto dell’Albero della Vita e rallegra piazze, negozi e le nostre case.

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Tradizionale o tecnologico, basic o addobbato all’inverosimile, ognuno ha preparato il proprio albero.

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L’Albero di piazza Duomo è cresciuto letteralmente davanti a nostri occhi: da spelacchiato (o è stato il frutto di un “parrucchiere” un po’ Kociss?), si è fatto l’extension e ora è pronto ad augurarci Buon Natale.

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Il mercatino di piazza Duomo ha appena aperto i battenti.

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Intorno al Duomo tante casette di legno hanno preso il posto delle bancarelle a volte un po’ sgarrupate di un tempo, trasformando la piazza in un piccolo villaggio alpino, dove si possono trovare prodotti alimentari e articoli da regalo.

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Il Duomo, con il suo marmo rosato e le sue guglie, sembra, in questo periodo, la nostra cima dolomitica.

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Chissà se le statue ci racconteranno le loro storie come i personaggi del regno dei Fanes?

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Un volo, anzi, meglio la metro o il passante ferroviario, e passiamo da piazza del Duomo, cuore della tradizione milanese, a piazza Gae Aulenti, frutto degli archistar del nuovo millennio.

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Anche qui , sotto le alte guglie dei grattacieli, ci sono casette di legno, l’albero e la pista coperta di pattinaggio sul ghiaccio, contrasto e ricchezza di questa nostra Milano.

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Queste torri a specchio si riflettono l’un l’altra e sembrano ancora di più. L’albero sembra quasi protendersi per continuare nella guglia rossa della Torre Unicredit.

Nuvole riflesse sui nuovi grattacieli di Milano

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Non un albero solo, ma tanti e tutti illuminati sono quelli all’interno di Corso Como 10.

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Lo possiamo raggiungere guidati dalle belle stelle della via, poco distante da piazza Gae Aulenti. Anche qui si trova un piccolo mercatino natalizio aperto fino al 23 dicembre.

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Appena archiviato è stato, qui accanto, il mercatino degli Alterbej, piccola fiera alternativa allestita sul cavalcavia tra le torri.

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È stata la versione un po’ underground della fiera meneghina per eccellenza, gli Oh bej – Oh bej, sfrattata dall’abbraccio di sant’Ambrogio e approdata da qualche anno al più laico, ma spazioso Castello Sforzesco.

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Ha compiuto 20 anni di straordinario successo l’Artigiano in Fiera, a Rho.

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Questo mercato di artigianato e food accoglie ogni anno un numero incredibile di visitatori che, muniti di zaini e trolley per gli acquisti, “partono” per un viaggio nel Mondo dei regali e del cibo.

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È un vero e proprio street food globale: dalle ostriche francesi alla paella, dalla polenta ai cannoli siciliani, dalle carni sudamericane alle cucine orientali.

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Se non ci siete mai andati (ma è possibile?) segnatevi questo viaggio gratuito per il 2016.

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Spostiamoci al Portello; se a Rho c’era il Mondo in esposizione, qui, tra le vetrine del centro commerciale, c’è un piccolo mercato trentino.

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È veramente molto bello: pulito, ordinato, con merce di gusto e qualità.

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Magari, se fa freddo, viene voglia di una fettina di strudel o di un goccio di vin brulè.

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Abbiamo fatto qualche piccolo acquisto: ne valeva la pena. Altra chicca: nei sotterranei di questo centro commerciale c’è un immenso parcheggio gratuito.

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Ed ora una visita al Villaggio delle Meraviglie, dedicato ai bambini, presso i Giardini Pubblici; c’è la Casetta di Babbo Natale, altri piccoli chalet che, fino all’Epifania, offrono dolci tradizionali per la merenda e giocattoli. Una doppia pista di pattinaggio sul ghiaccio, anche al coperto, ha un pinguino come maestro per i più piccoli.

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Tutti possono imbucare la loro letterina: chi di noi non ha qualche desiderio da esprimere?

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Il Villaggio delle Meraviglie non è l’unica “sede” natalizia di Babbo Natale nella nostra città. Quest’anno, per la prima volta, Santa Claus aspetta chi crede in lui, grandi e bambini, alla Darsena.

A presto… e al prossimo anno!

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Aspettando Natale: i colori della Luce – itinerario tra San Fedele e le vie del centro

Iniziamo un itinerario tra le strade e le giornate che ci porteranno al Natale 2015.

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Troppe sono le luci spente nella città, che appare meno luminosa, forse anche per l’austerity. O, magari, in qualche cuore c’è meno luce…

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Ma insieme aspettiamo il ritorno della Luce facendo quattro passi per il centro di Milano.

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Il “Natale”, la festa del Solstizio d’Inverno, è sempre stata la vittoria della luce sulle tenebre, del Sol Invictus e l’abbiamo festeggiata da sempre con le candele, la luce e le luminarie.

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Vi proponiamo un piccolissimo itinerario di pochi passi tra l’Adorazione dei Pastori, di Rubens, esposta a Palazzo Marino, e la piccola piazza San Fedele, situata appena dietro il nostro Municipio.

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Mettiamoci in attesa, tralasciando Scala, Gallerie d’Italia, Leonardo, eccetera. Entriamo nella sala dell’Alessi a vedere il capolavoro, giunto da Fermo, del pittore fiammingo. Qui è la Luce del Bambinello che illumina e vince il buio circostante.

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Non sono i Magi a essere raffigurati nell’atto dell’Adorazione, ma i pastori, così come nel presepio (lo scriviamo alla lombarda) mettiamo, prima dei Tre Re, che giungeranno per l’Epifania, la gente semplice e gli animali della vita quotidiana di un tempo.

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Il capolavoro sarà esposto fino al 6 gennaio 2016, con ingresso gratuito.

Continuiamo il nostro breve itinerario andando verso piazza San Fedele, dove ci accoglie la statua di Don Lisander.

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Il Manzoni, per restare in clima natalizio, e la moglie, erano molto amanti del panettone e “panatonavano”, come scrive la donna al figlio Stefano, con gusto e piacere.

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Il loro fornitore di fiducia era l’antico “Prestin di Scansc” (Forno delle Grucce), citato anche ne I Promessi Sposi.

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Entriamo nella chiesa di Santa Maria della Scala in San Fedele, comunemente nota solo come “San Fedele”.

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L’antica chiesa di Santa Maria della Scala, fatta costruire da Regina della Scala, moglie di Bernabò Visconti, fu demolita per costruire il nostro teatro e il suo titolo è passato alla vicina San Fedele.

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San Fedele si è recentemente arricchita di affreschi di Nicola De Maria. Alle spalle dell’altare maggiore, sulla volta del Sancta Sanctorum, il piccolissimo sacrario  dove sono custodite le reliquie dei martiri, c’è una girandola di colori.

Foto della due opere realizzate da Nicola De Maria nella chiesta di San Fedele. Foto della due opere realizzate da Nicola De Maria nella chiesta di San Fedele.

http://www.incrocinews.it/arte-cultura/la-gioia-della-gerusalemme-celeste-br-nei-colori-di-nicola-de-maria-1.117471

Come sono belli i colori della Luce!

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Sul fondo della chiesa c’è un’altra opera, dove luce e colore si incontrano: sono i tre pannelli monocromatici di David Simpson, che cambiano tonalità col variare della luce del giorno.

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http://www.centrosanfedele.net/easyne2/LYT.aspx?Code=ccsf&IDLYT=2716&ST=SQL&SQL=ID_Documento=2760

In questa chiesa, tutta da visitare e da “pensare”, torneremo ancora in un altro piccolo itinerario.

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Oggi giriamo, invece, per le vie del centro, guardando i colori della luce.

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Ecco le belle vetrine della Rinascente, con l’opera “Let it Shine, Let it Shine, Let it Shine. It’s Xmas again”, dell’artista svizzero John Armleder, dove i colori pittorici incontrano le scintillanti decorazioni natalizie.

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Speriamo si accendano presto anche le vetrate del Duomo con i colori della Luce!

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A presto… andando per mercatini di Natale.

La Torre e il Museo Branca: una storia tutta milanese

La Torre Branca del Parco Sempione ci racconta una storia di imprenditorialità e cultura tutte meneghine.

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Questo traliccio d’autore, di 108,6 metri, venne costruito nel 1933 dagli architetti Cesare Chiodi e Gio Ponti, nel clima di una Milano in espansione industriale.

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Fu realizzata in soli 68 giorni lavorativi, utilizzando tubi di acciaio speciale della Dalmine, flange e bulloni; ha una base esagonale di 6 metri per lato, che si stringe a 4,45 a 100 metri d’altezza. È insieme leggerezza e solidità, novità ed eleganza, tradizione e innovazione, come nel DNA di Milano.

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Poi cadde in disgrazia e, diventata inagibile, venne chiusa al pubblico nel 1972. Nel 2002 la famiglia milanese Branca, nota per i liquori, tra cui il celebre Fernet, intervenne per renderla di nuovo accessibile e restituirla alla città. La Torre Branca, ormai conosciuta col nome dell’azienda, è un esempio tangibile di quel novare serbando, che è stato, dall’Ottocento, il motto della ditta.

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un prodotto di oggi col vecchio motto

La storia di questa industria, tutta milanese, che ha compiuto 170 anni nel 2015, si può ripercorrere visitando la “Collezione Branca” ospitata in oltre 1000 mq all’interno del complesso di via Resegone, vicino a piazza Maciachini, da più di un secolo sede dello stabilimento, luogo di produzione tra storia e attualità.

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La visita inizia con le immagini dei fondatori, tra i quali il capostipite, lo speziale autodidatta Bernardino Branca, la moglie, i loro figli e la nuora, Maria Scala, che molta parte ebbe nello sviluppo dell’azienda.

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Il più famoso prodotto, il Fernet, fu creato nel 1845, su ricetta ancora oggi segreta, come bevanda medicinale a base di erbe, cortecce e radici per combattere colera, malaria, febbre, dolori e spossatezza. Padre Nappi, l’allora direttore dell’Ospedale Fatebenefratelli di Porta Nuova, vicino alla sede del primo laboratorio, fu testimonial della validità del fernet per la cura del colera.

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Il fondatore utilizzò ben 27 erbe “internazionali” per formulare questo prodotto noto come Fernet-Branca e lo restituì al Mondo.

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Sull’origine del termine “Fernet” aleggia un’aria di mistero: secondo alcuni il Sig. Fernet sarebbe stato un farmacista svedese che avrebbe collaborato alla formulazione dell’elisir, continuando a berlo fino a ben 104 anni, esempio vivente dei benefici del prodotto.

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Un’altra “storia” narra, invece, di un abate francese, padre Fernet, che avrebbe messo a frutto le sue conoscenze in campo erboristico; secondo altri, ancora, fer net, che significa ferro pulito in milanese, indicherebbe il materiale utilizzato nella preparazione e, forse, si potrebbe aggiungere, la forza e la potenza pulita del liquore corroborante.

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Nella Collezione, in un grande cestone, la ruota delle spezie, sono raccolte, come in una gigantesca erboristeria, le erbe, le radici, le cortecce, gli aromi, le spezie che sono utilizzate per la produzione; tra queste c’è anche il milanesissimo zafferano.

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Sono esposti diversi manifesti pubblicitari, calendari e gadgets storici che indicano l’attenzione dei Branca per la comunicazione pubblicitaria, di alta qualità.

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Il logo, usato ancora oggi, dell’aquila che tiene tra gli artigli una bottiglia di fernet sopra il globo terrestre, ad esempio, fu firmato dal grande Leopoldo Metlicovitz, autore anche di scenografie, locandine e manifesti.

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Tra i manifesti e i calendari esposti, molto spazio è riservato a figure femminili mentre bevono il fernet, quasi un elisir nero per quote rosa.

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La nuora del fondatore, Maria Scala, diffuse questo elisir tra le signore della Milano bene.

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Infatti questo “liquore” era visto come un medicinale a base di erbe, in grado di aiutare anche in caso di malesseri femminili e curare lo spleen, quel senso di malinconia di baudelairiana memoria.

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Sappiamo dai giornali dell’epoca che anche la Rosetta, la povera “lucciola” vittima di un caso di malagiustizia, aveva bevuto un fernet prima di essere uccisa.

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Ai milanesi il fernet piacque subito, tanto che, nel linguaggio popolare, l’espressione “Fratelli Branca” indicava i Carabinieri, vestiti di nero, che andavano in gruppo per acciuffare (“brancare”) i malfattori.

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Proseguendo la visita vediamo le ricostruzioni di ambienti di lavoro esistenti in passato all’interno dell’azienda, quali uffici, laboratori, sartoria, falegnameria, quasi una produzione a chilometro zero.

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Punto di contatto tra ieri e oggi è la grande botte in legno di rovere di Slavonia, da 84.000 litri, la più grande d’Europa, usata ancora oggi per l’invecchiamento del brandy, altro prodotto dell’azienda. Fu portata dal vecchio stabilimento e si dovette costruirle attorno il locale che la ospita.

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La Branca, nel corso del tempo, ha acquisito anche altri marchi storici. La visita è un percorso tra botti, alambicchi, mortai antichi e moderni macchinari, tra aromi e profumi di caffè, camomilla, erbe, arance, distillati.

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Col fernet, in letteratura, si fa anche un particolare gelato: ecco la ricetta del gelato all’aglio e fernet, per sorridere ma non provare!

http://www.vivavoceonline.it/articoli.php?id_articolo=748

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Una rivisitazione d’autore propone una ricetta  del gelato all’aglio su una zuppetta di pomodoro. Per finire… ci vuole davvero un fernet!

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I protagonisti di questo museo d’impresa non sono solo reperti storici e sistemi produttivi. Lupi, lumache, rane di plastica colorata sono disseminati tra i vari ambienti, esempi di cracking art esposti in questo periodo nella collezione.

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Uscendo, non dimentichiamo di lanciare un’occhiata all’alta ciminiera tutta a colori, decorata nello stile della street art.

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Arte e produzione ancora insieme come un tempo!

La visita è gratuita e prenotabile telefonando al numero 02/8513970

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Quattro passi, e anche di più, per il Parco Sempione (Parte Seconda)

Iniziamo i nostri passipermilano nel Parco Sempione dalla Torre Branca, in viale Alemagna, poco distante dal Palazzo dell’Arte.

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Dall’alto dei suoi 108 metri la Torre offre una delle più belle vedute a 360° di Milano.

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Da qui si possono anche vedere altre torri, nuove e antiche, come è nella tradizione “turrita” della nostra città.

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Un grazioso furgoncino, ai piedi della Torre, fa da réclame al Fernet, forse il più illustre prodotto della produzione Branca, storica azienda milanese di liquori.

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Accanto alla Torre si trova la quasi sconosciuta Cascina Nascosta (che nome intrigante e un po’ misterioso…), destinata a diventare la Casa del Verde, uno spazio di ben 3500 mq attrezzato e aperto a diverse iniziative legate al verde.

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Entriamo nel Parco dal cancello accanto alla Torre e percorriamo il vialetto che costeggia il giardino posteriore della Triennale, luogo di arte, cultura. design, ma anche svago.

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I “Bagni Misteriosi” di G. De Chirico

In questo giardino si trovano importanti opere d’arte, visibili anche dal Parco. Altre si possono scoprire passeggiando tra i viali.

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“Pietra sonora” di P. Sciola

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“Le signore” di G. Pesce

Di fronte a queste opere, possiamo entrare nella cosiddetta Cattedrale dei Cedri, alberi disposti quasi a cerchio, con l’alto fogliame che si unisce a formare una cupola.

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al centro, la “Cattedrale dei Cedri” vista dalla Torre Branca

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Passeggiando lungo i viali incontriamo una grande varietà di piante, che creano in ogni stagione scenari con colori sempre nuovi.

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È un parco botanico, da visitare con calma e, magari, con una Guida del Verde. Ci faranno compagnia salici, conifere, ippocastani, tigli, cornioli, osmantus, bagolari…

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Un laghetto è il cuore dell’ esplanade tra corso Sempione e il Castello, il “cannocchiale” che permette di vedere, ai due estremi, la Torre del Filarete e l’Arco della Pace, di epoca napoleonica.

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Molto belle sono le piante che si specchiano nel laghetto.

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Qui si possono vedere anche pesci, papere, tartarughe e ascoltare il canto dei pettirossi, quando annunciano l’autunno, e altri suoni della natura.

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Poco più avanti c’è il tanto discusso Teatro Continuo Burri, realizzato nel 1973, poi smantellato alla fine degli anni Ottanta e ora ricostruito in occasione dell’Expo. È uno spazio teatrale, senza fondale, aperto sul “cannocchiale” e destinato a spettacoli o anche ad un’ espressione libera  della creatività.

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Passeggiando ancora per il Parco, incontriamo un’altra opera d’arte tra gli alberi. Quale “orchestra” starà suonando? Guardiamo con attenzione: molte sono le sorprese sopra i gradoni e il podio.

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“Accumulazione musicale seduta” di Arman

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Quali sono, invece, i canti delle sirene ammaliatrici poste sul ponticello di ghisa?

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Il “Ponte delle Sirenette” venne collocato nel Parco nel 1930, dopo che era stato interrato il Naviglio di San Damiano, dove si trovava.

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Fu il primo ponte in ghisa di Milano e le quattro formose sirenette con due code furono pertanto soprannominate  le “Sorelle Ghisini”.

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Ora “grappoli” di lucchetti dell’amore sono apparsi anche qui, su questo ponticello.

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ponte delle sirenette e i lucchetti 2

Facciamo ora una sosta al “famoso” Bar Bianco, uno dei tanti punti di ristoro del Parco, dove si possono anche affittare risciò a pedali per girare sui dolci e lievi pendii.

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Un belvedere sopra una collinetta, il Monte Tordo, movimenta ancora di più questi saliscendi: provateli facendo jogging o pedalando a… tutta birra !!

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In cima alla collinetta c’è una insolita biblioteca con grandi vetrate e opere d’arte stabili e temporanee.

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B. Munari

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F. Somaini

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M. Pistoletto

Poco distante Napoleone III ci saluta togliendosi il cappello dall’alto del suo monumento.

napo terzo

F. Barzaghi

Scendendo verso l’Arena, poi, fermiamoci alla fontana dell’Acqua Marcia. C’è una storia curiosa e che sa di zolfo…

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In questo luogo, verso la fine dell’Ottocento, era stata costruita la Torre Stigler, per pubblicizzare una fabbrica di ascensori.

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Ma l’acqua solforosa, soprannominata Acqua Marcia per l’odore sgradevole, continuava ad affiorare dal sottosuolo, proprio sotto la torre, minandone la stabilità.

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Vinse l’acqua… Al posto della torre fu messa questa fontana, da cui sgorga ancora oggi acqua sulfurea, ufficialmente non potabile, che proviene da un pozzo profondo oltre 300 metri. Quest’acqua, ricca di proprietà benefiche, era considerata un toccasana per la salute dei milanesi, che qui venivano a berla come alle terme.

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Non potendo più bere quest’acqua, se l’ora e il clima lo consentono, possiamo prendere un aperitivo nei locali della movida della zona di corso Sempione godendoci uno dei più bei tramonti di Milano.

tramonto al sempione

L. Cagnola

arco e movida

Quattro passi, e anche di più, per il Parco Sempione (Parte Prima)

In qualsiasi periodo dell’anno, il Parco Sempione ci invita a fare quattro passi tra il verde, le opere d’arte collocate in questo museo a cielo aperto e le diverse aree attrezzate, anche per i nostri amici pelosi.

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Forse i turisti, e i milanesi stessi, sono ancorati all’idea di una Milano grigia, dove “continuano a costruire e non lasciano l’erba”.

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A Milano, secondo noi, il verde e il cemento hanno imparato a convivere: un balcone fiorito, gli orti urbani, il Bosco Verticale, il Parco Sempione stesso, così ricco di arte tra i viali alberati, sono esempi di un modo di interpretare il verde metropolitano.

balcone fiorito

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bosco verticale

Bosco Verticale – Studio Boeri

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Chiosco scultura – G.A. Roccamonte

Due parole sulla storia del Parco.

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Alla fine dell’Ottocento quest’area, che era diventata una grande piazza d’armi, fu salvata, insieme al Castello Sforzesco, dalla lottizzazione.

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Un tempo faceva parte del Barcho, l’immensa tenuta ducale che si estendeva dal Castello fino all’attuale piazzale Accursio, circondata da mura con ben otto porte. Da una di queste deriva il nome della zona “Portello”.

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parco del Portello

Poi il declino e la rinascita. Il progetto di riqualificare quest’area dismessa, facendone un parco, toccò a Emilio Alemagna, l’architetto che già aveva curato la realizzazione dei Giardini Pubblici di Porta Venezia.

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cannocchiale filarete

Ai milanesi il nuovo Parco piacque subito. Questo romantico giardino all’inglese fu realizzato con viali per le carrozze e vialetti per passeggiare, un suggestivo laghetto e dolci saliscendi.

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Al Parco c’è anche un po’ di Expo 1906, nata per celebrare l’apertura del Traforo del Sempione; una ferrovia sopraelevata congiungeva l’area Sempione con la zona che sarebbe diventata la Fiera Campionaria, dove continuava l’Expo

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Fu un successo. Anche allora Milano fu al centro dell’attenzione internazionale.

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Expo Milano 2015 – l’Albero della Vita

Noti architetti firmarono i padiglioni, tra i quali è stato conservato l’Acquario Civico di viale Gadio, lungo il perimetro del Parco.

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ieri…

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oggi

Fu il terzo acquario costruito in Europa… in una città senza il mare! La facciata è decorata con una grande statua di Nettuno, animali acquatici e marini.

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Non è certo un acquario imponente come quelli più moderni, ma i bambini possono vedere gli animali da vicino e poi correre a giocare nel Parco.

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bimbi nel parco

Ecco come si presentava il Parco a fine Ottocento in una immagine ripresa dalla Torre Stigler, che oggi non esiste più.

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Nel corso del Novecento il Parco cresce e si arricchisce di altre importanti strutture come la Torre Branca.

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Realizzata nel 1933 da Gio Ponti, dal suo belvedere si gode una meravigliosa vista su Milano e sul parco stesso.

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Da questa Torre inizieremo il nostro itinerario nel Parco. Chi vuole venire con me a guardarlo dall’alto? Accendo i motori ….

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Continua…

Itinerario da brivido per la Notte di Halloween

In questa notte, come si credeva accadesse durante l’antico Samhain celtico, il velo tra i morti e i vivi diventa più sottile e l’Aldilà è maggiormente percepibile.

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Faremo quattro passi tra memorie e immaginazione, percorrendo un itinerario tra il Castello Sforzesco, palazzi, chiese e Parco Sempione, dove le “apparizioni” sono di casa. Questo itinerario forma una sorta di ellisse, come ellittico era, al tempo dei Celti, il Recinto Sacro da cui nacque Milano.

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Partiamo dal Castello, che potrebbe essere considerato il luogo più affollato di Milano per numero o antico prestigio dei fantasmi che vi si trovano.

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Ignoti sono i nomi dei trecento soldati francesi che morirono nell’esplosione della Torre del Filarete, agli inizi del 1500. A causarla fu un fulmine? Un errore umano? La vendetta del Bombarda, un mercenario svizzero innamorato?

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Non si sa, resta un mistero; ma c’è chi sostiene che nella notte dei Morti, gli echi della Storia abbiano suoni di urla strazianti e di lamenti umani.

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Secondo alcuni studiosi di fenomeni paranormali, i fantasmi rivivrebbero qualche episodio importante e drammatico della propria vita, come se fossero incatenati ai ricordi.

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Ludovico il Moro comparirebbe sotto la Ponticella del Bramante, mentre fugge a cavallo, travestito da mercenario.

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Wrangler Nate Cummins takes the opportunity to ride by moonlight, the night before the "Super Moon" during Montana Horses' annual horse drive outside Three Forks, Montana, May 4, 2012. The Mantle family, who own Montana Horses, held their last horse drive where they rounded up approximately 300 horses and drove the herd 35 miles from their winter range to the Mantle ranch. The horses will be picked up by leasers to be used as pack and trail horses at dude ranches and national parks. Photo taken May 4, 2012. REUTERS/Jim Urquhart (UNITED STATES - Tags: ANIMALS SOCIETY ENVIRONMENT TPX IMAGES OF THE DAY)

Anche Bianca Maria di Challant rivive in questa notte brani della sua vita e ricompare al Castello, dove era stata decapitata, con una coppa di sangue, mentre la testa le rotola via.

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Altre donne importanti rimangono “presenti” nel Castello dove vissero un tempo. Fra queste Bona di Savoia, vedova di Galeazzo Maria Sforza, rifugiatasi nella torre che porta il suo nome.

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Ber o Bon

La giovane duchessa Beatrice, moglie del Moro, morta di parto, appare pensosa ricordando gli avvenimenti della sua breve e intensa vita.

Cristofero Solari - Tomba di Ludovico il Moro e Beatrice D'Este (particolare, Pavia, Certosa, 142

L’indomita Isabella d’Aragona, nipote e nemica del Moro, compare tenendo tra le mani una boccetta di veleno con il quale avrebbe voluto avvelenare gli Sforza e per il quale, invece, perse il marito e un’amata figlia.

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Lasciamo il Castello ed i suoi ricordi di sangue versato.

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Poco più avanti, in via Rovello, un’altra donna, legata al Moro, lo aspetta ancora. È Cecilia Gallerani, la Dama con l’ermellino, dipinta da Leonardo, che a Palazzo Carmagnola, dove visse, attende di rivedere il suo amato. E’ possibile vederla ad una delle finestre proprio in questi giorni.

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Eccola!

Raggiungiamo piazza Duomo, dove “vive” il fantasma della Carlina, la sposa in nero che, terrorizzata dalle statue sulle guglie della nostra amata e misteriosa Cattedrale, scomparve e non fu più ritrovata. È un fantasma “prezzemolino”; infatti spesso compare nelle foto scattate dentro e fuori il Duomo.

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In via Santa Radegonda, accanto al Duomo, possiamo incontrare un’altra donna, Bernarda, la figlia di Bernabò Visconti, imprigionata e fatta morire di stenti dal padre; ma è, per così dire, un fantasma dalle…molte vite.

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bara vuota

A pochi passi dal Duomo, in piazza Santo Stefano, c’è uno dei luoghi più lugubri di Milano (andate a vederlo!!!).

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È San Bernardino alle Ossa, una chiesa con una cappella rivestita internamente di ossa umane.

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Nella notte del 2 novembre, una bimba ricompone il proprio scheletro come in un puzzle horror e trascina in una danza macabra gli altri defunti.

Danza-Macabra

Vi parteciperanno anche gli scheletri della vicina cripta nella chiesa della Statale?

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cripta

Se avete ancora voglia di esperienze forti, andate verso la Basilica di Sant’Ambrogio (autobus 94), passando accanto a piazza Vetra, terra di Inquisizione, roghi, patiboli e torture.

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Fermatevi accanto alla Basilica di Sant’Ambrogio, presso la Colonna del Diavolo, dove rimasero conficcate le corna di Satana, dopo un calcione ben assestato dal nostro Santo patrono.

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Il Diavolo riuscì poi a liberarsi e da questa colonna tornò all’Inferno. C’è dunque qui sotto un varco per gli Inferi? Molti rumori provengono da lì e un tempo, prima che fossero cementati, anche odori di zolfo da quei fori che sembrano orbite vuote.

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Tornate a piedi verso il Castello percorrendo via Carducci. Qui c’è un simpatico localino, PolentamiSu, dove si possono mangiare una polenta calda e un ottimo tiramisù…Ne avrete bisogno…

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Signori uomini, se vedete venirvi incontro, nelle vicinanze di via Paleocapa, una dama velata che emana profumo di violetta e vi promette ore indimenticabili in una villa vicina, non seguitela.

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Il suo viso è un teschio, come ha raccontato chi aveva ceduto alle sue lusinghe. In questa zona esisteva una casa disabitata con fama sinistra; da metà degli anni Settanta questa donna non compare più, forse la casa ha cambiato inquilini?

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da “Poema a fumetti” di Dino Buzzati

Casa Toniella

Di giorno, invece, quando il Parco Sempione è aperto, molti dicono di essere stati seguiti da una giovane donna che fa jogging e che li avverte dei danni del fumo. Poi svanisce, come il fumo di una sigaretta.

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Ben altri fuochi arsero nell’antica Piazza d’Armi dietro al Castello. Qui fu bruciata Isabella da Lampugnano, una delle tante streghe finite al rogo anche nella nostra città, che questa notte ritornano…

Eden Urban Nightscape #2, Parco Sempione, Milano 2012

Siamo tornati da dove eravamo partiti. Ora vi meritate una bella cenetta.

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Chi saranno gli altri convitati?

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Buon Halloween a tutti!

 

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I Mystèriosi sotterranei del Castello

È una Milano oscura e livida quella che fa da sfondo all’avventura “Scendendo” di Martin Mystère, apparsa su Almanacco del Mistero, 1995.

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I sotterranei, questa terra di mezzo tra il sopra e il sotto, il mondo delle luci e quello del buio assoluto del sottosuolo, sono i veri protagonisti di questa storia che riguarda il Castello Sforzesco.

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Martin, indagando sull’omicidio di un ingegnere che aveva lavorato sul sottosuolo, riesce a sventare, attraverso rocambolesche vicende, un piano terroristico che intendeva far esplodere il Castello e gettare Milano nel caos e nel terrore.

inferno a Milano

Questo piano era basato su un complesso progetto difensivo ideato da Leonardo, “ingegnere militare” secondo il curriculum da lui inviato a Ludovico il Moro.

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curriculum di Leonardo

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progetto di “carro armato”

Un micidiale composto, il cosiddetto fuoco greco, era stato nascosto sotto la Piazza d’Armi per impedire, attraverso incendi ed esplosioni, l’eventuale conquista del Castello, da parte di nemici.

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Il colpo di scena finale rivela che il Maestro, in accordo con il comandante della guarnigione, che aprì le porte del Castello ai Francesi, non mise in atto il piano distruttivo al fine di salvare l’amata Milano.

ultima pagina

Perchè raccontare questa storia su alcuni “segreti” del Castello?

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Sotto il Castello c’è realmente un mondo sotterraneo “archiviato”. Si narra di una strada segreta, che univa il Castello a Santa Maria delle Grazie, fatta costruire dal Moro. Ecco il suo ingresso, che si trova nella Ghirlanda, l’antica via difensiva coperta realizzata dagli Sforza.

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inizio percorso verso Santa Maria delle Grazie

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via sotterranea della Ghirlanda

Un’altra storia, dal sapore molto hard, ebbe luogo ai tempi della dominazione austriaca. Una compagnia di giovani era solita radunarsi nei sotterranei del Castello, coperti di muschio; da qui il nome di Compagnia della Teppa (parola milanese che indica il muschio), dal quale deriva il termine teppista.

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uno degli accessi ai sotterranei, con muschio

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uno dei sotterranei

Tra le bravate di questo gruppo, l’organizzazione di un festino a luci rosse a Villa Simonetta.

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Villa Simonetta, Milano

Furono invitate le fanciulle, in cerca di marito, della Milano bene di allora e, ad insaputa di queste, nani e derelitti dei bassifondi milanesi, cui, invece, era stato promesso in dono un incontro con prostitute. La polizia austriaca, su segnalazione di una invitata, intervenne a salvare le ragazze e i “teppisti” furono arruolati a forza nell’esercito.

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da “Senso” di L. Visconti e da “Il bacio” di Hayez

La Compagnia della Teppa

http://archiviostorico.corriere.it/2008/agosto/03/terribili_scherzi_della_teppa_Fra_co_7_080803035.shtml

Infine, per fortuna, è stato anche “archiviato” l’uso della Ghirlanda come rifugio antiaereo durante i bombardamenti.

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Oggi la via coperta della Ghirlanda è aperta al pubblico solo con prenotazione e guida presso l’Info Point del Castello.

informazioni castello

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inizio del percorso

È una visita assolutamente da non perdere, perchè mostra il Castello da un altro punto di vista, molto underground, con scorci inaspettati e cunicoli tortuosi e impervi.

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Ponticella del Bramante vista dalla Ghirlanda

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Se avete voglia, infine, di vivere qualche brivido in questa nostra misteriosa e sconosciuta città, pensate che le linee Rossa e Verde della metropolitana scorrono proprio sotto la Piazza d’Armi, magari accanto a vie segrete murate…

metropolitana sotto il castello

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dietro questo muro passa la metropolitana

Meglio non aprire certe porte…

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Itinerario Castello Sforzesco (Parte Seconda)

Il Castello non vive solo di memorie, ma è ben presente nella vita di oggi.

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allestimento per un evento – ottobre 2015

Al Castello ci si incontra per manifestazioni, eventi, appuntamenti culturali all’ora dell’aperitivo; la location, specialmente di sera, diventa quanto mai intrigante e suggestiva.

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luci alla Rocchetta

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evento in notturna

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caffetteria Calicantus

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happy “hart”

Agli eventi, in genere, sono riservati spazi all’aperto o strutture a tempo.

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Gli interni, invece, proteggono capolavori e raccolte di grande valore.

mappa dei musei del castello

informazioni castello

La Corte Ducale è una specie di Expo permanente di arte e cultura, che richiede una visita di diverse ore, magari suddivisa in più itinerari. Qui si trova la biglietteria per tutti i Musei, “padiglioni” che espongono le diverse eccellenze di arti e produzioni differenti.

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Una grande porta, la Pusterla dei Fabbri, accoglie i visitatori ed invita ad entrare. Non è il portone di un nobile palazzo quello che apre la strada ai tesori del Castello, ma l’arco di una Pusterla delle mura medievali.

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Questo arco, situato in una zona della Milano delle botteghe e popolare, fu portato al Castello ai primi del Novecento, in occasione di trasformazioni urbanistiche che ne prevedevano la demolizione. Ora si trova all’ingresso del Museo d’Arte Antica, quasi un omaggio al lavoro dei milanesi che ha fatto grande la nostra città.

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fabbri corriere

Entrati nella Corte Ducale, residenza rinascimentale dei Duchi, ciò che colpisce in primo luogo sono gli spazi: grandi, aperti, con ampie vetrate, che mostrano “scenografie” inaspettate.

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Il Museo d’Arte Antica è il primo “padiglione” che incontriamo. La varietà di ciò che contiene rende la visita molto ricca di scoperte. All’inizio di ogni sala si può ritirare una piccola guida gratuita che illustra, in più lingue, quanto esposto.

Ecco qualche “assaggio”:

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mausoleo di Bernabò Visconti

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Madonna Lia

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pietra tombale di Gaston de Foix

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gonfalone di Milano

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bassorilievo della “fanciulla impudica”

Le sale ducali sono esse stesse museo e gli ambienti, talora, rubano la scena.

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sala verde

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sala delle colombine

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cappella ducale

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Sala delle Asse

Dalle vetrate delle sale ci appaiono anche scorci antichi ed indimenticabili: il fossato, la Ghirlanda, la Ponticella del Bramante, dove Ludovico il Moro si ritirò a piangere, in tre salette “vestite” a lutto (le salette Nigre), la scomparsa della moglie Beatrice. Ci restò, dicono, “ben” quindici giorni!

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ponticella del Bramante

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ponticella del Bramante

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portico della Ponticella

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fossato e Ghirlanda

Fino a pochi mesi fa, in questo “padiglione” era ospitata anche la Pietà Rondanini, in una sorta di cappella votiva, realizzata dallo Studio BBPR, lo stesso cui si deve, tra l’altro, il progetto della Torre Velasca.

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BBPRarchitetti

gli architetti Banfi, Balgiojoso, Peressutti e Rogers

Per raggiungere il prossimo “padiglione” museo, dobbiamo scendere e passare sopra un ponticello sospeso.

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In questa nostra avventura, inaspettatamente, sotto di noi, appare una fontanella in un verde “prato” di muschio.

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La storia di questa fontanella del Castello Sforzesco è piuttosto curiosa: gli Sforza non l’hanno mai vista in questo posto! Infatti l’originale si trovava al Castello di Vigevano da dove fu traslocata per diventare un’acquasantiera nella Collegiata di Bellinzona.

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Bellinzona

Al Beltrami questa fontana piacque così tanto che ne fece costruire ben tre identiche. Una è quella dell Castello, un’altra è a Seregno.

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Seregno

La terza si trova, sempre a Milano, a Villa Mirabello, in una dimora di campagna del Quattrocento. Era soprannominata magiabagaj (mangiabambini) per l’immagine classica dell’inquietante biscione.

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Villa Mirabello

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Villa Mirabello

Sopra la fontana del Castello c’è una delle finestre originali, che ha fatto da modello per i restauri geniali e “creativi” del Beltrami.

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Raggiungiamo la Loggia di Galeazzo Maria con un ampio scalone a gradoni bassi, fatto per salire… a cavallo!

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Prima di iniziare un nuovo percorso museale fermiamoci sulla Loggia, magari seduti su questa deliziosa panchettina, per guardare il panorama.

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Siamo al primo piano della Corte Ducale e il “padiglione” da visitare è una sorta di Salone del Mobile attraverso i secoli. Qui regnano insieme storia e design.

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Anche la Pinacoteca, successivo “padiglione” di questa Expo speciale, offre una raccolta di capolavori che lascia frastornati.

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una delle sale

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Bernardino Luini

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Canaletto

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Andrea Mantegna

Con un passaggio coperto sulle mura si passa alla Rocchetta, dove si trovano il Museo delle Arti Decorative e quello degli Strumenti Musicali.

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Come all’Expo, assaggiamo qualche piatto speciale di questi padiglioni per…stuzzicare l’appetito.

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Entriamo nella Sala della Balla; accanto agli Arazzi dei Mesi, del Bramantino, si può utilizzare una postazione multimediale per leggere qualche pagina di Leonardo.

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Il percorso museale ci riconduce, attraverso un camminamento all’interno della Porta Giovia, alla sala della biglietteria.

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Ma la nostra “Expo” non finisce qui.

All’esterno, sotto il portico della Corte Ducale sostiamo un attimo “a bordo piscina”, accanto all’Affresco dell’Elefante, uno degli animali esotici che erano ospitati nella riserva dei Duchi, oggi Parco Sempione.

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Davanti a questo affresco è stata collocata la lapide a Gian Giacomo Mora, vittima dell’ignoranza e della superstizione, di manzoniana memoria.

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Da qui possiamo scendere nei sotterranei per visitare altri due “padiglioni”: il Museo della Preistoria e Protostoria e quello Egizio, sezioni distaccate del Museo Archeologico di corso Magenta.

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Che ci fa una gatta rock, venuta dal lontano Egitto, nei sotterranei del Castello? Quali misteri vi si nascondono?

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Continua…