Itinerario da brivido per la Notte di Halloween

In questa notte, come si credeva accadesse durante l’antico Samhain celtico, il velo tra i morti e i vivi diventa più sottile e l’Aldilà è maggiormente percepibile.

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Faremo quattro passi tra memorie e immaginazione, percorrendo un itinerario tra il Castello Sforzesco, palazzi, chiese e Parco Sempione, dove le “apparizioni” sono di casa. Questo itinerario forma una sorta di ellisse, come ellittico era, al tempo dei Celti, il Recinto Sacro da cui nacque Milano.

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Partiamo dal Castello, che potrebbe essere considerato il luogo più affollato di Milano per numero o antico prestigio dei fantasmi che vi si trovano.

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Ignoti sono i nomi dei trecento soldati francesi che morirono nell’esplosione della Torre del Filarete, agli inizi del 1500. A causarla fu un fulmine? Un errore umano? La vendetta del Bombarda, un mercenario svizzero innamorato?

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Non si sa, resta un mistero; ma c’è chi sostiene che nella notte dei Morti, gli echi della Storia abbiano suoni di urla strazianti e di lamenti umani.

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Secondo alcuni studiosi di fenomeni paranormali, i fantasmi rivivrebbero qualche episodio importante e drammatico della propria vita, come se fossero incatenati ai ricordi.

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Ludovico il Moro comparirebbe sotto la Ponticella del Bramante, mentre fugge a cavallo, travestito da mercenario.

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Wrangler Nate Cummins takes the opportunity to ride by moonlight, the night before the "Super Moon" during Montana Horses' annual horse drive outside Three Forks, Montana, May 4, 2012. The Mantle family, who own Montana Horses, held their last horse drive where they rounded up approximately 300 horses and drove the herd 35 miles from their winter range to the Mantle ranch. The horses will be picked up by leasers to be used as pack and trail horses at dude ranches and national parks. Photo taken May 4, 2012. REUTERS/Jim Urquhart (UNITED STATES - Tags: ANIMALS SOCIETY ENVIRONMENT TPX IMAGES OF THE DAY)

Anche Bianca Maria di Challant rivive in questa notte brani della sua vita e ricompare al Castello, dove era stata decapitata, con una coppa di sangue, mentre la testa le rotola via.

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Altre donne importanti rimangono “presenti” nel Castello dove vissero un tempo. Fra queste Bona di Savoia, vedova di Galeazzo Maria Sforza, rifugiatasi nella torre che porta il suo nome.

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Ber o Bon

La giovane duchessa Beatrice, moglie del Moro, morta di parto, appare pensosa ricordando gli avvenimenti della sua breve e intensa vita.

Cristofero Solari - Tomba di Ludovico il Moro e Beatrice D'Este (particolare, Pavia, Certosa, 142

L’indomita Isabella d’Aragona, nipote e nemica del Moro, compare tenendo tra le mani una boccetta di veleno con il quale avrebbe voluto avvelenare gli Sforza e per il quale, invece, perse il marito e un’amata figlia.

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Lasciamo il Castello ed i suoi ricordi di sangue versato.

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Poco più avanti, in via Rovello, un’altra donna, legata al Moro, lo aspetta ancora. È Cecilia Gallerani, la Dama con l’ermellino, dipinta da Leonardo, che a Palazzo Carmagnola, dove visse, attende di rivedere il suo amato. E’ possibile vederla ad una delle finestre proprio in questi giorni.

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Eccola!

Raggiungiamo piazza Duomo, dove “vive” il fantasma della Carlina, la sposa in nero che, terrorizzata dalle statue sulle guglie della nostra amata e misteriosa Cattedrale, scomparve e non fu più ritrovata. È un fantasma “prezzemolino”; infatti spesso compare nelle foto scattate dentro e fuori il Duomo.

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In via Santa Radegonda, accanto al Duomo, possiamo incontrare un’altra donna, Bernarda, la figlia di Bernabò Visconti, imprigionata e fatta morire di stenti dal padre; ma è, per così dire, un fantasma dalle…molte vite.

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A pochi passi dal Duomo, in piazza Santo Stefano, c’è uno dei luoghi più lugubri di Milano (andate a vederlo!!!).

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È San Bernardino alle Ossa, una chiesa con una cappella rivestita internamente di ossa umane.

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Nella notte del 2 novembre, una bimba ricompone il proprio scheletro come in un puzzle horror e trascina in una danza macabra gli altri defunti.

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Vi parteciperanno anche gli scheletri della vicina cripta nella chiesa della Statale?

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Se avete ancora voglia di esperienze forti, andate verso la Basilica di Sant’Ambrogio (autobus 94), passando accanto a piazza Vetra, terra di Inquisizione, roghi, patiboli e torture.

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Fermatevi accanto alla Basilica di Sant’Ambrogio, presso la Colonna del Diavolo, dove rimasero conficcate le corna di Satana, dopo un calcione ben assestato dal nostro Santo patrono.

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Il Diavolo riuscì poi a liberarsi e da questa colonna tornò all’Inferno. C’è dunque qui sotto un varco per gli Inferi? Molti rumori provengono da lì e un tempo, prima che fossero cementati, anche odori di zolfo da quei fori che sembrano orbite vuote.

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Tornate a piedi verso il Castello percorrendo via Carducci. Qui c’è un simpatico localino, PolentamiSu, dove si possono mangiare una polenta calda e un ottimo tiramisù…Ne avrete bisogno…

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Signori uomini, se vedete venirvi incontro, nelle vicinanze di via Paleocapa, una dama velata che emana profumo di violetta e vi promette ore indimenticabili in una villa vicina, non seguitela.

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Il suo viso è un teschio, come ha raccontato chi aveva ceduto alle sue lusinghe. In questa zona esisteva una casa disabitata con fama sinistra; da metà degli anni Settanta questa donna non compare più, forse la casa ha cambiato inquilini?

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da “Poema a fumetti” di Dino Buzzati

Casa Toniella

Di giorno, invece, quando il Parco Sempione è aperto, molti dicono di essere stati seguiti da una giovane donna che fa jogging e che li avverte dei danni del fumo. Poi svanisce, come il fumo di una sigaretta.

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Ben altri fuochi arsero nell’antica Piazza d’Armi dietro al Castello. Qui fu bruciata Isabella da Lampugnano, una delle tante streghe finite al rogo anche nella nostra città, che questa notte ritornano…

Eden Urban Nightscape #2, Parco Sempione, Milano 2012

Siamo tornati da dove eravamo partiti. Ora vi meritate una bella cenetta.

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Chi saranno gli altri convitati?

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Buon Halloween a tutti!

 

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La Basilica di San Nazaro a Porta Romana – (dove)

Il luogo dove sorge questa Basilica è davvero importante: Sant’Ambrogio la volle, infatti, sulla via romana che conduceva o accoglieva chi era diretto o proveniva da Roma.

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Dedicata prima agli Apostoli, poi a San Nazaro, un martire cristiano qui sepolto, ha visto passare dal 382, nel corso dei secoli, cortei imperiali, viaggiatori e pellegrini; ha subito l’attacco dei barbari di Uraia, un incendio disastroso e la resa dei milanesi al Barbarossa.

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Barbarossa a Milano

Nel Cinquecento la sua facciata “scomparve” dietro al Mausoleo Trivulzio, fatto edificare, proprio davanti alla chiesa, su progetto del Bramantino, da Gian Giacomo Trivulzio.

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Prima capitano di ventura, divenne poi Maresciallo di Francia al tempo di Luigi XII e, per qualche tempo, anche governatore di Milano per conto del re francese, che si era impossessato del Ducato, scacciando gli Sforza, in virtù della sua ascendenza materna dalla famiglia Visconti.

Gian Giacomo Trivulzio

Gian Giacomo Trivulzio

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Luigi XII

In questo Mausoleo il Trivulzio cercava una grandiosa sepoltura, per sè e la sua famiglia, dopo tante vicissitudini, come indica la scritta sotto la sua arca. Il Mausoleo, oggi, però, non contiene più i resti di Gian Giacomo, che si sono mescolati nella cripta con quelli dei morti di peste.

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In vita ebbe alterne fortune e conobbe i fasti del successo: memorabile fu un banchetto sontuoso, che si svolse all’aperto tra via Rugabella e la chiesa di San Nazaro, nel maggio del 1507, dato in onore del re francese. Di questa tavolata da Guinness rimangono i preziosi Arazzi dei Mesi, disegnati dal Bramantino, che adornavano la strada e che ora sono esposti nei Musei del Castello Sforzesco: uno street food veramente regale!

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Arazzi al Castello Sforzesco

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mese di Maggio

Dal Mausoleo scendiamo qualche gradino ed entriamo nelle vera e propria Basilica, a croce latina e di ampio respiro.

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Diverse sono le cose da vedere: ve ne suggeriamo solo alcune, lasciando alla curiosità di ciascuno gli approfondimenti.

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antico organo

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resti dalla pavimentazione originale

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il Presepio gioiello in ebano

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una piccola colomba per contenere le Ostie

Per saperne di più:

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Questa Basilica ha anche un interessante Sito Archeologico, che si trova sia nel sotterraneo sia all’esterno.

Il percorso archeologico -a

il percorso archeologico -b

Anche in questo caso vi consigliamo di seguire le indicazioni dei pannelli illustrativi durante la visita. Mettiamo solo qualche immagine, per non togliervi il piacere della scoperta personale, durante la visita, che vi porterà proprio accanto a questi resti.

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Usciamo a visitare il parco archeologico: qui si trovano alcuni sarcofagi e delle colonne provenienti dalla Basilica.

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Lasciamo la Basilica e torniamo sulla piazzetta: diamo un’occhiata alla statua, piuttosto trascurata, di Sant’Ulderico, in abiti pontificali.

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Percorriamo, accanto alla chiesa, lo strettissimo vicolo Santa Caterina, su cui si apriva la chiesetta omonima, ora diventata cappella della Basilica.

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Questa cappella, attualmente in ristrutturazione, contiene un raro organo e un grande affresco che raffigura il martirio della Santa, che abbiamo già “incontrato” in San Maurizio, col viso di Bianca Maria di Challant.

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Diamo, infine, un’occhiata al vasto complesso absidale della Basilica che è, come sempre, molto articolato e vivace.

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Entriamo, subito a sinistra, nella piccola via Osti e ammiriamo un bellissimo portoncino rococò, un esempio della Milano che deve sempre essere scoperta e che non finisce mai di stupirci.

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San Lorenzo, una Basilica “fusion”

Una Basilica donata agli ariani, con fondamenta romane e un Mausoleo per un’imperatrice che non c’è. Al suo posto il Santo protettore dei facchini e, all’esterno, un muro colorato da murales d’autore…una passeggiata davvero fusion!

Guardiamo quell’insieme di materiali, stili, torri e cappelle che caratterizza il retro di San Lorenzo, visto dal Parco delle Basiliche, che lo collega a Sant’Eustorgio.

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Se osserviamo con attenzione, vediamo degli inserti molto strani: sono blocchi di pietre che provengono da monumenti imperiali di epoca romana, come l’Anfiteatro ed il Circo, che si trovavano poco lontano.

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Quando furono distrutti, divennero una sorta di cava per recuperare pietre e quant’altro di già “lavorato” si potesse riutilizzare per altre costruzioni.

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Romane sono anche le colonne che delimitano il sagrato e romano era certamente Costantino, la cui statua è una copia in bronzo di quella che si trova a Roma.

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Una curiosità: al centro della piazzetta davanti a San Lorenzo, in corso di Porta Ticinese, c’è la statua di un Imperatore, non di un Santo!

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Queste opere romane si sono salvate da incendi, terremoti, crolli, bombardamenti e ricostruzioni, che si sono succeduti nella storia di San Lorenzo.

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Ben altro capitò a questa Basilica: sembra, infatti, che nel IV secolo fosse stata donata agli ariani, perchè potessero avere un proprio luogo di culto, ma Sant’Ambrogio fieramente si oppose alla donazione.

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Entriamo in San Lorenzo e guardiamo la sua struttura e le sue pareti, così ricche di semplicità.

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https://www.youtube.com/watch?v=e3uBPeUTI1g

Prima di visitare la Cappella di Sant’Aquilino, diamo un’occhiata ad una vera chicca, ritrovata rimuovendo gli intonaci delle pareti (si vedono le scalpellature): è una copia del Cenacolo realizzata da un allievo (non dei migliori!) di Leonardo.

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I misteri dell’affresco leonardesco ci sono tutti: San Giovanni ha aspetto molto femminile ed il coltello è impugnato da una mano di cui non si vede il proprietario.

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Davanti a quest’Ultima Cena, una deposizione in terracotta dipinta.

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Avviamoci verso la Cappella di Sant’Aquilino (visita a pagamento, 2 Euro). Questo Mausoleo, un tempo distaccato dalla Basilica, ha ancora struttura e cupola originali.

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per saperne di più

Ci accoglie, luminosa, la Cappella dell’Addolorata, costruita per congiungere la Basilica al Mausoleo.

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Entriamo nella Cappella di Sant’Aquilino passando sotto un bel portale di marmo di epoca romana, proveniente dall’Anfiteatro o dal Circo.

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Ancora oggi non si sa a quale delle imperatrici, Galla Placidia o Giustina, potrebbe essere stato destinato il Mausoleo diventato poi la Cappella di Sant’Aquilino. Entrambe le imperatrici sono, però, sepolte altrove.

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Il Mausoleo, invece, contiene l’urna di Sant’Aquilino, un sacerdote ucciso dagli eretici poco dopo l’anno Mille, il cui corpo fu ritrovato da un gruppo di facchini, di cui divenne il patrono.

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Purtroppo alle pareti del Mausoleo rimane ben conservato solo “Il Cristo Maestro tra gli Apostoli”. In questo mosaico bizantino il Cristo è insolitamente rappresentato molto giovane, senza barba e con i capelli corti. Accanto a Lui gli Apostoli con papiri, rotoli e specchi d’acqua.

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Non dimentichiamo di esplorare il locale sottostante questa Cappella. Una stretta scaletta, non indicata e quasi nascosta dietro l’urna del Santo, ci porta ad un sotterraneo che contiene diversi blocchi di pietra, tra i quali si possono scoprire resti di colonne, architravi, capitelli romani. A voi il piacere della ricerca!

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Una volta usciti dalla nostra Basilica, guardiamo i murales accanto ad essa: personaggi illustri, da Sant’Ambrogio a Verdi, da Attila a Napoleone, a Leonardo  ci osservano, alcuni con una birra in mano.

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La visita a questa Basilica non finisce mai di stupirci: abbiamo percorso quasi duemila anni di storia dall’ Antica Roma ai murales di oggi.

Sant’Ambrogio, questo sconosciuto – (Tanto tempo fa)

La vita di Aurelio Ambrogio, uomo tra i più potenti della sua epoca, davanti al quale s’inchinarono imperatori, papi e vescovi, è quasi sconosciuta nella sua città .

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Riflettendo su alcuni aspetti della sua figura, forse si capisce di più la nostra città e, magari, anche un po’ il nostro “rito ambrosiano” nel fare le cose.

Torniamo un momento alla Milano di allora. Non erano certamente tempi facili per la città, ma certamente ricchi di fermenti in molti campi.

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Era una sorta di melting pot di genti e tradizioni, una piccola metropoli, ma capitale imperiale, dove la libertà di culto concessa da Costantino nel 313, aveva permesso di esprimere le proprie idee a teologi e pensatori anche in campo religioso, indicando scelte diverse (eresia in greco significa scelta).

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Queste “eresie”, tra le quali l’arianesimo, scatenavano lotte furibonde tra le opposte fazioni religiose.

In questo clima difficile, giunge a Milano, come Governatore imperiale, Ambrogio, nato a Treviri 35 anni prima da una famiglia romana di fede cristiana e di altissimo rango; il padre era il Prefetto delle Gallie.

Trier, Porta Nigra

Treviri, Porta Nigra

Ambrogio era stato inviato dall’Imperatore con funzioni di governo, ordine pubblico ed era perfino consigliere imperiale; era quindi un uomo di grande potere.

Ambrogio si conquista la fiducia dei milanesi e, nella contesa per l’elezione del Vescovo tra cristiani ortodossi ed ariani, viene lui stesso invocato per acclamazione dal popolo, lui che non era mai stato battezzato.

Così scrive Dario Fo: “Arriva, inattesa e non voluta, la designazione a Vescovo. Lui che fa? Si sottrae, inscena una fuga, si traveste…Per evitare l’incarico non esita persino ad organizzare un’orgia con delle prostitute, così chiassosa da farsi arrestare sul fatto…Un pubblico peccatore non può diventare Vescovo…Invece, proprio perchè riconosce le sue colpe, la gente lo acclama più di prima…È l’unico uomo di potere che anzichè mascherare il suo tristo comportamento, lo denuncia e lo ammette”.

Tenta allora un’altra volta la fuga, cercando di scappare fuori Milano

http://www.youtube.com/watch?v=aKkTy-eyuY8

Comprendendo quale fosse il suo compito a Milano, accetta l’incarico e in una settimana viene battezzato e il 7 dicembre 374 viene proclamato Vescovo.

Da allora la sua vita cambia radicalmente. Dona i suoi averi alla Chiesa, inizia a studiare i testi sacri e “governa” la sua Diocesi con onestà, senso di giustizia e carità, tanto da condurre alla conversione Sant’Agostino, da lui poi battezzato nel Battistero i cui resti si trovano sotto il Duomo.

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Nei confronti dell’Impero fu fedele, ma non succube:

https://www.youtube.com/watch?v=Eg1SDJklpxM

Mobilitò i cristiani contro l’Imperatrice Giustina, che aveva ordinato di lasciare una basilica agli ariani. Così Dario Fo e Franca Rame la interpretano

http://www.youtube.com/watch?v=dw6s8Uavxlo

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Ambrogio pretese poi la pubblica penitenza da parte dell’Imperatore Teodosio, che aveva ordinato  una violenta repressione a Tessalonica, terminata in una strage.

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Fondò quattro basiliche fuori delle mura di Milano, tra le quali quella ora a lui dedicata.

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Uomo di profonda cultura e amante di ogni forma di arte, lasciò anche molti scritti teologici importanti, tanto da essere annoverato tra i quattro massimi Dottori della Chiesa e introdusse per primo il canto nella Liturgia.

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Giunto al termine della sua vita terrena, dopo qualche anno passato a letto per gravi problemi alle ossa, si dice che, entrato in agonia durante la Settimana di Pasqua, si svegliò un attimo per indicare il proprio successore: San Simpliciano, che era stato sua guida e maestro nei primi anni da Vescovo; vecchio sì, ma “buono”.

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San Simpliciano

Ambrogio morì il  4 aprile dell’anno 397, Venerdì Santo.

“Questo nostro sole -scrive Ambrogio- sorge ogni giorno su tutti. Se qualcuno chiude le finestre e non lascia entrare i raggi del sole, ciò non vuol dire che il sole non sia sorto per lui, perché è stato lui a privarsi del suo calore.”

Itinerario Basilica di Sant’Ambrogio (Parte Terza – i dintorni)

Concludiamo il nostro itinerario, facendo quattro passi intorno alla Basilica, per scoprire quello che era il suo antico monastero.

Se usciamo dalla porta laterale, posta in fondo alla navata sinistra, quasi di fronte alla scala che conduce alla cripta, ci troviamo in un inaspettato cortile, un tempo piccolo cimitero. È fiancheggiato su due lati da un porticato, rimasto incompiuto; quello verso la Basilica è opera del Bramante!

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Se volete saperne di più

Al centro del porticato, sostenuto da colonne, verso la Basilica, c’è un grande arco, che rappresentava l’ingresso d’onore per il Duca.

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Fra queste colonne, quattro sono del tutto inaspettate e insolite, simili a tronchi d’albero in pietra; sono un’ “invenzione” in campo artistico: perchè finti alberi in un luogo sacro? Non perdiamoci questa sorta di Nemeton, il Bosco Sacro di Belisama.

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Al centro di questo cortile c’è una piccola chiesa, l’Oratorio di San Sigismondo, del XI secolo, purtroppo quasi sempre chiusa, tranne qualche circostanza particolare. Il Santo veniva invocato per la guarigione da un tipo di malaria, la febbre quartana.

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Se volete saperne di più

Dopo aver lasciato la Basilica, ci dirigiamo verso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, poco più avanti.

La costruzione bianca che incontriamo alla nostra sinistra è il Sacrario dei Caduti, detto anche Tempio della Vittoria. È il suggestivo monumento alla memoria dei milanesi caduti nella Prima Guerra Mondiale, i cui 10.000 nomi sono incisi su tavole di bronzo nella cripta.

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Mausoleo di Teodorico

Ispirato al Mausoleo di Teodorico, a Ravenna, fu realizzato nel 1928 su progetto dell’architetto Muzio. Al centro del Tempio della Vittoria si trova una grande statua in bronzo di Sant’Ambrogio, che qui appare imponente, opera di Adolfo Wildt. Nella mano sinistra tiene il pastorale, nella destra uno staffile, che serviva contro gli eretici, secondo l’iconografia tradizionale del Santo. Un Santo molto deciso!

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Ora siamo di fronte all’ingresso della Cattolica, che un tempo era l’antico monastero di Sant’Ambrogio, prima dei Benedettini e poi dei Cistercensi.

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L’ attuale facciata appare austera e non lascia quasi intuire la presenza dei due splendidi chiostri bramanteschi al suo interno.

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Dalle immagini si può  notare la struttura con i due chiostri e come il monastero sia unito alla Basilica.

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Quando salite sullo scalone d’onore pensate che state camminando sopra il museo della Basilica, il quale rimane nel “sottoscala”…

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L’Aula Magna dell’Università, in origine refettorio cistercense, conserva un vero gioiello, la volta affrescata, e le tavole con Le nozze di Cana di Callisto Piazza.

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Sotto l’Aula si trova l’antica Cripta oggi utilizzata per attività di studio.

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A lato dell’Aula Magna, situata in fondo al porticato fra i due chiostri, c’è un’ampia vetrata che si affaccia sul Giardino delle Vergini, dedicato a Santa Caterina di Alessandria. Solo se siete una donna, anche nonna, potete entrare e godere questa oasi di pace! Per i signori uomini c’è il divieto d’ingresso!

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Ricordiamo che, in epoca napoleonica, il monastero cistercense, attiguo alla Basilica, fu adibito ad ospedale militare, il primo di Milano e d’Italia. I chiostri, sopravvissuti alla soppressione dell’antica istituzione monastica, furono adeguati dapprima ad infermerie per l’esercito napoleonico, poi a magazzini e a sede dell’ospedale.

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Nel 1928 fu acquistato da padre Agostino Gemelli, fondatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore; divenne la sede centrale nel 1932, dopo un’opera di riqualificazione affidata all’architetto Muzio. Egli riuscì a dare vita ad un complesso unitario, nel quale si fondono corpi nuovi ed antichi con grande sensibilità per la particolare importanza del luogo storico e per la vicinanza con Sant’Ambrogio.

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Torniamo sui nostri passi, raggiungendo via Carducci; in tutta quest’area, nei giorni vicino al 7 dicembre, attorno alla Basilica si teneva, fino a qualche anno fa, la tradizionale Fiera degli Oh Bej-Oh Bej, che risalirebbe all’esclamazione dei bambini quando vennero dati loro dei doni da parte del Papa, all’inizio del 1500, per migliorare i rapporti tra la Chiesa di Roma e quella ambrosiana. Ora si tiene accanto al Castello Sforzesco.

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Lo sguardo viene attratto dal Castello Cova, realizzato nel 1915 ispirandosi ai castelli medievali. Costruito in pietra e in mattoni, riprende i colori della Basilica e della vicina Pusterla.

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Non dimentichiamo di guardare i locali pubblici: c’è un’aria un po’ americana da queste parti. Prendendo un caffè e un muffin da California Backery, abbiamo pensato all’università UCLA di Los Angeles: è la versione USA del nostro Sant’Ambrogio!

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Buon ritorno a casa!

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Itinerario Basilica di Sant’Ambrogio (Parte Seconda – l’interno)

La Basilica dei Martiri, voluta da Sant’Ambrogio, vescovo di Milano dal 374, venne edificata, al di fuori delle mura romane, nel luogo in cui si trovava un cimitero dove erano sepolti martiri cristiani, uccisi durante le persecuzioni.

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La Basilica fu rimaneggiata fortemente nei secoli e venne poi dedicata a Sant’Ambrogio, Santo Patrono della nostra città.

Appena entrati, lo splendido Altare d’Oro attrae immediatamente lo sguardo del visitatore; avviciniamoci, però, poco alla volta per guardare come sempre alcune “cose”, ricche di suggestioni e di curiosità.

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All’inizio della navata laterale sinistra, ecco ciò che rimane delle altre due scacchiere di ignoto significato. Sono sulla parete in alto, un po’ deteriorate.

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Poco più avanti non perdiamoci la Colonna del Serpente.

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È un’antica colonna romana sul cui capitello si trova un serpente di bronzo, che la tradizione vuole fatto da Mosè in persona per curare chi fosse stato morsicato da un serpente durante l’Esodo. Chi lo toccava diventava immune al veleno.

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Un Imperatore bizantino lo donò all’Arcivescovo di Milano attorno all’anno Mille e da allora i milanesi rivolsero preghiere al serpente per guarire da alcuni malanni, come le malattie dello stomaco, intestinali e dai…vermi. Accanto a questa leggenda più “umana”, ce ne è una ben più straordinaria, da Fine del Tempo: questo serpente comincerà a sibilare e scenderà dalla colonna per far ritorno a Gerusalemme, nella Valle di Giosafat, dove era stato creato, per arrivare in tempo al Giorno del Giudizio.

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È un serpente “positivo”, lontano dalle tradizionali immagini che ritroviamo nelle raffigurazioni sacre, e il cerchio che il suo corpo forma potrebbe avere significati allegorici.

Milano, in fondo, ha molti misteriosi rettili nella sua storia!

Poco più avanti, in una cappella laterale, troviamo un bel dipinto, la “Madonna dell’Aiuto” alla quale i milanesi sono molto devoti. Il culto, secondo la tradizione, sarebbe iniziato nel 1495 quando un eremita, chiamato dal popolo “Missus a deo”, incitava ogni sera in piazza del Duomo i milanesi alla penitenza e alla devozione mariana.

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Fermiamoci ora al Sarcofago di Stilicone, sotto l’Ambone di marmo (una sorta di pulpito), che conterrebbe le spoglie del generale imperiale e di sua moglie Serena, di cui abbiamo trovato un’immagine.

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Sul sarcofago sono raffigurate diverse scene, tra le quali vi segnaliamo quella della Natività, che guarda verso l’altare; Gesù è in fasce, nella mangiatoia, ma col volto di adulto, ai suoi lati il bue, l’asinello e due uccelli.

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Il bue e l’asinello si pensa rappresentassero rispettivamente i Profeti d’Israele e i pagani, mentre l’uccello che becca con riluttanza indicherebbe le difficoltà ad accogliere il messaggio cristiano. Sottostante a questa Natività è scolpita una greca con immagini del Sole e con croci uncinate, antichissimo simbolo religioso.

Un’altra piccola curiosità, che si trova su questo sarcofago: guardiamo i discepoli che si tengono uniti e persino  i loro piedi  si toccano o sono in parte sovrapposti. Formano una catena umana che continua il messaggio evangelico.

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È, secondo noi, un’immagine molto bella: “nessun uomo è un’isola” (John Donne).

Nessun uomo è un'isola

Siamo ora all’Altare d’Oro, sotto il quale c’è la cripta dei santi Ambrogio, Gervasio e Protasio.

Scendiamo una piccola scala a lato dell’altare per rendere il doveroso omaggio al nostro Santo Patrono. È posto in mezzo ai due martiri, ai quali la Basilica era stata dedicata inizialmente.

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Ambrogio aveva scelto di stare alla loro sinistra, ma quando il sarcofago venne aperto, miracolosamente i due corpi si spostarono per far posto nel mezzo al santo…e così sono rimasti!

L’Altare d’Oro è un’arca di legno, rivestita in lamina d’oro e d’argento di 2,5 millimetri, lavorata a sbalzo e decorata con smalti, filigrane, perle e oltre 4000 pietre preziose.

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È opera della scuola di Volvinio, che fu il primo artista medievale a firmare la propria opera.

Sopra l’Altare il bellissimo Ciborio, sorretto da quattro colonne di porfido rosso, materiale che nell’antico Egitto era riservato ai soli faraoni, e in epoca romana esclusivamente agli imperatori.

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Dietro questo magnifico Altare si trova il coro ligneo del XV secolo sotto il catino absidale rivestito da uno splendido mosaico dorato. Se volete saperne di più, guardate questo video  http://www.youtube.com/watch?v=-h4Jl56PN_U

Passiamo ora alla navata destra. Salendo qualche gradino subito incontriamo il Sacello di San Vittore in Ciel d’Oro e un piccolo museo.

Nel prezioso mosaico dorato abbiamo, forse, l’immagine più antica e realistica di Sant’Ambrogio, che è raffigurato in abiti civili e senza l’aureola: sembra fosse un uomo di media statura, col viso un po’ asimmetrico e le orecchie a sventola.

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Nel piccolo museo abbiamo reperti della precedente basilica e oggetti sacri.

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Una toccante curiosità: in una vetrina si trova un piccolo presepe fatto, con materiali di fortuna, da militari italiani internati in un campo di concentramento nazista.

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Prima di divenire parte integrante della Basilica, questo Sacello, ancora più antico di Sant’Ambrogio, era staccato, con ingresso indipendente; ora regge, in parte,  lo scalone principale della adiacente Università Cattolica.

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Per accedere al Sacello di San Vittore e al museo, è richiesto un biglietto d’ingresso (Euro 2).

Sempre sul lato destro della navata troviamo una serie di cappelle, tra le quali quelle con le spoglie di Santa Marcellina e di San Satiro, fratelli di Ambrogio.

Vi invitiamo ora a ripercorrere tutta la Basilica, guardando questo splendido video

 http://www.360visio.com/progetti/milano-basilica-santambrogio/

Il nostro itinerario di Sant’Ambrogio, però, non è ancora finito…

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Itinerario Basilica di Sant’Ambrogio (Parte Prima – l’esterno)

Visitare la Basilica di Sant’Ambrogio è come fare un viaggio nel cuore di Milano e dei milanesi, ovunque siano nati. Ci sono austerità e mistero, severità e sorriso con un tantino di ironia in questa Basilica da scoprire piano piano, come sempre accade quando si voglia capire meglio la nostra città.

Già l’accesso può lasciare indifferenti ad un primo sguardo o stupiti e attoniti. Infatti ci appare come una piccola fortezza, con una pusterla  (antica porta medievale) che si presenta come un primo baluardo o come un invito ad entrare.

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Non dimentichiamo, infatti, che a fianco della nostra basilica, in mezzo alla vita della città, c’è la Colonna del Diavolo,  sotto la quale, secondo la leggenda, c’è un passaggio addirittura per l’Inferno.

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Dopo queste premesse che già introducono ad un mondo di realtà, leggende e mistero, varchiamo la soglia del cortile, l’Atrio di Ansperto.

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La Basilica ci appare costruita in mattoni, secondo l’uso di utilizzare materiale locale, con due logge sovrapposte, e già vediamo qualcosa di insolito: la Basilica ha due campanili, fatto poco comune nelle chiese italiane.

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Questi campanili, non coevi, di altezza diversa, sono frutto di una lunga bega di “condominio” tra Canonici e Monaci. Infatti il campanile più basso e tozzo, il più antico (IX secolo), era quello dei Monaci, mentre quello più alto, che risale all’ XI secolo, era quello dei Canonici.

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Soffermiamoci un momento nell’Atrio di Ansperto, che serviva per accogliere i pellegrini o chi non aveva ancora ricevuto il Battesimo; è ricco di lapidi, sarcofagi…

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Tutto “normale”? Sembrerebbe di no; infatti è pieno di elementi misteriosi e di varia interpretazione.

Se guardiamo i capitelli delle colonne del portico, vediamo scolpiti animali comuni, ma anche creature fantastiche come grifoni, draghi, centauri, ecc.

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Questo ricorda un po’ la statuaria del Duomo, dove viene rappresentato tutto il creato, nelle sue infinite varietà, con pericoli e tentazioni. Ma c’è un’altra interpretazione molto suggestiva e in clima con la Colonna del Diavolo. Queste figure sono forse immagini allegoriche della lotta del Bene contro il Male? La Croce che compare tra queste immagini è forse un baluardo in questa eterna lotta?

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Questa interpretazione ci porta anche a cercare di capire il significato della misteriosa scacchiera a rombo fatta di caselle bianche e rosse, posta sul lato destro della facciata della Basilica, accanto al portone principale.

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Non è l’unica, ce ne sono altre tre; una è all’esterno, alla base del campanile più basso, posta sopra tre misteriose linee bianche. e le altre due si trovano all’interno, in parte rovinate e di difficile individuazione.

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Sempre sulla facciata, ma vicino alla porta di sinistra, troviamo questa immagine, che secondo alcune interpretazioni, raffigurerebbe San Bernardo di Clairvaux, colui che scrisse la regola dei Templari; sotto il tondo si trova una croce che ricorda una croce patente, come quelle usate da quei cavalieri.

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Sappiamo che i Templari furono alloggiati nel chiostro di Sant’Ambrogio dopo il 1100, al ritorno dalla Terra Santa, e potrebbero aver fatto conoscere il gioco degli scacchi, di origine indiana. I pezzi della scacchiera sono bianchi e neri e i due “eserciti” sono in lotta tra loro per sconfiggere il re avversario.

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Cosa significano queste scacchiere poste all’ingresso della nostra Basilica e al suo interno? Non ci sono risposte, altrimenti che mistero sarebbe!

La Colonna del Diavolo di piazza Sant’Ambrogio – (tanto tempo fa)

La reale provenienza di questa colonna non ha avuto ancora una risposta sicura.

Si tratta certamente di una antica colonna romana, con un capitello corinzio, situata all’esterno della Basilica di Sant’Ambrogio accanto ad una aiuola a sinistra dell’ingresso.

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Nella parte bassa di questa colonna, ci sono due grossi fori, anch’essi di origine sconosciuta. Secondo la tradizione milanese, Sant’Ambrogio, tentato dal Diavolo, lo scagliò lontano con un calcione. Le corna di Satana si conficcarono nella colonna facendolo restare incastrato (ecco i due fori!!). Al Diavolo ci vollero ben due giorni per riuscire a liberarsi; poi scomparve, attraverso gli stessi fori, tornando negli Inferi. Per questo motivo vi è la credenza che la colonna sia un collegamento con l’Inferno e che dai fori (perchè li hanno chiusi solo parzialmente?!) si senta odore di zolfo.

Il mistero legato a questa colonna ha dato origine nel tempo a leggende e usanze particolari. Era consuetudine, ad esempio, in epoca Comunale, che i diversi podestà, alla loro nomina, abbracciassero la colonna, promettendo un’amministrazione onesta e retta. Avete notato come la colonna non sia retta, ma inclinata? Mah…

 

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